Author: Marta

Almese (TO) : Villa romana

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Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
Nel giugno 1980 iniziarono i lavori di indagine in un’area segnalata già dal 1977 per il ritrovamento in superficie di abbondante materiale di I-II secolo d.C. (laterizi, tessere di mosaico bianco-nero, frammenti di terra sigillata sud gallica, di ceramica comune e di anfore), frutto di scavi eseguiti negli anni precedenti con mezzi meccanici dai proprietari del terreno. Si sono così individuati resti di una villa di cui si conservano, per un’altezza superiore ai 2 metri, strutture murarie realizzate in ciottoli e pietre spezzate, legate da buona malta e con intonaci dipinti ancora in situ. Gli scavi sono stati condotti dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte (sotto la direzione della dott. L. Brecciaroli Taborelli) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico Territoriali dell’Università di Torino (direzione scientifica della Prof. G. Cantino Wataghin).
La villa sorge a mezza costa, in una posizione climaticamente favorevole e di notevole interesse panoramico. Il terreno, in declivio da NE a SW, è sistemato a terrazze digradanti, sostenute a valle da un muraglione: sulla terrazza più alta si trova il corpo principale della villa con i vani residenziali. Probabilmente di fronte al portico, lungo 30 metri, una spianata aveva la funzione di giardino. La villa è costituita da un basamento di m. 22 x 30 almeno, contenuto da muri di notevole spessore e formato in parte di terreno naturale, in parte di terreno di riporto, con un progressivo adeguarsi delle quote dei suoli al pendio naturale. Su questo basamento si disponevano gli ambienti, la cui articolazione è solo in parte ricostruibile dalle tracce dei muri di fondazione e dai materiali architettonici precipitati a valle nel crollo che ha distrutto la villa (elementi laterizi e blocchi in pietra che formavano il colonnato del primo piano: le colonne erano realizzate in laterizio, mentre basi e capitelli erano in pietra).
Lo scavo ha riguardato principalmente strati di macerie depositatisi nei vani della basis villae, prodotti dal disfacimento delle strutture del piano superiore. Si tratta di strati di spessore fino a 2 m, ricchi di frammenti di intonaci dipinti, pavimenti in signino, frammenti di mosaici a motivi geometrici bianchi e neri, ceramica databile fra il I e il III secolo d.C. Una piccola scala che termina in corrispondenza di una soglia raccordava il piano superiore con il livello inferiore, segnando anche, probabilmente, un accesso dall’esterno. Di alcuni muri divisori, non sollecitati dal punto di vista statico, si è ricostruita la consistenza originaria: argilla cruda su armatura lignea e fondazione in pietra.
Tutte le strutture erano intonacate: nel piano inferiore con intonaci grezzi, mentre al piano superiore con intonaci dipinti. Questa distinzione suggerisce una destinazione residenziale degli ambienti del primo piano, mentre la basis villae, di livello più modesto, sembra aver avuto un uso utilitario o abitativo. I pavimenti erano variamente realizzati da mosaici, cocciopesto a scaglie di pietra bianche e colorate, semplice malta su vespaio. Le coperture non sembrano essere state in muratura: al limite inferiore degli strati di crollo si trova infatti un consistente strato di bruciato in cui si riesce ad individuare l’incrocio di travi lignee. Rimangono in situ alcune soglie in pietra delle porte di comunicazione interne agli ambienti.
Fra i materiali laterizi rinvenuti, di particolare interesse sono gli elementi di condutture e di tubuli. La presenza di un focolare nell’angolo di un vano ne ha confermato la funzione di cucina, già supposta sulla base del materiale ceramico (contenitori e vasellame da fuoco) ritrovato in abbondanza. L’esistenza di nuclei di argilla concotta con impronte di incannucciata è da riferire forse alla canna fumaria. È stata anche individuata la parte inferiore di una macina a mano. Questo vano è attraversato da una canaletta in coppi, protetti da lastre di pietra, che proviene dalla zona del focolare e termina in una canaletta di dimensioni più ampie, realizzata in elementi laterizi, forse ad uso fognario. A N si apre un piccolo vano quadrangolare accessibile tramite un’apertura arcuata e coperto in origine da una volta a botte, realizzata in pietre piatte. Il vano è addossato per due lati al terreno, caratteristica che ne consentiva un certo controllo naturale della temperatura: esso appare funzionale alla cucina, destinato forse all’immagazzinamento e alla conservazione di derrate alimentari.
Tra il materiale rinvenuto si ricorda terra sigillata di produzione varia (sud-gallica, nord-italica, imitazione di sigillata chiara), ceramica comune, anfore, monete, metalli (chiodi da carpenteria, grappe da lastre di rivestimento), mosaici, intonaci, stucchi, materiali architettonici (elementi di colonne, lastre di rivestimento, elementi laterizi). La villa sembra essere stata costruita in età augustea e distrutta verso la fine del III secolo probabilmente in seguito a un crollo causato da un incendio, come sembrano indicare le consistenti tracce di bruciato individuate negli strati. La presenza di sigillata tarda di importazione sembra però fare estendere l’orizzonte cronologico della villa al pieno IV secolo.
Si tratta di un progetto architettonico unitario, con interventi successivi di scarsa entità. Un progetto costruttivo inusuale per le dimensioni e per l’estensione del settore residenziale: queste caratteristiche la pongono in relazione con il mondo centro italico. Ricordiamo che la zona era una località importante, all’imbocco della Valle di Susa, lungo la strada che da Augusta Taurinorum (Torino) portava a Segusio (Susa) e al Mons Matrona (Monginevro), come testimoniano anche gli altri ritrovamenti fatti in località Malatrait (un sepolcreto con numerosi resti di tombe di fattura differente e relativo corredo).

Luogo di custodia dei materiali:
Museo Archeologico di Torino.

Informazioni:
frazione Milanere, via Tetti Dora, Borgata Grange Tel. 011 9350201 (int. 5) ; oppure:
tel. 342/0601365.
e mail: cultura@comune.almese.to.it
arca.almese@gmail.com

Links:
https://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/almese/villa-romana

http://archeo.piemonte.beniculturali.it/index.php/it/musei/aree-archeologiche/70-aree-arch-prov-di-torino/346-villa-romana-di-almese

Bibliografia:
LANZA E., MONZEGLIO G., 2001, I Romani in Val di Susa, Ed. Susa Libri, pp. 71-76; MERCANDO L. (a cura di), 1998, L’età romana, in Archeologia in Piemonte, Umberto Allemandi Ed.; CANTINO WATAGHIN G., 1995, Almese, loc. Grange di Rivera. Villa romana, in “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 13, pp. 366-370 (e articoli precedenti del 1982, 1984, 1985, 1986, 1988, 1991)
Schede_Introduttive_Villa_Romana_Almese.pdf

Fonti:
Foto in alto dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
13 ottobre 2002 – aggiornata  maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gabriella Monzeglio – Gruppo Archeologico Torinese

Aglié (TO) : Palazzo Ducale – sala Tuscolana

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Storia del Museo:
Alle falde delle colline di Macugnano (forse sede di una statio dal nome di Macugniacum) l’abitato di Agliè (Alliadus) prenderebbe il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, da un colono romano di nome Alliacus, per successive trasformazioni. Altri studiosi, come il Casalis (1883), ritengono Agliè di fondazione medievale. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè.
Il Palazzo Ducale, sede del Museo, è opera dell’architetto Amedeo di Castellamonte che trasformò, tra il 1642 e il 1647, la precedente fortificazione medievale in un fastoso palazzo che, dopo essere passato ai Savoia, pervenne allo StatoAlle falde delle colline di Macugnano (sede di una statio dal nome di Macungiacum) l’abitato prende il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, dal nome di un colono romano Alliacus, per successive trasformazioni. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè. Il Palazzo Ducale è una costruzione che condiziona l’intera vita del paese ed è pervenuto allo Stato dopo essere stato dei Savoia.

Descrizione delle collezioni:
Una delle 365 stanze del palazzo ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti da Tuscolo e da Veio (Roma). Si tratta della cosiddetta “Sala Tuscolana”, arredata con statue, busti, frammenti di pitture parietali ed un sarcofago del II sec. d.C. con Apollo, Atena e le Muse. Gli oggetti sono stati rinvenuti negli scavi promossi da Maria Cristina di Borbone Napoli, moglie del re Carlo Felice, nella proprietà della “Ruffinella” (antica Tuscolo) e qui fatti collocare, verso il 1840. Essa aveva continuato le ricerche iniziate da Luciano Bonaparte all’inizio del secolo scorso.

Informazioni:
Tel. 0124 330102   Ufficio Informazioni Turistiche, tel. 0125 61813

Links:
http://www.ilcastellodiaglie.it/ita/index.htm

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Agliè/Memorie_Storiche

Bibliografia:
M. BORDA, Monumenti archeologici tuscolani nel Castello di Agliè, Roma 1943

Fonti:
Fotografia dal sito www.castellodiaglie.it

Data compilazione scheda:
13/04/2006 – aggiornata maggio 2014 

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese

TORINO : Casa del Pingone


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Storia del sito:
La cosiddetta “casa del Pingone”, il cui aspetto attuale rimanda ai secoli XIV e XV, è un complesso di edifici circoscritto dalle vie Egidi, della Basilica e Porta Palatina: si tratta di uno dei pochi esempi di edilizia privata di origine medievale ancora visibili a Torino. Il toponimo deriva dal fatto che qui, secondo una tradizione però poco documentata, abitò il barone Filiberto Pingone, umanista rinascimentale vissuto alla corte di Emanuele Filiberto di Savoia nella seconda metà del Cinquecento e autore della prima storia della città, l’”Augusta Taurinorum”. Dopo un lungo periodo di degrado, la casa è stata oggetto, nel 2002, di un restauro che ne ha recuperato la funzionalità cercando di salvaguardare gli indizi della sua lunga storia. L’intervento ha consentito di scoprire numerosi particolari architettonici e strutturali che erano stati del tutto obliterati col passare dei secoli, tanto che, prima dei lavori, la casa appariva nell’insieme piuttosto malconcia e anonima; l’unica nota di colore, oltre al giallo ocra delle pareti, era data dalla torre in mattoni – peraltro anch’essa in pessime condizioni di conservazione – che spuntava oltre il tetto.


Descrizione del sito:

Oggi la casa del Pingone è strutturata come un palazzo a più corpi di fabbrica, sviluppato intorno a un cortile e dotato di una complessa stratigrafia muraria. Sul lato di via Porta Palatina sono stati recuperati cospicui resti di finestre di epoca quattrocinquecentesca, a crociera e a sesto ribassato. L’ultimo piano è caratterizzato da un loggiato dotato di archi a tutto sesto, di aspetto cinquecentesco, tamponato probabilmente in epoca barocca e tornato alla luce con gli ultimi restauri. Il primo piano, sul lato che affaccia su via Porta Palatina, ha riservato ai restauratori un’altra sorpresa: dalla rimozione delle sovrastrutture è emerso un grande soffitto cinquecentesco a cassettoni, dipinto con decorazioni fitomorfe policrome, mentre le pareti hanno restituito estese tracce di una coeva, o forse di poco posteriore, decorazione a “grottesche”. Il colore rosso che caratterizza l’edificio è stato scelto dai restauratori in base all’analisi degli intonaci originari, che avevano una tonalità simile. Non bisogna infatti dimenticare che, come dimostrano gli affreschi che raffigurano le città medievali, gli intonaci delle abitazioni e dei palazzi di rappresentanza erano spesso molto colorati, anche se noi oggi siamo abituati a vederli con pietre e mattoni a vista.
Il complesso conserva, inglobata nelle strutture, l’unica torre medievale (campanili esclusi) rimasta a Torino, antecedente al XV secolo; essa è il nucleo attorno al quale è poi cresciuto l’edificio attuale. Ne si può ancora scorgere la sommità, dotata di merli a coda di rondine ravvisabili sugli angoli e tra le finestre attuali. Incapsulata, in epoca postmedievale, da una copertura che trasformò l’ultimo piano in stanza, mascherando il suo aspetto originale, è stata riattata durante gli ultimi restauri. Il lato est è stato liberato dal tetto che vi si appoggiava, realizzando una piccola terrazza scoperta; sono stati restaurati ed evidenziati merli e beccatelli, rivelando anche il fregio “a triangoli” che sul lato esposto alle intemperie, verso ovest, è pressoché scomparso. Guardando la torre da via Egidi si nota, a destra, un breve tratto murario realizzato in mattoncini disposti a lisca di pesce, d’epoca bassomedievale.


Descrizione dei ritrovamenti:
Gli scavi archeologici, contestuali ai lavori di restauro, hanno messo in luce le fondazioni medievali, che vanno a poggiare direttamente sul sedime di periodo romano, insistendo in parte sull’area stradale antica e reimpiegandone alcuni basoli, provenienti con ogni probabilità dagli adiacenti cardo maximus (via Porta Palatina) e decumanus minor (via della Basilica), come materiale edilizio; i resti romani (compreso un tratto di fognatura) e medievali (muri, pavimentazioni e un pozzo) rinvenuti nei locali sotterranei sul lato prospiciente via della Basilica sono stati consolidati e conservati. Inglobate nelle murature del piano terra, in un locale prossimo a via Egidi, sono state evidenziate alcune epigrafi frammentarie di epoca romana.

Infine, assai curioso e anch’esso di età romana è un grosso frammento di mattone sesquipedale, rinvenuto durante le operazioni di cantiere, sul quale è stato tracciato, prima che venisse cotto, un tavoliere di gioco: si tratta di un “mulino” all’interno del quale campeggia la sigla “AB+”, dall’interpretazione incerta.

Informazioni:
Via della  Basilica angolo via Porta Palatina


Links:
http://www.archeogat.it/archivio/torinomedievale/percorsoTAPPE/08MONpingone.htm

http://www.museotorino.it/view/s/a0c69c8b7567438ca396390ecca56c28

scarica pdf: Chi era il PINGONE?

Bibliografia:
AA.VV. Guida Archeologica di Torino, volume II, Gruppo Archeologico Torinese, Torino, 2009, pp.129-131 e allegata bibliografia

Fonti:
Fotografie archivio G.A.T.

Data compilazione scheda:
27/10/2009 – aggiornata 05/2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Soci – Gruppo Archeologico Torinese

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Gavi (AL) : Edifici medievali

Gavi (AL) - Il portino

Storia del sito:
Si suppone l’esistenza della stazione neolitica di Cavatium da cui il latino Gavium. 

Sulla vetta del colle, nel periodo medievale, vi era un castello con due torri, del quale si ha notizie dall’anno 973.

Descrizione del sito:
IL PORTINO, nel vicolo Portino che si dirama da Via Mameli, è una porta turrita del secolo XII, a pianta rettangolare con arco ogivale sormontato da una bifora. Oggi è coperta da un tetto a 4 spioventi; originariamente la torre terminava con una merlatura. 

È l’unica superstite delle quattro porte di accesso al Borgo sulle mura che un tempo scendevano dal Castello o Forte e circondavano l’abitato. La Repubblica di Genova, dopo l’assedio del 1625 da parte dell’esercito francese e sabaudo, fece completamente trasformare il Forte, che ebbe alterne vicende sino a oggi.

IL PALAZZO COMUNALE in via Mameli, è un edificio risalente al secolo XIII con elementi decorativi e strutturali che sono stati messi in evidenza da un recente restauro. Sulla facciata vi sono arcate in pietra a sesto acuto, due al piano terreno e due al primo piano.
Al primo piano sottili colonne sormontate da capitelli con foglie rivelano la presenza di due trifore, sormontate da una cornice scolpita a motivi geometrici tipici dello stile gotico.

LA PIEVE DI SANTA MARIA DI LEMORIS o di Lemme, sulla strada per San Cristoforo, era l’antica chiesa principale, costruita prima del 1000 su una roccia sporgente sul fiume Lemme. Da tempo sconsacrata e abbandonata, nel sito rimangono i resti della facciata, della campata centrale con l’abside (originariamente era a tre navate). Sostituita in seguito dalla parrocchiale di San Giacomo (vedi scheda). Per la storia vedi le pagine tratte dalla Guida edita dall’Accademia Urbense  GAVI-SM-Lemoris
Rimangono tracce di affreschi con una lacunosa Madonna con Bambino e un san Pietro, presumibilmente risalenti al XII-XIII secolo. Vedi pdf: GAVI-Lemoris-affreschi

 


Per il FORTE DI GAVI, maestosa fortezza  dalla storia millenaria, vedi:
https://www.piemontego.it/monumenti/gavi-al-forte-di-gavi


Informazioni:
Comune tel. 0143 642712.  Parrocchia tel. 0143642700

Link:
https://www.comune.gavi.al.it/it

Gavi-depliant.pdf

https://www.chieseromaniche.it/Schede/113-Gavi-Santa-Maria-di-Lemme-o-di-Lemoris.htm

Fonti:
Foto tratte dai siti internet sopra indicati.
Per la storia vedi anche il pdf:  Gavi  ww3.centrocasalis

Data compilazione scheda:
06 giugno 2005 – aggiornamento maggio 2014 – ottobre 2015 – maggio 2020 e 2025

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Gavi (AL) - Pieve di Santa Maria
GAVI – Pieve di Santa Maria

Gavi (AL) : Chiesa parrocchiale di San Giacomo

Gavi (AL) - San Giacomo

Storia del sito:
La chiesa era sicuramente già finita nel 1172, come si rileva dai documenti di un processo ecclesiastico. 

Purtroppo l’edificio subì pesanti rimaneggiamenti, prima con aggiunte gotiche nel XIII-XIV sec., poi con interventi barocchi nel XVIII sec. 
Dal 1957 ha subito notevoli lavori di restauro per riportare in luce le originarie linee romaniche.

Descrizione del sito:
La facciata presenta un PORTALE costruito in blocchi di arenaria con rilevata strombatura formata da una serie di colonnine degradanti i cui capitelli sono costiuiti da due soli blocchi di pietra. 

Le sculture dell’architrave e della lunetta sono di grande interesse perché presentano analogie con il coevo portale della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Castelnuovo Scrivia, vedi scheda, che fanno ritenere siano opera di quel magister Albertus che firmò la predetta chiesa. 
Nell’architrave e nella lunetta è rappresentata l’Ultima Cena con i 12 Apostoli seduti dietro due tavoli, sei per parte ai lati del Cristo assiso in trono; nella parte superiore è scolpita una colomba-Spirito Santo e due angeli in volo con una prospettiva insolita. 
Nel primo intradosso del portale vi è una cornice rotonda con figure umane e di animali fantastici.  Sopra il portale la scultura mutila di Sansone a cavallo del leone.
Sul lato nord si è conservta l’unica abside, coronata da archetti e con una monofora centrale. La parete esterna nord presenta un piccolo portale sormontato da una lunetta con una scultura, molto abrasa, raffigurante un cavaliere su un quadrupede che è difficile identificare (una chimera?) che lotta con una fiera
.

All’interno restano capitelli con fogliami e figure zoomorfe (grifo, leone, lupo, sirena) di probabile mano del Magister Albertus.
Lacerti di affreschi del XV secolo: una Madonna della Misericordia e, in controfacciata, i santi Sebastiano e Rocco.
Un pregevole polittico di Gandolfino da Roreto (attivo in Piemonte tra il 1493 e il 1520) che raffigura la Madonna col Bambino tra san Giacomo e san Giovanni Battista, è collocato sulla parete sud.

La Chiesa, sopra l’ultima campata della navata centrale, presenta un tiburio a pianta ottogonale non equilatera, con bifore; il tiburio è stato sopraelevato in epoca barocca con funzione di campanile.

Informazioni:
Sulla piazza principale del Comune. Ufficio parrocchiale tel. 0131.642700 oppure Comune tel. 0143.642712

Link:
www.comune.gavi.al.it/it

http://www.medioevo.org – San Giacomo a Gavi

Bibliografia:
Benso A., Gavi – Chiesa monumentale di San Giacomo Maggiore, Parrocchia Gavi, 2007

Fonti:
Foto in basso tratte dai siti sopra indicati
Foto in altro tratta dalla pagina Wikipedia: Chiesa di San Giacomo Maggiore

Data compilazione scheda:
12 maggio 2005 – aggiornamento maggio 2014 e gennaio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Gavi (AL) - San Giacomo (particolare)

Gavi (AL) - San Giacomo (particolare2)

Cremolino (AL) : Edifici medievali

Cremolino (AL) - Santuario della Bruceta
CREMOLINO – Santuario della Bruceta

Storia e descrizione dei siti:
IL CASTELLO E IL BORGO 

Il Castello sembra risalire, nella parte più antica, al sec. XI. L’ampliamento che ce lo presenta nell’attuale veste risale al periodo dei Malaspina. Nato come punto di avvistamento e difesa, ha sempre conservato, nella sua architettura, questa caratteristica ed è considerato uno dei più pregevoli dell’Alto Monferrato. Vi si arriva superando un ponte levatoio dopo aver attraversato, in ripida salita, l’antico Borgo all’interno della seconda cerchia di mura fatte costruire nel 1460 da Isnardo Malaspina. Al Borgo si accede attraverso l’ANTICA PORTA MAGGIORE dove sono ancora visibili i segni del denominato “ponte sottano”. Sono presenti ancora segni della prima CERCHIA DI MURA (sec. X), più diacente il castello e fatta ricostruire, nel 1260, da Tommaso Malaspina. Restano anche i segni di una precedente porta, detta “Porta del Rampino”, fatta demolire arbitrariamente nel 1834.

IL SANTUARIO DELLA BRUCETA
Originariamente era una chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie, perché la tradizione vuole che qui la Madonna apparve ad una ragazza sordomuta, che mentre era al pascolo, incontrò una signora che le chiese un agnello; la ragazza andò a chiedere il permesso ai genitori, tra lo stupore generale. Tornata sul luogo dell’apparizione udì la voce della signora che diceva “Io sono la Regina del Paradiso” e fu deciso di costruire lì una cappella in onore della Madonna delle Grazie, proprio a memoria della grazia concessa alla fanciulla sordomuta.
A seguito di una invasione saracena, nel 900 circa, che incendiò la cappella, dai resti venne recuperato intatto solo il dipinto su pietra della Madonna e da allora il nome fu mutato in “Bruceta” e conserva al suo interno il dipinto miracolato. Durante l’XI secolo il santuario assunse grande importanza nella zona. La chiesa della Bruceta nel secolo XI divenne, sotto il vescovo di Acqui san Guido, Parrocchia inferiore alle dipendenze della Pieve di Molare, ma quando iniziò la progressiva migrazione della popolazione verso i borghi, la chiesetta di campagna venne accorpata alla parrocchia di Cremolino, assieme alle altre due chiese di San Biagio e Sant’Agata, con bolla papale di Sisto IV (1473). 
Meta di numerosi pellegrinaggi gode, a partire dal 1808, di una particolare indulgenza plenaria.
La chiesa conserva ancora una struttura per gran parte romanica, anche se ha subito vari restauri e ampliamenti; in particolare quello del 1820-23 modificò la precedente struttura, capovolgendone l’orientazione: dell’antica cappella rimasero solo parte del campanile (risalente al XII secolo) che fu soprelevato nel 1849 e l’abside, divenuta facciata. Fu ribassato il pavimento, alzato il tetto e il cornicione venne abbattuto. In seguito vennero gettate le fondamenta del muraglione sotto la chiesa, furono restaurati i cornicioni e l’architrave; fu poi atterrato l’arco vecchio e venne costruito un cantinotto. Il cosiddetto “occhio romano” della facciata risale a questo periodo, così come l’opera di marmorizzazione delle lesene. 
Durante questi lavori fu danneggiato, anche se è ancora in buono stato, il ritratto su pietra della Madonna che tiene nella mano destra un libro e con il braccio sinistro stringe al seno il bambino nell’atto di benedire con la mano destra, mentre nella sinistra ha un globo terrestre sormontato dalla croce. 

LA CHIESA DI SANT’AGATA
Non si hanno date precisa circa l’origine di questa chiesa; si sa con certezza che è stata, per molto tempo, una delle quattro parrocchie presenti nel territorio Cremolinese, incorporate poi definitivamente alla chiesa di San Benedetto nel 1474. L’architettura della chiesetta ha caratteristiche romaniche e presenta segni di ristrutturazioni e ampliamenti posteriori. Interessanti sono l’abside e la sua copertura in lastre di pietra, simile a quella della chiesa della Bruceta. I segni delle ristrutturazioni sono quasi tutti risalenti al Sei-Settecento. L’edificio ha subito un intervento di restauro negli anni settanta del secolo scorso.

ANTICO CONVENTO (ora Centro Studi Biblico Teologico) E PARROCCHIALE
La costruzione del Convento fu iniziata nel 1439 come dimora dei Padri Carmelitani, presenti a Cremolino dal 1440. Solo nel 1450 una bolla papale concesse che la parrocchia di San Benedetto (che si sarebbe poi chiamata di Santa Maria del Carmine), costruita a partire dal 1440, venisse affidata ai Carmelitani ai quali fu permesso di completare il convento con chiostro, cimitero (attualmente piazza Vittorio Emanuele II), campanile ecc. Dal 1475 al 1600 non si hanno più notizie della vita religiosa di quella comunità, a causa della distruzione e dello smarrimento della documentazione relativa, tranne l’esistenza, nel XVIII secolo, di una frattura fra comunità e frati. La questione si risolse durante la dominazione napoleonica con la soppressione dell’Ordine, l’incameramento dei beni, la demolizione di parte delle strutture e del chiostro. Le notizie successive riguardano la costruzione – dal 1876 al 1892 – della nuova chiesa parrocchiale della Madonna del Carmine.

Informazioni:
Comune tel. 0143 879037

Link:
http://www.comune.cremolino.al.it – Guida turistica

http://santuariodellabruceta.blogspot.it -Santuario N.S. della Bruceta

https://www.chieseromaniche.it/Schede/1015-Cremolino-Santa-Agata.htm

Fonti:
Foto tratte dai siti internet sopra indicati

Data compilazione scheda:
3 gennaio 2012 – aggiornamento maggio 2014 e  gennaio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Cremolino (AL) - Castello
CREMOLINO – Castello
CREMOLINO – Sant’Agata
CREMOLINO – Ex convento
Cremolino (AL) - Ingresso medievale
CREMOLINO – Ingresso medievale

Conzano (AL) : Torre dell’orologio e Chiese di Santa Lucia e di San Maurizio

Conzano (AL) - Chiesa di San Maurizio
Conzano. Chiesa di San Maurizio

Storia del sito:
Anticamente l’abitato era ubicato a valle, ma, distrutto verso il Mille, fu ricostruito sul colle, con un impianto a cerchi concentrici a sviluppo stradale pianeggiante e con collegamenti radiali a vari livelli. La frazione di San Maurizio invece è situata più a nord sul versante destro della valle del torrente Rotaldo. Nel 960 Conzano fu donata da Ottone I di Sassonia ai signori di Cuccaro, poi entrò tra i possessi dei marchesi del Monferrato, che la subinfeudarono a signori locali, i de Comito. All’inizio del Duecento fu oggetto di contrasti tra il marchesato e il Comune di Alessandria; tra XIII e XIV secolo sul colle si accentrarono gli abitanti dei villaggi vicini di Tuvo e del “bric” di Santa Lucia che, abbandonati, scomparirono. Tra il XIII e il XIV secolo venne edificata la torre di Conzano che, con lo spalto, i barbacani ed i fossati, trasformò il paese in fortezza. 

Devastata dalle truppe di Francesco Sforza nel 1431, poi nel 1557 dagli Spagnoli, Conzano passò quindi ad altri signori, dai Bovio ai Vidua di Casale.

Descrizione del sito:
Al centro del paese è la torre duecentesca, oggi detta “TORRE DELL’OROLOGIO”, costruita con blocchi di tufo conchiglifero tratti da cave locali, che si appoggia sulla chiesa dedicata a San Biagio, forse lazzaretto, che risale al 1500. La parte terminale della torre è recente. 


CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA LUCIA. La chiesa di Santa Maria di Piazza fu fondata nel XIII secolo dagli Umiliati. Nel XV secolo l’edificio fu rimaneggiato ed ampliato. Nel 1715 la chiesa divenne la nuova parrocchiale con il titolo di Santa Lucia. Tale dedicazione deriva dallo scomparso nucleo abitato presso l’attuale cimitero, che aveva la Santa siracusana come patrona. L’edificio conserva il CAMPANILE romanico. 
All’interno vi sono quattro tavole appartenenti a uno smembrato politico del XVI secolo, scuola dello Spanzotti, che rappresentano san Maurizio e santa Caterina d’Alessandria, santo Stefano e santa Lucia (quest’ultima tavola è stata rifatta). Le tavole conservano ancora le cornici originali in stile gotico. 

CHIESA ABBAZIA DI SAN MAURIZIO. La chiesa fu edificata nel 1418, in tardo stile gotico, ma ha avuto un radicale restauro dal 1960, sotto la direzione della dott. N. Gabrielli della Sovrintendenza alle Belle Arti di Torino. 
La chiesa faceva parte di un convento, di ascendenza Paleologa, e comprende un chiostro con lunette i cui affreschi sono tra i più antichi della zona. In San Maurizio è sepolta l’imperatrice di Costantinopoli Sofia, figlia di Teodoro II e sposa di Giovanni VIII Paleologo, incoronata “Basilissa” nel 1421.
Nella navata di destra della chiesa vi è una grande tela attribuita allo Spanzotti, raffigurante l’Assunta, e nel secondo altare due affreschi del Seicento. Nella navata sinistra, sopra l’altare di patronato dei Conti Vidua è presente una pala raffigurante san Diego orante con, sullo sfondo, la rocca di Casale. Un trittico cinquecentesco, capolavoro dello Spanzotti, si trova ora smembrato al Museo Civico di Casale e al Museo Borgogna di Vercelli.

Informazioni:

La Chiesa di San Maurizio si trova nella frazione omonima.

Chiesa di Santa Lucia:

Torre civica:

Link:
Comune di Conzano
https://www.piemontego.it/monumenti/conzano-al-torre-dellorologio-e-chiesetta-di-san-biagio
https://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=80

Fonti:
Foto in altro tratta dal sito del Comune. Foto in basso tratta nel 2014 dal sito www.ilmonferrato.info.

Data compilazione scheda:
1 febbraio 2007 – aggiornamento maggio 2014 e gennaio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

CONZANO – Chiesa di Santa Lucia
CONZANO – Torre e chiesa San Biagio

Cavatore (AL) : Chiesa antica di San Lorenzo e altri edifici medievali

Storia e descrizione dei siti:
Raro esemplare del più puro romanico piemontese, la chiesa campestre di San Lorenzo, fu chiesa cimiteriale, parrocchia sino al 1500 quando, con il rifiorire del borgo, venne sostituita dalla chiesa di Sant’Antonio. Geograficamente molto vicina a quella della frazione Ovrano di Acqui Terme, fu costruita in un periodo compreso tra la fine del XII secolo ed i primi anni del Duecento da maestranze locali. Ciò è evidente nella fattura della muratura absidale, l’unica ancora a vista a causa di una pesante intonacatura realizzata in tempi recenti che nasconde totalmente gli altri lati della costruzione. Questa parte presenta tre specchiature chiuse da lesene a tutta altezza collegate dagli archetti lapidei; le monofore sono definite da architravi e stipiti monolitici che ricordano quelle di San Vito a Morsasco e quelle di San Secondo ad Arzello.

Il catino e il tamburo absidali conservano all’interno frammenti di AFFRESCHI risalenti alla seconda metà del Quattrocento. 


CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE

Costruita in stile romanico, su tre navate era unita al vicino oratorio detto dei SS. Giovanni e Rocco, o dei fratelli disciplinanti, possedeva un campanile, staccato dalla chiesa. Nel XIX subì lesioni gravissime a causa di un terremoto. Di essa rimane una navata laterale con colonne di pietra murate.
Vedi:  https://www.santantonioabate.afom.it/cavatore-al-resti-della-chiesa-di-santantonio-abate/


TORRE 
All’interno del paese, è la più antica del territorio, eretta quando Cavatore era feudo del vescovo d’Acqui, e consiste in un mastio a base quadrata dalla perfetta muratura: le sue uniche aperture sono l’ingresso con arco a tutto sesto architravato, posto a circa un terzo dell’altezza della costruzione, una finestrella e una porticina ad architrave sottostante l’accesso. Alla cima non esiste decorazione per cui, data l’estrema semplicità del modello, è da ritenere edificata alla fine del Millecento o al principio del Duecento.


Informazioni:
Comune, tel. 0144 320753-
L’antica chiesa di San Lorenzo è sita nei pressi del cimitero, da non confondere con l’omonima parrocchiale.


Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/813-Cavatore-San-Lorenzo.htm 

https://www.inforestauro.org/pieve-di-s-vito-analisi-stilistica/ (confronti di pievi)

Fonti:
Fotografia in alto tratta dal sito www.cavatore.org, non più attivo. Foto in basso tratte dal sito, non più esistente nel 2020: www.terredicavau.it.

Data compilazione scheda:
31 dicembre 2011 – aggiornamento settembre 2014 – maggio 2020

Nome del Rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Castelnuovo Scrivia (AL) : Resti medievali

Castelnuovo Scrivia (AL) - Castello Podestarile

Storia del sito:
Castelnuovo Scrivia è la patria del celebre umanista e scrittore Matteo Bandello (1484-1561).

Sulla Piazza di fronte alla Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo (Vedi scheda) sorge il CASTELLO PODESTARILE o PALAZZO PRETORIO  o CASTELLO dei Torriani e Bandello) eretto nel sec. XIV sul luogo di una fortificazione alto-medioevale, restaurato nel 1935, aperto inferiormente da un bel portico ogivale, con bifore e arengo.
Al piano superiore affreschi dei secoli XV e XVI. L’edificio è affiancato da una robusta torre quadrilatera, merlata, alta m. 39.

Statue lignee dei sec. XIV e XV e una tavola della seconda metà del XV secolo raffigurate Cristo tra sant’Antonio abate e san Cristoforo sono conservate nella seicentesca CHIESA DI SANT’IGNAZIO.

Nell’abitato si notano i resti di case medioevali, torrette e facciate decorate in cotto; interessanti le case quattrocentesche di Via Fornasari e Via Marguati.

Informazioni:


Link:
http://www.comune.castelnuovoscrivia.al.it/com-monumenti.as

Fonti:
Foto tratta dalla pagina del sito del Comune: Fotografie Castelnuovo Scrivia

Data compilazione scheda:
08 giugno 2005 – aggiornamento maggio 2014 e gennaio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Anna Vecchi – Biblioteca comunale di Castelnuovo Scrivia (AL)

Castelnuovo Scrivia (AL) : Museo Civico

Castelnuovo Scrivia (AL) - Palazzo centurione

Storia del museo:
Sulla via Garibaldi si ammira l’imponente PALAZZO CENTURIONE, bell’esempio di architettura genovese del secolo XVII, ora sede del Municipio, con elegante porticato a crociera. 

All’interno, in quattro sale rimaste integre, fu collocato il Museo civico, costituito ufficialmente nel 1987, ricco di reperti archeologici dall’età della pietra sino all’epoca romana. Vi sono anche lapidi, statue e quadri tolti dalle chiesette abbandonate, mappe settecentesche, pergamene, gli Statuti del 1400, antiche armi, ex-voto del 1600 e lavori in ferro battuto. 
Il museo sorse nel 1978 per iniziativa del Comune e di un gruppo di volontari cittadini che nel corso degli anni si erano occupati di recuperare alcuni pezzi di valore archeologico ed artistico per garantirne la conservazione e la tutela. 
Quasi tutto il materiale proviene da chiese abbandonate e ripetutamente saccheggiate dai ladri. Il materiale venne restaurato con cura e competenza dagli stessi volontari, coordinati dal pittore Michele Mainoli. 
In questi ultimi anni, la raccolta si è venuta ampliando raggiungendo la consistenza di 130 pezzi inventariati (escludendo i numerosi reperti archeologici). Il museo è collocato nei saloni adiacenti la biblioteca comunale ed è in fase di ristrutturazione.

Descrizione delle collezioni:
I reperti di interesse archeologico sono due anfore dissepolte nel 1904 e nel 1997; un’ascia del Neolitico trovata in zona Sicchè, frammenti di ceramica risalenti al 1000 a.C., lucernette, bracciale in bronzo, piedino in bronzo con zampa leonina, materiale edilizio tombale. 

L’ing. Francesco Guagnini portò dalla Tunisia, forse da Leptis Magna, parecchi reperti tra i quali un tondo in marmo raffigurante due lottatori che presenta una retroconcavità dovuta all’utilizzo in epoche successive come mortaio; una maschera in arenaria da una tomba punica; un bacile invetriato.

Informazioni:
 Info: Biblioteca comunale tel.  0131.826754

Link:
Museo Civico

Comune di Castelnuovo Scrivia

Fonti:
Foto tratta dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
08 giugno 2005 – aggiornamento settembre 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Anna Vecchi – Biblioteca comunale di Castelnuovo Scrivia (AL)