Provincia di Torino
Gravere (TO) : Certosa di Madonna della Losa
Storia del sito:
Il toponimo LOSA rimanda ai significati di carattere megalitico: forse in quella località, in epoca assai remota, fu eretta un’imponente lastra di pietra per consacrare il sito al culto della divinità; è probabile che i Romani abbiano poi costruito un tempietto in seguito trasformato in luogo di culto cristiano.
Secondo la tradizione i benedettini della Novalesa fin dal IX secolo vi costruirono una Cappella dedicandola alla Madonna, chiamata da allora in poi “Madonna della Losa”, svolgendo vita monastica di lavoro e preghiera. I benedettini dimorarono alla Losa per quasi 156 anni, poi l’abbandonarono a causa dalle invasioni dei saraceni. Verso il 1000 la montagna della Losa e la Cappella vennero incamerate nei feudi della Marchesa Adelaide, che la donò alla cattedrale di San Giovanni Battista di Torino; poi, verso il 1189, un gruppo di certosini, fuggiti dalla Francia a causa delle persecuzioni religiose, si stabilirono alla Losa e vi fondarono il loro convento.
I documenti attestano nel 1189 una donazione di Tommaso I di Savoia Moriana ad un gruppo di monaci della chiesa di Santa Maria in località Losa; nel 1191 un’altra donazione di Tommaso I specifica che i monaci sono certosini. Trascorsi pochi anni dalla fondazione, in quel luogo lontano dalla città e apparentemente dotato di sufficiente tranquillità, iniziarono a manifestarsi alcune difficoltà: nel 1197 i certosini lamentarono infatti l’eccessiva irrequietezza dei laici, riferendosi probabilmente agli abitanti della città di Susa o a quelli delle borgate vicine alla Losa, i quali avrebbero disturbato i monaci dalle loro attività contemplative. Per le frequenti irruzioni e i saccheggi ai quali era esposto il luogo, i Certosini, dopo pochi anni, s’allontanarono dalla Losa e si trasferirono (1202) nella certosa di Montebenedetto sopra Villarfocchiardo e poi a Banda. (Vedi schede)
La prima citazione della chiesa della Losa, intitolata a Beate Marie de Pietate risale al 1432, probabilmente dovuta alla presenza dell’ancona della Vergine addolorata. Nel 1609 nacque la parrocchia di Gravere e la chiesa della Losa venne contesa tra graveresi e segusini. Nel 1642 la Losa fu infeudata al conte Cauda di Caselette e al Marchese Ripa; nel 1665 i feudatari cedettero i diritti sulla Losa alla comunità di Gravere in cambio di un tributo annuo che fu pagato sino al 1833.
Gli affreschi all’interno della chiesa risalgono al XIV secolo; furono restaurati negli anni 1970, ma l’edificio necessita di lavori per eliminare infiltrazioni, consolidare il campanile, ripulire gli affreschi.
Descrizione del sito:
La cappella si può datare alla metà del secolo IX, per il tipo di muratura, di campanile, di pianta della chiesa, che sono simili alle cappelle della Novalesa. L’edificio primitivo venne ampliato nel corso dei secoli; il campanile a pianta quadrata, piuttosto basso, presenta quattro bifore chiuse già anticamente e la cella campanaria con grandi monofore che sembrano il risultato di una antica manomissione.
Gli AFFRESCHI della seconda metà del 1300 con il ciclo degli apostoli, che solitamente veniva dipinto nell’abside, qui sono stati eseguiti sulla volta, sfruttando la sua forma a carena. A causa di infiltrazioni di acqua, furono ridipinti alcuni apostoli e aggiunti un santo vescovo ed un santo benedettino (forse san Basilio e san Benedetto), probabilmente nella seconda metà del 1600.
Dall’antica Certosa proviene un raro e complesso altarolo ligneo (realizzato secondo la tipologia del vesperbild, altare a baldacchino) ricondotto a uno scultore della Germania meridionale della prima metà del XV secolo, ora conservato presso il Museo Diocesano di Arte Sacra a Susa. Misura (m 1,50 x 0,80 circa); presenta due sportelli dipinti con scene della Passione (a sinistra Cena, Lavanda dei piedi e Cattura di Gesù; a destra Gesù davanti a Pilato, Incoronazione di spine e Flagellazione). Nel pannello centrale sono inserite sculture rappresentanti la Vergine addolorata seduta e circondata da gruppi di piccoli personaggi che raffigurano momenti diversi della passione, crocifissione, deposizione nel sepolcro. In alto la crocifissione con due angeli i due ladroni, san Giovanni e la Maddalena; più in basso la Chiesa che raccoglie il sangue che zampilla dal costato del Cristo, dall’altro lato la Sinagoga con occhi bendati e in mano la antica legge (iconografia tipica della statuaria gotica francese e renana del XIII e XIV secolo), poi le statue di Longino, di un pretoriano e di due soldati con armature dell’inizio del 1400. Al di sotto della Vergine, il Cristo giacente sul sepolcro, circondato da due angeli e sullo sfondo le tre Marie.
Informazioni:
Sopra Gravere, sulla strada provinciale per il Pian del Frais. Comune tel. 0122622912
Links:
https://www.comune.gravere.to.it
https://www.vallesusa-tesori.it/it/luoghi/gravere/certosa-di-madonna-della-losa
http://www.borgo-italia.it/gli_speciali/la_losa.php
Bibliografia:
La Certosa di Madonna della Losa, a cura del Centro Culturale Diocesano di Susa e della Comunità Montana Alta Valle di Susa, Susa (TO), 2002
Fonti:
Fotografia in alto dal sito vallesusa-tesori; foto in basso da http://www.borgo-italia.it/gli_speciali/la_losa.php
Data compilazione scheda:
07/04/2006 – aggiornam. giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Giaveno (TO) : Torri
Storia del sito:
Nel Medioevo il borgo di “Gavensis” è citato in due documenti: uno del 1001, in cui l’imperatore Ottone III lo comprende tra i beni feudali del marchese Olderico Manfredi I e un diploma del 1031, nel quale si accenna a una chiesa di San Martino spettante ai monaci del convento torinese di San Solutore. Il 22 giugno 1103 il conte Umberto II di Savoia donò il territorio di Giaveno all’abbazia di San Michele della Chiusa. Federico Barbarossa, il 26 gennaio 1195, lo tolse all’Abbazia per donarlo a Carlo I, vescovo di Torino. Giaveno ritornò agli abati di San Michele con una donazione del conte di Savoia Tommaso I in data 21 febbraio 1209, i quali provvidero a fortificare la piazza con una robusta cinta muraria ed a costruirvi un castello.
Già nei documenti del XIII secolo si accenna all’esistenza di un castello nella parte più elevata del borgo; successivamente, nel 1347, l’Abate Rodolfo di Mombello decise “villam iavenni murare”, con mura alte due trabucchi (circa 6 metri), intervallate da cinque torri circolari. Il perimetro della “Cittadella Abbaziale” è ancora oggi ben leggibile.
Con Amedeo VI, il Conte Verde, la dinastia sabauda ottenne dalla Santa Sede la soppressione degli abati di San Michele e la trasformazione dell’abbazia in una commenda (1379), cioè in un’istituzione religiosa assegnata in qualità di feudo a un ecclesiastico ben visto dalla corte sabauda, con tutti i redditi che essa produceva. I Savoia divennero i veri signori della Sacra, della quale nominavano gli abati commendatari.
Descrizione del sito:
Dell’antico maniero non rimane più nulla, mentre della cinta muraria sono sopravvissute TRE TORRI ancora ben conservate, benché siano state modificate nel corso dei secoli. A pianta circolare, presentano alla sommità una fascia decorativa ad archetti. Nei secoli vi sono state aperte varie finestre.
Nel centro storico, accanto alla chiesa della Sala, vi è il Palazzo degli Albezi (di proprietà privata) che fu fatto costruire da questa famiglia intorno al secolo XIII.
LOCALITA’ VILLA
La Torre quadrata detta TORRE GAROLA fa parte delle fortificazioni in pietra tipiche del Medioevo. Nel XVII secolo è stata probabilmente ristrutturata ed annessa ad un grande palazzo appartenente ad una famiglia nobile.
BORGATA VILLARD
Per entrare nel centro abitato di questa borgata di Giaveno bisogna passare sotto un portico, sopra il quale si innalza una torre del 1300 detta TORRE DELLE STREGHE. Vi sono varie leggende che hanno originato questa denominazione.
Informazioni:
In Via Roma è possibile osservare tre torri inglobate in edifici del centro storico. Le altre torri si trovano nelle borgate. Info Comune tel. 011 9326400
Links:
https://www.comune.giaveno.to.it/cultura-e-storia/storia/
Bibliografia:
Bevilacqua E.; Minola M., Giaveno e la sua valle, Edizioni Susa Libri, Susa TO, 2001
Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2008 dai siti del Comune e da www.ingiaveno.com, che nel 2014 risulta non più esistente.
Data compilazione scheda:
10/02/2008 – aggiornam. giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese
Giaglione (TO) : Castello superiore, Casaforte di Menate, resti medievali
Storia del sito:
Giaglione ebbe importanza fin dall’età romana e infatti la strada romana nel tratto Giaglione-La Maddalena non ha quasi subito varianti nel corso dei secoli: conserva in alcuni tratti il selciato ed è di larghezza uniforme di m 2,50.
Giaglione è citata tra le terre donate da Abbone, governatore delle valli di Susa e Moriana, per la fondazione dell’abbazia della Novalesa nel 739; entrò a far parte poi dei beni posseduti dal priorato di Santa Maria Maggiore di Susa. Nel XIII secolo l’abbazia cominciò a disperdere il proprio patrimonio che venne ceduto in feudo a nobili famiglie fedeli ai Savoia, per esempio agli Aschieri di Susa. Nel 1254 Giaglione conquistò, primo comune nella valle, le franchigie che garantivano una buona indipendenza amministrativa pur rimanendo sotto la sudditanza feudale.
Il feudalesimo di dominazione sabauda lascia diverse tracce sul territorio, in particolare il CASTELLO SUPERIORE che venne eretto nel 1230 da Amedeo ASCHIERI de JALLIONO, ma le prime notizie sicure sono nei documenti di investitura di Antonietto e Micheletto del 1345. A quel tempo la costruzione era poco più di una casaforte, ma la sua posizione strategica sulla viabilità dell’epoca era molto importante; infatti il maniero controllava tutta la comba di Susa, la Val Cenischia, il confine con il Delfinato e le mulattiere per il Piccolo Moncenisio e la Gran Croce. Nel 1400 il Castello venne ampliato con nuove costruzioni: attorno ad un mastio centrale alto più di quindici metri vi erano diversi cortili, stalle, cantine, magazzini ed un forno. Gaspardo Aschieri vide distrutto il suo castello nel 1537 ad opera delle armate francesi del Montmorençi, al quale aveva impedito il raggiungimento di Susa distruggendo le strade. Il figlio Lorenzo Aschieri si preoccupò di realizzarsi delle vie di fuga: per parecchi anni fece scavare all’interno del maniero gallerie per centinaia di metri, impoverendo le sue già precarie risorse. Con suo figlio, Emanuele Filiberto, che non soggiornò mai nel castello, si estinse il ramo dei De Jalliono (1620).
Il Delfinato includeva la Valle di Susa fino a Chiomonte, Giaglione era quindi sul confine e la necessità dello stato Sabaudo per la difesa delle strade portò alla costruzione delle barricate di Clarea con la torre di Pilat. Tale sbarramento, aiutato dalla morfologia del terreno, fu sempre legato alla vita del Castello Superiore.
La CASAFORTE DI MENATE: La denominazione di “castrum vetus” nei dati di archivio dimostra l’esistenza, da tempi remoti, di un castello di guardia a una delle prime vie per le Gallie. Abbandonato per secoli, fu recuperato nel 1223 dalla famiglia degli Auruzi. Spodestati gli Auruzi per amicizia con il Delfino, il castello passò agli Aschieri de Jalliono. Con l’estinzione degli Aschieri, il castello venne assegnato alla famiglia Ripa.
Descrizione del sito:
IL CASTELLO SUPERIORE. Le vicende belliche del periodo e l’utilizzo di ogni materiale possibile delle sue rovine da parte dei borghigiani hanno lasciato scarsi resti irregolari del terreno e poche rovine fuori di terra, che indicano il sito di uno dei più antichi e potenti castelli della Valle di Susa.
LA CASAFORTE DI MENATE è l’unica restaurata ed ancora visibile. È ora di proprietà privata, isolata, in posizione dominante e di notevole interesse per la zona circostante sulle gorge della Dora.
La famiglia Bermondi di Embrun (1290) possedeva una CASAFORTE situata presso la frazione Poisato, e della quale si notano solo alcuni ruderi nella borgata di San Giuseppe.
Altre costruzioni feudali sono inglobate nell’abitato, la CASA DEI BERMONDI e la TORRE DI MICHELETTO nella borgata di San Giuseppe (Poueizat). La CASA DEL LAVORIO conserva una bella finestra monofora: è di proprietà privata ed in via di ristrutturazione.
La CASA DELLA ROCCIA situata su due massi erratici sovrastanti una sorgente è situata nella frazione Sant’Antonio (Vilò).
Infine la CASA DI MARIA BONA pregevole per la loggia affacciata sul cortile in frazione San Giuseppe (Poueizat).
Informazioni:
I ruderi sono visibili al di sopra della frazione di S. Andrea (Clo). Gli altri edifici sono sparsi nel territorio del Comune. Info: Comune tel. 0122 622386; email: info@comune.giaglione.to.it
Links:
https://www.comune.giaglione.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere
https://www.ilcastellodigiaglione.it/
http://www.mondimedievali.net/castelli/Piemonte/torino/giaglione.htm
Fonti:
Notizie tratte dai siti sopra indicati. Fotografia dal sito del Comune.
Data compilazione scheda:
26/10/2006 – aggiornam.giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese
Giaglione (TO) : Cappella di Santo Stefano
Storia del sito:
La cappella venne costruita nel XIII secolo; è costituita da un semplice vano rettangolare con facciata a capanna, sormontata da un campanile moderno in mattoni mentre la porta d’ingresso è sovrastata da un arco a pieno sesto.
All’esterno, sul fianco nord prospiciente la strada, a monito dei viandanti sulla via Francigena, si sviluppano su tre fasce orizzontali le pitture murali databili tra il 1483-84 e il 1490. In base ai confronti stilistici con altri cicli è possibile attribuire questi affreschi alla seconda generazione della bottega dei Serra, che in questo ciclo dimostra stretti legami con la miniatura savoiarda.
Descrizione del sito:
La cappella di Santo Stefano è ricca di sculture e oggetti di oreficeria, ma senza dubbio la sua parte più interessante sono gli affreschi esterni.
Sulla fascia superiore, a sinistra, è rappresentata la Gerusalemme Celeste, dove, oltre il muro merlato, è racchiuso in una mandorla l’Eterno, affiancato da otto serafini, a cui si rivolgono Maria e Giovanni Battista, che intercedono presso Dio per la salvezza delle anime. In piedi, davanti alla torre di ingresso della Gerusalemme, vi è Pietro, a cui si presentano le sette Virtù: umiltà, generosità, castità, pazienza, temperanza, carità e diligenza. Sono raffigurate come donne accompagnate ciascuna dal proprio angelo custode.
Il registro mediano raffigura una testa mostruosa che rappresenta l’inferno, davanti a cui si presentano i Vizi (figure umane, ciascuna a cavallo di un animale diverso ed accompagnata da un demonietto, legate tra loro da un’unica catena) collocati in perfetta opposizione alle Virtù.
Nel terzo registro sono dipinte le pene dell’inferno, precedute da un’iscrizione in caratteri gotici, in cui si ricorda che le scene descrivono la visione avuta da Lazzaro nel periodo intercorso tra la sua morte e resurrezione.
Informazioni:
Nella frazione Santo Stefano di Giaglione. Comune, tel. 0122 622386 , email: info@comune.giaglione.to.it
Link:
http://www.comune.giaglione.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=6325
Fonti:
Notizie tratte da materiale fornito dal Centro Culturale Diocesano di Susa.
Fotografie archivio GAT
Data compilazione scheda:
26/09/2006 – aggiornam. giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese
Frossasco (TO) : Porte, Torre, cinta muraria del Borgo
Storia del sito:
Popolato in origine da genti celtiche, Frossasco fu centro romano: nel 1971 venne scoperta una tomba del IV sec a.C. Del successivo insediamento sul territorio di genti longobarde si ha traccia nella necropoli con 25 tombe rinvenuta in zona Bivio e portata alla luce dagli scavi archeologici del 1941.
Già feudo dell’Abbazia di Novalesa, nel 1064 venne donato dalla marchesa Adelaide di Susa al Monastero di S. Maria in Verano di Pinerolo. Una parte del territorio di Frossasco, compreso in origine nel comitato di Torino, fu donato nel 1030 dai marchesi Berta e Manfredo all’abate di San Giusto di Susa, mentre nel 1096 Umberto II di Moriana – Savoia donò all’abbazia tutto ciò che era ancora suo in Frossasco. Queste donazioni vennero riconfermate dal conte Amedeo III nel 1147 e dal conte Tommaso nel 1243. L’abate di San Giusto di Susa, nel 1256, diede una porzione dei possedimenti in Frossasco ai figli di Guglielmo Bigliatore, consignori di Luserna. Un’altra parte era stata confermata nel diploma imperiale del 6 marzo 1163 di Federico I ai marchesi Guido, Giacomo e Olivero di Romagnano. Giacomo di Romagnano il 1 maggio 1290 cedette la sua proprietà al conte di Savoia Amedeo V e al principe Filippo di Savoia-Acaia, il quale infeudò a Guglielmo di Montbel il 23 maggio del 1301 tutto quanto possedeva nel castello e luogo e giurisdizione di Frossasco. Il feudo comprendeva parte del territorio di Cantalupa, Piscina, Roncaglia, Oliva, Baldissero, Tavernette, Colletto, Talucco e Riletto. La famiglia Montbel mantenne il feudo sino alla sua estinzione nel 1520.
Eretto a contea nel 1524, Frossasco passò nel 1561 ai conti Provana di Leinì. Dal 1536 fino al 1539 fu occupato dai Francesi. Ritornò nelle mani dei Savoia, poi ancora in quelle dei Francesi dal 1593 al 1595. Nei secoli successivi seguì le sorti di Pinerolo. Si sa che, nell’anno 1586, il famoso pittore Bernardino Lanino di Vercelli fu chiamato a dipingere gli stucchi ducali sui quattro archi delle porte d’accesso al paese.
Nei secoli dal XIII al XV il borgo ebbe il periodo di maggior splendore. Filippo d’Acaja, sul finire del XIV secolo, fece ricostruire il borgo con un rigido schema urbanistico a pianta quasi quadrata, probabilmente sovrapponendolo alla pianta dell’abitato antico, di origine romana e fece innalzare la cinta muraria con quattro porte, unico esempio in Piemonte, e con torri: se ne contavano 28 sulla cinta difensiva, oggi ne è rimasta una. Sorsero nel borgo anche eleganti case di abitazione.
Delle quattro porte, solo due, a nord e a sud si sono conservate integralmente; quella sul lato est, seriamente danneggiata nell’aprile 1977, è stata restaurata; quella sul lato ovest, semidistrutta da un atto vandalico del 1965, é stata ricostruita.
Descrizione del sito:
La struttura urbanistica è perfettamente conservata: un quadrilatero di circa 400 x 300 m con strade che si tagliano ad angolo retto.
Buona parte della cinta muraria trecentesca è ben conservata. Delle quattro porte della cinta muraria, le originali sono la Porta di San Giusto sul lato nord del quadrilatero, in direzione della collina, formata da un arco particolarmente stretto e quella di Pinerolo, sul lato sud, che è la meglio conservata, con il caratteristico arco in mattoni.
La porta di Torino si trova sul lato est ed è stata restaurata; la Porta San Donato, sul lato ovest, verso Cantalupa, è quella ricostruita.
L’unica TORRE rimasta fa parte della cinta muraria del XIV secolo, è una massiccia torre in laterizio, con una decorazione a dentelli nella parte terminale.
Nella piazza principale di Frossasco, sulla via Principe Amedeo, vi sono due CASE QUATTROCENTESCHE, una con portico e con ornamenti gotici in cotto alle finestre bifore. Si sono conservati sui due edifici affreschi risalenti al XIV secolo rappresentanti motivi geometrici a losanghe e lunette con nome di Gesù e con Padre Eterno su un fabbricato e due angeli che sostengono uno scudo crociato sull’altro.
Informazioni:
Nel centro storico di Frossasco. Comune tel. 0121 352104
Links:
http://www.comune.frossasco.to.it
Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2007 dai siti sopra indicati.
Fotografia in alto tratta nel 2014 dal sito www.vecchiopiemonte.it, non più attivo nel 2020.
Data compilazione scheda:
06/02/2007 – aggiornam. giugno 2014 e dicembre 2024
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese
Frossasco (TO) : Chiesa Parrocchiale di San Donato
Storia del sito:
La chiesa di San Donato risale al 1220, ed è stata in epoche successive più volte rimaneggiata, soprattutto nel XVI e XVIII secolo.
Il campanile venne costruito nel 1571-73. La chiesa conserva sulla facciata un affresco del XV secolo.
Descrizione del sito:
La chiesa parrocchiale di San Donato, a Frossasco, è a tre navate con volta centrale barocca ed è dedicata al patrono locale. Della primitiva chiesa, anteriore all’XI secolo, rimangono finestre a doppi archetti romanici.
Sulla facciata vi è un notevole affresco del XV secolo, raffigurante san Cristoforo, somigliante a Francesco I re di Francia. A destra di questo dipinto vi è un affresco databile al secolo XVII raffigurante la Vergine con il Bambino.
All’interno il pulpito databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, proveniente con ogni probabilità dalla chiesa di San Francesco di Pinerolo. Sulla facciata laterale della chiesa vi è
Informazioni:
Oltre la porta omonima dell’antico Borgo. Parrocchia, tel. 0121 353913
Link:
http://www.comune.frossasco.to.it
Fonti:
Fotografia da http://www.comuniverso.it
Data compilazione scheda:
6/2/2007 – aggiornamento giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Frossasco (TO) : Cappella della Madonna del Boschetto
Storia del sito:
Edificata nel XV secolo, inizialmente dedicata a Maria Santissima della Mercede, fu in seguito denominata Madonna del Boschetto, per la presenza, anticamente, di un bosco. In origine di proprietà dei Frossasco-Provana, poi della famiglia Grosso-Campana fino a metà del XX secolo, fu acquistata dal professor Comba e donata alla signora Pensa, che l’ha poi donata alla Società di Mutuo Soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco. Conserva un ciclo di affreschi della fine del XV secolo (1495-1500) dedicati alla Storie della Vergine, attribuiti al “Maestro di Cercenasco”, sulla cui identificazione vi sono ancora dubbi. Tra il 2003 e il 2004 fu restaurata per eliminare le infiltrazioni di acqua; venne rimosso lo strato pittorico del 1891 e furono recuperati gli affreschi quattrocenteschi.
Descrizione del sito:
Aula rettangolare unica, chiusa ai quattro lati per un tamponamento della facciata, un tempo aperta. Le murature sono in pietre e laterizi; il tetto a due falde fu rifatto nel 1995. La facciata, racchiusa ai lati da due piccole lesene, ha due finestre e la porta di ingresso. Sul fianco est una finestra strombata è frutto di rimaneggiamenti posteriori. All’interno della cappella un paliotto settecentesco con lo stemma dei Frossasco. La crociera della volta presenta una decorazione blu e oro, probabilmente del 1891.
Sulla parete di fondo vi è una Madonna in trono con il Bambino e i santi Giovanni Evangelista e Antonio da Padova a destra; san Giovanni Battista ed un santo benedettino a sinistra. L’affresco presenta ridipinture barocche che hanno consentito di recuperare solo in parte la sottostante opera quattrocentesca. Alcuni medaglioni con sibille decorano le pareti.
Sulla parete sinistra sono affrescati la “Messa di San Gregorio” a sinistra e, a destra, l’episodio della fuga in Egitto, con un tronco di palma che si piega verso la Madonna, richiamando un episodio dei Vangeli Apocrifi dello pseudo-Matteo. Anche la parete destra è suddivisa in due scene, deturpate dall’apertura di una finestra: la visita di Maria ad Elisabetta con le piccole immagini di Gesù e san Giovanni nel grembo delle due madri. Segue una scena della vita di sant’Angelo da Gerusalemme o da Licata in piedi davanti ad un pulpito; il frate carmelitano fu canonizzato solo nel 1456; il capitolo generale dei Carmelitani nel 1498 prescrisse a tutti i conventi di farne quotidiana commemorazione, ciò potrebbe spiegare la rappresentazione di questo santo, raramente documentato in Piemonte. Nell’episodio della messa di san Gregorio compare un personaggio in abito cardinalizio, probabilmente Domenico della Rovere di Vinoso, che nel 1493 autorizzò la costruzione del convento del Colletto presso Pinerolo. La rappresentazione del martire ucciso dagli eretici avrebbe anche potuto avere una funzione antivaldese; a rinforzo dell’ortodossia, al di sopra vi è una rappresentazione della Trinità con tre volti identici.
Informazioni:
Via del Boschetto 3. Comune, tel. 0121 352104
Links:
https://www.comune.frossasco.to.it
http://www.cristinapolliotti.it/affreschi/
Bibliografia:
GILLI P.; COZZO P.; GABINO A.L.; FRATINI M., La Madonna del Boschetto. Arte medievale a Frossasco e dintorni, Centro Studi Piemontesi, Torino, 2005
MORETTI V., Il maestro di Cercenasco : luce e colore in pittura nel Piemonte del 15° secolo, Valerio, Torino 2010
Fonti:
Figura 1 tratta nel 2014 dal sito http://iluoghielamemoria.it, non più esistente nel 2020; figure 2 e 3 da http://www.cristinapolliotti.it
Data compilazione scheda:
02/01/2009 – aggiornamento giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Fiorano Canavese (TO) : Resti del ricetto
Storia e descrizione del sito:
Le prime notizie certe su Fiorano risalgono all’anno 1000: in un diploma dell’imperatore germanico Ottone III si confermano alla Chiesa di Ivrea, sua vassalla, i possessi e i diritti con particolare menzione della corte Florano nominata con omnibus pertinentiis. Un’altra citazione appare nell’atto di fondazione dell’Abbazia di S. Stefano del 1041, in cui il vescovo d’Ivrea Enrico vi comprende una “brajda”, cioè una landa, e il molino di Fiorano con tutto il necessario. In un documento del 1205 si parla della cessione del castello di Fiorano, posto su un’altura della regione denominata Cordola, alla città di Ivrea. Il podestà lo infeudò con il predicato “di Fiorano” a nobili della città molto influenti, che per blasone portavano un giglio fiorito d’oro in campo rosso, stemma quasi simile a quello di Firenze. I nobili “di Fiorano” assunsero molta importanza dopo il 1278, allorché Ivrea si assoggettò al Marchese di Monferrato. Tra essi si distinse Savino, consigliere ultimo della reggente Bianca di Savoia, uomo espertissimo negli affari politici, dottore in legge. Il castello di Fiorano esisteva ancora nel 1502 e spettava alla mensa vescovile, che lo diede in affitto. Fu distrutto durante le guerre scatenatesi nei secoli XVI e XVII. Si possono ancora scorgere resti delle mura presso la chiesa parrocchiale ricostruita nel XVIII secolo.
Nel 1407 la comunità di Fiorano ottenne da Ivrea il permesso di costruire un ricetto a sud del castello sul terreno adiacente alla chiesa. Del ricetto si è conservata una TORRE-PORTA in mattoni, con un’apertura carraia e una posterla. L’altezza della torre è limitata.
Solo alcune cellule adiacenti all’ingresso conservano l’impianto del XV secolo, il tessuto urbanistico, nel complesso, si è profondamente alterato; restano alcune case in pietra con portali, finestre ad arco e motivi decorativi in cotto.
Le ricerche archeologiche hanno individuato sul colle di Cordola la presenza di incisioni rupestri, frammenti fittili e ceramici che testimoniano l’esistenza di un insediamento preistorico databile all’Età del Bronzo.
Informazioni:
Nel centro storico. Comune, tel. 0125 611930
Link:
http://www.comune.fioranocanavese.to.it/
Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
Note:
Fotografia da http://commons.wikimedia.org
Data compilazione scheda:
06/02/2008 – aggiornamento giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Fenestrelle (TO) : “Cró da lairi” (fossa dei ladri)
Storia e descrizione del sito:
La roccia (un calcescisto a forma vagamente quadrangolare) si presenta come un lastrone spesso circa 30 cm ed appoggiato sul terreno in leggero declivio; ha le dimensioni di m. 3,50 X 2,80; l’asse maggiore è perfettamente orientato Nord-Sud (il che potrebbe far anche presumere una sua possibile collocazione e sistemazione da parte dell’uomo) mentre la maggior parte delle incisioni sono orientale Est-Ovest. I segni incisi consistono in una gran quantità di coppelle, circa una ottantina, di diametro variante da pochissimi centimetri a 20 cm, per lo più unite tra di loro da canaletti; tutto il complesso disegno culmina, nella parte bassa, verso Sud, in tre grandi coppelle, profonde una decina di cm, disposte orizzontalmente sulla superficie del roccione. Sotto le tre coppelle funge da ulteriore elemento di raccolta un’altra coppella di proporzioni notevoli. Le incisioni della parte Est si presentano molto erose e meno leggibili di quelle site sulle altre parti; esse sono forse quel che rimane di un disegno più complesso e sono tipologicamente difformi dalle altre. Vi si possono infatti scorgere dei simboli a croce (di cui alcuni incompleti) un simbolo a ruota con coppellina centrale, altri simboli vari e, fatto inconsueto in questo comprensorio di arte rupestre, un’impronta di piede di modeste dimensioni. Come succede in casi analoghi, anche le rocce vicine recano tracce di incisione e in particolare una di esse, immediatamente ad est, presenta una ventina di piccole coppelle frammiste ad altri segni non decifrabili. Le incisioni di questa roccia paiono risalire, per la maggior parte, alla prima Età del Ferro. Difficile è invece dare un’interpretazione dei significato che gli artefici hanno voluto dare alla loro opera.
L’analogia con altri monumenti preistorici del genere e in particolare con la non lontana roccia di Prato del Colle fa tuttavia ipotizzare che il monumento sia stato istoriato per fini di culto, quasi fosse un masso-altare delle genti preistoriche che hanno abitato la valle. È interessante notare come massi con impronte di piedi siano piuttosto frequenti nella iconografia dell’arte rupestre preistorica di altri siti (ad es. M. Bego e Moriana in Francia, Val Camonica e Lago di Garda in Italia) mentre sono poco frequenti nella Val Chisone.
Informazioni:
Il Masso inciso di “Cró da lairi” (letteralmente: “fossa dei ladri”) è situato sulla sinistra orografica del Chisone, sulle pendici del M. Pelvo, a monte dell’abitato del Puy e della carrozzabile che da Prà Catinat conduce al Colle delle Finestre, ad un’altitudine di circa 2000 m. Esso è facilmente raggiungibile dal Centro di Soggiorno di Prà Catinat in quanto è sufficiente giungere con la carrozzabile all’altezza della presa dell’acquedotto di Fenestrelle (in una delle ultime curve prima che la strada stessa salga decisamente verso monte) per poi salire lungo una crestina spoglia di vegetazione; dopo un quarto d’ora di marcia, quando ormai la crestina ha lasciato il posto ad un modesto pendio, in un piccolo avvallamento del versante è facile scorgere la roccia incisa che, a differenza di molti altri monumenti di arte rupestre, non si trova in una posizione particolarmente dominante.
Links:
http://www.cesmap.it/cesmap/scavi_pinerolesi/crodala2.htm
http://www.cesmap.it/cesmap/scavi_pinerolesi/crodala.htm
http://www.cesmap.it/pietraverde3.html
Bibliografia:
— Arte rupestre in Val Chisone e nelle alpi occidentali, in Introduzione all’archeologia e all’antropologia, Regione Piemonte, 1986
Fonti:
Fotografia dal sito del Cesmap.
Data compilazione scheda:
22 giugno 2004 – aggiornamento giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese
Feletto (TO) : Torrione
Storia del sito:
Nel basso Medioevo pare certo che esistessero due centri abitati. Il primo, più antico, in basso rispetto alla ripa; distinto dalla successiva villanova, posizionata a Nord dell’attuale piazza Martiri Felettesi e perimetrata dalle odierne vie S. Giuseppe e Antonio Giordano.
Le periodiche rovinose piene dell’Orco hanno cancellato ogni traccia del primitivo insediamento.
Ancora nella mappa comunale del 1762, si rileva la struttura a schema ortogonale che conferma che in epoca medievale (nella zona a nord dell’attuale piazza principale) esistesse un borgo munito di cinta muraria e fossato.
La zona che era così fortificata era la più antica e comprendeva anche il Torrione quadrato, isolato a sud, che alcuni anni orsono incorporava anche gli uffici municipali. Di questo massiccio edificio non si conosce la data di costruzione, ma certamente esisteva nel 1455, quando era un borgo fortificato dipendente dall’Abbazia di Fruttuaria di San Benigno.
Nel corso dei secoli il Torrione subì alcune manomissioni, ma risulta ancora ben conservato.
Descrizione del sito:
Il Torrione è un edificio a pianta quadrata, in laterizio, trasformato in torre campanaria, munito di orologio e meridiana.
Informazioni:
Sulla piazza principale. Info Comune tel. 0124 490547
Link:
http://digilander.libero.it/gi46bo/feletto.html
Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I Ricetti, Edialbra, Torino, 1978
Anno Domini Millesimo Septingentesimo quinquagesimo, Parrocchia di Feletto, Feletto To, 2000
Note:
Fotografia da http://digilander.libero.it/gi46bo/torrione1.html di Giancarlo 2001.
Data compilazione scheda:
30/05/2006 – aggiornamento giugno 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese





















