Provincia Verbano Cusio Ossola

Malesco (VB) : Museo Archeologico della pietra ollare

Malesco 1

Storia del Museo:
La pietra ollare (serpentinite) è uno dei materiali refrattari che più sono serviti agli antichi abitanti delle Alpi, per poter sopravvivere nella natura selvaggia. L’ Ecomuseo “Ed leuzerie e di scherpelit” (della pietra ollare e degli scalpellini) del Parco Nazionale della Val Grande, inaugurato ad Aprile 2007, é allestito nel Palazzo Pretorio, storico edificio risalente al XV secolo ora perfettamente ristrutturato. Il Museo traccia la storia dello sfruttamento della pietra ollare, coniugando archeologia e etnografia.

Descrizione del materiale esposto:
Le varie sale, realizzate sui tre piani dell’edificio, introducono all’argomento delineando, tramite cartografia e reperti, i luoghi e le tecniche d’estrazione della pietra ollare, i metodi di lavorazione e i manufatti tradizionali. Le testimonianze fornite dai numerosi reperti partono dalla preistoria, età del bronzo e del ferro e si fanno particolarmente ricche in epoca romana dando la misura del progressivo dominio dell’uomo sulla natura e sulla risorsa della valle, di cui lo sfruttamento di giacimenti di pietra ollare costituì un elemento cardine di una floridezza economica mantenuta fino alla piena età romana.
Tra il I e il IV secolo i corredi si caratterizzano oltre che per i manufatti in pietra, anche per quelli in ceramica e in vetro. Un notevole numero di oggetti d’ importazione, tra i quali casseruole in argento di produzione campana e splendidi vetri, testimoniano il ruolo che la Valle ebbe negli scambi commerciali. Interessanti sono poi i reperti in ferro: picconi e pale di duemila anni fa, antichi ed efficaci strumenti per estrarre e lavorare la pietra ollare.
A ottobre 2013 è stata inaugurata la nuova sezione geologica.
Ogni visitatore del Museo verrà dotato di un I-pod con cuffie per poter ascoltare la visita guidata alle varie sale del museo. In una sala un televisore al plasma trasmette una serie di documentari sulla pietra ollare, sulla sua estrazione e lavorazione.

Informazioni:
Palazzo Pretorio, P.zza Romagnoli.  Info Ecomuseo Regionale 0324/92444; email: info@leuzerie.it ; info@ecomuseomalesco.it


 

 

 

 

 

 


Link:

http://www.amossola.it/musei_ossola/it/museo/museo-archeologico-della-pietra-ollare

https://ecomuseomalesco.it/la-pietra-ollare/

http://www.parcovalgrande.it/centrivisita_dettaglio.php?id=217

Bibliografia:
SPAGNOLO GARZOLI G., Museo archeologico della pietra ollare del Parco nazionale Val Grande. Guida breve, Ed. Ente Parco naz. Val grande – Comune Malesco – SBAP, Torino,2006
SPAGNOLO GARZOLI G.,Viridis lapis. la necropoli di Craveggia e la pietra ollare in Valle Vigezzo,Ed. Ente Parco naz. Val grande – Comune Malesco – SBAP, Torino,2013

Fonti:
Immagini dal pieghevole del Museo.

Data compilazione scheda:
09/05/2007 aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -Gruppo Archeologico Torinese

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Macugnaga (VB) : Chiesa vecchia

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Storia del sito:
Gotofredo, Conte di Biandrate e signore della Valsesia, sposò nel 1250 la ricca vallesana Aldisia, che gli portò in dote la valle di Viège e la valle Anzasca. Con le due valli ad oriente del Monte Rosa sotto un unico dominio, parte della popolazione di Saas emigrò nell’altipiano di Macugnaga, che aveva clima più mite e praterie più ubertose. Era il 1260 e i Walser diedero l’avvio alla costruzione della « Chiesa Vecchia » accanto alle baite della più grossa frazione, il Dorf. Le caratteristiche peculiari vallesane si imposero nettamente, plasmando l’elemento locale. Macugnaga divenne presto parrocchia autonoma con diritto di tenere un’importante fiera annuale in agosto.
La chiesa fu dedicata a Santa Maria e il primo documento che la cita è però solo del 1317. Nel corso dei secoli l’edificio subì varie ricostruzioni e rimaneggiamenti: fu ampliato nel 1560 e il campanile risale al 1580.
La Chiesa Vecchia è al centro del cimitero di Macugnaga che accoglie anche le tombe degli alpinisti e delle guide alpine. Di fronte alla chiesa sorge il “Vecchio Tiglio” (Alte Lindebaum) che, secondo la tradizione, i Walser avevano portato con sé e lì piantato e che rappresentava il legame della nuova comunità con la patria lontana. L’albero oggi esistente ha circa 500 anni ed è uno dei più vecchi d’Europa, alto circa m 12, dopo che nel 1906 un violento ciclone ne troncò la cima; il fusto ha una circonferenza di m 8,30. Sotto le sue fronde si riuniva il Consiglio Maggiore, detto “Vicinanza” per amministrare la giustizia e risolvere le questioni che riguardavano la Valle.

Descrizione del sito:
L’edificio, in origine in stile gotico, ha mantenuto la struttura rustica e la copertura di lastre di pietra.
All’interno si conserva una statua della Madonna col Bambino, di semplice fattura e rispecchiante i canoni di un’iconografia primitiva, che potrebbe risalire al tempo della migrazione Walser. Resti di affreschi di varie epoche ornano le pareti e la facciata.

Informazioni:
Nella frazione Staffa.  Parrocchia, tel. 0324 65475

Link:
https://www.comune.macugnaga.vb.it

Fonti:
Fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
28/11/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Gravellona Toce (VB): necropoli e Antiquarium

Storia  e descrizione della necropoli:
L’area sepolcrale di Gravellona Toce, che ha restituito circa 126 sepolture, venne utilizzata per circa mille anni dal V secolo a.C. fino al IV secolo d.C. Fu scoperta tra il 1954 e il 1959 da Felice Pattaroni.

Le tombe più antiche risalgono alla fine della prima età del Ferro, e la cremazione dei corpi, accompagnati da armi di foggia celtica e da vasellame d’importazione etrusca, testimonia la floridezza commerciale delle popolazioni indigene golasecchiane. La compresenza nelle più recenti fasi di utilizzo d’inumazioni, tipiche dei popoli alpini (Leponti), in fosse rettangolari, le cui pareti sono rivestite o semplicemente coperte di ciottoli, e di sepolture a cremazione indiretta in fosse di minori dimensioni con ceneri raccolte in urna (rito insubre) sembra testimoniare l’incontro nell’Ossola dei due popoli all’incirca nel II secolo a.C. Tuttavia la sobrietà e i modesti corredi non sono paragonabili alle più ricche inumazioni della vicina necropoli di Ornavasso.
I Leponti furono i più antichi abitatori dell’Ossola di cui si abbiano testimonianze scritte. I dati archeologici permettono oggi di affermare che facevano parte di quel vasto raggruppamento culturale denominato civiltà di Golasecca, (vedi scheda) formato da popolazioni che, grazie alla loro posizione geografica privilegiata di vicinanza ai valichi alpini e alle facili vie di comunicazione fluviali e lacuali, furono importanti intermediari commerciali fra Etruschi e Celti transalpini fino al V secolo a.C. Le successive invasioni galliche furono causa di graduali ma profondi processi di trasformazione, a cui fecero seguito il contatto e l’influsso della civiltà romana che, dall’età tardo-repubblicana, permeò molteplici aspetti della cultura leponzia, senza tuttavia privarla dei suoi tratti più peculiari.
Con l’età augustea, rappresentata da un nucleo di circa 40 sepolture, si assiste ad una sempre più accentuata romanizzazione della comunità locale, evidente soprattutto nei materiali che compongono i corredi funerari.
Le sepolture di questo periodo presentano ornamenti in argento, vasellame di manifattura aretina e padana. Con la prima età imperale viene introdotta nella necropoli la cremazione diretta come rito tipicamente romano. Accanto alle più semplici strutture tombali si segnala la cosiddetta tomba Gentilizia la cui struttura era stata ricavata entro un recinto funerario. La sepoltura era di una donna assai ricca, dotata di un cospicuo corredo costituito di molteplici contenitori per profumi, di un servizio da tavola in terra sigillata e alcuni pezzi unici tra cui un pregevolissimo bacile bronzeo. Le ultime sepolture, prima dell’abbandono della necropoli e databili intorno al IV secolo d.C., sono ascrivibili a tombe “a cappuccina”.

Luogo di custodia dei materiali:
I più importanti materiali relativi alla Necropoli di Gravellona Toce sono esposti all’Antiquarium, in parte sono al Museo di Antichità (archeologico) di Torino.

Storia e descrizione del Museo:
L’allestimento attuale dell’Antiquarium presenta la mostra “Memorie del passato” che nacque come parte integrante di un progetto più complesso, cofinanziato da Compagnia di S. Paolo. L’idea è nata nel 2015 per volontà del Comune di Gravellona con lo scopo di valorizzare in maniera innovativa l’importante patrimonio culturale del territorio, attraverso una serie di attività capaci di coinvolgere attivamente la cittadinanza, la popolazione della zona e il grande bacino turistico che annualmente visita la provincia. Il punto di partenza è coinciso con la sistemazione dell’Antiquarium di Gravellona Toce (già luogo espositivo dei reperti pedemontani negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso) e la sua trasformazione in polo per esposizioni temporanee.
La mostra, per fornire un quadro approfondito, seppur forzatamente non completo, del contesto antico (sia dell’abitato, sia della necropoli)  è articolata in cinque sezioni tematiche (la sfera personale, le attività produttive e artigianali, i commerci, la cucina e la tavola, la necropoli), ospitate in tre sale.

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Informazioni:
L’area archeologica non è visitabile.

Antiquarium, Corso Milano 63, tel.0323.848386, email: info@antiquariumgravellonatoce.it

Links:
http://www.comune.gravellonatoce.vb.it/StoriaEconomia?Necropoli

https://www.comune.gravellonatoce.vb.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-antiquarium

https://www.antiquariumgravellonatoce.it/it/home e le pagine successive

Bibliografia:
DE MARINIS R., 1988, Liguri e Celto-liguri, in “Italia Omnium Terrarum Alunma”, Milano pp. 157-259
RITTATORE E., 1975, La civiltà del ferro in Lombardia, Piemonte, Liguria, in “Popoli e Civiltà dell’Italia Antica”, IV, Roma, pp. 223-328
TIZZONI M., 1981, La cultura tardo La Tene in Lombardia, in “Studi Archeologici”, I, Bergamo pp. 5-39
SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte. Il Piemonte degli scavi. Siti e musei di antichità
GAMBARI-SPAGNOLO, 1997, Il Civico museo archeologico di Arona, Regione Piemonte
PATTARONI  F., 1986, La necropoli gallo romana di Gravellona Toce, Gravellona Toce, 1986
— Catalogo del “Museo Archeologico Felice Pattaroni”

Pubblicazioni del Museo:
MEMORIE DAL PASSATO. L’abitato e la necropoli di Pedemonte a Gravellona Toce, Raccolta di studi introduttivi alla mostra a cura di Francesca Garanzini

Fonti:
Foto in alto dal sito del Comune

Data compilazione scheda:
11/11/2004 – aggiornamento febbraio 2014 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Simona Vigo – G. A. Torinese

Domodossola (VB) : Museo di Palazzo Silva

Storia del Museo:
Il Palazzo Silva è situato nel centro del borgo medioevale della città ed è stato dichiarato monumento nazionale già nel 1901.
La famiglia Silva, la cui sede era il castello di Crevoladossola, già nel 1348 aveva costruito una casa-torre con due stanze per ciascuno dei tre piani (compreso il piano terreno), con soffitti a volta e una bella scala a chiocciola, ancora esistente.
Tra il 1476 e il 1519-20 venne aggiunto un altro corpo di fabbrica e nel 1620-1640 venne ampliato e arricchito di porte e finestre finemente scolpite.
Nel 1882 Palazzo Silva, insieme al Palazzo San Francesco, vennero acquistati dalla Fondazione Galletti per adibirli a sede delle proprie collezioni. In Palazzo Silva fu eseguito un attento restauro per riportarlo all’assetto seicentesco.
Nel 1983, a causa delle difficoltà economiche della fondazione, iniziò un progressivo degrado, sino all’acquisizione dell’edificio da parte del Comune nel 1986 e, dal 1996, alle opere di restauro che hanno portato ad una riapertura parziale nel 2003.

Descrizione delle collezioni:
Il Comune di Domodossola operò una suddivisione razionale dei moltissimi ed eterogenei reperti di ogni epoca presenti nelle varie collezioni: mobili, armi, dipinti, reperti archeologici, uccelli impagliati, oggetti tipici dell’Ossola, minerali e materiale tecnico proveniente dal traforo del Sempione, libri ecc. Una parte è stata restaurata, altra imballata o depositata in altre sedi.
Le sale di Palazzo Silva vennero opportunamente arredate e adibite a esposizione di una parte delle collezioni.

Descrizione del materiale esposto:
Nel cortile si trovano da lapidi e targhe dal XII al XVI secolo.
Al piano terreno nella “Sala d’Armi” e nella “Saletta di guardia” vi sono numerose panoplie con armi e armature. La “Cucina” é arredata come nel 1600, con mobili originali, oggetti, strumenti e una collezione di misure ossolane.
Al primo piano i molti mobili e oggetti del XVII e XVIII sec., dipinti di varia epoca ecc. sono sistemati in un “salone d’onore”, in una “saletta delle udienze”, in una “camera da letto”, nella “Cappella” e nella “sacrestia”.
Il secondo piano di Palazzo Silva non è aperto al pubblico, ma è visitabile su specifica richiesta. In esso sono collocate le collezioni archeologiche: una sezione con reperti locali, altre sezioni con reperti egizi, etruschi e romani ed una collezione di etnografia sudamericana che provengono da donazioni ottocentesche.
In questo piano vi sono anche una collezione di costumi ossolani, una pinacoteca e sculture lignee.

Informazioni:
 Piazza Chiossi 1 ;  tel. 0324 492313 ; email: cultura@comune.domodossola.vb.it

Link:
http://www.comune.domodossola.vb.it/Hpm01.asp?CgiAction=Display&IdCanale=35&IdNotizia=101

Bibliografia:
Gioielli del Piemonte. Sette secoli di palazzi e dimore, a cura di Europiemonte Alpi Editrice, Torino, 2003, Vol. I

Data compilazione scheda:
27/06/2005 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A.Torinese

Domodossola (VB) : Chiesa di San Quirico

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Storia del sito:
E’ probabilmente la prima chiesa di Domodossola e risale al secolo XI. Era dipendente dalla pieve dell’Ossola, citata in una bolla del 1133. Situata ai piedi del colle Mattarella (forse sede di un tempio alla “Dea Mater”; in due blocchi della parete sud sono ancora visibili quattro figure cultuali di origine celtica), nonostante i vari ritocchi e modificazioni subiti nel corso dei secoli, mostra intatto il fascino austero e la grande semplicità di linee e di proporzioni proprie del romanico in genere e ossolano in particolare. Nel 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, vennero iniziati importanti lavori sulla struttura. Durante questi anni furono scoperti numerosi affreschi nell’abside e si ridiede la forma primitiva alle finestre.
Gli affreschi sono stati recentemente restaurati.

Descrizione del sito:
La chiesa è ad una sola navata rettangolare di m 18,50 x 6,90, con abside semicircolare. Sono perfettamente conservate le cornici di archetti pensili nei muri laterali e nell’abside: nella parte a sud vi sono gruppi di quattro, nell’abside tre gruppi di cinque ed uno di sei, nel muro a nord archetti senza lesene intermedie; formati da un concio di pietra semicircolare con mensole lavorate ma prive di ornamenti. Il soffitto in legno è rimasto integro.
Su tre lati la Chiesa è circondata da un sagrato un tempo adibito a cimitero. Sul campanile, ricostruito nella parte superiore (ora intonacata) nel XVI secolo, sono collocate una campana del 1414 e una del 1605.
Conserva all’interno, integri, bellissimi AFFRESCHI risalenti approssimativamente ai secoli XIV e inizi XV. Sulla parete sinistra sono dipinti il “Padre Eterno” del 1300; san Michele che pesa due anime mentre il diavolo getta il forcone sulla bilancia; san Giulio che caccia i serpenti. Una “Ultima Cena”, di prospettiva semplice ed intuitiva, probabilmente di fine XIV secolo o primo decennio del XV, attribuita al “pittore della Madonna di Re” (santuario nel comune di Re in Val Vigezzo). Nel catino absidale la consueta iconografia del Cristo in mandorla circondato dai simboli dei quattro evangelisti (Tetramorfo); nel registro inferiore vi sono sette riquadri delle Opere di Misericordia, databili al 1400.
Nello spazio mediano dell’abside gli affreschi risalgono alla fine del XV secolo e sono stati in parte sovrapposti ai precedenti. Raffigurano il titolare della chiesa, san Quirico, dipinto come un adolescente in eleganti abiti dell’epoca, con la madre Giulitta affiancata dagli Apostoli, ben definiti dalle loro insegne iconografiche e dalle iscrizioni in caratteri gotici. Alla destra di san Quirico vi è una Crocifissione e s. Giacomo e s. Tommaso. Completano il ciclo, sulla destra a inizio navata, sopra l’antica porta, una Madonna con Bambino di discreta fattura e una santa Caterina con la ruota, l’attrezzo del suo martirio, e nella parete settentrionale, un’altra teoria di Santi, affreschi malamente tagliati dall’ingresso della sacrestia.

COLLEGIATA DEI SS. GERVASIO E PROTASIO
Nella piazza della Chiesa, fu costruita fra 1450 e il 1470; verso il 1650 fu aggiunto l’elegante protiro. Rimaneggiata perché pericolante tra il 1792 e il 1798 su disegno dell’architetto Matteo Zucchi, è a tre navate con sei cappelle; la facciata fu completata nel 1954. Conserva il bel PORTALE ROMANICO che apparteneva a una più antica chiesa della città. Nella parete della prima campata a sinistra è stato murato un altorilievo del XII-XIII secolo raffigurante “Storie della vita di Carlo Magno”.

Informazioni:
All’inizio della strada che conduce al Sacro Monte Calvario.  Comune, tel. 0324 4921 o Parrocchia tel. 0324 242010

Link:
http://www.comune.domodossola.vb.it

http://www.ssno.it/html/arno/aromnov32.htm

Bibliografia:
 — Il Romanico in Ossola, “Oscellana”, Anno XXXVII, N. 2 Aprile – Giugno 2007
Chiesa di San Quirico fuori le mura

Fonti:
Fotografia in alto da http://adessopedala.altervista.org/Domo.html
Foto n°3 da http://www.lanuovaregaldi.it
Notizie tratte nel 2014 anche da http://www.geoplan.it

Data compilazione scheda:
3 dicembre 2011 -aggiornamento febbraio 2014 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Crodo (VB) : “Muro del Diavolo”

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Storia e descrizione del sito:
Si tratta di un imponente struttura megalitica di epoca protostorica, realizzata completamente a secco, lunga circa 20 metri, alta 6,30 metri e profonda 13. E’ stata realizzata con blocchi di pietra leggermente lavorati che racchiudono su tre lati un terrazzamento che probabilmente conteneva altre strutture andate perdute. I tre muri rimasti e l’area rettangolare delimitata sono orientati secondo i punti cardinali. Le pietre disposte orizzontalmente di dimensioni maggiori sono lunghe fino a 4-6 metri per un peso stimabile in più di 10 tonnellate. Al centro del lato principale del muro resta una specie di portale, profondo un paio di metri e sostenuto da una trave in pietra lunga più di tre metri.
I ritrovamenti archeologici dell’età del Ferro e di epoca romana testimoniano la frequentazione antica del sito e la posizione panoramica fanno pensare a un luogo di culto. Nella vicina zona di Aleccio vi sono molti massi con coppelle e sulla sommità del muro di Arvenolo resta ancora un grosso masso in cui è stata scavata una piccola cavità simile a una coppella.

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
In località Molinetto vi è un sepolcreto della tarda età del Ferro; sepolture della tarda età romana imperiale sono venute alla luce in varie zone delle frazioni Cravegna e Mozzio.

Informazioni:
In località Arvenolo, in un punto dominante della val Antigorio, Da Crego, frazione di Premia, si parcheggia l’auto e si segue la strada per Aleccio. Dopo una mezz’ora di cammino nel bosco si arriva ad una zona senza alberi e si può notare il muro sulla sinistra della strada. Comune tel. 0324 61003

Link:
http://www.comune.crodo.vb.it/

Fonti:
Notizie e foto dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
3 dicembre 2011 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Crevoladossola (VB) : Chiesa pievana dei SS. Pietro e Paolo

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Storia del sito:
La chiesa pievana (o plebana) dei SS. Pietro e Paolo fu edificata nel 1331; inizialmente era costituita da una unica campata centrale, coincidente con l’attuale navata centrale, ma leggermente più bassa.
Tra il 1516 e il 1569, la vecchia costruzione subì una profonda trasformazione che la portò alla forma attuale. La lapide con lo stemma dei Della Silva (il leone rampante che tiene le chiavi della città) e quello degli Orrigoni (la quercia radicata), recante la data 1475, segna l’epoca della ristrutturazione della facciata. All’inizio del secolo XVI, sempre per merito dei Signori Della Silva, si concretizzò l’idea di ingrandire la Chiesa di Crevola trasformandola da una a tre navate. In primo luogo fu costruito nella parte sud un muro di sostegno ad archi per ricavare lo spazio necessario per la navata laterale; successivamente furono costruiti i muri perimetrali esterni delle nuove navate. Per realizzare la continuità fra le tre navate, occorreva abbattere le pareti laterali della vecchia costruzione: a questo scopo furono inserite nelle pareti laterali della vecchia chiesa delle colonne in serizzo locale e infine furono realizzati gli archi che, appoggiando sulle nuove colonne, dovevano sostenere il peso di tutta la struttura superiore di copertura. Poi fu demolito quello che rimaneva delle vecchie pareti laterali. Dopo questo intervento, fu demolito il tetto per sopraelevare i muri della navata centrale (i quali furono ulteriormente innalzati nel 1723) e furono aperte diverse finestre.

Descrizione del sito:
Della costruzione romanica si sono conservati il campanile, parte della facciata e gli importanti resti delle pareti laterali e delle decorazione ad archetti ciechi sorretti da mensolette con protomi antropomorfe, che si possono vedere recandosi nei sottotetti delle navate laterali. Le aperture del campanile, in parte tamponate e modificate, restano integre nei due piani sotto la cella campanaria, con eleganti trifore. Il bassorilievo sopra il portale, che raffigura Cristo che esce dal sepolcro, è quattrocentesco; il portale è del XVII secolo. Un bassorilievo, rappresentante San Bernardo da Mentone, risale al 1475. Del XVI secolo sono gli affreschi di Antonio Bugnate; nell’abside, un’ “Ultima Cena” di Fermo Stella da Caravaggio e le splendide vetrate opera di Hans Funk, uno dei principali vetrai bernesi dell’epoca.

 

In località S. Giovanni, all’interno di un riparo roccioso posto sulla via del Sempione, vi è un’iscrizione rupestre del I sec. d.C. che cita la divinità germanica della guerra “Tinco” e il dio cinghiale celtico “Mocco”, simbolo del furore guerriero.

Il ponte della città ha il basamento di epoca romana.

Informazioni:
tel. 0324 33129

Link:
http://www.comune.crevoladossola.vb.it

Bibliografia:
AA.VV., Storia ed arte nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Crevoladossola, s.n., estratto da “Oscallana” 1998-1999, 1999
Manchinu P.; Dell’Olmo M. (a cura di), Gli affreschi dell’abside della parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo di Crevoladossola. Novità e conferme dai restauri, Comignano, TLS, 20

Fonti:
Fotografie tratte dai siti: http://picasaweb.google.com/daiphotoalbum/DAIPhotoAlbumPiemonte# 5166195705987453378 e da: http://farm2.static.flickr.com/1022/760277964_6f4f815e9e.jpg?v=0

Data compilazione scheda:
13/09/2008 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Craveggia (VB) : Incisioni rupestri

 

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Storia e descrizione del sito:
I primi ritrovamenti vennero segnalati nel 1971.
La prima roccia incisa con coppelle e canaletti si incontra alla base del primo impianto di skilift. Imboccando la salita sulla destra che conduce verso l’alpeggio, si trova un grande masso nei pressi di un ripido torrente: qui vi sono una ventina di coppelle, numerosi canaletti e incisioni cruciformi di diverse dimensioni. Salendo fino alla sommità della Sella, per poi compiere, da una parte o dall’altra, un percorso semicircolare attorno alla Colma, si potranno trovare molte altre incisioni, spesso nei pressi dei siti occupati dalle baite.
Vedi le pagine sotto indicate sul sito www.rupestre.it.

Informazioni:
Nella Colma di Craveggia, rilievo montuoso di 1.200 m. s.l., vi è la maggiore concentrazione di incisioni rupestri della Val Vigezzo.

Links:
http://www.rupestre.it/archiv/3/ar30.htm
http://www.rupestre.it/archiv/3/ar29.htm

Fonti:
Fotografia tratta dal sito sopra indicato.

Data compilazione scheda:
15/01/2009 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Cossogno (VB) : Incisioni rupestri dell’Alpe Prà

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Storia del sito:
L’alpe Prà è un suggestivo balcone affacciato sulla bassa Val Grande e sul lontano Lago Maggiore, Poco sotto il rifugio “Casa dell’Alpino”, alla destra dei ruderi dell’alpeggio e in posizione dominante sulla valle, si trova una tavola di pietra incisa, detta anche “masso-altare”.

 Descrizione del sito:
Il masso presenta sulla sua superficie una trentina di coppelle, alcune delle quali unite da canaletti. La posizione del masso rivolta verso il sorgere del sole potrebbe indicare una destinazione a culti naturalistici. Si è anche ipotizzata la possibile raffigurazione di costellazioni celesti ed in particolare dell’Orsa Maggiore, oppure di un’antica mappa topografica che indicherebbe confini o sentieri.

Informazioni:
Dalla frazione Cicogna, seguendo una mulattiera che in circa un’ora porta al Rifugio Casa dell’Alpino, tel. 0323 53326 .

Links:
http://www.parcovalgrande.it
http://www.flickr.com/photos/matalyn/1038929418/

Fonti:
La fotografia è tratta da http://www.parcovalgrande.it/gallery_dettaglio.php?id=14757

Data compilazione scheda:
25/09/2007 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Cannobio (VB) : Chiesa di San Gottardo a Carmine

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Storia del sito:
L’edificio in stile romanico fu iniziato verso il 1330. Un secolo più tardi fu terminato il campanile. La dedica finale in latino sul portale maggiore informava che l’edificio fu terminato nel dicembre 1401, ma nel 1431 la chiesa fu ampliata con la terza campata. La Chiesa fu fortemente voluta dagli abitanti di Carmine che non volevano più recarsi a Cannobio per le funzioni religiose. I duchi di Milano, dai quali dipendeva il luogo, vollero dedicarla al culto del vescovo sassone san Gottardo.
Gli affreschi al suo interno furono ricoperti di calce a causa della peste del 1630, quando numerosi malati si rifugiarono nella Chiesa. Furono riscoperti e restaurati nel 1932. Un nuovo restauro fu realizzato dal 1997 al 2002. La piazzetta antistante la Chiesa è stata fino al 1875 il camposanto; attualmente è un balconcino panoramico sul Lago Maggiore.

Descrizione del sito:
L’esterno della chiesa, sulle pareti sud ed est presenta una serie di riquadri, databili intorno agli anni trenta del Quattrocento, nei quali sono raffigurati san Gottardo (più volte), san Cristoforo, la Madonna con il Bambino fra santi e l’Adorazione dei Magi, quest’ultimo realizzato intorno al 1429 dal Maestro di Re.
E’ possibile distinguere con facilità le varie fasi costruttive dell’edificio, poiché sono separate da alcuni gradini utilizzati per collegare le due parti. La sagrestia sul lato nord fu evidentemente aggiunta a posteriori, sia per la difficoltà di passare accanto alla chiesa sul lato settentrionale, sia per il fatto che le pareti differiscono totalmente da quelle della costruzione originaria.
All’interno, presso l’altare maggiore, era posto un trittico che ritraeva la Madonna col Bambino, san Gottardo e san Pietro; un altro trittico del 1429, opera di Battista da Legnano, si trovava sull’altare laterale: rappresentava la Vergine col Bambino e i santi Rocco e Pietro. I due trittici sono stati rimossi e trasportati nella Collegiata di San Vittore a Cannobio per comprensibili motivi di sicurezza.

Gli AFFRESCHI che decorano quasi tutta la chiesa sono frutto di successivi lavori di diversi autori, sulla cui identità i critici non concordano. Sulla volta è raffigurato il Cristo in maestà circondato dai simboli degli Evangelisti, e un san Paolo sulla parete sinistra del 1340 circa, opera, secondo alcuni critici, del cosiddetto Maestro di Corzoneso (non Carzoneso come scritto in alcuni siti; un comune svizzero del Canton Ticino che si è aggregato nel nuovo comune di Acquarossa nel 2004).
Negli anni 1375-1385 un secondo ciclo pittorico fu eseguito da un artista novarese influenzato dal giottismo: una Crocifissione con i santi Gottardo e Bartolomeo nella parete sopra l’altare; una bellissima Annunciazione e una sequenza di santi sulla parete sinistra; su quella destra l’arcangelo Michele.
Non si sa per quale motivo questo Maestro abbia abbandonato i lavori, che furono ripresi pochi anni dopo (1400-1401) dal cosiddetto Maestro di San Gottardo, che concluse gli affreschi della seconda campata della chiesa con i raffinati canoni tardogotici lombardi. Il ciclo illustra scene della Vita di san Gottardo (o Godeardo, abate benedettino e vescovo, nacque nel 960 a Reichersdorf e morì nel 1038. Gli si attribuiscono molti miracoli, guarigioni di malati, liberazioni di indemoniati ecc. altre notizie qui) e fu affrescato sulle volte (tre episodi per ogni spicchio) e proseguito nella zona superiore della parete nord fronteggiando la figura di san Gottardo in cattedra circondato da oranti. Nella fascia inferiore vi era la Vergine tra un santo pellegrino e san Bernardo; un’Ultima Cena occupava tutta la parete e di essa, dopo la costruzione della cappella laterale, sono visibili solo frammenti del primo e dell’ultimo apostolo. Sulla parete dell’arco trionfale affrescò una Vergine col Bambino e nel sottarco di ingresso e in quello di accesso al presbiterio dipinse polilobi gotici entro cui sono profeti con cartigli. Lo zoccolo e gli sguanci di porte e finestre vennero decorati a finto marmo.
Risalgono agli anni intorno al 1431 gli affreschi della terza campata, appena costruita, con le scene del martirio di san Bartolomeo, di autore ignoto.

Informazioni:
La chiesa è nella frazione di Carmine Superiore.  Comune Cannobio tel. 0323 738200

Links:
http://www.illagomaggiore.com

http://cspicturegallery.blogspot.it (fotografie)

Bibliografia:
CERVINI F., I cicli pittorici di San Gottardo a Cannobio: un’antologia di affreschi alla fine del medioevo, I beni culturali, 11.2003 No. 4/5, p. 31-37, 2003
— La chiesa di San Gottardo e Carmine Superiore a Cannobio, Beta Gamma, Viterbo 2003
ROMANO G. (a cura di) Pitturae miniatura del Trecento n Piemonte, CRT, Torino, 1997
TRAVI C., Il Trecento in GREGORI M. (a cura di ), “Pittura tra Verbano e lago d’Orta dal Medievo al Settecento”, Milano 1996
ZAMMARETTI A. La borgata millenaria di Carmine e la monumentale chiesa di S.Gottardo alle porte di Cannobio, 2° edizione Cerutti, Intra 1977
ZAMMARETTI A. Cultura, storia, arte e munificenza nella toponomastica di Cannobio, Novara 1988

Fonti:
Foto dai due siti sopra indicati; foto n° 4 da http://stresasights.blogspot.it/2010/10/places-to-go-medieval-hamlet-of-carmine.html; foto in alto da http://rete.comuni-italiani.it/foto/2008/54955/view

Data compilazione scheda:
9 luglio 2012 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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