Provincia di Torino

Rivalta (TO) : Castello degli Orsini

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Storia del sito:
vedi Comune di Rivalta

Descrizione del sito:
L’interno della corte mostra un’affascinante commistione tra gli elementi medievali autentici e quelle aggiunte, settecentesche prima e neogotiche poi, che hanno contribuito nel tempo a conferire all’insieme l’aspetto della villa di campagna: piccoli loggiati, finestre ad arco e la torre con bertesche aggettanti testimoniano della moda del tempo del Brayda e del D’Andrade.
A sud, il torrione rettangolare, rappresenta sicuramente la parte più antica del castello, precedente alla stessa cinta muraria. La sua struttura rispecchia le caratteristiche tipiche del “mastio” o “dongione”, posto normalmente in posizione dominante rispetto agli altri edifici del castello. Nonostante la prima menzione del Castello sia del 1062, gli elementi costruttivi del torrione orienterebbero verso una datazione leggermente più tarda: la tessitura muraria presenta infatti piani di posa regolari, realizzati prevalentemente in ciottoli di fiume posati a “spina di pesce”, con fasce marcapiano e decorazioni in cotto, secondo una tecnica costruttiva che si afferma meglio intorno al XII secolo.
Il castello, nato  con funzioni prevalentemente difensive, con asse maggiore est-ovest, in osservazione della strada verso Piossasco e verso la val Sangone, presenta ora caratteri più marcatamente residenziali, prevalsi probabilmente nel momento in cui gli furono addossate le mura e nella parte inferiore ricavata una elegante cappella, con volte gotiche nervate raccolte da lesene aggettanti. Le pareti conservano tracce di affreschi, purtroppo molto deteriorati, tra cui una crocefissione in posizione sovrastante l’altare: le caratteristiche delle aureole, realizzate in stucco a rilievo, orienterebbero verso una datazione intorno al XIII secolo, che troverebbe ulteriore conferma nella decorazione a stelle dorate delle lunette soprastanti la zona presbiteriale, nota in ambito piemontese nello stesso periodo.
L’insieme degli ambienti della zona residenziale del castello conserva in alcuni casi volte a cassettoni, tappezzerie e decori di ispirazione neogotica, e testimonia l’evoluzione dell’edificio che oggi conta tre piani fuori terra e un piano sotterraneo con ghiacciaia, avvenuta per aggregazione intorno al corpo della torre settentrionale. Il complesso si dispone intorno ad un cortiletto interno che, nonostante le tracce di innumerevoli rifacimenti e l’aggiunta di una scala esterna, conserva un fascino tipicamente medievale, rafforzato dalla presenza di un pozzo centrale con vera decorata da una scritta in caratteri gotici.  Sulla parete occidentale si notano le tracce di una porta, ora tamponata, sormontata da un arco con decorazione in cotto a losanghe, tipica dell’architettura piemontese di XIII-XIV secolo.
Oltre a due dipinti in stile neogotico, raffiguranti san Giorgio e san Michele Arcangelo e ispirati a pitture presenti nel castello di Fénis (AO), il cortile conserva una lapide dedicata a Honoré De Balzac che ricorda il passaggio dello scrittore francese, che qui soggiornò nel 1836, ospite del conte Cesare Benevello, interessante figura di intellettuale e mecenate che acquistò il Castello dall’ultimo dei conti Orsini nel 1823 e ospitò anche Massimo d’Azeglio, che ricorderà Rivalta nelle lettere alla moglie, in alcuni quadri e nel suo libro I miei ricordi.
Uscendo nuovamente nel parco attraverso un corridoio con un’elegante pavimentazione in mosaico veneziano, si costeggia la manica occidentale, realizzata in una più recente fase di aggregazione costruttìva e addossata all’interno della cinta muraria medievale. La manica è conclusa sulla sua estremità meridionale dalla cappella settecentesca.  Sul retro della manica occidentale, si costeggia l’alto muro di contenimento che delimita la parte inferiore del parco e vicino all’accesso al cortiletto delle scuderie si nota l’attacco delle mura del ricetto, ancora oggi perfettamente leggibile nel tessuto urbano, costruito a protezione del borgo tra XIII e XIV secolo, quando ormai il castello rappresentava il fulcro della vita del paese e il suo riferimento politico e amministrativo era ormai consolidato, nonostante la concessione degli Statuti, avvenuta nel 1297.
Dopo quattro anni  di lavori di restauro, l’edificio  sarà destinato  a biblioteca, spazi per mostre, ristorante ecc.

Informazioni:
via Orsini, 7 – Tel. 0119045557/85/86


Link
:
Comune di Rivalta

Bibliografia:
Gallo, L. e Martino, E., La «vie de château». Il castello di Rivalta tra Ottocento e Novecento, Comune di Rivalta di Torino, 2012

Fonti:
Foto in alto da www.parcopotorinese.it,  foto in basso dal sito del Comune di Rivalta.
Testo tratto dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
17 marzo 2016

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

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Volvera (TO) : Chiesa di San Giovanni

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Storia del sito:
La Chiesa di San Giovanni o “del cimitero”, costruita intorno all’anno 1000, per influenza del monastero di San Giusto di Susa, fu la prima chiesa parrocchiale. La costruzione in origine era probabilmente a navata unica; successivamente venne ampliata nella parte anteriore con l’aggiunta di due navate laterali, assumendo una struttura di base con pianta a croce latina.
Utilizzata come parrocchia fino al 1617, la chiesa subì nel tempo un lento, progressivo ed inesorabile degrado che portò alla demolizione delle navate laterali ed a discutibili interventi di restauro conservativo. L’edificio, già in stato di precaria conservazione, patì ulteriori danni sul finire del secolo XVII, allorché nell’ottobre del 1693, le operazioni di guerra condotte dal Maresciallo Catinat devastarono il paese e, sebbene avessero risparmiato in linea di massima gli edifici di culto, danneggiarono gravemente la torre campanaria, che venne poi ricostruita nel 1868. A questo periodo risalgono opere di restauro sulla chiesa con l’aggiunta di due altari laterali e la costruzione del muro che separa l’antico nucleo della chiesa con la parte restante dell’edificio.
La chiesa conserva pregevoli AFFRESCHI realizzati dal cosiddetto “maestro di Volvera” nel XV secolo (per volere del prevosto della cattedrale di Chieri, Antonio Piossasco de Rubeis) ed altri affreschi del XVI secolo e del XX secolo, eseguiti in occasione dei restauri prima ricordati. Recentemente la cappella è stata restaurata.

Descrizione del sito:
La costruzione è semplice, in tema con il carattere rurale del contesto ambientale; si presenta con un disegno architettonico dalle linee gotiche molto pacate in perfetta coerenza con il persistere della tipologia romanica. Tracce di archetti romanici binati sull’esterno della navata centrale.
Sulla facciata esterna sono affrescate immagini che richiamano la fragilità della vita umana. Sempre esternamente alla chiesa, sulle due pareti laterali della navata principale, sono dipinte le immagini di sant’Apollonia, san Giobbe, santa Lucia e san Michele.
All’interno della cappella, a navata unica, si possono osservare, sulle pareti del piccolo presbiterio poligonale, le figure dei dodici apostoli sopra i quali campeggiano, nel catino absidale, al centro l’immagine del Cristo Pantocratore inserita in una mandorla con ai lati la Madonna in preghiera, san Grato e san Giovanni Battista.
Il soffitto a crociera, scandito da costoloni in muratura di mattoni intonacati e affrescati con motivi floreali e geometrici, è diviso in quattro vele che conservano gli affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti mentre, seduti su scranni, scrivono il loro Vangelo. Nella cappella laterale di destra è conservato un affresco isolato che raffigura i santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici che praticavano questa scienza senza alcun compenso.
La pittura parietale, oltre gli archi che delimitano il transetto, rappresenta nelle lunette il Compianto sul Cristo morto sulla parete di destra e l’Assunta su quella di sinistra. Questi ultimi affreschi denunciano nella rappresentazione pittorica l’uso della prospettiva e quindi sono da ritenersi opere del tardo periodo rinascimentale. Infatti la composizione pittorica del paesaggio è molto dettagliata e vi compaiono città, castelli e gruppi di figure con abiti dal disegno cinquecentesco. Su un arco è rappresentato lo stemma dei Conti di Piossasco, feudatari di Volvera: uno scudo con nove merli sormontato da un cappello vescovile con cordoni e fiocchi. L’antico stemma del Comune, che è costituito da uno scudo raffigurante una pianta di lauro su campo azzurro, si staglia sull’arco di fronte.
Nella cappella di destra sono visibili alcune tracce dell’affresco ottocentesco che raffigura l’immagine dell’Immacolata; nella cappella di sinistra la parete principale sopra l’altare è interamente occupata da una crocifissione e da un insieme di altre figure che rappresentano come il sacrificio di Cristo purifichi e salvi le anime del purgatorio e nella parete laterale è affrescata la figura di san Filippo Neri. L’intero ciclo di questi ultimi affreschi è stato realizzato nel corso dei restauri del 1859.

Informazioni:
Ufficio Tecnico del Comune, tel. 011 9857200 ; email: info@comune.volvera.to.it ATTUALMENTE CHIUSA PER RESTAURI

Links:
http://www.battagliadellamarsaglia.it/visitavol.htm

http://www.comune.volvera.to.it/turismo-e-sport/cosa-visitare/la-chiesa-di-s-giovanni-o-del-cimitero/

www.prolocovolvera.it

www.centrostudisilviopellico.it

Bibliografia:
Gonella L., La chiesa di San Giovanni Battista in Volvera: problemi di architettura e di decorazione: tesi di laurea relatore: Giovanni Romano, s.n. Università Studi Torino, Facoltà di Magistero, a.a. 1987-88

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
21/01/2008 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Villar Dora (TO) : Torre del colle

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Storia del sito:
Vedi scheda sul “Castello” di Villar Dora.
La TORRE DEL COLLE è stata edificata alla fine del XIII secolo per proteggere il nuovo insediamento in località Molare del Ponte (Villardora), voluto dal conte di Savoia. La formazione di questo insediamento fu dovuto alla necessità di creare un attraversamento della Dora. Ai piedi della Torre sorgeva la chiesetta romanica di San Lorenzo, ormai scomparsa.

Descrizione del sito:
La suggestiva torre, una delle costruzioni valsusine meglio conservate, si erge isolata.
Ha pianta circolare, strette feritoie e una decorazione sommitale di quattro fasce degradanti. La torre termina con merli dritti.

Informazioni:
Comune, tel. 0119350231

Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Colle_(Villar_Dora)

Bibliografia:
AA.VV., I castelli della bassa valle di Susa tra IX e XV secolo: S. Mauro di Almese, Villardora, Avigliana, S. Ambrogio, Caprie [coordinamento del progetto e revisione dei testi Paolo Denicolai, Ugo Gherner, Piero Del Vecchio], Editrice Morra, Condove, TO, 1998
F. Antonielli d’Oulx, L. Chiariglione, M. Franchino, P. Scarzella, A. Viarengo (Gruppo Culturale Villardorese), Villar Dora. Contributi per una storia, Melli, Susa 1989

Fonti:
Foto da wikipedia

Data compilazione scheda:
2/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Villar Dora (TO) : Castello

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Storia del sito:
Di origini romane, Villar Dora è l’antica “Villar Almese” cresciuta ai piedi della Rocca Sella nel triangolo tra la Dora e il torrente Messa. Il paese, sormontato dalla cappella collinare di San Pancrazio con i suoi affreschi quattrocenteschi e dalla medievale Torre del Colle, cambiò il proprio nome in Villar Dora soltanto nel 1885, quindi nel 1928 fu declassato a semplice frazione di Almese per poi riacquistare la propria autonomia municipale nel 1956.
CASTELLO DI VILLAR DORA
I primi documenti in cui è citato il Castello risalgono al 1287 e lo descrivono come formato da tre edifici distinti, ognuno abitato da una diversa famiglia feudale, titolare di un terzo del feudo, i signori Mont Vernier, Thouvet e Aiguebelle. Nel XIV secolo i Savoia affidarono il complesso alla famiglia Provana, che lo ristrutturò trasformandolo da costruzione difensiva a dimora signorile in stile gotico. Nel XVII secolo il Castello fu nuovamente oggetto di modifiche, che gli diedero la sua forma attuale; in parte fu anche danneggiato da un incendio durante la campagna del maresciallo Catinat per la presa di Avigliana (1691).
Il castello è passato dai Provana agli attuali proprietari, i conti Antonielli d’Oulx, che hanno provveduto recentemente a un restauro che ha riportato l’edificio agli antichi splendori.

Descrizione del sito:
IL CASTELLO é costruito in mattoni, ha un’ala con merlature a coda di rondine, invece in un’altra ala le merlature sono state tamponate. Il castello ha finestre bifore ornate da una cornice in cotto.
Ai restauri quattrocenteschi della famiglia Provana è da attribuirsi anche la costruzione della torre tonda e merlata, con monofore, nella cui parte terminale erano situati 15 bacini ornamentali di ceramica (oggi ne rimangono solo più 8).

Informazioni:
Il castello è di proprietà privata.  Comune, tel. 011 9350231

Links:
http://www.comune.villardora.to.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Villar_Dora

Bibliografia:
AA.VV., I castelli della bassa valle di Susa tra IX e XV secolo: S.Mauro di Almese, Villardora, Avigliana, S. Ambrogio, Caprie, [coordinamento del progetto e revisione dei testi Paolo Denicolai, Ugo Gherner, Piero Del Vecchio], Editrice Morra, Condove, TO, 1998
F. Antonielli d’Oulx, L. Chiariglione, M. Franchino, P. Scarzella, A. Viarengo (Gruppo Culturale Villardorese), Villar Dora. Contributi per una storia, Melli, Susa 1989.

Fonti:
Fotografia in alto da http://www.cmvss.it/c_villardora.asp
Foto in basso da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Villar_Dora-Castello.jpg

Data compilazione scheda:
2/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Villar Dora (TO) : Cappella di San Pancrazio

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Storia del sito:
La cappella fu edificata su un basso colle, al limitare dei boschi di castagni, là dove comincia la brughiera e lo sperone del monte la Seia degrada verso la Dora. Il colle segna il confine tra i paesi di Villar Dora e Novaretto.
In origine vi era un pilone votivo a pianta quadrata, ingrandito successivamente con l’aggiunta di un secondo ambiente e affrescato nel XV secolo. La cappella, nella parte dell’abside, risale probabilmente al secolo XI; l’ampliamento è del XV-XVI.

Descrizione del sito:
L’aspetto esterno della cappella è molto semplice, intonacata, con tetto a capriata. In questa cappella il 12 maggio la comunità di Villar Dora festeggia san Pancrazio martire, il cui culto è molto antico in paese.
Gli affreschi che adornano l’interno dell’edificio, risalenti probabilmente alla prima metà del 1400, raffigurano nella parte absidale la Madonna seduta su uno scranno con un garofano in mano e il Bambino in braccio, circondata da due santi: Pancrazio con la palma del martirio e Giovanni Evangelista. Sui muri laterali sono dipinti altri santi: un vescovo (forse san Giovanni Vincenzo, l’eremita della vicina Celle di Caprie, già vescovo di Ravenna) e san Bernardino.

Informazioni:
Comune, tel. 0119350231

 

Links:
http://www.comune.villardora.to.it

http://www.parrocchiavillardora.org/old/storia/pancrazio.htm

Fonti:
Notizie dai siti sopracitati. Immagine in alto dal sito del Comune; in basso dal sito al n° 2.

Data compilazione scheda:
3/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Villarbasse (TO) : Torrazzo o torrione

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Storia del sito:
La costruzione è gia citata in atti pubblici del 1277.
Fu costruita dai Pertusio di Avigliana che avevano ottenuto il feudo di Villarbasse dai conti di Savoia. Nel Trecento il feudo passa a Giacomo d’Acaja, signore del Piemonte, il quale ne scambia la proprietà con il fratello Tomaso, vescovo di Torino. Il Torrione (Torrazzo) e i terreni circostanti diventano così feudo dei Vescovi di Torino, rimanendo estranei alle successive vicende sabaude. Tra il 1390 ed il 1400, mentre risiede a Villarbasse il vescovo Giovanni di Rivalta, il Torrione viene ristrutturato e rialzato di un piano. Tra il 1420 ed il 1438 viene costruito accanto alla torre  un “palazzo nuovo”, più comodo e moderno, che è tuttora l’abitazione degli attuali proprietari; da allora il Torrione non fu più abitato stabilmente. Documenti d’archivio del 1439 registrano che Ludovico Romagnano (il vescovo di Torino ai tempi del miracolo del SS. Sacramento, del 6 giugno 1453) cede il Torrione ad Amedeo di Chignin. Nel 1542 l’arcivescovo Innocenzo Cibo investe Giovanni Avogadro del Bosco con il titolo signorile “del Torrione”. Nel 1572 il Torrione passa dagli Avogadro a Giovanni Angelo Porporato de’ conti di Luserna.
Nel corso dell’Ottocento il Torrione è oggetto di diversi passaggi di proprietà, fino a quando, nel 1871, viene acquistato da Giuseppe Durando, ai cui discendenti appartiene ancora oggi.

Descrizione del sito:
Il Torrazzo è una torre medievale magnificamente conservata. Ha pianta rettangolare e muri con spessore di due metri alla base: nato con evidenti funzioni difensive per i signori e possibile rifugio per la popolazione locale. È costruito in pietra grezza e ciottoli di fiume disposti in parte senza schema e in parte a spina di pesce. In origine era alto 12,5 m. e dotato di merli guelfi. Vi si accedeva tramite un ponte mobile in legno (quello attuale è in muratura, ma poggia su pilastri originali) che superava il fossato tuttora esistente. Nella ristrutturazione vescovile di inizio XV secolo il’edificio viene sopraelevato di un piano, riempiendo con pietrame la merlatura precedente (di cui sono visibili tracce) e costruendo il resto in laterizio, materiale che meglio si addice ad un edificio di rappresentanza. Vengono anche costruiti i belfredi e le cornici delle finestre. La nuova merlatura è “a penna” di tipo ghibellino. Il terrazzo era dotato di un camminamento di ronda articolato su tutto il perimetro della costruzione. A metà del XV secolo il Chignin provvede alla copertura con un tetto, che sarà rimosso solo nel 1974, ridando al Torrione l’aspetto originario.
La ristrutturazione di metà XVI secolo riguarda principalmente la ridisposizione degli ambienti interni e l’intonaco delle pareti che purtroppo copre decorazioni ed affreschi precedenti; la scala in legno viene rifatta in muratura, e risale probabilmente a quel periodo il soffitto del piano terreno, in legno a cassettone.
Tra gli elementi di interesse sulle facciate rimangono: un quadrante solare per la lettura delle ore mattutine situato sopra il portale di ingresso e una meridiana per la lettura delle ore pomeridiane, naturalmente orientata a mezzogiorno.

Sono stati eseguiti rilievi da parte della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (autori Carlo Fenoglio, Claudio Gerenzani e Francesco Ghironi, nell’ambito del Laboratorio di Restauro Architettonico tenuto dalla Prof.ssa Carla Bartolozzi).

Informazioni:
Il Torrione o Torrazzo  è di proprietà privata e si può ammirare esternamente salendo dal vicolo Barbera, non lontano dalla piazza del Municipio;  email: f.pennaroli@torrione.net

Link:
http://www.torrione.net/ita/start.html

http://www.comune.villarbasse.to.it/Home/Guidaalpaese/tabid/23187/Default.aspx?IDDettaglio=9403

Bibliografia:
Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, “Palazzi e Case di Villarbasse”, Pro-loco Villarbasse 1994

Fonti:
Notizie dai sitio, dai testi sopracitati e dall’Archivio di Stato.
Fotografie dal sito http://www.torrione.net

Data compilazione scheda:
15/11/2006 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Livio Lambarelli – G. A. Torinese

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Villar Focchiardo (TO) : Riparo preistorico

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Descrizione del sito:
Nella campagna di scavo del 1984, il dott. Aureliano Bertone, con la collaborazione del Gruppo Archeologico Torinese, effettuò uno scavo su un’area di dimensioni ridotte ma che produsse risultati importanti per quanto riguarda la ricostruzione degli insediamenti preistorici nella bassa Valle di Susa. Situato su una rupe che sporge per circa 50 metri sul conoide di deiezione sul quale si è sviluppato l’attuale Villar Focchiardo, il sito s’inserisce in una strategia di insediamento già riscontrata nell’area ligure durante l’età del bronzo medio tardo dove la posizione arroccata sembra essere stata dettata da esigenze economiche più che militari

Descrizione dei ritrovamenti:
Vennero alla luce oltre 6000 frammenti fittili sui quali è stata condotta un’analisi strutturale e morfologica.
Tra gli oggetti più interessanti si segnala una tazza carenata che presenta il bordo piatto estroflesso ed il fondo piatto ombelicato. La decorazione di questa tazza procede a partire dalla base del ventre con due file parallele di coppelline separate da due ampie scanalature, e prosegue con due fasci di segmenti incisi a zig-zag, uno sul ventre e uno sulla carena. Caratteristiche del periodo sono le decorazioni a coppelle con il centro rilevato, le decorazioni a puntini impressi e il motivo inciso a denti di lupo fra segmenti paralleli (tipo Scamozzina-Monza). Di notevole interesse una piccola macina in gneiss locale (la cui presenza caratterizza il sito come insediamento e non come area cimiteriale), una scheggia di quarzo ialino ed un cristallo di quarzo latteo.

Luogo di custodia dei materiali:
Alcuni reperti sono visibili al museo di Chiomonte

Informazioni:
Il sito, denominato “Cara du Ciat”, è situato nel comune di Villar Focchiardo.  L’area archeologica non è visitabile.

Bibliografia:
L’insediamento dell’età del bronzo di Villar Focchiardo (1984), in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n. 5, Torino 1986 (reperibile sulweb)
Segusium, n. 25, Società di Ricerche e Studi Valsusini, Susa 1988

Fonti:
Disegno di Aureliano Bertone.

Data compilazione scheda:
28 novembre 2000 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

Villarfocchiardo (TO) : Certosa di Banda e Certosa di Monte Benedetto

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Storia dei siti:
I monaci certosini giunsero in Valle di Susa alla Losa, nei pressi di Gravere, tra il 1189 e il 1191. Pochi anni dopo, nel 1197, chiesero al conte Tommaso I di Savoia di potersi trasferire a Monte Benedetto, sopra Villar Focchiardo, in quanto la prima sistemazione non soddisfaceva il loro desiderio di isolamento. La loro Regola infatti esaltava l’estraneità dal mondo della vita monacale, inducendo i certosini a collocare i propri monasteri in luoghi isolati. L’espansione fondiaria della certosa, promossa inizialmente dal conte Tommaso, continuò grazie alle numerose donazioni da parte di nobili valsusini e ad un’oculata politica di acquisti. I monaci certosini, che conducevano vita eremitica ciascuno nella propria cella, non svolgevano attività manuale; la gestione dei beni era affidata a conversi e salariati sotto la guida di un priore. Agli inizi del XV secolo le condizioni di vita della Certosa di Montebenedetto divennero precarie a causa dei frequenti straripamenti del rio della Sega e del rio delle Fontanelle che scorrevano ai lati della Certosa stessa. Dopo vari disastri susseguitisi negli anni, solo nel 1498 venne data l’autorizzazione del Capitolo Generale, ad abbandonare la Certosa per trasferirsi più a valle, a Banda (una grangia nata intorno al 1206). Il priore di Montebenedetto, non molto tempo prima del trasferimento, aveva infatti fatto costruire cinque celle e qualche edificio accessorio, ma già in precedenza, essendo Banda diventata molto importante ai fini produttivi e di servizio, si costruirono camere per i conversi, un chiostro (1435) e una piccola foresteria; senza dubbio la chiesa doveva essere adatta alle pratiche religiose dei conversi presenti, del priore e del procuratore quando vi si recavano. Con il trasferimento a Banda, altre costruzioni furono adattate agli usi certosini ma Banda non assunse mai l’aspetto di una Certosa ben definita, rimanendo molto simile alla configurazione di una Certosa primitiva e di una grangia. La particolare morfologia di questa grangia-Certosa la rende unica nel suo genere e ne rende importante la conservazione

Descrizione dei siti:
LA CERTOSA DI MONTE BENEDETTO I resti della certosa, limitati al nucleo principale e alla chiesa abbaziale, sono oggi di proprietà privata. La chiesa, un tempo ridotta a fienile, è stata recentemente fatta oggetto di un intervento di restauro da parte del Parco Orsiera-Rocciavrè, all’interno del cui territorio si trova oggi il complesso monastico. L’edificio è a una sola navata, ed è stato ampliato in fasi successive come rilevabile dalle tracce sulle pareti esterne. Nel complesso la chiesa è in stile romanico anche se non mancano alcuni particolari gotici. Il campanile è dell’inizio del XIII secolo. La certosa è oggi ridotta a rustico mentre delle celle non resta più traccia. Le linee architettoniche essenziali, concretizzano gli ideali di povertà e distacco dal mondo dello spirito certosino. Sopra quello che fu l’ingresso principale, oggi murato, è visibile un affresco quattrocentesco rappresentante la Vergine col Bambino venerata da alcuni monaci. Poco più a valle della certosa sono situati i ruderi della correria, i locali che erano riservati ai conversi e ai salariati.

LA CERTOSA DI BANDA Attualmente la Certosa di Banda, abitata da pochissimi privati, si presenta divisa in tre nuclei, disposti a semicerchio: la chiesa, i resti del chiostro e di alcune celle. Arrivando dalla mulattiera da Villarfocchiardo si incontra un cortile rurale attorniato da fabbricati. Di questi il più antico è quello disposto sul lato nord caratterizzato dalla presenza di una grande finestra con montanti e architrave in pietra, databile al XIII secolo e i cui spigoli murari sono rinforzati da grossi elementi orizzontali in pietra da taglio. Ad ovest e visibile un portico, sottostante ad un primo piano a cui si accede da una scala in pietra. Dal lato sud del portico, attraverso un arco a tutto sesto, si entra in un’ala di chiostro dissestata rispetto al porticato, con archi sorretti da pilastri poggianti su un muro continuo. Esisteva fino a qualche anno fa una finestrella della “ruota”, che probabilmente era quella della cella priorale. Quel che resta del porticato continua fino alla chiesa; verso ovest un’ala di chiostro cerca di compiere un quadrilatero, con pilastri che poggiano direttamente a terra, unici superstiti di quello che doveva essere un portico. L’ala del portico claustrale gira verso est dove diventa un corridoio chiuso e buio: poco più avanti la parete della chiesa che lo costeggia si apre con la porta del coro dei padri, preceduta da un tratto di corridoio a volta. La chiesa, in stile romanico, orientata, costruita tra il 1200 e il 1250 su un roccione strapiombante, è ad unica stanza ad abside piatta con la presenza di una bella finestra trilobata, coperta da una volta a crociera gotica, con costoloni poggianti su colonne addossate, i cui capitelli portano decorazioni antropomorfe fortemente espressionistiche, e ciò in violazione del divieto del Consiglio Generale di raffigurare “imagines curiosae”. La facciata della chiesa è aperta da una finestra molto rimaneggiata; non vi è portale d’ingresso. L’interno della navata è occupata da un coro ligneo semplicissimo con stalli chiusi da baldacchini profondi, appoggiato alle pareti, di cui è stata ipotizzata la provenienza da Montebenedetto. Si tratta di un’opera notevole di un intagliatore franco-piemontese della seconda metà del XV secolo. La chiesa era ricca di arredi trasferiti successivamente in altre sedi, come il trittico della Madonna con Bambino e i santi Ugo di Lincoln e di Grenoble, della fine del XV secolo, ora nella cattedrale di San Giusto a Susa. Alcune celle si trovano in fondo al corridoio, disposte sfruttando ogni possibilità di disposizione; privilegiano l’altezza più che la superficie in piano, munite come sono di un primo piano, come di norma; probabilmente altre celle dovevano trovarsi dietro l’abside della chiesa, volte verso valle. Nel 1642 il monastero fu infine soppresso e incorporato nel patrimonio della Certosa di Collegno.

Il paese di Villar Focchiardo, centro di antica origine, feudo dei visconti di Torino, conserva la casa-forte (sec. XI) di cui restano considerevoli resti, il castello dei Carroccio e i resti della casa-forte di Roland.

Informazioni:
Dal paese e si seguono le indicazioni per le Certose (è possibile raggiungerle in macchina o tramite un sentiero in mezzo al bosco). Ente di gestione aree protette Alpi Cozie, Uffici di Bussoleno Tel. 0122.47064 e-mail: parco.orsiera@ruparpiemonte.it

Links:
http://www.cartusia.it/home.html

http://www.rupestre.net/archiv/cult2.htm

Bibliografia:
AA.VV.(a cura della Regione Piemonte), Guida alla Certosa di Monte Benedetto e al parco dell’Orsiera-Rocciavré, CDA Centro documentazione alpina, Torino 1995

Fonti:
Il testo della presente scheda è tratto nel 2004 dalle pagine internet del Gruppo Cartusia (http://www.geocities.com/cartusia/S800/prima.html, sito risultante chiuso nel 2014) e del Gruppo Ricerche Cultura Montana (www.rupestre.net)
Immagini dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
28 settembre 2003 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gabriella Monzeglio – Gruppo Archeologico Torinese

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Villafranca Piemonte (TO) : Chiesa parrocchiale di Santo Stefano e torre di Cantogno

Villafranca s stefano campanile

Storia del sito:
Il primo accenno storico ad una chiesa dedicata a Santo Stefano risale al 1037, quando Landolfo, Vescovo di Torino, fondando la vicina Abbazia di Santa Maria a Cavour, donava a questa, tra l’altro, la Chiesa e le tre Cappelle esistenti nel Borgo Soave. Nella seconda metà del XII secolo, gli abitanti di Borgo Soave vennero in gran numero a stabilirsi nell’attuale Villafranca e prima loro cura fu di far sorgere una nuova Chiesa, che vollero dedicata al Protomartire. Gli abitanti che invece rimasero nel Borgo Soave si ricostruirono in seguito anch’essi una chiesa, che dedicarono a San Giovanni, dalla quale deriva l’attuale nell’omonima frazione.
La nuova Chiesa di Santo Stefano di Villafranca venne affidata ai monaci di San Benedetto dell’Abbazia di Cavour col titolo di “Priorato” e fu da tali monaci officiata fino al 1315, quando il priore don Ruffino di Bagnolo, sentendosi ormai vecchio e privo di monaci officianti, chiedeva di rinunziare alla Chiesa che rimetteva nelle mani del Vescovo di Torino. In tale modo si chiudeva il periodo Benedettino della Chiesa e incominciava il secondo periodo, nel quale la Parrocchia regolare (cioè tenuta da monaci) diveniva secolare (cioè tenuta da preti), alla diretta dipendenza del Vescovo di Torino. A questo secondo periodo, che durerà dal 1315 al 1530, fa riferimento il grande restauro e notevole ingrandimento della Chiesa stessa. Successivamente la parrocchia fu retta dai Padri Agostiniani (chiamati per un’epidemia di pestilenza) dal 1529 al 1802. Dal 1801, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi decisa da Napoleone, la parrocchia di S. Stefano ritornò secolare.

Descrizione dei siti:
Della PARROCCHIALE DI SANTO STEFANO è rimasto originale il bel CAMPANILE in cotto risalente al XIV secolo, con quattro ordini di bifore, pinnacoli ed una slanciata cuspide. Sulla facciata gotica, rimaneggiata successivamente, è inserito un bassorilievo, presumibilmente del XI secolo, che rappresenta l’ Agnello con la Croce. La chiesa conserva all’interno frammenti di affreschi gotici.

TORRE DEL CASTELLO IN FRAZIONE CANTOGNO.
Del Castello, una delle costruzioni più antiche di Villafranca risalente all’XI secolo, restano soltanto rovine. Sono ancora visibili l’arco del vecchio ponte levatoio e alcuni affreschi interni risalenti ai primi decenni del 1200, in precario stato di conservazione: le tre figure rappresentano il Crocifisso, San Pietro e San Paolo.

Informazioni:
La chiesa parrocchiale si trova nel centro storico di Villafranca. La torre è nella frazione di Cantogno.  Comune, tel. 011 9807107

Link:
http://www.comune.villafrancapiemonte.to.it/viewobj.asp?id=1354

Bibliografia:
BORLA G., Memorie storiche di Chiesa e Convento di S. Stefano in Villafranca Piemonte, Ed. a cura di Pietro Sandrino, s.d.
GRANDE S., Gli 800 anni della storia di Villafranca Piemonte, Paravia, Torino, 1995 (ristampa anastatica della 1° ed. Moretta, 1953)
AA.VV., Pittura a Villafranca Piemonte attraverso i secoli, Gribaudo Editore, Cavallermaggiore CN, 1992

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
20/01/2008 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

villafranca s stefano scultura

villafranca s stefano affresco

Villafranca cantogno torre p levatoio

villafranca cantogno affresco

Villafranca Piemonte (TO) : Castello di Marcheriù o Marcerù

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Storia del sito:
Marchierù viene indifferentemente indicato come Castello o Casaforte probabilmente perché in origine era una fortezza militare; le prime notizie risalgono al 1220, quando l’Abbazia Benedettina di S.ta Maria di Cavour ricevette una donazione intestata a Marzerutum o Marzarutum. L’etimologia del nome Marchierù potrebbe avere varie origini: la prima dal francese “macheron” (mucchio), oppure dal provenzale – piemontese “macaroun”, riferito ad un mucchio di macerie derivante da una distruzione barbara; oppure da “marca di confine”, considerando che si trovava proprio sul confine tra i possedimenti del Marchesato di Saluzzo e quelli dei Savoia – Acaia; oppure, più probabilmente, è riferito alla “marcita”, cioè i luoghi, qui una volta numerosissimi, dove veniva messa a macerare la canapa.
I primi signori di Marchierù dovrebbero essere stati i Signori di Barge, divisi in diverse famiglie, la più importante delle quali era quella degli Aicardi i cui discendenti nel 1251 vendettero diversi terreni a Tommaso II di Savoia; fra questi terreni c’erano anche quelli di Marchierù, ceduti per 700 libbre e 500 buoni segusini. Nel 1384 Marchierù passò dai Savoia alla famiglia Petitti attraverso Francesco Petitti, figlio di Beatricina, figlia di Filippo d’Acaia e rimase a tale famiglia fino al 1482. Nel 1583 Marchierù ritornò agli Acaia – Savoia nella persona di Filiberto Signore di Racconigi ed a sua sorella Claudia sposata Besso – Ferrero, Marchese di Masserano. Nel 1640 passò ai Conti Solaro di Macello e, più tardi e per successione, per metà ai Cacherano di Osasco, sotto i quali venne costituito in Commenda dal Sovrano Militare dell’Ordine di Malta, e per metà ai Filippi di Baldissero. Così rimase fino al 1800 quando Vittorio Ignazio Filippi di Baldissero riscattò anche l’altra metà dal cugino Cacherano di Osasco e ne diventò l’unico proprietario. Carlo Alberto Filippi di Baldissero, membro della Regia Accademia di Agricoltura di Torino, scrisse anche alcuni manuali sul lavoro agricolo e dette inizio ai lavori per la rete di irrigazione delle campagne circostanti; il figlio Enrico fece eseguire notevoli migliorie sotto il profilo architettonico. Il castello passò poi ad una delle sue figlie, sposata al Conte Vittorio Prunas Tola, ai cui discendenti ancora appartiene.
Sono noti gli ultimi interventi che hanno portato l’immagine del castello da una probabile architettura trecentesca all’odierna villa di campagna. Le opere di consolidamento (i contrafforti sulle pareti est e ovest) e i numerosi tiranti ben visibili sulle facciate risalirebbero al 1808 quando, in seguito ad un forte terremoto che interessò il territorio villafranchese, s’intervenne, probabilmente, anche abbattendo un ulteriore piano delle torri poste sul lato Nord. Le arcate, presenti sulla parete est del sottotetto, risalgono al 1933 quando, il cambiamento delle destinazioni d’uso delle camere adiacenti, richiese la trasformazione della parete priva di finestre poiché il locale limitrofo era utilizzato come deposito. Un altro intervento eseguito nel 1972 fu l’installazione di un ascensore inserito in un ampliamento mimetico della torre situata sul lato Ovest. In questo modo, l’accesso all’ascensore, è stato garantito tramite il garage presente nel cascinale ovviando ai problemi di livello con un innesto che salvaguarda le facciate.
Per quanto riguarda il cascinale, non vi sono tracce sui documenti; le tipologie presenti assicurano una certa continuità del complesso architettonico del quale, nel 1958, venne prolungata la manica Ovest. Un’aggiunta più recente è il garage situato sul lato destro del fronte Nord.

Descrizione del sito:
L’edificio, in ottimo stato di conservazione, è in mattoni; la parte più bassa sulla facciata anteriore è un’aggiunta successiva al nucleo antico, il cui coronamento con merli a coda di rondine e archetti si nota sulle parete dell’ultimo piano, una soprelevazione più tarda. Alcune finestre, in parte tamponate, con apertura a tutto sesto e decorazione a fasce bicolori ornano le facciate.

Informazioni:
In frazione San Giovanni, a poca distanza dalla Cappella di Missione, di proprietà privata. Comune, tel. 011 9807107

Link:
http://www.comune.villafrancapiemonte.to.it/

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2008 dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
20/01/2008 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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