Torinese e valli di Lanzo

Rivalta (TO) : Castello degli Orsini

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Storia del sito:
vedi Comune di Rivalta

Descrizione del sito:
L’interno della corte mostra un’affascinante commistione tra gli elementi medievali autentici e quelle aggiunte, settecentesche prima e neogotiche poi, che hanno contribuito nel tempo a conferire all’insieme l’aspetto della villa di campagna: piccoli loggiati, finestre ad arco e la torre con bertesche aggettanti testimoniano della moda del tempo del Brayda e del D’Andrade.
A sud, il torrione rettangolare, rappresenta sicuramente la parte più antica del castello, precedente alla stessa cinta muraria. La sua struttura rispecchia le caratteristiche tipiche del “mastio” o “dongione”, posto normalmente in posizione dominante rispetto agli altri edifici del castello. Nonostante la prima menzione del Castello sia del 1062, gli elementi costruttivi del torrione orienterebbero verso una datazione leggermente più tarda: la tessitura muraria presenta infatti piani di posa regolari, realizzati prevalentemente in ciottoli di fiume posati a “spina di pesce”, con fasce marcapiano e decorazioni in cotto, secondo una tecnica costruttiva che si afferma meglio intorno al XII secolo.
Il castello, nato  con funzioni prevalentemente difensive, con asse maggiore est-ovest, in osservazione della strada verso Piossasco e verso la val Sangone, presenta ora caratteri più marcatamente residenziali, prevalsi probabilmente nel momento in cui gli furono addossate le mura e nella parte inferiore ricavata una elegante cappella, con volte gotiche nervate raccolte da lesene aggettanti. Le pareti conservano tracce di affreschi, purtroppo molto deteriorati, tra cui una crocefissione in posizione sovrastante l’altare: le caratteristiche delle aureole, realizzate in stucco a rilievo, orienterebbero verso una datazione intorno al XIII secolo, che troverebbe ulteriore conferma nella decorazione a stelle dorate delle lunette soprastanti la zona presbiteriale, nota in ambito piemontese nello stesso periodo.
L’insieme degli ambienti della zona residenziale del castello conserva in alcuni casi volte a cassettoni, tappezzerie e decori di ispirazione neogotica, e testimonia l’evoluzione dell’edificio che oggi conta tre piani fuori terra e un piano sotterraneo con ghiacciaia, avvenuta per aggregazione intorno al corpo della torre settentrionale. Il complesso si dispone intorno ad un cortiletto interno che, nonostante le tracce di innumerevoli rifacimenti e l’aggiunta di una scala esterna, conserva un fascino tipicamente medievale, rafforzato dalla presenza di un pozzo centrale con vera decorata da una scritta in caratteri gotici.  Sulla parete occidentale si notano le tracce di una porta, ora tamponata, sormontata da un arco con decorazione in cotto a losanghe, tipica dell’architettura piemontese di XIII-XIV secolo.
Oltre a due dipinti in stile neogotico, raffiguranti san Giorgio e san Michele Arcangelo e ispirati a pitture presenti nel castello di Fénis (AO), il cortile conserva una lapide dedicata a Honoré De Balzac che ricorda il passaggio dello scrittore francese, che qui soggiornò nel 1836, ospite del conte Cesare Benevello, interessante figura di intellettuale e mecenate che acquistò il Castello dall’ultimo dei conti Orsini nel 1823 e ospitò anche Massimo d’Azeglio, che ricorderà Rivalta nelle lettere alla moglie, in alcuni quadri e nel suo libro I miei ricordi.
Uscendo nuovamente nel parco attraverso un corridoio con un’elegante pavimentazione in mosaico veneziano, si costeggia la manica occidentale, realizzata in una più recente fase di aggregazione costruttìva e addossata all’interno della cinta muraria medievale. La manica è conclusa sulla sua estremità meridionale dalla cappella settecentesca.  Sul retro della manica occidentale, si costeggia l’alto muro di contenimento che delimita la parte inferiore del parco e vicino all’accesso al cortiletto delle scuderie si nota l’attacco delle mura del ricetto, ancora oggi perfettamente leggibile nel tessuto urbano, costruito a protezione del borgo tra XIII e XIV secolo, quando ormai il castello rappresentava il fulcro della vita del paese e il suo riferimento politico e amministrativo era ormai consolidato, nonostante la concessione degli Statuti, avvenuta nel 1297.
Dopo quattro anni  di lavori di restauro, l’edificio  sarà destinato  a biblioteca, spazi per mostre, ristorante ecc.

Informazioni:
via Orsini, 7 – Tel. 0119045557/85/86


Link
:
Comune di Rivalta

Bibliografia:
Gallo, L. e Martino, E., La «vie de château». Il castello di Rivalta tra Ottocento e Novecento, Comune di Rivalta di Torino, 2012

Fonti:
Foto in alto da www.parcopotorinese.it,  foto in basso dal sito del Comune di Rivalta.
Testo tratto dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
17 marzo 2016

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

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Venaria Reale – Mandria (TO) : Cappella di San Giuliano

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Storia del sito:
La cappella di San Giuliano si trova all’interno del Parco Regionale della Mandria, in territorio di Druento, in prossimità della cascina Rubbianetta. Qui esisteva un borgo eretto in comunità indipendente appartenente al viscontado di Baratonia con una popolazione dedita soprattutto all’agricoltura e al commercio del legname di cui erano ricchi i boschi circostanti.
Secondo Monsignor Della Chiesa, scrittore di Patrie Storie nonché vescovo di Saluzzo, il nome Rubbianetta deriverebbe da un’antichissima famiglia detta “Rubineta”, ma non è da escludere che possa derivare dal latino Robur – roboris, cioè rovere, e che quindi volesse indicare un territorio coperto da boschi di querce, gli stessi che ancora oggi crescono folti nei suoi pressi. Il borgo Rubbianetta fu posto sotto la protezione di San Giuliano martire in onore del quale fu edificata la Chiesa omonima. Nel 1594 la giurisdizione religiosa su San Giuliano fu affidata alla parrocchia di Druent: da allora il parroco di Druento ebbe la totale amministrazione della parrocchia di Rubbianetta e si chiamò Prevosto di Druent e Curato di Rubbianetta; la nuova parrocchia, unione delle due, si chiamò parrocchia di Santa Maria della Stella e S. Giuliano in Rubbianetta e portò questo nome fino al 1986, anno in cui l’Ordinario Diocesano di Torino decretò che si sarebbe chiamata solamente più Santa Maria della Stella.
Gli anni dal ‘500 all’inizio del ‘600 furono caratterizzati da liti e pendenze su questioni legate ai confini tra i territori di Druent e quelli di Rubbianetta; dopo la grave pestilenza del 1612 che decimò la popolazione e una lite con i signori Provana legata alla onerosità delle imposizioni fiscali iniziò una lenta e irreversibile decadenza della Comunità della Rubbianetta i cui abitanti si spostarono oltre il Ceronda per dare vita all’attuale paese di Druento. L’utilizzo stesso della chiesa diminuì ma si mantennero gli appuntamenti tradizionali del 28 agosto, giorno di San Giuliano, e del 18 aprile, annuario della consacrazione della chiesa.
Una piccola ma significativa ripresa dell’attività religiosa coincide con là costruzione della cascina Emanuella, l’attuale Rubbianetta, dedicata da Vittorio Emanuele II al figlio Emanuele Alberto avuto dalla Rosa Vercellana. In tale cascina si sviluppò una importante attività di allevamento dei cavalli finalizzata a rifornire l’esercito e successivamente a produrre cavalli di gran razza per competizioni di corse internazionali.

Descrizione del sito:
L’impianto tardoromanico originario della Cappella di San Giuliano, risalente alla fine del XII secolo, ha subìto trasformazioni ed ampliamenti a partire dalla metà del secolo tredicesimo.
In un periodo che si pone intorno al 1440 viene realizzata l’abside poligonale in laterizio contestualmente all’arco trionfale a sesto acuto che separa il transetto dalla navata e ai due tratti di muro che congiungono i punti di innesto dell’abside con le pareti laterali.
Gli interventi secenteschi riguardano l’erezione della facciata barocca, tripartita e cadenzata sull’impianto architettonico e il modesto controsoffitto ligneo a doghe di pioppo, poi ripreso nel Novecento, in sostituzione del soffitto a cassettoni che nel Quattrocento completava la navata.
Al secolo XV, firmati da Giovanni Marcheto, sono databili gli affreschi interni della Cappella, raffiguranti San Sebastiano, Sant’Antonio, San Francesco, Sant’Anna, Sant’Antonio Abate, il Beato Antonio Neirotti di Rivoli, San Pietro, San Giovanni Battista, San Giacomo Maggiore, San Grato. I resti, purtroppo molto rovinati, di affreschi presenti sulle pareti dell’abside risalgono alla seconda metà del 1600 e sostituiscono dipinti precedenti, forse cinquecenteschi.
La trave lignea porta un crocifisso dipinto su tavola di sapore iconografico bizantino (periodo Tre-Quattrocentesco, superstite di un trittico ligneo di cui le parti laterali sono state trafugate.
Gli interventi di restauro e consolidamento strutturale realizzati consistono nel ripristino delle parti ammalorate e nella sostituzione di alcune di esse dove si è reso necessario; in particolare si è proceduto al rifacimento del tetto, al risanamento statico-strutturale del fabbricato e delle sue pertinenze murarie (l’antico perimetro di Cinta del Ricetto), al restauro delle superfici murarie interne e alla revisione dei pavimenti. Sono stati inoltre restaurati gli arredi della cappella, la Pala dell’Icona (tela dipinta a olio della metà del XVII secolo), l’altare ligneo, l’acquasantiera in pietra, la trave lignea decorata, le panche e le superfici pittoriche affrescate con eliminazione parziale degli intonaci ottocenteschi in modo da valorizzare l’impianto pittorico quattrocentesco enucleandolo dal contesto circostante che ripropone l’originale superficie muraria in ciottoli e laterizi. L’impiego della luce artificiale debitamente indirizzata mira ad accentuare il risalto delle scene pittoriche facendole emergere con forte contrasto cromatico dall’intorno circostante mantenuto prevalentemente in oscurità.

Informazioni:
Ente di gestione delle Aree Protette dell’Area Metropolitana di Torino, V.le Carlo Emanuele II, 256 – 10078 Venaria Reale (TO) – www.parks.it/parco.mandria o www.parchireali.gov.it – Tel. 011/4993381 – 011/4993311 info@parcomandria.it

Link:
http://www.parks.it/parco.mandria/mappa.interattiva/14.html

http://www.parchireali.gov.it/parco.mandria/punti-interesse-dettaglio.php?id_pun=1066

Fonti:
Fotografia in alto archivio GAT, in basso da www.parchireali.gov.it

Data compilazione scheda:
20/02/2005 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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Usseglio (TO) : Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti

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Storia del Museo:
Il museo, sorto in via sperimentale nel 2002, oltre al lavoro di ricerca, valorizzazione e catalogazione, provvede alla manutenzione, alla sicurezza e all’integrità dei beni culturali e ambientali presenti sul territorio.
Il museo è sito in un antico complesso monumentale, che comprende vari edifici: l’antica parrocchia cimiteriale dell’Assunta, ricostruita nel 1635 e ampliata nel XVIII-XIX secolo; il campanile di origine romanica, che risale al secolo XI o XII e ha mantenuto solamente i due piani inferiori della costruzione originaria; il portico detto «Ala», del 1768, la cappella-oratorio della confraternita, già esistente nel 1547.
Museo consta di sei sezioni: archeologia rupestre; archeologia mineraria e storia delle risorse economiche; scienze naturali e ambientali; storico-artistica; vita, cultura, lavoro e tradizioni locali; didattica.

Descrizione delle collezioni:
Le collezioni del Museo comprendono attualmente una raccolta faunistica, una botanica, una di riproduzioni di funghi, una mineralogica e materiali e pannelli didattici su alcune delle attività tradizionali e sulla storia del territorio.
La sezione dedicata all’archeologia rupestre comprende alcune espressioni grafiche rupestri, su pietra o su legno, recuperate nel territorio comunale. Il Museo ospita inoltre due mostre documentarie permanenti sulla ”Archeologia mineraria a Usseglio» e sull’ «ARCHEOLOGIA RUPESTRE A USSEGLIO E NELLE VALLI DI LANZO».

Descrizione dei ritrovamenti:
Già pertinenza dell’omonima cappella di Malciaussìa almeno dal 1843, il BASSORILIEVO IN PIETRA ollare del sec. XV rappresentante s. Bernardo di Mentone (o d’Aosta) che tiene avvinto il diavolo, rappresentato come una piccola figura con i piedi palmati.

Incisioni preistoriche si trovano nel “Vallone delle lance”.

LOSONE GRAFFITO (in frazione Panetto): posto in una zona di probabile antichissimo insediamento, è un grande lastrone di pietra che sulla superficie presenta segni antropomorfi e cruciformi, coppelle, affilatoi e simboli rituali.

Collegamenti con altri Musei:
Nel Museo delle Genti delle Valli di Lanzo a Ceres si trovano calchi delle incisioni rupestri della zona, vedi scheda.

Informazioni:
Nel Complesso Monumentale; tel. 0123 83818 oppure 338 61.84.408 ; e-mail: museocivicoalpinousseglio@antropologiaalpina.it

Link:
http://www.antropologiaalpina.it/museocivicoalpinousseglio.htm

Bibliografia:
Sulle incisioni rupestri della zona: Usoei, Uxellos, Usseglio, a cura della Pro Loco Usseglio, Neos Edizioni 2003
DRAPPERO N. 1973. Usseglio, III: Incisioni rupestri. Cirié: Capella.
DRAPPERO N. 1974. La roccia dei giochi presso Andriera (m 1568) di Usseglio. Bulletin d’Études Préhistoriques Alpines VI: 179-184. Aosta: Société de Recherches et d’Études Préhistoriques Alpines
DRAPPERO N. 1977. Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce. Torino: Scaravaglio
FEDELE F. 1977. Presentazione. N. Drappero, Usseglio, IV: Altri segni sulle rocce: 7-11. Torino: Scaravaglio

Fonti:
Fotografie e notizie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
16/07/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Usseglio (TO) : Are Romane

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Storia e descrizione del sito:
Il toponimo, presente nella forma Uxeillo in documenti del 1224, Uxello nel 1269, nonché Uxellis nel 1288, viene fatto risalire al celtico uxeilos, col significato di “alto”, “sublime”, L’origine di Usseglio è antica. A testimoniare il fatto che già in epoca imperiale romana esistevano insediamenti nella zona, di nome Ocelum, sono state ritrovate, oltre a numerose monete, due ARE VOTIVE.
La PRIMA ARA, che fu rinvenuta sopra Bellacomba, ai piedi del colle di Arnas, reca scritto : “HERCULI M. VIBIUS MARCELLUS”. La famiglia dei Vibi era illustre, la scritta probabilmente è il ringraziamento per un felice transito alpino. L’ara è databile al II secolo a.C.
La SECONDA ARA fu rinvenuta nel 1850 nei pressi della cappella di San Desiderio e reca inciso “..OVI OP(TIMO) M(AXIMO) CLODIUS CASTUS VECATI F(ILIUS) VETERANUS V(OTUM) S(OLVIT) L(AETUS) L(IBENS) M(ERITO) MIL(ITAVIT) AN(NOS) XXVI” che significa: A Giove Ottimo Massimo da parte di Claudio Casto figlio di Vecato e veterano, che scioglie il voto contento e soddisfatto, avendo servito nell’esercito per 26 anni. L’ara è databile tra la fine del I sec a.C. e l’inizio del I sec. d.C. Oggi è collocata sulla facciata della Cappella di San Vito.

CAPPELLA DI SAN DESIDERIO: situata su un’altura presso la frazione Piazzette, è la più antica della valle di Viù e forse la primitiva parrocchia di Usseglio. La sua presenza è testimoniata da un documento del 1168, quando fu ceduta dal vescovo di Torino Milone di Cardano, che teneva signoria sulle Valli, a Simeone, abate di s. Giacomo di Stura. Rimaneggiata nei secoli, è in corso di restauro.

Informazioni:
Un’ara dedicata a Ercole è murata sulla facciata dell’antica parrocchiale dell’Assunta, la seconda, dedicata a Giove, è oggi collocata davanti alla cappella di San Vito in borgata Piazzette.

Link:
http://www.antropologiaalpina.it/MCA/ARCHEOLOGIA%20RUPESTRE/poster15.htm

Bibliografia:
Usoei, Uxellos, Usseglio, a cura della Pro Loco Usseglio, Neos Edizioni, Usseglio TO, 2003

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra citato.

Data compilazione scheda:
04/10/2007 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Trofarello (TO) : Chiesa di San Pietro di Celle

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Storia del sito:
L’esistenza di un edificio plebano è attestata per la prima volta nel documento con cui Federico I nel 1159 conferma al vescovo Carlo “curtem de Cellas cum castello, districto et plebe”. In questo periodo il vescovo di Torino esercitava la sua giurisdizione sulla corte, il castello e la pieve di San Pietro e probabilmente tali diritti erano già contenuti in un diploma ottoniano del 981, che concedeva alla chiesa torinese tra le altre corti anche quella di Celle. Il titolo dell’edificio plebano viene riportato solo più tardi in un documento dell’inizio del XIII secolo (1218), in cui viene citato un “dominus Saxel, plebanus ecclesie Sancti Petri de Cellis”. Non sembra, a differenza di quanto sostenuto da alcuni autori, che la pieve di San Pietro abbia subito interferenze monastiche. Essa rimase sempre soggetta alla giurisdizione del vescovo di Torino, il quale si limitò a concederla in avvocazia (protezione esercitata dal signore feudale nei confronti dei beni della pieve) ai signori di Trofarello. La facoltà più importante del patrono di una chiesa era quella di presentare all’autorità diocesana il chierico prescelto per ricoprire l’ufficio vacante. San Pietro di Celle era l’antica chiesa parrocchiale del borgo di Celle. Le lotte fra i Comuni di Chieri e Testona provocarono il progressivo abbandono di molti piccoli centri abitati indifesi sulla collina torinese, mentre i conti Vagnone aumentarono il loro potere politico e il loro territorio: così tra il XIII e il XIV secolo attorno al loro castello in Trofarello crebbero le case ed anche la chiesa che con il tempo sostituì la pieve di San Pietro di Celle. San Pietro mantenne il titolo plebano fino alla metà del XIV secolo, quando infatti venne sostituita dalla chiesa dei SS. Quirico e Giulitta di Trofarello. Nel cattedratico (elenco delle chiese che pagavano un tributo al vescovo) del 1386 S. Pietro è ridotta al rango di “ecclesia”, descritta come “antica sede di pieve” ed enumerata fra le chiese dipendenti da S. Maria di Chieri

Descrizione del sito:
L’edificio di San Pietro Celle sorge su un poggio a nord ovest della chiesa di Santa Maria di Celle. Della costruzione originaria restano solo, molto alterate, l’abside e l’absidiola sinistra, mentre la terza abside a sud venne barbaramente distrutta. La muratura originale è composta da filari di grossi conci di arenaria, alternati a file di mattoni disposte a spina di pesce. Annesso alla chiesa si trova ora un robusto corpo di fabbrica rettangolare, decorato con formelle gotiche in cotto. In base ai caratteri stilistici e soprattutto per la presenza del loggiato cieco dell’abside maggiore, che precede stilisticamente gli archetti pensili in cotto o in arenaria caratteristici del romanico lombardo, la chiesa, o meglio ciò che ne rimane, è stata datata all’inizio del XII secolo. Nell’alto dell’abside centrale si aprono per ogni campo tre fornici ciechi con piedritti formati da colonnette tozze di arenaria e cotto sormontate da capitelli scolpiti, che purtroppo l’inclemenza del tempo e degli uomini ha ormai irrimediabilmente sfigurato. Nel muro sottostante si aprono strette finestrelle arcate con forte strombatura. Nell’abside laterale di sinistra archetti ciechi sostituiscono i fornici di quella centrale. Del muro di facciata rimane solo un tratto ove è visibile una delle due mezze colonne, che la dividevano in tre parti.

Informazioni:
Sulla collina tra Moriondo (frazione di Moncalieri), Trofarello e Revigliasco – da Moriondo (frazione di Moncalieri) si dovrà percorrere Via San Pietro verso Revigliasco per circa 1,5 chilometri, seguendo la strada asfaltata e ignorando le deviazioni sterrate laterali fino a raggiungere cascina S. Pietro.

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Link:
http://www.archeogat.it/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/celleSP.htm

Bibliografia:
G. CASIRAGHI, La Diocesi di Torino nel Medioevo, BSS 196, Torino 1979
A. A. SETTIA, Insediamenti abbandonati sulla collina torinese, in “Archeologia Medievale”, II (1975)
G. CASSANO, A proposito di San Pietro di Celle, in “Boll. SPABA” XVI (1930)

Fonti:
Fotografia archivio GAT.

Data compilazione scheda:
10 ottobre 2000 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

Trofarello (TO) : Chiesa di S. Maria di Celle

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Storia del sito:
Il 5 dicembre 1318 Guglielmo di Revigliasco è nominato “rector ecclesie Sancte Marie de Cellis” dal prevosto del Capitolo della cattedrale di Torino, che aveva su di essa il diritto di collocazione (o collazione – diritto di nomina). Si tratta della più antica attestazione documentaria della chiesa di S. Maria. Non è certa l’epoca della prima costruzione dell’edificio. Dallo stile architettonico del campanile, che però presenta evidenti tracce di rifacimenti, può essere databile alla seconda metà del XII secolo o più verosimilmente al XIII secolo. Da recenti studi sarebbero stati i Vagnone, signori di Trofarello, a promuoverne la ricostruzione nel XIII secolo, dal momento che questa famiglia signorile parrebbe molto legata alla chiesa di Santa Maria. Rimane qualche perplessità a questo proposito poiché il documento citato evidenzia che se vi furono interferenze laiche, queste sono da attribuire ai signori di Revigliasco e non a quelli di Trofarello. Non si puó infatti pensare che i Vagnone di Trofarello avessero fatto erigere la chiesa, se già nella seconda metà del secolo XII i signori di Revigliasco ottennero dai marchesi di Romagnano la giurisdizione sul castello di Celle e se nel 1318 rettore della Chiesa di S. Maria, significativamente definita “prope Ruviglascum”, era Guglielmo “ex dominis de Ruvigliasco”.

Descrizione del sito:
La chiesa, ad una navata, ricoperta da una volta a botte a sesto molto ribassato, ha perso ogni interesse architettonico. Il campanile invece, nonostante evidentissime tracce di rifacimenti e restauri costituisce la parte di maggior interesse dal punto di vista artistico della chiesa. È a tre ordini, di cui i primi due separati fra loro da una fila di archetti di cotto a tutto sesto e da una fascia a denti di sega, mentre verticalmente sono separati da una lesena. L’ordine superiore presenta due aperture a sesto acuto, separate da un pilastrino. Fra il secondo ed il terzo ordine è chiaramente visibile una differenza di spessore nelle murature denunciata da una risega esterna la cui esecuzione deve ritenersi contemporanea al restauro della torre. Santa Maria appare di epoca successiva a San Pietro di Celle, sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista dei materiali impiegati per la costruzione, sia per la tecnica muraria (mattoni a spina di pesce alternati a conci di arenaria per la chiesa di San Pietro; filari regolari di mattoni di fattura accurata per quella di Santa Maria). Ad una attenta osservazione il campanile presenta un particolare interessante: una lettera “T”, incisa sul montante di un archetto del lato nord. Il “Tau” era il segno distintivo dei “Canonici regolari (Frati Ospedalieri) di S. Antonio eremita” detti anche semplicemente “Antoniani”. Questa congregazione, fondata in Francia intorno al 1090, si dedicava alla cura dei malati, in particolar modo delle persone colpite da ergotismo, un’affezione cutanea dovuta all’ingestione di sostanze alimentari inquinate da segala cornuta. Gli ospitalieri di Sant’Antonio crearono numerosi luoghi di cura in Piemonte, di cui certamente il più famoso è Sant’Antonio di Ranverso sulla strada di Francia. Alcune chiese dell’alta Val Susa portano scolpito sui capitelli un “tau”, come Santa Maria, e ciò permette di supporre che vi fossero annessi piccoli ospedali antoniani. Numerosi quadretti votivi erano stati appesi nel corso degli anni alle mura della Chiesa, ma di questi ex voto non ne rimane che una piccola parte.

Informazioni:
Da Trofarello dirigersi verso la chiesa parrocchiale SS. Quirico e Giulitta imboccando Viale della Resistenza; seguire quindi le indicazioni: Santuario S. Maria di Celle. Parrocchia tel. 011 6497162

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 Links:
http://www.archeogat.it/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/celleSM.htm

Bibliografia:
FISSORE, I protocolli di Tedisio, docc. 209 e 210, pp.263-266, 5 dicembre 1318
G. CASIRAGHI, La Diocesi di Torino nel Medioevo, BSS 196, Torino 1979
A. CAVALLARI MURAT, Antologia monumentale di Chieri, Torino 1969, p. 20
A. A. SETTIA, Insediamenti abbandonati sulla collina torinese, in “Archeologia Medievale”, II (1975)
G. CASSANO, A proposito di San Pietro di Celle, in “Boll. SPABA” XVI (1930)

Fonti:
Foto archivio GAT.

Data compilazione scheda:
7 ottobre 2000 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

San Mauro Torinese (TO) : Chiesa di S. Maria in Pulcherada

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Storia del sito:
Nel 1420 la denominazione ufficiale della località nota come Pulchra Rada, che significa “bella spiaggia, porto (sul fiume Po)”, divenne “San Mauro”, in onore del Santo abate benedettino che, diretto in Francia, sostò presso l’abbazia nel VI secolo. L’attuale denominazione “San Mauro Torinese” risale al 1862.
L’abbazia benedettina sorse su un preesistente insediamento romano risalente al periodo di fondazione di Augusta Taurinorum (Torino) intorno all’VIII – IX secolo e divenne il nucleo centrale del primo centro abitato che si costituì intorno ad essa: a capo della comunità vi era l’abate che amministrava la vita religiosa e civile locale. ll primo documento che menziona l’Abbazia di Pulcherada è il diploma, in data 4 maggio 991, di fondazione del monastero benedettino di Spigno, ad opera di Anselmo I marchese di Saluzzo, e da esso risulterebbe che l’Abbazia di Pulcherada era stata precedentemente distrutta da “uomini cattivi” (i “Saraceni”), i quali nel 937, nel 951 e nel 954, scendendo dalla Valsusa, fecero incursioni nel Torinese, saccheggiando Susa e Torino e distruggendo l’antico monastero, coi suoi castelli di Pulcherada, Matingo, Albareto e Sambuceto (Sambuy). L’abbazia fu ricostruita in più fasi, sia su impulso del marchese Anselmo, che nel 991 la cita nel diploma ricordato, sia nei secoli undicesimo e dodicesimo. Il complesso subì rimaneggiamenti nei secoli tredicesimo e quattordicesimo. L’antico monastero medievale si estendeva sull’area ora occupata dagli attuali palazzo del municipio, giardino parrocchiale e chiesa di Santa Maria. Il monastero comprendeva nel suo recinto giardini, un mulino, un forno e attività artigianali varie. Intorno alla metà del 1500 la chiesa dell’abbazia si presentava ancora a tre navate. Nelle absidi delle navate laterali vi erano due cappelle, una delle quali dedicata alla Madonna.
A causa della posizione di confine tra Marchesato del Monferrato e Ducato di Savoia, i continui scontri armati tra le due casate provocarono un’inarrestabile decadenza e, nel 1474, l’abbazia venne soppressa e trasformata in “commenda”. Successivamente la chiesa cadde in stato di forte degrado, tanto che nel 1665 l’Abate Commendatario Petrino Aghemio, canonico della chiesa metropolitana di Torino, modificò radicalmente la forma primitiva della chiesa, rimpicciolendola e cancellando l’impianto basilicale della chiesa abbaziale, sopprimendo le due navate laterali. La navata destra fu distrutta per metà, mentre quella sinistra fu ridotta a corridoio. I due absidi terminali, con le loro finestrelle, furono conservati. Una di queste forma la cosiddetta sacrestia vecchia, mentre l’altra costituisce l’attuale sacrestia. Furono aperte grandi finestre rettangolari e fu costruito il voltone attuale, basso e pesante. Furono inoltre costruite le due attuali cappelle, una dedicata alla Madonna e l’altra a San Carlo. L’antica facciata medievale fu coperta dall’attuale facciata, che di pregevole ha soltanto il portale. Il campanile del XIII secolo, già mancante della cuspide terminale, non subì modifiche.
Il 20 giugno 1800 il Piemonte fu annesso da Napoleone alla Francia. Ciò comportò la confisca dei beni dell’Abbazia di Pulcherada: le cascine di Pescarito e della Braida e il palazzo abbaziale (l’attuale municipio) furono venduti. Ormai dipendente dall’Abbazia di S. Quintino di Spigno, l’abbazia di Pulcherada fu soppressa nel 1803 e la chiesa venne declassata a parrocchiale, i suoi beni confiscati e messi in vendita. Nel 1813 il prevosto dell’epoca, Bertoldo, sostituì l’altare di legno con uno in mattoni e marmo. Per far posto al nuovo altare fu abbassato il pavimento del presbiterio di quasi un metro, distruggendo la vecchia cripta medievale, dove si seppellivano i monaci, che fu riempita di macerie. In quella occasione fu anche realizzata l’attuale sacrestia nuova.
Della chiesa abbaziale primitiva, in origine dedicata a San Mauro ed ora a Santa Maria, rimangono pochi ma significativi resti: oltre al campanile protogotico (della prima metà del sec. XIII) e a una porzione della navata sinistra (sec. XI), si conserva l’interessante e antica abside centrale, costruita anche con mattoni romani.

Descrizione del sito:
L’attuale FACCIATA della chiesa è quella che risulta dopo i restauri del 1927, quando venne demolita quella del 1665. Durante i lavori tornò alla luce l’antica facciata romanica in pietre e mattoni, che presentava due finestre ogivali nelle parti laterali e una rotonda nel centro, con due lesene che si innalzavano per tutta la lunghezza della facciata. La vecchia facciata medievale fu tuttavia nuovamente coperta con una nuova e semplice facciata ad intonaco, che conserva tracce dell’antico nelle lesene e nelle finestre.
L’ABSIDE ROMANICA. Si rinvengono due fasi costruttive: la prima, forse carolingia, nella struttura muraria e nelle ampie finestre arcuate, e la seconda, della fine del secolo X, nelle lesene applicate e nella cornice di fornici a nicchie. Il muro esterno curvilineo dell’abside è diviso in sei campi da lesene, che nella loro parte inferiore, mediante risega, presentano maggior spessore. Sotto la cornice, formata da mattoni tagliati di sbieco, si aprono fornici o nicchie, tre per ogni campo limitato dalle lesene. Caratteristiche sono poi le grandi finestre arcate senza strombatura laterale, con armille di mattoni romani, che conferiscono alla parte inferiore dell’abside l’aspetto di una costruzione di epoca imperiale romana.
L’attuale sacrestia occupa ciò che rimane della navatella laterale sinistra, distrutta nel 1665 a seguito della trasformazione della chiesa voluta dall’abate Aghemio. Nel piccolo abside terminale si notano ancora alcune finestre a strombatura ed i muri perimetrali di grande spessore della chiesa.
IL CAMPANILE, alto e possente, è sproporzionato alla facciata della chiesa e alle esigenze di culto. Si ipotizza pertanto che esso sia stato eretto soprattutto con finalità belliche. Osservando la tessitura muraria si nota una fascia in cui il campanile romanico fu innestato sugli antichi ruderi del campanile distrutto dai Saraceni. La vecchia muratura è facilmente individuabile poiché più irregolare e ricca di grosse pietre. Sono particolarmente interessanti le decorazioni in mattoni che ne delimitano i piani ed il cornicione sommitale. L’arco di accesso all’originario monastero sostiene ora, a ridosso del campanile, una parte dell’edificio dell’attuale casa parrocchiale. Ai lati dell’arco, quasi nascosti nell’intonaco, si intravvedono i cardini del portone che un tempo separava il perimetro abbaziale dal centro abitato. Nelle pareti sono aperte alte monofore affiancate. Le cappelle interne sono del XVII secolo, altri arredi del XIX.

Descrizione dei ritrovamenti:
Nel Febbraio 2011, nel corso di restauri e scavi archeologici, sono state identificate diverse tombe con sepolture maschili longobarde; una cripta sotto l’abside; resti dell’antico monastero e, sotto uno stato di ridipinture del 1667 e del 1927, l’AFFRESCO del Cristo Pantocratore risalente a circa 900 anni fa, con una veste porpora entro una mandorla fra schiere di angeli: una scoperta di eccezionale valore.

Per aprofondire vedi allegato: Pulcherda-Storia-e-ciclo-pittorico_comune-sanmauro

Informazioni:
Tra via Municipio e via Matteotti. Parrocchia tel. 011 8221000

Link :
http://www.comune.sanmaurotorinese.to.it/index.php/la-storia.html

http://www.parcopotorinese.it/pun_dettaglio.php?id_pun=993

Bibliografia:
— La chiesa di Santa Maria di Pulcherada in San Mauro Torinese / Ricerca storico-bibliografica ed elaborazione testi di Bruno Fattori ; revisione testi e coordinamento grafico di Marisa Gilla ; foto a cura del gruppo fotoamatori AVIS San Mauro : Lorella Bai … [et al.! ; disegni di Lorella Bai e Marisa Gilla, San Mauro : AVIS_Comunale di San Mauro, stampa 1991.
CHIAPASCO E.; GARELLI S., L’Abbazia di Pulcherada in San Mauro Torinese: rilievo e indagini della Cappella della Madonnina. Rel. De Bernardi, Mauro and Chiabrando, Filiberto and Volinia, Monica. Politecnico di Torino, 2. Facoltà di Architettura, Corso di Laurea in Architettura (Restauro e Valorizzazione), 2010

Fonti:
Notizie dal sito al n° 2. Fotografie da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Santa_Maria_di_Pulcherada.jpg. Foto n°3  da http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/3/107064.html

Data compilazione scheda:
21 dicembre 2011 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Rivoli (TO) : Incisioni rupestri del Monsagnasco

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Storia e descrizione dei siti:
I più interessanti massi sono:
A) Il primo masso misura 190 x 90 cm, è un micascisto quarzoso, giacente sulla cresta sommitale della collina di Monsagnasco. Le incisioni sono : 61 coppelle, 4 canaletti, 1 vaschetta pediforme.
La superficie incisa è quasi piana, di forma grossolanamente triangolare, cosparsa di coppelle regolari e in molti casi consunte. Spiccano 6 coppelle maggiori (diametro massimo 9 cm). Di queste 6 due sono ovoidali, due unite da un canaletto ansato che sbocca al margine della superficie incisa, e due ultime (di cui una ovoidale) unite alla vaschetta maggiore da altri canaletti ansati. Tale vaschetta presenta una certa somiglianza con l’impronta di un piede, di dimensioni abbondanti. E’ la prima roccia segnalata in valle e in Piemonte, da Piolti nel 1881, nel corso di ricerche geologiche sulla collina morenica di Rivoli; presenta notevoli analogie con le altre rocce a coppelle scoperte in seguito nelle vicinanze.

B) Sulla cresta della collina di Monsagnasco, nei pressi della prima roccia, un masso di 140 x 110 cm, composto prevalentemente di quarzo con 19 coppelle medio-grandi, una in particolare raggiunge i 18 cm di diametro. Non si nota alcuna differenza tra la superficie interna delle incisioni e l’esterno: i margini delle incisioni sono completamente abbattuti, al punto da renderne difficile l’identificazione, e la naturale sfaldatura risulta uniforme in tutta la superficie esposta. Il masso è diviso in due piani da un gradino naturale. E’ stato scoperto da A. Santacroce nel 1968.

C) La roccia è posta quasi sulla sommità della collina morenica, in un pendio boschivo, misura circa 100 x 140 cm, e reca incise 51 coppelle, 4 coppelle grandi, 3 canaletti. Presenta una superficie granulare, con striature lungo l’asse orizzontale, nonostante ciò la fattura delle coppelle appare molto regolare, anche se la superficie interna denota la stessa scabrosità di quella esterna, a causa della consunzione naturale. Le quattro coppelle maggiori sono disposte a trapezio, e unite da canaletti. La disposizione non pare del tutto casuale, con le coppelle sistemate a ventaglio attorno a una delle quattro più grandi e allineate lungo direttrici curve. Scoperta dal GRCM nel 1986.

Informazioni:
ll Truc di Monsagnasco è una delle forme moreniche più antiche nell’Anfiteatro Morenico di Rivoli-Avigliana; in prossimità della sua sommità, seminascosti dalla vegetazione, vi sono vari massi erratici di piccole dimensioni, recanti numerose coppelle.
La mappa dà un’indicazione approssimativa della zona. Per approfondire vedi allegato  monsagnasco-provincia.torino


Links:
http://www.rupestre.net/archiv/ar1.htm

http://www.rupestre.net/archiv/ar2b.htm

http://www.rupestre.net/archiv/ar3.htm

http://www.provincia.torino.gov.it/territorio/file-storage/download/pdf/dif_suolo/geositi/villarbasse.pdf

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dalle pagine del sito www.rupestre.net  sopra indicate.

Data compilazione scheda:
11/07/2007 – aggiorn. maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A. Torinese

 

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Rivoli (TO) : Casa del Conte Verde

Rivoli Conte Verde

Storia del sito:
La CASA DEL CONTE VERDE prese questo nome dalla fine del 1300, secolo in cui il Conte Amedeo VI di Savoia, detto Conte Verde perché amava indossare abiti di questo colore, fece di Rivoli la sua dimora. In realtà non è certo che il Conte abbia avuto un legame con l’edificio.
La Casa comunque rivela una qualità architettonica elevata ed è situata nella parte più antica del centro storico, sulla via principale. L’edificio aveva funzione residenziale ai piani superiori e, al piano terreno, commerciale.
Il Comune di Rivoli dal 1980-82 è proprietario dell’edificio e ne ha curato il restauro dal 1982 al 1987 e ancora nel 1996 per la messa a norma come sede espositiva.

Descrizione del sito:
La facciata della Casa del Conte Verde si innalza su tre livelli sottolineati da cornici orizzontali.
Il piano terreno presenta un portico con volte a crociera e archi a tutto sesto sostenuti da pilastri con capitelli in cotto, in gran parte mutilati, e da botteghe con soffitto a cassettoni.
Al piano nobile l’abitazione padronale presenta un ampio salone con finestre centrali ad arco acuto affiancate da due finestre quadrate trasformate in porte e dotate di balconi in epoca imprecisata.
All’ultimo piano l’altana o loggia di servizio aperta su pilastrini circolari.
Sulla facciata formelle in cotto ornano gli archi del portico e le fasce marcapiano, alcune con elementi floreali tipicamente piemontesi, altre in stile prettamente gotico che indicano influenze d’oltralpe.

Informazioni:
Tel. 011.9563020; 011.9536809 ; email: cultura@comune.rivoli.to.it

Links:
http://www.casadelconteverde.it

http://www.comune.rivoli.to.it/interna.asp?idArea=210

http://www.comune.torino.it/museiscuola/propostemusei/toeprov/casa-del-conte-verde.shtml

Bibliografia:
Gioielli del Piemonte. Sette secoli di Palazzi e Dimore, a cura di Europiemonte, Alpi editrice, Torino, 2003

Fonti:
Fotografia da www.comune.torino.it

Data compilazione scheda:
30/05/2005 – aggiornam. maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A.Torinese

Rivoli (TO) : Antico Campanile di Santa Maria della Stella

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Storia e descrizione del sito:
L’antico campanile di Santa Maria della Stella è ciò che resta della “Antica Collegiata di Santa Maria della Stella” consacrata nel 1307 ed eretta in seguito al ritrovamento di un simulacro in legno raffigurante la Madonna con il Bambino.
Nel 1998 il massiccio campanile romanico, con monofore e bifore, è stato completamente restaurato, insieme con l’orologio settecentesco e la cuspide piramidale rifatta.

Il precedente campanile non va confuso con quello della “Collegiata di Santa Maria della Stella” che è un edificio del sec. XIII-XIV fortemente rimaneggiato nei sec. XVIII e XIX.
Era l’originaria chiesa del convento dei Domenicani e dal 1797 divenne la principale chiesa cittadina in sostituzione dell’Antica Collegiata, ormai in rovina.
Di essa è rimasto il bel campanile gotico (vedi foto in basso)

Informazioni:

 

Links:
http://www.comune.rivoli.to.it/interna.asp?idArea=184&idNews=143

http://www.borgonuovo-rivoli.it/il-quartiere-borgo-nuovo-di-rivoli

Fonti:
Fotografia in alto dal sito del Comune; fotografia in basso da www.borgonuovo-rivoli.it

Data compilazione scheda:
30/05/2005 – aggiornam. maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A.Torinese

campanile collegiata