Provincia di Cuneo

Manta (CN): Chiesa di Santa Maria del Monastero


Storia del sito:

La chiesa, di proprietà comunale, fu il primo luogo di culto di Manta ed è uno dei più antichi monumenti cristiani del Piemonte sud-occidentale e le sue origini appaiono legate all’Abbazia di Pedona, oggi Borgo San Dalmazzo. Venne edificata con annesso un convento di monaci benedettini (da qui il nome di Santa Maria del Monastero) e le caratteristiche architettoniche consentono di collocare la costruzione negli ultimi decenni dell’XI secolo.
Nel 1483 venne aggregata alla Collegiata di Saluzzo e nel 1511 entrò a far parte della diocesi di Saluzzo su supplica di Margherita di Foix.
Il monastero fu distrutto per lasciare posto ad una fornace di mattoni, da molto tempo anch’essa scomparsa.
Nel XV secolo assunse il ruolo di cappella cimiteriale per le “ famiglie importanti“ del paese. A tal fine fu sopraelevato di circa 90 cm. il livello della pavimentazione originale. Conservò questa funzione per secoli e si può ancora notare una lapide del 1539.
Fu frequentata dalle genti di pianura fino al 1673, quando si aprì al culto l’attuale parrocchia di Santa Maria degli Angeli, mentre la popolazione della collina usava raccogliersi nella parrocchiale annessa al castello. (vedi scheda http://archeocarta.org/manta-cn-castello-e-chiesa-di-santa-maria-al-castello/)

Nel corso dei secoli, come testimoniano le relazioni di visite pastorali, venne assai trascurata. Solo nella seconda metà del 1700 si ebbe un rinnovato interesse per la chiesa, con il rifacimento della facciata, la costruzione del campanile, la copertura dell’abside centrale con una volta a spicchi, con la posa dell’altare che è un classico esempio del barocco saluzzese dell’epoca. Nel XIX secolo non venne praticamente più usata e subì un grave progressivo degrado. Nel corso della seconda guerra mondiale venne utilizzata come comando militare di artiglieria alpina e poi come presidio di truppe tedesche, infine come deposito e magazzino. In quegli anni si verificarono gravi danni alle pitture parietali.
A partire dagli anni 1970 ebbero inizio gli interventi di conservazione con un primo restauro degli affreschi, staccati per essere poi conservati, parte in Casa Cavassa a Saluzzo, parte alla Galleria Sabauda di Torino, sino al 2001.
Nel 1986 venne completamente rifatta la copertura lignea a capriate, poi si procedette al risanamento dell’abside centrale, alla sostituzione dei serramenti e al rifacimento del pavimento. Un’importante serie di lavori ha interessato nel 2006 e 2007 sia l’esterno che l’interno dell’edificio. Al suo interno sono stati ricollocati nella navatella destra, loro luogo di origine, gli affreschi strappati nel 1979.
Tranne quelli della parete sud, tutti gli altri affreschi sono stati oggetto di pulitura e restauro nei primi mesi del 2007. Anche l’abside centrale ed il relativo altare sono stati restaurati ripristinando l’effetto “trompe l’oeil”.

Descrizione del sito:
L’edificio ha oggi solo in parte conservato il suo aspetto originario. La facciata a capanna, rifatta nel 1760, è segnata da quattro lesene che la dividono in tre parti corrispondenti alle navate interne. Fortunatamente non hanno mai subito interventi le absidi esterne, segni inconfondibili della loro origine romanica.
L’interno si presenta nella forma classica della basilica a tre navate, spartite da quattro pilastri, coperte da armatura lignea e chiuse con absidi semicircolari. L’abside maggiore è illuminata da una coppia di monofore. Gli scavi del 1995 hanno portato alla luce sul fronte di un altare trecentesco una splendida Veronica, sovrastata dai volti della Vergine, di san Pietro e di San Paolo, molto ben conservata.

Gli splendidi affreschi sono attribuiti ad un anonimo artista che li realizzò verosimilmente intorno al 1430 con la collaborazione della sua bottega e che fu influenzato dall’anonimo Maestro della Manta che in quegli stessi anni affrescava il Salone Baronale del castello.
Gli affreschi che si trovano ora appoggiati alla parete della navatella destra raffigurano: san Nicola; san Leone Papa; La deposizione di Cristo nel sepolcro; san Biagio; L’Annunciazione.
Nel semicatino, purtroppo frammentaria, la Santa Trinità in mandorla con angeli che le fanno corona.
Ai due pilastri del lato sud sono appoggiati gli affreschi con le figure di san Giacomo e san Benedetto.
Vi è anche uno stemma: su sfondo bianco una pianticella verde sradicata, con piccole foglie e una banda rossa che attraversa il tutto. L’ipotesi più verosimile è che si tratti dell’insegna della famiglia Urtica di Verzuolo, vassalli dei marchesi, forse i committenti di questi affreschi.
L’affresco più vasto presente nella chiesa, che domina la parete sud per tutta la sua altezza, oggetto di un restauro conservativo e fissativo nel 1995, raffigura un Giudizio Universale, con Cristo giudice al centro della mandorla sostenuta da sei angeli. Ai cui lati sono la Madonna e San Giovanni. Nella zona inferiore la raffigurazione della città celeste con san Pietro che accoglie le anime dei salvati sulla porta di un edificio gotico. Solo poche tracce rimangono dell’Inferno perché la scena risulta in parte distrutta da un’apertura ad arco praticata successivamente ai dipinti.
Lungo la parete sono altre scene. Una, poco leggibile e di difficile interpretazione; l’altra il martirio di san Sebastiano. Un successivo riquadro ritrae san Fabiano, sant’Antonio abate e ancora un san Sebastiano rappresentato questa volta nelle vesti di un nobile cavaliere.
Nell’absidiola del lato nord vi è un’Annunciazione molto simile a quella che del santuario di San Leone sulla collina di Manta, datata 1422.
Sulla parete a sinistra san Benedetto e san Bernardino da Siena (1380-1444).

Informazioni:

Via Rivoira, 11/7



Links:

https://www.comune.manta.cn.it/archivio/pagine/Santa_Maria_del_Monastero.asp

https://www.chieseromaniche.it/Schede/538-Manta-Santa-Maria-del-Monastero.htm

Bibliografia:
Ponso, A., Guida ai Santuari Mariani del Saluzzese – Arte – Storia – Devozione, Gribaudo, Cavallermaggiore, 1992

Fonti:
Notizie dal sito del Comune. Immagini dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
14 gennaio 2022

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese


Rifreddo (CN): Edifici medievali

Storia e descrizione dei siti:
MONASTERO DI SANTA MARIA DELLA STELLA
La sua istituzione fu stata voluta, nel 1219, dalla nobile Agnese, figlia di Manfredi II marchese di Saluzzo, che non ebbe difficoltà ad agevolarne l’iniziativa, in quanto vi vedeva la possibilità di controllare meglio, soprattutto politicamente, la Valle Po. La nobildonna si rivolse a papa Onorio III e, avuto il suo assenso acquistò terreni e diritti su Rifreddo. Già ad inizio 1220 Agnese agiva “vice et nomine monasterii Rivifrigidi” ed a luglio dello stesso anno era costruito l’edificio della “domus religioni Rivifrigidi”. La definitiva approvazione papale del monastero cistercense giunse il 21 marzo 1221, con una lettera tuttora conservata negli archivi del piccolo comune della Valle Po.
L’influenza del Monastero si esercitava direttamente sulle Comunità di Rifreddo e Gambasca ed indirettamente, attraverso pretese di pagamenti di decime, sugli altri paesi della vallata. Le sue vicende furono, pertanto, sempre intrecciate non solo con i vicini centri religiosi, in particolare l’Abbazia di Staffarda, ma anche con quelle del Marchesato di Saluzzo, seguendone parallelamente le sorti, fino alla sua caduta, quando, nel 1588, il territorio marchionale passò sotto il controllo francese e poi, nel 1601, viene inglobato dal Ducato di Savoia. Ebbe inizio anche il declino del Monastero che, nel 1592, spostò la sua sede religiosa a Saluzzo; nel 1621 le monache cedettero al Comune di Rifreddo i possedimenti del Monastero.
Rifreddo, nel 1657, divenne feudo del Marchese Havard di Senantes e, successivamente, nel 1703, degli Isnardi del Castello di Caraglio.
Il decreto napoleonico del 1802 soppresse, insieme a tutti gli ordini religiosi, anche questa secolare istituzione, dando avvio al degrado dell’edificio che passò successivamente in mano a proprietà privata.

Dell’antico convento restano parti della facciata con portale a tutto sesto e altri elementi incorporati in una casa. Questi resti presentano accurata tecnica costruttiva, con impiego di pietra locale e di pregevoli manufatti in terracotta.
Attualmente ciò che resta del Monastero è stato restaurato con diversi interventi di manutenzione e migliorie e dotato di nuovi pannelli informativi. Nei suoi locali è ospitata la postazione multimediale del paesaggio storico del Mombracco con la quale si possono visualizzare immagini delle risorse storico-artistiche ed ambientali e immagini dei documenti conservati nell’archivio storico comunale.
È inoltre disponibile un video sui processi alle streghe tenutisi nel 1495 presso il monastero e dei quali parte dei verbali sono tuttora conservati nell’archivio storico di Rifreddo.


PALAZZO COMUNALE
Attualmente è sede del Municipio, conserva un’originale facciata a vela quattrocentesca, che è diventata il simbolo del paese. Sulla facciata spiccano un porticato ogivale e una grande finestra con cornice in cotto al primo piano e due finestre superiori più piccole.


ANTICA CHIESA DI SAN NICOLAO
Ex parrocchiale, costruita nel secolo XV, ma restaurata nel 1797, domina Rifreddo dalla collina.
L’esterno della Chiesa non rivela più le linee architettoniche originarie del Quattrocento; invece all’interno presenta ancora notevoli elementi tardo gotici e conserva un’icona raffigurante san Nicolao.

 

Informazioni:
MONASTERO. Sempre aperto al pubblico. Via Ciotte, 16

 

PALAZZO COMUNALE. Via Vittorio Emanuele II, 1

 

ANTICA CHIESA DI SAN NICOLAO. Via Sant’Antonio, 6. Parrocchia tel. 3470349292

 

Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/1254-RIFREDDO-SANTA-MARIA-DELLA-STELLA.htm#home

https://www.ideawebtv.it/2020/02/19/rifreddo-il-monastero-di-santa-maria-della-stella-compie-800-anni/

http://www.comune.rifreddo.cn.it/archivio/pagine/Storia_arte_tradizioni.asp

https://it.wikipedia.org/wiki/Rifreddo

 

Fonti:
Immagini e notizie dai siti sopra indicati.

 

Data compilazione scheda:
29 novembre 2021

 

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese


Baldissero d’Alba (CN): Resti dell’antica chiesa di Sant’Antonino

Storia e descrizione del sito:
A lato dell’antico percorso che giungeva dal fondovalle resta l’abside romanica dell’antica parrocchiale – quando l’abitato di Baldissero giaceva ai suoi piedi – che era intitolata a Sant’Antonino e a Maria Maddalena.
Nel 1596 e nel 1522 fu riparata, ancora nel 1837 era officiata un giorno l’anno.
Nell’abside vi era un affresco che raffigurava i Santi cui era dedicata la chiesa che, per i fedeli, aveva solo una tettoia lignea a capriate, chiusa frontalmente da un cancelletto.
Alla fine dell’VIII secolo risale l’insediamento dei Franchi nell’area del territorio baldisserese che presenta – nella toponomastica – chiare tracce di preesistente presenza longobarda. L’origine franca della stessa dedicazione pare, secondo Molino, più che probabile; infatti sant’Antonino di Apamea, martire vissuto in Siria nel IV secolo, vide il suo culto diffondersi nel sud della Francia, ove erano state portate le sue reliquie. La stessa devozione a Maria Maddalena era assai diffusa nella vicina Provenza.

Ripulita dalla vegetazione e restaurata nel 1994, l’anno successivo si provvide a sistemare e recintare il sito, collocandovi una cancellata.
Oggi è mantenuta in ordine e ben segnalata con cartelli.

L’abside, in muratura ma con impiego anche di conci in arenaria e pietre, è un’ottima testimonianza del romanico maturo d’inizio del XII secolo, con due lesene in leggero aggetto, tre finestrelle (ora tamponate) a doppia strombatura e coronamento di archetti pensili sovrastati da una fascia a denti di sega.


Informazioni:

La cappella e alle rocche di Baldissero, tra le località Aprato e La Villa, circa km 1 fuori dell’abitato, a SE, in mezzo alle vigne. Da Via XXV Aprile, in un tornante, prendere una sterrata – cartello marrone Sant’Antonino e cartello Vecchia di Canale – seguirla per circa 700 metri fino a quando si trova un cartello marrone, l’abside si trova sulla sinistra.

Link:
http://www.roeroterraritrovata.it/santantonino-rivive-a-baldissero-dalba/

https://www.baldisserodalba.org/archivio/pagine/Luoghi_di_culto_e_manufatti.asp

https://www.chieseromaniche.it/Schede/42-Baldissero-D-alba-Sant-antonino.htm

Bibliografia:
ARBOCCO G., Esempi di architettura romanica nella diocesi di Alba. 1. Il Roero, in “Alba Pompeia” VIII, 2 sem., 1987, pp. 69-78.
MOLINO B., Roero. Repertorio degli edifici religiosi e civili d’interesse storico esistenti e scomparsi, degli insediamenti, dei siti, delle testimonianze archeologiche, L’Artistica, Savigliano 1984

Fonti:
Immagini dai siti sopra indicati

Data compilazione scheda:
24 novembre 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:

Angela Crosta – G.A.Torinese

Marsaglia (CN). Cappella di San Ponzio

Storia del sito:
La cappella conserva una bella abside romanica, risalente all’XI-XII secolo. Fu chiesa parrocchiale di Marsaglia, menzionata nella visita pastorale di Giovanni Maria Tapparelli, vescovo di Saluzzo, nel 1569. Altre visite pastorali avvennero ad opera di Mons. Pichot negli anni 1584, 1589, 1592, 1596. Altra menzione si trova nei verbali di visita di monsignor Giovanni Giovenale Ancina, nel 1603
Il campanile è di costruzione recente, risale al 1903. Nel XVII secolo fu ampliata e dotata di due volte. Il tetto, crollato nel 1976, fu ricostruito nel 1981. Dopo i lavori, la chiesa è stata riaperta al pubblico nel 2010. Gli affreschi sono stati recentemente restaurati.

Descrizione del sito:
Possiede un’unica navata, orientata, chiusa a levante da un’abside semicircolare. All’esterno sono visibili i caratteristici archetti pensili e l’impianto in pietra arenaria locale, tagliata e squadrata.
Il ciclo di affreschi absidali è dovuto a Segurano Cigna eseguiti nell’ottavo decennio del Quattrocento. Vi è un’iscrizione, purtroppo frammentaria che riguarda l’esecutore degli affreschi, di schema tradizionale.
Nel catino absidale è rappresentato il Cristo Giudice con i simboli degli Evangelisti. Lungo il cilindro furono affrescati i dodici Apostoli, raggruppati tre a tre; ciascuno tiene in mano un cartiglio che riporta un versetto del Credo. Al centro è raffigurato san Ponzio in abito quattrocentesco con lo stendardo della Legione Tebea a cui apparteneva. La sua immagine in piedi occupa lo spazio della monofora centrale che era stata chiusa e intonacata. Sopra le altre monofore, a sinistra il cartiglio che riporta la firma del pittore Segurano de Monteregalis e a destra lo stemma dei marchesi di Saluzzo, a cui apparteneva Marsaglia.
Sotto le figure degli Apostoli è dipinto uno splendido velario con un panneggio appeso con anelli a un reggitenda in legno.
Nell’imbotte dell’arco trionfale trovano posto i busti di re e profeti (a destra Davide con in mano la cetra; Salomone; in basso il profeta Natan; a sinistra altri tre profeti fra cui è riconoscibile solo Geremia) e l’immagine dell‘Agnus Dei.
Sulla parte alta dell’arco, a sinistra vi è l ‘arcangelo Gabriele, che reca il cartiglio della Salutazione angelica. A destra si vede, davanti ad un inginocchiatoio, la Vergine Annunziata sulla quale converge un raggio di luce che si diparte da Dio Padre assiso nella mandorla, sulla cuspide del timpano. A metà strada è visibile nella mandorla un Gesù Bambino con in braccio una croce: il pittore ha così rappresentato l’incarnazione “per aurem”, tema presente anche a San Biagio Mondovì. Vedi scheda.
Sul muro rivolto verso la navata è rappresentato sant’Antonio abate, con ai piedi il tradizionale maialino e il fuoco; invece il corrispondente santo, dall’altro lato, è andato perduto ( forse era un san Francesco).

 


Nella sede del Comune è conservato un polittico che era, sino al 1971, nella Cappella della Consolata, opera attribuita a Rufino Grosso d’Alessandria, del 1415-20. Ė un’opera di notevole interesse, perché è il più antico dipinto su tavola di autore piemontese che si conservi in provincia di Cuneo. Raffigura la Madonna col Bambino, a sinistra san Giovanni battista e santa Caterina d’Alessandria; a destra un santo (che reca la palma del martirio) non identificato e sant’Antonio abate con bastone, libro e campanella. Sulla predella i quattro dottori della Chiesa: Agostino, Gregorio (con la tiara papale), Ambrogio (con un oggetto che potrebbe essere uno staffile) e Gerolamo (in abito cardinalizio). Info Comune tel. 0174 787112


 

Informazioni
La cappella di San Ponzio si raggiunge con una strada campestre. Info Comune tel. 0174 787112


Links:

https://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_di_San_Ponzio

https://www.researchgate.net/publication/351748495_Marsaglia_Cappella_di_S_Ponzio_Indagini_all%27esterno_del_perimetro_absidale

Fonti:
Immagini da Wikimedia. Foto polittico di Piergiorgio Leonti.

Data compilazione scheda:
28/09/2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Monesiglio (CN) : Pieve di S. Maria di Acqua Dolce

Storia del sito:
Per un breve periodo a cavallo del Mille, con la temporanea soppressione della diocesi di Alba, la valle della Bormida di Millesimo passò ai vescovi savonesi. Tre diplomi imperiali confermano infatti possessi dei vescovi di Savona in questa zona delle Langhe (nel primo del 998 si precisa il diritto alla decima sul luogo di “Monasile”, nei due successivi ( 999 – 1014) si conferma il dominio dei vescovi sulla plebe di «Monactile»).
La pieve di Monesiglio nominata nel 999 corrisponde con ogni probabilità all’attuale chiesa di S. Maria dell’Acqua Dolce in località San Biagio. Nel secolo XIV non esiste già più come plebania; nelle costituzioni diocesane del 1325 la chiesa di S. Maria corrisponde presumibilmente all’indicazione «monasterium de Monexilio».

Descrizione del sito:
La pieve di S. Maria di Acqua Dolce si presenta in uno stato di conservazione molto buono, anche grazie a recenti restauri che hanno interessato sia la parte esterna che l’interno.
L’edificio, che si contraddistingue per uno stile romanico uniforme e regolare, è databile alla prima metà dell’XI secolo. La pianta è basilicale, priva di transetto, a tre navate, sostenute da pilastri (sono presenti rimaneggiamenti di epoca barocca). All’esterno, nella parte posteriore, spiccano tre corpi absidali perfettamente semicircolari (uno è stato completamente restaurato), realizzati con materiale lapideo di vario tipo e pezzatura, vale a dire pietre locali e ciottoli di derivazione fluviale. La loro decorazione è caratterizzata da file di archetti pensili su lesene che suddividono le superfici circolari delle absidi in diverse parti, al cui interno è presente una monofora per ognuna. L’abside centrale ha poi alla sommità una cornice di archetti pensili con fornici; il motivo degli archetti si ripete lungo i fianchi dell’edificio, nella parte alta.
I lavori di restauro hanno inoltre portato alla luce pregiati affreschi in stile romanico bizantino posti sul catino absidale centrale; questi sono risalenti probabilmente al-XII secolo e raffigurano un Cristo in Maestà nell’atto della Traditio Legis. Alla sua destra si trova san Pietro che riceve la chiavi, alla sua sinistra san Paolo che riceve il rotolo delle scritture. La figura di Gesù, che siede su un sontuoso seggio privo di schienale ed è circondata dai simboli degli Evangelisti.
Nel cilindro sottostante troviamo alcune figure di apostoli, intervallate dalle tre monofore. In basso troviamo un registro di Santi sotto arcata: è ancora visibile solo una Madonna con il Bambino. Tra un’arcata e l’altra i pennacchi sono impreziositi da raffigurazioni di torri.
Sulla parete destra si può invece ammirare una Madonna con Bambino circondata da san San Giovanni Battista e sant’Antonio Abate (risalente verosimilmente al XV secolo).
Alcuni interventi sull’intonaco barocco fanno presumere l’esistenza di altri affreschi.

Informazioni:
In località San Biagio, Monesiglio. Detta anche “Santuario”. Orari di apertura: dalle ore 9 alle ore 18. Per informazioni tel. 0174 92199.

Links:
https://www.langamedievale.it/monumenti-medievali-langhe/pieve-di-s-maria-dellacqua-dolce/

Bibliografia:
CALDANO Simone, Piemonte medievale, Torino 2020
MANFREDINI Ilario, Medioevo e arte in Piemonte, Torino 2021

Fonti: Foto del rilevatore.

Data compilazione scheda:
09/09/2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Savigliano (CN), frazione Streppe: Cappella di San Giuliano

Storia e descrizione del sito:
In questa zona, già nel XI secolo, esisteva una piccola chiesa, nata per dare ospitalità ai pellegrini. Intitolata alla Vergine, prese il nome di Santa Maria in Strepeto, dalla zona in cui sorge: Streppe; oggi è intitolata a San Giuliano. La chiesetta, già citata in un documento del 1028, fu donata all’abbazia di S. Pietro dai coniugi Abellonio ed Amaltruda, come da bolla di papa Onorio II del 24 novembre 1126. Ristrutturata nel 1453, restò proprietà dell’abbazia sino ai tempi della rivoluzione francese e per preservarla dalla distruzione tre famiglie nobili del luogo, i Viancini , i Bertini ed i Ruffni, l’acquistarono. Tuttora di proprietà privata.

La cappella ha due navate, divise in tre archi con due colonne di ordine tuscanico con capitelli cubici, a testimoniare l’origine romanica della chiesa. Conserva preziosi affreschi sia internamente che esternamente.

Vari riquadri dietro l’altare maggiore raccontano le storie di san Giuliano.
Sulle pareti della navata, una sant’Anna Metterza (con Maria e il Bambino), una deposizione, attribuita a Tomaso Biazaci, sul lato meridionale un affresco con la figura di San Giuliano a cavallo, nell’atto di combattere.
Nella navata sinistra un affresco con al centro la Madonna col Bambino e, a sinistra, i santi Sebastiano e Rocco; a destra sant’Antonio abate e san Bernardino da Siena, eseguito come voto per la peste che colpì Savigliano dal 1521 al 1525.

Informazioni:
Via Saluzzo 140, Regione Streppe, ora Regione San Giuliano

Links:
https://www.fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-san-giuliano-savigliano?ldc

Fonti:
Foto FAI

Data compilazione scheda:

10 aprile 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roccavione (CN): Sito archeologico del Bèc/Bric Berciassa

Storia e descrizione del sito:
Le antiche genti celto-liguri vissero su questa altura per un lungo periodo di tempo a partire dal Bronzo Finale (XI-VIII sec. a.C.) e per tutta l’Età del Ferro. La scoperta e le prime indagini nel sito risalgono agli inizi degli Anni Cinquanta del secolo scorso che portarono all’individuazione di un «fondo di capanna» e di abbondanti frammenti ceramici, reperti osteologici animali, scorie di fusione di metallo e carboni. Successivamente, negli Anni Ottanta, in località Tetto Dulla, lungo le pendici del Bec Berciassa, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte riprese l’attività di ricerca, effettuando ulteriori sondaggi che consentirono di recuperare reperti ceramici riferibili alla frequentazione di età protostorica e frammenti di tegole di età romana. Le successive ricognizioni condotte nel sito dall’allora direttore del Museo Civico di Cuneo, Livio Mano, incrementarono ulteriormente le raccolte di reperti fittili (frammenti di tegole, contenitori ceramici), come attestano i dati di archivio conservati attualmente presso il Museo stesso.

Nel 2015 la ripresa degli studi e delle indagini riguardanti l’antico insediamento del Bec Berciassa rappresentò una nuova occasione di riscoperta dell’importanza storica del sito. Il progetto di conoscenza e valorizzazione intitolato «Alle origini della civiltà alpina: Bèc Bërchasa, recupero e valorizzazione di un insediamento protostorico» è stato ideato e promosso dall’amministrazione del Comune di Roccavione. La realizzazione concreta del progetto è iniziata a luglio 2017 e nei primi mesi ha incluso una serie di attività di studio: ricerca di archivio e definizione dello stato dell’arte degli studi sul sito archeologico, revisione dell’intero campione di materiali ceramici e dei resti faunistici, attività di ricognizione, alle quali si aggiungono in contemporanea una serie di iniziative di divulgazione e buone pratiche di coinvolgimento della cittadinanza per informare ed aggiornare «in diretta» sui dati emersi dalla riscoperta del sito e sul recupero della visibilità e dell’ accessibilità al sito medesimo.
Altre info e notizie sull’andamento del progetto sono reperibili sul sito https://www.becberciassa.it/

Descrizione dei ritrovamenti:

Le tracce della cultura materiale – reperti ceramici, fittili, osteologici animali, scorie di fusione di metallo e carboni – sino ad ora note, informano della frequentazione del sito a partire dal Bronzo Finale, con una continuativa occupazione durante l’Età del Ferro e fino alla romanizzazione del territorio, avvenuta intorno al II sec. a.C.

Informazioni:

È localizzato alla confluenza dei torrenti Gesso e Vermenagna, su un’altura a m. 692 s.l.m., in posizione dominante sulle vallate circostanti, lungo itinerari transalpini attivi fin dalla Preistoria.

Links:
https://www.becberciassa.it/

Bibliografia:
vedi: https://www.becberciassa.it/ita/ricerca_storia.aspx

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
28 Ottobre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Pontechianale – Chianale (CN): Chiesa di Sant’Antonio

Storia del sito:
La chiesa risale al XIV secolo, fu la Parrocchiale di Chianale dal 1459 fino a tutto il Seicento.
Nel 2003 sono venuti alla luce preziosi affreschi.

Descrizione del sito:
L’edificio presenta un campanile a vela a triplice traforo e un portico, costruito successivamente, chiuso su tre lati al quale si accede attraverso una scalinata che scende dal livello della strada antistante verso il piano di calpestio della navata. La chiesa presenta un portale a triplice ghiera centinata che anticipa quelli di Casteldelfino, Sampeyre, Elva. Nella lunetta sopra il portale d’ingresso è raffigurata un’immagine di sant’Antonio abate. L’interno è ad aula con volta a botte. Gli archi trasversali sono retti da mensole scolpite con espressivi mascheroni e têtes coupées. L’aula costituisce il nucleo più antico, mentre il presbiterio è un probabile ampliamento successivo.
Gli affreschi che occupano gran parte della parte destra dell’aula sono di alta qualità e datati: “la data è mutila ma sembra potersi leggere 21 ottobre dell’anno 1430 o altro, fra quelli immediatamente successivi” (Ottonelli, 2005, p. 74). Sono ritenuti databili, dai più recenti orientamenti della critica, tra il XIV ed il XV sec., e ricondotti dubitativamente a pittore francese (Quasimodo, 2008, pp. 139-141).
Essi raffigurano il Giudizio universale e i regni dell’Aldilà, purtroppo la leggibilità dell’insieme è molto condizionata, sia dall’affastellarsi delle scene, sia dalla perdita di parti d’affresco, tra cui tutta la zona dell’inferno e dalle abrasioni intenzionali che hanno cancellato scritte e volti.
La parte sinistra dell’affresco narra le scene della risurrezione dei morti. Poi i percorsi dei risorti sono un po’ confusi: un gruppo finisce nella grande e affollata caldaia del Purgatorio. Gli occhi dei purganti sono rivolti al Cielo, indicando la speranza della liberazione; l’uomo che scavalca il bordo della caldaia è alla fine dell’espiazione. Segue la scena che vede un risorto salire i gradini di una Scala Santa che conduce alla porta del Paradiso, dove trova ad accoglierlo l’apostolo Pietro. Il simbolismo dell’ascesa per tappe è rafforzato dalle probabili iscrizioni (abrase) dei dieci Comandamenti sui gradini. Nella scena successiva un angelo accompagna un gruppo di risorti – in ginocchio, a mani giunte, nel gesto della preghiera e con gli occhi rivolti a Cristo – e li presenta al giudizio divino.
Sotto le mura della città celeste l’arcangelo Michele effettua la pesatura delle anime sulla bilancia a doppio piatto. Sul piatto a sinistra un beato che prega; a destra un dannato manifesta disperazione. Ai lati di Michele, un angelo accoglie tra le braccia le anime dei salvati, mentre il drago che tiene dei libri afferra i dannati, ma la figura è lacunosa.
La parte centrale dell’affresco raffigura il Paradiso, come la Gerusalemme celeste dotata di mura merlate e torri. Nella parte alta del dipinto, Gesù nella mandorla mostra i fori dei chiodi e la ferita del costato; ai lati Maria e Giovanni il Battista. Ai piedi di Gesù si riconoscono i profeti; alle sue spalle alcuni angeli suonano strumenti musicali.

Informazioni:
L’edificio sorge a Est dell’abitato della frazione Chianale, lungo la principale via storica che l’attraversa, denominata “Chemin Royal”; sul lato opposto a questa via c’è il torrente Varaita che viene attraversato dal vicino ponte a schiena d’asino.

Links:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedacc.jsp?sercd=44283&sinteticabool=true&pref=cs

https://visionialdila.wordpress.com/2019/07/08/chianale-il-giudizio-finale-nella-chiesa-di-santantonio/

https://comune.pontechianale.cn.it/menu/189908/guida-turistica

Bibliografia:
OTTONELLI S. , Guida della Val Varaita, Centro studi iniziative Valados Usitanos, Torino 1979
QUASIMODO F., Il Quattrocento dei pittori Pocapaglia, in Arte nel territorio della diocesi di Saluzzo, a cura di R. Alemanno – S. Damiano – G. Galante Garrone, L’Artistica Editrice, Savigliano CN 2008

Fonti:
foto in alto da: http://www.santantonioabate.afom.it/pontechianale-cn-fraz-chianale-chiesa-di-santantonio/; foto in basso da https://www.cittaecattedrali.it/

Data compilazione scheda:
10 settembre 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Scarnafigi (CN) : Cappella della Santissima Trinità

Storia del sito:
Le notizie più antiche sulla cappella si trovano nel cartario dell’abbazia di Staffarda che possedeva molti terreni nella zona.
La cappella sorgeva al « Gerbo » o Gerbola (oggi Gerbolina); inizialmente fu chiamata «chiesa del Gerbo» e poi «chiesa della Trinità », fino a dare il suo nome al territorio circostante. Il 2 febbraio 1218, tra i testimoni indicati nell’atto di vendita di undici giornate di terra, in regione Grangia, fatta da Guglielmo di Scarnafigi e suo figlio a Tommaso di Revello e a Guglielmo suo nipote, compare “Pietro prete del Gerbo”. In questo documento e in quelli posteriori, non si fa riferimento a chi appartenesse la cappella, la cui fondazione potrebbe attribuirsi ai Templari, dato che per secoli fu bene della Commenda dei Cavalieri di Malta che aveva sede presso la Madonna della Pieve di Cavallermaggiore.
Nel 1798 furono venduti i beni della Commenda e la chiesa fu acquistata dalla famiglia Botto che la utilizzò come deposito dei foraggi e, durante le varie guerre, fu sede e ricovero di soldati che la ridussero in pessimo stato. Fu recuperata con accurati interventi nel 1967 e nel 1981. Attualmente appartiene alla Parrocchia di Scarnafigi.

Descrizione del sito:
La struttura della cappella è molto semplice, ad aula unica che termina con un abside semicircolare con tre grandi monofore; esternamente la muratura è senza decorazioni. Le dimensioni sono modeste: m 6,98 x 10,47 ; l’abside misura m 3,40.
L’interno presenta il tetto a capriate lignee e custodisce un prezioso ciclo di affreschi realizzati da Pietro da Saluzzo tra il 1455 e il 1458.
Un cartiglio indica il committente. Hoc opus fecit fieri frater Antonius da Vig(ono): “Questa opera fu commissionata da fratel Antonio da Vigone”, personaggio ignoto.
Nel catino absidale, la mandorla racchiude la Santissima Trinità raffigurata come Dio Padre che sostiene il Cristo crocifisso accompagnato dallo Spirito Santo sotto forma di colomba.
A sinistra della mandorla, una Deposizione nel sepolcro, con le Marie, altri personaggi e un angelo che regge la croce. A destra è rappresentata la Resurrezione; c’è un angelo che suona uno strumento a due canne (troppo lungo per essere un flauto). Vi è anche la figura di san Giovanni Battista.
Sull’arco trionfale l’Annunciazione e un’altra rappresentazione trinitaria: dalla mandorla in cui c’è Dio Padre proviene una sottile filo di luce che segna il volo della colomba dello Spirito Santo fino a Maria. All’inizio di questa “lama di luce” che indica l’intervento divino c’è il bambino Gesù già formato.
Nel tamburo absidale, iconografia assai frequente, sono dipinti i dodici Apostoli in uno scenario ad arcate di loggiato. Non sono indicati i nomi, solo alcuni sono riconoscibili per gli oggetti che recano: il 6° è Giacomo maggiore con il bastone; il 7° Pietro con le chiavi; l’8° Giovanni con la palma; il 9° Andrea con la croce.
Nella parete laterale di destra sono visibili le immagini del matrimonio mistico di santa Caterina, con la Madonna seduta su un semplice in trono col Bambino ritto in piedi sulle sue ginocchia; san Germano e san Bernardino da Siena. Inoltre c’è la figura di san Vincenzo Ferreri (1412-1430) che predica a un gruppo di fedeli che, per gli abiti indossati, appartengono al popolo.
Nella parete sinistra resta un’altra Trinità raffigurata come tre corpi uguali.

Informazioni:
Parrocchia Maria Vergine Assunta, tel. 0175 7412 5
Comune: tel: 0175.74101-74402 ; mail: segreteria@comune.scarnafigi.cn.it


Links:

http://www.comune.scarnafigi.cn.it/

https://www.chieseromaniche.it/Schede/703_SANTISSIMA_TRINIT%C3%80_SCARNAFIGI.htm#home

Bibliografia:
Panzetta A., Il pittore Pietro da Saluzzo, tesi di laurea in Storia dell’arte medievale, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 1982-1983 (relatore: prof. E. Castelnuovo)
“Pietro da Saluzzo”, voce sul Dizionario biografico degli Italiani Treccani, Roma 2015

Fonti:
Notizie tratte dal sito del Comune e da: Scarnafigi ssTrinità.
Fotografia in alto dal sito del Comune, foto in basso di M. Actis Grosso, tratta nel 2019 dal www.fondazione-isper.eu

Data compilazione scheda:
29 aprile 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viola (CN): cappella di San Giacomo e ruderi del castello

Storia e descrizione dei siti:
L’origine di Viola è molto antica; il nome potrebbe significare o “piccola via”, forse una via secondaria romana che attraverso il valico del Mindino e Prato Rotondo metteva in comunicazione con la Liguria; oppure potrebbe essere legata a una via dell’olio tra la Liguria al Piemonte, perché in documenti antichi il nome è indicato come “Vehola”. In documenti del 1142 è menzionata come comunità attiva, facente parte del marchesato di Bonifacio del Vasto. Sotto il dominio di quest’ultima casata restò a lungo, quindi sul finire del secolo XVII il feudo venne diviso fra gli ultimi discendenti del marchese e parte di esso toccò ai Faussone, ai Vegnaben ed ai Promis. Nel 1794 ed anni seguenti subì l’invasione napoleonica con tutte le dolorose conseguenze; sul colle di S. Giacomo sono ancora visibili i segni delle trincee di quelle battaglie.

L’edificio della cappella di San Giacomo Maggiore è molto antico, ma non si hanno notizie sulla sua fondazione; della sua storia si sa solo che fu citata in una lettera del 1633 indirizzata al vescovo di Alba, in cui gli abitanti del luogo chiedevano di riaprirla al culto.
La cappella è divisa in due blocchi costruiti in due epoche differenti: il più antico risale al medioevo e il più recente al 1800 circa.
Nel 2006 c’era già stato un intervento di recupero architettonico che però aveva interessato gli esterni. La struttura, infatti, all’epoca appariva assai degradata staticamente: tetto parzialmente crollato, altare rotto per metà dai detriti della copertura, intonaci deteriorati così come gli affreschi risalenti al XVI secolo.

Castello Viola conserva i ruderi e la torre del suo castello, sul colle San Giacomo. Sorto sicuramente in epoca medioevale, è purtroppo sconosciuta la datazione e mancano ulteriori notizie sulle sue vicende nel passato.


Informazioni:

La chiesetta è situata sull’omonimo colle (1.065 m slm), al confine fra la Valle Tanaro e la Valle Mongia. Sempre visibili esternamente.
I ruderi del castello sono in frazione Castello.
Comune: tel. 017473121 ; email: viola@ruparpiemonte.it



Link:

http://www.comune.viola.cn.it/

Fonti:
Notizie dal sito del Comune. Foto della cappella di Katia Odasso dal sito www.chieseromaniche.it
Foto del castello tratta nel 2019 dal sito www.fungoceva.it.

Data compilazione scheda:
5 maggio 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:

Angela Crosta – G. A. Torinese