Provincia di Alessandria

Silvano d’Orba (AL) : I ”Torrazzi”

Storia e descrizione del sito:
Ai lati dell’ingresso del cimitero di Silvano d’Orba si trovano due costruzioni chiamate Torrazzi, ruderi di due torri in pietra che facevano parte di una fortificazione quadrangolare più ampia costruita in posizione strategica e sovrastante la confluenza tra l’Orba ed il Piota.
La costruzione del cimitero provocò la cancellazione di importanti testimonianze e in quell’occasione furono rinvenuti reperti: monete romane, urne, vasellame, lacrimatoi, idoli e vasi in terracotta e bronzo. Poco distante sono state trovate un’antefissa di età imperiale, una stele funeraria romana e armi.

Non esistono testimonianze certe sull’origine e sulla storia dell’insediamento, pertanto le ipotesi degli storici sono contrastanti, ma i ritrovamenti nella zona e i ruderi hanno portato a ipotizzare che nel sito vi fosse un castrum del limes bizantino che presupporrebbe una base romana e la collocazione lungo il Piota della città – tra leggenda e realtà – di Rondinaria, indicata dalla tradizione come centro di raccolta dell’oro fluviale o fortificazione alla convergenza di antiche vie e allo sbocco in piano dell’itinerario preistorico di Marcarolo. Alcuni studiosi ritengono che Rondinaria si stata distrutta nel 935 dai Saraceni, ma in successive testimonianze scritte e in alcune carte topografiche essa viene citata sino a circa il 1500, oltre quella data rimase solo il toponimo.

Informazioni:
Cimitero, Via Gramsci

Links:
https://fondoambiente.it/luoghi/torrazzi-del-limes-bizantino

Fonti:
Foto da Google maps

Data compilazione scheda:
14 aprile 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Sezzadio (AL): Chiesa di Santo Stefano o di Santa Maria di Banno

Storia del sito:
Documentato in una bolla del 1135 di papa Innocenzo III, in cui Santo Stefano di Sezzè viene annoverato fra i possessi dell’abbazia di Santo Stefano di Genova. Nel 1235 il monastero fu donato alle monache cistercensi di Santa Maria di Banno di Tagliolo, e nel 1244 alla presa di possesso, Santo Stefano di Sezzè cambiò nome in Santa Maria di Banno di Sezzè. Nel 1469 le monache si trasferirono da Tagliolo a Sezzadio e provvidero a far affrescare la chiesa.
Nel 1512 il monastero passò alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino e nel 1517 fu ceduto ai canonici lateranensi del convento di Santa Maria di Castello di Alessandria. Nel 1649 il monastero ritornò alla congregazione lateranense dell’ordine di Sant’Agostino, che la assegnò al convento di San Teodoro di Genova.
L’antica chiesa, per le leggi napoleoniche, fu incamerato dalla civica amministrazione del Demanio, come bene pubblico e nel 1817 la chiesa passò al Comune di Sezzadio, e divenne cappella del cimitero. Nel 1863 la tenuta di Santo Stefano, con i suoi vasti terreni, fu messo all’asta e passa alla famiglia Frascara assieme a Santa Giustina. Negli anni Trenta del ‘900, la chiesa, con annessi fabbricati fu ceduta al sezzadiese Paolo Angeleri e nel 1988 suo figlio donò al Comune di Sezzadio la chiesa di Santo Stefano e il relativo cortiletto.
Dagli anni Novanta sino al 2009 furono realizzati dal Comune vari restauri dell’edificio.

Descrizione del sito:

La chiesa a pianta rettangolare non regolare, coperta da una volta in muratura eseguita dai canonici lateranensi nel XVII secolo in sostituzione del soffitto in legno; vi si accede da una porta posta ad occidente sovrastata da una finestrella ad arco in arenaria decorata.
Le murature portanti sono in laterizio misto con riutilizzi lapidei e frantumi architettonici di recupero tra cui un capitello in arenaria. Nel presbiterio è presente una porta che collega la chiesa ad un cortiletto che in precedenza era adibito a chiostro, ora non più esistente.
La maggior parte degli affreschi è databile tra il 1469 e il 1483
Sulla parete di sinistra i riquadri con sant’Antonio abate e santa Apollonia e lo stemma dei Signori di Sezzè posto in alto a destra; sulla cornice superiore di questo riquadro è visibile l’iscrizione con riportati alcu­ni nomi di monache di quel tempo. A seguire, immagini molto frammentate di un Santo guerriero a cavallo (san Giorgio?) e san Sebastiano; nel terzo riquadro ancora sant’Antonio abate e san Defendente.
Sulla parete di destra sono visibili altri riquadri affrescati, ma di cui rimangono pochissime tracce salvo un san Sebastiano e una Madonna con Bambino assi­sa su un trono.
Sotto alla finestra, in un ampio riquadro a finti fregi cosmateschi, troneggia una Madonna con Bambino affiancata da alcuni Santi fra i quali san Bernardo con un libro in mano; in successione un Santo diacono e l’episodio miracoloso di san Giacomo che sostie­ne un impiccato: il monastero era probabilmente una tappa lungo l’itinerario del Cammino di Santiago.
Sulla parete di fondo, una Crocifissione con la Vergine Addolorata e san Giovanni Evangelista incorniciati da un fregio a spirale; sul registro inferiore, molto danneggiati, figure frammentate di Santi fra cui si riconosce Santa Cate­rina d’Alessandria.

Informazioni:

Via Roncarino, 26.  Info: Comune tel. 0131.703119


Links:

https://www.chieseromaniche.it/Schede/217-Sezzadio-Santa-Maria-di-Banno-o-di-Santo-Stefano-o-di-Sezze.htm

https://www.comune.sezzadio.al.it/Luoghi?ID=906

Bibliografia:
F. GASPARDO, Memorie storiche di Sezzé Alessandrino: l’abbazia di S. Giustina, il monastero di S. Stefano o S. Maria di Banno, I, Alessandria 1912, pp. 203-305;
E. PODESTÀ, Il monastero di S. Maria di Banno, in “Novi Nostra”, XXIV (1984), pp. 83-98;
L. TACCHELLA, Insediamenti monastici delle Valli Scrivia, Borbera, Lemme, Orba e Stura, Novi Ligure 1985, pp. 68-70.

Fonti:
Immagini dai due siti sopra indicati

Data compilazione scheda:
29 marzo 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Cella Monte (AL) : Chiesa di San Quirico

Storia del sito:
La prima attestazione della chiesa, senza titolo, negli estimi della pieve di Rosignano, risale al 1299; il titolo compare nel 1348.
Fu la prima parrocchiale di Celle ancora nel 1584, quando ne fu chiesta la ricostruzione dal visitatore apostolico Carlo Montiglio. Tra il 1584 e il 1619 la prima chiesa fu probabilmente ridotta a un oratorio di minori dimensioni. Dal 1633 è segnalata la presenza di un cimitero attiguo alla chiesa. Col denaro ricavato da una lotteria, nel 1801 fu restaurata la facciata.
Fino ai primi decenni del Novecento è proseguito l’arrivo di pellegrini che portavano le cuffiette o gli abitini dei loro bambini per farle benedire. Dopo restauri effettuati negli anni ’80 del Novecento è in buone condizioni.

Descrizione del sito:
Aula rettangolare con abside semicircolare, pareti in mattoni e pietra da cantoni; nell’abside, una variazione della tessitura muraria a livello del terzo superiore, depone per un intervento di sopraelevazione della parete. Esternamente all’abside romanica vi sono tre piccole monofore strombate; quella centrale ha un arco monolitico in pietra da cantoni.

La facciata, rivolta a ovest,  intonacata, rimaneggiata in epoca barocca, è divisa da quattro lesene; sulla trabeazione s’innalza ben al di sopra del tetto un fastigio dal profilo curvilineo.
L’esile campanile a sezione quadrata, intonacato, è appoggiato alla porzione posteriore della parete destra, con cuspide conica contornata da quattro basse piramidi a base quadrata.
Nella parete sinistra della chiesa si apre un’ampia arcata ogivale (chiusa nel 1988 con una vetrata), attraverso cui, ancora agli inizi del Novecento, era collegato un edificio rustico, poi abbattuto.

Informazioni:
Situata su un piccolo poggio a nord dell’abitato nella zona detta Sardegna, dove si trovava il primitivo nucleo di Cella, raggiungibile con una scalinata. Lo spazio verde intorno alla chiesetta si affaccia sull’abitato di Rosignano Monferrato distante pochi metri in linea d’aria. Di fronte alla chiesetta è stato collocato il monumento ai caduti e l’alto pennone su cui sventola la bandiera italiana. Via Dante Barbano.


Links:

https://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=20

https://www.chieseromaniche.it/Schede/1446-Cella-Monte-San-Quirico.htm

Fonti:
Immagini dal sito sopra indicato www.chieseromaniche.it

Data compilazione scheda:
25 marzo 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Pontestura (AL) : Chiesa parrocchiale di Sant’Agata

Storia del sito:
La primitiva chiesa, originariamente intitolata ai santi Gregorio, Nicola e Agata, fu fondata nel 1140, risultava già ultimata nel 1151 e sorgeva nel sito di Sturia, o villa vecchia di Pontestura. Nel 1187 fu acquisita dai canonici di S. Croce di Mortara, che la mantennero fino al 1449, quando la congregazione si estinse e fu assorbita dai Lateranensi. Nel 1474 la chiesa passò alla nuova diocesi di Casale Monferrato.
Non si sa con certezza quando la chiesa fu ricostruita in Via Roma, forse nel 1248, secondo l’indicazione di una iscrizione oggi murata nella facciata, ma un tempo sul lato sud del campanile.
L’edificio presenta caratteristiche tardo gotiche, evidenti nonostante i rimaneggiamenti subiti nel Settecento e nel Novecento.
Nel 1754 l’edificio fu oggetto di un intervento di restauro e di rimaneggiamento in stile barocco all’interno e, nel decennio successivo fu ricostruita la sacrestia.
Alla fine dell’Ottocento il campanile fu sopraelevato con la costruzione della nuova cella campanaria; nel 1913-14 le volte e le colonne della chiesa furono decorate; nel 1927 si procedette alla posa del nuovo pavimento e tra quell’anno e il 1930 la facciata venne rimaneggiata con rimozione dell’intonaco, ripristino di mattoni mancanti o deteriorati e successiva riapertura delle finestre circolari delle specchiature laterali; inoltre fu ripristinato il rosone sopra al portale con evidenziazione della bifora tamponata soprastante e successiva ricostruzione dei cinque pinnacoli, il tutto su progetto dell’architetto Vittorio Mesturino. Negli anni dal 1985 al 2015 la chiesa fu oggetto di vari restauri e opere di manutenzione.

Descrizione del sito:
La facciata della chiesa, rivolta a sudovest e caratterizzata da massicci contrafforti, presenta al centro il portale d’ingresso, sormontato da una lunetta con raffigurazione di Sant’Agata eseguita da Mario Gilardi nel 1957, il rosone e una bifora murata, mentre ai lati vi sono due oculi; a coronamento del prospetto vi sono dei pinnacoli. Presenta strisce di laterizi alternati a conci di pietra.
Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, di stile romanico, suddiviso da cornici marcapiano, con monofore e bifore; la cella presenta su ogni lato una monofora ed è coperta dal tetto a quattro falde.

L’interno dell’edificio è suddiviso da colonne dipinte a finto marmo veneto e sorreggenti ampi archi in tre navate, sulle quali si affacciano le sei cappelle laterali, di cui alcune coperte da volta a ombrello, due da volta a botte e una da volta a crociera; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di un gradino, ospitante l’altare maggiore e chiuso dall’abside quadrangolare, voltata a vela.
L’altare rivolto al popolo è costituito da una vasca in pietra a forma di parallelepipedo che serviva per il battesimo ad immersione, sulle cui pareti verticali, ciascuna divisa in due campi da tozze colonnine in rilievo, vi sono fregi scolpiti in modo rozzo: una ruota a cinque raggi, un fiore a dieci petali, un personaggio a braccia levate sorreggente un candelabro o un tridente, un pesce, un cervo, un serpente mostruoso, un intreccio, e una iscrizione con caratteri in uso nel sec. XIV, di cui è ancora leggibile: «[…] | XIIII mo | (naster)io Lo[…]ii | Frater Hen | ricus de Pa | pia fecit | fieri vere» (interpretato come la data del 1314 e dono del frate Enrico di Pavia del monastero di Lucedio VC).
La chiesa conserva opere di pregio, tra le quali le tre pale d’inizio Seicento firmate da Guglielmo Caccia detto il Moncalvo; gli stalli del coro risalenti al XVIII secolo; l’altare maggiore eretto verso il 1770 ; il Crocifisso intagliato del Cinquecento; due tele eseguite nel XVIII secolo da Pier Francesco Guala; la seicentesca statua della Madonna del Rosario.

Informazioni:
Corso Roma – Pontestura AL

Links:
https://www.comune.pontestura.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/chiesa-parrocchiale-di-sant-agata-sec-xii-6031-1-7e55552bf4a2aadc67b64cc454a8af74

https://www.chieseromaniche.it/Schede/178-Pontestura-Sant-Agata.htm
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/38568/Chiesa+di+Sant%27Agata

https://www.piemontego.it/monumenti/pontestura-al-chiesa-parrocchiale-di-santagata

Fonti:
Immagini dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
24 marzo 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Sale (AL) : Chiesa parrocchiale di San Giovanni battista e campanile gotico

Storia e descrizione del sito:
La chiesa fu ricostruita all’interno dell’abitato mantenendo l’intitolazione dell’antica pieve che era “fuori le mura”.
Edificata nel 1453, fu consacrata nel 1535. Completamente rimaneggiata nelle volte e nella facciata alla fine del XVII secolo, fu riconsacrata nel 1681. Vari interventi di restauro sono stati eseguiti nel XX secolo e agli inizi del XXI.

Il Campanile.
Pochi anni dopo l’edificazione della chiesa, fu costruito sul fianco sinistro in prossimità dell’abside, il notevole campanile, di bella struttura gotica a cuspide con la partitura muraria arricchita dall’inserimento di bacini ceramici.
A base quadrata, percorsa ai lati da quattro lesene, si presenta, nella parte inferiore, priva di bucature. La fascia al di sotto della cella campanaria è invece aperta da una monofora su ciascun lato mentre la cella stessa è illuminata da ampie bifore.
I quattro piani che dividono in fasce l’intera torre sono divisi da cornici con archetti pensili. Termina con una cupola conica in mattoni, circondata alla base da una balaustra di archetti ogivali con pinnacoli ai quattro spigoli.

Informazioni:
Via G. Mameli, 2 – Sale AL

Links:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/204-Sale-San-Giovanni-Battista.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/43290/Chiesa+di+San+Giovanni+Battista

https://www.piemontego.it/monumenti/sale-al-chiesa-parrocchiale-di-san-giovanni-battista

Fonti:
Immagini dai siti sopra citati

Data compilazione scheda:
24 marzo 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Prasco (AL) : Castello

Storia e descrizione dei siti:
Il castello dal 1192 risulta costruito e luogo di esercizio di funzione pubblica.
Feudatari furono, nel tempo, i Malaspina, i De Regibus, gli Spinola e i Piuma, tuttora proprietari del castello con la famiglia dei conti Gallesio-Piuma.
L’edificio ha un corpo centrale a pianta quadrangolare e, ai lati, tre torrioni semicircolari del XII secolo e presenta due piani verso il cortile interno e tre verso il cortile di ingresso. La struttura architettonica e gli interni danno conto degli spazi un tempo riservati ad abitazione del feudatario e di quelli, come la sala d’armi, la sala delle udienze, la loggia della guardia e la prigione, destinati alla funzione pubblica di difesa, di governo e di esercizio della giurisdizione.

La costruzione principale si erge su un ampio terrapieno, è dotata di tre cortili oggi tenuti a prato-giardino e si eleva sulla strada racchiusa da una cinta muraria alta dagli otto ai dodici metri circa. All’interno il complesso si articola in varie parti: una assolve a funzione abitativa originaria; la parte un tempo destinata ad uso pubblico è utilizzata per eventi culturali che hanno due ingressi indipendenti; la parte pertinenziale e la foresteria mantengono la funzione originaria.
La costruzione medievale presenta la tipica muratura strombata in pietra a vista, quella seicentesca è ancora in parte intonacata, la copertura è lignea, con manto in coppi.

Nella sala d’armi del Castello è allestito un piccolo, ma interessante Museo di cultura materiale che raccoglie antichi oggetti d’uso in parte recepiti ed in parte messi a disposizione da amici. Scopo del museo è quello di documentare antiche metodologie, soprattutto concernenti la produzione vinicola e l’apicoltura.

il parco, ove ha sede una splendida neviera, o ghiacciaia, seicentesca, è già documentato con la presenza di castagni, ma ebbe il suo momento più importante nel primo Ottocento per i lavori di consolidamento e per l’introduzione di una collezione di alberi da frutto da parte del conte Giorgio Gallesio (1772 – 1839), insigne naturalista, personaggio politico e diplomatico illustre dell’Ottocento e soprattutto pomologo che, per la sua fama fu sepolto a Firenze nel chiostro di Santa Croce. Dal 1998 il Castello ospita l’Istituto di Studi Gallesiani volto a incentivare i settori di ricerca sulla genetica e in particolare sulla Scienza dei frutti, coltivati da Giorgio Gallesio.

Informazioni:
Il castello di Prasco ha aderito al progetto “castelli aperti” ed è visitabile la prima e la terza domenica di ogni mese nel periodo estivo.Info : tel. 0144 375628; e-mail: gallesiopiuma@alice.it.  Via delle Rocche, 24

Links:
https://www.piemontego.it/monumenti/prasco-al-castello-e-oratorio-di-san-giovanni-battista
https://www.comune.prasco.al.it/Luoghi?ID=1164

Fonti:
Foto dai siti sopraindicati.

Data compilazione scheda:
10 marzo 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Lerma (AL) : Castello e ricetto

Storia e descrizione dei siti:
Il Castello risale nelle sue strutture fondamentali alla fine del XV secolo, quando la costruzione fu fatta realizzare da Luca Spinola e si erge su una rocca tufacea che sovrasta il torrente Piota. La cittadina conserva intatta all’interno della cinta muraria l’antico “ricetto”, il primo nucleo del villaggio che prese il nome di l’Herma.
Lo schema costruttivo del castello è a corpo unico in stile francesizzante con pianta a pentagono irregolare, con il lato sud difeso dal torrione. Lo stesso apparato difensivo rivela un edificio di transizione tra la fortificazione ed il maniero signorile, infatti si può notare la mancanza di caditoie tra un beccatello e l’altro e i merli stessi sono parte integrante di finestre e del tetto formando un apparato a sporgere divenuto quasi un elemento decorativo. Inoltre è da segnalare una sobria presenza di bifore nella parte più alta e dal lato nord. Sotto ogni finestra vi è una feritoia strombata da usare come bombardiera e sui lati due fuciliere completano gli apprestamenti bellici.
Nella parte nord, rivolta verso il borgo, s’innalza la nuova torre quadrata e sulla parete est è dipinto un grande stemma degli Spinola. Al centro del castello è ricavato un caratteristico cortile triangolare quattrocentesco, con arcate e colonne in pietra e bifore.

Il “ricetto” si sviluppa su di uno sperone strapiombante su due lati e, quindi, privo di fortificazioni su di essi, disposto su di un asse nord ovest-sud est. Il complesso era munito di due accessi: uno a valle e l’altro di pertinenza del castello. Secondo uno schema molto regolare, dalla via principale si dipartono, a pettine ed a distanze costanti, le vie che delimitano le varie isole edilizie con case accuratamente ristrutturate. Dall’accesso inferiore del ricetto si dipartiva un sentiero scosceso che scendeva in fondo valle e, costeggiando la riva del torrente, un tempo, raggiungeva la Pieve di San Giovanni al Piano.

Informazioni:
Corso Luigi Spinola. Il castello, di proprietà privata, è visibile solo esternamente.

Links:
https://comune.lerma.al.it/territorio/castello-e-centro-storico/
https://www.piemontego.it/monumenti/lerma-al-castello-spinola-e-ricetto

Fonti:
Immagine in alto da https://castlesintheworld.wordpress.com/tag/castelli-della-provincia-di-alessandria/: in basso, vista aerea del ricetto, da: https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0100116114

Data compilazione scheda:
13 febbraio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

Brignano Frascata (AL) : Castello

Storia e descrizione del sito:
Adagiato su un colle che domina l’abitato, al centro di un vasto parco di conifere, il castello conta oggi una trentina di stanze, tra cui ampi saloni, biblioteca, locali adibiti a foresteria e a scuderia.
È a pianta quadrilatera, con torre quadrata a protezione dell’ingresso, secondo un modulo tipicamente lombardo. La sua struttura è mista, in arenaria e mattoni.
Fu una delle antiche fortificazioni del contado di Tortona, che fu assegnato ai Pavesi nel 1164 e poi a essa riconfermato con l’atto di riconciliazione nel 1176, dove la località ha la denominazione di Balegnano.
La località era disabitata nel 1375 quando Galeazzo Visconti, con atto redatto nel castello di Pavia, la investiva a Spinetta Spinola di Lucemburgo, il quale subito iniziò la riedificazione dell’attuale castello, sul luogo dell’antico, probabilmente costituito da una torre a base quadrata, i cui resti vennero incorporati nella nuova costruzione. Il nucleo originario dovuto agli Spinola consisteva nei due avancorpi a settentrione, collegati tra loro da un ponte levatoio. Durante l’occupazione francese del ducato di Milano, seguita alla caduta degli Sforza, nel 1500, il castello di Brignano fu occupato da Antonio Spinola, che fu spodestato del maniero dal condottiero Pietro Lonati che a sua volta lo riconsegnava nelle mani di Geronimo Guidobono.
I Guidobono Cavalchini aggiunsero all’edificio il corpo di fabbrica oggi adibito a biblioteca.
Nel 1685 la famiglia cedette la sua quota del faudo di Brignano e Frascata al capitano Francesco Ferrari di S. Sebastiano.
In seguito il castello dei marchesi Ferrari passò ai Giani e quindi, quando il fabbricato si trovava già in cattive condizioni di manutenzione, ai conti Bruzzo di Genova che, negli anni successivi, lo ricostruirono parzialmente, adottandolo alle attuali forme ed edificando il fabbricato a ponente, detto Castelnuovo, e arricchendone l’arredamento con preziose raccolte d’arte.
La porta di ingresso al palazzo, che si apre sotto una loggetta nella parte avanzata del fabbricato, è di fattura rinascimentale.

Informazioni:
Il Castello è di proprietà privata e attualmente non visitabile all’interno. Via al Castello

Links:
https://www.altavaltrebbia.net/2020/11/23/castello-di-brignano-frascata/

Fonti:
Foto dal sito sopraindicato.

Data compilazione scheda:
8 febbraio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Gremiasco (AL) : Chiesa parrocchiale di Santa Maria nascente

Storia e descrizione del sito:
A Gremiasco esisteva un’antica pieve romanica citata nel 1211, della quale sono rimaste l’abside, poi inglobata sul lato destro della chiesa barocca, e la base del campanile.
L’abside, attigua alla base del campanile, era parte di un edificio abbastanza grande e mostra accuratezza di costruzione nella parte esterna, decorata da archetti sulla sommità.
Nel 1687 il vescovo di Tortona Carlo Francesco Ceva, durante la visita pastorale, trovò che la parrocchiale era insufficiente per i fedeli ed esortò la comunità a provvedere al suo rifacimento. Nel 1695 furono avviati i lavori preparatori e la raccolta di pietre dai greti dei torrenti vicini e la costruzione del nuovo edificio durò vent’anni; infatti, l’inaugurazione avvenne il 25 luglio 1715.
Sempre nel XVIII secolo si procedette alla sopraelevazione del campanile e si eseguirono restauri nel 1969 alla facciata, nel 1966 alla torre campanarie e nel 1996 all’abside romanica.
La facciata a capanna, rivolta a sud, è suddivisa da una cornice marcapiano aggettante in due registri; quello inferiore presenta il portale d’ingresso architravato e un dipinto raffigurante la Natività di Maria, mentre quello superiore, coronato dal timpano triangolare, è caratterizzato da una finestra polilobata.

Il campanile a sezione quadrata riflette, nelle tre parti che lo compongono, tre fasi edificatorie che si sono susseguite. Lo zoccolo di epoca romanica, in conci di pietra a taglio posati a correre, da cui si sviluppa la torre, ancora in conci di pietra arenaria locale con due piani con cornici marcapiano formate da archetti simili a quelli dell’abside, e infine la parte settecentesca, con una base chiusa e l’alta cella campanaria con ampie aperture su ogni lato, intonacata e sormontata da cupolino impostato su tamburo.

La chiesa presenta pianta basilicale ad unica navata, con copertura voltata a tutto sesto. L’area presbiteriale, con abside semicircolare, è affiancata sul lato destro dall’antica abside romanica. L’interno fu decorato dalla bottega del torinese Luigi Morgari (1857 – 1935) che di sua mano vi ha lasciato due affreschi: “La fuga in Egitto” e “L’Annunciazione”. Nella chiesa vi sono alcune tele di scuola genovese e lombarda e una “Sacra Conversazione”, dipinta su tavola di legno di stile leonardesco che purtroppo ha subito ampi rimaneggiamenti.

Informazioni:
Via Cavalier Bonfiglio Dusio, 27 – Gremiasco AL

Links:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/52877/Chiesa+della+Nativit%C3%A0+di+Maria+Vergine

Fonti:
Immagine in alto da https://it.gariwo.net/giardini/giardino-di-gremiasco/; in basso dal sito www.beweb e da Wikimedia.

Data compilazione scheda:
6 febbraio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Calamandrana (AT), frazione Valle San Giovanni : Chiesa di San Giovanni alle Conche

Storia e descrizione del sito:
La chiesa sorge in cima a una bassa collina. In stile romanico databile al XII secolo, è rimasta solo l’abside, che si incastra nel fianco destro dell’attuale chiesa.
Simmetricamente a essa è stata edificata un’altra abside, simile, ma più piccola e in stile neogotico, mentre una terza, molto più alta, posta a nord, è tardobarocca e chiude lo spazio interno del presbiterio. Un quarto elemento, la torre campanaria a pianta quadrata, accorda volumetricamente le due absidi, romanica e tardobarocca, al corpo della chiesa. Questo gioco di intersezioni ha reso lo spazio all’interno dell’edificio quasi circolare.
La struttura muraria dell’intero edificio è in mattoni. Solo nell’abside romanica vi sono conci di arenaria: sia nella cornice “a gola”, posta sottotetto, sia nella teoria di archetti pensili, poggianti su mensoline, sia negli stipiti e nei falsi archi, a ghiere rientranti, delle tre finestrelle. Sottili decorazioni geometriche sono scolpite sul blocchi monolitici in cui sono stati intagliati gli archi e le ghiere.
Ciascuno dei tre campi dell’abside è scandito da lesene che si raccordano agli archetti pensili attraverso piccoli capitelli, decorati da disegni fitomorfici molto stilizzati, tra cui spunta anche una testina umana.

All’interno le pareti risultano decorate da affreschi tardo settecenteschi di fattura popolare; le figure che compaiono nel catino dell’abside romanica sembrano però ricalcare iconografie di precedenti e antichi affreschi.

Informazioni:
Frazione Valle S. Giovanni, 19
Fa parte del circuito Chiese a porte aperte, info: https://www.cittaecattedrali.it/it/chiese_aperte

Links:
https://www.comune.calamandrana.at.it/it/page/chiesa-di-s-giovanni-alle-conche
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/619-chiesa-di-san-giovanni-alle-conche
https://www.chieseromaniche.it/Schede/658-Calamandrana-San-Giovanni-delle-Conche.htm

Fonti:
Immagini dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
30 gennaio 2026

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese