Canavese

Valprato Soana (TO) : Torre di Campiglia

Valprato CAMPIGLIA torre

Storia e descrizione del sito:
Il campanile della frazione Campiglia venne ricavato da piccola torre di difesa costruita su masso erratico alto m 4-5 con pareti a strapiombo. La torre era alta tre piani, di forma quadrata con i lati di circa m 4. La sua tessitura muraria è realizzata con pietre tagliate in modo regolare; i cantonali solidi e squadrati sono ben connessi; la malta presenta stilature precise. Una porta a triliti di buona fattura sul lato ovest era l’accesso alla torre. Sul lato sud vi è una finestrella con doppia strombatura.
Accanto alla torre sorgeva piccolo castello, di cui non rimane traccia.
Una chiesa esisteva nel 1329, ma venne ricostruita nel XVIII secolo.

Informazioni:
Comune di Valprato Soana, frazione Campiglia,  tel. 0124 812908

Links:
http://www.vallesoana.it

http://www.comune.valpratosoana.to.it/

Bibliografia:
CIMA M., Uomini e terre in Canavese tra età Romana e Medioevo, Ed. Nautilus, Torino, 2003

Data compilazione scheda:
16/09/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Valperga Canavese (TO) : Insediamento di Belmonte

belmonte_ute copia

Storia del sito:
La sommità dell’altura è un belvedere naturale che, fin dai tempi preistorici, fu sede di insediamenti umani. Sono stati ritrovati infatti, oltre ai resti di un villaggio longobardo fortificato, anche quelli di uno stanziamento più antico (età del bronzo finale – età del ferro) e testimonianze dell’epoca tardo-romana. Le presenze religiose risalgono al secolo XI e registrano il susseguirsi di vari ordini: i Francescani, giunti nel 1602 edificarono le cappelle della Via Crucis e del sacro Monte. Le edicole religiose sono inserite in una paesaggio boscoso di grande suggestione. Nelle cappelle si trovano statue in terracotta di buona fattura, anche se non tutte sono originali

Descrizione del sito:
L’INSEDIAMENTO LONGOBARDO: Il sito fu scavato negli anni tra il 1968 e 1975 mettendo in luce su un’area di più di due ettari racchiusa in una cinta muraria articolata in più fasi, un esteso abitato con edifici, per lo più a pianta rettangolare in pietra e legno, all’interno dei quali furono recuperate cospicue quantità di reperti metallici. La ripresa dei lavori dal 1986, ed un programma di consolidamento delle strutture già emerse, insieme allo studio dei materiali, consentì, sulla base anche del riesame delle vecchie relazioni di scavo, una puntualizzazione delle vicende insediative , che parrebbero scaglionarsi a partire dalla metà del V secolo sino a tutto il VII. La cortina muraria che difende l’abitato, individuata in più punti per una lunghezza complessiva di 300 metri, presenta al margine nord occidentale della sommità rocciosa tre momenti costruttivi; alla cerchia più antica che raggiunge un metro di larghezza, costruita con blocchetti di granito legati da malta povera, furono giustapposte nel tempo altre due murature parallele, la più recente delle quali è estesamente conservata. Essa interseca nel settore occidentale una serie di cellule edilizie che si addossavano alla cortina primitiva. Le prime case del castrum presentavano un perimetro rettangolare piuttosto allungato, con muri in blocchetti di granito analoghi a quelli della cinta. Le fasi più tarde si caratterizzano per una minore cura nell’apparecchio lapideo

Descrizione dei ritrovamenti:
Significativi i manufatti metallici rinvenuti (picconi, treppiedi, un morso, un’ascia, tenaglie, utensili da miniera e ben sei vomeri di aratro “a ferro di lancia”. L’altura è stata stabilmente occupata in età longobarda, come provano due umboni di scudo, uno dei quali da parata, un bacile in bronzo, una fibula a forma di croce sormontata da una colomba. I materiali non consentono di ipotizzare una frequentazione oltre il VII secolo.

Luogo di custodia dei materiali:
Gli utensili in ferro sono custoditi al Museo Archeologico di Torino

Informazioni:
L’altura di Belmonte, che raggiunge i 727 metri di altezza, è posta all’imbocco della valle Orco, sulle prime colline dominanti la piana del Canavese ed è costituita da un singolare affioramento granitico. Il sito non è visibile. Tel. 0124/510605-510599-514114 ; email parchi.canavese@reteunitaria.piemonte.it

Link:
http://www.parks.it/riserva.sacro.monte.belmonte/contatti.php

Bibliografia:
MERCANDO L., MICHELETTO E. (a cura di), 1998, Archeologia in Piemonte – Il medioevo, Torino

Data compilazione scheda:
15 luglio 2004 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

Traversella (TO) : “Sentiero delle Anime”

travers sent A

Storia del sito:
Il “Sentiero Delle Anime”, Santér dij Anime, è così denominato per le leggende sul transito delle anime dei defunti. Nel 1971 erano state descritte 7 rocce incise, salite a 12 nella documentazione del GRCM, nella quale sono state contate 136 figure (coppelle, croci, figure antropomorfe ecc.).

Descrizione del sito:
Tra le più interessanti rocce:
A) ROCH ED TONI, quota 1093. La superficie, inclinata in senso contrario al versante, denota spaccature e stacchi da gelo. E’ situata in un punto particolarmente panoramico verso il torrente di fondovalle, poco a valle del sentiero. La parte incisa è larga 2.30 m, mentre l’intera superficie è larga 13 metri e presenta 2 croci; 1 antropomorfo schematico a braccia abbassate; 1 antropomorfo femminile schematico con gambe divaricate; la scritta, ovviamente recente, “toni”. Tutte le incisioni sembrano ripassate e hanno scarsa profondità. Al margine destro é stata rilevata (non inserita nel pannello illustrativo) una figura femminile con coppellina tra le gambe e piedi divaricati.
B) TRAUNT, quota 1141. Sperone roccioso fortemente aggettante e panoramico. Il gruppo è situato pochi m a valle del sentiero in corrispondenza di un costone, dove si apre un limitato spazio piano (terrazzo naturale). Sono presenti 16 croci; 2 lettere o cerchi (nel settore indicato con B); 1 antropomorfo asessuato; 6 piccole coppelle. La superficie è divisa in 4 settori, con predominanza di croci di varia forma (greche, latine, pomate e ricrociate). Incisioni relativamente poco profonde, che lasciano in alcuni casi intravedere colpi da strumento metallico. Sezioni arrotondate, larghe soprattutto nel settore C. Il settore D è sostanzialmente diverso, con croci più piccole ed estremità arrotondate.
C) MONT ED RIVELLE, quota 1180. Il masso si presenta come un grosso parallelepipedo la cui superficie superiore assume la forma di un trapezio suddiviso in quattro sezioni da profonde fenditure. Si possono individuare 15 croci a braccia quasi uguali; 1 segno confinario; 1 quadrato reticolato; 1 griglia; 1 antropomorfo femminile. Il settore destro ospita quasi unicamente grandi croci. Il settore sinistro, più riccamente inciso, oltre a numerose croci presenta due interessanti quadrati reticolati, unici in zona. Il primo racchiude un simbolo balestriforme evidenziato da quattro tratti a d angolo ben pronunciati, il secondo una griglia che forma sedici caselle su quattro file regolari. Una probabile figura antropomorfa a braccia aperte e gambe a triangolo e coppellina tra le gambe è giustapposta al reticolo grigliato. L’antropomorfo (dimensioni 21×12 cm) è marginalmente sottoposto alla griglia superiore.
D) BECH DEL FES-CÈI, quota 1420. Sito particolarmente suggestivo, sia per la panoramicità che per la posizione aggettante. La superficie incisa si divide in tre blocchi poligonali (A 140×70 cm, B 160×100, C 190×120) tutti orientati in contropendenza. Chi li fronteggia guarda a sud ovest. Roccia spaccata a lastre dall’azione del gelo. Di fronte alla roccia un piccolo terrazzo naturale. Sia la roccia che la posizione sembrano particolarmente adatti a confermare l’ipotesi cultuale delle rocce coppellate. Sulla roccia si possono identificare 6 coppelline allineate ad angolo retto (sett. A), 3 coppelle svasate, 1 reticolo di canaletti (sett. B), 1 croce latina. Al centro si nota una profondoa coppella (diam. 7.5 cm prof. 6) nella quale convergono e dalla quale si dipartono 5 canaletti. L’intero reticolo ha uno sviluppo massimo di 60×40 cm. Le pareti quasi verticali della coppella fanno pensare a un’esecuzione tramite strumento metallico.
E) PIANI DI CAPPIA, quota 1340. Il masso ha forma di un triangolo isoscele. Punta sbozzata. Potrebbe essere stato precedentemente eretto come stele. Sulla base si notano tracce di sbozzatura. L’unica figura è costituita da un antropomorfo, orientato verso il costone a est del Colle Loetto, giace al limitare del pianoro erboso; è schematico a braccia aperte, gambe divaricate-arcuate, piedi all’infuori. Sesso staccato dal corpo costituito da una coppellina allungata. La sezione è non troppo svasata, il solco è largo 18 mm. Altezza cm 35, apertura gambe cm 24, apertura braccia cm 21. Sul fondo della testa sembra di poter riconoscere colpi di picchiettatura a 2-3 mm di diametro, in alcuni casi con segni di rotazione e probabile utilizzo di punteruolo metallico.

Informazioni:
Il “Sentiero” è un itinerario attrezzato sul cui percorso si incontra una dozzina di rocce con incisioni; parte da Traversella e raggiunge in circa 2 ore e 30, senza tener conto delle soste per studiare le incisioni, l’abitato di Piani di Cappia, superando un dislivello di quasi 600 m. La Comunità Montana Valchiusella ha collocato lungo il percorso dei pannelli illustrativi numerati, che riportano il rilievo schematico delle incisioni, la distanza che separa dalle incisioni successive, la posizione dei petroglifi dal pannello, l’altitudine e il nome popolare delle varie rocce.

traversella valchiusella1cartinadettaglio

Links:
http://www.rupestre.net/archiv/2/ar12.htm- roccia A

http://www.rupestre.net/archiv/2/ar13.htm-roccia B

http://www.rupestre.net/archiv/2/ar14.ht-roccia C

http://www.rupestre.net/archiv/2/ar15.htm-roccia D

http://www.rupestre.net/archiv/2/ar16.htm-roccia E

http://www.inalto.org/relazioni/escursionismo/sentiero_delle_anime ( per un dettaglio dell’intinerario)

Bibliografia:
BBOVIS; PETITTI, Valchiusella archeologica, Soc. Accad. di storia e Arte Canavesana, Ivrea TO, 1971
CAMETTI G. M., Il sentiero delle Anime, in Sui Sentieri dell’Arte Rupestre, CDA, Torino, 1995
FERRERO I., Passeggiate archeologiche in Canadese ed in Valle d’Aosta. Cossavella Editore ,1994
RICCHIARDI P. (a cura di ) su note di B.Bovis e R. Petitti, Incisioni rupestri nella Valchiusella, da Arte Rupestre nelle Alpi Occidentali, Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi, C.A.I. Torino 1987

Fonti:
Notizie e fotografie sono state tratte dal sito ww.rupestre.net, sopra indicato.
Cartina da http://www.traversella.net/npasseggiate.html

Data compilazione scheda:
18/07/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

travers sent B

travers sent C mont figanm8_2

travers sent D nm11_2

travers sent E anm12_2

Traversella (TO) : “Pera dij Cros”

pcr1_1

Storia del sito:
La pera dij Cros, la “pietra delle croci” in accezione dialettale, fu studiata da Rossi – Micheletta nel 1980: l’intera superficie fu ripulita e furono svuotate dalla terra le fessure della roccia, all’interno di una delle quali fu rinvenuto un frammento di ceramica protostorica. Nel 1995 un capitolo curato da G. M. Cametti del volume “Sui Sentieri dell’Arte Rupestre” viene dedicato alla Pera dij Cros e al non lontano Sentiero delle Anime; infine nel 1996 il Gruppo Ricerche Cultura Montana (GRCM) ha effettuato un nuovo rilievo integrale della superficie incisa, siglata, come CHL-PCR1.
La presenza di figure antropomorfe sulla pera dij Cross, avvalora l’attribuzione preistorica, articolata nella possibile alternativa tra età del Rame e un arco cronologico Bronzo Recente-Prima età del Ferro; la presenza di croci è pienamente compatibile con una fase storica di cristianizzazione del masso medesimo. L’idea che ne risulta è quella di un complesso omogeneo ma non completamente unitario, probabilmente suddiviso in vari gruppi di poche unità, che possono forse corrispondere a fasi incisorie ripetute ma non troppo distanti.

Descrizione del sito:
È uno gneiss micascisto con vene di quarzo e roccia verde, delle dimensioni di 1230 x 1000 cm circa, di forma ovale, con evidenti larghe strie glaciali in senso nord-sud (direzione valle). Al di sotto del grande masso si apre un piccolo riparo. Le incisioni, concentrate lungo fascia mediana superiore ed orientate lungo l’asse maggiore che punta verso la cascata e le cime sovrastanti, sono state sottoposte a ripetute gessature e graffiti vandalici. I petroglifi sono ben visibili solo con luce radente.
Le incisioni sono: 2 antropomorfi schematici a braccia abbassate; 35 antropomorfi. schematici a braccia orizzontali e gambe a triangolo; 3 antropomorfi schematici a braccia levate; 3 coppelle isolate; 17 antropomorfi incompleti; 8 cruciformi a braccia uguali; 4 cruciformi a braccia diseguali; 42 segmenti o pseudo-coppelle inclassificabili; 29 colpi di incisione a strumento metallico.

Informazioni:
La pera dij Cross (o Crus), è un masso isolato che emerge dal versante orografico destro del Vallone di Dondogna in Valchiusella a 1620 m s.m. dall’abitato della frazione di Fondo, per un sentiero che, con 530 m di dislivello, arriva alla roccia.

Links:
http://www.rupestre.net/archiv/2/crosart.htm

http://www.rupestre.net/archiv/2/ar17.htm  (e pagine seguenti)

Bibliografia:
BOVIS B.; PETITTI R., Valchiusella Archeologica, Ivrea, 1971
ROSSI M., Incisioni rupestri in alta Valchiusella: metodologia della ricerca e storicizzazione dei reperti. In: Bulletin d’Etudes prehistoriques et archéologiques Alpines, vol. III-IV, Aosta, 1992-93
ARCÀ A.; FOSSATI A.; MARCHI E., Le figure antropomorfe preistoriche della Pera dij Cros in Valchiusella e dell’arco alpino occidentale: metodi di rilevamento e considerazioni stilistiche, in Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Archeologia e Arte in Canavese, 1998

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
17/07/2007 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

pcr1_4

Torre Canavese (TO) : Torre del ricetto e Chiesa di San Giovanni Evangelista

Wiki-Torre_Canavese_Porta_Ricetto

Storia e descrizione del sito:
Il paese è citato per la prima volta in un documento del secolo XI dove compare col nome di Turre Canepitii; a quel tempo esso già apparteneva al feudo dei conti di San Martino. Si è ben conservata la trecentesca TORRE DEL RICETTO, a pianta quadrangolare, con la porta che consentiva di accedere alla parte fortificata attorno al castello destinata alla custodia dei beni della comunità ed alla difesa in caso di attacco nemico.

L’attuale parrocchiale di Torre Canavese è dedicata a San Giovanni Evangelista e fu costruita nei primi decenni del Cinquecento su una cappella preesistente intitolata alla Madonna delle Grazie e di proprietà della famiglia Antonioni-Stria, eretta nel 1425: essa comprendeva unicamente la navata di sinistra, ancora oggi più larga dell’altra.
Nel corso di restauri nel 2007 sono emersi AFFRESCHI quattrocenteschi (che presentano somiglianze stilistiche con quelli scoperti nel 2008 a Issiglio).

Informazioni:
Comune, tel. 0124 501070 ; Parrocchia, Piazza della Chiesa, tel. 0124 428682

Link:
http://www.torrecanavese.piemonte.it/ev/images/03-SanGiovanniEvangelista.htm

Fonti:
Fotografia in alto da http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Canavese; in basso da www.aristea-restauri.com

Data compilazione scheda:
30 dicembre 2012 -aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

aristea_010

Torre canavese (TO) : Cappella di San Martino

Torre_can_s_Martino_facc

Storia del sito:
Il castello di Torre canavese, nella parte più antica, risale al 998. La data della costruzione della cappella del castello, intitolata a san Martino di Tours, è collocabile intorno al 1100-1150, anni durante i quali si consolida in Torre il potere dei signori de la Turre prima e dei San Martino poi. Essa fu menzionata nel 1329, poi nel Liber decimarum (1368) come Ecclesia Castri Turris e nel 1464. La visita pastorale di Monsignor Ottavio Asinari del 1647 la cita come “Capella in castro Turris… privata verius quam publica est dicenda” (la cappella nel castello di Torre è da definire più privata che pubblica), perché si trova dentro il castello e per entrarvi bisogna passare negli appartamenti.
Nel corso dei secoli sono state apportate notevoli modifiche alla struttura originaria dell’edificio; ultima quella del 1905, con la creazione di una nuova facciata neogotica ed il suo avanzamento che ha comportato un aumento della lunghezza della navata unica. In essa, al di sotto di una lunetta di vago sapore liberty, l’apertura di un portale consente l’accesso anche dall’esterno dell’edificio principale del Castello. Altri lavori di decorazione vennero intrapresi nel 1968 dal nuovo proprietario.
La cappella conserva tracce di affreschi del XIV secolo.

Descrizione del sito:
Nonostante i rifacimenti, è ancora ben visibile la romanicità di tutto l’impianto; l’interno luminoso e ben arredato conserva due frammenti di AFFRESCHI: il primo presenta una Madonna allattante; il secondo una santa dai lunghi capelli castani che le scendono dietro le spalle. In origine facevano parte di un’unica figurazione che si stendeva sul muro destro della navata; nella zona alta dei due frammenti continua, infatti, una decorazione che finge delle travi aggettanti. Le figure sono condotte secondo uno schema ancora trecentesco.
Nella piccola sacrestia annessa si trova un’acquasantiera in pietra ollare, di fattura trecentesca. Nel pavimento, una pietra tombale portante inciso lo stemma della casata dei San Martino, dà accesso ad una sottostante cripta, sepolcro dei signori del Castello.

Informazioni:
La cappella si trova nel parco del Castello di Torre Canavese, di proprietà privata. Il Castello ospita la galleria d’arte e di antiquariato di Marco Datrino, tel. 0124 501071.  Comune, tel. 0124 501070

Links:
http://www.ilmonferrato.info/to/torcan/torcan1.htm

http://www.torrecanavese.piemonte.it/hh/index.php

Bibliografia:
A. MORETTO, Indagine aperta sugli affreschi del Canavese, Saluzzo,To, 1973.
R. BRUNETTO, Torre Canavese: storia e vita quotidiana di un borgo millenario, Ferraro, Ivrea TO, 1997

Fonti:
Immagini dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
27/11/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Torre_can_sanmartino_affreschi

TORRE_CAN_smartino

TORRE_CAN_castello

Strambino (TO) : Castello

Strambino 2

Storia del sito:
Sul significato del nome “Strambino” vi sono due ipotesi contrastanti:- la prima, che appare come la meno probabile, fa derivare il nome Strambino da «Strannin-bini» (due paesi), ma non è possibile provare l’esistenza, in epoca imprecisata, di due paesi successivamente riunitisi;- la seconda fa derivare il nome da «extra ambitum», intendendo ambitus nel significato proprio di “cerchia di mura”, se non anche di “giurisdizione”. Una conferma di tale ipotesi ci è data da un documento della fine del XIV secolo, in cui il luogo di Strambino è indicato col nome di “Extrambino”.
L’area di Strambino fu certamente colonizzata in età romana, come si evidenzia dalle tracce di centuriazione risalenti all’epoca repubblicana; tuttavia la prima citazione documentaria risale alla fine del X secolo: infatti in un documento del 996 in cui Ugo Marchese di Toscana dona al Vescovo di Vercelli il castello di Caresana con le attinenze, compare fra i testimoni un Giselfredus de Strambino. Tutto ciò fa pensare che prima del Mille il luogo di Strambino fosse di ben poca importanza e che la sua storia si intrecciasse con quella della vicina città di Ivrea. Dopo questa citazione non esiste né nei documenti né nei trattati di storia del Canavese, alcun accenno a Strambino fino agli inizi del XII secolo.
Di un ‘castrum Strambini’ non si ha notizia che dal XII secolo, quando dipendeva molto probabilmente dall’alta signoria del vescovo d’Ivrea. Il primo affermarsi di Strambino come comune va collocato probabilmente agli inizi del XIII secolo, quando avvenne il passaggio dalla dominazione vescovile a quella dei Conti San Martino e dei Valperga di Masino. Sappiamo infatti da un documento del 1279, in cui si procedeva alla regolamentazione dei confini con Romano, che Strambino era già in quel tempo Comune. Dalla fine del XIII secolo, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, che si sono protratte per circa tre secoli, Strambino fu più volte saccheggiata ed una volta completamente incendiata e distrutta: solo il Castello seppe opporre resistenza. Nel XVI secolo nelle terre piemontesi si scontrarono a più riprese le armate francesi e spagnole con gravi danni per le popolazioni. Il feudo di Strambino ed il relativo vassallaggio verso i Savoia continuarono ad esistere fino al 1797, anno a partire dal quale i Conti San Martino divennero proprietari allodiali  del castello e dei terreni circostanti.

Descrizione del sito:
È un imponente complesso costituito da diversi corpi di fabbrica: il “castello arduinico” (XI sec.), il “castello gotico” (XIV sec.) e le dimore signorili del XVII secolo.
Del “castello arduinico” restano le imponenti e suggestive rovine di un fabbricato a pianta rettangolare difeso esternamento nel lato meridionale da tre torri, di cui quella centrale a pianta circolare, modificata nei secoli successivi, è ora alta 18 metri, presenta finestre impreziosite da cornici in cotto ed è conclusa da un coronamento di merli ghibellini parzialmente chiusi e coperti che deliminano sei aperture.
Il secondo corpo di fabbrica, databile all’inizio del XV secolo, è definito tradizionalmente “castello gotico” e sorge a sud del castello antico. La facciata meridionale è intonacata e adornata, sulle eleganti finestre ogivali e al marcapiano, da fregi in cotto, a decorazione di tipo vegetale e geometrico. All’interno del castello gotico il salone al secondo piano ha le pareti decorate a rombi bianchi e neri; il salone al terzo piano aveva originariamente un soffitto cassettonato in legno, dipinto con immagini di cavalieri, dame, prelati, giovani, stemmi e animali che all’inizio del ‘900 fu trasportato su richiesta di Alfredo D’Andrade nel castello di Pavone: operazione che garantì la conservazione della singolare opera, in cui ogni cassettone «contiene una testa coi costumi del tempo» (Boggio).
Accanto al castello gotico è situata la semplice Chiesa di San Michele, di antiche origini: l’edificio sacro ebbe funzione di coparrocchiale, prima unitamente all’ex chiesa di San Solutore e in seguito con la nuova Parrocchiale.
Nel XVII secolo i conti San Martino di Strambino costruirono, a sud del castello gotico e sugli spalti dell’antica fortezza, tre Palazzi Signorili con parchi e giardini. Le semplici facciate sono arricchite da affreschi che incorniciano le aperture.

Informazioni:
Tra via Conti di San Martino e via Villanova. Adibito a bed & breakfast.  Tel. 0125 637500

Link:
http://www.comune.strambino.to.it/index.php/edifici-storici.html

Bibliografia:
RAMELLA P., Strambino : dalle origini al Medioevo : ambiente naturale, colture agrarie, mondo animale, insediamenti umani, dal neolitico, il territorio, vie di comunicazione, popolazione, attivita umane, i beni materiali, guerre, Tuchinagium, castelli, chiese, arte, storia, la chiesa, i signori, la comunita, gli statuti, il catasto, Comune di Strambino e Centro studi canavesani Ivrea, 1999
RAMELLA P., Uomini e paesi nell’anfiteatro morenico di Ivrea : l’area di Strambino, Associazione Amici museo del Canavese, Ivrea, c1980
RONCHETTI S., Cinque lustri di cronaca (1978-2003) con oltre un secolo di storia : Strambino, Romano, Scarmagno, Mercenasco, Tip. Valdostana, Aosta 2003

Fonti:
Notizie e fotografia in alto e n° 2 tratte dal sito del Comune.
Disegno dal sito: http://www.francescocorni.com/
Fotografia 4 da http://www.anfiteatromorenico.it/index.php/castello-di-strambino.html

Data compilazione scheda:
28 luglio 2010 -aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

strambino 3

Il_Castello_di_Strambino_Strambino_Italia_Castello

CastelloStrambino-wwwanfiteatromorenico-it1

Sparone (TO) : La “Rocca” e la chiesa di Santa Croce

Sparone_Rocca_Re_Arduino

Storia del sito:
L’esistenza della Rocca di Sparone, che domina la strada che porta verso l’Alta Valle dell’Orco, è attestata anteriore all’anno 1000; venne infatti già citata da Ottone imperatore come possedimento arduinico in un’ordinanza di confisca e di donazione alla chiesa di Vercelli, anche se di fatto il Marchese di Ivrea Arduino continuò a rimanerne in possesso. Nella Rocca si svolse lo storico episodio dell’assedio subito da Arduino ad opera dell’esercito imperiale di Enrico II di Germania tra il 1004 e il 1005: la fortezza era un tempo imprendibile e quindi la resistenza degli arduinici ed il rigore dell’inverno ebbero ragione dei soldati imperiali che si ritirarono in Germania. Dopo la morte di Arduino nel 1015, si hanno notizie della Rocca nel 1185 e 1193, come proprietà indivisa dei San Martino e dei Valperga. Dopo breve occupazione da parte del marchese di Monferrato, la Rocca venne ceduta nel 1389 ai Savoia. Nelle guerre che si svolsero nei secoli il castello subì gravi danni e venne definitivamente smantellato nel XVI secolo durante le lotte fra Spagnoli e Francesi.

La CHIESA DI SANTA CROCE. L’edificio originario è databile, secondo A. Kingsley Porter, intorno al 1025 e forse fu eretto su commissione dello stesso Arduino che volle onorare il luogo della sua vittoria con una grande chiesa. Finché vi fu una guarnigione ed un castello presso la Rocca, la sua cappella, funzionò come chiesa parrocchiale del paese. Dell’edificio originario rimane l’abside, le altre parti sono del XIV secolo. L’unica cappella e l’atrio sono elementi aggiunti nel secolo XVII.
Nel 2001 furono compiuti lavori di restauro e vennero scoperti AFFRESCHI absidali di varie epoche, dal XII al XV secolo, che in parte erano stati coperti da tinteggiatura molto probabilmente durante i lavori di restauro effettuati nel 1882 dal parroco Don Faletti.
Fino alla fine del ‘600, vicino alla chiesa di Santa Croce, vi era un’altra chiesa più piccola, citata nelle visite pastorali del XVII secolo, dedicata a San Silvestro papa, dove era conservata l’antica croce lignea (in seguito trasferita nella chiesa di Santa Croce) con molte reliquie, notate in un antico scritto di ricognizione del 22 marzo 1498, firmato dal nobile Cristoforo di Valperga, come cita Mons. Asinari nel 1647. Nel 1670 Mons. Trucchi descrive la cappella già spoglia. Nel 1699 Mons. Lambert segna sotto la dicitura “San Silvestro e Santa Croce”: una chiesa che probabilmente è la fusione dei due edifici, prima leggermente scostati. I visitatori successivi riportano soltanto la chiesa di Santa Croce e non menzionano più l’antica cappella di San Silvestro.

Descrizione del sito:
Dell’antica ROCCA di Arduino, marchese d’Ivrea, resta solo un muro dove è ben visibile la tecnica di costruzione detta a “spina di pesce”.
Attigua ai ruderi è l’antica CHIESA DI SANTA CROCE, con l’abside, risalente al secolo XI, che presenta archetti pensili gotico romanici e la tipica disposizione delle pietre murarie a lisca di pesce.
Il campanile presenta le antiche finestre ad arco murate, poste più in basso rispetto alle finestre attuali perché fu elevato nel 1717, come citato nel “Libro degli Ordinati” conservato nell’Archivio Comunale.
Le pareti sono costruite in pietra; l’atrio e l’interno ad un’unica navata sono intonacati e spogli. Nel ‘600 non esisteva soffittatura, come annota Mons. Asinari nel 1647; la volta in muratura, intonacata ed imbiancata, fu costruita molto probabilmente nei primi decenni del ‘700. La volta venne poi demolita verso il 1960 durante i lavori di rifacimento del tetto ed il soffitto rimase con la travatura a vista, come si presenta tutt’oggi. All’interno della chiesa, a destra, si apre la cappella di San Vincenzo Ferrer, edificata nel 1700.
L’elemento più rilevante sono gli AFFRESCHI absidali databili nel periodo tra la fine del ‘300 e primi anni del ‘400, attribuibili ad un pittore formatosi sulla tradizione post-giottesca. Ai due lati dell’abside, sotto i due pennacchi a tromba posti tra le pareti laterali e l’arco absidale è conservata un’Annunciazione, con l’arcangelo Gabriele alla sinistra e la Vergine alla destra.
Nel catino absidale è raffigurato il Cristo Pantocratore in mandorla circondato dai quattro Evangelisti; i dodici Apostoli sono dipinti nel cilindro absidale. I lavori di restauro hanno rilevato la presenza di affreschi sottostanti più antichi, probabilmente romanici.

Informazioni:
Dal centro del paese parte una strada che, volgendosi ad est, sale sul monte della Motta dove sorgono i resti della rocca arduinica e la chiesa di Santa Croce.  Comune, tel. 0124 808804

Links:
http://www.comune.sparone.to.it/?p=35

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Croce_%28Sparone%29

Bibliografia:
SCALVA G. (a cura di), La Rocca e la chiesa di Santa Croce a Sparone. Il restauro, Ed. Nautilus, Torino, 2007

Fonti:
Notizie e fotografie n° 2 e 3 sono state tratte nel 2007 dal sito del Comune di Sparone. Foto in alto e n°4 da Wikimedia.

Data compilazione scheda:
14/09/2007 – aggiorn. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Sparone SantaCroce1b

Sparone SantaCroce4

Sparone_Santa_Croce_Affreschi_Abside_WIKI

Sparone (TO) : Caseforti ed edifici medievali

Sparone 2 Onzino-casaforte

Storia e descrizione dei siti:
ONZINO: Casaforte. Il borgo di Onzino, o Onsino, è stato costruito in epoca tardo-medievale su rocce polite dai ghiacciai del Quaternario che portano incisioni rupestri alpine risalenti all’età del Ferro ed ulteriori risalenti al tardo medioevo. Si riconoscono varie incisioni, fra cui un balestriforme, vari canaletti, un centinaio di coppelle, delle croci celtiche e latinizzanti, filetti ed altri segni. Sulla roccia a scudo delle fondamenta della casaforte sono incise coppelle e croci.
La “casaforte”, esempio di una tipizzazione costruttiva medievale, è una “costruzione protetta” in cui venivano conservati i prodotti agricoli, per impedire furti di viandanti o masnadieri. Attualmente l’edificio è in stato di degrado.
La casaforte di Onzino è un edificio a tre piani di dimensioni significative (le misure interne del vano sono di circa 550 x 485 cm), congiunti internamente da scale in legno. L’unico ingresso è composto da un robusto portale trilitico di dimensioni notevoli (cm 180 x 115); un secondo portale trilitico, simile al primo è al secondo livello, tamponato. È ben identificabile la struttura muraria medievale, con maglia portante a massi squadrati e tamponamento di ciottoli lavorati a spina di pesce.

VASARIO: Casaforte delle Coste (o di Costa) e casa delle Ciause. A circa quindici minuti di cammino dalle ultime case di Vasario, ripercorrendo il primo tratto della mulattiera del “Molinetto” e poi salendo verso sinistra nel bosco, sono visibili i ruderi dell’antica casaforte delle Coste, costruita con il caratteristico metodo a “spina di pesce”, che conserva ancora la struttura perimetrale pur tra pesanti segni di brecce e crolli parietali. La casa, costruita come una torre per consentire un’ottima difesa, venne adibita successivamente a privativa del sale, detta appunto “Ciensa”, dove risiedeva il messo controllore.
Le finestre sono strettissime, a feritoia, fatte con due lastre di pietra disposte in modo obliquo verticalmente a sostegno dell’architrave ed i portali presentano massicci architravi e stipiti in pietra.
Sempre nella borgata di Vasario, nel rione Ciause, vi è una casa molto antica che presenta vari segni di edificazione muraria a “spina di pesce”.

ARPERA Nel rione Arpera vi sono i ruderi di una costruzione medievale.

APIATOUR. Anche in borgata Apiatour di sotto vi era una modesta costruzione a torre con presenza di architravi in pietra.

AIA DI PIETRA. Davanti alla chiesa di Sant’Anna vi è una casa romanica che porta la data del 1659 (un restauro?): presenta due portoni in legno scolpiti, posti in ingressi con stipiti in pietra ed arco; vi è pure un balcone di legno con parapetto a listelli sagomati. Sotto lo spiovente vi sono degli archetti di pietra, ricavati da lastre di ardesia, a sostegno del tetto. Un’altra casa, più piccola e situata verso le case sotto il campanile, porta la data del “1624”: ha una scalinata in pietra che sale alla porta del primo piano con parapetto di pietre: questa riporta però i segni evidenti di rimaneggiamenti più recenti.

Nel CENTRO STORICO DI SPARONE, nei pressi della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo, si sono conservati gli antichi portici, dall’architettura tipicamente canavesana, sovrastati da un complesso abitativo tra cui la sede del vecchio municipio. In un vicolo vi è una bottega medievale con la porta a bandiera e il banco nell’area porticata.

Informazioni:
Gli edifici si trovano nelle borgate di Onzino, Vasario, Arpera, Aia di pietra e Apiatour.
Comune di Sparone, tel. 0124 808804

Link:
http://www.comune.sparone.to.it/?p=37

Bibliografia:
CIMA M., Uomini e terre in Canavese tre età Romana e Medioevo, Ed. Nautilus, Torino, 2003
VIGLINO DAVICO M., Case-forti montane nell’alto canavese. Quale futuro?, Lions Club Alto Canavese, Castellamonte TO,1993

Fonti:
Fotografie e parte delle notizie sono state tratte nel 2007 dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
13/09/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Sparone 3 Vasario-c Coste casaforte

Sparone 5 Aia-di-Pietra-casaforte

Sparone 4 Apiatour-casaforte

Settimo Vittone (TO) : Battistero e Pieve di San Lorenzo

Settimo_Vittone_Pieve_SLorenzo_WIKI

Storia del sito:
Per datare l’edificio all’VIII secolo il Verzone ha proposto un confronto con il battistero di Lomello, non tenendo in gran conto – se non come termine “post quem” – la lapide barocca che ricorda come qui avesse dovuto trovare sepoltura, nell’879, Ansgarda, moglie del re Ludovico il Balbo. Il Kingsley Porter e la critica più recente (Pantò) datano invece l’edificio al IX secolo, soprattutto in base alla citata iscrizione. Il Chierici propone il X e cita il Perogalli che lo vorrebbe addirittura contemporaneo alla chiesa (XI secolo). La Pantò scrive che l’iconografia richiama edifici di età ambrosiana, anche se nessuno dei superstiti è molto vicino a questo e conclude: “La datazione ad età paleocristiana o altomedievale, per quanto riguarda la fase più antica, può essere confermata”.

Descrizione del sito:
L’edificio è costituito da una chiesetta rettangolare e da un battistero ottagonale congiunti da un vano intermedio. Il battistero ha pianta ottagonale con nicchie rettangolari, scavate nello spessore dei muri su ogni lato. Quella orientale più profonda e più larga serve da abside quadrata.
Pianta_1La porta originaria si trovava sul muro occidentale ed era architravata, attualmente è chiusa (forse dall’età romanica) e l’entrata principale è sul lato settentrionale; dalla parte opposta il muro è stato completamente abbattuto per permettere la costruzione di un passaggio diretto con la chiesa. La parte superiore dell’edificio è stata rifatta in età romanica.
Nel tamburo in corrispondenza delle nicchie sono visibili quattro finestre a spalle dritte archivoltate. Originariamente più larghe e più basse delle attuali. La muratura altomedievale è spessa fino a 1,15 m ed è costruita di ciottoli e pietrame a opus incertum. Internamente ha volta a spicchi e l’abside presenta una volta a crociera di età romanica. A quell’epoca risalgono anche la monofora a doppio strombo sulla stessa nicchia e il campaniletto che sorge sopra la cupola; questo è diviso in due piani, ciascuno dei quali presenta sui lati una coppia di archetti ciechi; nel primo piano si aprono quattro feritoie, nel secondo quattro bifore. Manca qualunque tipo di decorazione, così come manca anche nella chiesa.
Quest’ultima è unita al battistero da un passaggio, ma in origine i due edifici erano separati. Oggetto di alcuni interventi di restauro, che hanno comportato fra l’altro la ricostruzione delle finestre, offre i maggiori motivi di interesse nella pianta a croce, frutto di un’aula rettangolare alla quale sono addossate tre cappelle rettangolari più basse, e nel tipo di copertura a botte su tutti e quattro gli ambienti.

All’interno pregevoli AFFRESCHI, vedi descrizione e immagini sui siti sotto indicati.

Nel corso dell’intervento di scavo, attuato nel 2014 all’interno del battistero, sono emerse evidenze relative ad un edificio precedente che hanno imposto l’indagine integrale del vano. Gli scavi archeologici, ancora in corso sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, stanno rivelando l’esistenza di un edificio battesimale, la cui datazione è al momento oggetto di approfondimenti, precedente a quello esistente in elevato. Solo il completamento delle indagini archeologiche e lo studio integrale dei reperti rinvenuti durante lo scavo permetteranno la definizione puntuale della planimetria del complesso più antico e della cronologia dello stesso.

Informazioni:
Si deve salire al castello arroccato sopra il borgo vecchio. Nella corte interna si trova il complesso architettonico composto dal battistero e dalla chiesa di San Lorenzo. Piazza Conte Rinaldo, 7
Proloco e FAI  tel. 0125 48744  oppure 349 559 1345

Links:
http://www.prolocosettimovittone.com/Materiale/SanLorenzo/Pagina_1.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Lorenzo_%28Settimo_Vittone%29

Bibliografia:
PANTÒ G., Settimo Vittone. Pieve di san Lorenzo e Battistero, in Atti del V Convegno Nazionale di Archeologia Cristiana, Roma 1979, pp.157-161;
G. ROMANO (a cura di), Piemonte romanico, Torino 1994;
CHIERICI S., CITI D., Italia Romanica. La Val d’Aosta, la Liguria, il Piemonte, 1994.

Fonti:
Info e piantina dal sito www.prolocosettimovittone e pagine successive cui si rimanda per approfondimenti. Foto in alto da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Settimo_Vittone_Pieve_San_Lorenzo_3.JPG .  Foto in basso archivio GAT.

Data compilazione scheda:
20/08/2004 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

Esterno0352

Vittone_Pieve_San_Lorenzo_Martino

Bifora