Provincia di Vercelli

Scopello – Ordarino (VC): Oratorio di San Bernardo

Storia e descrizione del sito:
L’oratorio, di antica fondazione, è stato rimaneggiato più volte nei secoli, in particolare all’inizio del XIX secolo l’apparato decorativo è stato completamente rinnovato. Nascosta dall’altare di legno, era possibile vedere la parte terminale di un affresco più antico.
Un intervento di restauro, terminato a maggio 2019, sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli ha permesso di portare alla luce un ciclo di affreschi di eccezionale interesse e altissima qualità finora sconosciuto. Nel cilindro absidale è apparsa, al centro, la Madonna in trono con il Bambino, a destra san Bernardo, san Gottardo e san Secondo di Asti, il cui culto è attestato anche sulla facciata esterna della cappella di Oro di Boccioleto (vedi scheda); a sinistra le figure di sant’Antonio Abate, san Giovanni Battista e san Sebastiano, alcuni di essi identicabili anche grazie alle iscrizioni.
Sopra l’immagine di san Secondo è venuta alla luce un’epigrafe con la dedicazione dell’edicio a lode di Dio e in onore di san Bernardo da parte degli abitanti “de Oro Quarini”, probabile antico toponomastico del luogo, e una data, la cui ultima cifra risulta abrasa, ma che presumibilmente, dalle tracce rimaste, si potrebbe leggere come 1473. L’iscrizione, chiaramente ripassata, termina in basso con “hoc opus”, locuzione alla quale forse seguiva il nome dell’artista, purtroppo perduto.
Proseguendo i saggi anche nel catino absidale, il restauro ha portato alla luce una Maiestas Domini con i simboli dei quattro Evangelisti: questa porzione di affresco è apparsa qualitativamente migliore rispetto a quella del cilindro e in ottime condizioni di conservazione con pochissime cadute di colore e leggerissime decoesioni. Si è ipotizzata la mano di Giovanni de Campo.
«Ciò che rende unico l’oratorio di San Bernardo di Scopello è l’altissima qualità pittorica. Oltre al recupero di una pregevole opera pittorica, questo intervento di restauro ha permesso di conoscere l’antico toponomastico della frazione scopellese. L’auspicio è che i lavori di restauro possano proseguire sulle restanti pareti interne ed esterne dell’oratorio – commenta la dottoressa Benedetta Brison della Soprintendenza».
Nei prossimi mesi la parrocchia intende valorizzare quest’opera rendendola fruibile ai visitatori che potranno ammirare i dipinti anche dall’esterno, attraverso un adeguato impianto di illuminazione.

Informazioni:
L’oratorio si trova in frazione Ordarino sulla strada carrozzabile che sale all’Alpe di Mera.
Parrocchia tel. Tel: 0163 71140; Comune tel. 0163/731011



Links:

http://notiziaoggi.it/attualita/scopello-scopre-affreschi-del-1400-nelloratorio-di-san-bernardo/
http://www.comune.scopello.vc.it

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
4 luglio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Alto Sermenza – Rima (VC): Oratorio di Santa Maria delle Grazie

Storia del sito:
A valle del centro abitato sorge il piccolo oratorio-santuario, la cui origine risale alla cappella privata fatta costruire da Giovanni Ianni per devozione alla Vergine e per esservi sepolto (testamento del 1512). La data di edificazione non è documentata, ma dovrebbe essere prossima alla decorazione pittorica eseguita da Luca De Campo nel 1481, epoca nella quale Rima apparteneva alla parrocchia di Rimasco.
I successivi ampliamenti agli anni 1642, 1668 e 1752 hanno cancellato la struttura originaria. Nel 1590 la cappella presentava volta in muratura, era chiusa da cancello con ai lati due finestre provviste di grate. Nel 1641 è documentato un piccolo portico, addossato alla facciata dell’antica cappella, utilizzato come cimitero. Dopo il 1641 fu edificata una navata davanti all’originaria struttura che svolse la funzione di coro-presbiterio.
Nel 1668, su concessione del vescovo, fu costruito un nuovo coro che comportò la distruzione della cappella e della sua decorazione pittorica.
Interventi di ampliamento furono realizzati anche nel Settecento quali la costruzione della cappella dell’Addolorata, sul fianco meridionale del coro, e di una nuova sacrestia. Allo stesso secolo risalgono le decorazioni pittoriche di Lorenzo Peracino e Antonio Orgiazzi il Vecchio, attualmente visibili all’interno e, all’esterno, sulla facciata. Solo nel 1830 fu costruito il campanile attuale.
Una monumentale e ricca ancona lignea fu realizzata tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento e inglobò, per motivi devozionali, sia il frammento affrescato dal de Campo dell’Incoronazione della Vergine sia la statua lignea della Vergine con il Bambino dell’antica ancona. Purtroppo nel 1975 un furto ha privato l’altare ligneo dorato di gran parte delle statue e delle decorazioni, come pure dell’antica statua della Vergine, collocata nella nicchia centrale. Una copia di quest’ultima è oggi conservata nella Chiesa Parrocchiale di Rima.
La più antica titolazione, secondo quanto risulta dai documenti, è a Santa Maria, solo dal 1617 compare quella di Santa Maria delle Grazie.
Un restauro del tetto, delle strutture murarie e degli affreschi della facciata è  terminato nel 2000.

Descrizione del sito:
Il frammento dell’Incoronazione della Vergine, oggi inserito nell’altare barocco, fu conservato per motivi devozionali; a partire dal 1675 nei documenti è infatti sempre ricordata come la “Madonna Santiss.ma depinta sopra il muro” o con formule poco dissimili e nel 1697 si prescrive di proteggerla con un vetro, anche per accrescerne la devozione. In epoca tarda (1760) l’immagine dipinta della Vergine è espressamente definita “miracolosa”.
Nell’antica cappella gli affreschi, che rivestivano interamente le pareti e la volta, furono distrutti nel 1668, ma una nota manoscritta del 20 gennaio 1666 (oggi perduta e parzialmente pubblicata da Giovanni Cupia, 1895), redatta proprio per conservarne la “memoria” prima della distruzione, costituisce un riferimento prezioso, in quanto molto più dettagliato. Il documento riporta infatti l’iscrizione con la data e la firma del pittore, al centro della volta, tra decorazioni floreali (HOC OPUS DIPINXIT LUCA DE CAMPIS NOVARIENSIS MCCCCLXXXI.) e descrive inoltre l’antica ancona dell’altare oltre ai dipinti murali. Essi raffiguravano i santi Pietro, Michele, Bernardo d’Aosta, Cristoforo, dodici Profeti, i sette Vizi, la Carità, la Giustizia e, sulla parete dietro l’altare, l’Incoronazione della Vergine. Pur se ridotto, il frammento conservato dell’Incoronazione della Vergine di Luca De Campo è importante perchè è l’unica opera, insieme alla decorazione di Santa Maria a Linduno del 1468 (vedi http://archeocarta.org/momo-linduno-no-oratorio-di-santa-maria), di attribuzione certa. Il dipinto, nella sua originaria composizione, presentava una schiera di angeli con strumenti musicali e doveva riproporre un modello ampiamente collaudato dai De Campo in analoghi soggetti e utilizzato, per gli angeli musicanti, anche in diverse Assunzioni della Vergine.

Informazioni:

Il 1º gennaio 2018 Rimasco si è fuso con Rima San Giuseppe per formare il nuovo comune di Alto Sermenza.
Parrocchia, tel. 016 95105


Links:

http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2811
https://www.comune.altosermenza.vc.it

Fonti:

Notizie e fotografie dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:

3 luglio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:

Angela Crosta – G.A.Torinese

Boccioleto (VC): Chiesa parrocchiale di San Pietro e cappella dei Ss. Quirico e Iulitta

Storia dei siti:
PARROCCHIALE DI SAN PIETRO
La chiesa di S. Pietro fu la più antica parrocchia della val Sermenza, staccatasi da Scopa in data non documentata, ma riferibile al XV forse anche al XIV secolo. L’attuale edificio presenta una sola navata, un ampio e imponente presbiterio dominato da un sontuoso altare ligneo dorato (1702 c.), opera del valsesiano F. Antonio De Alberto. Quattro cappelle si aprono sulla navata dedicate a S. Francesco e S. Giuseppe (parete nord), S. Marta e Madonna del Rosario (parete sud). Una sacrestia, addossata al fianco sud del presbiterio custodisce bellissimi arredi lignei del XVII secolo. Un monumentale campanile, isolato dalla chiesa, fu costruito nel 1828 sul lato nord. L’edificio attuale è il risultato di interventi edilizi e decorativi realizzati soprattutto nei secoli XVII-XIX. Più difficile è ricuperare l’assetto dell’edificio primitivo, di ignota fondazione, sia perché gli interventi sopra citati ne hanno cancellate le tracce sia perché mancano i documenti (i più antichi sono del 1535).
Gli affreschi recentemente recuperati sulle pareti della navata e assegnabili a due interventi decorativi, sono oggi un utile riferimento per ipotizzare nel XV secolo una navata ampia come l’attuale, ma certamente più bassa e più corta se essa fu già alzata e allungata a partire dal 1535. Nel 1590 la chiesa risulta ancora priva di cappelle laterali, ma con l’altare maggiore in un coro decorato di dipinti, con un secondo altare dedicato a Maria Vergine, con sacrestia e campanile. La chiesa era circondata da un cimitero nel quale erano quattro cappelle. Tra il 1590 e il 1594 furono aperte, al termine della navata, la cappella della Madonna del Rosario (parete sud) e quella di S. Francesco (parete nord), e che sarà dedicata a S. Giuseppe nel 1687. Nel 1616 risulta già iniziata, senza la concessione vescovile, la cappella di S. Marta (parete sud, prossima all’ingresso), Il presbiterio dipinto, a seguito di questi interventi, risultò inadeguato per dimensioni e illuminazione e nel 1641 il vescovo ne prescrisse la ricostruzione che però fu compiuta solo nel 1684 e che comportò la perdita dell’antico coro e degli affreschi.

CAPPELLA DEI Ss. QUIRICO E IULITTA
Sconosciuta la data di erezione della Cappella, esistente nel Quattrocento (sulla base del dipinto in essa conservato), ma forse anche più antica. La titolazione ai santi Quirico e Iulitta di una cappella lungo un transito e soprattutto presso un ponte non costituisce in Valsesia un caso isolato: l’ingresso storico della valle è per tradizione riferito ad una cappella di analoga titolazione presso Bettole, frazione di Borgosesia. La cappella oggi è in uno stato di abbandono anche per la sua collocazione: vicinissima al paese ma difficile da raggiungere per le condizioni ambientali createsi negli ultimi anni a cui solo recentemente si sta cercando di rimediare. I pochi documenti attestano però un degrado e abbandono già alla fine del XVI / inizio XVII secolo: il pavimento indecente, la cancellata di legno, sopra il piccolo muro davanti all’ingresso, senza chiave, le pareti “rudibus” e, soprattutto, un deposito di sabbia di un privato al suo interno. Vengono infatti prescritti i necessari interventi di restauro e l’esecuzione di un’immagine sacra “per trattenere qualche devotione al luoco” ( 1616, vescovo Tavera). Secondo il Ravelli nel 1652 la cappella crollò e fu ricostruita alcuni anni dopo: non sono stati reperiti documenti che confermino questa indicazione: solo sulla facciata, quasi nascosta sotto il colmo del tetto, è presente la data 1658. Il dipinti rispettivamente sull’arcata della facciata e nell’abside sono di epoca successiva al Quattrocento.

Descrizione dei siti:

PARROCCHIALE DI SAN PIETRO
Le pareti della chiesa erano rivestite di antichi affreschi, perduti nel corso degli ingenti interventi edilizi, che vennero attuati a partire dalla fine del XVI secolo. I documenti confermano questa ipotesi, ma le formule generiche impiegate non permettono di precisarne l’epoca e i soggetti raffigurati. Assume pertanto particolare rilievo il recente recupero di dipinti medievali, pur frammentari, scoperti nel 1983, e compiutamente recuperati e integrati da nuove aggiunte nel corso dei restauri del 2000 e 2002. Oggi sono individuabili interventi decorativi risalenti a tempi diversi ed eseguiti su intonaci spesso sovrapposti. La campagna meglio identificabile è da collocare probabilmente all’inizio del XV secolo. Essa fu di notevole impegno estendendosi sulle pareti della navata e forse sull’antica abside. Il pittore, di identità sconosciuta e di probabile provenienza novarese, è presente in Valsesia anche a Rimasco (vedi http://archeocarta.org/alto-sermenza-rimasco-vc-chiesa-parrocchiale-di-san-giacomo/).
Lo si è denominato Anonimo di Boccioleto perché proprio i dipinti in San Pietro sono oggi quelli più consistenti numericamente, meglio leggibili sotto il profilo stilistico e pertanto utile riferimento di confronto per definirne l’identità figurativa. L’ambito artistico lombardo dell’ultimo quarto del Trecento costituisce il riferimento più evidente della sua cultura, segnata dall’eleganza del gotico internazionale di Giovannino de Grassi.
In San Pietro all’Anonimo di Boccioleto sono riconducibili i due dipinti, sopra la porta di ingresso laterale, raffiguranti un Santo vescovo e santa Caterina d’Alessandria, una Madonna del latte al termine della navata sulla parete sud e, sulla stessa parete, una probabile Adorazione dei Magi, una Madonna con Bambino in trono, una Crocifissione, un san Giacomo, tutti oggi in condizioni frammentarie. Più difficile invece è poter leggere la sua mano nel riquadro con Maria Vergine adorante il Bambino, all’esterno presso l’entrata laterale per le compromesse condizioni conservative. Questi dipinti però non furono i più antichi in quanto essi si sovrapposero, cancellandola, a una decorazione precedente, della quale sono state recuperate limitate superfici sulla parete sud della navata: è infatti possibile identificare solo un san Michele arcangelo per l’estremità di un’ala e di un braccio, che regge una bilancia. Questi lacerti sono di indubbio valore in quanto sono attualmente la testimonianza più antica di tutta la Val Sermenza, ma proprio le condizioni conservative pongono difficoltà di lettura e quindi di datazione, presumibilmente la metà del Trecento.
Sono poi da considerare i frammenti oggi nella cappella del Rosario, ma un tempo sulla parete dell’antico campanile e che pongono un interrogativo sulla loro originaria collocazione forse all’esterno. Alcuni piccoli lacerti dipinti su intonaco sovrapposto ai bordi della Madonna del latte dimostrano che anche l’intervento dell’Anonimo di Boccioleto fu coperto da successive affrescature.

CAPPELLA DEI Ss. QUIRICO E IULITTA
Il piccolo edificio, costruito con blocchi di pietre, ha un’abside semicircolare. Un solo dipinto di epoca medievale è conservato nella cappella. Si tratta di un’Annunciazione, posta come di consueto, nell’arcata che immette alla piccola abside, dove solitamente altre immagini completano il programma iconografico di questo spazio. La scarsissima documentazione non permette di stabilire se la decorazione pittorica originaria fu completata o se rimase interrotta. Nel 1616 viene precisamente indicata l’assenza di dipinti nell’abside, dove era solo un piccolo altare, mentre è specificato “supra hemyciclum est depicta imago Annunciationis B. Virginis” (visita pastorale vescovo Taverna). Successivamente, secondo gli ordini del vescovo Taverna, fu tolto l’altare e, nel 1625, fu dipinta nell’emiciclo l’immagine dei santi titolari. L’affresco è attribuito a Cristoforo Martinolio detto il Rocca.
I caratteri tardo gotici dell’Annunciazione fanno pensare ad un artista, probabilmente novarese e di cultura lombarda; da Novara infatti provengono generalmente i pittori attivi in Valsesia nel XV secolo. Accanto ad alcune ingenuità prospettiche, visibili per esempio nel trono della Vergine, sono da sottolineare una certa vivacità nell’angelo ed una puntualità e cura nelle decorazioni, purtroppo in parte perdute.

Informazioni:
Parrocchiale di San Pietro, Via Roma, tel. 0163 75136

Cappella dei Ss. Quirico e Iulitta, all’ingresso del paese, sul greto del torrente Cavaione, presso l’antico ponte oggi ridotto a rudere e nascosto da quello della carrozzabile che, essendo molto più elevata, ha relegato questo edificio a una condizione di abbandono e di isolamento.

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2771  e pagine collegate (Parrocchiale di San Pietro)
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2769  (Cappella Ss. Quirico e Iulitta)
http://www.comune.boccioleto.vc.it

Bibliografia:
Minonzio D., Val Sermenza in Valsesia. Repertorio analitico dei dipinti murali nel medioevo, Società valsesiana di cultura,  Borgosesia 2005
Vedi altri riferimenti nei siti sopra citati.

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
30 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Boccioleto Ss Quirico e Iulitta

 

 

 

 

 

 

Boccioleto SsQuirico e Iulitta- abside

 

 

 

 

 

 

Boccioleto Ss Quirico e Iulitta – affresco

 

 

 

 

 

 

 

Boccioleto Ss Quirico e Iulitta- anunciazione

Balmuccia (VC): Chiesa parrocchiale di Santa Margherita e Santuario Madonna dei Dinelli

Storia del sito:
La chiesa, divenuta parrocchia nel 1584 qando si separò da Scopa, è probabilmente di antica ma sconosciuta fondazione. Gli affreschi emersi alla fine del secolo scorso su entrambe le pareti della navata possono solo attestarne sia l’esistenza nella seconda metà del XV secolo sia la larghezza della navata, come l’attuale. La prima descrizione documentata (visita pastorale vescovo Speciano) risale al 1590: ha un’unica navata absidata, ben pavimentata, coperta da un soffitto di tavole, è priva di cappelle laterali ma possiede due altari, di fianco a quello maggiore, definiti antichi e che il delegato del vescovo prescrive di sopprimere. È dotata di una sacrestia sul lato nord, ma non di campanile, vi sono solo due campane poste sulla facciata in “pila lateritia” le cui funi pendono all’esterno davanti all’entrata che è priva di portico. La chiesa è circondata da un cimitero e, poco distante, è la casa parrocchiale. Entro il 1599 il coro fu rifatto di forma ottagonale ed entro il 1616 fu costruita la cappella della Madonna del Rosario sul lato nord della navata (nel 1603 era stata istituita l’omonima confraternita) e si aveva intenzione di costruirne una seconda, che fu titolata a S. Marco. Un rifacimento di un coro più ampio deve essere avvenuto entro il 1697, infatti dietro l’altare vi è lo spazio per sedili. Notevoli e consistenti interventi edilizi furono realizzati nel corso del Settecento, e proseguiti anche nel primo Ottocento. Il campanile fu costruito solo all’inizio del XVIII secolo (lato nord); ancora nel 1760 la chiesa aveva un “Prospectum… sufficientem rudem, sine vestibulo” e le due cappelle titolate a S. Anna e a S. Lucia, una di fronte all’altra, all’inizio della navata, furono realizzate probabilmente dopo la seconda metà del Settecento ed entro il 1821. Il cimitero, sempre collocato sul lato sud e ovest della chiesa, solo nel 1760 risulta spostato ove è attualmente, ossia a nord. Un particolare curioso, sempre riportato nelle visite pastorali, è la presenza di due piante di noce (lato nord) che creavano problemi alla struttura epoi, con le loro radici, al cimitero; esse servirono sempre per ricavare l’olio per le lampade.

Descrizione del sito:
Nella chiesa di Santa Margherita, nonostante la sua antica fondazione, non si conoscevano fino a pochi anni fa testimonianze pittoriche di epoca medievale. Nel 1997, durante un intervento di consolidamento degli intonaci, sulle pareti della navata sono emersi alcuni frammenti assegnabili a campagne decorative sovrapposte e di diversa epoca. Sono ancora sotto scialbo ed è in corso un restauro. Sono invece leggibili sulla parete nord un’Ultima Cena, alcuni dipinti probabilmente appartenenti a un ciclo di santa Margherita, e una Vergine in trono tra due Santi, affrescata a notevole altezza. L’Ultima Cena è in gran parte perduta per l’apertura di una finestra e per la costruzione di una lesena; il soggetto è identificabile per l’immagine mutila di una tavola imbandita e per i gesti di alcuni commensali. Essa doveva essere di vaste dimensioni e risale al XV secolo.
Più complessa è la situazione della parete sud, dove solo in un frammento più esteso, fra i numerosi emersi, si può identificare ila raffigurazione della Messa di san Gregorio: sono riconoscibili la parte inferiore di un sacerdote celebrante davanti ad un altare e un cartiglio con un’iscrizione, della quale è conservata purtroppo solo la parte destra di tutta la sua altezza. Difficile la lettura e la ricostruzione del testo: le poche parole leggibili fanno pensare ad una preghiera, incentrata sulla Passione di Cristo, e alla concessione di un’indulgenza. Talora il soggetto della Messa di san Gregorio è corredata da una lauda entro un cartiglio, ad esempio a Vanzone di Borgosesia (vedi http://archeocarta.org/borgosesia-vanzone-vc-santuario-oratorio-di-santa-maria-e-cappella/ ), a Quarona (http://archeocarta.org/quarona-vc-chiesa-di-san-giovanni-al-monte/) e a Borgosesia (San Grato), per rimanere in Valsesia. E’ possibile che questi due affreschi appartengano allo stesso intervento decorativo, anche se le loro attuali condizioni non permettono ulteriori precisazioni e questo vale anche per una proposta attributiva.

 

Storia e descrizione del sito:
In località Dinelli, presso la strada che da Balmuccia conduce a Scopa, si trova un piccolo santuario dedicato alla Madonna del Carmine. La tradizione vuole che la piccola chiesa sia sorta nel luogo dell’apparizione della Madonna ad alcuni pastorelli. Questi, incuriositi, la seguirono sino ad un masso dove rimase impressa la forma del suo piede e da dove la Vergine benedisse il paese.
Per questo, poco dopo, tra il 1400 e il 1499, venne costruito il santuario con una struttura semplice, a pianta rettangolare, coperto di volte a botte e con un solo altare laterale.
All’interno del santuario si conserva l‘affresco del XV secolo raffigurante la Madonna con il bambino in piedi sulle sue ginocchia. Quando venne costruita la chiesa, venne staccato dal muro e, in epoca barocca, riposizionato su una tavola per farne la pala d’altare.

Informazioni:
Parrocchiale, Via Roma, 1; tel. 0163 71133

 

 

 

 

 

 

 

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2767 e le pagine collegate, cui rimandiamo per altre info.
https://www.comune.balmuccia.vc.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere
http://www.caivarallo.it/valsesia/sentieri-valsesia/sentieri-valsesia-dettaglio.php?sentiero=373
http://www.viaggispirituali.it/2011/10/santuario-madonna-dei-dinelli-balmuccia-vercelli/

Fonti:
Fotografie e notizie dal sito http://prealp.msh-alpes.fr/ ; foto in alto dal sito del Comune; penultima da www.caivarallo.it; ultima da www.viaggispirituali.it

Data compilazione scheda:
30 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BALMUCCIA- Madonna dei Dinelli

 

 

 

 

 

 

 

BALMUCCIA- Madonna dei Dinelli – affresco

Borgosesia – Vanzone (VC): Oratorio di Santa Maria e Cappella

Borgosesia-Vanzone Oratorio Santa Maria

Storia dei siti:
Gli edifici furono costruiti, a breve distanza, sulla collina sopra la frazione Vanzone, il Colle Santa Maria, alto m 522; raggiungibile con un sentiero fiancheggiato da numerose cappelle della Via Crucis risalente al XVII e XVIII secolo.
ORATORIO o SANTUARIO DI SANTA MARIA
Costruita tra il 1400 e il 1477, la chiesa sorge vicino ai resti del castello dei conti di Biandrate, distrutto nel XIII secolo. Nel XVII e XVIII secolo l’oratorio-santuario di Santa Maria fu residenza di eremiti che ne hanno garantito la conservazione.
(A Quarona, la cappella della Pietà, nota anche come Santo Sepolcro o di Santa Maria delle Grazie, fu costruita su iniziativa del sacerdote Giovanni Petrus de Agarlla, in onore del santuario di Vanzone negli anni ’80 del Quattrocento, come indicato da due iscrizioni; frammenti di questi affreschi staccati sono conservati oggi nella chiesa di San Giovanni al Monte, vedi http://archeocarta.org/quarona-vc-chiesa-di-san-giovanni-al-monte/ .)

CAPPELLA
Si tratta di un piccola cappella, accanto all’oratorio-santuario, che assomiglia agli edifici del diciassettesimo secolo, ma sicuramente precedente perché conserva un affresco del XV secolo.
Vanzone fu per tutto il XIII secolo, un importante centro feudale dominato dai conti di Biandrate, poi dal XV secolo dalla famiglia Barbavara. Franca Tonella Regis (1997: 112) fa l’ipotesi non documentata che l’edificio corrisponda ai resti dell’antica cappella del castello che si trovava sul sito. Un’altra possibilità è che l’oratorio di Santa Maria fosse in origine la cappella del castello e che questo edificio fosse l’originaria cappella di Santa Maria. Il rispettivo orientamento dei due edifici (est per questa cappella e ovest per la chiesa) potrebbe rafforzare questa nuova ipotesi.

Descrizione dei siti:
ORATORIO o SANTUARIO DI SANTA MARIA
Il piccolo edificio, ad aula unica, presenta un basso campanile.
Sulla parete sud della quarta campata ci sono quattro pannelli con scene della Vita della Vergine che facevano parte di un ciclo più lungo e importante, datato agli ultimi decenni del XV secolo e attribuito alla scuola di Luca de Campo. I riquadri rappresentano: la natività di Gesù, l’adorazione dei Magi, il transito e l’assunzione di Maria. Sempre sulla parete sud, frammenti della raffigurazione del martirio di san Lorenzo.
Sono state rilevate somiglianze con gli affreschi della Cappella del Rosario nella chiesa di San Gaudenzio a Baceno.

CAPPELLA
Sulla parete di fondo, l’affresco oggi attribuito alla bottega dei Cagnola, porta la data del 1464 (o 1494). A destra, le immagini dei santi Lorenzo e Stefano e, a sinistra, la raffigurazione della “Messa di San Gregorio” (Gregorio Magno, papa dal 590 al 604), nel momento dell’apparizione del Cristo di Pietà che versa il sangue nel calice.
Tra le due scene è interposta la figura di una pagina srotolata su cui è scritta, in caratteri gotici, una lauda in volgare composta da cinque strofe, preceduta da un testo latino che ricorda la miracolosa apparizione e la concessione dell’indulgenza di 14 anni a chi avesse recitato la lauda.
Vedi testo in http://prealp.msh-alpes.fr/fr/node/4779   L’origine del testo verrebbe da un preciso rituale liturgico o da un libro di preghiere del periodo carolingio tradotto in un dialetto che circolava nell’Italia settentrionale (Rigaux, 2009, 977) ed è uno dei più antichi documenti in volgare della diocesi di Novara.
Dominique Rigaux sottolinea che l’opera rappresenta una testimonianza precoce in Valsesia dell’immagine del Cristo di pietà che reca indulgenza. (Un esempio posteriore, dipinto da Francesco Cagnola, si trova nella chiesa di San Giovanni al Monte di Quarona e datato 1523).

Informazioni:
Frazione Vanzone di Borgosesia, colle Santa Maria. La cappella è quasi di fonte all’oratorio- santuario, a pochi metri a nord-est (talora indicata come “affresco Messa San Gregorio”).
Parrocchia tel. 0163 25020

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/fr/node/4672 e le pagine collegate (santuario-oratorio)
http://prealp.msh-alpes.fr/fr/node/4775 (cappella)

Bibliografia:
Rigaux D., Autour de la messe de saint Grégoire. Visée pastorale et réalisme rural, Institut d’Etudes Augustiniennes, Paris 2009

Tonella Regis F., Messe de saint Grégoire, Vanzone di Borgosesia (VC) / Messa di San Gregorio, Vanzone di Borgosesia (VC) in: Une mémoire pour l’avenir. Peintures murales des régions alpines / Una memoria per l’avvenire. Pitture murali delle regioni alpine, Interlinea edizioni, Novara 1997

Fonti:
Fotografie e notizie dal sito sopraindicato http://prealp.msh-alpes.fr/.
Foto in alto da http://www.caivarallo.it/valsesia/

Data compilazione scheda:
29 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Borgosesia-Vanzone oratorio Santa Maria

 

 

 

 

 

 

 

 

Borgosesia-Vanzone Cappella

 

 

 

 

 

 

 

Borgosesia-Vanzone Cappella -affresco Messa S. Gregorio

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Alto Sermenza – Rimasco (VC): Chiesa parrocchiale di San Giacomo

Storia del sito:
A partire dal 1449 i documenti attestano un edificio religioso costruito nel nucleo più antico del paese, ora frazione, di Rimasco. Nel 1479 la chiesa ottenne la separazione dalla pieve di Boccioleto e all’epoca aveva un’unica navata, non vi erano cappelle e possedeva solo un piccolo altare oltre a quello maggiore, il soffitto era di legno, ad eccezione del coro, che era provvisto di volta; la facciata era priva di entrata in quanto prospiciente la stalla di un privato e non vi era campanile, sostituito da una “turricula” con due campane (visita pastorale del 1590). Tra la fine del Cinquecento e nel Seicento furono eseguiti lavori di un rifacimento pressocchè totale e che portarono all’erezione della nuova chiesa entro il 1702.
La struttura attuale, provvista del tradizionale portico e del campanile a guglia slanciata, presenta una pianta a croce latina con abside quadrata. Probabilmente fu anche allungata la navata e il cimitero, che precedentemente circondava la chiesa, fu collocato sul lato nord.
Le uniche tracce superstiti dell’antica chiesa sono delle porzioni di affreschi visibili all’interno e che risalgono alla prima metà del ‘400.

Descrizione del sito:
Il restauro del 2005 ha permesso di portare alla luce sulla parete nord della navata nuovi dipinti medievali che si aggiungono alle due figure di Sante già prima visibili. I frammenti pittorici fanno ipotizzare decorazioni molto più estese che comprendevano la navata e l’abside. I documenti (1590, 1641) riportano solo generiche indicazioni di un coro dipinto ed è difficile capire se siano da riferire ad una decorazione del Quattrocento o successiva: oggi dietro l’altare è presente solo un affresco di Gaudenzio  Ferrari (prima metà del XVI secolo) di ridotte dimensioni.
Sono state recuperate interamente le due figure di sante, già parzialmente visibili: santa Maria Maddalena e santa Margherita; sono stati scoperti un san Lorenzo, un frammento di Santa/o non identificabile, una fascia decorativa soprastante e due riquadri più un lacerto, appartenenti ad un “Ciclo dei Mesi” collocati sotto le precedenti immagini: le figure rimaste rappresentano Febbraio, Marzo e Aprile. In base alla collocazione e ai soggetti è possibile ipotizzare che le dimensioni originarie del Ciclo dei mesi fossero circa m 9; il frammento verticale a doppio filetto bianco e rosso (a sinistra di san Lorenzo) doveva essere la cornice conclusiva di tutta la teoria di santi separati tra di loro solo da un filetto bianco. La fascia decorativa a semicerchi grigi e rossi corrispondeva forse all’altezza della navata nel Quattrocento, considerando che il piano di calpestio era più basso, come rivelano i Mesi, nascosti in parte dall’attuale pavimento; quindi la navata probabilmente non superava in altezza quattro metri.
Non è chiara la funzione della nicchia emersa nel corso del restauro e che ha causato in parte la perdita dell’immagine del diacono Lorenzo e del mese di Gennaio, essa però racchiudeva al suo interno una testimonianza dei lavori realizzati nel 1935 nella chiesa.
I dipinti sono un documento importante per la storia dell’edificio e assumono analogo rilievo sul versante dell’artista come dell’iconografia. La raffigurazione di santi martiri orientali conferma devozioni diffuse in Valsesia e una, particolarmente radicata in Val Sermenza, per san Lorenzo, più volte rappresentato.
Il ciclo dei Mesi è attualmente unico in Valsesia, dove nei pochi esempi di decorazioni di zoccoli, compaiono la raffigurazione dei Vizi o delle Opere di Misericordia.
La critica attribuisce gli affreschi all’artista novarese attivo nella chiesa parrocchiale di Boccioleto (vedi http://archeocarta.org/boccioleto-vc-chiesa-parrocchiale-di-san-pietro-e-cappella-dei-ss-quirico-e-iulitta/ ) ed operante nel primo ‘400. I mesi di Febbraio e Marzo sembrano di esecuzione qualitativamente inferiore e sono dipinti su un intonaco sottostante rispetto a quello dei Santi, ma al momento attuale per lo stato di conservazione e per una non facile lettura, si potrebbe pensare ad un intervento di aiuti in giornate diverse della stessa campagna decorativa.

Informazioni:
Il 1º gennaio 2018 Rimasco si è fuso con Rima San Giuseppe per formare il nuovo comune di Alto Sermenza.
Parrocchia, tel. 016 95105

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2812 e le pagine collegate, cui rimandiamo per altre info.
https://www.comune.altosermenza.vc.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere

Fonti:
Fotografie e notizie dal sito http://prealp.msh-alpes.fr/

Data compilazione scheda:
28 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

Varallo (VC): ex oratorio di San Pietro martire

Storia del sito:
L’edificio si trova nei pressi della foce del torrente Mastallone e fu realizzata nel 1336 da Milano Bertaglione da Varallo, capostipite della famiglia Scarognini. Ebbe vicende analoghe a quelle della chiesa di San Giovanni Battista, vedi http://archeocarta.org/varallo-vc-collegiata-san-gaudenzio-chiesa-giovanni-battista/
L’edificio fu abbandonato e sconsacrato nel diciannovesimo secolo e usato come granaio o capannone di fortuna. Nel 1941, la Comune prese in considerazione la sua demolizione, ma su iniziativa della Soprintendenza dei Monumenti del Piemonte e di studiosi, si potè salvarlo ed effettuare lavori di restauro che, nel 1967, rivelarono gli affreschi dell’area absidale.

Descrizione del sito:
Gli affreschi nell’abside di San Pietro Martire, risalenti alla metà del XV secolo, sono attribuiti a Johannes de Campo e alla sua scuola. Il programma iconografico presenta il Cristo Pantocratore (o Maiestas Domini) circondato dal Tetramorfo (i simboli dei quattro Evangelisti). Nell’intradosso c’è una serie dei profeti (Abacuc, Daniele, Ezechiele, Geremia, Mosè e altre figure non riconoscibili): Gli Apostoli sono raffigurati nel cilindro dell’abside che è perforato da due nicchie: in una di esse ci sono un uomo e una donna in preghiera, probabilmente i donatori degli affreschi.
Nel registro inferiore del cilindro absidale è raffigurata la schiera dei Vizi (riconoscibili: avidità, invidia, orgoglio, ira, pigrizia). La Pinacoteca di Varallo conserva gli affreschi staccati dei profeti Giona e Isaia e la scena del martirio di San Pietro di Verona.

Fuori dalla chiesa, frammenti di affreschi poco leggibili sul muro sud. Tra loro, sant’Antonio Abate e Santa Petronilla, quest’ultima quasi a grandezza naturale, dipinta da Gaudenzio Ferrari “in una notte luna pien” (Bordiga G., 1830, p.20).

Informazioni:
La chiesa sconsacrata è volte erroneamente denominata “Eremo di San Pietro”.
Comune, tel. 0163 562711

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/fr/node/4680 e le pagine collegate
https://www.invalsesia.it/home/altri-punti-di-interesse-in-varallo/

Bibliografia:
Bordiga.G., Storia e guida del Sacro Monte di Varallo, Tipografia Caligaris, Varallo, 1830

Fonti:
Fotografie e notizie dal sito sopracitato http://prealp.msh-alpes.fr/

Data compilazione scheda:
28 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta- Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rossa – Piana (VC): Oratorio di San Giovanni Battista

Storia del sito:
La cappella si trova nella frazione Piana, raggiungibile solo a piedi, con un percorso di circa trenta minuti da Rossa, per un sentiero piuttosto ripido. Piana appartenne alla parrocchia di Boccioleto fino al 1643 quando fu istituita quella di Rossa. La cappella-oratorio è la più antica costruzione religiosa di Piana e, per differenziarla da un’altra con il medesimo titolo, edificata nel XIX secolo, è localmente denominata “San Giovanni il Vecchio”. L’abside rivela l’antichità della struttura originaria, il corpo antistante fu probabilmente ristrutturato nel XVIII secolo.
La decorazione pittorica all’interno di questa cappella ne prova l’esistenza nel XV secolo, senza poter escludere una fondazione più antica. Gli esigui documenti del XVII secolo descrivono una cappella, probabilmente non molto diversa da quella originaria: di piccole dimensioni, aperta e chiusa solo da cancelli lignei, con copertura a volta e con un piccolo altare di pietra nell’abside. Infatti, nel sondaggio realizzato durante il restauro del 2002, è emersa un’arcata sull’attuale facciata. La cappella doveva essere tutta decorata coni affreschi, ancora presenti a metà del XVII secolo, come si desume dalle indicazioni delle visite pastorali.
Probabilmente nel XVIII secolo fu trasformata in oratorio chiuso, con porta tra due finestre e una terza finestra sulla parete sud, con un nuovo altare ed un’elevazione del vano antistante l’abside. Un documento tardo informa infatti la particolare devozione e non solo degli abitanti di Piana, verso un crocifisso considerato “prodigioso”: una croce lignea dipinta con l’immagine scolpita di Cristo (inizio XVI secolo?) presente nella cappella e oggi nella Parrocchiale di Rossa.

Descrizione del sito:
La piccola cappella, ad aula unica, presenta in facciata i resti di un affresco del XVII secolo di Giovanni Avondo di Balmuccia, raffigurante la decollazione di san Giovanni Battista. Attualmente, degli affreschi interni, conserva solo quelli dell’abside e alcuni frammenti nell’arco trionfale: una Maiestas Domini occupa il catino, mentre nell’emiciclo sono raffigurati gli Apostoli, tra i quali è inserito anche san Giovanni Battista, titolare dell’edificio.
All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, per un furto è stato malamente attuato lo strappo di due apostoli (a sinistra) e gravi danni sono stati arrecati alle figure di san Giovanni Battista e di un altro apostolo per un ulteriore tentativo di strappo, fortunatamente non riuscito.
Il restauro, iniziato nel 2002, ha ricuperato oltre la cromia originale, alcune superfici affrescate nel catino e nell’arco trionfale, mentre nel 2006 è stato completato il restauro restitutivo. I dipinti di questa cappella, per caratteri stilistici, sono probabilmente da ricondurre al Maestro della Passione di Quarona che operò in zona nella seconda metà del XV secolo, oppure ai de Campo.

Informazioni:
Comune, tel. 0163 75115

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2803
https://www.comune.rossa.vc.it/it-it/home

Fonti:
Notizie e immagini dal sito sopraindicato:  http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2803.

Data compilazione scheda:
27 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

Cellio con Breia (VC): Oratorio di San Giacomo o San Jacu Pittu

Storia del sito:
Localmente denominato San Jacu Pittu. Oggi in posizione isolata, un tempo era posto lungo una strada pubblica.
Scarse sono le notizie sull’edificio, di antica costruzione, che originariamente aveva una lunghezza della navata di circa m 5 (Inventario Taverna del 1618). L’oratorio ebbe una fase di abbandono o limitato uso dal XVI secolo. Entro il 1684, anno della riconsacrazione dell’oratorio, fu ristrutturato con l’allungamento della navata (dalle attuali lesene all’entrata) e probabilmente il suo innalzamento. Attualmente misura m 8,70 x 4. I lavori proseguirono nel secolo successivo con la realizzazione del tetto, che solo gradualmente fu coperto da beole in sostituzione della paglia ancora presente nel 1760.

Descrizione del sito:
L’oratorio era affrescato; purtroppo sono rimasti solo frammenti di una Maiestas Domini nel catino absidale; ben conservata è invece l’Annunciazione sull’arco trionfale; dei due Santi sottostanti rimangono solo frammenti delle aureole.
La parete sud è in buone condizioni e presenta due riquadri: nel primo il “miracolo dell’Impiccato” o di San Domingo de la Calzada riferito a san Giacomo Maggiore; nel secondo le figure di santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio Abate. All’esterno un san Cristoforo è in pessime condizioni.
All’autore di questi affreschi è stato assegnato il nome convenzionale di “Maestro di S. Jacu Pittu”, pittore itinerante che lasciò altre opere in Valsesia, nel novarese, in Val Vigezzo e in Canton Ticino. Il suo stile, piuttosto ripetitivo nelle iconografie e nelle tipologie delle figure, invece è curato e minuzioso nei tessuti e nelle cornici impreziosite da motivi geometrici tipici di un repertorio largamente impiegato in diverse botteghe operanti tra l’ultimo quarto del XIV secolo e il primo quarto del XV secolo.

Informazioni:
In  località Bosco. Comune, tel. 0163 42121; email: cellioconbreia@ruparpiemonte.it   Parrocchia, tel. 0163 49132

Links:
http://prealp.msh-alpes.fr/it/node/2773    e tutte le pagine collegate

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra citato, cui rimandiamo per approfondimenti.

Data compilazione scheda:
23 giugno 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quinto Vercellese (VC): Castello degli Avogadro

Storia del sito:
Nel 1152 l’imperatore Federico I confermò il feudo di Quinto al conte Guido di Biandrate. Il castello compare nelle citazioni documentarie solo nel 1170, quando i conti di Biandrate cedettero ogni diritto su di esso e sui loro possedimenti nel territorio di Quinto alla famiglia vercellese degli Avogadro, la cui signoria durò oltre sei secoli, fino all’abolizione dei privilegi feudali di fine XVIII secolo.
Il castello sorse, probabilmente su una preesistente struttura, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, quando la famiglia degli Avogadro si insediò nel feudo. Le indagini archeologhe hanno individuato le tracce più antiche nell’area sud-est del cortile, con reperti del XI-XII secolo. Una seconda fase è presente con pochi resti di murature larghe cm 90 in ciottoli disposti a spina di pesce. Alla fine del XII secolo e l’inizio del XII, risalgono una nuova cortina muraria in laterizi che triplicò la superficie dell’impianto, e l’edificazione della “cappella di San Pietro” su un terreno che ha rivelato una stratificazione dovuta probabilmente ad attività artigianali e la presenza di sepolture.
Nel 1219 un documento cita la cappella di San Pietro, tuttora esistente, situata entro le “moenia vetera”, le mura originarie del castello; prima del loro restringimento, infatti, esse dovevano contenere anche la chiesa dei Ss. Nazario e Celso (vedi scheda) e parte dell’abitato (Ordano 1985). Al secolo XIII risale, invece, la torre quadrangolare posta sul lato nord e sopraelevata nella seconda metà del XV secolo.

Il borgo con il suo castello furono coinvolti in diverse vicende belliche a causa della posizione geografica, crocevia tra Vercellese, Biellese e Valsesia. Il castello e Quinto furono coinvolti nella lotta tra guelfi e ghibellini. Nel Quattrocento in questi territori si scontrarono anche le mire espansionistiche dei Visconti, dei Savoia e dei Monferrato. Nel 1404 sotto la minaccia di perdere i propri beni, la famiglia degli Avogadro fece atto di sottomissione al duca di Savoia Amedeo VIII. Durante le varie guerre il castello fu spesso danneggiato e restaurato o parzialmente ricostruito.
Una seconda e massiccia fase costruttiva del castello fu attuata nel 1427, quando la famiglia Avogadro, approfittando del periodo di pace, provvide a ricostruire il fortilizio gravemente danneggiato.

Con la progressiva diffusione della coltivazione del riso la fortezza venne lentamente trasformata in una grande azienda agricola. Il castello e la sua tenuta, dopo l’estinzione della famiglia Avogadro nel 1922 passano prima alla “Fondazione Conte Casimiro Avogadro di Quinto” e poi dal 1985 al Comune di Vercelli. Nel 2013 sono stati completai i restauri che hanno interessato la facciata nord del castello, il tetto, l’ala est, l’esterno di tutto il quadrilatero e gli arredi. Ora il castello è adibito a eventi, congressi, matrimoni ecc.

Descrizione del sito:
Della struttura castrense del XII secolo resta solo la cappella di San Pietro; la fortezza aveva quattro torri angolari e una torre quadrata, disponeva in prossimità del ponte levatoio, di una rocchetta.
L’attuale costruzione presenta pianta rettangolare con un’estensione di 4500 mq e vi si accede da due porte carraie; quella più interna e merlata, era dotata di ponte levatoio. Una delle parti più antiche del castello è la torre quadrangolare che presenta una struttura muraria e una merlatura guelfa. I massicci rifacimenti eseguiti nel XV secolo sono visibili nelle torri angolari cilindriche, con merlature ghibelline e caditoie, e nella sopraelevazione della cappella. Delle quattro torri attestate dai documenti ne sopravvivono tre, perché quella dell’angolo sud ovest è stata abbattuta. Le due torri poste sul lato orientale sono invece tuttora in buono stato di conservazione, mentre la terza è stata cimata lungo la linea dei merli (Conti 1977).
All’interno vi è un’ampia piazza intorno alla quale si dispongono gli edifici che corrispondono alla descrizione del consegnamento del 1515.

Sulla Piazza insiste anche l’originaria cappella castrense di San Pietro, in stile romanico, con una sola navata rettangolare orientata, facciata lievemente obliqua, e abside semicircolare che conserva una complessa stratificazione di affreschi che coprono l’arco temporale che va dal XIII al XVI secolo, alcuni dei quali venuti alla luce durante recenti restauri. Le murature sono in laterizi di reimpiego e ciottoli, talora disposti a spina di pesce; alcuni basoli romani furono usati per pavimentare l’area presbiteriale.
Nel XV secolo le mura perimetrali della cappella furono innalzate e l’area presbiteriale fu arretrata sino ad addossarsi alle mura di cinta (II fase) del castello, e l’aula fu affrescata con un importante ciclo decorativo. Da quest’epoca, lo spazio interno venne occupato da molte sepolture, prevalentemente infantili in fossa terragnea o cassa lignea.

Informazioni:
Castello degli Avogadro, via Castello 9.   Comune Quinto, tel. 0161274113  Visibile internamente in occasione di eventi.

Links:
https://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Vercellese

Bibliografia:
CONTI F., Castelli del Piemonte: Tomo 1. Novara e Vercelli, Görlich Editore – Co-Editore: Istituto Geografico De Agostini,Novara, Milano 1977; p.88
FERRARI M.C, Il castello di Quinto, in: I castelli Vercellesi, a cura di Spina L., Silvana ed., Milano 2002, pp.125-33
ORDANO R., Castelli e torri del Vercellese, Giovanacci, Vercelli 1985, p. 196
PANTO’ G., Quinto Vercellese . Castello degli Avogadro di Quinto. Indagini archeologiche, Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, 31, Torino 2016, p. 326-29

Fonti:
Fotografie da Wikipedia. Notizie dai testi in bibliografia.

Data compilazione scheda:
13 maggio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese