musei p. Torino

Vaie (TO) : Museo laboratorio di archeologia sperimentale sulla Preistoria

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Storia del sito:
Il sito archeologico RIPARO RUMIANO, dal nome del suo scopritore alla fine del 1800, si trova su un asse di transito verso la Francia fin dal Neolitico finale. Reperti sporadici, rinvenuti presso la cava di gneiss dei Fratelli Pent, indussero il Taramelli, allora ispettore, ad effettuare due campagne di scavo, nel 1900 e 1901, in alcuni ripari che si aprivano nel fronte della cava. Le indagini riportarono in luce frammenti ceramici e manufatti in pietra verde di notevole qualità riferibili al periodo Eneolitico.

Il MUSEO LABORATORIO, situato in un edificio risalente al XVII secolo, già sede Municipale, fu concepito nell’anno 2000 per volontà dell’Amministrazione Comunale con precisi obiettivi: far conoscere e rendere accessibile al pubblico il sito archeologico e attivare un Laboratorio di Archeologia Sperimentale sulla Civiltà Neolitica, con una forte vocazione divulgativa per promuovere e ampliare una struttura didattica rivolta ad un pubblico sia adulto, sia in età scolare.

Descrizione del materiale esposto:
L’esposizione presenta la fedele riproduzione di alcuni reperti e di oggetti di uso quotidiano tra tardo neolitico ed età del bronzo, costruiti rispettando le tecniche ed i materiali in uso in quell’epoca: pietra, osso, argilla, scorza di betulla. Tavole a colori illustrano le attività del villaggio.
L’impianto divulgativo, oltre all’apporto di altre discipline, essendo sostanzialmente impostato sullo studio ed analisi delle tecnologie antiche, necessita dell’Archeologia Sperimentale. Per la gestione e lo sviluppo, il Museo si avvale della collaborazione ed assistenza del Centro di Archeologia Sperimentale Torino. Particolare riguardo è destinato all’utenza scolastica e alla possibilità di effettuare attività di laboratorio su: – L’argilla: partendo dalla materia prima si riproducono vasi neolitici secondo le tecniche studiate dall’archeologia sperimentale
– La tessitura: attraverso l’utilizzo di piccoli telai si comprendono le tecniche di tessitura del periodo preistorico e si realizzano campioni di tessuto in fibra naturale.
– Il lavoro dell’archeologo: attraverso simulazioni di scavo in laboratorio si comprendono i principi dell’archeologia stratigrafica applicati al periodo storico.
– È stato attrezzato, dotandolo anche di cartelli esplicativi, un percorso didattico che parte dall’area della Pradera, sull’antica strada di Francia, raggiunge il sito neolitico del Riparo Rumiano, prosegue attraverso sentieri nei boschi che permettono attività di riconoscimento di specie arboree, arriva all’area palustre e si conclude al Museo. I reperti, asce in pietra verde (materiale locale facilmente lavorabile e resistente all’uso) e frammenti di vasi in ceramica, sono presso il Museo Archeologico di Torino.

Informazioni:
Municipio Vecchio. Via S Pancrazio, 4  ; email: info@museopreistoriavaie.it
Comune tel. 011 9649020; email: info@comune.vaie.to.it ;  Associazione culturale “Basta poco”, 339 8274420 (ore 9-18). oppure http://museopreistoriavaie.it/contatti/

Link:
http://museopreistoriavaie.it/

http://www.comune.vaie.to.it/

Fonti:
Fotografie tratte nel 2006 dal sito del Comune

Data compilazione scheda:
14/05/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Usseglio (TO) : Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti

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Storia del Museo:
Il museo, sorto in via sperimentale nel 2002, oltre al lavoro di ricerca, valorizzazione e catalogazione, provvede alla manutenzione, alla sicurezza e all’integrità dei beni culturali e ambientali presenti sul territorio.
Il museo è sito in un antico complesso monumentale, che comprende vari edifici: l’antica parrocchia cimiteriale dell’Assunta, ricostruita nel 1635 e ampliata nel XVIII-XIX secolo; il campanile di origine romanica, che risale al secolo XI o XII e ha mantenuto solamente i due piani inferiori della costruzione originaria; il portico detto «Ala», del 1768, la cappella-oratorio della confraternita, già esistente nel 1547.
Museo consta di sei sezioni: archeologia rupestre; archeologia mineraria e storia delle risorse economiche; scienze naturali e ambientali; storico-artistica; vita, cultura, lavoro e tradizioni locali; didattica.

Descrizione delle collezioni:
Le collezioni del Museo comprendono attualmente una raccolta faunistica, una botanica, una di riproduzioni di funghi, una mineralogica e materiali e pannelli didattici su alcune delle attività tradizionali e sulla storia del territorio.
La sezione dedicata all’archeologia rupestre comprende alcune espressioni grafiche rupestri, su pietra o su legno, recuperate nel territorio comunale. Il Museo ospita inoltre due mostre documentarie permanenti sulla ”Archeologia mineraria a Usseglio» e sull’ «ARCHEOLOGIA RUPESTRE A USSEGLIO E NELLE VALLI DI LANZO».

Descrizione dei ritrovamenti:
Già pertinenza dell’omonima cappella di Malciaussìa almeno dal 1843, il BASSORILIEVO IN PIETRA ollare del sec. XV rappresentante s. Bernardo di Mentone (o d’Aosta) che tiene avvinto il diavolo, rappresentato come una piccola figura con i piedi palmati.

Incisioni preistoriche si trovano nel “Vallone delle lance”.

LOSONE GRAFFITO (in frazione Panetto): posto in una zona di probabile antichissimo insediamento, è un grande lastrone di pietra che sulla superficie presenta segni antropomorfi e cruciformi, coppelle, affilatoi e simboli rituali.

Collegamenti con altri Musei:
Nel Museo delle Genti delle Valli di Lanzo a Ceres si trovano calchi delle incisioni rupestri della zona, vedi scheda.

Informazioni:
Nel Complesso Monumentale; tel. 0123 83818 oppure 338 61.84.408 ; e-mail: museocivicoalpinousseglio@antropologiaalpina.it

Link:
http://www.antropologiaalpina.it/museocivicoalpinousseglio.htm

Bibliografia:
Sulle incisioni rupestri della zona: Usoei, Uxellos, Usseglio, a cura della Pro Loco Usseglio, Neos Edizioni 2003
DRAPPERO N. 1973. Usseglio, III: Incisioni rupestri. Cirié: Capella.
DRAPPERO N. 1974. La roccia dei giochi presso Andriera (m 1568) di Usseglio. Bulletin d’Études Préhistoriques Alpines VI: 179-184. Aosta: Société de Recherches et d’Études Préhistoriques Alpines
DRAPPERO N. 1977. Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce. Torino: Scaravaglio
FEDELE F. 1977. Presentazione. N. Drappero, Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce: 7-11. Torino: Scaravaglio

Fonti:
Fotografie e notizie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
16/07/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Torre Pellice (TO) : Museo storico Valdese

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Storia del Museo:
Il museo di Torre Pellice è il capofila dell’intero Sistema museale eco-storico delle Valli valdesi che comprende una decina di musei e alcuni luoghi simbolo della storia valdese. Nel 1889, in occasione delle celebrazioni del bicentenario del “Glorioso Rimpatrio” dei valdesi dall’esilio svizzero, fu inaugurato il Musée Vaudoise, destinato alla conservazione del patrimonio e della memoria culturale valdese, sistemato originariamente negli ampi locali al secondo piano della Casa Valdese che ospita l’aula sinodale e gli uffici della Tavola Valdese. Quattro anni più tardi la gestione del Museo fu affidata alla Société d’Histoire Vaudoise. Nel 1939 in occasione del 250° anniversario del Rimpatrio il Museo venne trasferito in uno stabile di proprietà della Tavola valdese. Seguono nel corso degli anni numerosi ampliamenti e ristrutturazioni, fino al 1989, quando, nel III centenario del “Rimpatrio” la Società di Studi Valdesi e la Tavola valdese diedero vita alla Fondazione Centro Culturale Valdese con lo scopo di conservare e gestire in modo unitario il patrimonio bibliotecario, archivistico e museale valdese.
Il Museo fu trasferito nell’attuale sede dell’ex convitto valdese costruito nel 1922 e che alla fine degli anni Settanta aveva cessato la sua attività.

Descrizione delle collezioni:
Il museo è suddiviso in una parte storica, che presenta la storia dei valdesi a partire dalle origini (1170 circa) ai giorni nostri, e una etnografica, in cui sono ricostruiti ambienti tipici della vita quotidiana della fine del 1800 nelle valli valdesi.
Il Museo conserva alcuni reperti archeologici ritrovati nella zona dalla fine dell’Ottocento: una lama in selce, tre asce neolitiche in pietra, un ciottolo-pendaglio, una collana, una piccola stele da Miandassa di Villar Perosa con una figura antropomorfa dalla testa semicircolare e il corpo romboidale, di probabile età neolitica.
Nel Museo è esposta la collezione, donata nel 1995 dal marchese Ippolito, di oltre 200 reperti archeologici provenienti dall’area mediterranea: ceramiche greche a figure rose e nere (VI-III sec a. C.); vasi dipinti di produzione romana e italica, bronzi e oreficerie, statuette e scarabei dell’antico Egitto e reperti del Vicino Oriente; un piccolo numero di reperti precolombiani e oggetti di epoca medievale.

Informazioni:
Tel. 0121 932179; e-mail: il.barba@fondazionevaldese.org

Links:
http://www.fondazionevaldese.org

Bibliografia:
MANDOLESI A, Paesaggi archeologici del Piemonte e della Valle d’Aosta, Antichità e arti Subalpine e Fondazione CRT, Torino, 2007

Fonti:
Notizie e fotografia tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
27/06/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A. Torinese

Susa (TO) : Museo Diocesano di Arte Sacra

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Storia del Museo:
Inaugurato il 22 settembre 2000, vuole essere espressione del cammino storico – artistico e culturale del popolo della Valle di Susa; fu voluto da mons. V. Bernardetto, Vescovo di Susa dal 1978 al 2001. ll Museo Diocesano d’Arte Sacra è a carattere diffuso e territoriale per valorizzazione lle potenzialità umane sul territorio e la ricchezza di testimonianze artistiche presenti sullo stesso; la “struttura diffusa” affianca alla sede centrale segusina le sedi staccate site a Melezet, San Giorio di Susa, Giaglione e Novalesa.
Per le sedi staccate si rimanda alle schede relative.

Il plesso museale di Susa oggi si presenta distribuito in tre corpi di fabbrica: la Chiesa, l’ex rettoria e l’attigua costruzione denominata Ala Argentera. Questi tre corpi sono tra loro strutturalmente separati ma convenientemente visibili e visitabili, anche attraverso un percorso storico-architettonico continuo. Quest’ultimo consente di visitare ed attraversare locali con connotazioni storiche costruttive e stilistiche differenti, facendo tuttavia percepire al visitatore un “unicum” leggibile e mutuamente integrato.

Descrizione delle collezioni:
Il Museo si estende complessivamente su di una superficie di circa 900 mq articolata in sei sale oltre ad una serie di locali per formazione e informazione multimediale. Queste sale sono state destinate ad ospitare il tesoro della Cattedrale di San Giusto, il Coro con i reliquiari e la quadreria, la Sagrestia con i paramenti liturgici e i tessuti; al primo piano la sala delle oreficerie e la sala delle statue lignee oltre a locali amministrativi, spazi di relazione e comunicazione e servizi vari. In definitiva il Museo rappresenta un concreto e valido esempio di restauro, recupero e riutilizzo di un sito di “archeologia urbana” degradato e parzialmente dismesso che, nel rispetto delle preesistenze, viene riproposto come luogo “simbolo” di importante valenza cultuale, culturale e documentale, fortemente caratterizzato e caratterizzante il territorio.

Descrizione del materiale esposto:
Tra i reperti conservati nel Museo citiamo il TRITTICO DEL ROCCIAMELONE (o di Rotario), risalente al XIV secolo, in bronzo anticamente dorato, inciso con il bulino, è composto da tre parti terminanti a cuspide, unite da quattro cerniere; a quella centrale, più grande, sono collegate due più piccole a forma di trapezio richiudibili per permetterne il trasporto. Sulla tavola centrale è rappresentata la Madonna seduta su un trono a cassapanca con in braccio il piccolo Gesù che, con una mano regge il mondo e con l’altra accarezza il mento della madre. Sull’anta sinistra vi è san Giorgio a cavallo che trafigge il drago con la lancia; sull’anta di destra, invece, campeggia un santo con la barba, identificabile con san Giovanni Battista (patrono dei Cavalieri di Malta), le cui mani sono posate sulle spalle di un guerriero inginocchiato che rappresenta il committente del trittico, Bonifacio Rotario. Tutte le figure sono sovrastate da esili arcate gotiche e sono racchiuse entro motivi ornamentali che occupano l’intero sfondo. Nella parte inferiore del trittico è incisa una scritta latina in caratteri gotici che ne permette la datazione: “Qui mi ha portato Bonifacio Rotario, cittadino di Asti, in onore del Signore Nostro Gesù Cristo e della Beata Maria Vergine, nell’anno del Signore 1358, il giorno 1° di settembre”.
Il trittico, ambìto dal duca Carlo Emanuele II, nel 1673 venne trafugato da Giacomo Gagnor di Novaretto e portato al castello di Rivoli, dove i reali trascorrevano il periodo estivo: esposto nella chiesa dei Padri Cappuccini, fu onorato con un solenne pellegrinaggio da Rivoli a Susa cui partecipò un’enorme folla di fedeli. La sua ultima collocazione fu la cattedrale di San Giusto di Susa e da qui trasferito poi nella sede del Museo Diocesano.presso la chiesa della Madonna del Ponte.
Sul Rocciamelone la antica cappella scavata nella roccia da Bonifacio Rotario, ormai inservibile, nel Settecento venne sostituita con una in legno; anche questa però, in balia degli agenti atmosferici.

Informazioni:
Presso la CHIESA DELLA MADONNA DEL PONTE (vedi scheda riguardante l’edificio). Tel. 0122 622640 email: museo@centroculturalediocesano.it

Links:
http://www.centroculturalediocesano.it/#!il-museo-di-susa/cq62

http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20695

Fonti:
Fotografia dal sito http://www.caisusa.it/joomla/650-trittico-rocciamelone

Data compilazione scheda:
11/01/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Susa (TO) : Museo Civico

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Storia del Museo:
Fondato nel 1884 nel palazzo del tribunale e trasferito solo a metà degli anni Sessanta, il Museo si trova attualmente nel Castello della Contessa Adelaide (vedi scheda).

Descrizione del materiale esposto:
Il Museo è suddiviso in nove sale complessive: nella prima si trova una raccolta naturalistica del Club alpino italiano; nella seconda, reperti archeologici di epoca romana; nella terza una collezione di numismatica; nella quarta cimeli risorgimentali e una raccolta di armi dal Medioevo al XIX secolo; nella quinta è da segnalare un pregevole capitello del XIV sec; nella sesta minerali e fossili; nella settima una collezione egizia e donazioni di oggetti esotici; infine le due sale del piano terra, aperte negli anni Novanta in collaborazione con il Gruppo Ricerche Cultura Montana, sono dedicate alle incisioni rupestri della valle.

Informazioni:
Tel. 393 5837413 email: info@lemusestudio.it

Links:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=6790

http://xoomer.alice.it/museocivicosusa/index.htm

Fonti:
Fotografia da http://www.provincia.torino.gov.it/speciali/2009/egitto_nascosto/galleria.htm

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornamento luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

Pinerolo (TO) : Necropoli della “Doma Rossa”

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Storia del sito e del Museo:
Nel corso degli scavi per la realizzazione di un plinto dell’autostrada del Pinerolese, gli archeologi, incaricati dalla stessa ATIVA su richiesta della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte della sorveglianza archeologica alle operazioni di scavo, individuavano una tomba di età romana in cassetta laterizia. La sospensione dei lavori per il plinto e la successiva indagine archeologica in un’area di oltre seicento mq hanno permesso l’individuazione, lo scavo e la documentazione della necropoli, composta da circa trenta tombe, il cui gruppo più numeroso occupa la parte settentrionale ed è composto da incinerazioni indirette. Il rituale funerario in questo caso prevedeva che il defunto, posto su di una pira generalmente con oggetti di corredo, fosse cremato in un luogo differente (anche se non necessariamente distante) da quello della sepoltura, consistente in genere in una fossa in cui erano posti oggetti di corredo e le ceneri del defunto, prima della sua ricolmatura con terra.
Nel caso della necropoli della Doma Rossa, le condizioni di acidità del terreno hanno consentito una conservazione soltanto parziale delle ossa combuste, mentre sono giunti a noi, anche se in diverse condizioni di conservazione, circa 500 oggetti di corredo e quelli relativi alle offerte. La parte meridionale della necropoli era occupata da almeno sei sepolture ad inumazione, due delle quali particolarmente ben conservate (che sono state ricostruite nella mostra ). Le tombe si presentavano come una fossa rettangolare e rivestita con laterizi, generalmente tegole, interi o frammentari. La copertura, nei due casi rinvenuti, era costituita da tegole e coppi, imitando la copertura del tetto. Gli oggetti di corredo, in grande maggioranza vasellame in ceramica comune grezza o semidepurata, sono “poveri”, certamente in relazione allo stato sociale di appartenenza di questo nucleo di abitanti delle aree di campagna tra Torino e Cavour, non necessariamente in condizione servile, forse coloni liberi, ma che disponevano di scarse ceramiche fini da mensa. Rari gli oggetti in vetro e in bronzo, come pure le monete.
Il nucleo più antico della necropoli è databile al I secolo d.C. ed è costituito da incinerazioni che si estendono fino al II secolo, con maggior concentrazione di tombe fra la fine del I e gli inizi del secolo successivo. Più recente è invece il nucleo delle inumazioni, che si collocano fra il II e il III secolo d.C. Una cronologia molto più recente è poi attribuibile alla sepoltura in anfora, ricostruita in mostra, e databile, per la tipologia del contenitore, fra il IV e il V secolo d.C., sepoltura eccezionale perché il defunto anziché essere inumato, come normale per l’epoca, era cremato.
L’identificazione dell’area doveva essere possibile grazie alla presenza di segnacoli funerari, non individuati in fase di scavo, ma dei quali un esempio, proveniente dai pressi della vicina Cascina dell’Olmo, è presente nella mostra.

Descrizione del materiale esposto:
Nella suggestiva cornice della sala al pianterreno, nel 2006, sono state ricostruite tre tombe con i relativi corredi, mentre al piano superiore sono in mostra altri oggetti funebri, tra cui alcuni preziosi vetri e suppellettili in metallo e ceramica.Il percorso è arricchito da pannelli esplicativi.

Informazioni:
La necropoli era situata in località Riva di Pinerolo, presso la Cascina “Doma Rossa”. Il sito è stato ricoperto.
I reperti sono musealizzati preso la Casa del Senato (vedi scheda), largo D’Andrade, n. 2-4; info tel. 0121 374505 (biblioteca Alliaudi); visite guidate a cura del CESMAP, su appuntamento, tel. 0121 794382.

Links:
http://www.comune.pinerolo.to.it/vivere_turi/musei/m_senato.htm

http://www.cesmap.it

Bibliografia:
Barello F. (a cura di), La necropoli della Doma Rossa: presenze romane nel territorio di Pinerolo : Pinerolo, Palazzo del Senato, 3 febbraio-2 luglio 2006, Ed.: Ativa S.p.A.; Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e del Museo antichità egizie; Città di Pinerolo, Torino 2006

Fonti:
Fotografie tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
07/09/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Pinerolo (TO) : Museo Civico di Archeologia e Antropologia

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Descrizione del materiale esposto:
La sala 1, progettata per avere un carattere introduttivo in chiave cronologico-culturale, è dotata di 9 diorami dedicati alle fasi dell’evoluzione biologica e culturale dell’uomo dal Paleolitico Inferiore all’Età del Ferro.
La sala 2, dedicata all’arte rupestre europea, è caratterizzata dall’esposizione di calchi in gesso di incisioni rupestri.
La sala 3 è dedicata alle ricerche condotte nel Pinerolese e ai risultati cui esse hanno portato: vi sono esposti calchi di incisioni rinvenute in alcuni dei più importanti siti archeologici dell’area pinerolese (Rocca di Cavour, Val Chisone e Val Pellice).

Informazioni:
Attualmente il Museo è dislocato in tre sedi:
– la sede centrale di Viale Giolitti dove l’allestimento è stato progettato per riflettere i due filoni principali di attività del Museo: la ricerca e la didattica;
– il tardomedievale Palazzo (o Casa) del Senato (vedi scheda “Necropoli della <I> Doma Rossa</I>”);
– la seicentesca Chiesa di Sant’Agostino in Via Principi d’Acaja (utilizzati per esposizioni ed eventi culturali temporanei). Tel. 0121794382; email: cesmap@cesmap.it

Link:
http://www.cesmap.it/cesmap/museo.htm

Fonti:
Per la realizzazione della scheda è stata utilizzata la pagina internet del museo, alla quale si rimanda per un’informazione più completa. Fotografie dal sito www.cesmap.it

Data compilazione scheda:
19 settembre 2003 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Federico Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

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Montalto Dora (TO) : Spazio espositivo per l’archeologia del lago Pistono

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Storia del Museo:
Il museo raccoglie importanti reperti archeologici, testimonianza della presenza di un insediamento umano sul Lago Pistono risalente al Neolitico, circa 4.500 anni fa, uno dei più antichi in Italia.
Nel 2005, furono esposti i reperti rinvenuti sul funire degli anni ’90 del Novecento, in una mostra che fornì lo spunto per lo studio del progetto, portato parzialmente a compimento con l’inaugurazione del 9 novembre 2012 e che si completerà nel 2013 con la presentazione del Villaggio Palafitticolo sul lago Pistono, zona dei ritrovamenti.

Descrizione del materiale esposto:
L’esposizione si sviluppa per nuclei tematici corrispondenti a vetrine e pannelli esplicativi attraverso i quali è possibile apprendere come e di cosa vivevano gli uomini del Neolitico e in quale modo il progresso culturale influenzò la loro quotidianità. Inseriti opportunamente nel contesto cronologico di riferimento, le vetrine espositive presentano il materiale archeologico rinvenuto durante le indagini effettuate al Lago Pistono e i risultati delle ricerche in atto. L’insediamento preistorico è caratterizzato dalla presenza di un orizzonte culturale interessato dall’impianto di almeno due strutture, di cui una abitativa, riferibili al Neolitico Medio (4900-4500 a.C.). Elementi ceramici permettono di inquadrarlo nella Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata tipo Isolino, che caratterizza i siti perilacustri con strutture palafitticole in Piemonte e Lombardia occidentale.

Informazioni:
Comune tel. 0125 652771 , email: www.comune.montalto-dora.to.it

Links:
http://www.comune.montalto-dora.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=32570

http://archeo.piemonte.beniculturali.it/index.php/it/2011-07-25-15-58-1/item/38-inaugurazione-dello-spazio-espositivo-per-l%E2%80%99archeologia-del-lago-pistono

http://www.archeomedia.net/musei-archeologici/38634-montalto-dora-to-spazio-espositivo-per-larcheologia-del-lago-pistono.html

http://lasentinella.gelocal.it/

Note:
Notizie tratte dal sito del Comune. Fotografia da http://www.archeomedia.net/

Data compilazione scheda:
17 gennaio 2013 – aggiorn. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Moncalieri (TO) : Collezione Archeologica del Real Collegio

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Storia del Museo:
La collezione venne costituita da Padre Bruzza, ad eccezione di alcuni pezzi pervenuti a seguito di successive donazioni di privati. In essa troviamo reperti provenienti da varie parti d’Italia, tra il 1839 ed il 1883.
Dopo la chiusura del Real Collegio e il passaggio dell’edificio  alla fondazione Collegio Carlo Alberto sorta nel 2004 su iniziativa della Compagnia di San Paolo e dell’Università di Torino, le collezioni – di proprietà dei Padri Barnabiti – sono state divise: quelle di storia naturale (mineralogica e malacologica, ornitologica, entomologica; la raccolta di numerosi strumenti scientifici tra cui quelli di meteorologia appartenuti alla specola del Collegio istituita da Padre Denza) sono rimaste nei locali dell’ex Collegio, invece la collezione archeologica, numerosi dipinti, la raccolta numismatica e la biblioteca ricca di 40.000 volumi sono stati trasferiti nella Casa dei Padri Barnabiti.

Descrizione delle collezioni:
Un primo nucleo della collezione archeologica comprende gli oggetti piemontesi provenienti dalla zona vercellese, reperiti da Padre Bruzza durante il suo soggiorno a Vercelli tra il 1839 ed il 1853. Si tratta in maggioranza di balsamari in vetro, collocabili tra il I ed il II sec. d.C., quasi tutti ritrovati in contesti di necropoli romane situate nei territori di Vercelli, Pezzana, Casale Monferrato, Tronzano e Aosta. Sono inoltre presenti oggetti metallici ed in particolare un “piede” (unità di misura romana corrispondente a 289 mm) ritrovato nel 1834 a Pollenzo.
Si registra anche la presenza di una applique da Industria e lucerne, munite di bollo di fabbrica. Il pezzo più importante comunque è costituito da un’epigrafe funeraria proveniente da Monticello.
Il secondo nucleo della collezione è costituito da reperti provenienti dalla zona campana ed apula. Padre Bruzza soggiornò a Napoli dal 1853 al 1856. I vasi di tipo Gnathia (Puglia) sono diciassette e sono su fondo a vernice nera con decorazione a motivi vegetali. I vasi a figure rosse sono ventisette provenienti da Taranto e Ruvo e sette provenienti da Napoli. Alcuni frammenti pittorici provengono da Pozzuoli ed in particolare dalle tombe monumentali lungo la Via Campana che portava a Cuma (I sec. a.C. – II sec. d.C.). A questo nucleo si aggiungono frammenti di vasi aretini e figurine in terracotta.
Da Capo Miseno provengono quattro epigrafi funerarie e da Baia una fistula plumbea con epigrafe.
Il terzo nucleo di reperti proviene da Roma e dintorni e risale al periodo di soggiorno a Roma di Padre Bruzzafra il 1867 ed il 1883.
Reperti provengono dal Testaccio, da Frascati (zona della Villa della Ruffinella al Tuscolo) e da Palestrina e comprendono, tra gli altri, numerose lucerne, dall’epoca tardo-repubblicana sino alla paleocristiana, due epigrafi e dodici vasi attici.
Un quarto nucleo di reperti è costituito da oggetti eterogenei acquisiti per vie diverse e provenienti da varie località (Sulcis – Sardegna, Tarquinia – VT, Chiusi – PG da cui ci giunse un’urnetta funeraria, ecc.). Altri tre pezzi provengono da fuori italia (Tunisi, Alessandria d’Egitto, Filippopoli in Tracia).
Nucleo a se stante fanno una ventina di reperti egizi autentici ed un centinaio di calchi di scarabei, amuleti e gemme. I due ushabti sono uno di legno ricoperto da bitume, mentre l’altro di faience azzurra risalenti ad un periodo compreso fra la XIX e la XXII dinastia. Completano la raccolta frammenti di papiro, due teste ed una mano di mummia proveniente dalla Valle dei Re, frammenti di tele e di bende ad uso funerario.

Informazioni:
Le collezioni sono visitabili  il secondo sabato del mese con visita guidata a cura del GAT, prenotare alla mail: segreteria@archeogat.it; oppure su appuntamento con i Padri Barnabiti, tel. 011 641571

Link:
http://www.comune.moncalieri.to.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/134

Bibliografia:
BERTOLOTTO C. (a cura di ),  Il Real Collegio e i Barnabiti a Moncalieri,  Celid Edizioni, Torino 1997

Fonti:
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
26 ottobre 2000 – aggiornam. a cura del GAT a giugno 2014  e ottobre 2015

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese

Ivrea (TO) : Museo Civico “Pier Alessandro Garda”

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Storia del Museo:
Dopo 28 anni di chiusura e importanti lavori di restauro è stato riaperto nel 2014 il Museo Civico “P.A. Garda”.

Descrizione delle collezioni:
Il nuovo allestimento è articolato in tre diverse sezioni:
La COLLEZIONE ARCHEOLOGICA, il cui progetto scientifico è stato curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE, raccoglie le testimonianze della città e del suo territorio dall’età neolitica fino al periodo basso medievale. Ampio spazio è dedicato in particolare al periodo romano della colonia di Eporedia, documentato da importanti reperti come la “stele del gromatico”, con la raffigurazione dello strumento utilizzato dai Romani per segnare la centuriazione del territorio.
La collezione d’arte orientale è il frutto della raccolta personale di Pier Alessandro Garda (oltre 500 opere provenienti dal Giappone) e della raccolta di Palazzo Giusiana che comprende diversi oggetti cinesi e di altri paesi asiatici.
La collezione Croff si compone di quadri di Giovanni del Biondo, Neri di Bicci, Bergognone, Carracci, Palizzi, Simi, Annigoni, Xavier e Antonio Bueno, De Chirico, pervenuti alla città grazie alle volontà testamentarie della signora Lucia Guelpa.

Informazioni:
Info Assessorato Cultura tel. 0125-4101 oppure 0125 634155; email: musei@comune.ivrea.to.it ; info@museogardaivrea.it

Links:
http://www.museogardaivrea.it/

Fonti:
Fotografia da http://blog.turismotorino.org/scopri-torino-provincia/un-tesoro-ritrovato-il-museo-civico-pier-alessandro-garda-di-ivrea/

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gruppo Archeologico Torinese