Valle di Susa

Susa (TO) : Terme Graziane (acquedotto romano)

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Storia e descrizione del sito:
Con il nome “Terme Graziane” si è soliti indicare non le terme vere e proprie ma ciò che resta dell’acquedotto che le riforniva, venuto alla luce solamente nel 1834. Il termine deriva da un’epigrafe, rinvenuta a Susa ed ora perduta, che cita le terme, costruite tra il 375 e il 378 dagli Imperatori Graziano, Valente e Valentiniano, e l’acquedotto che lo alimentava. L’interpretazione ora maggiormente accettata indica le due alte arcate come ciò che resta di un acquedotto databile al IV sec. d.C. grazie al confronto con analoghe strutture. In diversi punti della città sono state trovate opere di canalizzazione a cui l’acquedotto poteva collegarsi. In prossimità della struttura si è rinvenute una grande cisterna coperta con una volta a botte ed opere di canalizzazione rivestite in signino (cocciopesto). Durante un intervento di restauro è stata infine riscontrata, nella parte superiore del monumento, la presenza di un condotto per l’acqua realizzato in cocciopesto. Altre ipotesi fantasiose interpretavano le due arcate come resti di una struttura difensiva oppure come costruzioni sacre in quanto univano le mura della cittadella con il torrione sotto il quale si riteneva dovesse trovarsi la tomba del re Cozio. Solo con il Medioevo, durante le invasioni barbariche, la struttura fu trasformata in porta urbica (come è dimostrato dalla presenza di una soglia e dei segni che testimoniano che la pietra fu nuovamente lavorata per inserirvi una porta) e collegata, insieme all’arco di Augusto, attraverso opere murarie, alla cinta difensiva del Castello. Le aperture furono più tardi murate e solo negli ultimi venti anni dell’Ottocento furono eliminati i riempimenti di tamponatura. La muratura si divide in due parti: quella inferiore è formata da blocchi di pietra calcarea squadrati in modo irregolare e da conci di marmo reimpiegati; quella superiore, forse posteriore, è costituita da pietrame irregolare, con un paramento in ciottoli e piccole pietre squadrate, legati da malta. Attraverso l’arcata principale passava la via romana per il Monginevro (forse la Via delle Gallie): l’arcata fu realizzata con un taglio nella roccia tale da permettere il passaggio di una strada di dimensioni sufficienti; in questo punto sono stati inoltre rinvenuti dei basoli (lastre di pietra usate dai Romani per pavimentare le strade principali). Sotto l’arcata minore si trova un pozzo scavato nella roccia la cui datazione è incerta ( V – I sec. a.C.). Non è noto il punto d’inizio dell’acquedotto, ma si pensa che esso captasse l’acqua nei pressi di Gravere, per poi giungere fino a Susa con un percorso in parte sotterraneo e in parte sostenuto da arcate

Informazioni:
Acropoli Romana

Link:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20684

Bibliografia:
LANZA E., MONZEGLIO G., 2001, I Romani in Val di Susa, Ed. Susa Libri, pp. 55-59
MIGLIARDI G., 1979, Susa nella storia e nell’arte, Chieri, pp.39-40
CROSETTO A., DONZELLI C., WATAGHIN C., 1981, Per una carta archeologica della Valle di Susa, “Bollettino Storico Bibliografico Subalpino”, LXXIX, pp. 394-395, 406-407
BRECCIAROLI TABORELLI L., SCLAVA G., 1984, Susa. Terme Graziane, Notiziario, “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 3, pp.284-285
BRECCIAROLI TABORELLI L., 1985, Susa. Acquedotto romano e area del castrum, “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 4, pp.55-57
Corpus Inscriptionum Latinarum, V, 7250 = ILS II 5701

Data compilazione scheda:
27 ottobre 2003 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Maurizio Belardini – Gruppo Archeologico Torinese

Susa (TO) : Porta Savoia e mura romane

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Storia del sito:
La cinta muraria di Susa venne edificata con una certa fretta, nella seconda metà del III secolo dopo Cristo, per difendersi dalle invasioni barbariche. Le mura erano costruite “a sacco” cioè con pareti esterne in muratura e una zona interna riempita con materiale di riporto, tra questo si sono trovati tantissimi oggetti per lo più di marmo, come iscrizioni, pietre miliari, frammenti di scultura. Tutto materiale che dimostra l’urgenza con la quale le mura dovettero essere costruite. La cinta muraria delimitava un’area ridotta della città a forma triangolare e comprendeva la zona del Castello, la fascia lungo la Dora fino alla Torre dell’Orologio. Di qui le mura seguivano l’attuale strada statale 24, fino a raggiungere via dei Fossali (attuale corso Unione Sovietica) per poi richiudersi al Castello.
Le mura avevano tre principali ingressi: la Porta Castello, tra l’Arco di Augusto e le Terme Graziane; Porta Piemonte, di cui sono rimasti resti inglobati nella Torre dell’orologio; la Porta Savoia o del Paradiso.
Le mura e le porte vennero ribassate nel XVIII secolo e nel tempo in parte demolite o inglobate in edifici più recenti.

Descrizione del sito:
Le MURA erano alte circa 6 metri, munite di torri angolari e sui lati. Alcune di esse sul lato sud sono state inglobate in edifici successivi.
Alcuni tratti originali delle mura conservano il rivestimento in pietre spaccate e pochi laterizi e, in prossimità di Porta Savoia, una intonacatura di colore rosato. PORTA SAVOIA venne in parte inglobata nell’ampliamente della cattedrale realizzato nel XII secolo. La costruzione si presenta con un paramento rifinito a “lisca di pesce”. La porta presenta un solo fornice che in origine era più stretto e veniva chiuso con una saracinesca, manovrata dalla balconata coperta che guarda l’interno della città. La porta è collegata a due torri di pianta circolare, forate da quattro piani di finestre a tutto sesto, che oggi sono in parte murate. Le aperture delle torri sono sfalsate, in modo da poter consentire la difesa su tutti i lati. L’interturrio presenta 4 ordini di aperture ad arco, anche queste alternativamente sfalsate, situate all’altezza dei corridoi che collegavano le due torri. L’altezza attuale delle torri è inferiore rispetto a quella originaria, sono infatti state abbassate alla fine del XVIII secolo ad opera di Napoleone.

Descrizione dei ritrovamenti:
Nelle vicinanze di Porta Savoia furono rinvenuti due torsi marmorei di statue di età giulio-claudia, oggi al Museo Archeologico di Torino.

Informazioni:
La cosiddetta Porta Savoia o Porta del Paradiso è addossata alla Cattedrale di San Giusto (vedi scheda).

Link:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=6628

http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Savoia

Bibliografia:
LANZA E., MONZEGLIO G., I Romani in Val di Susa, Ed. Susa Libri, Susa TO, 2001
MANDOELSI A., Paesaggi Archeologici del Piemonte e della Valle d’Aosta, Editurist, Torino, 2007

Fonti:
Fotografia in alto da Wikipedia, in basso dal sito www.cittadisusa.it.

Data compilazione scheda:
03/01/2009 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A. Torinese

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Susa (TO) : Museo Diocesano di Arte Sacra

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Storia del Museo:
Inaugurato il 22 settembre 2000, vuole essere espressione del cammino storico – artistico e culturale del popolo della Valle di Susa; fu voluto da mons. V. Bernardetto, Vescovo di Susa dal 1978 al 2001. ll Museo Diocesano d’Arte Sacra è a carattere diffuso e territoriale per valorizzazione lle potenzialità umane sul territorio e la ricchezza di testimonianze artistiche presenti sullo stesso; la “struttura diffusa” affianca alla sede centrale segusina le sedi staccate site a Melezet, San Giorio di Susa, Giaglione e Novalesa.
Per le sedi staccate si rimanda alle schede relative.

Il plesso museale di Susa oggi si presenta distribuito in tre corpi di fabbrica: la Chiesa, l’ex rettoria e l’attigua costruzione denominata Ala Argentera. Questi tre corpi sono tra loro strutturalmente separati ma convenientemente visibili e visitabili, anche attraverso un percorso storico-architettonico continuo. Quest’ultimo consente di visitare ed attraversare locali con connotazioni storiche costruttive e stilistiche differenti, facendo tuttavia percepire al visitatore un “unicum” leggibile e mutuamente integrato.

Descrizione delle collezioni:
Il Museo si estende complessivamente su di una superficie di circa 900 mq articolata in sei sale oltre ad una serie di locali per formazione e informazione multimediale. Queste sale sono state destinate ad ospitare il tesoro della Cattedrale di San Giusto, il Coro con i reliquiari e la quadreria, la Sagrestia con i paramenti liturgici e i tessuti; al primo piano la sala delle oreficerie e la sala delle statue lignee oltre a locali amministrativi, spazi di relazione e comunicazione e servizi vari. In definitiva il Museo rappresenta un concreto e valido esempio di restauro, recupero e riutilizzo di un sito di “archeologia urbana” degradato e parzialmente dismesso che, nel rispetto delle preesistenze, viene riproposto come luogo “simbolo” di importante valenza cultuale, culturale e documentale, fortemente caratterizzato e caratterizzante il territorio.

Descrizione del materiale esposto:
Tra i reperti conservati nel Museo citiamo il TRITTICO DEL ROCCIAMELONE (o di Rotario), risalente al XIV secolo, in bronzo anticamente dorato, inciso con il bulino, è composto da tre parti terminanti a cuspide, unite da quattro cerniere; a quella centrale, più grande, sono collegate due più piccole a forma di trapezio richiudibili per permetterne il trasporto. Sulla tavola centrale è rappresentata la Madonna seduta su un trono a cassapanca con in braccio il piccolo Gesù che, con una mano regge il mondo e con l’altra accarezza il mento della madre. Sull’anta sinistra vi è san Giorgio a cavallo che trafigge il drago con la lancia; sull’anta di destra, invece, campeggia un santo con la barba, identificabile con san Giovanni Battista (patrono dei Cavalieri di Malta), le cui mani sono posate sulle spalle di un guerriero inginocchiato che rappresenta il committente del trittico, Bonifacio Rotario. Tutte le figure sono sovrastate da esili arcate gotiche e sono racchiuse entro motivi ornamentali che occupano l’intero sfondo. Nella parte inferiore del trittico è incisa una scritta latina in caratteri gotici che ne permette la datazione: “Qui mi ha portato Bonifacio Rotario, cittadino di Asti, in onore del Signore Nostro Gesù Cristo e della Beata Maria Vergine, nell’anno del Signore 1358, il giorno 1° di settembre”.
Il trittico, ambìto dal duca Carlo Emanuele II, nel 1673 venne trafugato da Giacomo Gagnor di Novaretto e portato al castello di Rivoli, dove i reali trascorrevano il periodo estivo: esposto nella chiesa dei Padri Cappuccini, fu onorato con un solenne pellegrinaggio da Rivoli a Susa cui partecipò un’enorme folla di fedeli. La sua ultima collocazione fu la cattedrale di San Giusto di Susa e da qui trasferito poi nella sede del Museo Diocesano.presso la chiesa della Madonna del Ponte.
Sul Rocciamelone la antica cappella scavata nella roccia da Bonifacio Rotario, ormai inservibile, nel Settecento venne sostituita con una in legno; anche questa però, in balia degli agenti atmosferici.

Informazioni:
Presso la CHIESA DELLA MADONNA DEL PONTE (vedi scheda riguardante l’edificio). Tel. 0122 622640 email: museo@centroculturalediocesano.it

Links:
http://www.centroculturalediocesano.it/#!il-museo-di-susa/cq62

http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20695

Fonti:
Fotografia dal sito http://www.caisusa.it/joomla/650-trittico-rocciamelone

Data compilazione scheda:
11/01/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Susa (TO) : Museo Civico

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Storia del Museo:
Fondato nel 1884 nel palazzo del tribunale e trasferito solo a metà degli anni Sessanta, il Museo si trova attualmente nel Castello della Contessa Adelaide (vedi scheda).

Descrizione del materiale esposto:
Il Museo è suddiviso in nove sale complessive: nella prima si trova una raccolta naturalistica del Club alpino italiano; nella seconda, reperti archeologici di epoca romana; nella terza una collezione di numismatica; nella quarta cimeli risorgimentali e una raccolta di armi dal Medioevo al XIX secolo; nella quinta è da segnalare un pregevole capitello del XIV sec; nella sesta minerali e fossili; nella settima una collezione egizia e donazioni di oggetti esotici; infine le due sale del piano terra, aperte negli anni Novanta in collaborazione con il Gruppo Ricerche Cultura Montana, sono dedicate alle incisioni rupestri della valle.

Informazioni:
Tel. 393 5837413 email: info@lemusestudio.it

Links:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=6790

http://xoomer.alice.it/museocivicosusa/index.htm

Fonti:
Fotografia da http://www.provincia.torino.gov.it/speciali/2009/egitto_nascosto/galleria.htm

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornamento luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

Susa (TO) : Incisioni rupestri

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Storia del sito:
Il complesso fu scoperto e segnalato da C.F. Capello nel 1949: la roccia e le incisioni erano infatti ricoperte da coltre erbosa.

Descrizione del sito:
Sull’affioramento roccioso vi sono 15 coppelle, 8 canaletti, una vaschetta e lettere di epoca successiva. Le coppelle e le vaschette quadrate sono di fattura precisa e accurata, collegate da canaletti sia rettilinei che serpeggianti. Ciò denota l’uso di attrezzi metallici, analogamente ad altri interventi artificiali evidenziabili, quali una cisterna circolare, una serie di sette gradini ortogonali che continuano sotto il pilastro romano, e la stessa apertura della “via”, ottenuta mediante due tagli paralleli che recano ancora i segni dei colpi di piccone. La costruzione romana è posteriore all’intaglio dei gradini, che paiono essere in relazione con il complesso delle incisioni. Si può ipotizzare una cronologia pertinente all’età del Ferro, sia per l’evidente utilizzo di strumenti metallici, che la priorità rispetto alla costruzione romana.

Informazioni:
Acropoli Romana. Nella zona archeologica, a poca distanza dall’Arco di Augusto, in corrispondenza del passaggio dell’antica Via delle Gallie.

Links:
http://www.rupestre.net/archiv/ar4.htm

http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20685

Bibliografia:
Arcà 1986, Santacroce 1987, GRCM 1988, Fedele 1989.

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito www.rupestre.net, cui si rimanda.

Data compilazione scheda:
4 luglio 2007 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Susa (TO) : Convento di San Francesco

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Storia del sito:
La chiesa ed il convento, secondo la tradizione, vennero fondati nel 1244 da Beatrice dei conti di Ginevra, moglie di Tommaso I di Savoia, in seguito al passaggio di san Francesco diretto in Francia nel 1213 o 1214. Il complesso venne citato in una Bolla pontificia del 1254. La collocazione del convento – appena fuori le mura della città – ne determinò la vocazione ad essere una comunità di sosta e di accoglienza, tradizione ancora oggi viva. Questo luogo è da sempre abitato, salvo il periodo delle soppressioni napoleonica e sabauda, dai Frati Minori Conventuali.
Gli edifici vennero costruiti con materiali di recupero del vicino anfiteatro romano, in forme gotiche con ancora influssi romanici. La chiesa presenta una semplice facciata a salienti e tripartita da lesene, abbastanza rara in Piemonte, con una ghimberga, (il frontone a forma triangolare che ingloba il portale), forse il primo esempio piemontese.
La chiesa sorge ad un livello ribassato rispetto al suolo circostante a causa, si ritiene, delle frequenti inondazioni del rio Gelassa. La chiesa venne rimaneggiata nel ‘600 con la costruzione di volte. La decorazione interna della chiesa risale ai restauri degli anni 1880-87 eseguiti da Arborio Mella. Dello stesso periodo sono gli arredi, tipici del gusto neogotico di fine ‘800. Si sono conservati due bellissimi chiostri e, in varie parti dell’edificio, AFFRESCHI del XIV – XV secolo.

Descrizione del sito:
Il PORTALE della chiesa è in pietra arenaria composto da archi concentrici lievemente acuti con colonnine a strombo, il tutto racchiuso dalla ghimberga. Nel concio di chiave dell’arco principale vi è una formella con la figura dell’Agnello Mistico. I capitelli delle colonnine sono decorati con una fascia ad altorilievo e continua, non essendoci una separazione tra la decorazione di un capitello e quello successivo. La fascia scolpita continua sui due lati della strombatura del portale come mensola sotto la ghimberga. Sul lato sinistro si trovano cinque teste umane incorniciate da foglie e cinque uccelli che beccano dei grappoli d’uva. Sul lato destro si trovano tre teste umane tra coppie di uccelli e la scena di un cane che insegue una lepre. Queste sculture, caratterizzate da una certa grazia e delicatezza soprattutto nelle teste e da particolari acconciature, possono essere orientativamente datate verso il 1320.
L’INTERNO presenta una pianta a tre navate con transetto, ora chiuso per ricavarne due cappelle (quella di destra attualmente è adibita a sacrestia). La parte dell’abside, eretta probabilmente in un secondo tempo, tra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento, è quella meglio conservata secondo l’architettura originale. E’ poligonale a sette lati, secondo uno schema del gotico del sud della Francia e piuttosto raro nell’Italia del ‘200.
I CAPITELLI scolpiti delle colonne della navata centrale sono databili tra gli anni trenta e cinquanta del Duecento. La lettura di questi capitelli è oggi difficile, poiché sono stati ridipinti e dorati durante i restauri ottocenteschi. I capitelli della seconda e della terza colonna a destra, della prima e della terza colonna a sinistra e delle semicolonne addossate ai lati dell’abside presentano motivi vegetali variegati. Il capitello alla sommità della seconda colonna di sinistra presenta invece quattro scene di lotta tra coppie di animali: due uccelli che si affrontano; un uccello e un drago; una scena di caccia con una lepre inseguita da un felino; due chimere.
GLI AFFRESCHI.
Nell’ANTICA SACRESTIA DEL CONVENTO (la cappella terminale della navata di destra) si conservano affreschi tre-quattrocenteschi. La volta quadripartita della cappella presenta gli Evangelisti seduti su grandiosi seggi, mentre scrivono il Vangelo, del quale appare su un cartiglio un versetto; accanto a ciascuno i loro simboli: l’aquila per Giovanni, il vitello alato per Luca, il leone con viso di uomo per Marco, l’angelo per Matteo. I due apostoli raffigurati sull’arcone della cappella portano i rispettivi simboli: le chiavi san Pietro e il libro per san Paolo. Durante recenti restauri sono venuti alla luce affreschi della metà del 1300: santa Chiara e san Francesco che riceve le stimmate sul monte della Verna.
Nella attuale sacrestia – in antico parte del transetto – si notano un san Bernardo e unasanta Maria Maddalena, resti mutilati dell’originaria decorazione.
Gli affreschi dell’ULTIMA CAPPELLA DELLA NAVATA SINISTRA sono opera della bottega dei Serra, che mostrano di essere influenzati dalla cultura jaqueriana e da quella franco-fiamminga. In una bianca cornice quadrilobata inscritta in un cerchio sono inseriti i santi e i beati francescani: il beato Leo con la mitra vescovile; il beato Ottone; il beato Duns Cicotus (Scoto); sant’Antonio da Padova; il beato Nicolò; il beato Accursio ed infine due figure il cui nome è cancellato.

I due CHIOSTRI adiacenti alla chiesa sono di epoca diversa e testimoniano rimaneggiamenti anche profondi di epoche successive. Durante la soppressione napoleonica vennero utilizzati come abitazioni e per usi agricoli. Ripresa la vita del convento alla fine del secolo, riacquistarono la fisionomia claustrale con i lavori di riadattamento compiuti tra il 1927 e il 1931. Il chiostro meridionale, più antico, presenta un loggiato al secondo piano detto “loggia di frate Elia”, a grandi aperture architravate inframmezzate da semplici pilastri quadrangolari. Il porticato al piano terreno, denominato di Sant’Antonio, è suddiviso in campate con volte a crociera di fattura settecentesca. Sulle lunette sono visibili alcuni affreschi rappresentanti la vita di sant’Antonio. Scendendo alcuni scalini si giunge al chiostro denominato di San Francesco (sulle pareti sono dipinte ad affresco scene di vita del Santo). Nel chiostro vi è un affresco di fine XV secolo raffigurante la Madonna con il Bambino e sant’Anna ed una serie di dipinti risalenti al XVII secolo, inseriti in quattordici lunette, raffiguranti episodi relativi alla vita di san Francesco.
Sotto il porticato sono conservati alcuni frammenti architettonici: una balaustra in pietra del XIV secolo, alcune lapidi in marmo, pietra o terra cotta del XIII secolo, un bel paliotto settecentesco in stucco a intarsi policromi. Interessante è anche il Cristo Crocifisso, in legno scolpito, della fine del XV secolo. Sul lato occidentale sono state murate due finestre quattrocentesche ad arco acuto in cotto, già appartenenti ad un fabbricato annesso al convento, tradizionalmente denominato “torre di Beatrice”. Sono composte da due colonnine cordonate inframmezzate da una fascia a motivi vegetali con aggraziate teste femminili.

Informazioni:
Tel. 0122 622548

Links:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=6631

http://www.sanfrancescosusa.it/sito/index.php/la-storia

http://it.wikipedia.org/wiki/Convento_di_San_Francesco_%28Susa%29

Fonti:
Fotografia in alto, n°2 e 3 da Wikipedia; foto n°4 da www.sanfrancescosusa.it

Data compilazione scheda:
13/01/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Susa (TO) : Chiesa di San Saturnino

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Storia del sito:
La Chiesa di San Saturnino è situata fuori città, nel luogo in cui, secondo la tradizione, il santo fu martirizzato. Non si conosce l’anno di fondazione di questa chiesa, ma si sa che anticamente esisteva già una cappella dedicata a questo santo, e che in seguito fu costruita (forse sulle rovine di un tempio pagano) la chiesa che troviamo nominata già nel diploma del Vescovo di Torino Cuniberto (1065) col quale essa venne donata – insieme a Santa Maria Maggiore di Susa – alla Prevostura di Oulx. Si può presumere che sia stata edificata verso la metà del sec. XI.
Una maggiore rozzezza rispetto ad altre costruzioni coeve si può spiegare col carattere rurale dell’ambiente cui era destinato. Pare infatti che essa fosse di poca importanza ed officiata solo saltuariamente, poiché nel 1231 un certo Rodolfo Baralis (o Barralis) di Susa lasciò per testamento i terreni che possedeva in regione S. Saturnino alla Congregazione dei Canonici di Oulx, affinché erigesse nella chiesa di S. Saturnino, dipendente dalla Congregazione stessa, un Priorato di almeno tre canonici, con l’obbligo di risiedervi e di officiarla. Il testamento del 1231 è importante, sia in sé – fu redatto dal notaio imperiale Corrado e lo sottoscrissero come testimoni, fra gli altri, il Priore di Montebenedetto Falco e il Prevosto di S. Antonino Ponzio – sia soprattutto per S. Saturnino. Infatti esso fu l’occasione che da semplice chiesa diventasse monastero, con tutte le varianti, anche per le costruzioni, che la nuova destinazione comportava. Lo stesso testatore aveva disposto che vi si introducessero delle migliorie. Il Priorato fu sicuramente costituito giacché ne parlano ripetutamente le “carte” posteriori e lo conferma l’aspetto delle costruzioni tuttora collegate con la Chiesa; tuttavia non pare che abbia mai raggiunto una grande prosperità né una particolare importanza, tanto che nel 1607 la famiglia “patrona” dei Baralis si lagnava per la sua scarsa efficienza.
Soppressa nel 1748 la Prevostura di Oulx – da cui dipendevano i Canonici di S. Maria e di S. Saturnino – anche il Priorato venne soppresso come tale, e naturalmente gli edifici, quasi abbandonati, e specialmente la Chiesa, decaddero ulteriormente. La proprietà del complesso passò alla nuova Collegiata di Canonici eretta nel 1748 in S. Giusto di Susa mediante l’unione dei precedenti Canonici Lateranensi con quelli di S. Maria Maggiore (entrambi “canonici regolari”), e quando nel 1772 venne fondata la Diocesi, passò ai Canonici del Capitolo della Cattedrale”.
La chiesa, già in decadenza all’inizio del XVIII secolo, nei secoli seguenti venne abbandonata e andò in rovina.
Negli anni ’80 sono stati compiuti lavori di restauro sul campanile; nel 2001 invece il restauro ha riguardato l’interno della chiesa, il pavimento e il tetto.

Descrizione del sito:
All’esterno la struttura muraria è ancora ben conservata, evidente lo stile romanico della costruzione con facciata abbellita da lesene e archetti pensili.
Il campanile romanico è a pianta quadrata, esile ed elegante; presenta negli ultimi tre piani eleganti bifore che si ingrandiscono gradualmente nei vari piani. Cornici marcapiano con archetti pensili dividono i piani della costruzione.

Informazioni:
Ubicata  su un terreno privato.  Museo Diocesano di Arte Sacra; tel. 0122 622640

Link:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=6632

Bibliografia:
FABIANO G.; SAVI S., San Saturnino di Susa, “Segusium” – Società di Ricerche e Studi Valsusini, Susa TO, 1982

Fonti:
Notizie e fotografia tratte dal sito del Comune di Susa.

Data compilazione scheda:
12/01/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Susa (TO) : Cattedrale di San Giusto

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Storia del sito:
La chiesa venne edificata fuori le mura da Olderico Manfredi, probabilmente a partire dal 1011, e fu consacrata nel 1027. Dal 1029 al 1581 fu affidata ai Benedettini; nel 1583 nel monastero sopraggiunsero i canonici Lateranensi, nel 1749 San Giusto venne trasformata in canonica regolare a cuiCATTEDRALE erano associati i canonici della chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 1772 una bolla papale trasformò i canonici in preti secolari e San Giusto divenne cattedrale.
Nel XII secolo la chiesa venne prolungata in avanti di una campata, incorporando parte delle mura e, nell’angolo sinistro, una delle torri romane della porta detta “Savoia” o “del Paradiso”. Alla fine del XII o nel XIII secolo venne voltata la parte anteriore della navata maggiore; nel XIV e XV secolo venne voltato il resto della navata e ricostruita l’abside maggiore; nel XVIII venne costruito il corridoio dietro l’abside e nel XIX secolo le cappelle laterali. Nei secoli vennero più volte rifatti il pavimento e gli altari. Delle strutture del convento annesso alla chiesa non è rimasta traccia.
Nel 1863-65 avvenne il rifacimento della decorazione interna progettata dall’arch. Edoardo Mella.
I restauri del 1985-2000 hanno permesso di precisare la varie fasi costruttive dell’edificio e riconoscere l’edificio originale (blu nella piantina) a tre navate con cinque absidi coperte da soffitti lignei.

Descrizione del sito:
Il CAMPANILE è alto m 51, di stile romanico, appartiene alla prima fase della chiesa; costruito in pietra, a base quadrata, si addossa alla navata laterale destra, circa alla metà, ma ne rimane staccato. Rinforzato agli angoli da contrafforti costruiti nel Settecento per consolidarlo, presenta sei piani separati da archetti pensili a tutto sesto; nei tre piani inferiori reca delle monofore e feritoie, nei piani superiori bifore, trifore e quadrifore i cui archi a doppia ghiera poggiano su capitelli a stampella. Il campanile termina con strutture gotiche realizzate dopo il 1481: una slanciata cuspide ottagonale fra quattro alti pinnacoli in cotto ricoperti di lamiera; fra quest’ultimi corre una balaustra traforata in cotto con doccioni in pietra.
Il locale al piano terra del campanile, che è voltato a crociera con costoloni, presenta AFFRESCHI datati al terzo decennio del secolo XI, frammentati per cadute di intonaco: nella parete meridionale un velario che reca, nei riquadri inferiori di ogni drappo, tracciati a monocromo, le figure di animali fantastici e simboli; nella parete occidentale il velario prosegue con figure mutile di animali e uomini; nella parete settentrionale una bella figura di guerriero a vivi colori, con baffi, cotta ed elmo a punta.

ESTERNO della Cattedrale. La facciata, addossata alla torre romana, ha un semplice portale ed è conclusa da archetti e pinnacoli. Il fianco destro, meridionale, sotto gli archetti dell’ordine inferiore presenta un bel fregio romanico con animali e due figure di santi, risalente alla prima fase costruttiva. Dei due portali, quello dietro il campanile, ha la lunetta affrescata con la Crocifissione, databile tra il 1125 e il 1130. A destra, inseriti in una cornice dipinta, l’affresco che raffigura due angeli che reggono le insegne del cardinale Guglielmo d’Estouteville, realizzati negli anni compresi tra il 1457 e il 1483. Nell’arco a carena rovesciata, che sormonta la porta d’ingresso del Battistero, è dipinto l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, opera che risale agli anni compresi tra il 1483 e il 1490.
Il portale laterale esterno è databile alla fine del XVII secolo, formato da pannelli rettangolari riccamente scolpiti.
Nella parte posteriore della chiesa vi sono l’abside gotica semicircolare e l’alzata della navata mediana, coronata da archetti intrecciati e sormontata da un piccolo campanile gotico, detto “dei canonici”, con due piani di monofore e che termina con una alta cuspide.

L’INTERNO ha forma di croce latina, con tre navate e un transetto. Le tre navate sono separate da pilastri di forma irregolare, con evidente derivazione della forma a T primitiva, che nei primi due poteva anche essere cruciforme; sui pilastri si impostano archi longitudinali a tutto sesto senza capitello delle navate laterali; la navata centrale ha volte a sesto acuto.
Nel fianco sinistro della navata si aprono cinque cappelle con altari barocchi, come nel braccio sinistro del transetto e nella navata. La navata destra ha la medesima copertura di quella sinistra; termina con presbiterio voltato a crociera ed abside rettangolare voltata a botte con cupolino. Due cappelle sono ricavate di fianco al campanile; una coperta da volta retta da arconi, l’altra costituita da un solo nicchione arcato.
In prossimità del transetto destro restano parti della cappella di san Mauro, ricordata nel 1443, poi eliminata, con affreschi con storie benedettine che risalgono all’inizio del XII secolo. Nel sottarco della cappella sono state ritrovati gli affreschi di teste di profeti di fattura quattrocentesca.
Presso l’altare delle reliquie, nel transetto a destra, è conservato un trittico, databile agli anni 1490-1500, proveniente dalla certosa di Banda, presso Villarfocchiardo. Il dipinto rappresenta al centro la Madonna col Bambino, ai lati i santi certosini Ugo di Lincoln e Ugo di Grenoble, sul coronamento l’Eterno benedicente. Tra i dipinti collocati in sacrestia e nella sala capitolare si segnalano il “polittico di san Nicola”, dipinto su legno della fine del XV secolo, e la “Natività”, opera di Defendente Ferrari, databile verso il 1518. Nella cappella delle reliquie sono stati ritrovati resti di decorazione ad affresco risalente al XIV secolo e, al di sotto, tracce di un velario risalente alla decorazione precedente. Tracce di pitture trecentesche con motivi cosmateschi sono state recuperate nella navata centrale. Dalle indagini archeologiche sono stati recuperati centinaia di frammenti di intonaco affrescato, con ornamentazioni geometriche, qualche lettera e parti di figure.
Nel sottotetto del battistero, difficilmente accessibile, sono stati studiati i resti di pitture romaniche (secondo quarto del secolo XI) rappresentanti gli apostoli seduti a gruppi di tre intervallati da una figura in piedi, di cui resta solo la parte inferiore.
L’ALTARE della cattedrale di Susa, collocato ora nella sala capitolare, reca la firma di Pietro da Lione (“Petrus lugdunensis me fecit”), ed è databile agli anni 1220-1230. È dubbia la provenienza di questo splendido altare, in marmo cipollino di Susa; forse era l’antico altare maggiore, sostituito da quello odierno nel 1724 o forse proviene dall’antica chiesa di Santa Maria Maggiore.
Capitelli in pietra scolpiti del XIV secolo, con figure umane grottesche e con decorazione di tipo corinzio, si trovano sulla porta principale, su alcune colonne del transetto, del presbiterio e dell’abside. La grandiosa Vasca battesimale trecentesca, collocata nel Battistero presso l’attuale ingresso laterale della chiesa, è scavata in un solo blocco di marmo verde di Foresto e ha forma ottagonale.
Il CORO LIGNEO, che è costituito da 18 stalli maggiori addossati all’abside e da solo alcuni degli stalli minori originari (alcune fiancate sono state adattate ad inginocchiatoio), si dice provenga dalla chiesa di Santa Maria Maggiore di Susa chiusa al culto nel 1749 ed è un esemplare rarissimo dell’arte dell’intaglio ligneo del terzo decennio del XIV secolo circa; l’autore fu verosimilmente un maestro oltrealpino. Si tratta del più antico insieme di stalli superstite nel Piemonte occidentale, uno dei più antichi dell’Europa medioevale e presenta un ricco repertorio iconografico.
Un leggio ligneo presenta una decorazione ricca e fantasiosa, ma di minore qualità esecutiva rispetto al coro. Le quattro facce del mobile sono intagliate con monofore, archi moreschi, gigli di Francia, scene di caccia con animali in fuga. L’esecuzione, databile alla fine del XV secolo, si deve ad una maestranza locale.
Addossata alla parete della navata destra vi è una statua lignea rivestita con una vernice bronzea, databile intorno al 1520, che si credeva rappresentasse la marchesa Adelaide di Susa, ma la tipologia iconografica è però quella della Maddalena e forse faceva parte di un gruppo scultoreo del Calvario. Addossati ai pilastri della terza cappella a sinistra figurano due statue lignee della fine del XVII secolo, san Michele e a destra un angelo custode. Nella VI cappella a sinistra, altre tre statue in legno databili tra la fine del XVII secolo e l’inizio del successivo. Nella sacrestia un Crocifisso del 1520.

Descrizione dei ritrovamenti:
Scavi archeologici del 1900 sulla piazza antistante la chiesa rilevarono strutture romane; altre, assieme a resti altomedievali del XIII sino al XVII, furono ritrovate durante gli scavi del 1985 e del 1993. In corrispondenza della navata sinistra, si vede chiaramente ancora un tratto della struttura romana in un’intercapedine del muro di facciata.

Informazioni:
Tel. 0122 622053

Links:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=1700

http://www.archivoltogallery.com/photogallery/susa/chiese/Sangiusto/index.asp

http://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_San_Giusto_%28Susa%29

http://www.amicicastellosusa.it/Amici_Castello/AC_Attivita/AC_fig_Attivita/CATTEDRALE.pdf   (per scaricare il PDF della piantina)

Bibliografia:
AA VV, La Basilica di San Giusto: la memoria millenaria della Cattedrale segusina, atti del Convegno 21/10/2000, Ed. Graffio, Bussoleno TO, 2002
AA.VV., Il Tesoro della cattedrale di San Giusto, – Ormae editrice s.r.l., CLUT s.c.r.l.

Fonti:
Foto in alto da Wikipedia; piantina da http://www.amicicastellosusa.it , dal link sopra  si può scaricae il PDF; fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
21/02/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Susa (TO) : Castello della Contessa Adelaide

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Storia del sito:

In questo edificio nacque Adelaide,tra il 1010 e il 1016, figlia del marchese di Torino Olderico Manfredi e moglie di Oddone, figlio di Umberto Biancamano, conte di Moriana e di Savoia. Fu poi suocera dell’imperatore Enrico IV, a cui aveva dato in sposa la figlia Berta.

La data di costruzione del Castello di Susa è incerta, ma potrebbe essere stato edificato dai primi sovrani di questa zona e abitato dai Cozi. L’edificio ha subito molte trasformazioni e altrettante vicissitudini, prima di diventare la dimora dei marchesi di Susa. Olderico è stato il primo a stabilirvi la sua residenza ma soprattutto ci ha vissuto la marchesa Adelaide, il personaggio più noto della storia millenaria di Susa, che qui ha cresciuto i suoi figli: Pietro, Oddone e Amedeo, divenuti poi principi di casa Savoia.

Dopo essere stato dimora di Adelaide, il Castello lo è stato dei suoi discendenti, e tra il 1213 e il 1214 ha visto anche la presenza di San Francesco d’Assisi, in viaggio verso la Francia. Dopo la pace di Chateau Cambresis, nel 1559, e il ritorno della valle di Susa ai Savoia, il Castello ha ospitato l’incontro che ha suggellato la pace. Una pace che però non è durata molto: il Seicento è caratterizzato dalle guerra con la Francia e il Castello diventa nuovamente luogo per le trattative. Nel 1629 Luigi XIII e il cardinale Richelieu vi hanno soggiornato a lungo.

L’aspetto attuale gli deriva dalla ristrutturazione effettuata nel 1750 in occasione delle nozze tra Carlo Emanuele III e l’infanta Maria Antonia.

Caduto progressivamente in abbandono, nel 1806, con un decreto napoleonico, il Castello è stato tolto ai sabaudi e affidato alla municipalità, con l’obbligo di aprire al suo interno delle scuole, e dopo il 1814 è diventato sede del supremo comando militare e politico della città e della valle. Ma è stato l’uso scolastico della costruzione, a durare di più: oltre 150 anni. Un uso che ha modificato notevolmente sia l’esterno che l’interno del palazzo, che oggi è sede del Museo Civico, della Biblioteca e dell’Archivio Storico. Dagli anni ’80 è stato oggetto di interventi di restauro, ancora in corso. Nel 2017 è stato riaperto il piano terreno.
Vedi anche la scheda:Castello e_AreaArcheologica_Susa

Descrizione del sito:

Le parti rimaste dell’antica costruzione medievale sono oggi assai limitate in seguito ai vari interventi che si sono succeduti nei secoli: le bifore e le caditoie sulle pareti che si affacciano sul centro storico.

Informazioni:

Tel.  3711607141    E-mail: castellosusa@gmail.com

Links:

http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=20686

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_della_Contessa_Adelaide

Fonti:

Fotografie dal sito del Comune di Susa.

Data compilazione scheda:

11/01/2008 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:

Angela Crosta – G.A.Torinese

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Susa (TO) : Arco di Augusto

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Storia del sito:
L’arco fu eretto da Cozio, re dei Segusii, divenuto attraverso il patto stipulato con Roma prefetto di 14 città delle Alpi Cozie, in onore di Augusto nel 9-8 a.C. La grande iscrizione celebrativa, ripetuta su ciascun lato dell’attico, ed il sottostante fregio ricordano un fatto memorabile di pochi anni prima: il trattato di pace ed alleanza con Roma stipulato da Cozio intorno al 13 a.C. In seguito a tale trattato il territorio delle città entrava a far parte dello Stato Romano, gli abitanti divenivano cives di diritto latino, il re Cozio assumeva lo status di cavaliere romano, nonché il nome della dinastia Iulia. È evidente il carattere ufficiale della dedica di questo monumento eretto per iniziativa pubblica. Pare logico dedurre che l’erezione dell’arco dovette essere deliberata dagli organismi amministrativi delle quattordici civitates che costituivano la prefettura di Cozio, entità territoriale ed amministrativa che probabilmente coincideva con il vecchio regno alpino di Donno.

Descrizione del sito:
Rivestito da blocchi di marmo bianco delle vicine cave di Foresto, presenta un solo fornice, con archivolto che poggia su pilastri lisci incassati nella muratura e sormontati da capitelli a volute vegetali. Ai quattro angoli dei pilastri laterali, colonne scanalate impostate su alti dadi lisci sorreggono la trabeazione, costituita da architrave liscio, fregio a bassorilievo figurato e da una cornice a mensole, decorate a fogliette, cassettoni con rosoni a rilievo e altri ornati, fra cui un’aquila. La parte superiore è costituita da un attico sul quale era l’iscrizione dedicatoria, privo dei gruppi statuari che dovevano decorarne la sommità ed oggi scomparsi. I numerosi fori visibili sulla superficie del monumento sono dovuti al prelievo – avvenuto già in epoca antica – delle grappe metalliche che tenevano uniti i blocchi. Pure strappate sono le lettere in bronzo dell’iscrizione dell’attico, che quindi si presenta leggibile soltanto attraverso la posizione dei fori di fissaggio delle lettere e delle incisioni di guida per le lettere stesse. Il testo così recita “M. Giulio Cozio, figlio del re Donno, prefetto delle città qui nominate (Segoviorum, Segusiuorum, Belacorum, Caturigum, Medullorum, Tebaviorum, Adanatium, Savincatium, Ecdiniorum, Veaminiorum, Venisamorum, Iemeriorum, Vesubianorum, Quariatium), e le città che furono sotto la sua prefettura in onore dell’imperatore Cesare Augusto, figlio di Cesare, pontefice massimo, nell’anno XV della sua tribunicia podestà e nel XIII anno del suo impero”. Il fregio figurato, ben leggibile nonostante alcune abrasioni e lacune, è integralmente conservato sui lati maggiori nord e sud e sul lato breve occidentale, mentre sul lato orientale ne rimane solo un tratto presso l’angolo sud. I rilievi rappresentano scene relative al patto concluso con Roma. Sui lati lunghi (nord e sud) è rappresentata la stessa scena, sia pure con qualche differenza: si tratta del solenne sacrificio compiuto da Cozio alla presenza dei Romani (rito chiamato suovetaurilia, dal nome delle vittime sacrificate: un maiale = sus, un ariete = ovis, un toro = taurus), con il quale il patto fra i due popoli riceveva la sua sanzione religiosa e giuridica. Sul lato ovest la scena rappresenta proprio l’atto della stipulazione del patto. Al centro, ai lati di un’ara che serve da tavola, sono due personaggi togati (Cozio e il generale romano), che tenendo nelle mani il rotolo del patto abbracciano il rappresentante della più importante delle 14 città. Ai lati magistrati romani e i rappresentanti delle altre 13 città.

Informazioni:
Acropoli Romana. A.T.L. Montagne Doc, tel. 0122 622447

Links:
http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=1698

http://it.wikipedia.org/wiki/Arco_di_Augusto_%28Susa%29

Bibliografia:
FOGLIATO D., 1984-85, Ceivitates Cottianae, in AD QUINTUM, 7
CAVALIERI MANASSE G., MASSARI G., ROSSIGNANI M.P., 1982, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Bari, p. 40 ss.
FELLETTI MAJ B.M., 1961, Il fregio figurativo dell’Arco di Susa, in Rendiconti della Pontificia Accademia di Archeologia XXXIII, p. 129 ss.

Fonti:
Fotografia in alto dal sito del Comune; foto 2 e 3 tratte dal sito http://www.villardora.org/documenti/susa_romana.html

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Fabrizio Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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