Provincia di Novara

Vinzaglio (NO) : necropoli gallica

vinzaglio

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
Rinvenimento casuale di due tombe galliche a cremazione scoperte in occasione di lavori agricoli sul confine tra i comuni di Vinzaglio e Borgo Vercelli a Sud della statale Novara-Vercelli. Le due tombe erano collocate al centro di un semicerchio di altre tombe a cremazione, prive di corredo. Due tombe di cui una con cuspide di lancia, frammento di coltello, spada ed elmo in ferro con paranuca applicato e paragnatidi. Sull’elmo sono riscontrabili riparazioni occasionali probabilmente dovute all’uso in combattimento, come nel caso del fissaggio di una paragnatide rotta, mediante un chiodo, alla superficie esterna dell’elmo. Nell’altra tomba è documentata un’altra spada frammentaria in ferro. Seconda età del Ferro (fine II – inizi I sec. a.C.).

Luogo di custodia dei materiali:
I reperti sono conservati a Torino nel Museo di Antichità ( archeologico).

 

Descrizione del sito:
CASTELLO SELLA (Sec. XI) Proprietà Privata – visibile solo dall’esterno. Notizie documentate della località denominata “Viguciallum” e del Castello posto all’interno del “castrum” risalgono al 1011. Vari, nel corso dei secoli, furono i feudatari di questa piccola ma interessante località dal punto di vista strategico perché posta sulla riva sinistra del fiume Sesia e sul confine tra le terre pavesi e novaresi.
Il Castello Sella sorge su un dosso alluvionale del fiume Sesia, ai margini dell’abitato. Ora dell’antico fortilizio del XIII secolo rimangono soltanto i resti di tre torri e parte di murature, nei pressi dell’attuale castello rinascimentale. Nel corso del XIX secolo l’edificio divenne proprietà della famiglia Sella che lo restaurò e modificò secondo i canoni e la funzionalità di una residenza aristocratica di campagna. Attualmente la maestosa dimora, privata, si presenta in stato di degrado.

Informazioni:
Comune tel. 0161 317127

Links:
http://www.comune.vinzaglio.no.it/

http://www.sitbiella.it/novara/schede.php?comune=vinzaglio

Bibliografia:
MANDOLESI A., Paesaggi archeologici del Piemonte e della Valle d’Aosta, Editurist, Torino 2007
Per approfondire vedi le schede e relativa bibliografia nel sito al n° 2.

Fonti:
Fotografia da http://www.sitbiella.it/novara/libro/pagine/studi_di_sintesi/evoluzioneTrasformazione/page80.html

Data compilazione scheda:
30 novembre 20011 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

Vicolungo (NO) : Oratorio di San Sebastiano

vicolungo_sebastiano facciata

Storia del sito:
Non si hanno notizie certe circa l’origine dell’edificio. Il primo documento risale al 1723 e più esattamente al “Catasto Teresiano” ove viene riferita la presenza della “chiesetta di San Sebastiano”. Successivamente, nel catasto Rabbini del 1869, viene classificata come “casa rurale” di proprietà dei Conti di Barbavara. All’inizio del XX secolo l’edificio diventa di proprietà della famiglia Caffino che ancora oggi si occupa della sua conservazione.
Recentemente i proprietari si sono impegnati in grandi opere di restauro che hanno riportato alla luce affreschi all’interno e sulla facciata.

Descrizione del sito:
Sulla parte superiore della facciata a capanna sono stati restaurati una delicata Annunciazione e un san Rocco.
La cappelletta, a pianta rettangolare, originariamente era composta da due ambienti separati da un arco e con diverso tipo di soffittatura. Il soffitto posto a sud è coperto da un’orditura lignea a vista mentre quello a nord è con volta a crociera. I due affreschi parietali interni raffigurano san Giovanni Battista e, forse, san Defendente che regge un castello. Gli affreschi dell’oratorio, secondo il giudizio di alcuni critici, sono di epoca tardo quattrocentesca e assegnabili a Tommaso Cagnola.

Informazioni:
La cappella è di proprietà privata. Info Comune tel. 0321 835126

Links:
http://www.turismonovara.it/ArteStoria.asp

http://www.provincia.novara.it/Editoria/EditoriaDoc/oratori/vicolungo_seb.htm

Bibliografia:
FAGNONI M.R., (a cura di) Alla scoperta di antichi Oratori campestri, Provincia di Novara, Novara,2003

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
07/06/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

vicolungo_seb1

vicolungo_seb3

vicolungo_seb2

Vicolungo (NO) : Oratorio di San Martino

vicolungo_est1

Storia del sito:
L’oratorio sorge ove un tempo vi era l’antico abitato di San Martino di Zuxiana o Zusianga. È una costruzione romanica risalente al XII secolo, ad aula unica che termina con abside semicircolare, coperta da tetto a capanna. L’edificio presenta una evidente sopraelevazione dei muri perimetrali e del tetto.
AFFRESCHI del XV secolo sono visibili nella zona absidale e nei suoi lati, unici sopravvissuti al parziale crollo della chiesa avvenuto nel 1895 in seguito a una nevicata.
Nel 1995 il Comune provvide ai restauri.

Descrizione del sito:
Sono rimasti dell’originaria costruzione romanica parte dei muri perimetrali e l’abside semicircolare che presenta due finestrelle centinate a feritoie e archetti pensili in gruppi di tre.
Nella volta dell’abside vi è l’affresco che rappresenta il Cristo Pantocratore nella mandorla iridata con a fianco gli evangelisti e i loro simboli. Nel cilindro absidale vi è una doppia fascia con sopra i busti dei profeti e sotto gli Apostoli. Ai lati dell’abside sono raffigurati a sinistra l’Arcangelo Michele che toglie le anime al demonio e a destra una Madonna in trono con Bambino.
L’attribuzione degli affreschi è incerta: alcuni studiosi riconoscono gli autori in Giovanni e Luca De Campo, attivi nella seconda metà del XV secolo.

Informazioni:
Nel cimitero, a sud dell’abitato, Via IV Novembre. Info Parrocchia tel. 0321 835139

Links:
http://www.turismonovara.it/ArteStoriaScheda.asp?Id=46

http://www.provincia.novara.it/Editoria/EditoriaDoc/oratori/vicolungo.htm

Bibliografia:
M.R. FAGNONI (a cura di), Alla scoperta di antichi Oratori campestri, Provincia di Novara, Novara. 2003

Fonti:
Notizie e immagini sai siti sopra indicati e (ultima fotografia) da novartestoria.wordpress.com

Data compilazione scheda:
28/6/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

vicolungos_martino_aff1

vicolungos_martino_affre

Vicolungo (NO) : Chiese di San Giorgio e Santa Maria delle Grazie

vicolungo s giorgio

Storia dei siti:
La chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, posta su un rialzo con gradini rispetto alla strada, risale al XII secolo, ma fu rimaneggiata nel XVII.
La chiesa di Santa Maria risale al XV secolo e conserva affreschi coevi; all’interno, a destra, una piccola porta immette nell’Oratorio dei Palazzi, che è un ambiente quadrato ricchissimo di affreschi e stucchi del sec. XVII.

Descrizione dei siti:
LA PARROCCHIALE DEDICATA A S. GIORGIO è un edificio che presenta sul lato sud elementi architettonici romanici: decorazioni ad archetti in cotto e nella navata centrale finestrelle monofore parzialmente coperte. Il muro della navata destra presenta grossi contrafforti e ampi finestroni seicenteschi; la bassa fila di archetti denota la sopraelevazione del tetto. Su quel muro, ormai piuttosto danneggiati dal tempo e dall’incuria, vi sono due affreschi quattrocenteschi di scuola locale: un san Giorgio che salva la donzella dal drago e un san Cristoforo con Gesù bambino sulle spalle.
L’edificio presenta una facciata semplice, seicentesca, tripartita da lunghe lesene verticali e sopraelevata nella parte centrale con al colmo due statue in cotto e la croce. Sul portale centrale un affresco con Madonna e Santi. Sul fianco sinistro un basso edificio fa corpo con la chiesa (probabilmente un precedente antico ossario). Un bel campanile quadrato con orologio e campane termina con una cuspide conica.
L’interno della chiesa si presenta a quattro navate asimmetriche: due a sinistra della navata centrale e una a destra. Prevale un aspetto barocco parzialmente rimaneggiato nel tardo ottocento specie nelle decorazioni pittoriche. Le pareti della navata centrale poggiano su pilastri circolari. Il soffitto a volta ha nicchie triangolari sui fianchi. Gli affreschi sono opera tardo ottocentesca con raffigurazioni di santi in grossi tondi. Altari e arredi sono di epoca barocca.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE E ORATORIO DEI PALAZZI
L’intero complesso è stato recentemente restaurato. All’esterno il lato sulla strada presenta la facciata, intonacata di bianco, con una porticina d’entrata e in alto due ampie finestre rettangolari e sul cornicione del tetto due pinnacoli. Sul retro la navata della chiesetta e l’abside sono in mattoni a vista; a lato un piccolo campanile.
L’interno è diviso in due ambienti distinti: la chiesa vera e propria e, sulla destra, l’aula detta “Oratorio dei Palazzi”. La chiesa è ad aula unica con soffitti a crociera. Fregi in cotto ornano le pareti e gli altari laterali. L’altare maggiore e l’abside ospitano gli affreschi più antichi che risalgono al XV sec. Nel catino absidale il Cristo Pantocratore nella mandorla con a lato i simboli degli Evangelisti. La volta a tutto sesto ospita riquadri con scene sulla vita della Madonna disposti a fasce, mentre l’intradosso dell’arco ospita i Profeti.
Sulla parete destra a fianco dell’altare vi è un dipinto quattrocentesco raffigurante: una Madonna con Bambino, san Rocco, san Bartolomeo (rappresentato senza pelle), a lato altri due Santi.
Il cilindro absidale ospita una Madonna in trono con Bambino circondata da vescovi e santi con sopra le teste degli angeli oranti. Si tratta di affreschi di epoca successiva con influenze di Gaudenzio Ferrari e del Bergognone. Sui lati sono rappresentati, a destra san Giorgio e il drago, a sinistra san Martino. Gli altari e gli affreschi delle crociere sono del XVI secolo o posteriori.
L’ORATORIO DEI PALAZZI. Entrando, sulla parete destra, vi è l’AFFRESCO della “Vergine delle Grazie”, risalente al XIV secolo, incastonato in una cornice ricca di stucchi con putti, fregi e grottesche del XVII secolo. La Madonna accoglie sotto il suo manto i supplici oranti.

Informazioni:
La Chiesa di San Giorgio è sita vicino al Castello e al Municipio.

La chiesa di Santa Maria con l’oratorio dei Palazzi si trova sulla strada in direzione di Landiona, a ovest del paese,  poco oltre una rotonda. Info Comune tel. 0321 835126

Links:
http://novartestoria.wordpress.com/2013/06/22/vicolungo/

http://www.provincia.novara.it/comuni/vicolungo.php

Fonti:
Notizie e immagini dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
29/06/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

vicolungo parrocc XV

vicolungo parrocc XV 2

vicolungo 4 palazzi

vicolungo 2 s mariaa

Vicolungo (NO) : Castello

vicolungo_castello1

Storia del sito:
La rocca venne eretta da Antonio Rabozio – fido sostenitore degli Sforza negli anni di guerra per la conquista del Ducato di Milano – tra il 1455 e il 1464 al fine di assicurare una difesa maggiore alla propria residenza. I Rabozio furono già “milites” vassalli dei conti di Biandrate e grazie a questo titolo abitavano gli edifici del castrum già da molto tempo. Nel 1491 Bernardina e Maria, figlie del Rabozio, si divisero la rocca, che passò nel 1539 ai Gritta.
Nel 1559 gli uomini di Vicolungo espressero il desiderio di poter avere una piazza davanti alla parrocchiale di San Giorgio, così da avere l’accesso diretto al luogo di culto senza più transitare nel castello. I Gritta acconsentirono a rinunciare al loro orto a favore del Comune e a costruire una nuova porta sempre aperta, ove ancora oggi vi è l’affresco di san Giorgio e il drago. Sotto la famiglia Gritta, venne restaurato parte del fortilizio, si aggiunsero tre sale e una loggetta (dipinta tra il 1624 e il 1647). All’estinzione della nobile famiglia la proprietà venne rivendicata dai Caccia da Mandello, per poi passare definitivamente nel 1687 all’Ospedale della Carità di Novara. La residenza da allora fu trasformata in cascina e ancora oggi ha queste caratteristiche.

Descrizione del sito:
Il castello di Vicolungo si sviluppa con gli annessi corpi di fabbrica e le due corti lungo un asse nord-sud. Risulta molto difficile risalire a una datazionhe certa del nucleo più antico, come pure conoscere la forma originaria dell’intero complesso, non essendoci documentazioni antecedenti il XV secolo. La muratura a ciottoli di fiume disposti a spina di pesce, di cui si trovano tracce, risale ai secoli XI -XIV.
Nonostante alcune demolizioni avvenute alla metà dell’Ottocento, sono ancora ben conservate alcune parti della rocca: sull’angolo sud-est il torrione quadrato provvisto di caditoie; sul lato est traccia della postierla (murata), la cui planca scavalca la roggia Molinara. Vi sono finestre a sesto acuto in corrispondenza dei vari piani del torrione.

Informazioni:
L’edifico è di proprietà privata. Info Comune, tel. 0321 835126

Links:
http://novartestoria.wordpress.com/2013/06/22/vicolungo/

http://www.comune.vicolungo.no.it/ComStoria.asp

Fonti:
Notizie e fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
08/06/2007 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

vicolungo_castello21_9_02_8

vicolungo_cast 3

vicolungo cast loggetta

Vespolate (NO) : Pieve di San Giovanni Battista

Vespolate_pieve1

Storia del sito:
Le prime notizie della Pieve si hanno nei documenti del 1024, quando fu donata al monastero cittadino di San Lorenzo dal longobardo Pietro III, vescovo di Novara dal 993 al 1032, figlio di Leone detto Teuzo, vicino alla corte di Enrico II di Svevia. Edificata forse nel sito di una necropoli o di un tempio, nel corso del XIV secolo subì un progressivo degrado e abbandono. La Pieve di San Giovanni, allora a tre navate, nell’anno 1361, durante la guerra tra Galeazzo Visconti ed il marchese del Monferrato, Giovanni II, venne gravemente danneggiata dal fuoco e venne distrutto il battistero. Nel ‘400 fu restaurata e l’abside e il lato meridionale esterno furono affrescati.
Successivamente, negli anni 1728 e 1849, vennero attuate modifiche che non tennero conto dello stile romanico della chiesa: le due pareti laterali oramai pericolanti furono abbattute e s’innalzò il campanile con l’ossario. La chiesa assunse l’aspetto attuale nel 1956, con l’abbattimento della casa dell’eremita, addossata all’abside; vennero rifatti il soffitto, il pavimento in cotto e tolta la cancellata antica alta due metri, sostituita da una balaustrata in marmo.
La chiesa, dichiarata nel 1908 Monumento Nazionale, conserva al suo interno affreschi quattrocenteschi.

Descrizione del sito:
La chiesa conserva l’abside semicircolare romanica, ornata di archetti pensili a coppie e arcate cieche sui fianchi, rimessi in luce con l’abbattimento della retrostante casa dell’eremita. Purtroppo sono ormai quasi invisibili gli affreschi all’esterno dell’edificio, sul fianco sud, tra i quali una crocifissione opera di Gio Antonio Merli.
All’interno, superbo è l’affresco della pala quattrocentesca dell’altare, che raffigura la Vergine in trono col Bambino, tra i santi Agostino, Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Francesco d’Assisi, sormontata nel timpano dalla scena dell’Annunciazione e da alcuni stemmi nobiliari. Ai piedi della Vergine è raffigurato un uomo prostrato, col cappello in mano, probabilmente il nobile committente del dipinto, Giovanni Cavallazzi, che non è stato completato dall’ignoto pittore ma solamente abbozzato. Nella zona absidale vi sono una Madonna del Latte e un’Adorazione dei Magi.
Tra gli altri affreschi, oltre a quello di sant’Andrea, dipinto presso la porta della sacrestia, ve ne è uno attribuibile a Tommaso Cagnola, famoso artista legato alla corte dei duchi di Milano, e datato 1479, che raffigura la Madonna col Bambino tra Santi.
Sull’altare un’ancona quattrocentesca in terracotta. Gli affreschi che decorano le pareti presentano interessanti graffiti eseguiti dai fedeli nel corso dei secoli riportanti notizie sugli avvenimenti della comunità, un vero e proprio diario di Vespolate e dei suoi dintorni, una rara antologia popolare.

Informazioni:
Al di fuori dell’abitato, sulla strada per Tornaco. Parrocchia tel. 0321 882119 o  Comune tel. 0321 882131

Links:
http://www.comune.vespolate.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=23264

http://vespolate.altervista.org/paese.php?page=pieve#.U2uapaLWPXQ

Bibliografia:
L. CASSANI, E. COLLI, Vespolate nella sua storia, Tip. Provera, Novara, 1956, vol. I
E. COLLI, G. LONGHI, Vespolate nella sua storia, Tip. S.Gaudenzio, Novara, 1988, vol. II

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito del Comune. Per approfondire e per altre fotografie vedi sito indicato al n° 2.

Data compilazione scheda:
4/12/2006 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Vespolate_pieve2

vespolate_pieve_affreschi

Vespolate (NO) : Castello e resti del ricetto

Vespolate_castello1

Storia del sito:
Notizie dell’esistenza di un castello, in Vespolate, si hanno già a partire dal 1053, quando Adelasia, vedova del Conte Alberto, cede a Rodolfo da Besate, rappresentante di una nobile famiglia milanese, buona parte degli immobili della zona, fra i quali anche il fortilizio. Dell’antica struttura ora si conserva ben poco, perché nel corso dei secoli subì numerosi cambiamenti strutturali: in particolar modo fra il Trecento e il Quattrocento, quando l’antico “castrum” medievale perse le sue funzioni fino a diventare un ricetto, cioè un centro di raccolta di scorte alimentari.
Diversi furono i signori che si alternarono alla guida del borgo, finché esso venne diviso: la rocca diventò un bene dei vescovi novaresi, mentre il feudo passò definitivamente al potere civile. I vescovi, fra i quali il Bascapè, Giovanni Battista Visconti e Marco Aurelio Balbis Bertone, fecero ristrutturare il castello e innalzare la torretta. Nel 1767 il bene passò definitivamente alla Chiesa, ma nel 1868, in seguito alla confisca dei beni ecclesiastici, l’immobile venne ceduto al conte Borgogna. Si succedettero quindi vari proprietari e ancora oggi il castello è residenza privata.
RICETTO: nell’antica piazza grande, quella del castello, vi erano circa 80 cellule edilizie censite come cantine, di proprietari diversi. L’insieme aveva forma quadrangolare ed era difeso da un corso d’acqua lungo tutto il perimetro.

Descrizione del sito:
Il castello, ampiamente restaurato, si presenta a pianta quadrata, di fattura poco raffinata e ornato solo da una serie di archetti sulla sommità. Collegato all’edificio è un alto torrione, forse sopraelevato, arricchito da due serie di archetti pensili, da finestrelle e feritoie. La corona di merli a coda di rondine è stata tamponata e inserita in una soprelevazione per reggere la copertura del tetto.
Le costruzioni che formavano il ricetto sono ormai a livello di rudere, oppure rimaneggiate in modo da renderle praticamente illeggibili.

Informazioni:
Vicino al Palazzo Municipale. Tel. 0321 882131

Link:
http://www.comune.vespolate.no.it

Bibliografia:
M. VIGLINO DAVICO, I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
AA.VV., Il basso novarese: Borgolavezzaro, Garbagna, Nibbiola, Terdobbiate, Tornaco, Vespolate; ed. Provincia di Novara, Novara, 1993
L. CASSANI, E. COLLI, Vespolate nella sua storia, Tip. Provera, Novara, 1956, vol. I
E. COLLI, G. LONGHI, Vespolate nella sua storia, Tip. S.Gaudenzio, Novara, 1988, vol. II

Fonti:
Fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
4/12/2006 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Vespolate_castello3

Vespolate_castello2

Veruno (NO) : reperti preistorici e di età romana

veruno_foto_06

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
I ritrovamenti più importanti sono stati quelli di Cascina Reina, avvenuti durante i lavori di sbancamento connessi alla realizzazione dell’Autostrada dei Trafori, nel tratto noto come Interconnessione di Gattico. Gli scavi condotti dalla SAP hanno dimostrato essere pertinenti a un esteso complesso di costruzioni, la cui parte meridionale è risultata irrimediabilmente compromessa, a causa di smottamenti e opere di disboscamento.
Gli edifici, che si estendono in senso EW per una lunghezza totale di ca m 60, si articolano in due complessi a più vani, prevalentemente sviluppatisi in lunghezza, l’uno ad W, l’altro ad E di un’area lastricata, probabilmente a cielo aperto, con funzione di cortile. Il complesso occidentale, costruito su un terrazzamento contenuto da un lungo muro (m 23 in senso W-E) rinforzato da contrafforti a pilastro quadrangolare, comprendeva due ambienti di vaste proporzioni costruiti con fondazioni in ciottoli e frammenti laterizi, mentre l’elevato, conservato per un breve tratto, era in una specie di opera listata (filari di ciottoli alternati ad altri di tegole); un vano è risultato pavimentato; presenti resti di infrastrutture (focolare, vasca di raccolta per l’acqua piovana). Anche il complesso orientale, privo di muro di contenimento, conservava parzialmente due ambienti, di cui uno pavimentato in ciottoli; la tecnica muraria non sembra prevedere l’utilizzo di laterizi.
Risalenti all’età romana imperiale e tardo imperiale. I reperti sono conservati a Torino, Museo Archeologico.

Descrizione dei ritrovamenti:
In località Revislate sono stati trovati vasi in ceramica e oggetti di ornamento personale in bronzo: fibule a sanguisuga; ad arco serpeggiante; armilla con pendagli a secchiello; anelli a nastro con impressioni a cerchietti puntati; anelli a globetti; vasellame ceramico e oggetti in bronzo riferibili al corredo di una o più tombe golasecchiane. Risalenti alla media e seconda età del Ferro. Conservati a Novara nelle civiche raccolte.

Nel teritorio di Veruno è stata rinvenuta un’ara di serizzo con iscrizione votiva a Giove da parte di VERINUS e della sua famiglia (=CIL, V, 6566) e un’ara scorniciata di serizzo con zoccolo e coronamento modanati: iscrizione votiva a Mercurio da parte di VERINUS e della sua famiglia (=CIL, V, 6567). Entrambe giò conservate nel castello fin dall’inizio del sec. XVII; attualmente collocate a Novara nel lapidario della canonica.

Altri reperti del territorio sono dell’età del Bronzo.

Informazioni:

Link:
http://www.sitbiella.it/novara/schede.php?comune=veruno

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito sopra indicato, alle cui schede si rimanda per approfondimenti e bibliografia.

Data compilazione scheda:
1 dicembre 2011 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

veruno_foto_09

Varallo Pombia (NO) : Museo Archeologico.

varallo pombia-museo archeologico

Storia del Museo:
Nato negli anni Settanta, il museo raccoglie materiali archeologici reperiti in diverse località della zona al fine di documentare usi e costumi delle popolazioni che per prime hanno colonizzato il territorio, inquadrandole in un contesto storico ed archeologico il più ampio possibile. I materiali esposti nelle vetrine delle tre sale sono stati allestiti secondo un criterio cronologico, che spazia dall’età del ferro all’epoca romana.
Mancano testimonianze relative alle epoche più antiche (quelle incluse nell’età della Pietra), mentre è da imputare ad una documentazione ancora scarsa ed incompleta l’assenza di materiali riconducibili alle prime età dei metalli (quelle del Rame e del Bronzo), ampiamente documentate in zone adiacenti a Varallo Pombia, come Lagozza di Besnate, Mercurago e Varese.

Descrizione del materiale esposto:
I reperti più antichi tra quelli esposti nel museo sono dunque ascrivibili all’età del Ferro, che ha avuto una fioritura straordinaria proprio a sud del Lago Maggiore e lungo il Ticino, dando origine alla cosiddetta cultura di Golasecca, che trae nome dai primi ritrovamenti effettuati qui all’inizio dell’Ottocento, per opera dell’abate Giani.
Gli elementi tipici di questa civiltà sono le urne cinerarie, legate all’uso di cremare i cadaveri, le fibule di bronzo e i corredi funebri, ricchi di vasi dalle varie forme e decorazioni. Nell’arco del I millennio a.C. la tipologia di tali reperti muta sensibilmente, dando luogo ad un’ulteriore suddivisione della storia di tale cultura in alcuni sottoperiodi. Tipica di questo passaggio è la trasformazione dell’urna dalla forma biconica a quella ovoidale: la prima sala del museo ne conserva diversi esemplari messi a confronto.
Forse in concomitanza alle prime invasioni galliche, la documentazione archeologica relativa alla cultura golasecchiana scompare per tutta l’area del basso Verbano, luogo in cui cominciano invece a comparire i primi reperti d’epoca romana, in parte sovrapposti a resti della cultura gallica.
Sala 1 – Nella prima vetrina sono esposti alcuni esemplari di urne biconiche in terracotta con relativa ciotola, con funzione di coperchio. Fra le urne una, in ceramica grigiastra, è divisa orizzontalmente in quattro parti da linea a rilievo: le due strisce superiori sono decorate a stralucido da linee incrociate, le due parti inferiori sono ricoperte di vernice a stralucido.
Sempre in questa vetrina vi è una fibula in bronzo a corpo di drago e una fibula in bronzo con corpo a sanguisuga, vuoto all’interno e decorato da linee incise e lunga staffa.
Nella seconda vetrina vi sono altri reperti dell’età del ferro: due bellissime coppe ad alto piede quasi perfettamente conservate, caratterizzate dai fori tondi sul piede stesso; due vasetti accessori di pasta finissima con segni di bruciatura e frammenti appartenenti ad almeno altri dieci vasi recuperati. Inoltre è visibile il corredo di una tomba di cremato d’epoca romana.
Nella terza vetrina suppellettili di età romana provenienti da Agrate Conturbia, Pombia e Varallo Pombia fra questi una coppa in vetro giallo-verdastro a forma bulbare con ovuli a rilievo collegati da un motivo ondiforme ricomposta da moltissimi frammenti e un applique in bronzo a testa di gorgone mancante della parte superiore dell’appiccagnolo.
Nella sala successiva è possibile ammirare una stele d’epoca romana, rinvenuta nella necropoli di Comignago. Questa stele fu recuperata nell’estate del 1968, dopo che se ne erano perse le tracce dopo il fortuito rinvenimento avvenuto negli anni immediatamente precedenti l’ultimo conflitto mondiale. Il recupero è stato effettuato dal G.A.V. su indicazioni dell’autore del primo ritrovamento, signor Mario Franzosi. Alcuni anni prima della guerra (1937), mentre effettuava lavori di sistemazione in un fondo adibito precedentemente a pascolo, veniva messa in luce casualmente una tomba in cotto, completamente chiusa, costituita da mattoni lisci di cm. 43×29,5×7,5. In testa al loculo fu trovata una lastra di sasso, eretta, che portava inciso in alto un disco, in basso delle lettere molto abrase ed illeggibili. La stele, nel 1948, fu portata dal signor Franzosi stesso presso un ruscello ad un chilometro circa dal luogo del rinvenimento, ed adibita a piano d’appoggio per lavare i panni. Successivamente fu parzialmente interrata da altri per contenere il terreno ai margini di una pozza d’acqua; se ne persero così le tracce. In tale posizione, dopo accurate ricerche, è stata rinvenuta e riportata alla luce. L’esame permette di rilevare, nella parte della stele, un’incisione circolare, a ruota, con sei raggi convergenti al centro. Sulla sinistra è visibile un piccolo cerchio centrato da un punto. L’abbozzo più consunto di un cerchio simile al precedente è riscontrabile anche sul lato destro. Lungo tutto il margine sinistro è praticata un’incisione verticale che è certamente accennata anche a destra, dove purtroppo il deterioramento non permette un esame migliore. Al di sotto del disco non sono chiaramente identificabili incisioni significative, al di fuori del rilievo che delimita in alto il riquadro destinato alla dedica.
Accanto alla stele il museo espone alcune suspensure per pavimenti e tubazioni di un acquedotto, un’urna cineraria in calcare con coperchio in serizzo e i resti di una tomba a cassetta.
La terza e ultima sala conserva un gran numero di reperti: urne cinerarie, olpi, coppette, puntali di lancia, patere, vasi e lame di coltelli. Ma anche ciotole, unguentari, urne e fuseruole. Una delle vetrine espositive della sala, in particolare, conserva i resti di una tomba ad inumazione, l’unica rinvenuta in un campo di sepolture a cremazione, attribuibile – per la cura prestata alla sua costruzione – ad un personaggio di spicco del villaggio, forse un capo. Profonda 80 centimetri, la tomba aveva il pavimento in ciottoli e le pareti in lastre di pietra. Due camere interne più piccole erano destinate alla conservazione del corredo funerario. In funzione di stele era eretta una pietra arrotondata priva di incisioni. Il corredo funebre comprendeva piatti, coppette, urne, un bicchiere e un coltello.

Nel cortile dell’attuale sede comunale è anche presente un sarcofago con iscrizione difficilmente leggibile, che proviene dalla vicina Pombia.

Informazioni:
Palazzo Comunale di Villa Soranzo.  Tel.0321 95355 :  email: segreteria@comune.varallopombia.no.it

Links:
http://www.comune.varallopombia.no.it/MuseoArcheologico

http://www.sitbiella.it/novara/schede.php?comune=varallo+pombia

Bibliografia:
DE MARINIS R., 1988, Liguri e Celto-liguri, in “Italia Omnium Terrarum Alunma”, Milano, pp. 157-259.
GALLI L., MANNI C., 1978, Arona preistorica, in “Bollettino Storico per la Provincia di Novara”, LXIX, n. l, Novara.
GAMBARI F.M., COLONNA G., 1986, // bicchiere con iscrizione arcaica da Castelletto Ticino e l’adozione della scrittura nell’Italia nord-occidentale, in “Studi Etruschi”, 54, pp. 119-164.
RITTATORE E, 1975, La civiltà del ferro in Lombardia, Piemonte, Liguria, in “Popoli e Civiltà dell’Italia Antica”, IV, Roma pp. 223-328.
SPAGNOLO G., 1990-91, La necropoli gallica di Dormelletto (NO), in “Sibrium”, XXI, Varese pp. 293-305.
TIZZONI M., 1981, La cultura tardo La Tene in Lombardia, in “Studi Archeologici”, I, Bergamo pp. 5-39.
SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte – Il Piemonte degli scavi- Siti e musei di antichità.
GAMBARI-SPAGNOLO, 1997, Il Civico museo archeologico di Arona, Regione Piemonte

Fonti:
Il testo è tratto da SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte – Il Piemonte degli scavi- Siti e musei di antichità, con modifiche e integrazioni.
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
11/11/2004 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Simona Vigo – G. A. Torinese

Varallo Pombia (NO) : Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio

800px-VaralloPombia_parrocchiale

Storia del sito:
Gli storici ipotizzano che l’edificio sia sorto sui resti di un tempietto pagano dedicato a Nettuno: ne sarebbero testimonianza la lapide conservata nel quadriportico della Canonica di Novara e quella murata nella facciata sud della chiesa.
La Chiesa è di antiche origini: la costruzione originaria potrebbe risalire alla fine dell’XI secolo.
Viene già ricordata nel 1132 come sede pievana, anche se contesa tra Varallo Pombia e Pombia; dai documenti sembra che Varallo Pombia fosse, almeno fino al XII secolo, sede di Pieve. In quel periodo la chiesa era costituita da due vani: il primo, di modeste dimensioni, di forma trapezoidale, con l’accesso dall’esterno costituito da un portale ad arco, si elevava più alto del resto della chiesa, mentre la navata vera e propria, più bassa, si prolungava oltre la metà dell’attuale transetto. Non si è potuto accertare se terminasse con absidi. Non aveva volte ma era semplicemente coperta da due tetti a capanna sormontanti l’uno sopra l’altro anche se nell’inventario del 1758 si ricorda che la chiesa, prima dell’ammodernamento, era coperta con tegole e con “cuppa bassa di volta che sembrava una cantina”.
La chiesa fu rialzata e trasformata con la realizzazione del transetto e del presbiterio, coperta da volte e ridotta allo stile barocco. L’area antistante il campanile venne chiusa a filo di facciata e, internamente, la parte anteriore della chiesa notevolmente ribassata mediante un sistema a volte sostenute da una colonna di granito. Così modificata venne riconsacrata dal vescovo Marco Aurelio Balbis Bertone il 30 luglio 1758 e tale è rimasta fino ai nostri giorni. Fanno eccezione la sacrestia edificata nel 1761 e la parte anteriore, sopraelevata in tempi più recenti per uniformarsi col resto della chiesa e del coro eretto nel XIX secolo.
Dopo tali ampliamenti e rimaneggiamenti, del primitivo edificio restano solo la facciata, il muro a mezzogiorno, il campanile e alcuni tratti murari all’interno.

Descrizione del sito:
La facciata a capanna è suddivisa in tre parti da grandi lesene. Il portale maggiore, con archivolto in conci di pietra disposti a raggiera, forma una lunetta; risale al seicento l’aggiunta di un protiro. Sul frontone si aprono una finestrella a croce ed un oculo tamponato. Sotto lo spiovente della facciata corre una fila di archetti pensili che poggiano su grosse mensole decorate con motivi arcaici. Le facciate laterali sono movimentate da lesene che dividono le superne in moduli uguali nel cui centro si aprono le notevoli finestre strombate, in parte conservate.
Anche la facciata di ponente presenta lesene che mettono in evidenza due sfondati di profondità diversa. Il restringimento del primo vano è dovuto semplicemente all’inserimento del campanile nel corpo della chiesa (fra l’altro non allineato secondo l’orientamento canonico della navata – lato absidale rivolto a levante) davanti al quale, nell’angolo sud-ovest, rimaneva un’area priva di costruzioni.
Il campanile è molto più antico e infatti le sue strutture sono state incorporate in quelle nei lati est e nord della chiesa. A pianta quadrata, si eleva su tre piani con cornici ed archetti pensili e presenta un’apertura a monofora e all’ultimo piano una bifora murata.
All’interno della chiesa, sulla parete sinistra, vi è un affresco cinquecentesco, raffigurante San Sebastiano, di probabile area novarese.

Informazioni:
Parrocchia tel. 0321 956654

Link:
http://www.comune.varallopombia.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=5743

Bibliografia:
Vivi la città 2004/2005 Comuni di Borgo Ticino e Varallo Pombia, Ed. Gruppomedia-Iniziative editoriali e comunicazione, 2004

Fonti:
Fotografie dal sito del comune e (in alto) da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
15/11/2005 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Varallo Pombia particolare

Varallo Pombia portale