Provincia di Torino

Barbania (TO) : Torre-porta

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Storia del sito:
Nel 1240 esisteva un “Hospitium de Guiaz de Barbania”, cioè una struttura dove il signore ospitava servi o coloni, che venne citato ancora nel 1302. Nel 1378 venne distrutto in parte dai San Martino di Front; l’anno successivo i conti di Rivara presero possesso del sito, che venne incendiato dai Valperga alla fine del secolo.
Solo nel 1447 un documento parla di “ricetto”, che coincideva con il centro abitato fortificato che sorgeva sull’area sopraelevata di circa quattro metri a fronte della piazza attuale.

Descrizione del sito:
Non è più possibile evidenziare tracce del nucleo antico e delle altre fortificazioni precedenti le distruzioni del XIV secolo. Si è invece conservata, nella parte più elevata dell’abitato, una TORRE-PORTA, una massiccia mole parallelepipeda a cortina laterizia, che risale alle fasi ricostruttive della fine del XIV secolo.
Sul fronte esterno e sul fianco sinistro si rilevano tracce della più antica struttura con muratura di ciottoli a spina di pesce di cortina e massi lapidei di spigolo. Nel XV secolo la torre aveva un ingresso carraio con ponte levatoio manovrato da bolzoni, di cui restano tracce. All’altezza dei tagli di manovra e superiormente corrono fasce di dentelli. La torre terminava con una merlatura bifida ed era aperta verso l’interno, con impalcature lignee ai vari piani. Nel XVII secolo fu aggiunto un tetto in coppi per adibirla a torre campanaria, funzione che mantenne sino a metà del XX secolo. La torre è stata recentemente restaurata.

Informazioni:
Comune tel. 011 9243958 (Biblioteca tel. 011 9243621)

Link:
http://www.comune.barbania.to.it

Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978

Fonti:
Fotografia in alto da Wikimedia, in basso foto GAT.

Data compilazione scheda:
19/08/2006 – aggiorn. luglio 2014 e settembre 2018

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

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Balme (TO) : Cappella della Sindone o della Vergine o del Cristo Pantocratore

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Storia del sito:
Si tratta di un piccolo edificio sacro, ricavato nella parte inferiore di una delle più antiche costruzioni di Balme, coevo perciò alla fondazione del primo villaggio. Sulla strada si apre un grande arco di ingresso coperto da un solaio in legno, ad esso segue un secondo ambiente, coperto anch’esso da solaio in legno, dal quale si accede alla cappella che ha pianta rettangolare con asse perpendicolare alla strada, ed è coperta da volta a botte. L’edificio è costruito con pietre di spacco di piccole dimensioni. Sulla volta, rivolto a nord, quindi all’opposto dell’attuale ingresso, vi è l’affresco che raffigura il Cristo nella mandorla; perciò si ritiene, anche in base ai dati ricavati da recenti restauri, che in origine la cappella fosse un vano aperto con l’entrata sul lato di fronte.
In epoca successiva, sopra la cappella, venne costruita una casa a più piani e, col tempo, l’edificio sacro perse la sua funzione e venne adibito a stalla con sopra spazi abitativi e magazzini, tanto che, nel Catasto Rabbini del 1866, viene indicato come “casone”, ambiente destinato alla produzione dei latticini; fino al 1970 i locali ebbero destinazione di legnaia e officina. Purtroppo manca la documentazione sulla fondazione e dedicazione della cappella e poi sul suo abbandono.
Quando la Sindone fu portata da Chambéry a Torino nel 1535, passò probabilmente per la valle in cui è situata Balme, e lì venne ricoverata, dato che era l’unica chiesa del luogo; per questo l’edificio è anche localmente noto come “cappella della Sindone”. La dedicazione alla Vergine è dovuta all’affresco sulla parete di fondo.
Una divisione di beni del 1643 parla di una “casa nova e camera sopra la capella”, quindi già si era verificato l’abbandono e la sconsacrazione dell’edificio di culto, accaduto forse nel 1617 quando, dopo che nel 1612 la parrocchia di Balme era stata separata da quella di Ala, era stata consacrata la nuova parrocchia dedicata alla SS. Trinità, edificata in un luogo riparato dalle valanghe anche se lontano dal centro.
Si sa che nella seconda metà del Seicento a Balme si insediò la ricca famiglia dei Castagneti, che costruì nuove cappelle come quella della Natività di Maria, che forse prese la titolazione dalla vecchia cappella sconsacrata. Una possibile conferma che l’edificio fosse stato acquisito e ristrutturato dai Castagneri, che esercitavano la metallurgia, è il fatto che nelle travi che sorreggono il tetto dell’edifico della cappella erano state impiegate, invece dei consueti e più economici pioli di legno, delle caviglie di ferro appositamente forgiate.
Quando la mulattiera per il Pian della Mussa, nel 1909, fu fatta passare al limite inferiore dell’abitato del borgo, l’edificio della cappella venne ampliato, con l’accesso a sud e la costruzione di un portico delimitato da murature laterali e da un arco in facciata. Il nuovo muro nascose sotto la malta parte dell’affresco di san Giorgio che uccide il drago, recentemente ritrovato, che forse è il medesimo che, come narra una leggenda locale, un cacciatore del XVII secolo fece dipingere sulla porta della chiesa di Balme in ringraziamento per essere scampato al diavolo in forma di camoscio.

Anche se la cappella è situata appena dopo i limiti del periodo oggetto dell’archeologia, tuttavia le caratteristiche architettoniche e soprattutto iconografiche sono tipicamente medievali.

Descrizione del sito:
Il locale della cappella presenta la raffigurazione del Cristo Pantocratore nella mandorla con la mano destra benedicente, mentre la sinistra è scomparsa. Intorno alla mandorla vi sono le figure dei simboli dei quattro evangelisti: il leone di san Marco, a destra l’aquila di san Giovanni, in basso a sinistra un angelo, mentre a destra è quasi illeggibile il bue alato di san Luca. Dei cartigli con versetti del vangelo è rimasta solo qualche lettera in quello di san Matteo. Probabilmente qui si ha una delle ultime raffigurazioni di questa antichissima iconografia, che è inoltre dipinta sulla volta, in posizione anomala rispetto alla consueta nel catino absidale.
La parte inferiore della volta, a sinistra, conserva le figure dei quattro santi: Giovanni Battista, Pietro, Sebastiano e Antonio abate. La raffigurazione è in una cornice a intrecci identica a quella della parete di fondo, sulla quale è stata recentemente ritrovata una lunetta con affreschi lacunosi: vi è la Vergine ed un’altra figura, forse sant’Anna, suggerendo la possibile iconografia di sant’Anna metterza; sulla sinistra un santo con la dalmatica e frammenti di un angelo. Nelle lacune si nota un precedente affresco di cui si è ben conservata la parte inferiore di una figura.
Sulla parete sinistra dell’ambiente che precede la cappella, sono dipinti san Giorgio a cavallo che sconfigge il drago e san Michele; sull’arco che divideva i due ambienti, i restauri hanno rivelato la figura di un Profeta.
Gli affreschi della cappella appartengono ad una medesima campagna pittorica e sono databili intorno al 1520, stilisticamente simili all’affresco del miracolo di sant’Eligio nella parrocchiale di Salbertrand, che risale agli inizi del XVI secolo; invece le figure nel locale antistante la cappella hanno una datazione alla seconda metà del XVI secolo.
Dell’avanzato Seicento sono le tracce del Battesimo di Cristo, sulla parete destra, dipinto con tecnica a secco e di modesta qualità.

Informazioni:
Sulla strada principale di Balme, Via Capoluogo, di fronte alla casaforte detta Rucias*.  Comune tel. 0123 82902

Link:
http://www.comune.balme.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=31385

Bibliografia:
BERTOLOTTO C.; FRULLI M.; INAUDI G.; SCALVA G., Presenze pittoriche rinascimentali nelle valli di Lanzo. La cappella della Vergine o del Cristo pantocratore a Balme, Società storica delle Valli di Lanzo, Lanzo Tor. TO, 2007, p. 48, 18 ill.

Note:
*Il Ruciass (Routhass) è un’abitazione fortificata costruita nel 1591, di tipologia collocabile tra la casaforte e il castello rupestre, con caratteristiche comuni ai ricetti e ad altre costruzioni medioevali, che domina la valle dall’alto di una rupe, proprio al centro del paese. L’enorme struttura difensiva, riconoscibile dall’unico stretto ingresso e dalle piccolissime aperture, ha una struttura complessa con scaloni di pietra, corridoi, locali ad uso abitazione e stalla, passaggi sotterranei, cantine scavate nella roccia. Il lato verso il fiume è inaccessibile dal basso e si apre in logge coperte, a picco sulla profonda gola del torrente sottostante. Il piano superiore ospitava un gigantesco granaio ed è sormontato da un enorme tetto retto da grosse travi e coperto da lose in pietra. In passato, prima delle demolizioni di inizio Novecento, necessarie alla costruzione della strada provinciale, la casaforte permetteva di raggiungere forno, lavatoio, fontana, cappella, senza mai uscire all’aperto. Su alcune pareti sono custoditi degli affreschi che potrebbero ricordare la sosta della Santa Sindone durante il suo trasporto da Chambéry. Le pitture sono state restaurate di recente, soprattutto la Deposizione, in cui il Sacro Lino è raffigurato con particolare realismo. Un altro affresco, raffigurante la Santa Sindone sostenuta da due angeli, si trovava sulla facciata della Cappella della Natività di Maria, distrutta nel 1909 per la costruzione della strada. Anche a Bessans, sul versante savoiardo, sono conservati degli affreschi sindonici all’interno della chiesa parrocchiale.

Fonti:
Foto in alto dal sito del Comune; in basso dal testo citato.

Data compilazione scheda:
30/12/2008 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A. Torinese

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Balangero (TO) : Castello e Cappella di San Vittore

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Storia e descrizione dei siti:
Il territorio dell’odierna Balangero era probabilmente in antico abitato da tribù celtiche; tuttavia i ritrovamenti della necropoli di Murassi, ora al Museo Archeologico di Torino, e la lapide in pietra murata nella scala d’accesso alla Chiesa parrocchiale indicano una chiara influenza romana e, secondo alcuni studiosi, la probabile origine romana dell’abitato.
Dopo l’invasione dei Longobardi si sarebbe costituito un nucleo di abitazioni conosciute sotto il nome barbarico di “Matingo” (attestato in un documento del 911) i cui abitanti, dopo le invasioni ungare e saracene, si dispersero e fondarono le attuali Balangero, Mathi e Lanzo.
Balangero prende nome, o da “Balantum Geruli” oppure dal nome di Berengario II (attraverso le varianti “Belengerium” e “Ballangerium”), il Longobardo Marchese di Ivrea, successivamente Re d’Italia, poi sconfitto ed esiliato dall’Imperatore Ottone I.

Il CASTELLO
Berengario II visse tra il 900 circa e il 966 e in quegli anni costruì, sulla cima del Truc dietro l’attuale Chiesa Parrocchiale di Balangero, in una zona che era strategicamente importante perché su una delle vie di collegamento tra pianura e valli alpine, un accampamento militare contro le invasioni degli Ungari: il “Castrum Berengarii”.
Questo Castrum viene citato in un documento del 1151. L’edificio fu molte volte danneggiato dalle guerre durante i sec. XIV (in particolare nel 1347) e XV, e più volte ricostruito.
Il Castello ebbe il massimo splendore durante il periodo di Amedeo VI di Savoia detto Conte Verde (1334-1383) che lo dotò di 4 torri dette la Bianca, la Nera, del Visconte (o di Donna Ambrosia) e la Turris Portae. Vi erano alte mura merlate, circondate da un fossato, sotterranei e passaggi che collegavano le torri. Il complesso fortificato era formato da due edifici a quota diversa: quello superiore era il Palazzo del Signore, in quello inferiore l’abitazione del castellano con granai, cucine, forno, mulino, alloggi e cappella.
Il Castello, trasformato in villa signorile, venne distrutto durante la guerra civile tra i Savoia “Madamisti” e “Principisti” nel XVII secolo; una ulteriore demolizione si ebbe in occasione della costruzione della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo nel 1771.
Ormai non restano che ruderi, all’interno dei quali, tra giugno e luglio, avviene una rievocazione storica in costume medievale.

LA CAPPELLA DI SAN VITTORE
Non si hanno dati certi sulla data di costruzione, tuttavia la struttura romanica fa ipotizzare il secolo XI.
L’edificio è a pianta quadrata con un corpo centrale ed un pronao, che fungeva da cella campanaria, forse aggiunto nel secolo XV e aperto da una grande bifora.
La cappella viene aperta solo in occasione delle feste dei Coscritti di Balangero (il 1° sabato di Maggio) e di Corio.

Informazioni:
La Cappella si trova sulla cima del Bric Forcola quasi al confine con il comune di Corio, nella zona delle cave di amianto di S. Vittore. (per salire in auto occorre l’autorizzazione). Comune tel. 0123 345611

Links:
http://www.comune.balangero.to.it San Vittore

http://www.comune.balangero.to.it Castello

Fonti:
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
10/06/2005 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A.Torinese

Bairo (TO) : Torre

BAIRO

Storia del sito:
Il suo antico nome Barrium, indicava un luogo circondato da mura. Feudo dei Vescovi di Ivrea nel periodo medievale, Bairo passò poi sotto i Marchesi di Ivrea e di Monferrato. Nel 1315 venne assoggettato ai Savoia; tra i suoi feudatari ebbe gli Antonioni di San Martino, i Giannotti e i San Martino di Agliè. Nel 1409 un documento fa cenno a un castrum munito di mura e fossato, probabilmente non il castello dei signori, ma una fortificazione, tipo un ricetto, di cui era compartecipe la comunità.
Nel 1764 venne unita da Carlo Emanuele III di Savoia ai feudi di Agliè e Ozegna. Dal 1928 al 1955 insieme a Torre Canavese costituì il comune di Bairo Torre.

Descrizione del sito:
Della antiche fortificazioni rimane solo un massiccio torrione parallelepipedo chiuso, costruito con enormi massi di pietra squadrata. Su tutto il perimetro della chiesa, adiacente il torrione, sono rilavabili tracce di una struttura edilizia, coeva al torrione, probabilmente i resti dell’edificio sede del consortile.
La via ai castelli a sud, in forte pendenza, indica la posizione del perimetro delle mura sul fronte meridionale.

Informazioni:
A ovest della chiesa parrocchiale, adiacente ad essa. Info Comune tel. 0124 501043

Links:
http://www.comune.bairo.to.it/edificistorici.asp

Bibliografia:
M. VIGLINO DAVICO, I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978

Fonti:
Fotografia da www.provincia.torino.gov.it

Data compilazione scheda:
25/11/2006 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Avigliana (TO) : Torre dell’Orologio

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Storia del sito:
La torre, un tempo inserita nel circuito fortificato trecentesco del Borgo Nuovo e innalzata alla fine di quel secolo, è prossima all’area in cui sorgeva la residenza della famiglia Testa – che diede i natali al frate agostiniano Cherubino (1451-1479), beatificato nel 1865 e forse ne è riconoscibile come una delle tracce residue.

Fedelmente riprodotta nel Borgo Medievale di Torino, costruito al Valentino per la mostra del 1884, viene erroneamente denominata “Torre dell’Orologio” forse a ricordo di un’altra vicina torre d’angolo, già sede del comune medievale e secondo la tradizione fornita di un orologio pubblico trecentesco tra i più antichi d’Italia, posteriore probabilmente solo a quello di Sant’Eustorgio a Milano. Questa torre, facilmente identificabile nell’iconografia seicentesca del borgo, si ergeva al fondo dell’omonima via, all’angolo della cortina muraria, e venne incendiata e distrutta presumibilmente durante la presa di Avigliana del 1691 e poi definitivamente rasa al suolo.

Descrizione del sito:
Ricca di decorazioni in cotto, di forma ottagonale con un giro di archetti pensili ad imitazione di beccatelli, la torre si allarga verso l’alto formando un’altana di laterizi non intonacati con otto finestre ogivali.

Informazioni:
Nel centro storico. Iinformazioni Ufficio I.A.T. Avigliana – tel. 0119366037

Links:
http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Orologio_%28Avigliana%29

http://www.comune.avigliana.to.it

Fonti:
Il testo fu tratto nel 2004  dal pannello posto all’esterno del monumento.
Fotografia da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
14/11/2004 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

Avigliana (TO) : “Quadragesima Galliarum”

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Storia del sito:
Il toponimo Avigliana richiama la gens Avillia, della quale abbiamo notizie in altre zone del Piemonte (Benevagienna, Savigliano, Industria) e dell’Italia (Valle d’Aosta, Veneto, Lazio, Umbria ecc.). Si ricorda ad esempio l’attività in campo laterizio degli Avili di Padova o la presenza di questo nome nella costruzione di un ponte in Valle d’Aosta. Si può pensare ad una gens documentata in origine soprattutto nel Lazio, trasferita poi con qualche suo ramo nel Veneto e ai piedi della Valle di Susa per attività industriali legate allo sfruttamento dei terreni argillosi.

Descrizione del sito:
Le strutture murarie individuate nella zona appartenevano ad edifici di uso pubblico e a luoghi di culto, come confermerebbero le epigrafi votive dedicate a numerose divinità (le Matrone, Giove) e una testa marmorea femminile riferibile a una statua di culto. I frammenti ceramici e le monete ritrovate indicano una vita dell’insediamento lungo un notevole arco di tempo, almeno fino all’avanzata epoca tardo antica. Il sito di ad Fines, la stazione dove veniva riscossa la quadragesima Galliarum, fu individuato nel 1858 dal Padre cappuccino Placido Bacco. L’identificazione è stata possibile grazie alle epigrafi ritrovate con l’indicazione della Quadragesima Galliarum e dei fines Cottii. La parola finium si leggeva su un frammento, ma l’espressione FIN.COTT (Fines Cottii) era in due iscrizioni simili poste da un Pudens, “Servus, SOC.PUBL XL” che aveva l’incarico di controscriba, o di tesoriere: uno schiavo della società pubblicana per la quadragesima. Padre Bacco credette di riconoscere un unico ampio edificio quadrangolare di circa 40 metri per 80, diviso in cinque ambienti, con ingresso a nord. In realtà in tale area sono da distinguere fasi successive, ad esempio per la presenza di tombe tardo-antiche o medievali. Gli scavi ripresi nel 1987, in occasione dei sondaggi di accertamento previsti per il tracciato della Superstrada del Fréjus, hanno restituito soltanto qualche sporadico frammento di ceramica e una struttura muraria ubicata all’interno di un cortile della Borgata Ghetto-Malano. A tal proposito va fatta una considerazione di carattere geomorfologico: attualmente il fiume scorre a circa 350 m a sud della Borgata Malano, e la fascia compresa tra il fiume e l’abitato è apparsa interessata da periodiche inondazioni, con apporto di depositi alluvionali, e conseguente cancellazione delle tracce dei più antichi percorsi della Dora. Nel 1989 nuove ricerche hanno portato all’individuazione del limite estremo settentrionale delle esondazioni della Dora Riparia, di un canale di drenaggio posto a protezione e limitazione dell’abitato stesso e della statio vera e propria.
Le indagini effettuate nel 1994 su una superficie di circa 100 mq hanno accertato due fasi edilizie principali, risalenti alla prima età imperiale, caratterizzate da murature lapidee spesse m 0,40 (piccoli conci legati da malta di buona consistenza); e una terza fase di occupazione basso-imperiale, con strutture precarie, relative a un solo settore dell’edificio. Alla prima fase appartiene un muro conservato per una lunghezza di m 5 sino alla quota pavimentale, costituita da un battuto di cocciopesto. La seconda fase consiste in una completa ristrutturazione dell’area edificata, con la costruzione di un edificio a pianta rettangolare di m 13 x 5,50. Esso appare ripartito in tre ambienti. L’ambiente W misura m 3,20 x 4,50 con un piano d’uso in terra battuta limo sabbioso fortemente compattato, steso su un vespaio di ghiaia per uno spessore totale di cm 25 circa. Le pareti conservano un’intonacatura biancastra con una fascia verticale rossa presso l’angolo NW. L’ambiente centrale, di m 4,50 x 5, verosimilmente il più importante, è caratterizzato dalla presenza di una piccola esedra semicircolare, che si apre verso l’esterno al centro della parete N del vano. Le pareti sono intonacate e dipinte con colore rosso, la pavimentazione è in battuto di calce e pietrisco. L’ambiente E, simmetrico all’ambiente W, è il meglio conservato e misura m 3,30 x 4,50. Il piano pavimentale è costituito dal parziale reimpiego del cocciopesto della prima fase livellato con limo sabbioso. Sulle pareti rimane parte del rivestimento d’intonaco dipinto di rosso. Della fase di occupazione più tarda dell’edificio, in gran parte distrutto e spoliato, si sono rilevate tracce cospicue in corrispondenza dell’ambiente E: un deposito di terriccio nerastro carbonioso, con buchi di pali residuali di una struttura precaria, in connessione con un focolare costituito da un semplice piano di tegole di reimpiego. Il materiale rinvenuto in questo deposito (ceramica e monete del tardo Impero) permette di datare la fase più recente di utilizzo dell’area al IV-V secolo d.C.

Tra il materiale rinvenuto in Borgata Malano, ricordiamo anche:
– nel 1858 alcune epigrafi votive di I-II secolo d.C., tra le quali una dedicata a Giove, due alle Matrone, una alla Fortuna; un rilievo in marmo di Foresto raffigurante un prigioniero. Il cippo dedicato a Giove Ottimo Massimo da un Alypus, liberto di Flavio e da una Andria o Alexandria, liberta di Augusto, conserva nella parte anteriore la raffigurazione di un’aquila sopra un’edicola frontonata e la dedica ALYPVS · AV[G · L ·] / V · [S · ]; sul lato opposto si legge: [I ·]O · M [T · FL]AVIVS [AVG ·] L · ALYPVS [TABVL · ] XL GALIC ET [CLAV]DIA · AVG · LIB [A]NDRIA [L ·] M· Interessante è la citazione della “XL GALIC.” Probabilmente Alypus era tabularius, cioè tesoriere della quadragesima Galliarum. Il cippo dedicato alle dee Matrone da Tiberio Giulio Aceste, liberto di Prisco, raffigura cinque di queste divinità che fanno catena con le loro braccia: MATRONIS / TI · IVLIVS · PRISCI · L ACESTES Sul fianco sinistro del marmo è rappresentato un vaso sacrificale. Il rilievo si trova oggi al Museo Archeologico di Torino. L’altra dedica alle Matrone è più semplice, da parte di un servus villicus stationis. Essa ci informa della presenza di una statio e di schiavi ad essa addetti CAES./ SER(vus) · VI(llicus) / STATIO(nis) / MATRO… – nel 1874 tracce di strada; testa marmorea femminile di I-II secolo d.C.; epigrafe dedicata a Marco Aurelio del 175-180 d.C.; frammento epigrafico del I secolo d.C.; miliario di Magnenzio del IV secolo d.C.; monete di metà I-seconda metà IV secolo d.C.; numerosi mattoni bipedali; frammenti di vetri colorati; ceramica (terra sigillata aretina e sud gallica); una statua di “rame” di 52 cm raffigurante un uomo loricato, a braccia levate, con braccia e gambe nude, con calzari. Sarebbe interessante accostare a tale statua il bassorilievo di Borgone di Susa, raffigurante un personaggio a braccia levate, probabilmente una divinità. – nel 1968 materiali vari di I-IV secolo d.C. (terra sigillata tardo italica e sud gallica, sigillata chiara, ceramica comune, vetri, bronzi, monete).

Vedi allegato La “statio ad fines” in borgata Malano 2010
Luogo di custodia dei materiali:
Museo Archeologico di Torino  e Museo di Susa, c/o Castello della Contessa Adelaide.

Informazioni:
Frazione Drubiaglio, Borgata Malano, lungo la SS 24 del Monginevro, sulla sinistra orografica della Dora Riparia. L’area non è accessibile.

Link:
http://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/avigliana/statio-ad-fines

Bibliografia:
LANZA E., MONZEGLIO G., 2001, I Romani in Val di Susa, Ed. Susa Libri, pp. 77-84
MERCANDO L. (a cura di), 1998, L’età romana, in Archeologia in Piemonte, Umberto Allemandi Ed.
GRAZZI R.R., CIELO A., 1997, Il territorio di Avigliana dalla preistoria agli inizi dell’epoca sabauda, Ed. Morra
BRECCIAROLI TABORELLI L., 1995, Avigliana, fraz. Drubiaglio, Borgata Malano. Edificio pertinente alla statio ad Fines della Quadragesima Galliarum, in “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 13, pp. 370-371

Fonti:
Fotografia tratta dall’allegato.

Data compilazione scheda:
13 ottobre 2002 – aggiornam. 2010 e luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gabriella Monzeglio – Gruppo Archeologico Torinese

Avigliana (TO) : Edifici medievali

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Storia e descrizione dei siti:
Lungo Via XX Settembre sono visibili edifici con resti di decorazioni medievali in cotto, fra i quali al n° 37 la CASA DEI SAVOIA (secolo XV), ove ebbe i suoi natali il Conte Rosso (Amedeo VII; 1360- 91).

Di fronte si può vedere la CASA DEL BEATO UMBERTO III costruita nel 1374. In seguito ad un lascito, la Casa divenne sede dell’Ospedale in cui si ospitavano i pellegrini che passavano per la Via Francigena. Modificata spesso nel corso degli anni, la costruzione originaria era edificata in stile gotico.

CASA SENORE è una costruzione trecentesca, conosciuta anche come Casa del Vescovo, deve il suo nome all’ultimo proprietario. Riedificata nel 1910, della costruzione originaria rimangono solamente la facciata e il portico, arricchito da archi a sesto acuto con cornici in cotto e capitelli in pietra decorati. Caratteristiche le pareti a spina di pesce. Molto eleganti le bifore.

CASA DI PORTA FERRATA, nel Borgo Nuovo, in via della porta Ferrata, di fronte al n° 24, l’edificio risale al secolo XIV ed è uno degli esempi più significativi di decorazione medioevale. Presenta a pian tereno due arcate gotiche. Le mensoline, le cornici, le figure fantastiche e grottesche, i capitelli, le merlature e le bifore gotiche sono molto raffinati.

“PORTA FERRONIA” risale al XIII secolo e apparteneva ad un edificio di due piani con un portico, passando sotto il quale si accede ad un ampio cortile. Le arcate a sesto acuto con cornici in cotto sono rette da pilastri tondi decorati da capitelli scolpiti con figure.

FORTIFICAZIONI MURARIE. In diversi punti del centro storico sono visibili alcuni resti delle mura costruite tra il XII ed il XV secolo che danno un’idea della complessità del sistema difensivo cittadino che si legava a quello del Castello e di accesso alla città. Rimangono le quattro porte di accesso al Borgo (quelle di via Oscar Borgese, via San Pietro, via XX Settembre e via Garibaldi) e alcune torri, come quella vicino a Porta Ferrata, di forma semicircolare e abbellita con decorazioni in cotto.

Informazioni:

Link:
http://www.comune.avigliana.to.it

Fonti:
Fotografia in alto d’archivio; foto in basso di Casa Senore da http://www.piemontemese.it/cerca_articolo.asp?articolo=376&txt=&offset=720; foto di Porta Ferronia da http://www.peveradasnc.it/mtb/percorsi/avigliana.htm

Data compilazione scheda:
15/10/2012 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Avigliana (TO) : Chiesa di San Pietro

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Storia del sito:
Le più antiche testimonianze della chiesa, allora priorato dipendente dal vescovo di Torino, sono riconoscibili all’esterno nelle strutture relative alle due absidi sopravvissute, e nei rari indizi pittorici all’interno ricollegabili con la tradizione figurativa romanica, testimoniata alla Novalesa sul finire dell’XI secolo. Dall’inizio del XIII secolo in seguito alla sua cessione alla prevostura del Moncenisio, San Pietro ne diviene ben presto una delle dipendenze più importanti, grazie ad una intensa politica di acquisizioni patrimoniali locali. Nel corso del XIV e del XV secolo è oggetto di profonde riplasmazioni. Per effetto del processo di attrazione sociale ed urbanistica, stimolato dal progressivo rafforzamento del potere sabaudo intorno al castello ed al Borgo Nuovo, mentre la chiesa di San Giovanni, grazie al determinante sostegno della stessa prevostura del Moncenisio, viene emergendo dalla metà del XIV secolo in funzione di centro di aggregazione spirituale-devozionale, il complesso di San Pietro per la sua dislocazione eccentrica va sempre più assumendo il ruolo di chiesa cimiteriale.

Descrizione del sito:
La sua facciata conserva ancora le caratteristiche prettamente romaniche della sua origine, cui però si sono venute ad aggiungere, nel corso dei secoli XIV e XV, le decorazioni in stile gotico, come i pinnacolpiantasanpietroAVIGLIANAi e la fascia di archetti in cotto, le cappelle aderenti al lato nord ed a quello sud-ovest, varie fasi di innalzamento del campanile e interventi di ampliamento operati sul fianco meridionale.

Al suo interno sono presenti AFFRESCHI di età compresa tra l’XI e il XV secolo, di volta in volta riconducibili a maestranze di tradizione francese, lombarda e del Piemonte occidentale. Tra questi di particolare interesse è il dipinto cinquecentesco rappresentante il Castello, unica testimonianza di come fosse anticamente il maniero dei Savoia.


Informazioni:

La chiesa sorge su un’altura isolata rispetto al centro storico della città. Tel. 011 9328300

Links:
http://www.cittaecattedrali.it/it/bces/28

http://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/avigliana/chiesa-di-san-pietro

Fonti:
Il testo fu tratto nel 2004  da pannello all’esterno del monumento.
Fotografia in alto da wikipedia; foto in basso  GAT.

Data compilazione scheda:
20/11/2004 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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Avigliana (TO): Chiese di San Giovanni e di Santa Maria Maggiore

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Storia e descrizione dei siti:
CHIESA DI SAN GIOVANNI La chiesa, intitolata ai Santi Giovanni e Pietro, costruita nel 1284-1320, dalla precedente destinazione a luogo di culto marginale, si trasformò in sede istituzionale del priorato e, dal Trecento, divenne anche sede del titolare della prevostura. Probabilmente già l’edificio originale possedeva l’abside piatta che ancora si osserva.
Un documento del 3 novembre 1447 riguarda la costruzione dell’attuale atrio (intorno a quell’anno si provvide al prolungamento di due campate del vano della navata), il che comportò il rifacimento, più avanzato verso ovest, dell’antica facciata. Ciò pone un termine per la datazione della facciata nuova, del ciclo dei capitelli esterni ed interni e degli AFFRESCHI dell’atrio in cui si riconoscono precoci (circa 1447 – 52) testimonianze della bottega di Bartolomeo Serra.

L’edificio si presenta preceduto da un atrio a pianta trapezoidale diviso in due campate con volte a crociera ed archi ogivali che immette nell’unica navata rimasta dopo le trasformazioni dell’edificio realizzate in età barocca, epoca alla quale risale la decorazione a stucco. Con il restauro della facciata, avvenuto nel 1895, fu ricostruito il portale (sormontato da lunetta con affresco ed abbellito con le statue di San Giovanni e San Pietro). Il campanile utilizza come base la “Torre dei Testa” (a base rettangolare) munita di bifore e trifore ed è ornato da bacini ceramici (39 in origine, cfr. testo indicato nella bibliografia).
La chiesa conserva all’interno diverse tavole di Defendente Ferrari: Trittico della Natività; Trittico dei santi Crispino e Crispiniano; i santi Lorenzo e Giovanni Battista che presenta un donatore e Storie di Gioachino e Anna (predella) (bottega); san Girolamo con i santi Giovanni Battista e Bernardo; sant’Orsola davanti al papa; i santi Lucia e Nicola; i santi Sebastiano e Rocco; san Cristoforo; Le Tentazioni di sant’Antonio (bottega).

CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE. La storia di Santa Maria è documentata dall’inizio del XII secolo, quando è citata come dipendenza della Prevostura di San Lorenzo di Oulx. Sede di una importante pieve, protetta dall’alto dal Castello prima del Vescovo di Torino e poi sabaudo. Il passaggio nel XIV secolo da pieve a parrocchia coincise con la sempre maggiore autonomia della chiesa dalla Prevostura di Oulx, ma contemporaneamente l’emergere del Borgo Nuovo come centro commerciale dell’abitato portò ad un declassamento della chiesa a favore della nuova parrocchiale di San Giovanni, testimoniato dai resoconti delle varie visite pastorali del XVI secolo, che parlano di un degrado dell’edificio e degli arredi. Nel XV secolo l’impianto della chiesa Santa Maria, a tre navate, si estendeva dall’area absidale fino alle prime tre campate dell’attuale edificio; testimonianze di questo periodo sono oggi visibili nella parte bassa del campanile e zona adiacente (fine XII inizio XIII secolo), nel corpo absidale (fine secolo XV), nella seconda cappella a sinistra con volta a crociera (XV secolo) e nel proseguimento della TORRE CAMPANARIA (XIV secolo), con cuspide ottagonale e pinnacoli, la cui decorazione trecentesca a bacini inseriti nella muratura è analoga a quella del campanile di San Giovanni.
Gli altari laterali della chiesa, pertinenti a facoltose famiglie locali o confraternite, erano impreziosite dalle opere pittoriche di Defendente Ferrari, conservate nella chiesa fino al secolo scorso e poi vendute ad alcuni musei torinesi o rubate. Il radicale rinnovamento della chiesa avvenne a partire dalla fine del XVI – seconda metà del XVII secolo, quando con la chiusura delle navate laterali in cappelle, la realizzazione della sacrestia a lato dell’abside e la ricostruzione della facciata l’edificio assunse l’aspetto attuale, anche se l’arredo interno e le decorazioni sono il risultato della sistemazione ottocentesca. La chiesa di S. Maria, è oggi sede espositiva di una raccolta di opere scultoree contemporanee.

La facciata barocca, più ampia a sinistra, presenta ai lati del portale due edicole ed è cadenzata da due ordini di lesene. L’interno, a navata unica con volta a botte. Sul lato sinistro si trovano quattro cappelle di cui una dedicata al Beato Umberto III di Savoia (XII secolo), il cui culto fu rilanciato da Carlo Alberto per intenti di prestigio politico. Il pulpito ligneo è settecentesco ed era nella scomparsa chiesa aviglianese di Sant’Agostino. Le tele con l’Annunciazione e la Presentazione di Gesù al Tempio sono del Seicento.

Informazioni:
Chiesa di San Giovanni; info Parrocchia. tel. 011 9328300

Chiesa di Santa Maria in Via S. Maria, ai piedi del Castello lungo l’antica strada di Francia, info Parrocchia tel. 011 9328800

Links:
http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Avigliana/Chiesa_dei_Santi_Giovanni_e_Pietro

http://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/avigliana/chiesa-di-san-giovanni

http://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/avigliana/chiesa-di-s-maria-maggiore-borgo-vecchio

Bibliografia:
NESTA P., La chiesa di San Giovanni di Avigliana, Edizioni del Graffio, Borgone di Susa (TO), 2011
NESTA P., La chiesa di S. Maria Maggiore,s.n., Avigliana 1990

Fonti:
Fotografia in alto da http://www.piemonteitalia.eu.
Fotografia in basso dal sito www.vallesusa-tesori.it

Data compilazione scheda:
15/10/2012 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Avigliana (TO) : Chiesa di San Bartolomeo

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Storia del sito:
La località San Bartolomeo è stata sede di un antico nucleo monastico benedettino che dipendeva dall’abbazia della Chiusa (Sacra di San Michele).
Il complesso pare risalire alla fine del sec. XII, epoca in cui se ne hanno le prime notizie, e presenta ancora tracce di epoca romanica cui risale il campanile e il primitivo ingresso a nord, ora tamponato. Su di esso si sono inseriti successivamente elementi tipicamente gotici dovuti ai rimaneggiamenti intervenuti nel Duecento e Trecento, come la trasformazione del catino absidale in forme ogivali e tamponamento delle monofore.
Nella seconda metà del XV secolo venne intonacata internamente e affrescata a opera di artisti influenzati dal gotico internazionale, si ipotizza la scuola dei Serra o Amedeo Albini.
Tra il XVI e il XVII secolo il complesso fu di proprietà del Seminario di Giaveno e assunse un uso agricolo, mentre la chiesa andava in rovina. Tra XVIII e XIX secolo fu venduto a privati, perse la funzione religiosa e fu trasformato in fienile. Cadde la parte alta del campanile e l’edificio fu soppalcato. Nel XX secolo vennero compiuti i primi interventi di consolidamento e di parziale pulitura degli affreschi.
Recentemente è divenuta di proprietà comunale. Il restauro architettonico e degli affreschi è terminato a settembre 2015.

Descrizione del sito:
L’intera costruzione è estremamente semplice nelle sue linee essenziali e nei materiali costituiti essenzialmente da pietra locale e cotto. Per approfondimenti su struttura e affreschi si rimanda alla tesi di laurea sui restauri in corso, vedi sotto link internet, e al testo pdf   San Bartolomeo.

Informazioni:
In località San Bartolomeo, posta a sud del Lago Piccolo, al quale dette anche il nome: lacus sancti Bartolomei. Rivolgersi all’Ufficio Turistico di Avigliana 0119311873.

Links:
http://www.adamantionet.com/images/ebooks/Tesi_Anna_Tonelli.pdf

Fonti:
Fotografia in alto da http://www.volipindarici.it/viaggi/vivicitta/it_pie/avigliana/index21.htm e in basso da http://www.mga4studio.com/index.php?page=pr&id=52  e da locandina del Comune

Data compilazione scheda:
15/10/2012 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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