Varallo Pombia (NO) : Museo Archeologico.

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Storia del Museo:
Nato negli anni Settanta, il museo raccoglie materiali archeologici reperiti in diverse località della zona al fine di documentare usi e costumi delle popolazioni che per prime hanno colonizzato il territorio, inquadrandole in un contesto storico ed archeologico il più ampio possibile. I materiali esposti nelle vetrine delle tre sale sono stati allestiti secondo un criterio cronologico, che spazia dall’età del ferro all’epoca romana.
Mancano testimonianze relative alle epoche più antiche (quelle incluse nell’età della Pietra), mentre è da imputare ad una documentazione ancora scarsa ed incompleta l’assenza di materiali riconducibili alle prime età dei metalli (quelle del Rame e del Bronzo), ampiamente documentate in zone adiacenti a Varallo Pombia, come Lagozza di Besnate, Mercurago e Varese.

Descrizione del materiale esposto:
I reperti più antichi tra quelli esposti nel museo sono dunque ascrivibili all’età del Ferro, che ha avuto una fioritura straordinaria proprio a sud del Lago Maggiore e lungo il Ticino, dando origine alla cosiddetta cultura di Golasecca, che trae nome dai primi ritrovamenti effettuati qui all’inizio dell’Ottocento, per opera dell’abate Giani.
Gli elementi tipici di questa civiltà sono le urne cinerarie, legate all’uso di cremare i cadaveri, le fibule di bronzo e i corredi funebri, ricchi di vasi dalle varie forme e decorazioni. Nell’arco del I millennio a.C. la tipologia di tali reperti muta sensibilmente, dando luogo ad un’ulteriore suddivisione della storia di tale cultura in alcuni sottoperiodi. Tipica di questo passaggio è la trasformazione dell’urna dalla forma biconica a quella ovoidale: la prima sala del museo ne conserva diversi esemplari messi a confronto.
Forse in concomitanza alle prime invasioni galliche, la documentazione archeologica relativa alla cultura golasecchiana scompare per tutta l’area del basso Verbano, luogo in cui cominciano invece a comparire i primi reperti d’epoca romana, in parte sovrapposti a resti della cultura gallica.
Sala 1 – Nella prima vetrina sono esposti alcuni esemplari di urne biconiche in terracotta con relativa ciotola, con funzione di coperchio. Fra le urne una, in ceramica grigiastra, è divisa orizzontalmente in quattro parti da linea a rilievo: le due strisce superiori sono decorate a stralucido da linee incrociate, le due parti inferiori sono ricoperte di vernice a stralucido.
Sempre in questa vetrina vi è una fibula in bronzo a corpo di drago e una fibula in bronzo con corpo a sanguisuga, vuoto all’interno e decorato da linee incise e lunga staffa.
Nella seconda vetrina vi sono altri reperti dell’età del ferro: due bellissime coppe ad alto piede quasi perfettamente conservate, caratterizzate dai fori tondi sul piede stesso; due vasetti accessori di pasta finissima con segni di bruciatura e frammenti appartenenti ad almeno altri dieci vasi recuperati. Inoltre è visibile il corredo di una tomba di cremato d’epoca romana.
Nella terza vetrina suppellettili di età romana provenienti da Agrate Conturbia, Pombia e Varallo Pombia fra questi una coppa in vetro giallo-verdastro a forma bulbare con ovuli a rilievo collegati da un motivo ondiforme ricomposta da moltissimi frammenti e un applique in bronzo a testa di gorgone mancante della parte superiore dell’appiccagnolo.
Nella sala successiva è possibile ammirare una stele d’epoca romana, rinvenuta nella necropoli di Comignago. Questa stele fu recuperata nell’estate del 1968, dopo che se ne erano perse le tracce dopo il fortuito rinvenimento avvenuto negli anni immediatamente precedenti l’ultimo conflitto mondiale. Il recupero è stato effettuato dal G.A.V. su indicazioni dell’autore del primo ritrovamento, signor Mario Franzosi. Alcuni anni prima della guerra (1937), mentre effettuava lavori di sistemazione in un fondo adibito precedentemente a pascolo, veniva messa in luce casualmente una tomba in cotto, completamente chiusa, costituita da mattoni lisci di cm. 43×29,5×7,5. In testa al loculo fu trovata una lastra di sasso, eretta, che portava inciso in alto un disco, in basso delle lettere molto abrase ed illeggibili. La stele, nel 1948, fu portata dal signor Franzosi stesso presso un ruscello ad un chilometro circa dal luogo del rinvenimento, ed adibita a piano d’appoggio per lavare i panni. Successivamente fu parzialmente interrata da altri per contenere il terreno ai margini di una pozza d’acqua; se ne persero così le tracce. In tale posizione, dopo accurate ricerche, è stata rinvenuta e riportata alla luce. L’esame permette di rilevare, nella parte della stele, un’incisione circolare, a ruota, con sei raggi convergenti al centro. Sulla sinistra è visibile un piccolo cerchio centrato da un punto. L’abbozzo più consunto di un cerchio simile al precedente è riscontrabile anche sul lato destro. Lungo tutto il margine sinistro è praticata un’incisione verticale che è certamente accennata anche a destra, dove purtroppo il deterioramento non permette un esame migliore. Al di sotto del disco non sono chiaramente identificabili incisioni significative, al di fuori del rilievo che delimita in alto il riquadro destinato alla dedica.
Accanto alla stele il museo espone alcune suspensure per pavimenti e tubazioni di un acquedotto, un’urna cineraria in calcare con coperchio in serizzo e i resti di una tomba a cassetta.
La terza e ultima sala conserva un gran numero di reperti: urne cinerarie, olpi, coppette, puntali di lancia, patere, vasi e lame di coltelli. Ma anche ciotole, unguentari, urne e fuseruole. Una delle vetrine espositive della sala, in particolare, conserva i resti di una tomba ad inumazione, l’unica rinvenuta in un campo di sepolture a cremazione, attribuibile – per la cura prestata alla sua costruzione – ad un personaggio di spicco del villaggio, forse un capo. Profonda 80 centimetri, la tomba aveva il pavimento in ciottoli e le pareti in lastre di pietra. Due camere interne più piccole erano destinate alla conservazione del corredo funerario. In funzione di stele era eretta una pietra arrotondata priva di incisioni. Il corredo funebre comprendeva piatti, coppette, urne, un bicchiere e un coltello.

Nel cortile dell’attuale sede comunale è anche presente un sarcofago con iscrizione difficilmente leggibile, che proviene dalla vicina Pombia.

Informazioni:
Palazzo Comunale di Villa Soranzo.  Tel.0321 95355 :  email: segreteria@comune.varallopombia.no.it

Links:
http://www.comune.varallopombia.no.it/MuseoArcheologico

http://www.sitbiella.it/novara/schede.php?comune=varallo+pombia

Bibliografia:
DE MARINIS R., 1988, Liguri e Celto-liguri, in “Italia Omnium Terrarum Alunma”, Milano, pp. 157-259.
GALLI L., MANNI C., 1978, Arona preistorica, in “Bollettino Storico per la Provincia di Novara”, LXIX, n. l, Novara.
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RITTATORE E, 1975, La civiltà del ferro in Lombardia, Piemonte, Liguria, in “Popoli e Civiltà dell’Italia Antica”, IV, Roma pp. 223-328.
SPAGNOLO G., 1990-91, La necropoli gallica di Dormelletto (NO), in “Sibrium”, XXI, Varese pp. 293-305.
TIZZONI M., 1981, La cultura tardo La Tene in Lombardia, in “Studi Archeologici”, I, Bergamo pp. 5-39.
SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte – Il Piemonte degli scavi- Siti e musei di antichità.
GAMBARI-SPAGNOLO, 1997, Il Civico museo archeologico di Arona, Regione Piemonte

Fonti:
Il testo è tratto da SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte – Il Piemonte degli scavi- Siti e musei di antichità, con modifiche e integrazioni.
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
11/11/2004 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Simona Vigo – G. A. Torinese