Provincia di Torino

Sparone (TO) : Caseforti ed edifici medievali

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Storia e descrizione dei siti:
ONZINO: Casaforte. Il borgo di Onzino, o Onsino, è stato costruito in epoca tardo-medievale su rocce polite dai ghiacciai del Quaternario che portano incisioni rupestri alpine risalenti all’età del Ferro ed ulteriori risalenti al tardo medioevo. Si riconoscono varie incisioni, fra cui un balestriforme, vari canaletti, un centinaio di coppelle, delle croci celtiche e latinizzanti, filetti ed altri segni. Sulla roccia a scudo delle fondamenta della casaforte sono incise coppelle e croci.
La “casaforte”, esempio di una tipizzazione costruttiva medievale, è una “costruzione protetta” in cui venivano conservati i prodotti agricoli, per impedire furti di viandanti o masnadieri. Attualmente l’edificio è in stato di degrado.
La casaforte di Onzino è un edificio a tre piani di dimensioni significative (le misure interne del vano sono di circa 550 x 485 cm), congiunti internamente da scale in legno. L’unico ingresso è composto da un robusto portale trilitico di dimensioni notevoli (cm 180 x 115); un secondo portale trilitico, simile al primo è al secondo livello, tamponato. È ben identificabile la struttura muraria medievale, con maglia portante a massi squadrati e tamponamento di ciottoli lavorati a spina di pesce.

VASARIO: Casaforte delle Coste (o di Costa) e casa delle Ciause. A circa quindici minuti di cammino dalle ultime case di Vasario, ripercorrendo il primo tratto della mulattiera del “Molinetto” e poi salendo verso sinistra nel bosco, sono visibili i ruderi dell’antica casaforte delle Coste, costruita con il caratteristico metodo a “spina di pesce”, che conserva ancora la struttura perimetrale pur tra pesanti segni di brecce e crolli parietali. La casa, costruita come una torre per consentire un’ottima difesa, venne adibita successivamente a privativa del sale, detta appunto “Ciensa”, dove risiedeva il messo controllore.
Le finestre sono strettissime, a feritoia, fatte con due lastre di pietra disposte in modo obliquo verticalmente a sostegno dell’architrave ed i portali presentano massicci architravi e stipiti in pietra.
Sempre nella borgata di Vasario, nel rione Ciause, vi è una casa molto antica che presenta vari segni di edificazione muraria a “spina di pesce”.

ARPERA Nel rione Arpera vi sono i ruderi di una costruzione medievale.

APIATOUR. Anche in borgata Apiatour di sotto vi era una modesta costruzione a torre con presenza di architravi in pietra.

AIA DI PIETRA. Davanti alla chiesa di Sant’Anna vi è una casa romanica che porta la data del 1659 (un restauro?): presenta due portoni in legno scolpiti, posti in ingressi con stipiti in pietra ed arco; vi è pure un balcone di legno con parapetto a listelli sagomati. Sotto lo spiovente vi sono degli archetti di pietra, ricavati da lastre di ardesia, a sostegno del tetto. Un’altra casa, più piccola e situata verso le case sotto il campanile, porta la data del “1624”: ha una scalinata in pietra che sale alla porta del primo piano con parapetto di pietre: questa riporta però i segni evidenti di rimaneggiamenti più recenti.

Nel CENTRO STORICO DI SPARONE, nei pressi della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo, si sono conservati gli antichi portici, dall’architettura tipicamente canavesana, sovrastati da un complesso abitativo tra cui la sede del vecchio municipio. In un vicolo vi è una bottega medievale con la porta a bandiera e il banco nell’area porticata.

Informazioni:
Gli edifici si trovano nelle borgate di Onzino, Vasario, Arpera, Aia di pietra e Apiatour.
Comune di Sparone, tel. 0124 808804

Link:
http://www.comune.sparone.to.it/?p=37

Bibliografia:
CIMA M., Uomini e terre in Canavese tre età Romana e Medioevo, Ed. Nautilus, Torino, 2003
VIGLINO DAVICO M., Case-forti montane nell’alto canavese. Quale futuro?, Lions Club Alto Canavese, Castellamonte TO,1993

Fonti:
Fotografie e parte delle notizie sono state tratte nel 2007 dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
13/09/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Settimo Vittone (TO) : Battistero e Pieve di San Lorenzo

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Storia del sito:
Per datare l’edificio all’VIII secolo il Verzone ha proposto un confronto con il battistero di Lomello, non tenendo in gran conto – se non come termine “post quem” – la lapide barocca che ricorda come qui avesse dovuto trovare sepoltura, nell’879, Ansgarda, moglie del re Ludovico il Balbo. Il Kingsley Porter e la critica più recente (Pantò) datano invece l’edificio al IX secolo, soprattutto in base alla citata iscrizione. Il Chierici propone il X e cita il Perogalli che lo vorrebbe addirittura contemporaneo alla chiesa (XI secolo). La Pantò scrive che l’iconografia richiama edifici di età ambrosiana, anche se nessuno dei superstiti è molto vicino a questo e conclude: “La datazione ad età paleocristiana o altomedievale, per quanto riguarda la fase più antica, può essere confermata”.

Descrizione del sito:
L’edificio è costituito da una chiesetta rettangolare e da un battistero ottagonale congiunti da un vano intermedio. Il battistero ha pianta ottagonale con nicchie rettangolari, scavate nello spessore dei muri su ogni lato. Quella orientale più profonda e più larga serve da abside quadrata.
Pianta_1La porta originaria si trovava sul muro occidentale ed era architravata, attualmente è chiusa (forse dall’età romanica) e l’entrata principale è sul lato settentrionale; dalla parte opposta il muro è stato completamente abbattuto per permettere la costruzione di un passaggio diretto con la chiesa. La parte superiore dell’edificio è stata rifatta in età romanica.
Nel tamburo in corrispondenza delle nicchie sono visibili quattro finestre a spalle dritte archivoltate. Originariamente più larghe e più basse delle attuali. La muratura altomedievale è spessa fino a 1,15 m ed è costruita di ciottoli e pietrame a opus incertum. Internamente ha volta a spicchi e l’abside presenta una volta a crociera di età romanica. A quell’epoca risalgono anche la monofora a doppio strombo sulla stessa nicchia e il campaniletto che sorge sopra la cupola; questo è diviso in due piani, ciascuno dei quali presenta sui lati una coppia di archetti ciechi; nel primo piano si aprono quattro feritoie, nel secondo quattro bifore. Manca qualunque tipo di decorazione, così come manca anche nella chiesa.
Quest’ultima è unita al battistero da un passaggio, ma in origine i due edifici erano separati. Oggetto di alcuni interventi di restauro, che hanno comportato fra l’altro la ricostruzione delle finestre, offre i maggiori motivi di interesse nella pianta a croce, frutto di un’aula rettangolare alla quale sono addossate tre cappelle rettangolari più basse, e nel tipo di copertura a botte su tutti e quattro gli ambienti.

All’interno pregevoli AFFRESCHI, vedi descrizione e immagini sui siti sotto indicati.

Nel corso dell’intervento di scavo, attuato nel 2014 all’interno del battistero, sono emerse evidenze relative ad un edificio precedente che hanno imposto l’indagine integrale del vano. Gli scavi archeologici, ancora in corso sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, stanno rivelando l’esistenza di un edificio battesimale, la cui datazione è al momento oggetto di approfondimenti, precedente a quello esistente in elevato. Solo il completamento delle indagini archeologiche e lo studio integrale dei reperti rinvenuti durante lo scavo permetteranno la definizione puntuale della planimetria del complesso più antico e della cronologia dello stesso.

Informazioni:
Si deve salire al castello arroccato sopra il borgo vecchio. Nella corte interna si trova il complesso architettonico composto dal battistero e dalla chiesa di San Lorenzo. Piazza Conte Rinaldo, 7
Proloco e FAI  tel. 0125 48744  oppure 349 559 1345

Links:
http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Lorenzo_%28Settimo_Vittone%29

https://www.chieseromaniche.it/Schede/360-Settimo-Vittone-San-Lorenzo.htm

Bibliografia:
PANTÒ G., Settimo Vittone. Pieve di san Lorenzo e Battistero, in Atti del V Convegno Nazionale di Archeologia Cristiana, Roma 1979, pp.157-161
G. ROMANO (a cura di), Piemonte romanico, Torino 1994
CHIERICI S., CITI D., Italia Romanica. La Val d’Aosta, la Liguria, il Piemonte, 1994
Mattalucci-Note_su_due_affreschi_tardo_medievali_.pdf

Fonti:
Info e piantina dal sito www.prolocosettimovittone e pagine successive cui si rimanda per approfondimenti. Foto in alto da:
http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Settimo_Vittone_Pieve_San_Lorenzo_3.JPG .
Foto in basso archivio GAT.

Data compilazione scheda:
20/08/2004 – aggiornam. giugno 2014 – gennaio 2025

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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Bifora

Settimo Vittone (TO) : Ruderi del castello di Cesnola

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Storia del sito:
I primi riferimenti a “Cisnolis” (probabile diminutivo di Cesinola da Cesina che significa “bosco tagliato”) si trovano in un documento datato 1042, la dote dell’abbazia di Santo Stefano di Ivrea, in cui si fa menzione di un “massaritium unum cum sedimine, casis, cascinis, campis, vineis, pratis, boschis, buscaleis, cum omne onore et integritate in Cisnolis”. Questo territorio fu sottoposto ai signori di Settimo Vittone.
Nel 1180 Vercelli infeudò Roberto di San Martino del cosiddetto Castelletto, con l’obiettivo di evitare la tassa sulle macine da mulino che imponeva Ivrea, facendo passare quelle destinate al suo territorio attraverso questo castello e poi direttamente a Bollengo, dove si trovava un altro castello di proprietà dei vercellesi. Ma l’espediente non ebbe fortuna per molto tempo e la questione delle “molarie” ritornerà a pesare negativamente sui rapporti dei due comuni.
La parte più antica della struttura è il grande torrione di pietra (dongione), risalente all’XI secolo circa. Attorno a questa torre si formò il primo nucleo del castello, che poi venne ampliato e fortificato durante i tre secoli successivi, sino a raggiungere un perimetro di 175 metri.
I feudatari del castello avevano diritto di esigere il pedaggio da chi transitava per le loro terre, diritto che venne revocato da un editto imperiale nel XIII secolo. Questo fatto potrebbe aver costretto i signori del luogo ad estorcere denaro in modo meno legale; la rapina divenne poi nuovamente diritto, quando nel 1313 una commissione inviata dai Savoia – che avevano allargato il loro dominio fino alla Marca d’Ivrea – appurò lo stato di bisogno del feudo e la conseguente necessità di esigere pedaggio.
Gli ultimi signori di Cesnola furono i Palma, tra cui il conte Luigi (1832-1904) che fu console statunitense a Cipro, archeologo e direttore del Metropolitan Museum of Art di New York. Infine le rovine passarono di proprietà del beneficio parrocchiale della pievania di Settimo Vittone.

Descrizione del sito:
Del castello è rimasto parte del dongione a pianta quadrata, di cinque metri di lato ed oltre un metro di spessore, la cui porta d’accesso, voltata a tutto sesto, si trova a diversi metri dal suolo.
Si nota ancora la trasformazione dei merli da ghibellini a guelfi, mediante il riempimento della ‘coda di rondine’ con sassi che appaiono disposti in modo meno preciso, almeno a paragone del resto dell’opera.

Informazioni:
I ruderi del castello, detto anche Castelletto, sono nella frazione  Cesnola; dalla piazzetta con la fontana parte un sentiero che, in circa 20 minuti di cammino, sale alle rovine.  Comune di Settimo Vittone, tel. 0125 658409

Link:
http://www.comune.settimovittone.to.it

Fonti:
Fotografia in alto di Luciano Bertolo.
Notizie e fotografie in basso tratte nel 2007 dal sito http://www.ncc1701a.polito.it/trekking/castelli/scheda.asp?id=13&car=1&cnt=1 , non più attivo nel 2014.

Data compilazione scheda:
05/09/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Settimo Vittone – Montestrutto (TO) : Chiesa di San Giacomo

Storia e descrizione del sito:
La chiesa romanica, che risale al secolo XI, molto visibile perché posta sulla rupe, era una tappa importante per i pellegrini che percorrevano la via francigena: di ciò è indizio il campanile in facciata che s’incorpora con il lato meridionale, seguendo così i dettami dell’architettura itinerante europea.
Vicino ad essa, nel XII secolo, sorse il castello vescovile, di cui si conservano scarsi resti nell’edificio ricostruito nell’ottocento in stile neogotico.
La chiesa di San Giacomo conserva la facciata originale e gli antichi affreschi che ornano la prima parte della navata interna. La chiesa subì, infatti, un’opera di ampliamento nel corso del XV secolo, alla quale si devono l’innalzamento del campanile e il prolungamento della navata.

Informazioni:
Via Vittorio Emanuele, 34.   Comune, tel. 0125 658409

Fonti:
Fotografia da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Settimo_Vittone_Montestrutto_Chiesa_SanGiacomo.JPG

Data compilazione scheda:
5/9/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Scarmagno (TO) : Resti della Cappella di San Giacomo

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Storia del sito:
Costruita prima del 1000, dai ruderi esistenti tutt’ora si vede che furono riutilizzati materiali di un più antico edificio. Probabilmente era una chiesa plebana, anche perché era in parte circondata da un cimitero. La porta di ingresso, alla quale si accedeva per mezzo di una scala o di una rampa, si trovava sulla parete nord.

Descrizione del sito:
L’edificio, in parte crollato, si presenta a pianta rettangolare ad una sola navata, in testa alla quale era l’abside semicircolare di 2,20 m di raggio. L’orientamento della chiesa è sull’asse est-ovest. La muratura è molto rozza, con grossi blocchi di pietra squadrata e pietre disposte a spina di pesce intervallate da corsi di embrici che formano strisce orizzontali sulle pareti esterne. L’apparato murario dell’abside, su cui si aprivano probabilmente tre monofore a doppia strombatura, di cui quella nord-occidentale ancora visibile, non presenta alcun ornamento anche se, da un disegno eseguito nel 1913 da Alfredo D’Andrade, sembra che ci fosse un coronamento a cornice sostenuta da dentelli.
Essendo la chiesa situata quasi totalmente su un pendio, con il piano di calpestio a livello del terreno a occidente, ora pianeggiante, è ancora possibile notare parte dello zoccolo rinforzato di fondazione che fuoriesce consunto e sbrecciato in corrispondenza dell’abside e dei lati nord e sud. Internamente la copertura era a nude tegole.
Una particolarità di questa chiesa è la presenza all’interno, nei muri laterali, di piccole cavità quadrate rivestite di embrici. La loro funzione, confermata dalla visita pastorale di mons. Asinai del 1652, era quella di servire da supporto alle lucerne che illuminavano la chiesa. Le nicchie nel presbiterio (presenti anche in S. Pietro in castro a Pavone, S. Lorenzo a Settimo Vittone, nel Gesion di Piverone e in altre) dovevano avere anche altri utilizzi, particolarmente se poste sulla sinistra (“in cornu Evangelii”) per riporre le ampolline, il campanello e a volte anche il calice.
Un frammento di affresco, ormai illeggibile, si trova ancora sulla parete sud, a sinistra della finestrella a feritoia.

Descrizione dei ritrovamenti:
Una pietra, collocata nello stipite della porta, reca le lettere “ROMAVAV”; un piccolo frammento di cippo funerario romano con incise le lettere “L • COR///”, che il Cavaglià ha attribuito al I sec. d.C.
L’altro stipite della porta era formato anche da un frammento (menzionato dal Boggio e disegnato dal D’Andrade nei suoi appunti) su cui era incisa la scritta “RIMIGAV”. Questo reperto col tempo era scomparso dal suo posto originario a causa del crollo del muro e venne ritrovato nel 1974 tra le macerie della chiesa; subito dopo venne trasferito nel lapidario del palazzo vescovile di Ivrea. Presumibilmente risale ai secoli VIII-X.

Informazioni:
I resti dell’edificio, nascosti dalla vegetazione, sono su terreno di proprietà privata, all’ingresso sud del paese, nei pressi di via Màsero, non lontano dal Municipio. Comune, tel. 0125 739153

Link:
http://www.comune.scarmagno.to.it

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2007 dalla pagina del sito del Comune di Scarmagno.

Data compilazione scheda:
16/05/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Scarmagno (TO) : Cappella di Sant’Eusebio al Màsero

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Storia del sito:
La chiesa di Sant’Eusebio venne costruita tra la fine del X secolo e i primi anni dell’XI. Secondo alcune testimonianze orali, vicino alla chiesa furono rinvenuti delle sepolture con grossi mattoni o lastre di cotto, che farebbero pensare un antico cimitero, forse anche altomedievale; non lontano dalla chiesa, a ovest, è stato rinvenuto recentemente un insediamento rustico con attività metallurgica datato ad un periodo compreso tra l’avanzata età imperiale e il IV-V secolo d.C. Controverso è il motivo della dedicazione a sant’Eusebio.
Esternamente fu rifatta la facciata, mentre sui due lati e nell’abside sono conservate le forme romaniche.
La chiesa conserva un pregevole affresco del 1424.

Descrizione del sito:
La chiesa è abbastanza ben conservata. Ha una sola navata rettangolare con al fondo l’abside semicircolare e si presenta ancora con il soffitto a capriate, anche se fu sopraelevato successivamente. L’abside è scompartita in tre campi divisi a paraste e con una coppia di archetti pensili per ciascun campo. I due lati della chiesa sono decorati dalla successione di cinque coppie di archetti pensili separati da lesene. Al centro della navata sul lato sud, in corrispondenza esterna della mancanza della specchiatura con archetti, si trovava in origine una porta; lo prova la lunga e spessa soglia in pietra rimasta ancor oggi murata nel suo luogo originale. Inoltre sulla specchiatura alla sua sinistra è possibile intravedere attraverso l’intonaco il tamponamento di una monofora.
Internamente l’abside era affrescata e, attraverso il bianco della calce, si notano macchie di affreschi dove al centro vi potrebbe essere la figura di un vescovo.
Un AFFRESCO opera del “Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona” vedi scheda, ben conservato e delle dimensioni di m 2,68 x 1,56 è dipinto sulla parete destra: composto da cinque riquadri, è contornato da una cornice sulla quale si possono leggere alcuni nomi dei santi raffigurati e la data in cui fu eseguito (MCCCCXXIIII). Nel riquadro centrale è la Madonna che allatta il Figlio, in quelli a sinistra si trovano un Santo martire (san Defendente?) il cui nome è indecifrabile e san Sebastiano, nei due a destra sant’Eusebio e sant’Antonio abate. L’opera presenta elementi tipici della pittura gotica.

Informazioni:
Provenendo da Scarmagno, prima di entrare nella borgata Màsero. Comune di Scarmagno, tel. 0125 739153

Links:
http://www.comune.scarmagno.to.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_sant%27Eusebio_al_Masero

Bibliografia:
FERERO F.; FORMICA E., Arte medievale in Canavese, Priuli e Verlucca, Torino, 2003
BONICATTO Simone, Il Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona e il contesto pittorico del Canavese, Editris, Torino 2022
C. Boggio, Ivrea 1910, p. 11; R D’Andrade, Lisbona 1957, p. 274; G. Forneris, Ivrea 1969; D. Brancolini Fea, Milano 1975, p. 382; P. Ramella, Pavone C. 1980, p. 242; C. Caramellino, Lyon, p. 187-191; C. Caramellino, 1981-83, p. 15 sgg.; P. Venesia, Ivrea 1989, p. 249-250; M. Baldi, Turbigo 1991, p. 143; L. Brecciaroli Taborelli – M. Cima, Torino 1998, p. 245-248; G. Cavaglià, Chivasso 1998, p. 139, 219; C. Tosco, Roma 1998, p. 672, 684; A. Diano, Treviso 1999, p. 263.

Fonti:
Fotografie in alto e in basso  da Wikipedia, ultima in basso dal sito del Comune .

Data compilazione scheda:
16/5/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sauze di Cesana (TO) : Chiesa di San Restituto

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Storia del sito:
Il sito è del XII secolo. La chiesa venne ampliata più volte nel corso dei secoli successivi, e svolse anche le funzioni di fortilizio durante le guerre di religione che ebbero come teatro la val Chisone e, nella seconda metà del XVI secolo, la val di Susa.
Nel 1996 sono stati avviati lavori di restauro e ristrutturazione.

Descrizione del sito:
La chiesa è lunga 40 metri e larga 12, poggia su un terreno molto franoso e ricco di falde d’acqua sorgiva. La chiesa è formata da un’unica navata. Degli antichi addobbi e dei mobili non rimane praticamente nulla. All’esterno si possono ammirare le bifore del campanile e gli archetti che corrono (in una piccola parte) lungo i lati dell’edificio, nella sua parte più antica. Altre notizie nei siti sotto indicati.

Informazioni:
La strada che porta alla chiesa, a circa 1 km dall’abitato, è sterrata e molto stretta.
Comune tel. 0122 755955

Links:
https://www.comune.sauzedicesana.to.it/it

http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/sit-cartografico/beni-culturali/beni/vsusamed/vsusamed-sauzecesana1

Fonti:
Fotografie archivio GAT.

Data compilazione scheda:
18 novembre 2003 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Valter Bonello – Gruppo Archeologico Torinese

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Sauze d’Oulx (TO) : Chiesa di San Giovanni Battista

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Storia del sito:
Nelle vicinanze di Sauze, in frazione Richiardette, nel 1933 furono rinvenuti 462 vasi in ceramica, due coppe in bronzo e alcune monete, il tutto facente parte di un deposito votivo databile tra il I e il IV secolo d.C.
Nel Medioevo Sauze entrò a far parte dei territori legati all’Abbazia di Novalesa ed in seguito passò sotto la prevostura di Oulx.
Tra il XIV e il XV secolo venne eretta la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, ma l’edificio non venne consacrato fino al 1538. Inizialmente fu eretta soltanto la navata centrale.

Descrizione del sito:
L’edificio ha una navata centrale (la più antica) e lateralmente due vani delimitati da due ampie arcate. All’esterno si può notare il CAMPANILE a pianta quadrata, costruito con blocchi di pietra locale e sormontato da un’altissima cuspide a sezione ottagonale e da quattro guglie triangolari. Le finestre sono delle bifore e al piano superiore delle trifore.

Informazioni:
Via della Chiesa, 8 .  Parrocchia tel. 0122 858014 .

Link:
https://www.comune.sauzedoulx.to.it

Fonti:
Fotografie archivio GAT.

Data compilazione scheda:
24 giugno 2004 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Valter Bonello  – Gruppo Archeologico Torinese

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Sauze d’Oulx – Jouvenceaux (TO) : Cappella di Sant’Antonio abate

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Storia del sito:
La costruzione della cappella di Jouvenceaux risale al XV secolo ed è decorata con affreschi datati tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 ed attribuiti alla scuola pittorica dei fratelli Serra di Pinerolo.
Molte sono le cappelle della valle dedicate a sant’Antonio abate, che nell’iconografia è spesso rappresentato con un maiale ai piedi. A partire dal XII secolo, i frati Antoniani con il grasso di questo animale curavano varie malattie tra cui una forma di ergotismo (intossicazione da segale cornuta) e soprattutto le piaghe dovute all’herpes zoster, detto appunto “fuoco di sant’Antonio”.
La grossa T di “TAU”, che i frati portavano al collo, compare nei luoghi e nelle chiese dove essi prestarono la loro opera e si trovava anche sopra la porta principale della Cappella di Sant’Antonio. La Cappella possiede una bolla papale del 1498 in cui si promettono grazie speciali, “nel caso minacciasse ruine”, a chi l’avesse restaurata.
Un restauro, avviato a primavera 2000, ha permesso lo scoprimento di una splendida Crocifissione e di un ciclo con storie di sant’Antonio abate.

Descrizione del sito:
La cappella presenta una facciata a capanna nella quale, in alto, è aperta una finestrella a tutto sesto mentre più in basso, sulla sinistra, c’è l’ingresso centrale, identico a quello della parete laterale destra. Sormonta l’edificio il tetto in lose ed in fondo sulla sinistra il campanile in pietra.
All’ESTERNO dell’edificio si trovano degli AFFRESCHI, risalenti agli inizi degli anni ‘80 del Quattrocento, testimonianza della ricerca dei valori cristiani nell’inquietudine del Medioevo. Sulla facciata campeggia il Giudizio Universale, mentre sulla parete sinistra vediamo sei riquadri di diverse dimensioni raffiguranti – osservando da sinistra verso destra – l’Arcangelo Michele, l’Annunciazione, sant’Antonio abate, san Cristoforo, la Comunione e la Confessione.
All’INTERNO l’edificio è molto semplice: a destra della porta d’ingresso una scaletta permette l’accesso alla cantoria con balaustra lignea, dove un tempo gli uomini ascoltavano la messa; del resto la chiesetta presenta una sola navata rettangolare, sormontata da soffitto a travi e terminante nell’abside ricoperta da volta a crociera.
Sulle pareti della navata i recenti restauri hanno portato alla luce un ciclo di affreschi con le storie di sant’Antonio abate, analogo a quelli di Ranverso, di Savoulx e di Salbertrand. Gli episodi, su due registri, hanno inizio dalla parete sinistra della navata, continuavano sulla parete di fondo, poi demolita per far posto al presbiterio, e terminavano sulla parete destra. Nel primo riquadro del registro superiore della parete sinistra Antonio, ascoltando l’omelia della messa, decide di abbracciare la vita monastica; nel secondo episodio affida la sorella a un convento di monache; nel riquadro successivo distribuisce i suoi beni ai poveri. La prima scena del registro inferiore rappresenta sant’Antonio assalito dai diavoli; il riquadro seguente mostra il sogno del Santo, che apprende da un angelo l’esistenza di Paolo, un eremita più anziano di lui, e quindi decide di andarlo a trovare, come è narrato nell’episodio successivo, in cui sant’Antonio è guidato da un centauro.
I riquadri del registro superiore della parete destra, molto lacunosi, rappresentano le tentazioni a cui sant’Antonio è sottoposto da parte del demonio. Nel registro inferiore della medesima parete destra, dopo alcuni riquadri molto frammentari, l’ultima scena rappresenta le esequie del Santo.
Nell’ultimo registro in basso della stessa parete, accanto al frammento di una Deposizione, è raffigurata una Madonna con il Bambino e san Biagio; in alto vi è la scritta “hoc opus fecit fieri Johannes Martin [?] ad honorem V[…]”.
Nello spazio triangolare dell’arco santo è affrescata una Crocifissione.

Informazioni:
Rivolgersi alla chiesa di San Giovanni Battista, tel. 0122 858014. UFFICIO I.A.T., tel. 0122 858009

Links:
http://www.comune.sauzedoulx.to.it

http://www.santantonioabate.afom.it/sauze-doulx-fraz-jouvenceaux-to-cappella-di-s-antonio-abate-immagini/

http://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_di_Sant%27Antonio_abate_%28Jouvenceaux%29

Bibliografia:
Associazione Amici di Jouvenceaux (a cura di), Cappella di S. Antonio Abate in Jouvenceaux, Nicolodi Editore, Rovereto 2005
FENELLI L., Dall’eremo alla stalla. Storia di sant’Antonio abate e del suo culto, Laterza, Bari 2011

Fonti:
Fotografia in altro di Laurom da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jouvenceaux_Cappella_Sant_Antonio_Abate.jpg, in basso da www.santantonioabate.info.

Data compilazione scheda:
12 Maggio 2006 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Salerano Canavese (TO) : Complesso di Sant’Urbano

Salerano_1Sant_Urbano

Storia del sito:
Il paese è citato – come “Salerana”- nel diploma del 999 di Ottone III a favore della chiesa di Vercelli.
La TORRE circolare è di stile preromanico – carolingio e, per le dimensioni ridotte, si suppone fosse un posto di segnalazione o di vedetta, annesso al complesso del castello, costruito intorno al mille nel luogo dove esisteva già una comunità di Monaci Ambrosiani.
Il maniero fu acquistato nel 1142 dalla Città di Ivrea per poi farne omaggio nel 1181 al comune di Vercelli, creando così secolari rivalità. Ogni decennio i Signori di Mercenasco e Valperga prima, i Consoli di Ivrea poi, dovevano prestare giuramento di fedeltà a Vercelli. Il maniero venne distrutto molto probabilmente nel periodo del tuchinaggio, verso la fine del secolo XIV, e si salvò solo la torre che subì poi alcuni restauri. Poco si sa della Torre nei secoli successivi, tranne che sicuramente fu adibita a torre campanaria probabilmente nel 1200, epoca in cui venne eretta la chiesa presso le rovine del castello. Restaurata nel 1935; nel 1961 il Genio Civile dichiarò la Torre pericolante, invitando a non suonare le campane. Nel luglio del 1976 un fulmine provocò gravi lesioni alla torre, richiamando l’attenzione della Soprintendenza che, a seguito di sopralluogo, ne constatò il valore storico-artistico e paesaggistico e rilevò la necessità di provvedere con opportune opere di consolidamento e di restauro, che furono realizzate nel 1987.

CHIESA: si hanno notizie di un primo edificio realizzato intorno al 1200 in onore di Sant’Urbano Papa. Una sommaria descrizione è contenuta in una relazione presentata da Monsignor Asinai nel 1652: “In luogo alto et claro ai confini di Banchette, Samone e Salerano, fu costruita questa cappella sotto il titolo di Sant’Urbano Papa”. La chiesetta nel 1699 fu visitata da Monsignor Le Sorier che la descrisse minuziosamente rivelando che “aveva la facciata rivolta verso mattina e un’unica navata lunga 14 passi e larga 8”. Nel 1788 Salerano entrò a far parte della Parrocchia di Banchette, e la chiesetta venne intitolata a San Defendente, ma continuò ad avere molta importanza presso la popolazione. Essa fu definitivamente posta in secondo piano nel 1844 quando venne eretta la Chiesa Parrocchiale. A partire dal Settecento, nella Chiesa furono celebrate le messe solo in rare circostanze e fu amministrata da monaci eremiti che alloggiavano nel romitorio. Ma è solo nel XIX secolo che si parla della chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi costruita (o ristrutturata?) “… per voto e dalla popolazione su proprietà comunale…” come attesta una lettera al Pretore di Ivrea datata 1931.
Non si sa con certezza quando venne eretto il ROMITORIO tra la chiesa e la torre, ma si sa che, nella visita pastorale del 1730, si precisa che la casa dell’eremita è distribuita su sei stanze, di cui due adibite a cucina e camera e le altre a magazzino, deposito e cantina.
Solo recentemente è stato avviato il progetto di restauro e risanamento conservativo del complesso di Sant’Urbano.

Descrizione del sito:
La TORRE di SANT’URBANO è a base circolare, originariamente presentava una copertura a volta di cupola, in mattoni pieni e calce, alla sommità della quale si accedeva mediante una scala di legno interna, ancorata al muro. La torre presenta una incorniciatura alla sommità alta circa due metri e, in origine, era completata da una corona di merli. La muratura è di pietrame di varia pezzatura e calce, alternata da due legamenti circolari simmetrici, costituiti da mattoni pieni. Essa ora è inaccessibile perché le aperture sono state murate, la struttura rinforzata esternamente mediante cinture di ferro che ne contengono l’intera circonferenza; la sua copertura è stata rifatta utilizzando coppi ed eliminando anche i due merli superstiti su cui poggiava la campana.

Su una piccola altura, quasi a dominare l’unica piazza del paese, si erge una TORRE QUADRATA di epoca medioevale di cui mancano notizie precise. Si sa che esisteva già nel 1338, ma non si conoscono le vicende della torre nei secoli seguenti; comunque si è mantenuta in discreto stato di conservazione.

Informazioni:
Sopra l’abitato si erge un rilievo collinare detto colle di Sant’Urbano, al quale si accede per mezzo di una stretta strada. Sulla sua sommità sorge l’omonimo complesso di Sant’Urbano costituito dalla cappella della Madonna della neve, dalla Torre di Sant’Urbano e dal Romitorio.

Links:
http://www.comune.saleranocanavese.to.it

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/geo/001233  (Fotografie della torre quadrata)

Fonti:
Notizie e fotografia tratta dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
03/02/2008 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese