TORINO : Casa del Pingone


casaPingone

Storia del sito:
La cosiddetta “casa del Pingone”, il cui aspetto attuale rimanda ai secoli XIV e XV, è un complesso di edifici circoscritto dalle vie Egidi, della Basilica e Porta Palatina: si tratta di uno dei pochi esempi di edilizia privata di origine medievale ancora visibili a Torino. Il toponimo deriva dal fatto che qui, secondo una tradizione però poco documentata, abitò il barone Filiberto Pingone, umanista rinascimentale vissuto alla corte di Emanuele Filiberto di Savoia nella seconda metà del Cinquecento e autore della prima storia della città, l’”Augusta Taurinorum”. Dopo un lungo periodo di degrado, la casa è stata oggetto, nel 2002, di un restauro che ne ha recuperato la funzionalità cercando di salvaguardare gli indizi della sua lunga storia. L’intervento ha consentito di scoprire numerosi particolari architettonici e strutturali che erano stati del tutto obliterati col passare dei secoli, tanto che, prima dei lavori, la casa appariva nell’insieme piuttosto malconcia e anonima; l’unica nota di colore, oltre al giallo ocra delle pareti, era data dalla torre in mattoni – peraltro anch’essa in pessime condizioni di conservazione – che spuntava oltre il tetto.


Descrizione del sito:

Oggi la casa del Pingone è strutturata come un palazzo a più corpi di fabbrica, sviluppato intorno a un cortile e dotato di una complessa stratigrafia muraria. Sul lato di via Porta Palatina sono stati recuperati cospicui resti di finestre di epoca quattrocinquecentesca, a crociera e a sesto ribassato. L’ultimo piano è caratterizzato da un loggiato dotato di archi a tutto sesto, di aspetto cinquecentesco, tamponato probabilmente in epoca barocca e tornato alla luce con gli ultimi restauri. Il primo piano, sul lato che affaccia su via Porta Palatina, ha riservato ai restauratori un’altra sorpresa: dalla rimozione delle sovrastrutture è emerso un grande soffitto cinquecentesco a cassettoni, dipinto con decorazioni fitomorfe policrome, mentre le pareti hanno restituito estese tracce di una coeva, o forse di poco posteriore, decorazione a “grottesche”. Il colore rosso che caratterizza l’edificio è stato scelto dai restauratori in base all’analisi degli intonaci originari, che avevano una tonalità simile. Non bisogna infatti dimenticare che, come dimostrano gli affreschi che raffigurano le città medievali, gli intonaci delle abitazioni e dei palazzi di rappresentanza erano spesso molto colorati, anche se noi oggi siamo abituati a vederli con pietre e mattoni a vista.
Il complesso conserva, inglobata nelle strutture, l’unica torre medievale (campanili esclusi) rimasta a Torino, antecedente al XV secolo; essa è il nucleo attorno al quale è poi cresciuto l’edificio attuale. Ne si può ancora scorgere la sommità, dotata di merli a coda di rondine ravvisabili sugli angoli e tra le finestre attuali. Incapsulata, in epoca postmedievale, da una copertura che trasformò l’ultimo piano in stanza, mascherando il suo aspetto originale, è stata riattata durante gli ultimi restauri. Il lato est è stato liberato dal tetto che vi si appoggiava, realizzando una piccola terrazza scoperta; sono stati restaurati ed evidenziati merli e beccatelli6, rivelando anche il fregio “a triangoli” che sul lato esposto alle intemperie, verso ovest, è pressoché scomparso. Guardando la torre da via Egidi si nota, a destra, un breve tratto murario realizzato in mattoncini disposti a lisca di pesce, d’epoca bassomedievale.


Descrizione dei ritrovamenti:
Gli scavi archeologici, contestuali ai lavori di restauro, hanno messo in luce le fondazioni medievali, che vanno a poggiare direttamente sul sedime di periodo romano, insistendo in parte sull’area stradale antica e reimpiegandone alcuni basoli, provenienti con ogni probabilità dagli adiacenti cardo maximus (via Porta Palatina) e decumanus minor (via della Basilica), come materiale edilizio; i resti romani (compreso un tratto di fognatura) e medievali (muri, pavimentazioni e un pozzo) rinvenuti nei locali sotterranei sul lato prospiciente via della Basilica sono stati consolidati e conservati. Inglobate nelle murature del piano terra, in un locale prossimo a via Egidi, sono state evidenziate alcune epigrafi frammentarie di epoca romana.

Infine, assai curioso e anch’esso di età romana è un grosso frammento di mattone sesquipedale, rinvenuto durante le operazioni di cantiere, sul quale è stato tracciato, prima che venisse cotto, un tavoliere di gioco: si tratta di un “mulino” all’interno del quale campeggia la sigla “AB+”, dall’interpretazione incerta.

Informazioni:
Via della  Basilica angolo via Porta Palatina


Links:
http://www.archeogat.it

scarica pdf: Chi era il PINGONE?

Bibliografia:
AA.VV. Guida Archeologica di Torino, volume II, Gruppo Archeologico Torinese, Torino, 2009, pp.129-131 e allegata bibliografia

Fonti:
Fotografie archivio G.A.T.

Data compilazione scheda:
27/10/2009 – aggiornata 05/2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Soci – Gruppo Archeologico Torinese

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