Provincia di Alessandria
Pecetto di Valenza (AL) : resti romani e medievali
Storia e descrizione del sito:
Pecetto è l’antica Pecetum Valentinum di origine romana. Gli scavi archeologici ne hanno confermato l’importanza. In località Pellizzari anni or sono è stato ritrovato a discreta profondità il selciato di una strada romana, diramazione forse della via Giulia che da Asti portava a Valenza. Scavi recenti hanno accertato la presenza di un insediamento rurale di notevoli dimensioni risalente al I – II secolo, di cui rimangono le fondazioni e frammenti di intonaci dipinti. A sud-ovest di questo impianto è emerso un sepolcreto tardoantico, databile tra il V e il VII secolo.
Dei secoli successivi all’età romana ben poco si conosce con certezza e per quanto si riferisce al periodo precedente il Mille, vi sono documentate testimonianze di insediamenti longobardi. Di grande interesse storico sono le tombe rinvenute durante lavori agricoli: si tratta di sepolture in laterizio di recupero da precedenti strutture romane, raggruppate in necropoli e disposte secondo uno schema ben preciso. Verso il Mille, quando gli Aleramici fondarono la marca del Monferrato, fu compreso anche Pecetto nel feudo del potente marchesato.
Si sa per che l’Imperatore Enrico IV nel 1063 lo donò al vescovo di Vercelli, che lo cedette in feudo ai marchesi di Occimiano. Nel 1064 Pecetto era una cittadella circondata da una corona di mura, che raddoppiava all’altezza della rocca, punto più elevato, adibito a fortezza e osservatorio. Il castello viene citato in una bolla dell’aprile 1223 con la quale Federico II, imperatore e re di Sicilia, concede privilegi a Guglielmo di Monferrato. Nella seconda metà del XIII secolo le lotte violente tra guelfi e ghibellini sconvolgevano l’Italia, le rappresaglie si susseguivano e i passaggi da signoria a signoria si successero improvvisi. Il marchese del Monferrato nel 1289 si era impadronito di Alessandria e Tortona, i Visconti, patroni dei ghibellini, cercarono di paralizzarne il potere ma egli riuscì a occupare nuovamente Pecetto, Valenza e poi Casale.
Durante la guerra franco-spagnola, nel giorno del Corpus Domini del 1557, il castello venne distrutto, come risulta da documenti conservati nell’archivio parrocchiale. Oggi rimangono solo le fondazioni di una torre di guardia che, dopo un pregevole lavoro di consolidamento e di messa in sicurezza, sono ridiventate fruibili. Vi si accede da una scala che parte sul retro del Municipio e lassù si può godere del piccolo orto botanico di specie vegetali autoctone e piante officinali, oppure della base per astrofili che vi è stata allestita.
Luogo di custodia dei materiali:
Alcuni reperti sono esposti al Museo di Antichità (Archeologico) di Torino.
Informazioni:
Nella parte alta dell’abitato, nei pressi del Municipio e delle scuole. Comune tel. 0131 940121
Link:
http://www.comune.pecettodivalenza.al.it/
Fonti:
Notizie e fotografia dal sito del Comune.
Data compilazione scheda:
29/11/2011 – revisione febbraio 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Pasturana (AL) : Pieve di San Martino
Storia e descrizione del sito:
La primitiva chiesa plebana, dedicata a S. Martino, vescovo di Tours, fu costruita in età longobarda; subì, nel tempo, sostanziali modifiche funzionali ed architettoniche. In età carolingia divenne sede di insediamento monastico benedettino: l’estensione dei fabbricati e l’ampiezza dei possedimenti agrari fanno ipotizzare la presenza di circa 200 monaci. Tutto il territorio di Pasturana, unitamente a Novi L., Fresonara ed altri, fu donato dall’imperatore Ottone I e da sua moglie Adelaide al monastero di S. Salvatore di Pavia, intorno al 970. Con la decadenza e l’abbattimento del convento, avvenuti dopo il X secolo, il centro urbano e di culto si spostarono a ovest dove vennero erette nuove chiese. Nell’antica area conventuale rimase unicamente una piccola chiesa: si trattava probabilmente del battistero, come indicherebbero le arcate laterali attraverso le quali si accedeva ad una struttura più ampia.
La chiesa plebana di Pasturana, che aveva giurisdizione su Tassarolo ed altri centri, rimase sottoposta alla diocesi di Tortona fino alla metà del XIII sec., quando papa Innocenzo IV, con la bolla del 3 giugno 1248, ne autorizzò il passaggio alla diocesi di Genova.
Il XIV sec. segnò l’inesorabile declino dell’istituzione plebana che, ridotta poi a semplice parrocchia, passò sotto la giurisdizione della pieve di Gavi. I nuovi feudatari di Pasturana, i Trotti di Milano, vollero lasciare un segno tangibile sul posto e per questo promossero la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale: nella seconda metà del Quattrocento, furono avviati i lavori che terminarono intorno al 1498 e il nuovo edificio fu edificato, come testimonia l’allora arciprete Guasconi, con il concorso di materiale edilizio recuperato in seguito all’abbattimento del monastero benedettino e forse di parte del complesso plebano.
Dalle visite parrocchiali dei sec. XVII-XVIII, l’edificio appare in completa rovina e abbandono. L’antica chiesa, ancor oggi denominata “la pieve”, è stata recentemente sottoposta a lavori di restauro e consolidamento.
L’edificio, frutto di numerose modifiche e rifacimenti, presenta, dopo i restauri, quattro pilastri in mattoni per ogni lato ai quali corrispondono quattro capriate lignee. Le pareti, che racchiudono lo spazio compreso tra i pilastri, sono realizzate in parte con mattoni e pietre di fiume, in parte con la tecnica del “pisè”. Il retro si contraddistingue per la presenza dei tre archi realizzati in mattoni crudi. L’interno, scarno ed essenziale, è ad una navata.
Informazioni:
circa km 1 a nord dell’abitato. Parrocchia, tel. 0143/58369 ; Comune tel. 014358171.
Non confondere con la settecentesca Parrocchiale avente la stessa intitolazione a San Martino, sita all’interno dell’abitato.
Link:
https://comune.pasturana.al.it/vivere-il-comune/il-territorio/lantica-pieve/
Fonti:
Notizie tratte dal sito del comune. Fotografia da http://it.wikipedia.org/wiki/Pasturana
Data compilazione scheda:
22 novembre 2011 – aggiornam. maggio 2014 e febbraio 2026
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese
Ottiglio (AL) : Chiesa di San Michele a Moleto
Storia del sito:
La prima documentazione riguardante il Comune di Ottiglio risale ad un documento del 1164, dove il paese viene citato tra le terre che l’Imperatore Federico I° concede al Marchese del Monferrato. L’insediamento di MOLETO è molto antico, come testimoniano i due edifici religiosi probabilmente anteriori all’anni Mille, le chiese di San Michele e San Germano, quest’ultima scomparsa. La chiesetta romanica di San Michele sorgeva in regione S. Michele tra Moleto e la Prera presso la cascina Cressano; l’area fu utilizzata per l’estrazione di marna cementifera. E’ stata ipotizzata una fondazione da parte dell’abbazia di S. Michele di Lucedio [Ricaldone 1999, p. 533]. Elencata nel 1298-99 come Ecclesia de Crexano nelle decime della diocesi di Vercelli, pieve di Rosignano, in unione con S. Germano [Armo, p. 37]. La chiesa e parte del borghetto appartennero almeno dal sec. XV e fino al sec. XIX a monache di Trino, non residenti [Ricaldone 1999, p. 533]. [Notizie da: http://www.artestoria.net]
L’edificio venne smontato nel 1968 e trasportato nel suo luogo attuale a causa dell’avanzare dell’attività estrattiva della cava.
La ricostruzione non ha rispettato l’orientamento originario: ora la facciata è rivolta a est.
Descrizione del sito:
CHIESA DI SAN MICHELE. Edificio del XII secolo. Muratura in pietra da cantoni locale. Facciata a capanna. Piccola aula rettangolare con abside semicircolare più bassa e coperta da una semicupola in pietra, forata da una monofora a doppia strombatura e coronata esternamente da archetti pensili monolitici, poggianti su mensoline; analoga decorazione corre sui fianchi laterali della chiesa. Campaniletto a vela. Interno spoglio. Una lapide ricorda lo spostamento della chiesa dal sito originario. Sia sulle pareti esterne che all’interno si trovano graffiti sulla pietra da cantoni di varia epoca (uno è datato 1559) [Aletto 2004, pp. 28-73].
Informazioni:
Comune tel. 0142 921129
Fonti:
Fotografie della chiesa di San Michele da: http://www.provincia.alessandria.it
Data compilazione scheda:
6 luglio 2012 – aggiornamento maggio 2014 e febbraio 2026
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Ottiglio (AL) : Chiese di Madonna dei Monti e di San Gottardo
Storia e descrizione dei siti:
MADONNA DEI MONTI
Ricordata sin dal XIII secolo come “ecclesia Sanctae Mariae de montibus”, appartiene per ragioni storiche alla parrocchia di Grazzano Badoglio e fu a lungo contesa tra la comunità di Ottiglio e l’abate di Grazzano.
L’origine del santuario si fa risalire all’epoca degli Aleramici, fondatori e protettori dell’abbazia di Grazzano. Anche questa piccola chiesa campestre venne affidata alle cure dei Benedettini.
Dell’antico impianto romanico resta solamente la bellissima abside in conci di tufo, preservata dalle ingiurie del tempo mediante una copertura che univa la chiesa con l’adiacente fabbricato rurale destinato dapprima ad accogliere un eremita e successivamente, dal 1797, una piccola comunità di monaci dell’abbazia trappista di Tamiè, sfuggiti dalla rivoluzione; in seguito vi abitò un mezzadro che coltivava ciò che restava delle 26 moggia di terreno locale, un tempo di pertinenza dell’abbazia.
Nel XVI secolo, per far fronte al grande popolamento della zona, la chiesa fu ricostruita in stile gotico. Nel 1944 un incendio distrusse il campanile, ricostruito negli anni ’60 del Novecento con il contributo del cementiere Luigi Buzzi. Nel 1965 la chiesa fu completamente restaurata a spese dell’industriale Pininfarina: i lavori, compiuti sotto la supervisione del professor Umberto Clerici sovrintendente ai monumenti per il Piemonte, terminarono nel 1966, conferendo all’edificio un aspetto neogotico. [notizie dal sito del Comune di Grazzano Badoglio indicato sotto al n°2 ]
L’ABSIDE è divisa in tre parti da agili colonne che terminano con capitelli scolpiti a forma di foglia ed illuminata grazie a tre monofore dallo stile molto raffinato.
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CHIESA DI SAN GOTTARDO.
Si trova in aperta campagna, nei pressi della cascina Prosio, a nord di Ottiglio. La chiesetta, di incerta origine, forse secolo XI poi rimaneggiata nel 1885 e restaurata nel 1992. , è formata da un’aula rettangolare con abside; l’intonaco, ormai scrostato, ha messo in risalto la muratura prevalentemente in pietra di cantoni.
Informazioni:
Chiesa Madonna dei Monti. Sorge sul colle denominato “Madonna dei Monti”, uno dei più elevati del Monferrato (379 m). Comune di Ottiglio tel. 0142 921129 ; Parrocchia di Grazzano Badoglio tel. 0141 925123
Links:
http://www.comune.ottiglio.al.it/Cennistorici.php
http://www.comune.grazzanobadoglio.at.it
https://www.artestoria.net/book_0_1.php?loc=58
https://www.chieseromaniche.it/Schede/1175-Ottiglio-San-Gottardo.htmhttps://www.chieseromaniche.it/Schede/1175-Ottiglio-San-Gottardo.htm
Fonti:
Fotografie della chiesa di Madonna dei Monti tratte dal sito del Comune di Grazzano Badoglio.
Foto della chiesa di San Gottardo, le ultime due in basso, di Cristina Bargero.
Data compilazione scheda:
6 luglio 2012 – aggiornam. maggio 2014 – giugno 2020
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese


Orsara Bormida (AL) : Castello
Storia del sito:
Nato come semplice torre di avvistamento intorno all’anno 1000, fu trasformato in Castello nel secolo XIV, con l’aggiunta di una torre ottagonale. È citato per la prima volta in un documento del 1196. Anticamente i feudatari, i Marchesi Malaspina, sono ricordati da Dante Alighieri, nel “Purgatorio” (Divina Commedia) che li ringrazia per l’ospitalità ricevuta durante una sua visita. Terreni e Castello passarono poi, per il matrimonio di Violante Malaspina, in proprietà ai Conti Lodrone che vi abitarono fino al 1530. Il castello venne ampliato nel XV e trasformato in residenza signorile nel corso del XVII e XVIII secolo. Dopo numerosi passaggi il Castello, dagli inizi del ‘900, è di proprietà della Famiglia Remondini di Genova che ha provveduto recentemente ad effettuare una profonda ristrutturazione degli interni, lasciati architettonicamente intatti, ma resi accoglienti per una continuativa fruizione abitativa. Anche gli arredamenti risalenti al Cinquecento e Seicento, sono rimasti intatti.
Legata proprio all’immagine del Castello, è stata avviata dai proprietari un’attività di produzione vinicola.
Descrizione del sito:
Il castello, dall’esterno, si presenta caratterizzato da tre torri: quella più antica e di dimensioni maggiori, posta nell’attuale zona residenziale, è la torre quadrata; ad un estremo della stessa zona è la torre ottagonale, mentre la torre di dimensioni minori, di forma cilindrica, parte integrante della cinta di mura di protezione del castello, ebbe funzione di torre di vedetta.
All’interno delle mura perimetrali del maniero, vi è un esteso giardino su due piani.
Nelle varie stanze del piano inferiore e nelle camere da letto del piano superiore vi sono arredi e mobili d’epoca intarsiati o dipinti; una stanza particolare è la biblioteca, insigne per la preziosa raccolta di libri storici su Orsara e sul castello stesso, come quelli sulle spese effettuate.
Nei sotterranei, i locali in passato adibiti a prigioni ed oggi a cantine, hanno volte a botte e a crociera; vi sono cunicoli, passaggi a scala e a corridoio un tempo utili anche per emergenze o per segretezza di spostamenti ed oggi fruibili come accessi particolari dei locali naturalmente isolati da mura spesse in pietra.
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Nei pressi del Castello sorge l’ORATORIO della Ss. Annunziata o dei Disciplinanti è la più antica chiesa del paese forse risalente all’anno mille; fu parrocchiale fino al 1660 e fece parte del ricetto del castello, collocato a breve distanza, in posizione leggermente soprelevata.
Di stile lombardo romanico, a navata unica con due cappelle laterali in prossimità del transetto, presenta affreschi secenteschi recentemente restaurati.
Fino al 1810 fu anche luogo di sepoltura degli orsaresi; i cadaveri erano deposti, senza bara, in due sepolcri scavati sotto il pavimento della chiesa, ricoperti da botole di pietra tuttora visibili o anche nel terrapieno intorno alla chiesa stessa.
Informazioni:
Di proprietà privata, tel. 010 3624006 oppure 0144 367016; email: info@orsara.com
Links:
http://www.castellodorsara.com
http://www.comune.orsara.al.it
Fonti:
Notizie tratte dai siti sopra indicati; fotografia dal sito al n°1.
Data compilazione scheda:
13/1/2007 – aggiornamento maggio 2014 e febbraio 2026
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Olivola (AL) : Chiese di San Pietro
Storia e descrizione del sito:
CHIESA DI SAN PIETRO. Non si hanno notizie certe, ma si deduce dalle forme architettoniche che il campanile risale all’XI-XII secolo, mentre la restante parte della chiesa è successiva e architettonicamente meno interessante. Il campanile è interamente realizzato in conci di calcare locale o “cantoni”, decorato con archetti pensili e dentellatura. Forse era una torre di avvistamento a cui è stata successivamente addossata la chiesa e aggiunta la cella campanaria; infatti dall’interno della chiesa si nota la decorazione ad archetti anche su quel lato del campanile che è ad essa addossato.
La chiesa non è da confondere con la Parrocchiale, pure dedicata a San Pietro, ma d’epoca assai più tarda.
In Olivola vi è ancora un’altra chiesa con lo stesso titolo, detta di SAN PIETRO APOSTOLO-AUDITORIUM. Edificio tardo romanico, realizzato in muratura frammista di mattoni pieni e conci di calcare locale. La facciata è a capanna caratterizzata da due contrafforti d’angolo e da un semplice occhio centrale.
Informazioni:
La chiesa più antica, con campanile, sorge all’estremità meridionale del paese, su una piccola altura da cui si può vedere un bel panorama. Via Luigi Pugno. Comune, tel. 0142 928141
Link:
http://www.comune.olivola.al.it/
Fonti:
Foto in alto tratta nel 2014 dal sito www.ilmonferrato.info.
Data compilazione scheda:
22 novembre 2011 – aggiorn. maggio 2014 – aprile 2020
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese
Odalengo Grande (AL) : Torre di San Quirico/Quilico
Storia e descrizione del sito:
Odalengo Grande esisteva prima del secolo X. Appartenne ai Marchesi del Monferrato, ai quali fu confermato da Federico Barbarossa nel 1164. Seguì le sorti del Monferrato e fu infeudato a vari signori locali, tra cui i conti Gozzani di Treville. Scarsi sono i resti dell’antico castello.
Dell’antica Pieve di San Quilico resta solo il campanile romanico, detto oggi “torre di San Quirico/Quilico”.
Di epoca romanica, il primo piano è in conci di tufo di bella fattura, decorato con archetti pensili intrecciati e dentellatura, la restante parte è in muratura di mattoni. Il secondo e terzo piano presentano monofore, il quarto e ultimo, bifore con colonnina centrale completa di capitello. In ricordo dell’antica Pieve venne realizzata vicino alla torre, alla fine dell’800, una cappelletta in stile ecclettico, sempre dedicata a San Quirico.
Informazioni:
Comune tel. 0142 949021
Presso la Strada Provinciale della Val Cerrina, in prossimità del torrente Stura. A pochissima distanza dalla cappellina ottocentesca.
Link:
https://www.comune.odalengogrande.al.it/Guidaalpaese?IDDettaglio=46350
Fonti:
Fotografia dal sito del Comune.
Data compilazione scheda:
22 novembre 2011 – aggiorn. maggio 2014 e febbraio 2026
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Morsasco (AL) : Chiesa di San Vito e castello
Storia del sito:
La Chiesa, o pieve, di San Vito (o Vittore) è il più antico edificio presente nel comune di Morsasco, forse preesistente al paese stesso e dista poche centinaia di metri dal bellissimo centro storico. La prova dell’antichità è data, oltre che della struttura architettonica, anche dal Titolo che è antichissimo e tipico della primitiva Diocesi Metropolitana di Milano. L’edificio religioso presenta un’abside semicircolare alto medioevale (XI sec); la restante parte dell’edificio religioso denuncia diverse fasi costruttive; mentre la datazione del portico in facciata è incerta: scarne notizie ricavate dai conti del Comune del 1706 citato l’acquisto di duecento coppi per portico suddetto, con la spesa di £ 40 (di Genova). Il terreno intorno a S. Vito fu adattato a lazzaretto e divenne quindi cimitero nei primi anni del Seicento. Il gran numero di decessi a causa della peste rese, infatti, insufficiente il vecchio cimitero adiacente la Parrocchiale.
La chiesa versava in uno stato di avanzatissimo degrado degli affreschi interni e della rara copertura dell’abside, realizzata in lastre di Luserna. In seguito al terremoto del 21 agosto 2000, la zona absidale subì ulteriori danni. Nel 2003 venne realizzato il consolidamento strutturale ed antisismico del catino absidale. Gli affreschi sono stati restaurati recentemente.
La Pieve necessita di ulteriori urgenti restauri: https://www.restauroeconservazione.info/sos-san-vito/
Descrizione dei siti:
CHIESA DI SAN VITO. Nel corso dei secoli la chiesa subì vari interventi di piccola ristrutturazione, come testimonia la conformazione della tessitura muraria, con evidenti segni di saldature, aggiunte, ammorsature. In particolare, la zona absidale venne interessata da uno o più grandi crolli, che hanno potuto provocare una risistemazione anche massiccia dell’edificio religioso, forse prolungato nelle sue pareti laterali: la cortina muraria interna dell’emiciclo absidale, più o meno sino all’altezza delle strette aperture monofore, è costituita da grossi e lunghi conci di pietra arenaria, disposti secondo corsi abbastanza regolari in senso orizzontale; al di sopra di questo livello, e soprattutto in corrispondenza dell’affresco centrale, il materiale e la tecnica costruttiva palesano indubbiamente un intervento edilizio posteriore (materiale di recupero, rari pezzi di mattoni con scaglie o pietre di piccola pezzatura in abbondante malta). Tale operazione precede certamente la fine del XV secolo, epoca cui si può far risalire l’esecuzione degli affreschi.
Nell’interno del catino absidale vi è l’AFFRESCO della Crocifissione: alla sinistra del Cristo sono la Vergine Maria e un santo laico a cavallo, tradizionalmente riconosciuto come San Vito, titolare della chiesetta; alla destra, uno degli apostoli, fino ad ora individuato come San Giovanni (ha il volto e parte della figura rovinati al punto da non consentirne una certa attribuzione). Accanto a questi, infine, è Sant’Antonio Abate. La scena è riquadrata da una doppia cornice ocra e rossa, che probabilmente risolveva le linee principali dell’architettura absidale (tracce d’intonaco colorato permangono negli sguanci a doppia strombatura delle finestre e nella nicchia degli arredi sacri).
Le caratteristiche stilistiche e dell’abbigliamento dei personaggi consentono di datare l’affresco con buona approssimazione attorno al 1480.
Un altro affresco è presente nell’edificio: una Madonna in trono, di autore ignoto del sec. XV; situato alla sinistra dell’altare maggiore, nella posizione in cui la calotta absidale incontra la muratura settentrionale dell’aula. Raffigura la Vergine seduta su un rigido sedile, munito di schienale e braccioli, appena abbozzato e con una scarna decorazione; in braccio ha il Bambino, strettamente fasciato e rivestito da un largo colletto ricamato, che gli copre anche le spalle; l’abito della Madonna è una semplice tunica manicata (dal mantello spuntano i polsini), il cui colore originale deve aver subito una forte alterazione (è attualmente violaceo); anche il velo che le ricopre la testa è molto semplice e privo della gorgiera indossata invece dalla Madonna della Crocifissione. Questo particolare, insieme alla posizione ribassata dell’affresco rispetto a quello centrale, potrebbe far pensare ad una realizzazione leggermente posteriore, ma sempre nell’arco del secolo XV. La riquadratura della scena è in blu. L’autore di questo affresco possiede mezzi artistici più limitati, com’è evidente osservando la rigida ingenuità dei panneggi, che nascondono completamente e rendono quasi indefinibile la disposizione dei corpi, e la difficoltà con cui sono rese le mani. Questo maestro proviene da un ambito locale ed esiste la possibilità di un interessante confronto con l’autore del trittico di sant’Innocenzo, conservato nell’omonima chiesa di Castelletto d’Orba (AL).
Per approfondire la storia e gli affreschi vedi l’ALLEGATO Morsasco san_vito -www.webalice.it-inforestauro
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In Morsasco il CASTELLO si erge maestoso sulle case dell’antico ricetto a cui si accede passando attraverso un’alta porta, ricavata alla base della torre che presenta ancora le tracce del ponte levatoio. Superata la soglia, si sale seguendo il vicolo in pietra fino alla parrocchiale. Il castello, citato dal XIII secolo, appartenne ai Malaspina, ai Lodron, ai Gonzaga, ai Centurione e ai Pallavicino. Di notevole importanza strategica, nel corso dei secoli perse le caratteristiche militari, e si presenta, oggi, come una dimora signorile dai grandi saloni e dalle piacevoli sale.
Informazioni:
La chiesa di San Vito è nei pressi del cimitero. Comune tel. 0144 73022
Il castello è nel centro storico.
Links:
http://www.inforestauro.org
http://www.comune.morsasco.al.it
Fonti:
Notizie dai siti sopra elencati. Foto in alto da http://commons.wikimedia.org.
Foto in basso di Antonella Barbara Caldini da www.inforestauro.org e dal sito:
https://www.kimia.it/it/referenze/consolidamento-chiesa-san-vito-morsasco
Data compilazione scheda:
21 novembre 2011 -aggiornamento maggio 2014 e febbraio 2023
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese
Morano sul Po (AL) : Necropoli dell’età del Bronzo
Storia del sito:
Nel febbraio 1994 l’avvio di uno spianamento agricolo all’interno di una risaia in loc. Pobietto di Morano sul Po (AL) portava alla localizzazione di una necropoli dell’età del Bronzo finale con sepolture a cremazione, in parte collocate all’interno di recinti di forma circolare o rettangolare con tumulo terragno. Ad un primo recupero a carattere di urgenza seguiva, a partire dalla primavera 1995, un’indagine archeologica finanziata del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, articolatasi in quattro campagne ed ancora in corso, che ha portato (1998) al recupero di oltre quaranta tombe.
Descrizione del sito:
Il sito, collocato a quota 129 s.l.m. sulla sinistra idrografica del fiume Po, comprende un’area di 14.600 mq, resa piatta e uniforme da duecento anni di coltura a risaie. È ubicato in posizione molto favorevole lungo il Po, non lontano dalla sua confluenza con la Dora Baltea, ed in prossimità dello sbocco in pianura di itinerari terrestri che lungo le valli dello Stura e del Versa lo collegavano alla valle del Tanaro. Inoltre si trovava lungo un importante asse di navigazione fluviale che, a partire dall’XI secolo a.C., collegava l’alto Adriatico, la Pianura Padana e le aree transalpine.
Descrizione dei ritrovamenti:
La necropoli, ad esclusivo rito incineratorio, è caratterizzata dalla presenza di recinti di forma circolare e rettangolare con tumulo terragno. Le dimensioni dei recinti sono variabili e non sembrano in relazione allo stato sociale del defunto. I diametri oscillano tra un massimo di 6 m ad un minimo di 1,7 m. I recinti rettangolari hanno una larghezza compresa tra i 3,2 e i 5,2 m. I pozzetti hanno forma prevalentemente circolare con un diametro compreso tra i 60 e 80 cm e una profondità intorno ai 40-50 cm. Il rito dell’incinerazione è documentato in Piemonte dalla fine della media età del Bronzo (metà XV – metà XIV secolo a.C.) fino alla media età del Ferro (VI-V secolo a.C.), anche se forme di biritualismo compaiono ancora nella fase iniziale, come ad Alba. La cremazione appare comunque precocemente attestata in Piemonte già tra la fine dell’antica e gli inizi della media età del Bronzo, probabilmente con la deposizione dei resti cremati e del corredo direttamente nella fossa o in un contenitore deperibile (Casale Monferrato, loc. Vallare). Talvolta venivano collocati nella sepoltura anche altri recipienti fittili (vasi biconici, scodelle, tazze, bicchieri) forse come offerta o forse come recipiente per le offerte, rinvenuti sia a lato, sia all’interno, sia in appendici del pozzetto. A Pobietto la raccolta dei resti della cremazione sulla pira funebre sembra che si limitasse generalmente ad un recupero di tutti gli elementi scheletrici identificabili, senza la raccolta intenzionale di carboni e ceneri residuali del rogo. Gli elementi del corredo metallico, quasi sempre in stato frammentario e che verosimilmente avevano accompagnato il morto sulla pira funebre, erano stati raccolti e collocati all’interno dell’urna sempre adagiati al di sopra delle ossa, anche nelle deposizioni multiple. Il rituale funerario prevedeva in genere la collocazione sul rogo di prodotti vegetali coltivati (cereali, leguminose) o che crescevano spontaneamente nelle vicinanze dell’insediamento (uva, nocciole), di alimenti preparati con farine (pappe) e di parti di animali, forse talvolta contenuti anche nei recipienti, privi di resti ossei, che si rinvengono nelle sepolture, come sembrerebbe indicare la scodella accessoria della tomba 5/95, che conservava al suo interno diversi piccoli ciottoli, forse serviti a riscaldare il contenuto. Un’ulteriore conferma all’ipotesi dell’esistenza di pratiche connesse al culto dei morti, in cui trovava posto l’offerta di prodotti vegetali, viene dalle numerose fosse rituali rinvenute in tutti i settori della necropoli. II corredo metallico, generalmente in accordo con le determinazioni antropologiche, è costituito da oggetti di abbigliamento (spilloni, fibule), di ornamento (armille, anelli, anelli a spirale, orecchini, elementi di collana, bottoni), di uso personale (amo, ago da cucito) e raramente da armi (punta di lancia), presenti singolarmente o in diverse combinazioni. Nelle tombe maschili compaiono con maggiore frequenza soltanto oggetti di abbigliamento (spilloni, in numero variabile da uno a quattro; fibule ad arco serpeggiante in due pezzi, talvolta con arco rivestito, in un unico esemplare) o di uso personale. Solo raramente ed in numero ridotto sono documentati gli ornamenti, in genere un anello circolare o a spirale. Nelle tombe femminili invece agli oggetti di abbigliamento, solitamente una o due fibule ad arco semplice, si affiancano spesso elementi di ornamento, talvolta anche in numero rilevante; non sembra prevista dal rituale la collocazione di elementi di corredo specifico nelle tombe di bambini, la cui deposizione è attestata a Morano sul Po in due casi, sempre all’interno di sepolture multiple. Tra gli oggetti di uso personale si segnala la presenza di un piccolo ago da cucito di bronzo con salvapunta.
Informazioni:
Loc. Pobietto, il sito non è visitabile.
Bibliografia:
VENTURINO GAMBARI (a cura di), 1999, In riva al fiume Eridano, catalogo della mostra allestita sino al 2007 al Museo Civico di Casale Monferrato VENTURINO GAMBARI, PEROTTO, 1998, Morano Po. Necropoli dell’età del bronzo finale, in QuadAPiem, 14 pp. 211 -212
Fonti:
Articolo tratto dal testo “In riva al fiume Eridano”, sopra citato.
Immagini tratte dall’ALLEGATO La civiltà di Pobietto
Data compilazione scheda:
23 settembre 2003 – aggiorn. maggio 2014
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Federico Vigo – Gruppo Archeologico Torinese
Molare (AL) : Chiesa antica pieve di Santa Maria di Campale
Storia e descrizione del sito:
L’antica pieve di Santa Maria di Campale, romanico-gotica, fu la prima parrocchia di Molare e risale, nelle forme attuali, al XIII secolo.
Ha facciata a capanna, piccolo campanile a vela. Di notevole pregio è l’abside rettangolare, formata da un’alternanza di mattoni e pietre, con archetti pensili e decorazioni di finissima fattura, un autentico gioiello architettonico in perfette condizioni.
L’interno è a una navata, presenta un tetto a capriata e pavimento in cotto; sulle pareti tracce di affreschi quattrocenteschi, dovuti a varie mani. Tra i dipinti una Madonna del latte di squisita fattura sulla parete sinistra, accanto ad una Crocifissione, e un trittico su quella di destra, tutte opere databili tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500.
Molare conserva un bel centro storico di impianto ligure, nel quale spicca il CASTELLO della seconda metà del XVI secolo, forse modificato e ampliato a fine XIX secolo dal D’Andrade.
Informazioni:
Nel cimitero. Comune tel. 0143888121 (Non confondere con la sette-ottocentesca parrocchiale “Nostra Signora della Pieve” che si trova in Via Umberto I.)
Links:
http://www.molare.net/molare/molare_la_storia.html#
Guida turistica: Molare.pdf.
Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2011 dal sito sopracitato e da altri non più attivi nel 2020.
Data compilazione scheda:
20 novembre 2011 – aggiornamento maggio 2014 e dicembre 2025
Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese


















