Valle di Susa

Salbertrand – Oulme (TO). Cappella dell’Annunciazione

Storia del sito:
A circa 1 km dall’abitato di Salbertrand si trova la borgata Oulme, la cui cappella fu costruita nel XV secolo con la facciata esposta a sud-est, lungo l’antica “Via di Francia”.
All’esterno e all’interno fu decorata da affreschi nel terzo trentennio del Cinquecento. Dopo la peste degli anni 1629-30 le pitture all’interno furono ricoperte di calce, previa martellatura.
Nel 2003, durante i grandi ed impegnativi lavori di restauro della Chiesa parrocchiale di Salbertrand, venne richiesto un sopralluogo congiunto della Soprintendenza del Piemonte, nella persona del professor Claudio Bertolotto, della professoressa Clara Bertolini della Facoltà di Architettura di Torino e dei restauratori Magda Barrera e Riccardo Moselli per verificare le possibilità di recupero degli affreschi esterni, ormai quasi illeggibili, e l’eventuale presenza, sotto l’intonaco degradato delle pareti interne, di tracce più antiche. Alcuni sondaggi rilevarono successivamente la presenza di tracce di affreschi sulla parete absidale e su quella laterale. Un “fortunato” tassello eseguito accanto all’altare svelò una data: 1534… Nulla avrebbe lasciato presagire che, nell’arco di breve tempo, sarebbe stato scoperto il ciclo di affreschi cinquecenteschi più rilevante, per bellezza e vastità, degli ultimi decenni in Alta Valle di Susa.
Anche se opera negli anni ’30 del XVI secolo, il pittore mostra una formazione nella cultura artistica quattrocentesca dell’area di Piemonte – Savoia – Delfinato.
Tra il 2007 e il 2009, grazie ad ingenti finanziamenti provenienti dalle fondazioni bancarie CRT e San Paolo, dalla Regione Piemonte, dall’Ecomuseo Colombano Romean, sono stati realizzati importanti interventi di restauro che hanno riguardato le strutture architettoniche, gli affreschi, le componenti lignee ed hanno restituito alla Comunità un “Tesoro ritrovato” e la cappella è stata inserita dal 2007 nel percorso di visita dell’Ecomuseo Colombano Romean.

Descrizione del sito:

La Cappella è a pianta quadrata, con volta a crociera.
A livello della strada si vede un piccolo portale con la porta coeva, armata di fregi, e di fianco, un po’ più in alto, una piccola finestra monofora. Una finestra più bassa e più grande, che a metà Novecento era stata murata, ma che ora è stata ripristinata, è rivolta a sud-ovest, di fronte all’altare. A ridosso di questa parete, all’interno, in alto, è sistemata una tribuna alla quale si accede mediante una ripida scaletta. Di fronte, il presbiterio e l’altare sono protetti da una cancellata lignea. Porta, tribuna, cancellata e banchi, in legno, sono stati sottoposti a restauro riacquistando l’originaria colorazione.

Gli affreschi.
All’esterno sono visibili, in facciata, una bella Annunciazione del 1533 e, soprattutto, una gigantesca immagine di san Cristoforo: protettore dei viandanti, dei pellegrini, di tutti i viaggiatori. Grazie a questa presenza, la cappella è anche indicata come “Cappella di San Cristoforo”.
All’interno l’intera area absidale ospita un raro ciclo pittorico interamente dedicato a scene della Vita della Vergine, datato al 1534. Gli episodi si dipanano in quindici riquadri disposti su quattro registri sovrapposti e con un andamento inconsueto. Vedi schema.
In basso, accanto all’altare, a sinistra (1) l’immagine di una Santa martire (forse santa Barbara) e a destra (2) di un santo Vescovo (del cui nome sono rimaste solo le lettere “S. EN…”. Le storie di Maria iniziano in basso a sinistra (3) con l’Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta Aurea; all’estrema destra, (4) la Nascita di Maria.
Nel secondo registro, dal basso, all’estrema sinistra (5) la Presentazione di Maria al Tempio. Centralmente le scene (6) dell’Annunciazione e (7) del Congedo della Vergine, quest’ultimo e i seguenti episodi sono narrati nei Vangeli apocrifi e poi nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. All’estrema destra (8) la Morte della Vergine.
Nel terzo registro dal basso, a destra (9) il Funerale della Vergine col il miracolo del soldato che cerca di rovesciare la cassa, ma san Michele gli taglia le mani sacrileghe, che nel dipinto sono raffigurate attaccate al feretro mentre l’uomo è a terra.(Poi il soldato avrà le mani riattaccate per intercessione di san Pietro). Da destra, centrali, (10) la Sepoltura e (11) l’Assunzione della Vergine. All’estrema sinistra del terzo registro, la scena (12) con gli Apostoli attorno al sepolcro vuoto.
Nel registro superiore, al centro (13) l’Incoronazione della Vergine da parte della Trinità. Ai lati due angeli musicantim: a sinistra (14) con uno strumento ad arco e a destra (15) con un’arpa.
L’intero ciclo pittorico è stato assegnato dalla critica ad un anonimo frescante, identificabile con l’autore del ciclo pittorico di San Sebastiano a Plampinet presso Névache, ora in Francia, ma che al tempo, come la valle di Susa, faceva parte del Delfinato. A questo ciclo si apparentano anche le cappelle di N.D. du Coignet les Arnaud vedi scheda e dei SS. Andrea e Giacomo di Horres, a Bardonecchia vedi scheda

Informazioni:
In frazione Oulme, Via Luigi Gros, 35. Info tel: 0122 854720; email: segreteria.alpicozie@ruparpiemonte.it



Links:

https://www.e-borghi.com/it/sc/torino-salbertrand/2-castelli-chiese-monumenti-musei/1376/cappella-dell’annunciazione-di-oulme.html

https://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/salbertrand/cappella-dellannunciazione-localita-oulme

Bibliografia:
AA.VV., Lä Chäpella dl’Ulm – Un tesoro ritrovato, Quaderni dell’Ecomuseo Colombano Romean – N° 9, Regione Piemonte, 2010

Fonti:
Immagini e notizie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
4 maggio 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Villar Focchiardo (TO): Cascina Roland

Storia del sito:
È un’antica casaforte della Val Susa, testimone di grandi leggende. La Cascina deve il suo nome ad un grande masso erratico situato accanto alle sue mura. E’ spaccato di netto in due parti; la leggenda narra che sia stato tagliato dalla magica spada Durlindana del paladino Orlando, furioso per la perdita della donna amata.
Nel secolo XI il territorio di Vllar Focchiardo apparteneva alla chiesa di San Giusto di Susa e, per un periodo non molto lungo, anche l’antica certosa di Montebenedetto (vedi scheda) vi ebbe giurisdizione. Tra il XII ed il XIII secolo governarono i visconti di Baratonia, fedeli sudditi sabaudi, e dopo di loro furono i potenti nobili Bertrandi a dominare in valle: a loro si devono con probabilità le opere di rinforzo di una struttura già esistente in precedenza, come denunciano le sopraelevazioni del coronamento merlato.
In epoca napoleonica la Cascina Rolando era diventata azienda agricola e tale rimase, con frazionamenti progressivi di proprietà fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso quando fu acquistata dalla Provincia di Torino.
Nel 2012 è stata riaperta e adibita a ristorante.

Descrizione del sito:
La planimetria del complesso è assimilabile ad un recinto pressocchè quadrato mancante di una porzione nello spigolo sud-est; le mura presentano l´antica tessitura muraria in pietra e il coronamento di merli ancora per lunghi tratti; all´interno si distinguono quattro nuclei fabbricati.
L´accesso principale avviene al centro del fronte nord, prospiciente la statale 24, in corrispondenza di un tratto di cinta ancora merlato che presenta chiari segni di sopraelevazione e che separa due fabbricati. Quello a sinistra, preceduto dal leggendario “masso di Rolando” ha caratteri di edificio residenziale ed è qualificato da due finestre archiacute con corniciature decorative in cotto che orientano verso una datazione tra il XIV ed il XV secolo. Sulla superficie intonacata si leggono ancora pochi lacerti di figurazioni affrescate di cui non è possibile identificare il soggetto. Una porta, recentemente riaperta, permette l´accesso diretto al fabbricato, probabile sede di soste temporanee del signore o degli ospiti più illustri.
Gli altri fabbricati denunciano la destinazione rurale cui erano stati adibiti con successivi adattamenti.

Informazioni:
Via Antica di Francia, 11; mail: info@cascinaroland.com
tel.3335377434 – 3335235659

Links:
http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-vfocchiardo1

https://www.cascinaroland.com/

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito www.cittametropolitana.torino.it

Data compilazione scheda:
13 maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Giaveno (TO): cappella di San Sebastiano


Storia del sito:
Si hanno poche notizie sulla storia della cappella. La sua posizione ai confini del borgo, addossata al muro perimetrale del cimitero, potrebbe far ipotizzare un suo utilizzo come riparo per i pellegrini diretti verso la via Francigena oppure come lazzaretto.
Solo nel 1689 si ha la prima testimonianza documentaria sulla cappella, il recente ritrovamento degli affreschi quattro-cinquecenteschi posti nell’area presbiteriale rende San Sebastiano l’edificio religioso esistente più antico di Giaveno e permette di datare la costruzione della cappella tra il XV e il XVI secolo.
L’occasione della scoperta del ciclo si deve alla volontà della comunità locale di far restaurare la pala d’altare settecentesca. Rimossa la tela è fortunosamente emersa la Madonna col Bambino, risparmiata alle imbiancature seicentesche. Successivi interventi di restauro nel 2007 hanno recuperato gli affreschi sulla parete di fondo. Nel 2010 è stata eseguita una manutenzione ordinaria delle pareti esterne.

Descrizione del sito:
La cappella, a pianta rettangolare ad aula unica, è suddivisa in tre campate voltate a vela; sul lato destro della seconda campata vi è la sacrestia. L’edificio presenta struttura in muratura portante mista, in pietrame e mattoni; il tetto è a falde con copertura in tegole portoghesi. La facciata è riquadrata da lesene e cornice, conclusa con timpano triangolare; al centro si apre la porta d’ingresso, affiancata da due finestre rettangolari, e sormontata da rosone ovale.
Il campanile si eleva sul lato destro dell’edificio, in corrispondenza dell’angolo creato tra la sacrestia e la terza campata e ha base a pianta quadrata; è suddiviso in cinque registri da cornici in mattoni: il basamento è intonacato, il secondo e terzo registro presentano muratura mista di pietra e mattoni a vista, il quarto e la cella campanaria hanno struttura in mattoni, anch’essa a vista. Il quarto registro presenta, su tutti i lati, sfondati ad intonaco grezzo, le sedi dei vecchi quadranti dell’orologio, non più presente. La cella campanaria è aperta su tutti i lati con monofore ad arco. Il campanile si conclude con copertura a quattro falde in coppi.
All’interno, sul lato sinistro della seconda campata è collocata l’ex pala d’altare, raffigurante la Madonna col Bambino, san Sebastiano, san Grato, san Filippo Neri e san Biagio.
Le volte della prima e seconda campata sono dipinte a tinta unita, nella tonalità rosata, con riquadrature di tonalità grigia; la volta della terza campata è decorata a finto cielo, con raffigurati i quattro Evangelisti negli angoli.
La parete di fondo, che presumibilmente apparteneva al più antico edificio, presenta gli affreschi quattro-cinquecenteschi recuperati: al centro, sotto il rosone, è raffigurata una Madonna col Bambino; la restante parete è affrescata, in alto, con scene del Martirio di Marco e Marcellino e la decollazione di Tiburzio; san Sebastiano tradotto davanti all’imperatore Diocleziano; in basso, san Sebastiano ucciso a colpi di bastone e, a destra della Madonna, san Sebastiano appare alla nobile romana Lucina.
Per approfondire vedi  RESTALDI_Le-campagne-decorative-della-chiesa-riscoperte-dai-restauri.pdf

Informazioni:
via San Sebastiano angolo via Ruata Fasella.
La storica e corretta intitolazione è “San Sebastiano”. 
Visitabile installando l’app: https://play.google.com/store/apps/details?id=it.cittaecattedrali.chieseaporteaperte&hl=it

Links:
http://www.bonvivre.ch/2018/02/cultura/cappella-di-san-sebastiano-a-giaveno.html

http://www.doneuxesoci.it/

Fonti:
Informazioni e fotografie dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
11 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

Villar Dora (TO) : Torre del colle

Villardora_Torre_del_Colle

Storia del sito:
Vedi scheda sul “Castello” di Villar Dora.
La TORRE DEL COLLE è stata edificata alla fine del XIII secolo per proteggere il nuovo insediamento in località Molare del Ponte (Villardora), voluto dal conte di Savoia. La formazione di questo insediamento fu dovuto alla necessità di creare un attraversamento della Dora. Ai piedi della Torre sorgeva la chiesetta romanica di San Lorenzo, ormai scomparsa.

Descrizione del sito:
La suggestiva torre, una delle costruzioni valsusine meglio conservate, si erge isolata.
Ha pianta circolare, strette feritoie e una decorazione sommitale di quattro fasce degradanti. La torre termina con merli dritti.

Informazioni:
Comune, tel. 0119350231

Link:
http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-villardora2

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Colle_(Villar_Dora)

Bibliografia:
AA.VV., I castelli della bassa valle di Susa tra IX e XV secolo: S. Mauro di Almese, Villardora, Avigliana, S. Ambrogio, Caprie [coordinamento del progetto e revisione dei testi Paolo Denicolai, Ugo Gherner, Piero Del Vecchio], Editrice Morra, Condove, TO, 1998
F. Antonielli d’Oulx, L. Chiariglione, M. Franchino, P. Scarzella, A. Viarengo (Gruppo Culturale Villardorese), Villar Dora. Contributi per una storia, Melli, Susa 1989

Fonti:
Foto da wikipedia

Data compilazione scheda:
2/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Villar Dora (TO) : Castello

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Storia del sito:
Di origini romane, Villar Dora è l’antica “Villar Almese” cresciuta ai piedi della Rocca Sella nel triangolo tra la Dora e il torrente Messa. Il paese, sormontato dalla cappella collinare di San Pancrazio con i suoi affreschi quattrocenteschi e dalla medievale Torre del Colle, cambiò il proprio nome in Villar Dora soltanto nel 1885, quindi nel 1928 fu declassato a semplice frazione di Almese per poi riacquistare la propria autonomia municipale nel 1956.
CASTELLO DI VILLAR DORA
I primi documenti in cui è citato il Castello risalgono al 1287 e lo descrivono come formato da tre edifici distinti, ognuno abitato da una diversa famiglia feudale, titolare di un terzo del feudo, i signori Mont Vernier, Thouvet e Aiguebelle. Nel XIV secolo i Savoia affidarono il complesso alla famiglia Provana, che lo ristrutturò trasformandolo da costruzione difensiva a dimora signorile in stile gotico. Nel XVII secolo il Castello fu nuovamente oggetto di modifiche, che gli diedero la sua forma attuale; in parte fu anche danneggiato da un incendio durante la campagna del maresciallo Catinat per la presa di Avigliana (1691).
Il castello è passato dai Provana agli attuali proprietari, i conti Antonielli d’Oulx, che hanno provveduto recentemente a un restauro che ha riportato l’edificio agli antichi splendori.

Descrizione del sito:
IL CASTELLO é costruito in mattoni, ha un’ala con merlature a coda di rondine, invece in un’altra ala le merlature sono state tamponate. Il castello ha finestre bifore ornate da una cornice in cotto.
Ai restauri quattrocenteschi della famiglia Provana è da attribuirsi anche la costruzione della torre tonda e merlata, con monofore, nella cui parte terminale erano situati 15 bacini ornamentali di ceramica (oggi ne rimangono solo più 8).

Informazioni:
Il castello è di proprietà privata.  Comune, tel. 011 9350231

Links:
http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-villardora1

http://www.comune.villardora.to.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Villar_Dora

Bibliografia:
AA.VV., I castelli della bassa valle di Susa tra IX e XV secolo: S.Mauro di Almese, Villardora, Avigliana, S. Ambrogio, Caprie, [coordinamento del progetto e revisione dei testi Paolo Denicolai, Ugo Gherner, Piero Del Vecchio], Editrice Morra, Condove, TO, 1998
F. Antonielli d’Oulx, L. Chiariglione, M. Franchino, P. Scarzella, A. Viarengo (Gruppo Culturale Villardorese), Villar Dora. Contributi per una storia, Melli, Susa 1989.

Fonti:
Fotografia in alto, tratta nel 2014 dal sito, non più esistente nel 2020: www.cmvss.it.
Foto in basso da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Villar_Dora-Castello.jpg

Data compilazione scheda:
2/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Villar Dora (TO) : Cappella di San Pancrazio

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Storia del sito:
La cappella fu edificata su un basso colle, al limitare dei boschi di castagni, là dove comincia la brughiera e lo sperone del monte la Seia degrada verso la Dora. Il colle segna il confine tra i paesi di Villar Dora e Novaretto.
In origine vi era un pilone votivo a pianta quadrata, ingrandito successivamente con l’aggiunta di un secondo ambiente e affrescato nel XV secolo. La cappella, nella parte dell’abside, risale probabilmente al secolo XI; l’ampliamento è del XV-XVI.

Descrizione del sito:
L’aspetto esterno della cappella è molto semplice, intonacata, con tetto a capriata. In questa cappella il 12 maggio la comunità di Villar Dora festeggia san Pancrazio martire, il cui culto è molto antico in paese.
Gli affreschi che adornano l’interno dell’edificio, risalenti probabilmente alla prima metà del 1400, raffigurano nella parte absidale la Madonna seduta su uno scranno con un garofano in mano e il Bambino in braccio, circondata da due santi: Pancrazio con la palma del martirio e Giovanni Evangelista. Sui muri laterali sono dipinti altri santi: un vescovo (forse san Giovanni Vincenzo, l’eremita della vicina Celle di Caprie, già vescovo di Ravenna) e san Bernardino.

Informazioni:
Comune, tel. 0119350231

Links:
https://www.comune.villardora.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere

https://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/villar-dora/cappella-di-san-pancrazio

Fonti:
Notizie dai siti sopracitati. Immagine in alto dal sito del Comune; in basso dal sito al n° 2.

Data compilazione scheda:
3/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Villarbasse (TO) : Torrazzo o torrione

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Storia del sito:
La costruzione è gia citata in atti pubblici del 1277.
Fu costruita dai Pertusio di Avigliana che avevano ottenuto il feudo di Villarbasse dai conti di Savoia. Nel Trecento il feudo passa a Giacomo d’Acaja, signore del Piemonte, il quale ne scambia la proprietà con il fratello Tomaso, vescovo di Torino. Il Torrione (Torrazzo) e i terreni circostanti diventano così feudo dei Vescovi di Torino, rimanendo estranei alle successive vicende sabaude. Tra il 1390 ed il 1400, mentre risiede a Villarbasse il vescovo Giovanni di Rivalta, il Torrione viene ristrutturato e rialzato di un piano. Tra il 1420 ed il 1438 viene costruito accanto alla torre  un “palazzo nuovo”, più comodo e moderno, che è tuttora l’abitazione degli attuali proprietari; da allora il Torrione non fu più abitato stabilmente. Documenti d’archivio del 1439 registrano che Ludovico Romagnano (il vescovo di Torino ai tempi del miracolo del SS. Sacramento, del 6 giugno 1453) cede il Torrione ad Amedeo di Chignin. Nel 1542 l’arcivescovo Innocenzo Cibo investe Giovanni Avogadro del Bosco con il titolo signorile “del Torrione”. Nel 1572 il Torrione passa dagli Avogadro a Giovanni Angelo Porporato de’ conti di Luserna.
Nel corso dell’Ottocento il Torrione è oggetto di diversi passaggi di proprietà, fino a quando, nel 1871, viene acquistato da Giuseppe Durando, ai cui discendenti appartiene ancora oggi.

Descrizione del sito:
Il Torrazzo è una torre medievale magnificamente conservata. Ha pianta rettangolare e muri con spessore di due metri alla base: nato con evidenti funzioni difensive per i signori e possibile rifugio per la popolazione locale. È costruito in pietra grezza e ciottoli di fiume disposti in parte senza schema e in parte a spina di pesce. In origine era alto 12,5 m. e dotato di merli guelfi. Vi si accedeva tramite un ponte mobile in legno (quello attuale è in muratura, ma poggia su pilastri originali) che superava il fossato tuttora esistente. Nella ristrutturazione vescovile di inizio XV secolo il’edificio viene sopraelevato di un piano, riempiendo con pietrame la merlatura precedente (di cui sono visibili tracce) e costruendo il resto in laterizio, materiale che meglio si addice ad un edificio di rappresentanza. Vengono anche costruiti i belfredi e le cornici delle finestre. La nuova merlatura è “a penna” di tipo ghibellino. Il terrazzo era dotato di un camminamento di ronda articolato su tutto il perimetro della costruzione. A metà del XV secolo il Chignin provvede alla copertura con un tetto, che sarà rimosso solo nel 1974, ridando al Torrione l’aspetto originario.
La ristrutturazione di metà XVI secolo riguarda principalmente la ridisposizione degli ambienti interni e l’intonaco delle pareti che purtroppo copre decorazioni ed affreschi precedenti; la scala in legno viene rifatta in muratura, e risale probabilmente a quel periodo il soffitto del piano terreno, in legno a cassettone.
Tra gli elementi di interesse sulle facciate rimangono: un quadrante solare per la lettura delle ore mattutine situato sopra il portale di ingresso e una meridiana per la lettura delle ore pomeridiane, naturalmente orientata a mezzogiorno.

Sono stati eseguiti rilievi da parte della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (autori Carlo Fenoglio, Claudio Gerenzani e Francesco Ghironi, nell’ambito del Laboratorio di Restauro Architettonico tenuto dalla Prof.ssa Carla Bartolozzi).

Informazioni:
Il Torrione o Torrazzo  è di proprietà privata e si può ammirare esternamente salendo dal vicolo Barbera, non lontano dalla piazza del Municipio;  email: f.pennaroli@torrione.net

Link:
http://www.torrione.net/ita/start.html

http://www.comune.villarbasse.to.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=20077

Bibliografia:
Virginia Gozzi Brayda-Luciano Tamburini, “Palazzi e Case di Villarbasse”, Pro-loco Villarbasse 1994

Fonti:
Notizie dai sitio, dai testi sopracitati e dall’Archivio di Stato.
Fotografie dal sito http://www.torrione.net

Data compilazione scheda:
15/11/2006 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Livio Lambarelli – G. A. Torinese

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Villar Focchiardo (TO) : Riparo preistorico

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Descrizione del sito:
Nella campagna di scavo del 1984, il dott. Aureliano Bertone, con la collaborazione del Gruppo Archeologico Torinese, effettuò uno scavo su un’area di dimensioni ridotte ma che produsse risultati importanti per quanto riguarda la ricostruzione degli insediamenti preistorici nella bassa Valle di Susa. Situato su una rupe che sporge per circa 50 metri sul conoide di deiezione sul quale si è sviluppato l’attuale Villar Focchiardo, il sito s’inserisce in una strategia di insediamento già riscontrata nell’area ligure durante l’età del bronzo medio tardo dove la posizione arroccata sembra essere stata dettata da esigenze economiche più che militari

Descrizione dei ritrovamenti:
Vennero alla luce oltre 6000 frammenti fittili sui quali è stata condotta un’analisi strutturale e morfologica.
Tra gli oggetti più interessanti si segnala una tazza carenata che presenta il bordo piatto estroflesso ed il fondo piatto ombelicato. La decorazione di questa tazza procede a partire dalla base del ventre con due file parallele di coppelline separate da due ampie scanalature, e prosegue con due fasci di segmenti incisi a zig-zag, uno sul ventre e uno sulla carena. Caratteristiche del periodo sono le decorazioni a coppelle con il centro rilevato, le decorazioni a puntini impressi e il motivo inciso a denti di lupo fra segmenti paralleli (tipo Scamozzina-Monza). Di notevole interesse una piccola macina in gneiss locale (la cui presenza caratterizza il sito come insediamento e non come area cimiteriale), una scheggia di quarzo ialino ed un cristallo di quarzo latteo.

Luogo di custodia dei materiali:
Alcuni reperti sono visibili al museo di Chiomonte

Informazioni:
Il sito, denominato “Cara du Ciat”, è situato nel comune di Villar Focchiardo.  L’area archeologica non è visitabile.

Bibliografia:
L’insediamento dell’età del bronzo di Villar Focchiardo (1984), in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, n. 5, Torino 1986 (reperibile sulweb)
Segusium, n. 25, Società di Ricerche e Studi Valsusini, Susa 1988

Fonti:
Disegno di Aureliano Bertone.

Data compilazione scheda:
28 novembre 2000 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

Villar Focchiardo (TO) : Certosa di Banda e Certosa di Monte Benedetto

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Storia dei siti:
I monaci certosini giunsero in Valle di Susa alla Losa, nei pressi di Gravere, tra il 1189 e il 1191. Pochi anni dopo, nel 1197, chiesero al conte Tommaso I di Savoia di potersi trasferire a Monte Benedetto, sopra Villar Focchiardo, in quanto la prima sistemazione non soddisfaceva il loro desiderio di isolamento. La loro Regola infatti esaltava l’estraneità dal mondo della vita monacale, inducendo i certosini a collocare i propri monasteri in luoghi isolati. L’espansione fondiaria della certosa, promossa inizialmente dal conte Tommaso, continuò grazie alle numerose donazioni da parte di nobili valsusini e ad un’oculata politica di acquisti. I monaci certosini, che conducevano vita eremitica ciascuno nella propria cella, non svolgevano attività manuale; la gestione dei beni era affidata a conversi e salariati sotto la guida di un priore. Agli inizi del XV secolo le condizioni di vita della Certosa di Montebenedetto divennero precarie a causa dei frequenti straripamenti del rio della Sega e del rio delle Fontanelle che scorrevano ai lati della Certosa stessa. Dopo vari disastri susseguitisi negli anni, solo nel 1498 venne data l’autorizzazione del Capitolo Generale, ad abbandonare la Certosa per trasferirsi più a valle, a Banda (una grangia nata intorno al 1206). Il priore di Montebenedetto, non molto tempo prima del trasferimento, aveva infatti fatto costruire cinque celle e qualche edificio accessorio, ma già in precedenza, essendo Banda diventata molto importante ai fini produttivi e di servizio, si costruirono camere per i conversi, un chiostro (1435) e una piccola foresteria; senza dubbio la chiesa doveva essere adatta alle pratiche religiose dei conversi presenti, del priore e del procuratore quando vi si recavano. Con il trasferimento a Banda, altre costruzioni furono adattate agli usi certosini ma Banda non assunse mai l’aspetto di una Certosa ben definita, rimanendo molto simile alla configurazione di una Certosa primitiva e di una grangia. La particolare morfologia di questa grangia-Certosa la rende unica nel suo genere e ne rende importante la conservazione

Descrizione dei siti:
LA CERTOSA DI MONTE BENEDETTO I resti della certosa, limitati al nucleo principale e alla chiesa abbaziale, sono oggi di proprietà privata. La chiesa, un tempo ridotta a fienile, è stata recentemente fatta oggetto di un intervento di restauro da parte del Parco Orsiera-Rocciavrè, all’interno del cui territorio si trova oggi il complesso monastico. L’edificio è a una sola navata, ed è stato ampliato in fasi successive come rilevabile dalle tracce sulle pareti esterne. Nel complesso la chiesa è in stile romanico anche se non mancano alcuni particolari gotici. Il campanile è dell’inizio del XIII secolo. La certosa è oggi ridotta a rustico mentre delle celle non resta più traccia. Le linee architettoniche essenziali, concretizzano gli ideali di povertà e distacco dal mondo dello spirito certosino. Sopra quello che fu l’ingresso principale, oggi murato, è visibile un affresco quattrocentesco rappresentante la Vergine col Bambino venerata da alcuni monaci. Poco più a valle della certosa sono situati i ruderi della correria, i locali che erano riservati ai conversi e ai salariati.

LA CERTOSA DI BANDA Attualmente la Certosa di Banda, abitata da pochissimi privati, si presenta divisa in tre nuclei, disposti a semicerchio: la chiesa, i resti del chiostro e di alcune celle. Arrivando dalla mulattiera da Villarfocchiardo si incontra un cortile rurale attorniato da fabbricati. Di questi il più antico è quello disposto sul lato nord caratterizzato dalla presenza di una grande finestra con montanti e architrave in pietra, databile al XIII secolo e i cui spigoli murari sono rinforzati da grossi elementi orizzontali in pietra da taglio. Ad ovest e visibile un portico, sottostante ad un primo piano a cui si accede da una scala in pietra. Dal lato sud del portico, attraverso un arco a tutto sesto, si entra in un’ala di chiostro dissestata rispetto al porticato, con archi sorretti da pilastri poggianti su un muro continuo. Esisteva fino a qualche anno fa una finestrella della “ruota”, che probabilmente era quella della cella priorale. Quel che resta del porticato continua fino alla chiesa; verso ovest un’ala di chiostro cerca di compiere un quadrilatero, con pilastri che poggiano direttamente a terra, unici superstiti di quello che doveva essere un portico. L’ala del portico claustrale gira verso est dove diventa un corridoio chiuso e buio: poco più avanti la parete della chiesa che lo costeggia si apre con la porta del coro dei padri, preceduta da un tratto di corridoio a volta. La chiesa, in stile romanico, orientata, costruita tra il 1200 e il 1250 su un roccione strapiombante, è ad unica stanza ad abside piatta con la presenza di una bella finestra trilobata, coperta da una volta a crociera gotica, con costoloni poggianti su colonne addossate, i cui capitelli portano decorazioni antropomorfe fortemente espressionistiche, e ciò in violazione del divieto del Consiglio Generale di raffigurare “imagines curiosae”. La facciata della chiesa è aperta da una finestra molto rimaneggiata; non vi è portale d’ingresso. L’interno della navata è occupata da un coro ligneo semplicissimo con stalli chiusi da baldacchini profondi, appoggiato alle pareti, di cui è stata ipotizzata la provenienza da Montebenedetto. Si tratta di un’opera notevole di un intagliatore franco-piemontese della seconda metà del XV secolo. La chiesa era ricca di arredi trasferiti successivamente in altre sedi, come il trittico della Madonna con Bambino e i santi Ugo di Lincoln e di Grenoble, della fine del XV secolo, ora nella cattedrale di San Giusto a Susa. Alcune celle si trovano in fondo al corridoio, disposte sfruttando ogni possibilità di disposizione; privilegiano l’altezza più che la superficie in piano, munite come sono di un primo piano, come di norma; probabilmente altre celle dovevano trovarsi dietro l’abside della chiesa, volte verso valle. Nel 1642 il monastero fu infine soppresso e incorporato nel patrimonio della Certosa di Collegno.

Il paese di Villar Focchiardo, centro di antica origine, feudo dei visconti di Torino, conserva la casa-forte (sec. XI) di cui restano considerevoli resti, il castello dei Carroccio e i resti della casa-forte di Roland.

Informazioni:
Dal paese e si seguono le indicazioni per le Certose (è possibile raggiungerle in macchina o tramite un sentiero in mezzo al bosco). Ente di gestione aree protette Alpi Cozie, Uffici di Bussoleno Tel. 0122.47064 e-mail: parco.orsiera@ruparpiemonte.it

Links:
http://www.cartusia.it/home.html

http://www.rupestre.net/archiv/cult2.htm

http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-vfocchiardo2 Monte Benedetto

http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-vfocchiardo3 Banda

Bibliografia:
AA.VV.(a cura della Regione Piemonte), Guida alla Certosa di Monte Benedetto e al parco dell’Orsiera-Rocciavré, CDA Centro documentazione alpina, Torino 1995

Fonti:
Il testo della presente scheda è tratto nel 2004 dalle pagine internet del Gruppo Cartusia (http://www.geocities.com/cartusia/S800/prima.html, sito risultante chiuso nel 2014) e del Gruppo Ricerche Cultura Montana (www.rupestre.net)
Immagini dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
28 settembre 2003 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gabriella Monzeglio – Gruppo Archeologico Torinese

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Venaus (TO) : Chiesa di San Biagio e Sant’Agata

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Storia del sito:
Venaus ha origini preromane; il nome è citato per la prima volta nel testamento di Abbone, fondatore dell’abbazia della Novalesa nel 726 e governatore franco della Moriana e di Susa. Da quel momento Venaus viene infeudato a Susa e ne segue le sorti. Venaus si trova sul tracciato della strada “Reale”, fatta costruire dai Savoia nel 1752.
La chiesa parrocchiale di Venaus, così come la si vede oggi, è del 1909, ed è stata realizzata in stile neoromanico-gotico, ma l’edificio era già stato ricostruito nel 1660 sulle rovine di una chiesa romanica.
Nella ricostruzione Novecentesca sono state inglobate parte degli edifici preesistenti, conservando affreschi e opere di varie epoche, dal XIV al XX secolo. Originale è rimasto il campanile.
A Venaus vi è anche anche l’Oratorio di San Rocco, che conserva sulla facciata un affresco tardogotico.

Descrizione del sito:
Il CAMPANILE della Parrocchiale, nello stile romanico del Delfinato tipico dell’Alta Valle di Susa, è formato da una solida torre quadrata sormontata da una cuspide e tre dei suoi lati sono solo parzialmente visibili perché coperti dalla chiesa novecentesca che vi è stata addossata.
Gli AFFRESCHI del XIV secolo, originariamente esterni all’edificio sulla parete della chiesa romanica, si trovano ora sulla parete che divide la navata centrale da quella di sinistra; illustrano le Storie della vita di Cristo.
All’interno della chiesa vi sono opere lignee di varie epoche: le più antiche sono il gruppo del Calvario che, per analogia con altri gruppi presenti sia al di qua sia al di là del Moncenisio, si pensa che dovesse dominare, dal trave dell’arco trionfale, il presbiterio dell’antica chiesa (probabilmente nel 726, anno di fondazione dell’Abbazia di Novalesa, Venaus aveva già una sua chiesa). Il Cristo è assai più antico delle due statue della Vergine e di S. Giovanni: risale infatti al Quattrocento, mentre le altre sono del XVII secolo.
La chiesa conserva inoltre una serie di dipinti della fine del Seicento e del Settecento. Con il restauro novecentesco è stata inglobata nella chiesa la seicentesca “Cappella del SS. Sacramento”, che anticamente le era attigua.

Informazioni:
Tel. 0122.50118

Link:
http://www.comune.venaus.to.it

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
01/06/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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