Provincia di Torino

Villafranca Piemonte (TO) : Cappella di Missione

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Storia del sito:
La cappella di Missione è la chiesa più antica di Villafranca Piemonte, sorge sul luogo di una cappella già esistente nel 1037, quando venne donata dal vescovo di Torino Landolfo all’abbazia di Santa Maria di Cavour che la restituì nel 1315 e da allora rimase alla comunità. Il nome di Missione compare in documenti del XIII secolo come toponimo, forse preromano, ma di oscuro significato. Di essa si hanno infatti notizie già in un documento del 1037, ma alla fine del Trecento è stata ricostruita ex novo e arricchita di pregevoli AFFRESCHI, sia all’interno che all’esterno Gli affreschi interni, databili intorno al 1430, sono in gran parte attribuiti all’opera di Aimone Duce (Dux Aimo).
Nel 1702 la cappella è stata nuovamente modificata, senza rispettarne i caratteri originari, ed è stato aggiunto un campanile. Notevoli lavori di risanamento delle murature e poi di restauro degli affreschi sono stati eseguiti dal 1998 al 2001.

Descrizione del sito:
La costruzione ha una facciata triangolare piuttosto rustica. All’esterno la facciata è interamente intonacata. È possibile che in origine la superficie fosse a mattoni a vista come le pareti laterali e infatti l’intonaco si va a sovrapporre all’affresco. Si tratta di una scena raffigurante l’Annunciazione, che sovrasta la porta d’ingresso, e di due Santi (ormai scomparsi) di cui uno è probabilmente San Rocco collocati a sinistra e destra della porta. Per questo dipinto si è ipotizzata la data del 1530 e l’attribuzione a Jacobino (Giacobino) Long. Una gigantesca figura di San Cristoforo (ormai appena visibile) si trova sulla parete sud dell’edificio e frammenti di decorazione a motivi geometrici sono attorno alla finestra e sotto lo spiovente del tetto.
La chiesa all’interno è a navata unica, divisa in due campate: nella prima le pareti e la volta, in origine, non erano decorate ma rifinite con un intonaco bianco, nella seconda invece tutte le superfici sono state dipinte.
Il ciclo di affreschi di Aimone Duce occupa la parete di fondo ed è composto da due scene: una annunciazione sovrastante ed una deposizione, o meglio un compianto sul Cristo morto, nella scena inferiore.
La lunetta della parete di sinistra è occupata dalla raffinata rappresentazione della processione delle virtù e dei vizi impersonati da figure femminili che sono intente all’attività che le caratterizza e sono (i vizi) diretti alla bocca dell’inferno (rappresentato da un grande pesce nella bocca del quale si intravedono i dannati) cavalcando animali che sono essi stessi simboli del peccato descritto e sospinte e accompagnate da demoni mostruosi.
Tutta la fascia bassa dell’affresco è occupato da una serie di dodici santi che sono (da destra a sinistra): San Michele Arcangelo, Sant’Andrea Apostolo, San Bernardo, Sant’Antonio Abate, San Costanzo, La Beata Margherita di Lovanio (?), San Chiaffredo, San Claudio Vescovo di Besançon, il Martirio di San Sebastiano, Santa Caterina, San Valeriano, San Giovanni Battista.
La lunetta di destra è occupata dalla scena in cui il committente è presentato alla vergine (con il Bambino in braccio) da San Giulio Vescovo suo protettore. A destra della Vergine vi è una figura di Santo militare non identificabile.
La restante parte dell’opera, della quale non si conosce l’autore ma solo il committente che ha lasciato il suo nome nel cartiglio (Giulio de Giuli), occupa la volta con la raffigurazione dei VILLAFR MISSIONE PIANTINA

Descrizione dei ritrovamenti:
Durante i lavori di risanamento, nella seconda campata, ad una profondità di circa cm 70 sono venuti alla luce i resti di un’ abside semicircolare che potrebbe essere dell’edifico menzionato nel 1037; frammenti di materiali da costruzione di epoca romana e sepolture terragne medievali.

 

Informazioni:
In frazione San Giovanni, località Graneri, in aperta campagna, vicino a un corso d’acqua.  Comune di Villafranca Piemonte, telefono 011.9807107, e-mail: info@comune.villafrancapiemonte.to.it

Link:
http://www.comune.villafrancapiemonte.to.it/viewobj.asp?id=1366

http://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_di_Missione

Fonti:
Le notizie sono state tratte dal sito del Comune sopra citato. Immagini dal sito del Comune e da wikimedia. Piantina da scheda reperita in loco.

Data compilazione scheda:
01/09/2006 – aggiornament 2008 e  febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Vigone (TO) : Chiesa di Santa Maria De Hortis

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Storia del sito:
La cappella risale all’anno Mille e poi verosimilmente fu ricostruita e affrescata nel XIV secolo grazie all’interessamento di molte famiglie legate al ramo dei Savoia-Acaia. Gli affreschi sono rimasti occultati almeno dall’Ottocento, ma quasi certamente prima vennero imbiancati e maldestramente ricoperti di calce, usata come disinfettante durante la peste del Seicento. Recentemente sono stati scoperti grazie all’intervento di un’associazione di volontari e accuratamente restaurati a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte

Descrizione del sito:
L’edificio è una cappella a navata unica. Ogni affresco ha uno o più stemmi della famiglia che lo ha commissionato. Sono stati individuate due famiglie e due pittori. Sulla parete destra del presbiterio sono emersi due cicli di affreschi. Il primo dei quali si estende anche sulla volta e rappresenta la morte e la glorificazione della Vergine; a sinistra di questo dipinto è invece raffigurata una crocifissione, in cui figurano, da sinistra, un santo monaco, la Vergine, Gesù e san Giovanni Evangelista. Alla sinistra del presbiterio è raffigurato san Bartolomeo scuoiato, che porta la sua pelle su un bastone; sulla volta, infine, appaiono i quattro evangelisti rappresentati come nell’iconografia canonica, seduti sui troni e con i loro simboli: san Matteo con l’angelo, san Luca con il bue, san Marco con il leone e san Giovanni con l’aquila. Per la sua datazione, il gruppo che raffigura la morte e la glorificazione della Vergine è senz’altro il più interessante. Si vede l’angelo che porta in cielo l’anima della Madonna, raffigurata come una bambina ravvolta in un lenzuolo, poi Gesù che la benedice e l’angelo che le porge la corona. In basso a destra i due committenti protetti da una santa, che potrebbe essere santa Caterina d’Alessandria. A sinistra nella cornice troviamo lo stemma dello sposo (forse la famiglia Opezzi, tra i più importanti feudatari di Vigone). I caratteri stilistici, come il sorriso stereotipato delle figure, tipico del gotico d’Oltralpe, identificano l’artista come un pittore di cultura transalpina, mentre alcuni dettagli di moda, come il taglio delle vesti, fanno collocare l’affresco nell’ultimo quarto del Trecento. L’altro pittore individuato (autore del san Bartolomeo e della Crocefissione risalenti alla fine del XIV secolo) è di area lombarda, probabilmente un artista che lavorava alla corte viscontea. A lato del san Bartolomeo si individua lo stemma (due sbarre oblique su fondo oro) della nobile famiglia dei Della Riva. Gli affreschi sono di altissima qualità come attestano molti dettagli tecnici, quali la ricchezza cromatica e le aureole punzonate, nelle quali venivano incastonate delle foglie d’oro e d’argento, andate purtroppo perse.

Informazioni:
Raggiungibile da V. Santa Maria, 35  .  Comune di Vigone 011 9804269 ; Associazione “Amici della Biblioteca Luisia” tel. 011 9801243 – email: biblioteca.@comune.vigone.to.it

Link:
http://www.comune.vigone.to.it/viewobj.asp?id=2598

Bibliografia:
B.DOLZA, Tornano gli angeli nel cielo di Vigone, in Pagine del Piemonte n.12, dicembre 2000, pp.25-27
— Vigone – Affreschi in Santa Maria de Hortis, 2003

Fonti:
Immagini dal sito del Comune e dall’archivio GAT.

Data compilazione scheda:
17 luglio 2004 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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Venaus (TO) : Chiesa di San Biagio e Sant’Agata

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Storia del sito:
Venaus ha origini preromane; il nome è citato per la prima volta nel testamento di Abbone, fondatore dell’abbazia della Novalesa nel 726 e governatore franco della Moriana e di Susa. Da quel momento Venaus viene infeudato a Susa e ne segue le sorti. Venaus si trova sul tracciato della strada “Reale”, fatta costruire dai Savoia nel 1752.
La chiesa parrocchiale di Venaus, così come la si vede oggi, è del 1909, ed è stata realizzata in stile neoromanico-gotico, ma l’edificio era già stato ricostruito nel 1660 sulle rovine di una chiesa romanica.
Nella ricostruzione Novecentesca sono state inglobate parte degli edifici preesistenti, conservando affreschi e opere di varie epoche, dal XIV al XX secolo. Originale è rimasto il campanile.
A Venaus vi è anche anche l’Oratorio di San Rocco, che conserva sulla facciata un affresco tardogotico.

Descrizione del sito:
Il CAMPANILE della Parrocchiale, nello stile romanico del Delfinato tipico dell’Alta Valle di Susa, è formato da una solida torre quadrata sormontata da una cuspide e tre dei suoi lati sono solo parzialmente visibili perché coperti dalla chiesa novecentesca che vi è stata addossata.
Gli AFFRESCHI del XIV secolo, originariamente esterni all’edificio sulla parete della chiesa romanica, si trovano ora sulla parete che divide la navata centrale da quella di sinistra; illustrano le Storie della vita di Cristo.
All’interno della chiesa vi sono opere lignee di varie epoche: le più antiche sono il gruppo del Calvario che, per analogia con altri gruppi presenti sia al di qua sia al di là del Moncenisio, si pensa che dovesse dominare, dal trave dell’arco trionfale, il presbiterio dell’antica chiesa (probabilmente nel 726, anno di fondazione dell’Abbazia di Novalesa, Venaus aveva già una sua chiesa). Il Cristo è assai più antico delle due statue della Vergine e di S. Giovanni: risale infatti al Quattrocento, mentre le altre sono del XVII secolo.
La chiesa conserva inoltre una serie di dipinti della fine del Seicento e del Settecento. Con il restauro novecentesco è stata inglobata nella chiesa la seicentesca “Cappella del SS. Sacramento”, che anticamente le era attigua.

Informazioni:
Tel. 0122.50118

Link:
http://www.comune.venaus.to.it

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
01/06/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Venaria Reale – Mandria (TO) : Cappella di San Giuliano

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Storia del sito:
La cappella di San Giuliano si trova all’interno del Parco Regionale della Mandria, in territorio di Druento, in prossimità della cascina Rubbianetta. Qui esisteva un borgo eretto in comunità indipendente appartenente al viscontado di Baratonia con una popolazione dedita soprattutto all’agricoltura e al commercio del legname di cui erano ricchi i boschi circostanti.
Secondo Monsignor Della Chiesa, scrittore di Patrie Storie nonché vescovo di Saluzzo, il nome Rubbianetta deriverebbe da un’antichissima famiglia detta “Rubineta”, ma non è da escludere che possa derivare dal latino Robur – roboris, cioè rovere, e che quindi volesse indicare un territorio coperto da boschi di querce, gli stessi che ancora oggi crescono folti nei suoi pressi. Il borgo Rubbianetta fu posto sotto la protezione di San Giuliano martire in onore del quale fu edificata la Chiesa omonima. Nel 1594 la giurisdizione religiosa su San Giuliano fu affidata alla parrocchia di Druent: da allora il parroco di Druento ebbe la totale amministrazione della parrocchia di Rubbianetta e si chiamò Prevosto di Druent e Curato di Rubbianetta; la nuova parrocchia, unione delle due, si chiamò parrocchia di Santa Maria della Stella e S. Giuliano in Rubbianetta e portò questo nome fino al 1986, anno in cui l’Ordinario Diocesano di Torino decretò che si sarebbe chiamata solamente più Santa Maria della Stella.
Gli anni dal ‘500 all’inizio del ‘600 furono caratterizzati da liti e pendenze su questioni legate ai confini tra i territori di Druent e quelli di Rubbianetta; dopo la grave pestilenza del 1612 che decimò la popolazione e una lite con i signori Provana legata alla onerosità delle imposizioni fiscali iniziò una lenta e irreversibile decadenza della Comunità della Rubbianetta i cui abitanti si spostarono oltre il Ceronda per dare vita all’attuale paese di Druento. L’utilizzo stesso della chiesa diminuì ma si mantennero gli appuntamenti tradizionali del 28 agosto, giorno di San Giuliano, e del 18 aprile, annuario della consacrazione della chiesa.
Una piccola ma significativa ripresa dell’attività religiosa coincide con là costruzione della cascina Emanuella, l’attuale Rubbianetta, dedicata da Vittorio Emanuele II al figlio Emanuele Alberto avuto dalla Rosa Vercellana. In tale cascina si sviluppò una importante attività di allevamento dei cavalli finalizzata a rifornire l’esercito e successivamente a produrre cavalli di gran razza per competizioni di corse internazionali.

Descrizione del sito:
L’impianto tardoromanico originario della Cappella di San Giuliano, risalente alla fine del XII secolo, ha subìto trasformazioni ed ampliamenti a partire dalla metà del secolo tredicesimo.
In un periodo che si pone intorno al 1440 viene realizzata l’abside poligonale in laterizio contestualmente all’arco trionfale a sesto acuto che separa il transetto dalla navata e ai due tratti di muro che congiungono i punti di innesto dell’abside con le pareti laterali.
Gli interventi secenteschi riguardano l’erezione della facciata barocca, tripartita e cadenzata sull’impianto architettonico e il modesto controsoffitto ligneo a doghe di pioppo, poi ripreso nel Novecento, in sostituzione del soffitto a cassettoni che nel Quattrocento completava la navata.
Al secolo XV, firmati da Giovanni Marcheto, sono databili gli affreschi interni della Cappella, raffiguranti San Sebastiano, Sant’Antonio, San Francesco, Sant’Anna, Sant’Antonio Abate, il Beato Antonio Neirotti di Rivoli, San Pietro, San Giovanni Battista, San Giacomo Maggiore, San Grato. I resti, purtroppo molto rovinati, di affreschi presenti sulle pareti dell’abside risalgono alla seconda metà del 1600 e sostituiscono dipinti precedenti, forse cinquecenteschi.
La trave lignea porta un crocifisso dipinto su tavola di sapore iconografico bizantino (periodo Tre-Quattrocentesco, superstite di un trittico ligneo di cui le parti laterali sono state trafugate.
Gli interventi di restauro e consolidamento strutturale realizzati consistono nel ripristino delle parti ammalorate e nella sostituzione di alcune di esse dove si è reso necessario; in particolare si è proceduto al rifacimento del tetto, al risanamento statico-strutturale del fabbricato e delle sue pertinenze murarie (l’antico perimetro di Cinta del Ricetto), al restauro delle superfici murarie interne e alla revisione dei pavimenti. Sono stati inoltre restaurati gli arredi della cappella, la Pala dell’Icona (tela dipinta a olio della metà del XVII secolo), l’altare ligneo, l’acquasantiera in pietra, la trave lignea decorata, le panche e le superfici pittoriche affrescate con eliminazione parziale degli intonaci ottocenteschi in modo da valorizzare l’impianto pittorico quattrocentesco enucleandolo dal contesto circostante che ripropone l’originale superficie muraria in ciottoli e laterizi. L’impiego della luce artificiale debitamente indirizzata mira ad accentuare il risalto delle scene pittoriche facendole emergere con forte contrasto cromatico dall’intorno circostante mantenuto prevalentemente in oscurità.

Informazioni:
Ente di gestione delle Aree Protette dell’Area Metropolitana di Torino, V.le Carlo Emanuele II, 256 – 10078 Venaria Reale (TO) – www.parks.it/parco.mandria o www.parchireali.gov.it – Tel. 011/4993381 – 011/4993311 info@parcomandria.it

Link:
http://www.parks.it/parco.mandria/mappa.interattiva/14.html

http://www.parchireali.gov.it/parco.mandria/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1066

Fonti:
Fotografia in alto archivio GAT, in basso da www.parchireali.gov.it

Data compilazione scheda:
20/02/2005 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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Valprato Soana (TO) : Torre di Campiglia

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Storia e descrizione del sito:
Il campanile della frazione Campiglia venne ricavato da piccola torre di difesa costruita su masso erratico alto m 4-5 con pareti a strapiombo. La torre era alta tre piani, di forma quadrata con i lati di circa m 4. La sua tessitura muraria è realizzata con pietre tagliate in modo regolare; i cantonali solidi e squadrati sono ben connessi; la malta presenta stilature precise. Una porta a triliti di buona fattura sul lato ovest era l’accesso alla torre. Sul lato sud vi è una finestrella con doppia strombatura.
Accanto alla torre sorgeva piccolo castello, di cui non rimane traccia.
Una chiesa esisteva nel 1329, ma venne ricostruita nel XVIII secolo.

Informazioni:
Comune di Valprato Soana, frazione Campiglia,  tel. 0124 812908

Links:
http://www.vallesoana.it

http://www.comune.valpratosoana.to.it/

Bibliografia:
CIMA M., Uomini e terre in Canavese tra età Romana e Medioevo, Ed. Nautilus, Torino, 2003

Data compilazione scheda:
16/09/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Valperga Canavese (TO) : Insediamento di Belmonte

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Storia del sito:
La sommità dell’altura è un belvedere naturale che, fin dai tempi preistorici, fu sede di insediamenti umani. Sono stati ritrovati infatti, oltre ai resti di un villaggio longobardo fortificato, anche quelli di uno stanziamento più antico (età del bronzo finale – età del ferro) e testimonianze dell’epoca tardo-romana. Le presenze religiose risalgono al secolo XI e registrano il susseguirsi di vari ordini: i Francescani, giunti nel 1602 edificarono le cappelle della Via Crucis e del sacro Monte. Le edicole religiose sono inserite in una paesaggio boscoso di grande suggestione. Nelle cappelle si trovano statue in terracotta di buona fattura, anche se non tutte sono originali

Descrizione del sito:
L’INSEDIAMENTO LONGOBARDO: Il sito fu scavato negli anni tra il 1968 e 1975 mettendo in luce su un’area di più di due ettari racchiusa in una cinta muraria articolata in più fasi, un esteso abitato con edifici, per lo più a pianta rettangolare in pietra e legno, all’interno dei quali furono recuperate cospicue quantità di reperti metallici. La ripresa dei lavori dal 1986, ed un programma di consolidamento delle strutture già emerse, insieme allo studio dei materiali, consentì, sulla base anche del riesame delle vecchie relazioni di scavo, una puntualizzazione delle vicende insediative , che parrebbero scaglionarsi a partire dalla metà del V secolo sino a tutto il VII. La cortina muraria che difende l’abitato, individuata in più punti per una lunghezza complessiva di 300 metri, presenta al margine nord occidentale della sommità rocciosa tre momenti costruttivi; alla cerchia più antica che raggiunge un metro di larghezza, costruita con blocchetti di granito legati da malta povera, furono giustapposte nel tempo altre due murature parallele, la più recente delle quali è estesamente conservata. Essa interseca nel settore occidentale una serie di cellule edilizie che si addossavano alla cortina primitiva. Le prime case del castrum presentavano un perimetro rettangolare piuttosto allungato, con muri in blocchetti di granito analoghi a quelli della cinta. Le fasi più tarde si caratterizzano per una minore cura nell’apparecchio lapideo

Descrizione dei ritrovamenti:
Significativi i manufatti metallici rinvenuti (picconi, treppiedi, un morso, un’ascia, tenaglie, utensili da miniera e ben sei vomeri di aratro “a ferro di lancia”. L’altura è stata stabilmente occupata in età longobarda, come provano due umboni di scudo, uno dei quali da parata, un bacile in bronzo, una fibula a forma di croce sormontata da una colomba. I materiali non consentono di ipotizzare una frequentazione oltre il VII secolo.

Luogo di custodia dei materiali:
Gli utensili in ferro sono custoditi al Museo Archeologico di Torino

Informazioni:
L’altura di Belmonte, che raggiunge i 727 metri di altezza, è posta all’imbocco della valle Orco, sulle prime colline dominanti la piana del Canavese ed è costituita da un singolare affioramento granitico. Il sito non è visibile. Tel. 0124/510605-510599-514114 ; email parchi.canavese@reteunitaria.piemonte.it

Link:
http://www.parks.it/riserva.sacro.monte.belmonte/contatti.php

Bibliografia:
MERCANDO L., MICHELETTO E. (a cura di), 1998, Archeologia in Piemonte – Il medioevo, Torino

Data compilazione scheda:
15 luglio 2004 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

Vaie (TO) : Museo laboratorio di archeologia sperimentale sulla Preistoria

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Storia del sito:
Il sito archeologico RIPARO RUMIANO, dal nome del suo scopritore alla fine del 1800, si trova su un asse di transito verso la Francia fin dal Neolitico finale. Reperti sporadici, rinvenuti presso la cava di gneiss dei Fratelli Pent, indussero il Taramelli, allora ispettore, ad effettuare due campagne di scavo, nel 1900 e 1901, in alcuni ripari che si aprivano nel fronte della cava. Le indagini riportarono in luce frammenti ceramici e manufatti in pietra verde di notevole qualità riferibili al periodo Eneolitico.

Il MUSEO LABORATORIO, situato in un edificio risalente al XVII secolo, già sede Municipale, fu concepito nell’anno 2000 per volontà dell’Amministrazione Comunale con precisi obiettivi: far conoscere e rendere accessibile al pubblico il sito archeologico e attivare un Laboratorio di Archeologia Sperimentale sulla Civiltà Neolitica, con una forte vocazione divulgativa per promuovere e ampliare una struttura didattica rivolta ad un pubblico sia adulto, sia in età scolare.

Descrizione del materiale esposto:
L’esposizione presenta la fedele riproduzione di alcuni reperti e di oggetti di uso quotidiano tra tardo neolitico ed età del bronzo, costruiti rispettando le tecniche ed i materiali in uso in quell’epoca: pietra, osso, argilla, scorza di betulla. Tavole a colori illustrano le attività del villaggio.
L’impianto divulgativo, oltre all’apporto di altre discipline, essendo sostanzialmente impostato sullo studio ed analisi delle tecnologie antiche, necessita dell’Archeologia Sperimentale. Per la gestione e lo sviluppo, il Museo si avvale della collaborazione ed assistenza del Centro di Archeologia Sperimentale Torino. Particolare riguardo è destinato all’utenza scolastica e alla possibilità di effettuare attività di laboratorio su: – L’argilla: partendo dalla materia prima si riproducono vasi neolitici secondo le tecniche studiate dall’archeologia sperimentale
– La tessitura: attraverso l’utilizzo di piccoli telai si comprendono le tecniche di tessitura del periodo preistorico e si realizzano campioni di tessuto in fibra naturale.
– Il lavoro dell’archeologo: attraverso simulazioni di scavo in laboratorio si comprendono i principi dell’archeologia stratigrafica applicati al periodo storico.
– È stato attrezzato, dotandolo anche di cartelli esplicativi, un percorso didattico che parte dall’area della Pradera, sull’antica strada di Francia, raggiunge il sito neolitico del Riparo Rumiano, prosegue attraverso sentieri nei boschi che permettono attività di riconoscimento di specie arboree, arriva all’area palustre e si conclude al Museo. I reperti, asce in pietra verde (materiale locale facilmente lavorabile e resistente all’uso) e frammenti di vasi in ceramica, sono presso il Museo Archeologico di Torino.

Informazioni:
Municipio Vecchio. Via S Pancrazio, 4  ; email: info@museopreistoriavaie.it
Comune tel. 011 9649020; email: info@comune.vaie.to.it ;  Associazione culturale “Basta poco”, 339 8274420 (ore 9-18). oppure http://museopreistoriavaie.it/contatti/

Link:
http://museopreistoriavaie.it/

http://www.comune.vaie.to.it/

Fonti:
Fotografie tratte nel 2006 dal sito del Comune

Data compilazione scheda:
14/05/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Usseglio (TO) : Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti

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Storia del Museo:
Il museo, sorto in via sperimentale nel 2002, oltre al lavoro di ricerca, valorizzazione e catalogazione, provvede alla manutenzione, alla sicurezza e all’integrità dei beni culturali e ambientali presenti sul territorio.
Il museo è sito in un antico complesso monumentale, che comprende vari edifici: l’antica parrocchia cimiteriale dell’Assunta, ricostruita nel 1635 e ampliata nel XVIII-XIX secolo; il campanile di origine romanica, che risale al secolo XI o XII e ha mantenuto solamente i due piani inferiori della costruzione originaria; il portico detto «Ala», del 1768, la cappella-oratorio della confraternita, già esistente nel 1547.
Museo consta di sei sezioni: archeologia rupestre; archeologia mineraria e storia delle risorse economiche; scienze naturali e ambientali; storico-artistica; vita, cultura, lavoro e tradizioni locali; didattica.

Descrizione delle collezioni:
Le collezioni del Museo comprendono attualmente una raccolta faunistica, una botanica, una di riproduzioni di funghi, una mineralogica e materiali e pannelli didattici su alcune delle attività tradizionali e sulla storia del territorio.
La sezione dedicata all’archeologia rupestre comprende alcune espressioni grafiche rupestri, su pietra o su legno, recuperate nel territorio comunale. Il Museo ospita inoltre due mostre documentarie permanenti sulla ”Archeologia mineraria a Usseglio» e sull’ «ARCHEOLOGIA RUPESTRE A USSEGLIO E NELLE VALLI DI LANZO».

Descrizione dei ritrovamenti:
Già pertinenza dell’omonima cappella di Malciaussìa almeno dal 1843, il BASSORILIEVO IN PIETRA ollare del sec. XV rappresentante s. Bernardo di Mentone (o d’Aosta) che tiene avvinto il diavolo, rappresentato come una piccola figura con i piedi palmati.

Incisioni preistoriche si trovano nel “Vallone delle lance”.

LOSONE GRAFFITO (in frazione Panetto): posto in una zona di probabile antichissimo insediamento, è un grande lastrone di pietra che sulla superficie presenta segni antropomorfi e cruciformi, coppelle, affilatoi e simboli rituali.

Collegamenti con altri Musei:
Nel Museo delle Genti delle Valli di Lanzo a Ceres si trovano calchi delle incisioni rupestri della zona, vedi scheda.

Informazioni:
Nel Complesso Monumentale; tel. 0123 83818 oppure 338 61.84.408 ; e-mail: museocivicoalpinousseglio@antropologiaalpina.it

Link:
http://www.antropologiaalpina.it/museocivicoalpinousseglio.htm

Bibliografia:
Sulle incisioni rupestri della zona: Usoei, Uxellos, Usseglio, a cura della Pro Loco Usseglio, Neos Edizioni 2003
DRAPPERO N. 1973. Usseglio, III: Incisioni rupestri. Cirié: Capella.
DRAPPERO N. 1974. La roccia dei giochi presso Andriera (m 1568) di Usseglio. Bulletin d’Études Préhistoriques Alpines VI: 179-184. Aosta: Société de Recherches et d’Études Préhistoriques Alpines
DRAPPERO N. 1977. Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce. Torino: Scaravaglio
FEDELE F. 1977. Presentazione. N. Drappero, Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce: 7-11. Torino: Scaravaglio

Fonti:
Fotografie e notizie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
16/07/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Usseglio (TO) : Are Romane

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Storia e descrizione del sito:
Il toponimo, presente nella forma Uxeillo in documenti del 1224, Uxello nel 1269, nonché Uxellis nel 1288, viene fatto risalire al celtico uxeilos, col significato di “alto”, “sublime”, L’origine di Usseglio è antica. A testimoniare il fatto che già in epoca imperiale romana esistevano insediamenti nella zona, di nome Ocelum, sono state ritrovate, oltre a numerose monete, due ARE VOTIVE.
La PRIMA ARA, che fu rinvenuta sopra Bellacomba, ai piedi del colle di Arnas, reca scritto : “HERCULI M. VIBIUS MARCELLUS”. La famiglia dei Vibi era illustre, la scritta probabilmente è il ringraziamento per un felice transito alpino. L’ara è databile al II secolo a.C.
La SECONDA ARA fu rinvenuta nel 1850 nei pressi della cappella di San Desiderio e reca inciso “..OVI OP(TIMO) M(AXIMO) CLODIUS CASTUS VECATI F(ILIUS) VETERANUS V(OTUM) S(OLVIT) L(AETUS) L(IBENS) M(ERITO) MIL(ITAVIT) AN(NOS) XXVI” che significa: A Giove Ottimo Massimo da parte di Claudio Casto figlio di Vecato e veterano, che scioglie il voto contento e soddisfatto, avendo servito nell’esercito per 26 anni. L’ara è databile tra la fine del I sec a.C. e l’inizio del I sec. d.C. Oggi è collocata sulla facciata della Cappella di San Vito.

CAPPELLA DI SAN DESIDERIO: situata su un’altura presso la frazione Piazzette, è la più antica della valle di Viù e forse la primitiva parrocchia di Usseglio. La sua presenza è testimoniata da un documento del 1168, quando fu ceduta dal vescovo di Torino Milone di Cardano, che teneva signoria sulle Valli, a Simeone, abate di s. Giacomo di Stura. Rimaneggiata nei secoli, è in corso di restauro.

Informazioni:
Un’ara dedicata a Ercole è murata sulla facciata dell’antica parrocchiale dell’Assunta, la seconda, dedicata a Giove, è oggi collocata davanti alla cappella di San Vito in borgata Piazzette.

Link:
http://www.antropologiaalpina.it/MCA/ARCHEOLOGIA%20RUPESTRE/poster15.htm

Bibliografia:
Usoei, Uxellos, Usseglio, a cura della Pro Loco Usseglio, Neos Edizioni, Usseglio TO, 2003

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra citato.

Data compilazione scheda:
04/10/2007 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Trofarello (TO) : Chiesa di San Pietro di Celle

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Storia del sito:
L’esistenza di un edificio plebano è attestata per la prima volta nel documento con cui Federico I nel 1159 conferma al vescovo Carlo “curtem de Cellas cum castello, districto et plebe”. In questo periodo il vescovo di Torino esercitava la sua giurisdizione sulla corte, il castello e la pieve di San Pietro e probabilmente tali diritti erano già contenuti in un diploma ottoniano del 981, che concedeva alla chiesa torinese tra le altre corti anche quella di Celle. Il titolo dell’edificio plebano viene riportato solo più tardi in un documento dell’inizio del XIII secolo (1218), in cui viene citato un “dominus Saxel, plebanus ecclesie Sancti Petri de Cellis”. Non sembra, a differenza di quanto sostenuto da alcuni autori, che la pieve di San Pietro abbia subito interferenze monastiche. Essa rimase sempre soggetta alla giurisdizione del vescovo di Torino, il quale si limitò a concederla in avvocazia (protezione esercitata dal signore feudale nei confronti dei beni della pieve) ai signori di Trofarello. La facoltà più importante del patrono di una chiesa era quella di presentare all’autorità diocesana il chierico prescelto per ricoprire l’ufficio vacante. San Pietro di Celle era l’antica chiesa parrocchiale del borgo di Celle. Le lotte fra i Comuni di Chieri e Testona provocarono il progressivo abbandono di molti piccoli centri abitati indifesi sulla collina torinese, mentre i conti Vagnone aumentarono il loro potere politico e il loro territorio: così tra il XIII e il XIV secolo attorno al loro castello in Trofarello crebbero le case ed anche la chiesa che con il tempo sostituì la pieve di San Pietro di Celle. San Pietro mantenne il titolo plebano fino alla metà del XIV secolo, quando infatti venne sostituita dalla chiesa dei SS. Quirico e Giulitta di Trofarello. Nel cattedratico (elenco delle chiese che pagavano un tributo al vescovo) del 1386 S. Pietro è ridotta al rango di “ecclesia”, descritta come “antica sede di pieve” ed enumerata fra le chiese dipendenti da S. Maria di Chieri

Descrizione del sito:
L’edificio di San Pietro Celle sorge su un poggio a nord ovest della chiesa di Santa Maria di Celle. Della costruzione originaria restano solo, molto alterate, l’abside e l’absidiola sinistra, mentre la terza abside a sud venne barbaramente distrutta. La muratura originale è composta da filari di grossi conci di arenaria, alternati a file di mattoni disposte a spina di pesce. Annesso alla chiesa si trova ora un robusto corpo di fabbrica rettangolare, decorato con formelle gotiche in cotto. In base ai caratteri stilistici e soprattutto per la presenza del loggiato cieco dell’abside maggiore, che precede stilisticamente gli archetti pensili in cotto o in arenaria caratteristici del romanico lombardo, la chiesa, o meglio ciò che ne rimane, è stata datata all’inizio del XII secolo. Nell’alto dell’abside centrale si aprono per ogni campo tre fornici ciechi con piedritti formati da colonnette tozze di arenaria e cotto sormontate da capitelli scolpiti, che purtroppo l’inclemenza del tempo e degli uomini ha ormai irrimediabilmente sfigurato. Nel muro sottostante si aprono strette finestrelle arcate con forte strombatura. Nell’abside laterale di sinistra archetti ciechi sostituiscono i fornici di quella centrale. Del muro di facciata rimane solo un tratto ove è visibile una delle due mezze colonne, che la dividevano in tre parti.

Informazioni:
Sulla collina tra Moriondo (frazione di Moncalieri), Trofarello e Revigliasco – da Moriondo (frazione di Moncalieri) si dovrà percorrere Via San Pietro verso Revigliasco per circa 1,5 chilometri, seguendo la strada asfaltata e ignorando le deviazioni sterrate laterali fino a raggiungere cascina S. Pietro.

Trofarello-SPietro-Celle

Link:
http://www.archeogat.it/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/celleSP.htm

Bibliografia:
G. CASIRAGHI, La Diocesi di Torino nel Medioevo, BSS 196, Torino 1979
A. A. SETTIA, Insediamenti abbandonati sulla collina torinese, in “Archeologia Medievale”, II (1975)
G. CASSANO, A proposito di San Pietro di Celle, in “Boll. SPABA” XVI (1930)

Fonti:
Fotografia archivio GAT.

Data compilazione scheda:
10 ottobre 2000 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese