Provincia di Cuneo

Revello (CN) : Castelli e Cappella Marchionale

Storia del sito:
Revello ha una conformazione urbanistica tipica medioevale, fatta di mura difensive, torri, rivellini e di ben due castelli: il Sottano e il Soprano. L’antica tettoia del mercato coperto è ancora sostenuta dalle colonne del Quattrocento. La casa a lato della tettoia, già proprietà dei Marchesi, è caratterizzata da eleganti decorazioni in cotto.
Nel centro abitato sorge il Castello Sottano, scelto come dimora prediletta dai Marchesi di Saluzzo Ludovico II Saluzzo (1438 – 1504) e Margherità di Foix.Con loro alla fine del Quattrocento Revello e tutto il Marchesato di Saluzzo raggiunsero il massimo splendore sia politico che culturale.
Il Castello Sottano, al tempo dei Marchesi di Saluzzo, comprendeva tre torri ed era una magnifica dimora, soprattutto residenziale, contornata da giardini alla francese e comprendente numerosi saloni con le pareti e i soffitti riccamente affrescati.
Nel 1810 il Castello fu in gran parte demolito. Attualmente è destinato a sede civica.
Rimangono tuttora: l’ampio cortile a pianta rettangolare, l’elegante porticato, alcune finestre in cotto. Delle tre torri, l’unica che si è ben conservata è quella sull’angolo occidentale, a pianta circolare (in essa è situata la cappella); un’altra torre, a pianta rettangolare, si innalza sul tetto dell’attiguo edificio comunale (ex asilo).
Verso il giardino sono rimaste solamente cinque arcate, distrutta la facciata principale.

Al primo piano, è fortunatamente conservata la splendida Cappella Marchionale, di stile tardo-gotica, è a pianta rettangolare a navata unica e termina con un’abside pentagonale.
Originariamente ospitava nella parte absidale il polittico della Madonna della Misericordia (1499-1500) del pittore fiammingo Hans Clemer (ante 1480 – circa 1512) e gli stalli di un prezioso coro ligneo, ora entrambi conservati nel Museo Civico Casa Cavassa a Saluzzo.
Prima esistevano già degli affreschi databili alla fine del Trecento, ma fu interamente affrescata nel XV secolo.
Sulle pareti laterali, in una serie di episodi in successione, vi sono le storie dei santi protettori dei Marchesi, da un lato san Luigi IX Re di Francia e dall’altro santa Margherita di Antiochia. Si conservano le figure di Dottori della Chiesa, dei quattro Evangelisti, di s. Rocco, delle sante vergini martiri Margherita, Caterina, Lucia, Apollonia e una quinta sul sottarco che il tempo ha cancellato.
Vi sono anche i ritratti dei Marchesi: sopra le finestre nell’abside possiamo ammirare a sinistra il Marchese Ludovico II con tre dei cinque figli, e a destra la Marchesa Margherita di Foix con gli altri due figli maschi.
Databili al 1515-1519 (data scolpita sull’architrave dell’ingresso), gli affreschi sono ascrivibili a un pittore d’orbita lombarda, vicino ad Hans Clemer.
La parete di fondo presenta una grande Ultima Cena, datata 1519, di sicura ispirazione leonardesca, per approfondire, vedi scheda.

Informazioni:
Castello Sottano, ora sede comunale, Piazza Denina, 2

Bibliografia:
Pianea Elena, Revello: la Cappella dei marchesi di Saluzzo, presentazione di Giovanni Romano, L’artistica edit., Savigliano 2003

PDF sul castello sottano di Revello

Link:
http://www.visitrevello.it/it/cappella-marchionale/
https://www.chieseromaniche.it/Schede/270-Revello-Marchionale.htm


Ruderi del castello Soprano


Storia e descrizione del sito:

Sulla sommità della collina svettava il Castello Soprano, considerato una tra le più forti ed imprendibili roccaforti difensive del Piemonte. Si menziona il castello in documenti datati 1075: da ciò si deduce fosse molto antico, forse costruito nel IX secolo per contrastare l’avanzata dei Saraceni o da questi stessi edificato per dominare i territori conquistati.
Fu restaurato ed ampliato dal marchese Ludovico I, nella prima metà del Quattrocento, ed è dotato di un sistema complesso ed articolato di fortificazioni che lo legavano ed isolavano, alla bisogna, al borgo. Il castello vide pagine di odio famigliare quali la detenzione e l’uccisione di Giovanni Giacomo (1512) fratello del marchese di Saluzzo Ludovico II e di Francesco Cavassa (1528) fidato consigliere della marchesa Margherita di Foix, ed altre di grande eroismo quali la strenua difesa del maniero da parte del capitano Giovanni De Reges, poi tradito e scaraventato giù dal bastione del castello (1548), durante l’assedio dei francesi. Il castello che era il punto di forza del sistema difensivo del Marchesato di Saluzzo, fu preso con le armi per l’indubbia superiorità dell’artiglieria, solo nel 1558 dal duca Carlo Emanuele I di Savoia.
La stampa del Theatrum Sabaudiae del 1642 lo rappresenta con 3 torri d’angolo.
Attualmente rimangono a testimonianza solo più alcuni ruderi avvolti dalla vegetazione, essendo stato distrutto nel 1642 per volere del Cardinale Richelieu in seguito alle rivalità tra Francesi e Savoia. Si possono visitare imboccando l’antica strada Via De Reges, delimitata da ampi tratti di mura appartenenti all’antica cinta che difendeva il borgo poi, da via San Leonardo, il sentiero sul versante a ponente della montagna, giunge al sito del castello soprano.
Le strade che salgono alla Torre dell’Orologio sono fiancheggiate dalle antiche mura. La porta denominata della Madonnina, è ciò che resta del fortilizio d’accesso al sistema difensivo circostante il Castello Soprano. La Torre dell’Orologio è stata ricavata ristrutturando il campanile dell’antica chiesa (pieve) di Santa Maria. Al suo interno è in allestimento un piccolo museo sulla storia del Marchesato.
Nel percorso verso il castello soprano, si giunge a una spianata sostenuta da solide murature in pietra (rivellino) che costituiva la difesa aggiuntiva del castello; attualmente l’area, denominata piazza d’armi, è coltivata a vigneto.

Link:
Video dei ruderi:  https://www.youtube.com/watch?v=jVqaiIdvSPk

http://it.wikipedia.org/wiki/Revello#Ruderi_del_Castello

Fonti:
Fotografie tratte dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
25 ottobre 2022

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.T.

Revello (CN) : Cappella Santa Maria della Spina; campanile di San Massimo

Storia del sito:
La cappella di Santa Maria della Spina fu dipendente fin dalla fondazione, nel XII secolo, dalla prepositura di Oulx, alla quale confermarono la giurisdizione le bolle papali di Adriano IV (12 marzo 1158), di Alessandro III (7 aprile 1172) e di Lucio III (1183), nonché del decreto di Guido, vescovo di Torino (1165). La cappella e relative proprietà, che con il decreto di Sisto IV erano stati assegnati alla Collegiata appena fondata (1483) passarono, con la bolla papale di Paolo III (17 gennaio 1536) al monastero saluzzese di Santa Chiara.
Nel XVIII secolo risultava però in pessime condizioni e dipendente dal monastero femminile domenicano di Santa Maria nuova (visita pastorale di mons. Giuseppe Porporato, 1746) fino alla sua soppressione nel 1802. Per il degrado ambientale il vescovo vietò ogni celebrazione liturgica. Indemaniata dal governo napoleonico, la “Spina” fu venduta al Comune di Saluzzo che, dopo averla riparata permise di riprendere l’uso liturgico dall’agosto 1817.
Dal 1853 è di proprietà privata.

Descrizione del sito:
L’edificio consta in un rustico ambiente di pianta rettangolare circondato esternamente da un porticato romanico. Questo è sorretto da pilastri in muratura con copertura lignea.
Sul muro esterno nord sono conservati diversi antichi graffiti e un bell‘affresco quattrocentesco che raffigura santa Cecilia, attribuito a Pietro di Saluzzo, il Maestro del Villar (notizie tra il 1438 e il 1480). L’opera è in ottimo stato conservativo, ritrae la Santa a grandezza naturale, frontalmente sotto un arco gotico, mentre tiene con le due mani un libro aperto.

All’interno, durante gli ultimi restauri, sono venuti alla luce altri importanti affreschi, probabilmente della stessa mano, tra cui una Dormitio Virginis ed una serie di quattro Santi. Il resto della decorazione è molto più recente.

L’intitolazione “Santa Maria della Spina” si rapporta alla tradizione dell’ipotetica entrata segreta (la “spina”) che conduceva nel borgo fortificato del paese.
Un’altra ipotesi la lega ai Templari, di cui si hanno alcune chiese con questa intitolazione; Santa Maria della Spina di Revello è documentata nel 1158 nel cartolario di Oulx, dove sono riportate vaste proprietà templari nel Piemonte sud occidentale.


Informazioni:

Si trova nella campagna revellese a 750 m oltre il cimitero, nel cortile di una cascina. Via Spina, 2
Di proprietà privata, aperta nelle giornate del FAI.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Revello
https://www.sebastianus.org/le-curtes-e-una-via-templare/

 


Campanile della chiesa di San Massimo

Storia e descrizione del sito:
La chiesa, già dipendente da Oulx, è attualmente ridotta a un rudere.
Integro nelle sue pure forme romaniche del XIII secolo, il bel campanile. Solido parallelepipedo in pietra di cinque piani, identificati da una cornice di archetti pensilia tutto sesto, è scandito da anguste finestre, quasi feritoie, ai piani inferiori, che si trasformano in bifore con capitelli a stampella ai piani superiori. Cornici marcapiano.
È completato da copertura in lose di pietra.
Sul lato nord si trova una portina occlusa a livello absidale, probabilmente una porta cimiteriale, simile a quella che si trova nella chiesa di San Pietro a Cavallermaggiore. Nella struttura muraria si osservano laterizi di vari moduli, compresi alcuni romani.

Informazioni:
Sulla strada che porta ad Envie, Via Antica cCavour, 5.

Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/1253-REVELLO-SAN-MASSIMO.htm#home

 


Ruderi dell’antica pieve di San Giovanni

Dell’antica Pieve di Revello risalente all’XI secolo ed abbandonata dopo l’erezione della Collegiata, rimane solo il rudere dell’abside da cui è stato rimosso il fonte battesimale e un affresco di stile bizantino che raffigurava la “Madonna con il Bambino” oggi conservato, dopo il restauro, nella Sala Denina presso la Cappella Marchionale (Palazzo Comunale).

Fonti:
Fotografie tratte dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
23 ottobre 2022

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.T.

Revello (CN) : Collegiata di Santa Maria Assunta

Storia del sito:
La Collegiata fu concessa da Papa Sisto IV nel 1483, su richiesta del popolo revellese e del Marchese Ludovico II. Le motivazioni che hanno portata alla realizzazione della Chiesa sono dovute alla fusione di due chiese antecedenti: San Giovanni Evangelista (1075- 1099) situata fuori dal centro del paese, e Santa Maria, edificata sulla collina e sede di un Collegio dei Canonici (1029). Eretta a Parrocchia nel 1483.
La costruzione della chiesa ebbe inizio poco tempo dopo la bolla di Sisto IV.
Tra XVI e XIX secolo fu ornata con altari e molte opere d’arte.
Nel XVIII  secolo fu realizzata la scalinata di accesso alla chiesa.
Al di là del campanile fu costruita nel 1823 una nuova sacrestia,
Nel 1840 pareti e volte furono coperte di pitture neogotiche realizzate da Giuseppe Borra.
Nel 2015 fu seguito un intervento di consolidamento e restauro della copertura

Descrizione del sito:
La facciata è austera e lineare e costruita in laterizio, illuminata dal portale rinascimentale la data 1534 si trova sotto la statua di s. Michele) in marmo bianco di Paesana, attribuito a Michele Sammicheli da Porlezza (Como). L’opera fu realizzata con il marmo proveniente dalle cave di Calcinere site nel territorio di Paesana.
La porta, in legno di vite, fu realizzata probabilmente su progetto del Sanmicheli nel 1534. Si compone di venti scomparti suddivisi in quattro campi da cinque colonnine con capitello di tipo corinzio. I pannelli recano intagli di figure grottesche; fogliami intrecciati,vasi, ghirlande, grifoni, colombe e forme geometriche.
Il campanile è una robusta torre quadrangolare di otto piani.

La pianta longitudinale è a tre navate, di cui la centrale molto ampia e terminante con un’abside poligonale, con l’altare maggiore in marmo bianco e la statua dell’Assunta, a cui la chiesa è dedicata. Lo stile della chiesa è tardo-gotico, per eleganza e misura, ad eccezione di alcuni particolari a vocazione rinascimentale.
A sinistra dell’ingresso è conservato un bel fonte battesimale affine allo stile degli Zabreri di San Damiano Macra, datato 1495.
Il pulpito in noce, realizzato dagli artigiani dell’Abbazia di Staffarda intorno alla metà del XVII secolo, ha una base ettagonale a piramide rovesciata che regge un parapetto diviso in settori sormontato da un baldacchino. Tra le molte sculture, di cui l’opera è adornata, si possono individuare un papa, due vescovi ed i quattro evangelisti.
Nelle navate laterali sono ospitate importanti opere pittoriche della cultura artistica della prima metà del Cinquecento saluzzese
Il Polittico della Natività o dei Santi Pietro e Paolo, di Hans Clemer, 1502
Il polittico è situato sull’altare omonimo nella VI campata destra; realizzato intorno al 1502 da Hans Clemer, pittore fiammingo attivo nel Marchesato, e commissionato da Giovanni Andrea e Antonio de Raspandis è formato da sei tavole contornate da una cornice dorata ed intagliata, con a lato motivi geometrici a catena grigi su fondo ocra rossa. I tre scomparti inferiori, a fondo dorato, rappresentano San Pietro, San Giovanni Battista e San Paolo. Nei tre superiori sono i Santi Costanzo e Chiaffredo, la Sacra Famiglia e i Magi adoranti.
Il Polittico della Deposizione o di Santa Croce di Oddone Pascale, 1540 ;
Sul secondo altare alla destra entrando nella chiesa. Info: https://www.pascaleoddone.afom.it/revello-cn-collegiata-polittico-dellaltare-di-santa-croce-di-pascale-oddone/
Polittico della Trinità di Oddone Pascale, 1541 e ;
Nella II campata sinistra. Info su:
https://www.pascaleoddone.afom.it/revello-cn-collegiata-polittico-della-ss-trinita-di-pascale-oddone/
Nel IV altare a sinistra è un altro polittico di autore ignoto di inizio Cinquecento che raffigura la Madonna col bambino (Madonna delle ciliegie) con a lato sant’Antonio abate e santa Maria Maddalena.
Nella parete destra del presbiterio è visibile un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna col Bambino e donatore (Rupert d’Amareuil, cavaliere dell’esercito francese).

Informazioni:
Corso Vittorio Emanule III, 9

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/59215/Collegiata+di+Maria+Vergine+Assunta

https://it.wikipedia.org/wiki/Revello#Ruderi_del_Castello

Data compilazione scheda:
ottobre 2022

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.T.

 

Manta (CN): Chiesa di Santa Maria del Monastero


Storia del sito:

La chiesa, di proprietà comunale, fu il primo luogo di culto di Manta ed è uno dei più antichi monumenti cristiani del Piemonte sud-occidentale e le sue origini appaiono legate all’Abbazia di Pedona, oggi Borgo San Dalmazzo. Venne edificata con annesso un convento di monaci benedettini (da qui il nome di Santa Maria del Monastero) e le caratteristiche architettoniche consentono di collocare la costruzione negli ultimi decenni dell’XI secolo.
Nel 1483 venne aggregata alla Collegiata di Saluzzo e nel 1511 entrò a far parte della diocesi di Saluzzo su supplica di Margherita di Foix.
Il monastero fu distrutto per lasciare posto ad una fornace di mattoni, da molto tempo anch’essa scomparsa.
Nel XV secolo assunse il ruolo di cappella cimiteriale per le “ famiglie importanti“ del paese. A tal fine fu sopraelevato di circa 90 cm. il livello della pavimentazione originale. Conservò questa funzione per secoli e si può ancora notare una lapide del 1539.
Fu frequentata dalle genti di pianura fino al 1673, quando si aprì al culto l’attuale parrocchia di Santa Maria degli Angeli, mentre la popolazione della collina usava raccogliersi nella parrocchiale annessa al castello. (vedi scheda http://archeocarta.org/manta-cn-castello-e-chiesa-di-santa-maria-al-castello/)

Nel corso dei secoli, come testimoniano le relazioni di visite pastorali, venne assai trascurata. Solo nella seconda metà del 1700 si ebbe un rinnovato interesse per la chiesa, con il rifacimento della facciata, la costruzione del campanile, la copertura dell’abside centrale con una volta a spicchi, con la posa dell’altare che è un classico esempio del barocco saluzzese dell’epoca. Nel XIX secolo non venne praticamente più usata e subì un grave progressivo degrado. Nel corso della seconda guerra mondiale venne utilizzata come comando militare di artiglieria alpina e poi come presidio di truppe tedesche, infine come deposito e magazzino. In quegli anni si verificarono gravi danni alle pitture parietali.
A partire dagli anni 1970 ebbero inizio gli interventi di conservazione con un primo restauro degli affreschi, staccati per essere poi conservati, parte in Casa Cavassa a Saluzzo, parte alla Galleria Sabauda di Torino, sino al 2001.
Nel 1986 venne completamente rifatta la copertura lignea a capriate, poi si procedette al risanamento dell’abside centrale, alla sostituzione dei serramenti e al rifacimento del pavimento. Un’importante serie di lavori ha interessato nel 2006 e 2007 sia l’esterno che l’interno dell’edificio. Al suo interno sono stati ricollocati nella navatella destra, loro luogo di origine, gli affreschi strappati nel 1979.
Tranne quelli della parete sud, tutti gli altri affreschi sono stati oggetto di pulitura e restauro nei primi mesi del 2007. Anche l’abside centrale ed il relativo altare sono stati restaurati ripristinando l’effetto “trompe l’oeil”.

Descrizione del sito:
L’edificio ha oggi solo in parte conservato il suo aspetto originario. La facciata a capanna, rifatta nel 1760, è segnata da quattro lesene che la dividono in tre parti corrispondenti alle navate interne. Fortunatamente non hanno mai subito interventi le absidi esterne, segni inconfondibili della loro origine romanica.
L’interno si presenta nella forma classica della basilica a tre navate, spartite da quattro pilastri, coperte da armatura lignea e chiuse con absidi semicircolari. L’abside maggiore è illuminata da una coppia di monofore. Gli scavi del 1995 hanno portato alla luce sul fronte di un altare trecentesco una splendida Veronica, sovrastata dai volti della Vergine, di san Pietro e di San Paolo, molto ben conservata.

Gli splendidi affreschi sono attribuiti ad un anonimo artista che li realizzò verosimilmente intorno al 1430 con la collaborazione della sua bottega e che fu influenzato dall’anonimo Maestro della Manta che in quegli stessi anni affrescava il Salone Baronale del castello.
Gli affreschi che si trovano ora appoggiati alla parete della navatella destra raffigurano: san Nicola; san Leone Papa; La deposizione di Cristo nel sepolcro; san Biagio; L’Annunciazione.
Nel semicatino, purtroppo frammentaria, la Santa Trinità in mandorla con angeli che le fanno corona.
Ai due pilastri del lato sud sono appoggiati gli affreschi con le figure di san Giacomo e san Benedetto.
Vi è anche uno stemma: su sfondo bianco una pianticella verde sradicata, con piccole foglie e una banda rossa che attraversa il tutto. L’ipotesi più verosimile è che si tratti dell’insegna della famiglia Urtica di Verzuolo, vassalli dei marchesi, forse i committenti di questi affreschi.
L’affresco più vasto presente nella chiesa, che domina la parete sud per tutta la sua altezza, oggetto di un restauro conservativo e fissativo nel 1995, raffigura un Giudizio Universale, con Cristo giudice al centro della mandorla sostenuta da sei angeli. Ai cui lati sono la Madonna e San Giovanni. Nella zona inferiore la raffigurazione della città celeste con san Pietro che accoglie le anime dei salvati sulla porta di un edificio gotico. Solo poche tracce rimangono dell’Inferno perché la scena risulta in parte distrutta da un’apertura ad arco praticata successivamente ai dipinti.
Lungo la parete sono altre scene. Una, poco leggibile e di difficile interpretazione; l’altra il martirio di san Sebastiano. Un successivo riquadro ritrae san Fabiano, sant’Antonio abate e ancora un san Sebastiano rappresentato questa volta nelle vesti di un nobile cavaliere.
Nell’absidiola del lato nord vi è un’Annunciazione molto simile a quella che del santuario di San Leone sulla collina di Manta, datata 1422.
Sulla parete a sinistra san Benedetto e san Bernardino da Siena (1380-1444).

Informazioni:

Via Rivoira, 11/7



Links:

https://www.comune.manta.cn.it/archivio/pagine/Santa_Maria_del_Monastero.asp

https://www.chieseromaniche.it/Schede/538-Manta-Santa-Maria-del-Monastero.htm

Bibliografia:
Ponso, A., Guida ai Santuari Mariani del Saluzzese – Arte – Storia – Devozione, Gribaudo, Cavallermaggiore, 1992

Fonti:
Notizie dal sito del Comune. Immagini dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
14 gennaio 2022

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese


Rifreddo (CN): Edifici medievali

Storia e descrizione dei siti:
MONASTERO DI SANTA MARIA DELLA STELLA
La sua istituzione fu stata voluta, nel 1219, dalla nobile Agnese, figlia di Manfredi II marchese di Saluzzo, che non ebbe difficoltà ad agevolarne l’iniziativa, in quanto vi vedeva la possibilità di controllare meglio, soprattutto politicamente, la Valle Po. La nobildonna si rivolse a papa Onorio III e, avuto il suo assenso acquistò terreni e diritti su Rifreddo. Già ad inizio 1220 Agnese agiva “vice et nomine monasterii Rivifrigidi” ed a luglio dello stesso anno era costruito l’edificio della “domus religioni Rivifrigidi”. La definitiva approvazione papale del monastero cistercense giunse il 21 marzo 1221, con una lettera tuttora conservata negli archivi del piccolo comune della Valle Po.
L’influenza del Monastero si esercitava direttamente sulle Comunità di Rifreddo e Gambasca ed indirettamente, attraverso pretese di pagamenti di decime, sugli altri paesi della vallata. Le sue vicende furono, pertanto, sempre intrecciate non solo con i vicini centri religiosi, in particolare l’Abbazia di Staffarda, ma anche con quelle del Marchesato di Saluzzo, seguendone parallelamente le sorti, fino alla sua caduta, quando, nel 1588, il territorio marchionale passò sotto il controllo francese e poi, nel 1601, viene inglobato dal Ducato di Savoia. Ebbe inizio anche il declino del Monastero che, nel 1592, spostò la sua sede religiosa a Saluzzo; nel 1621 le monache cedettero al Comune di Rifreddo i possedimenti del Monastero.
Rifreddo, nel 1657, divenne feudo del Marchese Havard di Senantes e, successivamente, nel 1703, degli Isnardi del Castello di Caraglio.
Il decreto napoleonico del 1802 soppresse, insieme a tutti gli ordini religiosi, anche questa secolare istituzione, dando avvio al degrado dell’edificio che passò successivamente in mano a proprietà privata.

Dell’antico convento restano parti della facciata con portale a tutto sesto e altri elementi incorporati in una casa. Questi resti presentano accurata tecnica costruttiva, con impiego di pietra locale e di pregevoli manufatti in terracotta.
Attualmente ciò che resta del Monastero è stato restaurato con diversi interventi di manutenzione e migliorie e dotato di nuovi pannelli informativi. Nei suoi locali è ospitata la postazione multimediale del paesaggio storico del Mombracco con la quale si possono visualizzare immagini delle risorse storico-artistiche ed ambientali e immagini dei documenti conservati nell’archivio storico comunale.
È inoltre disponibile un video sui processi alle streghe tenutisi nel 1495 presso il monastero e dei quali parte dei verbali sono tuttora conservati nell’archivio storico di Rifreddo.


PALAZZO COMUNALE
Attualmente è sede del Municipio, conserva un’originale facciata a vela quattrocentesca, che è diventata il simbolo del paese. Sulla facciata spiccano un porticato ogivale e una grande finestra con cornice in cotto al primo piano e due finestre superiori più piccole.


ANTICA CHIESA DI SAN NICOLAO
Ex parrocchiale, costruita nel secolo XV, ma restaurata nel 1797, domina Rifreddo dalla collina.
L’esterno della Chiesa non rivela più le linee architettoniche originarie del Quattrocento; invece all’interno presenta ancora notevoli elementi tardo gotici e conserva un’icona raffigurante san Nicolao.

 

Informazioni:
MONASTERO. Sempre aperto al pubblico. Via Ciotte, 16

 

PALAZZO COMUNALE. Via Vittorio Emanuele II, 1

 

ANTICA CHIESA DI SAN NICOLAO. Via Sant’Antonio, 6. Parrocchia tel. 3470349292

 

Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/1254-RIFREDDO-SANTA-MARIA-DELLA-STELLA.htm#home

https://www.ideawebtv.it/2020/02/19/rifreddo-il-monastero-di-santa-maria-della-stella-compie-800-anni/

http://www.comune.rifreddo.cn.it/archivio/pagine/Storia_arte_tradizioni.asp

https://it.wikipedia.org/wiki/Rifreddo

 

Fonti:
Immagini e notizie dai siti sopra indicati.

 

Data compilazione scheda:
29 novembre 2021

 

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese


Baldissero d’Alba (CN): Resti dell’antica chiesa di Sant’Antonino

Storia e descrizione del sito:
A lato dell’antico percorso che giungeva dal fondovalle resta l’abside romanica dell’antica parrocchiale – quando l’abitato di Baldissero giaceva ai suoi piedi – che era intitolata a Sant’Antonino e a Maria Maddalena.
Nel 1596 e nel 1522 fu riparata, ancora nel 1837 era officiata un giorno l’anno.
Nell’abside vi era un affresco che raffigurava i Santi cui era dedicata la chiesa che, per i fedeli, aveva solo una tettoia lignea a capriate, chiusa frontalmente da un cancelletto.
Alla fine dell’VIII secolo risale l’insediamento dei Franchi nell’area del territorio baldisserese che presenta – nella toponomastica – chiare tracce di preesistente presenza longobarda. L’origine franca della stessa dedicazione pare, secondo Molino, più che probabile; infatti sant’Antonino di Apamea, martire vissuto in Siria nel IV secolo, vide il suo culto diffondersi nel sud della Francia, ove erano state portate le sue reliquie. La stessa devozione a Maria Maddalena era assai diffusa nella vicina Provenza.

Ripulita dalla vegetazione e restaurata nel 1994, l’anno successivo si provvide a sistemare e recintare il sito, collocandovi una cancellata.
Oggi è mantenuta in ordine e ben segnalata con cartelli.

L’abside, in muratura ma con impiego anche di conci in arenaria e pietre, è un’ottima testimonianza del romanico maturo d’inizio del XII secolo, con due lesene in leggero aggetto, tre finestrelle (ora tamponate) a doppia strombatura e coronamento di archetti pensili sovrastati da una fascia a denti di sega.


Informazioni:

La cappella e alle rocche di Baldissero, tra le località Aprato e La Villa, circa km 1 fuori dell’abitato, a SE, in mezzo alle vigne. Da Via XXV Aprile, in un tornante, prendere una sterrata – cartello marrone Sant’Antonino e cartello Vecchia di Canale – seguirla per circa 700 metri fino a quando si trova un cartello marrone, l’abside si trova sulla sinistra.

Link:
http://www.roeroterraritrovata.it/santantonino-rivive-a-baldissero-dalba/

https://www.baldisserodalba.org/archivio/pagine/Luoghi_di_culto_e_manufatti.asp

https://www.chieseromaniche.it/Schede/42-Baldissero-D-alba-Sant-antonino.htm

Bibliografia:
ARBOCCO G., Esempi di architettura romanica nella diocesi di Alba. 1. Il Roero, in “Alba Pompeia” VIII, 2 sem., 1987, pp. 69-78.
MOLINO B., Roero. Repertorio degli edifici religiosi e civili d’interesse storico esistenti e scomparsi, degli insediamenti, dei siti, delle testimonianze archeologiche, L’Artistica, Savigliano 1984

Fonti:
Immagini dai siti sopra indicati

Data compilazione scheda:
24 novembre 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:

Angela Crosta – G.A.Torinese

Marsaglia (CN). Cappella di San Ponzio

Storia del sito:
La cappella conserva una bella abside romanica, risalente all’XI-XII secolo. Fu chiesa parrocchiale di Marsaglia, menzionata nella visita pastorale di Giovanni Maria Tapparelli, vescovo di Saluzzo, nel 1569. Altre visite pastorali avvennero ad opera di Mons. Pichot negli anni 1584, 1589, 1592, 1596. Altra menzione si trova nei verbali di visita di monsignor Giovanni Giovenale Ancina, nel 1603
Il campanile è di costruzione recente, risale al 1903. Nel XVII secolo fu ampliata e dotata di due volte. Il tetto, crollato nel 1976, fu ricostruito nel 1981. Dopo i lavori, la chiesa è stata riaperta al pubblico nel 2010. Gli affreschi sono stati recentemente restaurati.

Descrizione del sito:
Possiede un’unica navata, orientata, chiusa a levante da un’abside semicircolare. All’esterno sono visibili i caratteristici archetti pensili e l’impianto in pietra arenaria locale, tagliata e squadrata.
Il ciclo di affreschi absidali è dovuto a Segurano Cigna eseguiti nell’ottavo decennio del Quattrocento. Vi è un’iscrizione, purtroppo frammentaria che riguarda l’esecutore degli affreschi, di schema tradizionale.
Nel catino absidale è rappresentato il Cristo Giudice con i simboli degli Evangelisti. Lungo il cilindro furono affrescati i dodici Apostoli, raggruppati tre a tre; ciascuno tiene in mano un cartiglio che riporta un versetto del Credo. Al centro è raffigurato san Ponzio in abito quattrocentesco con lo stendardo della Legione Tebea a cui apparteneva. La sua immagine in piedi occupa lo spazio della monofora centrale che era stata chiusa e intonacata. Sopra le altre monofore, a sinistra il cartiglio che riporta la firma del pittore Segurano de Monteregalis e a destra lo stemma dei marchesi di Saluzzo, a cui apparteneva Marsaglia.
Sotto le figure degli Apostoli è dipinto uno splendido velario con un panneggio appeso con anelli a un reggitenda in legno.
Nell’imbotte dell’arco trionfale trovano posto i busti di re e profeti (a destra Davide con in mano la cetra; Salomone; in basso il profeta Natan; a sinistra altri tre profeti fra cui è riconoscibile solo Geremia) e l’immagine dell‘Agnus Dei.
Sulla parte alta dell’arco, a sinistra vi è l ‘arcangelo Gabriele, che reca il cartiglio della Salutazione angelica. A destra si vede, davanti ad un inginocchiatoio, la Vergine Annunziata sulla quale converge un raggio di luce che si diparte da Dio Padre assiso nella mandorla, sulla cuspide del timpano. A metà strada è visibile nella mandorla un Gesù Bambino con in braccio una croce: il pittore ha così rappresentato l’incarnazione “per aurem”, tema presente anche a San Biagio Mondovì. Vedi scheda.
Sul muro rivolto verso la navata è rappresentato sant’Antonio abate, con ai piedi il tradizionale maialino e il fuoco; invece il corrispondente santo, dall’altro lato, è andato perduto ( forse era un san Francesco).

 


Nella sede del Comune è conservato un polittico che era, sino al 1971, nella Cappella della Consolata, opera attribuita a Rufino Grosso d’Alessandria, del 1415-20. Ė un’opera di notevole interesse, perché è il più antico dipinto su tavola di autore piemontese che si conservi in provincia di Cuneo. Raffigura la Madonna col Bambino, a sinistra san Giovanni battista e santa Caterina d’Alessandria; a destra un santo (che reca la palma del martirio) non identificato e sant’Antonio abate con bastone, libro e campanella. Sulla predella i quattro dottori della Chiesa: Agostino, Gregorio (con la tiara papale), Ambrogio (con un oggetto che potrebbe essere uno staffile) e Gerolamo (in abito cardinalizio). Info Comune tel. 0174 787112


 

Informazioni
La cappella di San Ponzio si raggiunge con una strada campestre. Info Comune tel. 0174 787112


Links:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_di_San_Ponzio

https://www.researchgate.net/publication/351748495_Marsaglia_Cappella_di_S_Ponzio_Indagini_all%27esterno_del_perimetro_absidale

Fonti:
Immagini da Wikimedia. Foto polittico di Piergiorgio Leonti.

Data compilazione scheda:
28/09/2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Monesiglio (CN) : Pieve di S. Maria di Acqua Dolce

Storia del sito:
Per un breve periodo a cavallo del Mille, con la temporanea soppressione della diocesi di Alba, la valle della Bormida di Millesimo passò ai vescovi savonesi. Tre diplomi imperiali confermano infatti possessi dei vescovi di Savona in questa zona delle Langhe (nel primo del 998 si precisa il diritto alla decima sul luogo di “Monasile”, nei due successivi ( 999 – 1014) si conferma il dominio dei vescovi sulla plebe di «Monactile»).
La pieve di Monesiglio nominata nel 999 corrisponde con ogni probabilità all’attuale chiesa di S. Maria dell’Acqua Dolce in località San Biagio. Nel secolo XIV non esiste già più come plebania; nelle costituzioni diocesane del 1325 la chiesa di S. Maria corrisponde presumibilmente all’indicazione «monasterium de Monexilio».

Descrizione del sito:
La pieve di S. Maria di Acqua Dolce si presenta in uno stato di conservazione molto buono, anche grazie a recenti restauri che hanno interessato sia la parte esterna che l’interno.
L’edificio, che si contraddistingue per uno stile romanico uniforme e regolare, è databile alla prima metà dell’XI secolo. La pianta è basilicale, priva di transetto, a tre navate, sostenute da pilastri (sono presenti rimaneggiamenti di epoca barocca). All’esterno, nella parte posteriore, spiccano tre corpi absidali perfettamente semicircolari (uno è stato completamente restaurato), realizzati con materiale lapideo di vario tipo e pezzatura, vale a dire pietre locali e ciottoli di derivazione fluviale. La loro decorazione è caratterizzata da file di archetti pensili su lesene che suddividono le superfici circolari delle absidi in diverse parti, al cui interno è presente una monofora per ognuna. L’abside centrale ha poi alla sommità una cornice di archetti pensili con fornici; il motivo degli archetti si ripete lungo i fianchi dell’edificio, nella parte alta.
I lavori di restauro hanno inoltre portato alla luce pregiati affreschi in stile romanico bizantino posti sul catino absidale centrale; questi sono risalenti probabilmente al-XII secolo e raffigurano un Cristo in Maestà nell’atto della Traditio Legis. Alla sua destra si trova san Pietro che riceve la chiavi, alla sua sinistra san Paolo che riceve il rotolo delle scritture. La figura di Gesù, che siede su un sontuoso seggio privo di schienale ed è circondata dai simboli degli Evangelisti.
Nel cilindro sottostante troviamo alcune figure di apostoli, intervallate dalle tre monofore. In basso troviamo un registro di Santi sotto arcata: è ancora visibile solo una Madonna con il Bambino. Tra un’arcata e l’altra i pennacchi sono impreziositi da raffigurazioni di torri.
Sulla parete destra si può invece ammirare una Madonna con Bambino circondata da san San Giovanni Battista e sant’Antonio Abate (risalente verosimilmente al XV secolo).
Alcuni interventi sull’intonaco barocco fanno presumere l’esistenza di altri affreschi.

Informazioni:
In località San Biagio, Monesiglio. Detta anche “Santuario”. Orari di apertura: dalle ore 9 alle ore 18. Per informazioni tel. 0174 92199.

Links:
https://www.langamedievale.it/monumenti-medievali-langhe/pieve-di-s-maria-dellacqua-dolce/

Bibliografia:
CALDANO Simone, Piemonte medievale, Torino 2020
MANFREDINI Ilario, Medioevo e arte in Piemonte, Torino 2021

Fonti: Foto del rilevatore.

Data compilazione scheda:
09/09/2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Savigliano (CN), frazione Streppe : Cappella di San Giuliano

Storia e descrizione del sito:
In questa zona, già nel XI secolo, esisteva una piccola chiesa, nata per dare ospitalità ai pellegrini. Intitolata alla Vergine, prese il nome di Santa Maria in Strepeto, dalla zona in cui sorge: Streppe; oggi è intitolata a San Giuliano. La chiesetta, già citata in un documento del 1028, fu donata all’abbazia di S. Pietro dai coniugi Abellonio ed Amaltruda, come da bolla di papa Onorio II del 24 novembre 1126. Ristrutturata nel 1453, restò proprietà dell’abbazia sino ai tempi della rivoluzione francese e per preservarla dalla distruzione tre famiglie nobili del luogo, i Viancini , i Bertini ed i Ruffni, l’acquistarono. Tuttora di proprietà privata.

La cappella ha due navate, divise in tre archi con due colonne di ordine tuscanico con capitelli cubici, a testimoniare l’origine romanica della chiesa. Conserva preziosi affreschi sia internamente che esternamente.

Vari riquadri dietro l’altare maggiore raccontano le storie di san Giuliano.
Sulle pareti della navata, una sant’Anna Metterza (con Maria e il Bambino), una Deposizione, attribuita a Tomaso Biazaci, sul lato meridionale un affresco con la figura di San Giuliano a cavallo, nell’atto di combattere.
Nella navata sinistra un affresco con al centro la Madonna col Bambino e, a sinistra, i santi Sebastiano e Rocco; a destra sant’Antonio abate e san Bernardino da Siena, eseguito come voto per la peste che colpì Savigliano dal 1521 al 1525.

Informazioni:
Via Saluzzo 140, Regione Streppe, ora Regione San Giuliano

Links:
https://www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-san-giuliano-savigliano?ldc

Fonti:
Foto FAI

Data compilazione scheda:

10 aprile 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roccavione (CN): Sito archeologico del Bèc/Bric Berciassa

Storia e descrizione del sito:
Le antiche genti celto-liguri vissero su questa altura per un lungo periodo di tempo a partire dal Bronzo Finale (XI-VIII sec. a.C.) e per tutta l’Età del Ferro. La scoperta e le prime indagini nel sito risalgono agli inizi degli Anni Cinquanta del secolo scorso che portarono all’individuazione di un «fondo di capanna» e di abbondanti frammenti ceramici, reperti osteologici animali, scorie di fusione di metallo e carboni. Successivamente, negli Anni Ottanta, in località Tetto Dulla, lungo le pendici del Bec Berciassa, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte riprese l’attività di ricerca, effettuando ulteriori sondaggi che consentirono di recuperare reperti ceramici riferibili alla frequentazione di età protostorica e frammenti di tegole di età romana. Le successive ricognizioni condotte nel sito dall’allora direttore del Museo Civico di Cuneo, Livio Mano, incrementarono ulteriormente le raccolte di reperti fittili (frammenti di tegole, contenitori ceramici), come attestano i dati di archivio conservati attualmente presso il Museo stesso.

Nel 2015 la ripresa degli studi e delle indagini riguardanti l’antico insediamento del Bec Berciassa rappresentò una nuova occasione di riscoperta dell’importanza storica del sito. Il progetto di conoscenza e valorizzazione intitolato «Alle origini della civiltà alpina: Bèc Bërchasa, recupero e valorizzazione di un insediamento protostorico» è stato ideato e promosso dall’amministrazione del Comune di Roccavione. La realizzazione concreta del progetto è iniziata a luglio 2017 e nei primi mesi ha incluso una serie di attività di studio: ricerca di archivio e definizione dello stato dell’arte degli studi sul sito archeologico, revisione dell’intero campione di materiali ceramici e dei resti faunistici, attività di ricognizione, alle quali si aggiungono in contemporanea una serie di iniziative di divulgazione e buone pratiche di coinvolgimento della cittadinanza per informare ed aggiornare «in diretta» sui dati emersi dalla riscoperta del sito e sul recupero della visibilità e dell’ accessibilità al sito medesimo.
Altre info e notizie sull’andamento del progetto sono reperibili sul sito https://www.becberciassa.it/

Descrizione dei ritrovamenti:

Le tracce della cultura materiale – reperti ceramici, fittili, osteologici animali, scorie di fusione di metallo e carboni – sino ad ora note, informano della frequentazione del sito a partire dal Bronzo Finale, con una continuativa occupazione durante l’Età del Ferro e fino alla romanizzazione del territorio, avvenuta intorno al II sec. a.C.

Informazioni:

È localizzato alla confluenza dei torrenti Gesso e Vermenagna, su un’altura a m. 692 s.l.m., in posizione dominante sulle vallate circostanti, lungo itinerari transalpini attivi fin dalla Preistoria.

Links:
https://www.becberciassa.it/

Bibliografia:
vedi: https://www.becberciassa.it/ita/ricerca_storia.aspx

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
28 Ottobre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese