Provincia di Alessandria

Grondona (AL): Torre di San Colombano, Chiesa dell’Annunziata

Storia e descrizione dei siti:
TORRE CAMPANARIA DI SAN COLOMBANO, in frazione Variana
Scendendo lungo la Valle Spinti, quasi al termine della conca, in prossimità di Variana e Chiapparolo, si nota una torre che si innalza all’interno del cimitero della frazione, unico resto dell’antica chiesa romanica di San Colombano.
Le proporzioni del saliente, sovradimensionate rispetto a quelle di una normale torre campanaria, fa presupporre la doppia funzione di campanile, per la presenza di ampie aperture e della seicentesca cella campanaria in laterizio, e di torre di avvistamento con funzioni belliche.
La torre romanica è stata restaurata nella parte sommitale nel 2005.

CHIESA DELL’ANNUNZIATA
Le informazioni storiche sulla chiesa, che si trova nell’abitato di Grondona, sono scarse, si pensa a una origine gotica per la presenza di volte a crociera, anche se l’impianto dell’edificio e il portale fanno pensare a un’epoca precedente.
Un interessante studio fu svolto dalla professoressa N. Gabrielli sugli affreschi e sull’edificio, di cui risulta una sopraelevazione dei setti murari e della pavimentazione eseguita nel 1638.
Conserva affreschi del XV-XVI secolo, scoperti nel 1933 e attribuiti a Franceschino Boxilio e probabilmente eseguiti nel 1519. Nella parete sinistra Giudizio Universale e sotto santo Stefano, sant’Antonio abate, san Sebastiano. Nella seconda campata: Madonna col Bambino e sotto i santi Francesco e Rocco. Nella terza campata: Pietà, Madonna in trono e Madonna col Bambino e san Fortunato. Sotto vi sono le figure di santa Chiara e dei santi Luigi, Domenico e Bernardo.
Parete destra, seconda campata: Madonna col Bambino, san Giovanni Battista. Nella terza campata: rara raffigurazione della casa di Loreto sorretta dagli angeli, visitazione di santa Elisabetta, natività frammentaria.

Informazioni
Torre di San Colombano proseguendo sulla Statale, oltre la chiesa di S. Maria Assunta, in frazione Variana.

Chiesa dell’ Annunziata. Rivolgersi al Comune tel. 0143632821

Links:
www.comune.grondona.al.it
http://www.studiombim.eu

Bibliografia:
Gabrielli N., Monumenti della pittura nella provincia di Alessandria dal secolo X alla fine del secolo XV. Contributo alla Storia dell’arte piemontese, Stab. Tip. di Miglietta, Milano & C., Alessandria (Casale Monferrato), 1935

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
1 ottobre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Grondona- chiesa dell’ Annunziata

Grondona (AL): Chiesa cimiteriale di S. Maria Assunta, Torre del Castello

Storia e descrizione dei siti:
CHIESA CIMITERIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
L’edificio sorge entro il cimitero che ne ingloba un fianco e parte dell’abside. Era questa la primitiva chiesa, che sorgeva, come, oggi, fuori dell’abitato, nella giurisdizione, insieme a Sasso e a Lemmi, della pieve di San Vittore di Borghetto di Borbèra. Ristrutturata e ampliata nel 1645-1647, utilizzando anche materiali proveniente dall’abbattimento dei fianchi, conserva alcuni parti della chiesa primitiva risalente ai secoli XII-XIII: una sezione di parete nord in prossimità dell’abside, caratterizzata da una cornice con peducci alle falde della copertura; il portale e la muratura di facciata fino all’attacco della serliana, il campanile almeno fino alla risega del primo piano, alcuni conci scolpiti inseriti nella successiva tessitura muraria.
Nel 2007-2011 fu eseguito un intervento di messa in sicurezza in seguito al sisma del 2003 e il successivo restauro sia sulla muratura esterna che interna. L’esterno è stato pulito per asportare i muschi ed è stato consolidato con appositi prodotti, mentre nell’interno sono stati consolidati l’apparato murario e le volte, sono stati realizzati nuovi intonaci, una nuova pavimentazione, il restauro degli affreschi e l’esecuzione dell’impianto elettrico.

L’edificio ha il portale con arco a tutto sesto, decorato da una lunetta scolpita con l’immagine di una Croce, tre gigli e una mano benedicente.
Il campanile si eleva su quattro piani segnati esternamente da cornici a denti di sega con specchiature ad archetti pensili ciechi. La cella campanaria è aperta da bifore con pilastrino concluso da un capitello a stampella.
Lungo le pareti interne e sui pilastri si trovano diversi affreschi: sul presbiterio  si è conservato un lacerto di affresco della prima metà del secolo XV con la Madonna con il Bambino tra i Santi Pietro e Paolo contornato da cortine rette da angioletti frutto di un successivo intervento. Sulla sinistra, un affresco raffigura la Vergine nell’atto di bastonare il diavolo, firmato Antonio Barbe 1649. A destra un altro affresco del secolo XVII con l’effigie della Madonna di Loreto affiancata dai santi Carlo e Giovanni Battista, Bartolomeo e Agata a dal committente. Nella navata destra, al centro, è addossato il grandioso altare tardobarocco che doveva contenere il gruppo ligneo della Madonna del Rosario, oggi nella Parrocchiale.

TORRE DEL CASTELLO DI GRONDONA
La torre si erge isolata su un rilievo a nord dell’abitato. È quanto resta del castello di Grondona, che il 23 aprile 1934 franò con il monte Asserello sul paese, causando morti, feriti e la distruzione di molte abitazioni.
Questo unico frammento di architettura militare è una torre cilindrica con uno splendido portale in pietra e ancora visibili tracce di un bordo ad aggetto sulla sua parte sommatale, coronamento che un tempo probabilmente sorreggeva il tavolato ligneo del cammino di ronda.

Informazioni:
Chiesa di S. Maria Assunta: strada provinciale 144, Cimitero. Rivolgersi al Comune tel. 0143632821

Torre del Castello di Grondona

Links:
www.comune.grondona.al.it
http://www.studiombim.eu/index.php?fl=4&op=mcs&id_cont=158&eng=Restauro&idm=202
http://unitrearquata-grondona.it/

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
1 ottobre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Grondona S.Maria Assunta-campanile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grondona -torre del Castello

Ovada (AL): Loggia di San Sebastiano

Storia del sito:
La Loggia di San Sebastiano, oggi adibita a sede di eventi culturali, è stata per molti secoli la Parrocchiale di Ovada intitolata a Santa Maria.
La chiesa era anche luogo per le manifestazioni della vita civile della città: al suo interno si tenevano i consigli ed i parlamenti di Ovada ed i giuramenti di fedeltà a Genova. Questo ruolo è confermato anche dalla presenza dalle misure di raffronto (la giusta misura di Ovada) che sono scolpite nella pietra, in corrispondenza degli spigoli e al centro, sull’esterno della parete laterale sinistra.
La chiesa, documentata a partire dal XIII secolo, risale probabilmente a quello precedente. Di forma romanica semplice, navata unica e copertura a capanna, subì nel secolo XIV un ampliamento con l’aggiunta di due navate laterali e la costruzione di un campanile.
Nel 1791, avvicinandosi la consacrazione della nuova Parrocchiale e versando in condizioni precarie, venne venduta e successivamente smembrata. Il campanile di proprietà comunale venne utilizzato come prigione; la navata centrale e quella sinistra divennero l’Oratorio di San Sebastiano, sede dell’omonima Confraternita (oggi non più esistente dei Bianchi); la Confraternita di San Giovanni (detta dei Rossi) acquistò la navata destra per poter avere un ingresso indipendente al proprio oratorio, al quale si accedeva dall’interno della chiesa stessa.
La chiesa era ricca di lapidi e sepolcreti che vennero rimossi agli inizi dell’Ottocento quanto fu soppressa la Confraternita di San Sebastiano e l’edificio trasformato in Loggia (da qui il suo nome odierno) coperta per il Mercato sostituendo quella più antica posta in Piazza Mazzini.

Descrizione del sito:
L’edificio conserva al suo interno alcune tracce di affreschi sia nella parete della navata minore di sinistra sia nei pilastri di fondo di quella maggiore e nella cella campanaria. Di fattura più antica sono i frammenti alla base del campanile, i cui muri facevano parte di una cappella preesistente ai vari rimaneggiamenti.
Gli affreschi, lungo la navata minore di sinistra, eseguiti dopo l’ampliamento della chiesa, sono figure di Santi inseriti per la maggior parte in nicchie trilobate con il fondo decorato. Da sinistra verso destra: Beatus Vicecius (San Vincenzo?), un frammento di Santo e Madonna con Bambino (deturpati per l’apertura di una porta laterale), santa Lucia, Cristo di Passione, san Giacomo Minore e la Maddalena, san Giorgio che uccide il drago tenuto dalla principessa con una corda, Madonna con Bambino, san Martino lacunoso nella parte sinistra e in basso. Molto probabilmente appartenente alla stessa serie anche la frammentaria decollazione di san Giovanni Battista. L’analisi stilistica di queste figure indurrebbe a ritenerle opere del XIV secolo anche se la loro posizione lungo la parete costruita nell’ampliamento del XIV secolo suggerisce una datazione verso la prima metà del XV secolo.
Ad altra mano appartengono invece le figure di sant’Antonio Abate, di sant’Ambrogio dipinti sui pilastri di fondo e di san Pietro Martire con orante ai piedi, posto nell’arcone in fondo alla parete destra. Il loro stile presenta molte affinità con la “Madonna con il Bambino tra i Santi Pietro e Paolo” che si trova sulla parete sinistra del presbiterio della chiesa dedicata a Maria Assunta a Grondona (AL), vedi scheda.

Informazioni:
Via San Sebastiano, tel. 0142 821043

Links:
https://www.comune.ovada.al.it

Bibliografia:
Ovada.pdf  vedi pp. 59-62

Fonti:
Notizie e fotografia in basso dal testo sopra indicato. Foto in alto da Wikimedia Commons.

Data compilazione scheda:
29 settembre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

Ozzano Monferrato (AL) : Chiesa di San Salvatore ed edifici medievali

Storia e descrizione dei siti:
CHIESA DI SAN SALVATORE
Sorge nella parte alta del paese, poco sotto il castello. Notevole costruzione tardogotica, probabilmente risalente alla prima metà del sec. XV. L’Ecclesia sancti salvatoris è elencata negli estimi vercellesi del 1299 (pieve di S. Cassiano); nel 1348 e nel 1359 compare unita alla chiesa di S. Giovanni, ed è ancora citata nel 1440, unita a una chiesa e a una cappella di Ozzano senza titolo. Nel 1384 c’è notizia di un parroco.

Il campanile alto 20 metri, è staccato dalla chiesa e non in asse con la stessa (ma verosimilmente non derivato da una torre del castello), restaurato nel 1999. Presenta due fregi a dentelli scalari in laterizi, delimitanti una fascia in cui si apre una finestrella con arco a sesto acuto esternamente e a sesto ribassato all’interno.
La chiesa presenta una facciata in mattoni a vista in cui è inserito un timpano neoclassico sul portone settecentesco; è a salienti e divisa in tre settori da quattro contrafforti; al culmine si alzano cinque pinnacoli a sezione ottagonale. Nella tessitura della facciata risultano evidenti le linee di due profili superiori a capanna più bassi rispetto all’attuale profilo a salienti e le tracce di una grande finestra centrale a lunetta tripartita da due pilastrini, di tipo termale, tamponata nel 1904 per l’installazione dell’organo. Attualmente sono presenti solo due strette finestre ai lati del portale. Sono presenti contrafforti anche sul fianco destro e in corrispondenza dell’abside, dove i mattoni differiscono per forma e colore dal resto della muratura; tutta la superficie posteriore della chiesa al di sotto del piano di calpestio interno mostra discontinuità di tessitura. Alla fiancata sinistra sono addossate una cappella con pareti in cemento e la sacrestia.

L’ interno ha pianta rettangolare, suddiviso in tre navate scandite da massicci pilastri tondi, la navata centrale ha volta a botte costruita nel 1573, quelle laterali, suddivise in campate hanno volte a crociera con costoloni in cotto.
Le pareti laterali recano altri interessanti frammenti d’affresco; i migliori si trovano nell’ultima campata di sinistra: in alto una grande lunetta con l’Annunciazione, Dio Padre con la colomba dello Spirito Santo e a destra san Giorgio, a sinistra santa Radegonda (effigiata anche a Camino nella chiesa di San Gottardo vedi scheda Camino).
Sotto la lunetta è affrescata un’architettura con fastigi e decorazioni (che ricorda l’estrosa cornice lignea del polittico del maestro di Crea, ora nella pinacoteca di Varallo): in alto tre tondi con putti e il Cristo in Pietà; sotto un trittico con al centro san Sebastiano nelle vesti di cavaliere, a sinistra san Rocco, mentre a destra la figura è scomparsa. L’affresco è attribuibile a un pittore della bottega di Martino Spanzotti, a conoscenza della cappella di S. Margherita a Crea (forse Aimo Volpi), e databile attorno al 1485 [Romano 2001, pp. 377, 379].
Altri frammenti d’affresco di diversa mano (ultimo quarto del sec. XV) si trovano sulla parete destra; furono in parte distrutti dall’apertura di finestre effettuata nel 1904: nella prima campata san Martino, martirio di sant’Agata, Madonna in trono col Bambino e una Santa non identificata, di altra mano.
La seconda campata presenta una porzione di affresco dove viene raffigurato san Giovanni Battista con l’agnello tra le figure di san Francesco e di un Santo monaco (reggente la palma del martirio e un libro aperto col versetto 54.3 dei Salmi); nella volta il Tetramorfo, su fondo rosso.
All’inizio della navata sinistra sono le notevoli statue lignee dell’Addolorata e del Cristo morto con braccia semoventi, attribuita a scultore ligure-piemontese operante negli anni 1440-60.
Sopra i pilastri, a reggere le sorti della Chiesa sono raffigurati in monocromo sei Profeti molto probabilmente legati alla committenza della famiglia Gattinara nel XVI secolo. La volta della navata centrale, interamente affrescata (mq. 240) alla fine del Cinquecento, costituisce per lo stile rinascimentale delle raffigurazioni un unicum a livello regionale. Le cappelle recano arredi e dipinti settecenteschi: quella che chiude la navata di sinistra, presenta un altare con paliotto settecentesco del Guazzone e tela di scuola Moncalvesca raffigurante san Bovone e san Carlo Borromeo in adorazione della Vergine; dalla cappella barocca della Vergine del Rosario  si accede all’abside pentagonale.

__________________

CASTELLO E MURA
La struttura del maniero, di proprietà privata, è frutto di rimaneggiamenti effettuati nel XVI e XVII secolo, su un nucleo originario del XII secolo, in cui erano presenti le strutture murarie di difesa. La parte visibile più antica è del XV secolo, caratterizzata da un muro in laterizio con al vertice tre merli bifidi.
Integrata nel tessuto edilizio residenziale, vi è una torre di cortina a pianta quadrata in laterizio, contigua ad un’abitazione del XVI-XVII secolo, con doppio loggiato e con le caratteristiche decorazioni di mattoni a scaletta, presenti anche sulla torre, che vanno ad individuare, nella parte sottostante quello che fu l’antico tratto murario.

CASA BONARIA SIMONETTI
raro esempio di architettura civile abitativa, risalente al XV secolo. Si tratta dell’edificio privato più antico del paese, con finestre ad arco acuto.

 

Informazioni:
Chiesa parrocchiale S Salvatore. Info Comune, tel. 366.6454128 / 338.5288567 mail: segreteria@comune.ozzanomonferrato.al.it

Links:
http://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=59&alfa=O

https://it.wikipedia.org/wiki/Ozzano_Monferrato

https://www.comune.ozzanomonferrato.al.it/it/page/da-vedere

Bibliografia:
G. Romano, Il polittico di Marco Scarognino alla pinacoteca di Varallo e il maestro della cappella di Santa Margherita a Crea, in Opere e giorni. Studi su mille anni di arte europea dedicati a Max Seidel, a cura di K. Bergdolt, G. Bonsanti, Venezia 2001, pp. 377-384.
Ozzano Monferrato.pdf

Fonti:
Notizie e foto dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
3 luglio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ozzano Monf. – Castello

 

Castelletto d’Orba (AL) : Chiesa di Sant’Innocenzo

Storia e descrizione del sito:
Edificio romanico, forse edificato su resti romani. La chiesa fu elevata a parrocchia e intitolata a sant’Innocenzo durante il pontificato di Alessandro III (1159-1181).
Nel XIX secolo la struttura della chiesa venne incorporata nelle mura del cimitero.

La chiesa ha facciata a capanna; il portale è decorato con motivi vegetali e ai lati alcune formelle con animali e decorazioni geometriche. Le murature rivelano una buona tecnica costruttiva.
La copertura a due spioventi è sorretta da belle capriate lignee decorate, visibili all’interno dell’aula. La pianta della chiesa è a croce latina, senza abside.
I cicli di affreschi dei secoli XV-XVI raffigurano molti Santi sia sulla parete di fondo che sulle laterali.
Sulla parete di fondo, in alto, l’Annunciazione; nel riquadro sottostante è raffigurata la Crocifissione con dietro al Cristo le mura di Gerusalemme; nel riquadro inferiore, entro edicole, le figure: a sinistra di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista; al centro, più grande, il titolare della chiesa sant’Innocenzo; a destra san Bernardo e san Sebastiano. Sulla destra una serie di Santi.
Nella parete di destra, tra le varie raffigurazioni, spicca un’affresco con sant’Andrea, sant’Innocenzo e santa Caterina d’Alessandria che ha sopra, in piccoli riquadri, l’Annunciazione e la Crocifissione.

Informazioni:
La chiesa è nel cimitero, a nord est dell’abitato, lungo la strada provinciale 176. Comune tel. 0143 830032

Links:
https://giringiro.eu/2019/04/la-chiesa-di-santinnocenzo-a-castelletto-dorba-esempio-di-monferrato-autentico

https://www.visitovada.com/castelletto-dorba/

https://www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-innocenzo-castelletto-d-orba-83247?ldc

Bibliografia:
Tacchella L.: Insediamenti monastici delle valli Scrivia, Borbera, Lemme, Orba e Stura, Soc. Storica Novarese, Novi Ligure 1985. p. 60

Fumagalli A.; Mulazzani G.; Cuttica di Revigliasco G., La pittura delle pievi nel territorio di Alessandria dal 12. al 15. secolo / Rapporti tra spazio figurativo pittorico e architettura, [di Alberto Fumagalli ; Da Cassine a Crea : due secoli di pittura lombarda, di Germano Mulazzani ; Per un repertorio della pittura murale fino al 1500, di Gianfranco Cuttica di Revigliasco ; fotografie di Francesco Fumagalli], Cassa di Risparmio di Alessandria, Alessandria 1983

Pistarino G.; Fumagalli A., Dalla Pieve alla Cattedrale nel territorio alessandrino, Cassa di Risparmio di Alessandria, Alessandria 1978

Fonti:
Notizie tratte dai siti sopra indicati. Fotografia in alto dal sito del FAI.
Le fotografie in basso sono di proprietà del blog https://giringiro.eu, per gentile autorizzazione.

Data compilazione scheda:
1 luglio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sale (AL): Chiesa di Santa Maria e San Siro

Storia del sito:
Preesistente alla struttura attuale, la Chiesa di San Siro era una delle tre chiese “fuori le mura”. Ricostruita entro la cerchia muraria, forse verso il 1000, e probabilmente ampliata e rimaneggiata in epoca non precisabile, porta alcune date sicure, inerenti ad affreschi e altre opere e a fatti storici come il Trattato di pace tra Pavia e Tortona, stipulato alla presenza del Barbarossa in Santa Maria nel 1165, che indica una dipendenza della chiesa dalla diocesi di Pavia; il documento che sigla la composizione avvenuta nel 1223 in Santa Maria di una lite fra il Comune di Tortona e i Conti di Langosco e di Sparvara.
Nel 1425 compare dipendente dalla pieve di S. Siro, mentre nella visita pastorale del 24 settembre 1460 è citata come Santa Maria “in villario”. Altre due date sicure sono il 1452 ed il 1456, riferite ad affreschi e tutt’oggi visibili.
Il legame della Chiesa con le principali famiglie del luogo si riconosce, come di consueto, in alcuni episodi di committenza artistica. Ben visibili risultano i nomi delle famiglie Boveri, Calcaprina, Cantoni, Maggi, Ricci. E’ probabilmente in seguito al “beneficio” della Cappella Maggiore, ottenuto col titolo di “Santa Maria” dal nobile salese Teobaldo Maggi nel 1456, che la Chiesa ha assunto l’attuale doppia dedicazione; a tale epoca risalgono pure gli affreschi della volta, realizzati per committenza dal Maggi.

Il campanile gotico originario formava un corpo unico con la chiesa: crollò nel 1704 rovinando anche parte della facciata. Venne riedificato nello stesso anno, esternamente all’edificio e secondo lo stile tardo barocco dell’epoca, la facciata attuale invece fu restaurata e parzialmente ricostruita.

La nuova parrocchia nella diocesi tortonese nel 1936 fu traslata per volere del vescovo Melchiorri che la trasferì nella frazione di Gerbidi, mentre S. Maria divenne santuario della Madonna della Guardia.
Nel 1938 fu attuato un restauro interno con la demolizione del vecchio pavimento e l’eliminazione dell’intonaco biancastro che ricopriva le volte e le pareti della chiesa. Vennero anche alla luce undici Profeti dipinti sull’arcone del presbiterio e i quattro Evangelisti della volta dell’abside. A partire dal 1984 un gruppo di cittadini ha dato vita a un comitato che è riuscito in pochi anni a recuperare la chiesa rifacendo il tetto e restaurando gli affreschi delle navate laterali.

Descrizione del sito:
A testimoniare i rimaneggiamenti della struttura originaria sono evidenti numerosi elementi gotici che furono inseriti nell’impianto romanico, ad esempio, gli alti portali contornati da costoloni e da una fascia decorata con formelle in cotto, posta nella prima metà del XV secolo. La tipologia dei portali e della chiesa è riferibile all’architettura del gotico novarese-lomellino che ha nel duomo di Mortara e nell’abbazia di SS. Nazario e Celso di S. Nazzaro Sesia due esempi.

La chiesa presenta l’interno a tre navate e cinque arcate con poderose colonne.
L’abside è a forma quadrata con parete di fondo rettilinea, caratteristica di tante chiese cistercensi.
Gli affreschi che coprono la volta absidale sono ampi oltre 100 mq. Nelle quattro vele, in raffinate edicole tardo gotiche, vi sono le figure dei quattro Evangelisti. Negli angoli è riprodotto lo stemma della famiglia Maggi, un leone rampante in campo rosso. L’autore resta sconosciuto, ma si tratta senza dubbio di un artista di ottimo livello qualitativo, la cui cultura è legata all’ambito pavese.
Sulla parete di fondo dello stesso presbiterio è rappresentata l’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine. Sulla parete sinistra si conservano i resti di un’altra decorazione affrescata: entro una cornice a motivi floreali appaiono una coppia di angeli turibolanti ed un’altra di angeli inginocchiati, che facevano originariamente da cortina alla tomba di Jacobino Maggi.
Nel sottarco dell’arco trionfale sono affrescati, entro cornici mistilinee, dodici Patriarchi e Profeti a mezzo busto, recanti i cartigli con i nomi. Tra questi appare singolare la figura di  Abacuc con un paio di occhiali a piece-nez .
Altri cicli di affreschi ornano le pareti della navata sinistra, tutti databili al Quattrocento.
Il più chiaramente leggibile è un ciclo della Passione di Cristo: vi sono rappresentate la Crocifissione e la Deposizione, mentre nell’intradosso della finestra compaiono due figure di Cavalieri o Santi. Compare lo stemma della famiglia Ricci: il ciclo è ascrivibile ad un pittore di formazione locale attivo nella prima metà del XV secolo.
Non appartenente a questo ciclo, vi è la rara raffigurazione, della la Vergine e sant’Elisabetta con i rispettivi bambini, Gesù e san Giovannino all’interno di una stanza; l’affresco presenta particolari caratteri stilistici che rivelano legami con la cultura nordica dell’epoca e che costituiscono un esempio unico in tutta la zona circostante.
Nella Cappella terminale della navata sinistra ci sono altri affreschi: una Madonna con Bambino tra san Sebastiano e sant’Antonio Abate alla presenza della famiglia dei committenti, con manto d’ermellino. L’affresco è datato 1452.

Interessante è poi un frammento di difficile lettura che rappresenta un Santo artigiano, intento nel suo lavoro, con un curioso copricapo di foggia orientale. Con ogni probabilità si tratta di sant’Eligio, protettore degli orafi, per la presenza di un forno, sopra al quale si intravede una collana. Su un tavolo è visibile un calice. Il Santo reca in mano una coppa e la sta martellinando.
Tra questa Cappella e il Presbiterio appare un bel san Francesco su fondo rosso, in stile tardo gotico, purtoppo un po’ rovinato. Sono inoltre rappresentati san Cristoforo, di fattura più grossolana, una Madonna con Bambino, la figura probabilmente di sant’Agata ed poi santo Stefano recante in mano un libro chiuso ed un sasso sulla spalla. Questi ultimi sono affreschi Cinquecenteschi di carattere votivo simili ad altri presenti nell’Abbazia di Rivalta Scrivia e sono riconducibili alla cultura della zona.
L’area della navata destra è ancora da indagare: affiora sotto lo scialbo il volto di un Santo, traccia di un ciclo di affreschi forse simile a quelli descritti. La decorazione sulla volta della cappella terminale della navata destra è invece di epoca più tarda: rappresenta storie mariane di scuola lombarda e risale al Seicento.

Informazioni:
Via Roma, tel. 340.9264712

Links:
http://www.chiesadeisantimariaesiro.it

https://www.chieseromaniche.it/Schede/205_SANTA_MARIA_E_SAN_SIRO_SALE.htm

https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/142-chiesa-di-santa-maria-e-san-siro-santuario-della-madonna-della-guardia-sale

https://www.comune.sale.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
29 giugno 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solonghello – Fabiano (AL): Chiesa cimiteriale di Sant’Eusebio

Storia del sito:
Le fasi costruttive della Cappella sono almeno due perché l’abside, residuo di una precedente edificazione in quanto risulta “ruotata” verticalmente lungo il suo asse longitudinale, presenta proporzioni non coerenti con quelle della navata e la navata stessa sembra una aggiunta posteriore. Una ulteriore manomissione o ampliamento dell’edificio viene rivelato dalla presenza di uno scarto nella muratura leggibile nella parte intera sulla parete sinistra della navata.
La chiesa fu registrata nella pieve di Cornale senza titolo nel 1299, col titolo nel 1348 [Sella, Ferraris, pp. 38, 112]. Secondo uno scritto di un parroco di Fabiano sarebbe stata consacrata nel 1442 da mons. Chilimberti (?) vescovo di Vercelli (non risulta un vescovo di Vercelli di nome Chilimberti; Matteo Ghisalberti o Gisalberti fu vescovo dal 1406 al 1412, mentre nel 1442 era vescovo Guglielmo Didier). Divenne parrocchiale nel 1561 [Annuario 1974, p. 86], inizialmente in dipendenza della parrocchia di Solonghello. Nel 1591 la chiesa era pericolante. Fu restaurata alla fine del sec. XVI e nel 1882 [Muzio 1966, pp. 22-23]; nel 1911 fu elencata tra gli edifici monumentali nazionali In seguito ad una frana nel 1946 l’edificio non era più agibile. Nel corso di lavori di restauro del 1949-50, sotto l’altare fu trovato e riadattato un altare più antico; inoltre affiorarono affreschi sulla parete interna destra, si scoprirono due finestrelle romaniche murate nella stessa parete e, demolendo parte della parete sinistra, si rinvennero alcuni capitelli o frammenti di modanature in arenaria decorati in modo piuttosto grezzo a ovuli e palmette, che furono collocati sulla parte antero-superiore della mensa d’altare. Nel 1967 le fondamenta vennero sottomurate di 2.5 m e furono costruiti due pilastri di cemento a sostegno dell’edificio. Per ulteriori smottamenti del terreno verso valle negli anni ’70 del secolo scorso si aprirono profonde fenditure nella muratura e la chiesa fu chiusa al culto. Nel 2002 e negli anni successivi è stato fermato il continuo slittamento del suolo con la sistemazione di micropali protettivi.
Nel 2009 si conclusero i  lavori di consolidamento e restauro di tutte le murature esterne; nel 2010 si fece il rifacimento della copertura; nel 2017 il restauro dei preziosi affreschi interni risalenti al XIV secolo.
I rimaneggiamenti subiti dall’edificio, con la perdita dell’apparato decorativo scultoreo, non consentono una datazione precisa della costruzione originaria.
Questo edificio è da non confondere con la chiesa ex parrocchiale dedicata ai SS. Fabiano e Sebastiano, che si trova nell’abitato.

Descrizione del sito:
Edificio orientato, ad aula rettangolare con abside semicircolare, privo di campanile. La facciata a capanna, intonacata, ha larghezza sproporzionata rispetto al modesto sviluppo in altezza, dovuto al rialzo del suolo del cimitero successivo alla costruzione della chiesa. In anni recenti, la rimozione di alcune lapidi ha messo in evidenza ai lati della porta d’ingresso i resti di un’ampia arcata in mattoni e un oculo ricavato in un unico grande concio di pietra da cantoni. Al di sopra della porta un modesto dipinto murale ritrae sant’Eusebio. Le pareti laterali hanno muratura prevalente in laterizio, con irregolarità che manifestano varie riprese edilizie. Sul fianco meridionale è presente un altro elegante oculo scolpito nell’arenaria; si aprono inoltre due finestre rettangolari. In prossimità della facciata la muratura è costituita da grossi conci di arenaria. Il fianco settentrionale, ampiamente rimaneggiato, ha una sola finestra rettangolare. Nella parte posteriore della chiesa il livello del terreno si ribassa rispetto a facciata e fianchi. L’abside e la parete di fondo della navata sono intonacate. Immagini anteriori agli ultimi restauri evidenziavano una struttura regolare in laterizio. Nell’abside si aprono due piccole monofore laterali prive di sguancio. La parete esterna dell’abside, come quella di un tratto del fianco settentrionale, ha un semplice coronamento costituito da una doppia fila di mattoni aggettanti sorretti da mensoline in cotto [Aletto 2010, pp. 66-67].

Interno a navata unica. Il pavimento dell’aula si trova ad un livello di oltre un metro inferiore rispetto alla porta d’ingresso e vi si accede con una scalinata. Copertura a capriate. Si conservano affreschi quattrocenteschi: sulla parete dell’arco trionfale a sinistra un Santo vescovo benedicente (s. Gottardo, secondo una scritta che si leggeva in passato), a destra san Cristoforo (il volto forse fu ridipinto), inoltre una decorazione in finto marmo attorno all’arco e fregi a fioroni raccordati da racemi verdi. Nell’intradosso dell’arco trionfale a sinistra è dipinto san Sebastiano riccamente vestito e con capo inghirlandato; a destra san Fabiano, piuttosto rovinato; in alto una decorazione a grottesche intercalate da medaglioni con motivi decorativi [Cuttica 1983a, p. 148]. Nel catino absidale c’è un ciclo datato 1422 o 1423 che fu restaurato nel 1977: Cristo in mandorla con libro aperto recante la scritta «Ego sum lux mundi» e simboli del Tetramorfo su fondo decorato a quadrettini, alla cui base corre una scritta della quale rimane a malapena leggibile la data iniziale: «M CCCC XXII (o III)» e il nome «Matheus»; più in basso restano frammenti dipinti con figure di santi: sant’Eusebio in trono, sant’Antonio Abate e san Lorenzo, mentre è andata perduta una Madonna in trono col Bambino, ancora visibile negli anni ’80 del Novecento tra la finestrella absidale di destra e san Fabiano. In una lacuna dopo la figura di sant’Antonio si intravedono tracce di un velario appartenente ad uno strato più antico. Lo stesso Maestro di Sant’Eusebio di Fabiano è riconoscibile in un lacerto di affresco nella chiesa di San Gottardo di Camino, vedi scheda Camino [Sartor 2016, pp. 206-07].
Sulla parete destra della navata emergono altre due parti d’affresco raffiguranti san Bernardino che predica alla folla (con l’iscrizione tipica «Pater manifestavi nomen tu[um hominibus]») e una teoria di Santi (tra cui Pietro e Paolo), di stile arcaico, ma più recenti dei precedenti (S. Bernardino fu canonizzato nel 1450).
La parete di sinistra, non originale, è priva di dipinti.

Informazioni:
Via Garibaldi presso il cimitero della frazione Fabiano. Email: info@comune.solonghello.al.it

Links:
www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=86

https://artbonus.gov.it/chiesa-cimiteria-di-santeusebio.html

Bibliografia:
– Annuario della diocesi di Casale Monferrato – 1974, Torino 1974
Aletto C. , Il Romanico in Valcerrina e dintorni, Pianezza TO 2010.
Cuttica di Revigliasco G., Per un repertorio della pittura murale fino al 1500, in La pittura delle pievi nel territorio di Alessandria dal XII al XV secolo, Cinisello Balsamo 1983, pp. 137-172.
Muzio D., La Cappella di S. Eusebio a Fabiano di Solonghello, in “La Provincia di Alessandria», 1966, n. 9, pp. 21-25
R. Sartor, La chiesa di San Gottardo a Camino: nuove ricerche sulla decorazione pittorica, in “Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e di Asti”, CXXV, 2016, pp. 203-236
Sella D.; Ferraris G., Acta Reginae Montis Oropae, I, Biella 1945.

Fonti:
Notizie e immagini dai siti sopra indicati e da Solonghello.pdf

Data compilazione scheda:
26 giugno 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camino (AL): Chiesa di San Gottardo e Castello

Storia e descrizione dei siti:
CHIESA DI SAN GOTTARDO
Non si hanno notizie certe sulle origini della chiesa, anche se dai documenti della Curia di Casale risulterebbe una prima costruzione nel XII secolo; probabilmente subì vari modifiche nel corso del tempo.
All’inizio del 1400, gli Scarampi, signori del Castello di Camino, dotarono di affreschi la chiesa e forse la ristrutturarono. Gli Scarampi vollero che la Chiesa fosse dedicata a S. Gottardo a ricordo delle loro origini astigiane: il Santo vescovo di Hildesheim, insieme alla Vergine assunta, è compatrono del Duomo di Asti.
Nel 1650 fu costituita la Confraternita di S. Gottardo (detta anche dei Disciplinanti), che nel 1997 curò il restauro delle parti strutturali e decorative dell’edificio, dopo anni di abbandono, nonostante fosse stata elencata tra gli edifici monumentali nazionali dal 1911. La Confraternita è ancor oggi attiva e impegnata nella valorizzazione dell’edificio.
Fino al Seicento avanzato la chiesa era a due navate di diversa ampiezza, nel 1680 fu costruito il campanile; nel Settecento, venne ridotta ad una navata e subì alcuni restauri allo scopo di rendere l’edificio più sicuro. Gli affreschi tardomedievali, assieme all’edificio, furono restaurati nel 2000, da privati. La piccola costruzione in mattoni a vista, con facciata a capanna, ha pinnacoli e alti contrafforti. Sul lato del campanile, gli archi occlusi indicano l’eliminazione di costruzioni laterali. L’interno è a pianta rettangolare a navata unica, divisa in due campate con volte a crociera costolonate e piccola abside poligonale, separata dall’aula dalla parete che chiude l’arco trionfale; il passaggio è consentito da due aperture rettangolari ai lati dell’altare maggiore. L’imposta dei costoloni è costituita da bei capitelli a crochet. L’altare maggiore ligneo scolpito è databile alla fine del sec. XVII; alla parete di fondo tela di fine Ottocento raffigurante S. Gottardo in gloria, all’altare laterale di sinistra (fondato tra il 1619 e il 1658) è posta una tela raffigurante il martirio di S. Orsola (secondo quarto del sec. XVII).
Sulle pareti laterali gli affreschi, che erano stati coperti da calce dopo la peste del Seicento, risentono degli influssi di Macrino e Spanzotti; raffigurano, a destra: sant’Agata; Madonna col Bambino su trono sormontato da angeli musicanti con i santi Lorenzo e Defendente o Sebastiano, primo decennio del XVI secolo.
Sulla parete sinistra dell’aula, ricostruita successivamente, mancano pitture murali.
Nel coro si possono trovare le opere più antiche, una Madonna del latte su un semplice trono ligneo alle cui spalle è steso un drappo damascato (seconda metà sec. XV); santa Redegonda apparentemente datata 1428, ma da leggersi 1478 («1478 hoc fecit fieri Joannes de …»); (la Santa nacque nel VI secolo in Turingia, fu schiava e poi moglie del re di Francia Clotario); l’affresco presenta caratteri tipici dell’ambiente novarese della seconda metà del sec. XV.
Al di sotto compare uno strato affrescato più antico con una santa dal velo bianco (forse s. Caterina) e un frammento di vescovo benedicente, attribuito al Maestro che operò in Sant’Eusebio di Fabiano a Solonghello, vedi scheda, nel 1422 o 1423 [Sartor 2016, pp. 206-07]
Altri lacerti pittorici mal interpretabili sono comparsi tra il 1994 e il 1996, in seguito a un intervento di descialbatura. Dopo gli ultimi restauri, nel presbiterio sono ricomparsi alcuni riquadri dipinti con figure mal conservate: si riconoscono a sinistra santo Stefano e san Sebastiano (datato 1450) e a destra la Madonna col Bambino e santi, attribuibili al Maestro di Domenico della Marca d’Ancona [Sartor 2016, p. 214]. Sono anche visibili alcuni dipinti murali che decoravano la parte alta della parete destra presso l’ingresso, dove in passato era collocato il soppalco dei disciplini; raffigurano Cristo alla colonna con san Lorenzo e i discliplini incappucciati ai lati, la Madonna col Bambino e san Giovannino e sulle vele della volta gli Evangelisti, pitture molto frammentarie; sono attribuiti alla bottega di Ottaviano Cane (quinto decennio sec. XVI). Della medesima bottega è un riquadro dipinto nella parte bassa della parete di destra che presenta san Rocco in venerazione della Madonna col Bambino.

 

CASTELLO DI CAMINO.
Si erge sulla collina che domina l’abitato e rappresenta uno dei castelli più scenografici del Monferrato. Fondato dagli Aleramici, è munito di mura e di torri merlate. Il primo nucleo, costruito per scopi difensivi, risale al XI secolo; passato nelle proprietà del marchesi di Monferrato, fu amministrato a lungo da un gastaldo, finchè nel XIII secolo, il marchese Teodoro Paleologo concesse ai banchieri astigiani Tommaso e Francesco Scarampi l’investitura del castello e del luogo di Camino, già dotato di statuti propri.
Nei secoli successivi la casata consolidò il proprio potere sul territorio e sotto il dominio dei Gonzaga giunse anche il titolo comitale. Nel 1483, per concessione papale, venne costruito all’interno del castello un oratorio in stile gotico.
Si deve al tenente colonnello Ferdinando, ultimo erede degli Scarampi a risiedere nel castello ed esperto di studi medievali e architettonici, il restauro del XIX secolo secondo i dettami della scuola francese di Viollet Le Duc, consistente nella realizzazione della sala da pranzo in stile neo-gotico, della biblioteca, e del teatro affrescato con episodi tratti dal Don Chisciotte.
Il Castello rimase di proprietà della famiglia fino al 1952 quando fu ceduto ai padri Somaschi e poi agli attuali proprietari che lo hanno adattato per ospitare cerimonie ed eventi.

Informazioni:
La chiesa di San Gottardo si trova poco fuori le mura del Castello, tra le case, via Castello 16.
Confraternita di San Gottardo tel. 335.321455; email: confraternita_sangottardo_camino@gmail.com ;
info anche all’adiacente b&b Villa Maria, tel 333-34.98.074

Castello, tel. +39 346 361 1512

Links:
http://www.cementivictoria.it/san-gottardo-arte/ e pagine collegate

https://www.alexala.it/it/risorsa/chiesa-di-san-gottardo/

http://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=10&alfa=C

https://www.castellodicamino.com/

https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-di-camino

Bibliografia:
Sartor R., La chiesa di San Gottardo a Camino: nuove ricerche sulla decorazione pittorica, in: «Rivista di Storia Arte e Archeologia per le Province di Alessandria e di Asti», CXXV, 2016, pp. 203-236

Fonti
Foto dai siti sopra indicati e da https://www.tripadvisor.it.
Notizie anche da: Camino. pdf

Data compilazione scheda:
26 giugno 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Camino – castello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Melazzo – Arzello (AL): Pieve di San Secondo

Storia del sito

La pieve è un edificio romanico della cui storia non si hanno notizie certe, la tradizione la lega al processo di riorganizzazione della diocesi acquese attuato da san Guido dei conti di Acquesana, nativo di Melazzo. Il primo documento storico ufficiale sull’esistenza della chiesa risale al 1235 ed, è un atto di giuramento di fedeltà nel quale si parla di un campo in San Secondo.
Durante il XV secolo l’edificio iniziò a degradarsi; nel XVII secolo furono avviati lavori al tetto e alla facciata, fu ampliata la porta d’ingresso, ultimata la volta nella parte anteriore e completata la pavimentazione. Il tetto originale della navata era a capriate.
Nel 1728 in occasione della visita pastorale del vescovo di Acqui mons. Roero fu denunciata la precarietà della struttura tanto da ordinarne l’immediata chiusura. Nel 1743, dopo i restauri e la costruzione di un nuovo altare la chiesa fu riaperta alle funzioni.  Agli inizi del XX secolo furono svolti importanti lavori tra i quali la ricostruzione del tetto e della volta nella parte anteriore e il rifacimento dell’intonaco; furono inserite chiavi di rinforzo ai muri portanti. Ulteriori lavori di restauro e consolidamento tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta del secolo scorso riguardarono la pavimentazione, il campanile (costruito nel 1857 con pietre di recupero) e i muri portanti.

Descrizione del sito
La pieve è caratterizzata da una navata unica e ampia, un abside semicircolare con tre monofore e un campanile poco elevato. Fu costruita in conci di pietra locale. La facciata, semplice, è molto rimaneggiata; con due finestrelle quadrate ai lati del portale sormontato da apertura circolare. Ai fianchi dell’altare maggiore si possono notare quattro semicolonne con capitelli cubici che separavano il presbiterio dalle cappelle. L’interno dell’edificio custodisce dipinti del XVII secolo raffiguranti sant’Antonio abate e san Secondo accanto alla Vergine Maria

Informazioni:
La pieve di S. Secondo, fuori dal paese, è raggiungibile dalla frazione Arzello, dall’unica strada carrozzabile fino che la stessa non diventa sterrata.
Comune: tel. 0144 41101  ; e mail: info@comune.melazzo.al.it
Parrocchia tel. 0144 41103

Link:
http://www.comune.melazzo.al.it

https://www.restauroeconservazione.info/5261-2/

Fonti:
Foto in alto dal sito del Comune; in basso dal sito www.mapio.net

Data compilazione scheda:
14 aprile 2019

Nome del Rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Volpedo (AL) : Pieve di San Pietro

volpedo1

Storia del sito:
La pieve è citata per la prima volta in una pergamena del 965 conservata presso l’archivio Capitolare di Tortona. Alla costruzione originaria del X secolo appartengono, oltre all’abside, la sommità della parete di fondo della navata centrale e un tratto della parete longitudinale della facciata settentrionale, mentre le restanti mura perimetrali, la facciata e il portale risalgono al rifacimento del XV secolo, epoca di realizzazione anche degli AFFRESCHI interni, recentemente restaurati.

Descrizione del sito:
L’edificio ha una struttura in mattoni e ciottoli di fiume. La facciata è a salienti; l’altezza delle navate laterali era in origine assai più bassa e fu innalzata nella ricostruzione del XV secolo. Sulla facciata si trova un portale ogivato, di fattura assai semplice, e sono utilizzate decorazioni a lesene disposte asimmetricamente. Scomparse le originarie absidiole che chiudevano le navate laterali, è rimasta solo l’abside maggiore, ornata da lesene con archetti pensili.
L’interno è a tre navate, divise da file di quattro pilastri quadrangolari che sorreggono archi a sesto acuto o a tutto sesto; la copertura è a capriate. Gli AFFRESCHI sono tardo quattrocenteschi e si è ipotizzata l’opera dei fratelli Boxilio (indicati nei documenti d’archivio anche come Baxilio, o Basiglio), di Castelnuovo Scrivia, titolari della più importante bottega del tortonese.
Il catino absidale è occupato dalla figura del Cristo pantocratore circondato dai simboli dei quattro evangelisti (Tetramorfo), con la figura elegantemente abbigliata della Vergine da un lato e da quella di San Michele Arcangelo dall’altro. Nel registro inferiore, in una nicchia collocata proprio sotto la mandorla con il Cristo, è posta – a sottolineare la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento – la figura di Re Davide, ritratta con barba e capelli canuti e con abiti che paiono tratti da una miniatura cortese. Essa è affiancata sui due lati dalla usuale teoria dei Dodici Apostoli e da un’immagine del Cristo in Pietà. Lo stile, a dispetto della data di esecuzione, è ancora marcatamente gotico. Al fondo della navata destra è stata collocata una bella Madonna col Bambino, frammento di un affresco dello stesso periodo ed immagine cara alla devozione popolare. I robusti pilastri delle navate ospitano un’interessante teoria di ex voto: si tratta delle immagini dei santi invocati dai fedeli che compongono, nel loro insieme, una notevole galleria iconografica realizzatasi nel corso del XV – inizi del XVI secolo. Solo di alcune opere la critica è riuscita recentemente a riconoscere la paternità: un certo Antonius firma un frammento posto sulla parete a destra dell’abside (1462) e avrebbe anche dipinto le figure dei Santi Cosma e Damiano sul quarto pilastro destro. L’autore dell’edicola addossata la terzo pilastro destro, raffigurante la Vergine in trono con i santi Giacomo ed Agata (1502) è individuato in Giovanni Quirico da Tortona.

_______________

In Volpedo sono visibili anche i resti delle  MURA DEL CASTRUM.
La fortificazione fu costruita intorno al X secolo; nel XIX sec. ci fu l’abbattimento delle mure medioevali, di cui solo un tratto oggi ristrutturato, è rimasto integro grazie all’intervento del pittore Giuseppe Pellizza.

Inoltre nella piazza principale (piazza della Libertà) si trova l’ottocentesco palazzo municipale, all’interno del quale è presente una lapide con bassorilievo marmoreo che ricorda la donazione di Volpedo da parte di Perino da Cameri alla Madonna, eseguita dallo scultore Jacopino da Tradate poco dopo il 1426, per commissione della Fabbrica del Duomo di Milano che da Perino ricevette il feudo e lo tenne sino al 1756.

Descrizione dei ritrovamenti:
Una stele sepolcrale del I secolo, oggi incastonata in un muro laterale della canonica parrocchiale, testimonia la presenza romana, anche se l’insediamento di Volpedo probabilmente risale alle antiche popolazioni liguri.

Informazioni:
Via Cavour.  Comune, tel. 0131 80141 o Parrocchia tel. 0131 80136

Links:
http://www.comune.volpedo.al.it/

http://www.comune.volpedo.al.it/ComGalleria.asp?IdCategoria=186

http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Pietro_%28Volpedo%29

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
29 novembre 2011 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

volpedoabside

volpedo-abside

volpedo aff2

volpedoaffr1

volpedo cosmaeDamiano

volpedo mura
mura romane Volpedo

160px-Stele_romana_volpedo