Provincia di Vercelli

Rossa – Piana (VC): Oratorio di San Giovanni Battista

Storia del sito:
La cappella si trova nella frazione Piana, raggiungibile solo a piedi, con un percorso di circa trenta minuti da Rossa, per un sentiero piuttosto ripido. Piana appartenne alla parrocchia di Boccioleto fino al 1643 quando fu istituita quella di Rossa. La cappella-oratorio è la più antica costruzione religiosa di Piana e, per differenziarla da un’altra con il medesimo titolo, edificata nel XIX secolo, è localmente denominata “San Giovanni il Vecchio”. L’abside rivela l’antichità della struttura originaria, il corpo antistante fu probabilmente ristrutturato nel XVIII secolo.
La decorazione pittorica all’interno di questa cappella ne prova l’esistenza nel XV secolo, senza poter escludere una fondazione più antica. Gli esigui documenti del XVII secolo descrivono una cappella, probabilmente non molto diversa da quella originaria: di piccole dimensioni, aperta e chiusa solo da cancelli lignei, con copertura a volta e con un piccolo altare di pietra nell’abside. Infatti, nel sondaggio realizzato durante il restauro del 2002, è emersa un’arcata sull’attuale facciata. La cappella doveva essere tutta decorata coni affreschi, ancora presenti a metà del XVII secolo, come si desume dalle indicazioni delle visite pastorali.
Probabilmente nel XVIII secolo fu trasformata in oratorio chiuso, con porta tra due finestre e una terza finestra sulla parete sud, con un nuovo altare ed un’elevazione del vano antistante l’abside. Un documento tardo informa infatti la particolare devozione e non solo degli abitanti di Piana, verso un crocifisso considerato “prodigioso”: una croce lignea dipinta con l’immagine scolpita di Cristo (inizio XVI secolo?) presente nella cappella e oggi nella Parrocchiale di Rossa.

Descrizione del sito:
La piccola cappella, ad aula unica, presenta in facciata i resti di un affresco del XVII secolo di Giovanni Avondo di Balmuccia, raffigurante la decollazione di san Giovanni Battista. Attualmente, degli affreschi interni, conserva solo quelli dell’abside e alcuni frammenti nell’arco trionfale: una Maiestas Domini occupa il catino, mentre nell’emiciclo sono raffigurati gli Apostoli, tra i quali è inserito anche san Giovanni Battista, titolare dell’edificio.
All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, per un furto è stato malamente attuato lo strappo di due apostoli (a sinistra) e gravi danni sono stati arrecati alle figure di san Giovanni Battista e di un altro apostolo per un ulteriore tentativo di strappo, fortunatamente non riuscito.
Il restauro, iniziato nel 2002, ha ricuperato oltre la cromia originale, alcune superfici affrescate nel catino e nell’arco trionfale, mentre nel 2006 è stato completato il restauro restitutivo. I dipinti di questa cappella, per caratteri stilistici, sono probabilmente da ricondurre al Maestro della Passione di Quarona che operò in zona nella seconda metà del XV secolo, oppure ai de Campo.

Informazioni:
Comune, tel. 0163 75115

Links:
https://www.comune.rossa.vc.it

Bibliografia:
–“I sentieri dell’Arte sui Monti della Valsesia” – a cura di Club Alpino Italiano sez. di Varallo – commissione Montagna Antica Montagna da Salvare

Fonti:
Notizie e immagini tratte nel 2019 dal sito, non più attivo nel 2020,  http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2803.

Data compilazione scheda:
27 giugno 2019 – aggiornamento giugno 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cellio con Breia (VC): Oratorio di San Giacomo o San Jacu Pittu

Storia del sito:
Localmente denominato San Jacu Pittu. Oggi in posizione isolata, un tempo era posto lungo una strada pubblica.
Scarse sono le notizie sull’edificio, di antica costruzione, che originariamente aveva una lunghezza della navata di circa m 5 (Inventario Taverna del 1618). L’oratorio ebbe una fase di abbandono o limitato uso dal XVI secolo. Entro il 1684, anno della riconsacrazione dell’oratorio, fu ristrutturato con l’allungamento della navata (dalle attuali lesene all’entrata) e probabilmente il suo innalzamento. Attualmente misura m 8,70 x 4. I lavori proseguirono nel secolo successivo con la realizzazione del tetto, che solo gradualmente fu coperto da beole in sostituzione della paglia ancora presente nel 1760.

Descrizione del sito:
L’oratorio era affrescato; purtroppo sono rimasti solo frammenti di una Maiestas Domini nel catino absidale; ben conservata è invece l’Annunciazione sull’arco trionfale; dei due Santi sottostanti rimangono solo frammenti delle aureole.
La parete sud è in buone condizioni e presenta due riquadri: nel primo il “miracolo dell’Impiccato” o di San Domingo de la Calzada riferito a san Giacomo Maggiore; nel secondo le figure di santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio Abate. All’esterno un san Cristoforo è in pessime condizioni.
All’autore di questi affreschi è stato assegnato il nome convenzionale di “Maestro di S. Jacu Pittu”, pittore itinerante che lasciò altre opere in Valsesia, nel novarese, in Val Vigezzo e in Canton Ticino. Il suo stile, piuttosto ripetitivo nelle iconografie e nelle tipologie delle figure, invece è curato e minuzioso nei tessuti e nelle cornici impreziosite da motivi geometrici tipici di un repertorio largamente impiegato in diverse botteghe operanti tra l’ultimo quarto del XIV secolo e il primo quarto del XV secolo.

Informazioni:
In  località Bosco. Comune, tel. 0163 42121; email: cellioconbreia@ruparpiemonte.it   Parrocchia, tel. 0163 49132

Links:
https://www.invalsesia.it/chiesa-san-jacu-pittu-a-cellio/

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2019 dal sito, non più attivo nel 2020,http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2773.

Data compilazione scheda:
23 giugno 2019 – aggiornam. maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quinto Vercellese (VC): Castello degli Avogadro

Storia del sito:
Nel 1152 l’imperatore Federico I confermò il feudo di Quinto al conte Guido di Biandrate. Il castello compare nelle citazioni documentarie solo nel 1170, quando i conti di Biandrate cedettero ogni diritto su di esso e sui loro possedimenti nel territorio di Quinto alla famiglia vercellese degli Avogadro, la cui signoria durò oltre sei secoli, fino all’abolizione dei privilegi feudali di fine XVIII secolo.
Il castello sorse, probabilmente su una preesistente struttura, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, quando la famiglia degli Avogadro si insediò nel feudo. Le indagini archeologhe hanno individuato le tracce più antiche nell’area sud-est del cortile, con reperti del XI-XII secolo. Una seconda fase è presente con pochi resti di murature larghe cm 90 in ciottoli disposti a spina di pesce. Alla fine del XII secolo e l’inizio del XII, risalgono una nuova cortina muraria in laterizi che triplicò la superficie dell’impianto, e l’edificazione della “cappella di San Pietro” su un terreno che ha rivelato una stratificazione dovuta probabilmente ad attività artigianali e la presenza di sepolture.
Nel 1219 un documento cita la cappella di San Pietro, tuttora esistente, situata entro le “moenia vetera”, le mura originarie del castello; prima del loro restringimento, infatti, esse dovevano contenere anche la chiesa dei Ss. Nazario e Celso (vedi scheda) e parte dell’abitato (Ordano 1985). Al secolo XIII risale, invece, la torre quadrangolare posta sul lato nord e sopraelevata nella seconda metà del XV secolo.

Il borgo con il suo castello furono coinvolti in diverse vicende belliche a causa della posizione geografica, crocevia tra Vercellese, Biellese e Valsesia. Il castello e Quinto furono coinvolti nella lotta tra guelfi e ghibellini. Nel Quattrocento in questi territori si scontrarono anche le mire espansionistiche dei Visconti, dei Savoia e dei Monferrato. Nel 1404 sotto la minaccia di perdere i propri beni, la famiglia degli Avogadro fece atto di sottomissione al duca di Savoia Amedeo VIII. Durante le varie guerre il castello fu spesso danneggiato e restaurato o parzialmente ricostruito.
Una seconda e massiccia fase costruttiva del castello fu attuata nel 1427, quando la famiglia Avogadro, approfittando del periodo di pace, provvide a ricostruire il fortilizio gravemente danneggiato.

Con la progressiva diffusione della coltivazione del riso la fortezza venne lentamente trasformata in una grande azienda agricola. Il castello e la sua tenuta, dopo l’estinzione della famiglia Avogadro nel 1922 passano prima alla “Fondazione Conte Casimiro Avogadro di Quinto” e poi dal 1985 al Comune di Vercelli. Nel 2013 sono stati completai i restauri che hanno interessato la facciata nord del castello, il tetto, l’ala est, l’esterno di tutto il quadrilatero e gli arredi. Ora il castello è adibito a eventi, congressi, matrimoni ecc.

Descrizione del sito:
Della struttura castrense del XII secolo resta solo la cappella di San Pietro; la fortezza aveva quattro torri angolari e una torre quadrata, disponeva in prossimità del ponte levatoio, di una rocchetta.
L’attuale costruzione presenta pianta rettangolare con un’estensione di 4500 mq e vi si accede da due porte carraie; quella più interna e merlata, era dotata di ponte levatoio. Una delle parti più antiche del castello è la torre quadrangolare che presenta una struttura muraria e una merlatura guelfa. I massicci rifacimenti eseguiti nel XV secolo sono visibili nelle torri angolari cilindriche, con merlature ghibelline e caditoie, e nella sopraelevazione della cappella. Delle quattro torri attestate dai documenti ne sopravvivono tre, perché quella dell’angolo sud ovest è stata abbattuta. Le due torri poste sul lato orientale sono invece tuttora in buono stato di conservazione, mentre la terza è stata cimata lungo la linea dei merli (Conti 1977).
All’interno vi è un’ampia piazza intorno alla quale si dispongono gli edifici che corrispondono alla descrizione del consegnamento del 1515.

Sulla Piazza insiste anche l’originaria cappella castrense di San Pietro, in stile romanico, con una sola navata rettangolare orientata, facciata lievemente obliqua, e abside semicircolare che conserva una complessa stratificazione di affreschi che coprono l’arco temporale che va dal XIII al XVI secolo, alcuni dei quali venuti alla luce durante recenti restauri. Le murature sono in laterizi di reimpiego e ciottoli, talora disposti a spina di pesce; alcuni basoli romani furono usati per pavimentare l’area presbiteriale.
Nel XV secolo le mura perimetrali della cappella furono innalzate e l’area presbiteriale fu arretrata sino ad addossarsi alle mura di cinta (II fase) del castello, e l’aula fu affrescata con un importante ciclo decorativo. Da quest’epoca, lo spazio interno venne occupato da molte sepolture, prevalentemente infantili in fossa terragna o cassa lignea.

Informazioni:
Castello degli Avogadro, via Castello 9.   Comune Quinto, tel. 0161274113  Visibile internamente in occasione di eventi.

Links:
https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Vercellese

Bibliografia:
CONTI F., Castelli del Piemonte: Tomo 1. Novara e Vercelli, Görlich Editore – Co-Editore: Istituto Geografico De Agostini,Novara, Milano 1977; p.88
FERRARI M.C, Il castello di Quinto, in: I castelli Vercellesi, a cura di Spina L., Silvana ed., Milano 2002, pp.125-33
ORDANO R., Castelli e torri del Vercellese, Giovanacci, Vercelli 1985, p. 196
PANTO’ G., Quinto Vercellese . Castello degli Avogadro di Quinto. Indagini archeologiche, Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 31, Torino 2016, p. 326-29

Fonti:
Fotografie da Wikipedia. Notizie dai testi in bibliografia.

Data compilazione scheda:
13 maggio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Quinto Vercellese (VC): Chiesa dei Ss. Nazario e Celso

Storia del sito:
Il nome indica che il borgo si trova “ad quintum lapidem”, ossia a cinque miglia da Vercelli.
Le prime notizie del borgo e della chiesa dei Ss.Nazario e Celso compaiono in citazioni del sinodo vercellese del 964 d.C. indetto dal Vescovo Ingone.
All’originale chiesa pre-romanica, edificata con materiali di reimpiego e corrispondente all’attuale navata centrale con volta a botte, venne aggiunta in epoca romanica la navata sinistra a due arcate a tutto sesto rette da un basso pilastro e poi, in epoca gotica, la navata destra formata da due arcate a sesto acuto, ornata da una cornice di archetti sul fianco. L’esame del sottotetto permette di conoscere la forma primitiva ad aula della chiesa: sopra la volta della navata centrale si ritrovano infatti i resti del muro perimetrale originale.
Il campanile fu costruito nel 1466 in stile tardo romanico e collocato in prosecuzione della navata destra; è caratterizzato dalla presenza di doppie monofore.
Dalle relazioni delle visite pastorali del 1573-76 si sa che la chiesa aveva la navata centrale senza il soffitto; si desume quindi che la data 1589, riportata su una delle vele, faccia riferimento agli interventi di costruzione della volta.

Descrizione del sito:
Le fasi costruttive della chiesa sono ben attestate in facciata; la porzione corrispondente alla navata centrale è l’antica facciata della chiesa, costruita con mattoni romani, frammenti di marmo lavorato, muratura a spina di pesce realizzata con cocci di tegole e pietre di fiume. Sempre in posizione centrale è collocato un portale più tardo, quasi rinascimentale, su cui si apre una trifora e due finestrelle cieche in tufo collocate sul rialzamento del timpano. Le sezioni laterali corrispondenti alle navate interne, sono costituite da una regolare alternanza di mattoni e ciottoli di fiume.
Le pareti interne sono coperta da affreschi eccezionali per qualità e varietà.
Nell’abside campeggia la pittura più antica dell’edificio: il Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti, di stile romanico; sotto, separati da una fascia bianca, le figure di san Pietro e di san Paolo, che risalgono alla fine del Trecento.
Nel presbiterio, due affreschi che raffigurano santa Marta e il beato Amedeo di Savoia, di Daniele de Bosis, del primo quarto del Cinquecento.
Navata sinistra: nelle vele della seconda arcata, episodi della vita di Maria opera della scuola di Bernardino Lanino e, sulla parete, san Giulio e san Grato e la Ss.Trinità, forse di un Giovenone, opere della metà del Cinquecento.
La prima campata, detta “cappella degli Apostoli”, fu affrescata da un artista sulla cui identità gli storici  non sono concordi, forse di scuola novarese,  tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo: nel sottarco i busti di dieci Apostoli; nelle vele gli Evangelisti: da notare san Luca, considerato tradizionalmente un pittore, che tiene in mano uno schizzo di una Madonna che allatta il Bambino.
Nel centro della parete del fianco i resti di una Madonna in trono con Bambino, quasi del tutto distrutta dall’apertura di una finestra, con ai lati san Giovanni Battista e un Santo la cui figura fu tagliata nei rifacimenti della chiesa; nei riquadri laterali san Bernardo da Mentone, santa Caterina, santa Lucia e sant’Antonio Abate. Sulla parete di facciata, ai lati sono le figure di san Martino e sant’Agata, invece il riquadro centrale è illeggibile. Sulla trabeazione due putti musicanti.
Nella navata destra si trovano, nella prima arcata, pitture di scuola novarese del XVI secolo; nella seconda arcata affreschi del De Bosis del 1507.
Nella navata centrale vi sono una Madonna del Carmine del XVIII secolo e i santi Giorgio e Pietro martire con il beato Amedeo, di scuola vercellese del Cinquecento.

Informazioni:
Viale Rimembranza 10.  Aperta per le funzioni. tel. 0161274160

Links:
http://www.cittaecattedrali.it/it/bces/379-chiesa-dei-santi-nazario-e-celso

Bibliografia:
Piemonte – Guida d’Italia, Touring Club Italiano – Mondadori, Milano 2007, pp. 548-49
Santanera O., Gli affreschi della cappella degli Apostoli nella parrocchiale di Quinto Vercellese, in “Bollettino Storico Vercellese“, n.13-14, 1979, pp. 99-117

Fonti:
Fotografie da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
13 maggio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

Tronzano (VC): Chiesa di San Pietro al cimitero

Storia del sito:
Tronzano compare per la prima volta nei documenti nel 969. La località faceva riferimento alla pieve di Santhià. Vi erano due abitati, che probabilmente risalivano all’età romana, Tronzano superiore e inferiore: nel 999 l’imperatore Ottone III confermò al vescovo di Vercelli molti beni, tra cui alcuni situati “a Tronzano e nell’altro Tronzano”; nel 1026 è citata per la prima volta la località di Tronzano mediano. I documenti più antichi non permettono di capire esattamente l’ubicazione e la consistenza dei tre abitati.
La chiesa di San Pietro extra muros era la parrocchiale di Tronzano superiore. L’edificio è citato per la prima volta nel 1188 e probabilmente era stato costruito pochi decenni prima, nei pressi di una necropoli romana (nel 1853 furono scoperte circa 30 tombe). Tronzano inferiore faceva capo alla chiesa di Santa Maria.
Tra la fine del 1245 e l’inizio del 1246 Tronzano fu distrutta nell’ambito della guerra tra il Comune di Vercelli e Pietro Bicchieri, proprietario di molti possedimenti in zona. La pace fu siglata solo nel 1254. Nel 1256 gli abitanti superstiti di Tronzano ottennero dal comune di Vercelli di riunirsi in un nuovo borgo franco che fu fondato “inter locum Tronziani superioris et locum Tronziani inferioris circum ecclesiam Sancti Martini”. Non viene citato Tronzano mediano, forse, ipotizza Caldano, il borgo era talmente danneggiato da non meritare una citazione, ma non tanto da indurre la popolazione ad abbandonarlo e a non farne il nucleo della nuova fondazione. Dalla fine del XIII secolo sono regolarmente citati i tre borghi di Tronzano, superiore, mediano e inferiore.
Tuttavia la chiesa di San Pietro non fu abbandonata e rimase cimiteriale, perché compare regolarmente negli estimi della diocesi di Vercelli del 1298, del 1348 e del 1440; ma fu presumibilmente privata della cure precedentemente godute, finché verso la metà del ‘400, le sue condizioni divennero così precarie da far ritenere probabile un cedimento generale dell’edificio, oltre all’avvenuto crollo della facciata. Seguirono lavori di restauro.
Ma il degrado continuò, nel 1681 si fece costruire la volta della chiesa, il pavimento, la scala a muro e i solai del campanile. Nel 1833 altri lavori furono eseguiti per demolire il portico in facciata, rimaneggiare ciò che restava dell’abside sud e riportare la facciata al profilo a capanna. Nel 1893 fu restaurato il campanile.
Nel 1934 furono eseguiti lavori per riportare alcune parti alle forme ritenute originali, in particolare nelle absidi, vennero riaperte monofore nella navata centrale, sistemato il paramento murario ove danneggiato, riparato il tetto.
Nel 2007 una campagna di restauro ha comportato la pulitura della facciata e il rinnovo dell’intonacatura interna.

Descrizione del sito:
Nel XII secolo aveva tre navate, frazionate da archi trasversi coperti da volte a crociera e terminate da absidi semicircolari. L’absidiola a sud fu sacrificata per l’edificazione del campanile, probabilmente prima del 1256, perché in seguito la chiesa perdette importanza.
I pilastri forti, che accolgono la ricaduta dell’arco trasverso che fraziona la navata centrale, si compongono di un nucleo quadrato, a cui si aggregano semipilastri e riseghe angolari. I pilastri deboli, invece, hanno una semplice sezione a rettangolo con il lato lungo sull’asse est-ovest. Il raccordo tra le navate e le absidi è mediato da piccole campate oblunghe coperte a botte (quella davanti all’abside centrale è raddoppiata).
Nel XV secolo crollò il settore occidentale del corpo longitudinale con perdita della facciata originale e di una campata: l’attuale facciata è un tamponamento, nel quale sono evidenti i profili delle arcate trasverse. Nella nuova facciata sono state aperte, al centro, il portale architravato e, ai lati, due ampie finestre terminanti a ogiva. L’apertura sopra il portale è stata condizionata dal profilo dell’arcata a sesto acuto della volta.
Le monofore delle absidi sono state molto rimaneggiate durante le varie campagne di restauro, soprattutto quella novecentesca.
Il paramento murario delle porzioni del XII secolo è in laterizi accuratamente sagomati, disposti in corsi regolari, aggregati da sottili giunti di malta. Le cornici si compongono di archetti pensili in laterizi, disposti a raggiera su bande intonacate di bianco. La formulazione e la distribuzione dei sostegni furono influenzati dall’impianto della chiesa abbaziale cistercense di Santa Maria di Lucedio, fondata nel 1123.
I capitelli dei semipilastri del cleristorio conservano le decorazioni romaniche, presumibilmente gli altri sono andati persi nei secoli durante restauri e manutenzioni.

Il campanile, a pianta quadrata, presenta cinque piani, scanditi da archetti pensili, nei primi due non sono valutabili le strutture originarie; nel terzo una monofora per i lati est, sud e ovest, a nord non ci sono aperture; nel quarto due monofore che terminano con archivolti a sesto rialzato, il lato nord ha una stretta monofora; il quinto piano presenta coppie di bifore coronate da archi a sesto ribassato a est, sud e ovest, invece nel lato nord due strette monofore. La differenziazione delle aperture farebbe pensare a una protezione dai freddi venti settentrionali. La torre poteva avere avuto anche una funzione difensiva.
Nei primi due piani del campanile furono usati conci di pietra di colore verdastro alternati ai laterizi, nei superiori solo mattoni.

Informazioni:
La Chiesa si trova all’interno del Cimitero. Aperta per le funzioni. Parrocchia tel. 0161 911303 Comune tel. 0161 911235

Links:
http://www.comune.tronzanovercellese.vc.it
facebook.com/piemontemedievale/

Bibliografia:
Verzone P., L’architettura romanica nel Vercellese,  Vercellino di Besso & Massa, Vercelli 1934
Caldano S., La chiesa romanica di San Pietro al cimitero di Tronzano vercellese, storia, architettura, restauri, in: Bollettino storico vercellese, Soc. Storica vercellese, 69, 2007, pp. 53-93

Fonti:
Notizie tratte dai testi e dai siti sopra indicati.
Fotografie tratte dal sito del Comune. Pianta da: Verzone P., L’architettura romanica nel Vercellese, 1934

Data compilazione scheda:

7 maggio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gattinara (VC): necropoli golasecchiana

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
Nei boschi di Gattinara a sud della città, tra Madonna di Rado e l’area di San Sebastiano c’è un’estesa e prima d’ora sconosciuta necropoli a incinerazione risalente a un’epoca tra il V e la metà del IV secolo a.C. Apparteneva alla cosiddetta Cultura di Golasecca (dall’omonima località presso il Ticino dove avvennero i primi ritrovamenti agli inizi del XIX secolo).
Venuta alla luce durante i lavori di scavo per la realizzazione del metanodotto nel 2016, la necropoli di Gattinara ha dato 76 sepolture entro fossa, ad una profondità di circa 30-40 cm, con un ricco corredo metallico prevalentemente in bronzo (ma anche qualche reperto in argento, ferro, ceramica e addirittura legno, lino e corallo), costituito da armille (bracciali), orecchini e ferma-trecce, ma soprattutto fibule a sanguisuga, ad arco serpeggiante e a navicella miniaturistiche.
Molto particolare un’armilla con 40 pendenti di varia foggia, appartenente al correndo di una ricca signora del secondo quarto del V secolo a.C.
Alcune notizie si trovavano nel pannello della vetrina intitolata «Il caso di Gattinara» alla mostra «Prima del bottone. Accessori e ornamenti del vestiario nell’antichità», tenutasi al Museo di Antichità di Torino dal 16 giugno 2017 al 18 febbraio 2018.

Fonti:
Notizie e foto  tratte da “La Stampa”, http://notiziaoggi.it/ e dai siti sotto indicati.

Link:
http://www.infovercelli24.it/2018/01/21/
http://www.archeovercelli.it/

Data compilazione scheda:
27 aprile 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Gattinara (VC): “Castrum” di Rado – Castello e chiesa di San Sebastiano – Chiesa di San Giorgio – Santuario di Santa Maria di Rado

Gattinara-Rado-San Sebastiano

Storia e descrizione dei siti
L’antico insediamento di Rado sorgeva due chilometri a sud di Gattinara e conobbe la massima fioritura tra XII e XIII secolo. Dopo la fondazione nel 1242 del borgo franco di Gattinara, Rado fu abbandonata e decadde. Oggi del villaggio non resta alcuna traccia, mentre si sono conservati i ruderi del castello con la cappella di S. Sebastiano, i ruderi della Chiesa di San Giorgio e la chiesa romanica, seppur riattata, del Santuario di Santa Maria di Rado.
Per la storia del di Rado e dei suoi edifici rimandiamo al testo in bibliografia, reperibile anche su: http://www.archeovercelli.it/CASTRUM%20RADI.pdf

Castello La prima testimonianza è del 1185 e successivamente il castrum compare nei documenti fino al 1256. Il castello si ergeva strategicamente sopra la scarpata che scende al fiume Sesia; era circondato da mura; su di un lato si apriva la porta che dava sulla piazza principale del villaggio. Nel castello si trovava la chiesa di San Sebastiano
Chiesa di san Sebastiano  Sita nell’angolo sud-ovest del perimetro, con il quale ha in comune la facciata e il muro sud, ha due navate, la maggiore delle quali termina, a est, con un’abside semicircolare con tre monofore a doppia strombatura. Le due navate sono divise da due pilastri uniti da archi a tutto sesto. L’edificio conserva ancora la copertura a volta, anche se ormai illeggibile accusa della folta vegetazione che vi cresce sopra.

Chiesa campestre di San Giorgio I ruderi si trovano a sud-ovest del castrum di Rado, alla distanza di circa due chilometri; in un atto della fine del XIII secolo era detta «extra villam de Ra».  L’edificio, costituito da una semplice aula absidata, è situato a pochi metri dalla «strada vicinale Tornate-Rado», diretta alla chiesa di S. Maria di Rado. Poiché era l’antica pieve di S. Maria a svolgere funzione di edificio battesimale e cimiteriale, la chiesa di S. Giorgio serviva gli abitanti dei vari casolari sparsi che, situati nella località Tornate, non facevano parte della villa di Rado ma erano comunque compresi nel suo antico distretto.
Le prime attestazioni riguardanti l’esistenza della chiesa si trovano in un documento del 1217 in cui è citato un campo de Sancto Georgio, successivamente si trova esplicitamente menzionata in atti dal 1227 al 1288, tuttavia molto probabilmente è più antica. La vita della chiesa è proseguita anche dopo il 1242, perché nel 1440 l’ecclesia S. Georgi è elencata fra le chiese della comunità.
Per la storia e le strutture che oggi rimangono della chiesa, rimandiamo al testo in bibliografia, reperibile anche su: http://www.archeovercelli.it/S.GIORGIO.pdf

L’attuale Santuario di Santa Maria di Rado sorge sul sito della antica pieve di Rado, già citata in un documento del X secolo. Contemporaneamente alla scomparsa dell’insediamento di Rado, determinata anche dalla fondazione del borgo franco di Gattinara nel 1242, ha inizio il declino della pieve di S. Maria, che resta tuttavia officiata. Nel XV secolo fu scolpita la statua lignea della Vergine, che fu considerata miracolosa. Rado in diventò così un centro santuariale notevolmente frequentato, tanto che in XVII secolo si procedette a riattare la chiesa che oggi si presenta in forme barocche, recentemente resturate.
Della chiesa medievale rimane il pregevole campanile, in ciottoli e frammenti di laterizi: di struttura romanica, ha pianta quadrata e presenta sette piani con finestre bifore di ampiezza crescente con l’altezza e cornici marcapiano ad archetti pensili. Tetto a padiglione con orditura in legno e manto in laterizio.

 

Informazioni:
I ruderi sono in area aperta, sempre visitabili. Info e mail: info@comune-gattinara.vc.
Chiesa San Sebastiano di Rado

Chiesa San Giorgio di Rado

Santuario Santa Maria di Rado.  All’entrata sud del centro abitato, su Corso Vercelli. Visibile solo dall’esterno, info Parrocchia San Pietro, tel. 0163.833109

Oltre ai link sopra indicati ci sono immagini dei ruderi del castello in : https://www.gattinara-online.com/?idpg=16.01&sez=0&rid=263&pag=2

Bibliografia:
AA.VV., Castrum Radi – Studi e ricerche sulla struttura materiale di un castello di pianura dell’alto Vercellese, Edizioni del Cardo – Edizioni del Gruppo Archeologico Vercellese, Vercelli 2009
Sommo G., La chiesa di San Giorgio «extra villam de Ra», Edizioni del Cardo, Gruppo Archeologico Vercellese, Vercelli 2008

Fonti
Notizie e immagini dal sito del Comune di Gattinara e dai testi citati

Data compilazione scheda:
27 aprile 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Gattinara- Rado- chiesa S. Giorgio da www.archeovercelli.it

 

 

 

 

 

 

 

Gattinara -Rado-campanile chiesa S. Maria

 

 

 

Gattinara (VC): Castello di San Lorenzo

Storia e descrizione del sito:
Il Castello di S. Lorenzo fu costruito nel 1187-90 dal Comune di Vercelli a guardia delle bocche della Valsesia.
Le sue mura includono la antica cappella di S. Lorenzo – definita “pieve” in un documento dell’882 – tradizionalmente ritenuta sede della sepoltura del vescovo vercellese S. Filosofo, il quale, secondo una leggenda, si sarebbe rifugiato sul monte per scampare alle persecuzioni dei Longobardi.
Le strutture furono distrutte dai Francesi nel 1524.

Informazioni:
Il castello sorge sul Monte San Lorenzo,  area aperta, sempre visitabile. Info e mail: info@comune.gattinara.vc.it

Links:
https://www.comune.gattinara.vc.it/it-it/

Fonti:
Foto in alto e in basso tratte dal sito del Comune di Gattinara.
Castello di San Lorenzo.pdf

Data compilazione scheda:
26 aprile 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

Gattinara (VC): Torre delle Castelle e chiesa di Santa Marta

Storia e descrizione dei siti:
La Torre delle Castelle, sulla cima della collina che domina Gattinara, è la parte più evidente di un importante complesso fortificato medievale costituito da due recinti in muratura, uno sulla sommità di questa collina e l’altro su quella accanto. Risalgono al XII-XIII secolo le prime attestazioni documentarie di tale sistema fortificato. La Torre risale all’XI secolo, mentre le cortine in muratura che la circondano furono innalzate durante l’occupazione viscontea nel XIV secolo. Verso il 1250 fu verosimilmente effettuato un radicale restauro, che conferì alla costruzione l’aspetto attuale.

Chiesa di Santa Marta
Probabilmente già in XV secolo esiste qui una confraternita di “disciplini” dedicata a S. Marta, dotata di un suo oratorio; verso il 1460 i confratelli chiamano un ignoto pittore (definito dagli studiosi Maestro della Passione) a decorare la loro chiesa. Resti di quegli affreschi, raffiguranti cortei di notabili e popolani, si scorgono ancora sui pochi resti di mura della costruzione medievale, sopravvissuti dopo il rifacimento dell’edificio in epoca barocca. Nel 1603 incominciano alcuni lavori di rifacimento della chiesa, e con la prima metà del XVIII secolo si ha l’integrale ricostruzione dell’edificio: questo assume così l’aspetto attuale, con l’eccezione della facciata, costruita nel 1844 su progetto di Pietro Delmastro.

Informazioni
Torre delle Castelle
in Regione Crosa – Via alla Torre – Area Aperta – Sempre visitabile- info@comune.gattinara.vc.it

Chiesa di Santa Marta in Corso Cavour, angolo Via San Martino. Info: Parrocchia San Pietro, tel. 0163.833109

Link:
https://www.comune.gattinara.vc.it/

Fonti:
Foto tratta dal sito del Comune di Gattinara

Data compilazione scheda:
26 aprile 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

Villata (VC) : Ricetto

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Storia del sito:
La località identificata con l’antica “Villanova” di Casalvolone, e con essa compresa nella diocesi novarese, sembra acquisire una propria autonomia dal 1368; in un atto del 16 giugno di tale anno, infatti, un consignore di Buronzo lega alla chiesa di S. Barnaba di Villata alcuni terreni posti in “curte et territorio dicte Villate” fatto che denoterebbe come il luogo fosse ormai un’entità territoriale a sé stante.
La particolarità della fortificazione di Villata sta nel fatto che non si tratta di un castello, non avendo al suo interno un’abitazione signorile, ma non è nemmeno definibile semplicemente ricetto in quanto le abitazioni che contiene sono permanenti. Alcuni studiosi lo definiscono “fortezza-ricetto” o “castello-ricetto” o “ ricetto di pertinenza signorile”.
L’impianto del complesso è quadrilatero, leggermente irregolare, difeso da una cortina muraria con, nel lato nord, una torre-porta d’ingresso, munita di pusterla. Un largo fossato doveva circondare l’area, poiché l’ingresso era assicurato da un ponte levatoio di cui sono evidenti tracce nella torre-porta. Una seconda cortina esterna, concentrica, è rilevabile da una mappa del 1723.
L’impianto è costituito da fasce di cellule edilizie che formano una corona perimetrale ed una spina centrale in direzione nord-sud (vedi piantina). Solo su uno dei lati alcune ricostruzioni e “abbellimenti” ottocenteschi hanno snaturato le forme dell’originale architettura militare

Descrizione del sito:
L’impianto urbanistico è ancora ben evidente. All’interno sono tuttora visibili tracce di cellule, ma gli edifici hanno subìto ampie manomissioni. Secondo Viglino Davico vi sono state tre fasi successive: inizialmente furono costruite cellule a due vani sovrapposti, con apertura ad arco per la cantina inferiore e a taglio verticale su loggia per il granaio; poi i fabbricati furono integrati in altezza con l’aggiunta di vani cui si accedeva mediante scale esterne; un’ultima aggiunta di un piano risale al XVII secolo. Le differenze nel paramento murario sono evidenti in parecchi edifici.
La cortina muraria esterna in materiale laterizio è leggibile per tre quarti del perimetro; a cinque metri di altezza corre una fascia decorativa a falsi archetti formati da mattoni in rilievo posti a triangolo; circa m. 0,70 sopra la fascia la muratura è differente, attribuibile a soprelevazioni più recenti. Questa cortina muraria esisteva anteriormente alla costruzione della torre-porta quattrocentesca.
La TORRE-PORTA fa parte di un generale riassetto del castello, effettuato posteriormente al 1378, dopo la sottomissione del borgo ai Visconti. L’edificio venne alterato e completato nella parte posteriore dopo il 1868 e termina con una parte in aggetto su mensole piane dalla quale si eleva un’esile torretta cilindrica.

Informazioni:
Comune, tel.0161.310113


Link:
http://www.comune.villata.vc.it/

Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978

Fonti:
Fotografia in alto tratta dal sito del Comune; in basso da Viglino Davico M., 1978

Data compilazione scheda:
22/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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