Provincia di Novara

Varallo Pombia (NO) : Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio

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Storia del sito:
Gli storici ipotizzano che l’edificio sia sorto sui resti di un tempietto pagano dedicato a Nettuno: ne sarebbero testimonianza la lapide conservata nel quadriportico della Canonica di Novara e quella murata nella facciata sud della chiesa.
La Chiesa è di antiche origini: la costruzione originaria potrebbe risalire alla fine dell’XI secolo.
Viene già ricordata nel 1132 come sede pievana, anche se contesa tra Varallo Pombia e Pombia; dai documenti sembra che Varallo Pombia fosse, almeno fino al XII secolo, sede di Pieve. In quel periodo la chiesa era costituita da due vani: il primo, di modeste dimensioni, di forma trapezoidale, con l’accesso dall’esterno costituito da un portale ad arco, si elevava più alto del resto della chiesa, mentre la navata vera e propria, più bassa, si prolungava oltre la metà dell’attuale transetto. Non si è potuto accertare se terminasse con absidi. Non aveva volte ma era semplicemente coperta da due tetti a capanna sormontanti l’uno sopra l’altro anche se nell’inventario del 1758 si ricorda che la chiesa, prima dell’ammodernamento, era coperta con tegole e con “cuppa bassa di volta che sembrava una cantina”.
La chiesa fu rialzata e trasformata con la realizzazione del transetto e del presbiterio, coperta da volte e ridotta allo stile barocco. L’area antistante il campanile venne chiusa a filo di facciata e, internamente, la parte anteriore della chiesa notevolmente ribassata mediante un sistema a volte sostenute da una colonna di granito. Così modificata venne riconsacrata dal vescovo Marco Aurelio Balbis Bertone il 30 luglio 1758 e tale è rimasta fino ai nostri giorni. Fanno eccezione la sacrestia edificata nel 1761 e la parte anteriore, sopraelevata in tempi più recenti per uniformarsi col resto della chiesa e del coro eretto nel XIX secolo.
Dopo tali ampliamenti e rimaneggiamenti, del primitivo edificio restano solo la facciata, il muro a mezzogiorno, il campanile e alcuni tratti murari all’interno.

Descrizione del sito:
La facciata a capanna è suddivisa in tre parti da grandi lesene. Il portale maggiore, con archivolto in conci di pietra disposti a raggiera, forma una lunetta; risale al seicento l’aggiunta di un protiro. Sul frontone si aprono una finestrella a croce ed un oculo tamponato. Sotto lo spiovente della facciata corre una fila di archetti pensili che poggiano su grosse mensole decorate con motivi arcaici. Le facciate laterali sono movimentate da lesene che dividono le superne in moduli uguali nel cui centro si aprono le notevoli finestre strombate, in parte conservate.
Anche la facciata di ponente presenta lesene che mettono in evidenza due sfondati di profondità diversa. Il restringimento del primo vano è dovuto semplicemente all’inserimento del campanile nel corpo della chiesa (fra l’altro non allineato secondo l’orientamento canonico della navata – lato absidale rivolto a levante) davanti al quale, nell’angolo sud-ovest, rimaneva un’area priva di costruzioni.
Il campanile è molto più antico e infatti le sue strutture sono state incorporate in quelle nei lati est e nord della chiesa. A pianta quadrata, si eleva su tre piani con cornici ed archetti pensili e presenta un’apertura a monofora e all’ultimo piano una bifora murata.
All’interno della chiesa, sulla parete sinistra, vi è un affresco cinquecentesco, raffigurante San Sebastiano, di probabile area novarese.

Informazioni:
Parrocchia tel. 0321 956654

Link:
http://www.comune.varallopombia.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=5743

Bibliografia:
Vivi la città 2004/2005 Comuni di Borgo Ticino e Varallo Pombia, Ed. Gruppomedia-Iniziative editoriali e comunicazione, 2004

Fonti:
Fotografie dal sito del comune e (in alto) da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
15/11/2005 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Varallo Pombia particolare

Varallo Pombia portale

Tornaco (NO): Oratorio di Santo Stefano

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Storia del sito:
L’edificio, la cui facciata è rivolta a sud, è ad aula unica con abside. La sua struttura originaria fu modificata nel Settecento con un notevole innalzamento delle pareti e, recentemente, con la riedificazione di una facciata neoromanica. Dell’antico oratorio romanico, che si presume risalga all’XI secolo, sono ancora visibili l’abside e la parte inferiore delle pareti laterali.
Il luogo è già citato (con la definizione di “prato”) nel 1006 e nel 1121 viene annotata una “fondazione di Santo Stefano”, dipendente dall’omonima abbazia presente in Vercelli. L’edificio fu conservato in ottime condizioni fino al XV secolo e i monaci infatti fecero riccamente decorare il suo interno con affreschi.

Descrizione del sito:
La forma dell’abside è particolare: di ampie dimensioni e piuttosto bassa, è spartita da cinque larghe lesene che si collegano con archetti pensili a coppia. All’interno della seconda specchiatura compare una finestrella a feritoia strombata con tavelle collocate di piatto.
Purtroppo oggi degli affreschi quattrocenteschi è visibile solo una raffigurazione della Vergine con il Bambino fra san Giovanni Battista e santo Stefano.

La CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA MADDALENA, sita in piazza della Chiesa a Tornaco, fu edificata nel XIV secolo, ampliata e profondamente rimaneggiata nel XVI secolo. All’interno conserva un affresco del XV secolo raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Francesco, opera della scuola di Tommaso Cagnola (morto nel 1509).
Presso la piccola cappella del cimitero di Vignarello (2 Km) è un affresco raffigurante una Madonna in trono con Bambino di buona fattura.

Informazioni:
L’edifico è situato lungo la strada che porta a Vignarello.  Comune, tel. 0321 846118

Links:
http://www.comune.tornaco.no.it
http://www.provincia.novara.it/Editoria/EditoriaDoc/oratori/tornaco.htm

Bibliografia:
M.R. FAGNONI (a cura di), Alla scoperta di antichi Oratori campestri, Provincia di Novara, Novara. 2003

Fonti:
Immagini tratte dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
05/06/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Tornaco –  Oratorio Santo Stefano

 

 

 

 

 

 

 

Tornaco – cappella di Vignarello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Suno (NO) : Chiesa della Madonna della neve

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Storia e descrizione del sito:
La chiesa della Madonna della Neve, è una struttura tardo gotica, orientata a navata unica, probabilmente sopraelevata con cappella presbiteriale articolata ad est. Gli elementi strutturali, i contrafforti angolari, archi a sesto acuto e copertura a crociera gotica della cappella sono in laterizio. I muri perimetrali presentano un tessuto murario in ciottoli e laterizi a spina di pesce alternati da corsi orizzontali di mattoni,caratteristici del nostro territorio nella seconda metà del XV secolo.
La chiesa conserva un ciclo di AFFRESCHI tardogotici che ricopre l’intera superficie della cappella presbiteriale. Sulle vele della volta sono rappresentati i quattro Padri della Chiesa : ad est san Girolamo, a sud sant’Ambrogio, ad ovest san Gregorio Magno, a nord sant’Agostino. Le figure occupano l’intero spazio delle vele, sono sedute su troni architettonici con scrittoio su predella, sono impaginate da fasce squamate ed iridate e sottolineano i costoloni della crociera. Nel fondale è presente un basso muretto e dietro la testa di ognuno il solito triangolo azzurro a campitura uniforme che si aggancia ai modi tardo gotici di fine Quattrocento.
Sulle pareti sono rappresentate le storie della Vergine; la lettura del ciclo prende origine dalla parete nord dove illustra nella fascia superiore lo sposalizio di Gioacchinio ed Anna, la cacciata di Gioacchino dal Tempio; nella fascia inferiore un episodio perduto, l’incontro di Giacchino ed Anna alla porta Aurea. Nella parete sud vi è nella lunetta la presentazione di Maria al tempio; nella fascia inferiore: natività, adorazione dei Magi con devoto committente, fuga in Egitto. Nella parete est si trova l’assunzione della Vergine ed una pala fittile con Madonna con Bambino e Santi, probabilmente di un pittore gaudenziano. Nel sott’arco busti di profeti (si riconosce Isaia nel settore sud). Sulle pareti nord e sud della navata la Vergine con il Bambino e Santi e Sante.

Il CASTELLO DELLA PORTA si trova nella parte alta dell’abitato, presso il Municipio. Di origine medievale, ma rimaneggiato da Maurizio Della Porta nel XIX secolo; oggi é diventato casa di riposo per anziani. Dell’originario edificio resta una torre.

Informazioni:
Sulla omonima strada che collega Suno con la frazione Baraggia. Comune, tel. 0322 885511 o Parrocchie, tel. 0322 85154 oppure 0322 8502

Links:
http://www.comune.suno.novara.it

http://www.provincia.novara.it/comuni/suno.php

Fonti:
Notizie e foto tratte dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
26/12/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Suno (NO) : Antica pieve di San Genesio e lapidi romane

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Storia del sito:
I numerosi ritrovamenti del periodo romano; i recenti scavi presso la cascina Rinalda (dove è stato scoperto un piccolo insediamento rustico del I sec. d.C.), i ritrovamenti in occasione della costruzione del metanodotto lasciano testimonianze che Suno fosse abitato fin dal periodo del Bronzo e fosse un importante centro in età romana sulla strada Suno – Cressa. Attorno alla chiesa di San Genesio furono ritrovate numerose are e cippi votivi, testimonianza quindi di un santuario rurale di venerazione polivalente che venne sostituito, in periodo cristiano, da un santuario rurale, al quale si sovrappose la pieve intitolata al martire del IV sec. san Genesio.
La chiesa, già menzionata come capo pieve, con fonte battesimale, nell’XI secolo, viene di nuovo ricordata nel 1132 in una bolla di Innocenzo II e poi ancora nelle “Consignationes” del 1347. Purtroppo la zona, conosciuta come prato degli Ariani, era ricca d’acqua (come testimonia la radice del termine, indeuropeo “ar” che significa acqua) e questo ha comportato un veloce degrado degli arredi e della struttura architettonica. Il vescovo Bascapè durante la visita pastorale del 1595 la descrive “…di struttura antica, a tre navi con pavimento adatto, ma solo nella nave centrale, mentre nelle altre è rustico…”. La facciata è corredata di tre porte, in corrispondenza di ogni navata, quattro sono le finestre; che in seguito agli ordini vescovili dovranno essere chiuse, ad eccezione di una. L’orientamento nella chiesa originaria era ovest-est, a tre navate absidate, preceduta da un portico che le collegava all’ottagonale battistero dedicato a San Giovanni. Risulta ancora, che la navata centrale era divisa dalle laterali da grossi pilastri e, nel coro, proprio dietro l’altare maggiore, vi era la tomba che raccoglieva le reliquie di San Genesio. Dalla descrizione del vescovo Speciano il campanile appare “de novo aedificatum” (presumibilmente soprelevato). Un portico, ricoperto da coppi e sorretto da colonne in serizzo (pietra granitica) era antistante la facciata, attiguo il battistero di San Giovanni, descritto come ampio e rotondo, raggiungibile attraverso tre gradini in discesa e coperto da un ciborio piramidato, demolito nel 1840 perchè ormai fatiscente.
La chiesa subì i primi interventi già alla fine del Cinquecento e nei primi anni del Settecento venne profondamente mutilata. Nel 1843 venne demolita la facciata ed il coro; le navate vennero ridotte ad una e venne cambiato l’orientamento, ora nord-sud.
La torre campanaria, che non cambiò mai posizione, a sezione quadrata, fu rialzata nel XIII e XV sec. e venne gravemente dannggiata da un fulmine nel 2012.

Descrizione del sito:
L’antica parrocchiale e pieve di San Genesio (conosciuta dai sunesi anche come chiesa del diavolo) si presenta oggi in precarie condizioni strutturali. É a navata unica, ampia, con un presbiterio profondo, in cui si apre una piccola sacrestia. All’esterno, sul fianco sud, è ancor oggi visibile un tratto di muratura decorato con archetti pensili a gruppi di due, scandito da lesene. La muratura dell’edificio è piuttosto irregolare ed è composta da ciottoli e frammenti di mattoni disposti in corsi orizzontali, con piccoli tratti a spina di pesce. La critica, considerando ciò che resta dell’apparato murario, data l’edificio alla prima metà dell’XI secolo.
All’interno della chiesa rimane l’affresco -in precario stato di conservazione- di un anonimo locale, datato 1475 e già fatto restaurare nel 1856, posto nell’altare della Madonna raffigurante la Vergine in trono col Bambino tra san Genesio, san Michele che trafigge una serpe ed un Santo (poco riconoscibile, forse Bernardo) che scaccia il diavolo. Sotto l’affresco vi è la tomba della famiglia Della Porta. Un altro affresco, settecentesco, copre la volta della navata maggiore.

Descrizione dei ritrovamenti:
Le iscrizioni risalgono al II sec. d.C. e testimoniano la presenza di nomi romani appartenenti alla famiglia Libia, Terenzia, Giulia e Valeria frammisti a nomi e cognomi di origine indigena. Le are avevano una forma a cippo quadrilatero lungo circa 0,80 cm, largo 0,45 e spesso 0,30 solitamente di marmo o di serizzo. Queste ultime, per la caratteristica di essere facilmente sfaldabili, riportano solo dediche; invece quelle in marmo sono elegantemente decorate con festoni, fogliami a voluta, rappresentanti a volte il rito sacrificale od i simboli di esso (coppa e patera) con incise a bei caratteri le dediche. Per lo più da esse si deduce il rito ed il culto a Giove, Ercole, Mercurio e una rara dedica alle Matrone.
Il Comune di Suno conserva nell’atrio del palazzo comunale una bella ed elegante ara alta cm 60, larga e profonda cm 27, rinvenuta nel 1866 fra le fondamenta del coro della chiesa di San Genesio. Ai lati mostra scolpiti in rilievo un vaso e dall’altro una patera. Dalla lettura che ne fece lo storico Momnsen, la scritta è: “HERCVLI BRAVNTUS PRIMIGEN VALE”, infranta nella parte inferiore che lascia incompleto il cognome indigeno Braunto, che fece un sacrificio ed eresse un’ara ad Ercole per la sua guarigione.

Luogo di custodia dei materiali:
Le are ed i cippi rinvenuti nella zona della pieve di san Genesio e nel territorio di Suno furono in parte salvate dalla distruzione perché utilizzate come materiale di recupero per la costruzione del campanile e della chiesa, oppure perché incastrate nel muro del castello, oppure utilizzate per la chiesa di san Michele. Tutto questo materiale costituì un primo nucleo del Museo Patrio di Suno, costituitosi nella seconda metà dell’Ottocento. I reperti, in seguito, vennero collocati nel Museo Lapidario del Broletto di Novara e restaurati nel 1996.

Informazioni:
La chiesa si trova alla periferia del paese e precisamente lungo la strada che collega il centro abitato con il comune di Vaprio D’Agogna.  Comune, tel. 0322 885511 o Parrocchia, tel. 0322 85154 oppure 0322 85021

Links:
http://www.ssno.it/html/arno/aromnov73.htm

https://comune.suno.novara.it

https://www.turismonovara.it/it/ArteStoriaScheda?Id=19

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2007 dai siti sopra indicati e da http://www.veveri.it/guida/suno.htm
Foto in altro prima del crollo del campanile.

Data compilazione scheda:
26/12/2007 – aggiornam. maggio 2014

 Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Sizzano (NO) : Ricetto

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Storia del sito:
Nel 1152 l’imperatore Federico I Barbarossa confermava al conte Guido di Biandrate la giurisdizione su quelle terre di cui già faceva menzione il diploma di Corrado III del 1140-1141, nelle valli dell’Ossola, della Valsesia e molti altri luoghi fuori del Novarese. Sono questi i primi documenti sui quali ci si può basare per ipotizzare la presenza di un castello a Sizzano. È probabile che le fortificazioni siano state costruite attorno alla pieve di San Vittore, con il suo piccolo cimitero, citata in una bolla di Innocenzo II dell’anno 1000, a conferma del possesso del vescovo di Novara; le notizie relative al castello sono invece più tarde.
Il luogo risulta totalmente distrutto nel 1362 durante le guerre tra marchese del Monferrato e Visconti; l’impianto delle fortificazioni oggi visibili dovrebbe quindi risalire alla fine del XIV secolo.
Sizzano planimetria Dalle mappe del XVIII e XIX secolo si può rilevare l’area che il sito (denominato “castello”) occupò fino alle demolizioni della torre-porta e delle cellule limitrofe avvenute intorno al 1867-1870. La fortificazione aveva struttura irregolarmente anulare con un unico ingresso verso occidente, era attorniata da un fossato pieno d’acqua, esternamente al quale correva una striscia di terreno sgombro da edifici. Il centro era occupato dalla chiesa pievana, attorno alla quale la superficie all’interno delle mura ospitava costruzioni disposte a raggiera. Il perimetro della fortificazione è coincidente con il muro esterno delle costruzioni ed il fossato perimetrale fu occupato nel XIX secolo da bassi fabbricati.
All’epoca in cui fu costruito, il “castrum” (così è definito nei documenti più antichi) di Sizzano non era un vero “ricetto” (nell’accezione di recinto fortificato destinato a essere occupato dalla popolazione solo in caso di pericolo), perché fu abitato in modo stabile e continuativo; soltanto nell’età moderna fu a poco a poco abbandonato e i suoi edifici, rimasti in gran parte liberi, furono adibiti a dimora e magazzini di derrate agricole. Tra i vari studiosi vi sono differenti interpretazioni. Oggi localmente è indicato come “ricetto”.

Descrizione del sito:
Per tutto il perimetro esterno sono visibili le murature di ciottoli posti a spina di pesce intervallati da corsi di laterizio.
Le cellule interne, a cortina semplice o doppia, sono state conservate come impianto e come planimetria e sono state in parte restaurate in tempi recenti. Sono a due piani, della tipologia tipica della zona, con scala esterna per accedere al piano superiore.

L’antica pieve, ora PARROCCHIALE DI SAN VITTORE, sorge al centro dell’antico ricetto. A metà del secolo XVII l’edificio fu ricostruito nelle forme in cui ancora oggi si presenta, ingrandita a spese di alcune cellule edilizie; è a tre navate divise da archi sostenuti da colonne di pietra, con ampio presbiterio e coro fiancheggiato da nove cappelle laterali, alcune delle quali edificate nel XVIII e XIX secolo. All’interno decorazioni ed arredi sei-settecenteschi. Attualmente è in corso il rifacimento del pavimento della chiesa.
Il CAMPANILE è la massiccia torre campanaria tardomedievale, decorato da archetti pensili a tutto sesto che scandiscono i piani, cui si aggiunse nel Seicento una cella campanaria di forme classiche.

Descrizione dei ritrovamenti:
Nella parrocchiale era conservata (ora depositata presso la Soprintendenza ai beni culturali) una lastra in marmo con duplice iscrizione: romana del II sec. e paleocristiana (Aucusta) del VI secolo, vedi www.comune.sizzano.no.it

Informazioni:
Piazza Prone, Via Cerchie Vecchie.  Comune, tel. 0321 820214

Link:
http://www.comune.sizzano.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=1190

Bibliografia:
DESSILANI F., Sizzano un paese attraverso i secoli, Comune di Sizzano, s. d. (Disponibile presso la Biblioteca Comunale)
AA.VV., Paesi fra collina e Sesia, Edizioni prov. di Novara, NO, 1995
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978

Fonti:
Notizie e fotografie in parte tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
28/10/2006 -aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Sizzano (NO) : reperti romani

Storia e descrizione del sito:
Nelle vicinanze dell’abitato è stata scavata una VILLA RUSTICA romana del I sec. d.C., con un grande cortile pavimentato che, sul lato della zona residenziale, aveva un porticato antistante locali con pavimento in cocciopesto. L’edificio fu varie volte ristrutturato e nel IV –V secolo venne costruita un’aula absidata, probabile luogo di culto.

Informazioni:
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Bibliografia:
SPAGNOLO GARZOLI G.; GAMBARI F.M., Tra terra e acque. Carta archeologica della Provincia di Novara, Novara 2004

Fonti:
Fotografia dal sito https://notiziaoggi.it/attualita/sizzano-scopre-la-sua-villa-romana/del 31 maggio 2018.

Data compilazione scheda:
4 maggio 2014 – aggiornamento maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Sizzano (NO) : Chiesa di San Grato

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Storia del sito:
La chiesa di San Grato fu edificata dove al tempo vi era l’ingresso occidentale del paese, presso il ponte sulla Canturina e sulla Mora, che per lungo tratto scorrono parallele e vicinissime. La posizione della chiesa fa pensare che essa sia sorta ormai verso la fine dell’età medievale, quando la “strada novarese”, che tra Briona e Romagnano costeggiava la Roggia Nuova (poi detta Mora), aveva preso il posto delle più antiche e tortuose strade di collina.
La chiesa svolgeva il duplice compito di vigilare l’accesso occidentale del villaggio e di offrire riparo e sosta ai viandanti. La scelta del titolare obbediva ai bisogni della gente di campagna: il santo, vescovo di Aosta, era generalmente invocato contro la grandine e i danni provocati dai fulmini.
Il più antico documento che menziona la chiesa pare essere un atto del dicembre 1564; tuttavia l’edificio è più antico di circa un paio di secoli, perché mostra caratteristiche di uno stile di passaggio dal romanico al gotico nella decorazione laterizia dell’unica abside oggi rimasta.
La vicinanza dei due corsi d’acqua fu sempre deleteria per la chiesa: a fine Cinquecento si notava che l’umidità corrompeva le pareti, specie presso l’altare, e che l’intero edificio era invaso dalle acque del fiume durante gli straripamenti frequenti; le tre navate non avevano né soffitto né pavimento; il tetto necessitava di urgenti riparazioni. Così, verso il 1594, fu murata la porta grande in facciata per impedire che le acque penetrassero in chiesa, mantenendo aperto un accesso laterale. Restauri radicali furono svolti attorno al 1620: il tetto venne rifatto, le tre navate furono pavimentate, le pareti intonacate, le navate laterali innalzate in modo da raggiungere gli spioventi di quella centrale; nella navata nord vennero aperte tre ampie finestre rettangolari. In quegli anni probabilmente fu aperta la grande finestra sopra l’arco dell’abside maggiore, che venne più recentemente murata per motivi di statica. Nel 1670 venne ricavata una piccola sacristia chiudendo l’absidiola della navatella meridionale. Nuovi restauri avvennero nel 1792. Non sembra che la chiesa abbia svolto funzioni di parrocchiale, anche se fu molto frequentata.
Nel 1835, manifestatasi una grave epidemia di colera, fu adibita a ospedale. Da quel momento la chiesa fu progressivamente ridotta a usi profani; definitivamente sconsacrata, venne poi affittata a un falegname. Nel XX secolo fu destinata a locale di proiezioni cinematografiche e poi a sede del peso pubblico; fu persino privata di due delle tre absidi (quella maggiore e quella settentrionale) e alterata nelle strutture murarie. L’interno, in parte tramezzato per ricavarvi ambienti di uso diverso, conserva ancora alcuni affreschi.
Oggi il Comune ha avviato il recupero dell’edificio per conservarne la testimonianza storica e artistica e per utilizzarne il locale a fini culturali.

Descrizione del sito:
La chiesa ha tre navate, in origine absidate, sorrette da ampi e bassi arconi a tutto sesto impostati su tozzi pilastri laterizi, illuminata da un grande oculo in facciata. Vi sono cornici di mattoni decorate da un motivo ad andamento triangolare sull’unica abside rimasta.
Nell’absidiola meridionale vi sono gli AFFRESCHI raffiguranti il Cristo benedicente dipinto al centro del semicatino, di disegno più antico; alla parete si leggono ancora abbastanza bene le figure di un Presepe, opera di maestranze locali del XV secolo.
Altre pitture, seicentesche, nelle pareti: san Lorenzo e una Santa sopra l’arco trionfale della navata centrale, san Rocco tra il primo e il secondo arcone verso nord.

Informazioni:
Via Mazzini. Attualmente nell’edificio sconsacrato sono in corso lavori di ristrutturazione; Comune tel. 0321 820214

Link:
http://www.comune.sizzano.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=1191

Bibliografia:
DESSILANI F., Sizzano un paese attraverso i secoli, Comune di Sizzano, s.d. (Disponibile presso la Biblioteca Comunale)
AA.VV., Paesi fra collina e Sesia, Edizioni prov. di Novara, NO, 1995

Data compilazione scheda:
27/10/2006 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Sillavengo (NO) : Chiese di Santa Maria Nova e di Santa Maria Vetere

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Storia del sito:
La piccola chiesa di SANTA MARIA NOVA fu edificata probabilmente alla fine del XIV secolo dalla famiglia dei De’ Capitaneis, che la adibì a oratorio. La Chiesa è stata restaurata ed attrezzata a sede di mostre d’arte.

La chiesa di SANTA MARIA VETERE è di epoca romanica, come il campanile. Verso la fine del XV secolo fu arricchita da vari affreschi; nel secolo successivo le viene addossata una cappella in onore di San Germano, anch’essa ricca di dipinti murali. In questo modo si spiega la denominazione di “San Germano al cimitero” con la quale è conosciuta la chiesa dalla popolazione locale. Dell’originaria struttura si conserva ben poco in quanto è stata oggetto di varie modifiche e rifacimenti nel corso dei secoli.

Descrizione del sito:
SANTA MARIA NOVA.
L’edificio ha un’aula unica con abside semicircolare. Le mura esterne sono realizzate con ciottoli di fiume per la maggior parte disposti a spina di pesce e intervallati da fasce di mattoni. Anticamente sulla facciata era visibile un affresco che rappresentava il Giudizio Universale, completato da fasce esterne di ornamento, purtroppo ora difficilmente visibile.
L’interno è ricco di AFFRESCHI e decorazioni risalenti al XV e XVI secolo. I più importanti si possono ammirare nel catino absidale ove campeggia un’immagine del Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti. Interessante la raffigurazione della Passione di Cristo posta sull’arco trionfale. Le pareti laterali sono completamente affrescate con figure di santi purtroppo poco leggibili, una Madonna si trova alla destra dell’entrata.

Informazioni:
Santa Maria Nova è a est del paese:

La chiesa di Santa Maria Vetere si trova nel cimitero. Info Parrocchia tel. 0321 825444

Link:
http://www.provincia.novara.it/Editoria/EditoriaDoc/oratori/sillavengo.htm

http://www.comune.sillavengo.no.it S.Maria Nova

https://www.comune.sillavengo.no.it S. Maria Vetere

Bibliografia:
M.R. FAGNONI (a cura di), Alla scoperta di antichi Oratori campestri, Provincia di Novara, Novara. 2003

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
4/12/2006 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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San Nazzaro Sesia (NO) : Abbazia dei Santi Nazario e Celso

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Storia del sito:
Il piccolo centro di San Nazzaro conserva ancora l’aspetto originale dei paesi agricoli e si estende attorno alla secolare Abbazia dei Santi Nazario e Celso che venne fondata tra il 1039 e il 1053 da Riprando, vescovo di Novara appartenente alla famiglia dei conti di Pombia, signori di Biandrate. Secondo la tradizione, il complesso fu edificato sui resti di un precedente monastero. La particolare posizione geografica lungo la “via Regis” e la prossimità ad uno dei guadi del Sesia le conferì un importante ruolo strategico nei conflitti che, nel XIII e XIV secolo, impegnarono Novara e Vercelli e per questo motivo nel corso del Duecento il complesso abbaziale venne fortificato. L’abbazia riuscì a sfruttare al meglio la sua posizione e a rimanere per lungo tempo un centro di ricchezza materiale e spirituale.
Agli inizi del XV secolo, allo scopo di difendere i massari da scorrerie ed attacchi, l’abate Michele Scamozzi iniziò la costruzione di un ricetto. La sua opera fu continuata nel 1429 dall’abate Antonio Barbavara che, tentando di invertire il processo di decadenza della vita religiosa ed economica dell’abbazia, la ricostruì quasi completamente. La planimetria precedente fu conservata quasi integralmente, ma il complesso venne caratterizzato da linee tardo gotiche quattrocentesche. In stile romanico sono l’alta torre campanaria e il quadriportico che non furono intaccati dai lavori di ricostruzione. Una lapide, posta nell’abside della chiesa, ricorda le benemerenze dell’abate come costruttore delle mura, dell’edificio ecclesiastico e del chiostro. Egli migliorò l’organizzazione agricola con l’introduzione di nuove colture e la bonifica di alcuni terreni circostanti; si fece anche edificare un palazzo signorile dove riceveva illustri personaggi per soggiorni e banchetti. Fu l’ultimo a risiedere nell’abbazia: alla sua morte, nel 1467, questa fu concessa ad abati commendatari, che raramente la visitarono. Il complesso, che già ai tempi del Barbavara non ospitava più monaci, decadde gradualmente.
Il fisco cercò di incamerare i beni dell’abbazia nel 1614, senza riuscirvi. Nel 1801, in seguito alle soppressioni napoleoniche, l’abbazia fu venduta ai fratelli Isnard, che la utilizzarono come cascina. Fu nei primi anni del Novecento che si risvegliò l’interesse nei confronti del complesso monastico: gli edifici furono riscattati ad opera dei parroci e nel 1958 furono iniziati i lavori di restauro, che hanno interessato anche le fortificazioni.
Altre rilevanti testimonianze della precedente costruzione romanica sono state portate alla luce dai lavori di restauro degli anni tra il 1950 e il 1960.

Descrizione del sito:
L’antica fondazione benedettina ha conservato gli elementi caratteristici della struttura difensiva e costituisce un raro ed espressivo esempio della tipologia di abbazia fortificata.
Oltre ad una parte della cinta muraria, si è conservata la TORRE d’accesso, mozza, del XV sec. e, accanto a questa, un QUADRIPORTICO costituito da due imponenti corpi paralleli che si innestano sulla facciata della chiesa: questi erano le due fiancate superstiti del romanico nartece, quindi la parte più antica del complesso. Il quadriportico mostra una tecnica costruttiva che alterna fasce in mattoni a corsi di pietra disposti a spina di pesce, simile a quella della possente TORRE CAMPANARIA romanica, a pianta quadrata, appartenente alla primitiva chiesa del secolo XI, che si eleva a sinistra della Chiesa con sei specchiature scandite da una serie di archetti pensili.
In fondo al quadriportico, la CHIESA, che risale al XV secolo, ha la facciata con il rosone decorato da formelle in cotto che disegnano raffinati motivi. Il portale sottostante, decorato in maniera analoga, rivela un disegno che sembra integrare aspetti rinascimentali e tardo gotici. All’interno, composto da tre navate con volte a crociera costolonate, affreschi restaurati della seconda metà del 1400: nella seconda campata a destra è raffigurato san Nazzaro a cavallo su sfondo di paesaggio, fiancheggiato da santa Caterina e san Rocco a destra, e san Celso e un martire a sinistra, datato 1480, riconducibile, secondo la critica, a Giovanni Antonio Merli. In fondo alla navata destra un altro affresco raffigura la Madonna in trono con Bambino, ai lati angeli musicanti, inseriti in un’insolita struttura architettonica fra san Sebastiano a destra e sant’Agata a sinistra.
Il CHIOSTRO quadrangolare, formato da grandi arcate con volte a crociera, si estende a sinistra della Chiesa e possiede pregevoli decorazioni in cotto e, sotto il portico del lato adiacente alla Chiesa, un interessante ciclo di affreschi riguardante le “Storie della vita di San Benedetto”, commissionati dall’abate Antonio Barbavara.

Informazioni:
Via A. Barbavara n.8. Tel. 0321 834073;  email: info@abbaziasannazzarosesia.it

Link:
https://www.abbaziasannazzarosesia.it/
https://www.abbaziasannazzarosesia.it/gli-affreschi (per immagini degli affreschi)
http://www.comune.sannazzarosesia.no.it

Bibliografia:
AA.VV., L’abbazia di San Nazzaro Sesia, Soc. Storica Novarese ed., Novara, 1965
ROMANO G. (a cura di), Piemonte romanico, Banca C.R.T., Torino, 1994

Fonti:
Pagina web sopra indicata e le pagine successive, da cui sono tratte le notizie e le fotografie.

Data compilazione scheda:
11/10/2005 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

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Romagnano Sesia (NO) : Torrione del pretorio e resti del ponte medievale

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Storia del sito:
Romanianum vanta origini romane documentate da rinvenimenti archeologici dei primi secoli dell’Impero. Il paese fece poi parte della Marca d’Ivrea e fu donato nell’882 alla Chiesa di Vercelli dall’imperatore Carlo III e successivamente infeudato ai Marchesi di Romagnano da Federico I (1163). All’inizio del Mille venne fondata l’Abbazia benedettina di San Silvano. Nel 1198 la popolazione si aggregò in nucleo urbano cinto da mura, a cui il Comune di Novara concesse la dignità di Borgo. Passò in seguito nelle mani dei Visconti con i quali il borgo rifiorì economicamente e attraversò un lungo periodo di pace. Dopo una parentesi di 400 anni circa, in cui fu prima dei Tornielli e poi dei Barbavara, ritornò ai Visconti. Dopo alterne vicende, finì ai Savoia.
Romagnano, nel suo nucleo antico, conserva il tipico impianto urbano medievale e alcuni resti di edifici, come la Torre del Pretorio, i resti del Ponte Medievale e della chiesa di San Pietro.

Descrizione del sito:
Il TORRIONE DEL PRETORIO è una torre a pianta quadrata. La sopraelevazione è sicuramente ascrivibile al 1466. Situata nel cuore del paese, fu la residenza dei Marchesi Romagnano, famiglia arrivata in Italia secoli prima al seguito dei Carolingi e che trasse il nome del proprio casato dal luogo. Successivamente divenne residenza del “Pretore” o “Podestà”, colui che era incaricato di amministrare i beni del feudo per conto dei marchesi. La torre è quel che resta di un quadrilatero fortificato all’interno del quale si sviluppò il borgo storico. A difesa della fortezza vi erano anche alcuni fossati, riempiti agli inizi del sec. XIX per formare rispettivamente quelle che oggi sono Piazza Cavour e Via 1° Maggio.
Evidenti sono i caratteri quattrocenteschi della struttura: le mura costituite da ciottoli spesso disposti a spina di pesce, le caditoie e il coronamento superiore. La parte più bassa del torrione sembra appartenere a un edificio più antico, forse un preesistente castello.
In corso Marconi, negli edifici ai n° 21 e 23 si sono conservate due monofore ogivali con decorazioni in cotto.

Il PONTE MEDIEVALE è una struttura del XII secolo, situato lungo la strada che conduce in Valsesia, all’uscita del paese, destinata a collegare Romagnano attraversando il fiume Sesia. Il ponte fu utilizzato per il transito fino al 1223, anno in cui venne distrutto sulla base di un accordo di pace tra Novaresi e Vercellesi. Oggi i resti di quella struttura, che pare fosse composta in origine da circa sessanta arcate, sorgono isolati in un parco verde, lontano dal fiume il cui letto venne spostato nel 1655 allo scopo di tutelare il centro abitato dalle pericolose piene.
Le tre arcate rimaste, definite dalla tradizione popolare come “le porte dei peccati” o anche “le porte dei diavoli”, hanno una datazione piuttosto incerta: secondo alcuni risalirebbero all’epoca romana, secondo altri sarebbero invece state costruite nel sec. XII per volere del Comune di Novara.
Le tre arcate sono costituite con ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, cementati con malta di calce, si presentano inclinate verso la sponda destra, pur mantenendo una direzione perpendicolare rispetto al preesistente corso del fiume: dunque probabilmente il ponte non venne edificato collegando tra loro i punti più vicini delle opposte sponde, bensì seguendo una linea particolare che consentisse di poggiare i basamenti su delle rocce affioranti, tesi avvalorata anche dalle differenti dimensioni d’apertura delle stesse arcate.

RUDERI DELLA CHIESA ROMANICA DI SAN PIETRO si trovano lungo la strada che conduce da Ghemme a Romagnano. A una navata con abside, aveva il tetto ricoperto di coppi; della costruzione originaria rimane oggi soltanto una parte del campanile con i ciottoli disposti in corsi regolari. Racconta il Verzone che all’interno erano visibili tracce di affreschi romanici.

Informazioni:
Il Torrione, o Pretorio, è nel centro storco, via 1° Maggio.

I resti del ponte si trovano nei pressi della strada che da Romagnano conduce in Valsesia.  Comune di Romagnano Sesia, tel. 0163 826869 oppure 335 7741123 (Pro Loco)

Link:
http://www.comune.romagnano-sesia.no.it/ComGuidaTuristica.asp

Fonti:
Notizie e foto tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
04/06/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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