Provincia di Biella

Salussola (BI) : Resti della Pieve di San Pellegrino di Puliaco

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Storia del sito:
Nel territorio dell’odierno comune di Salussola, collocato su uno sperone della Serra, sorgeva l’antica Victimulae abitata dalle popolazioni indigene che sfruttavano le risorse auree della Bessa; fu poi centro romano di grande importanza che mantenne anche durante l’alto medioevo, confermato dalla presenza, in un territorio ristretto, di ben tre pievi: San Secondo nella frazione omonima, San Pellegrino di Puliaco in località San Pellegrino di cui resta il campanile romanico, San Pietro Levita, oggi incorporata nella cascina San Pietro all’ingresso del paese e completamente trasformata in periodo barocco.
La PIEVE DI SAN PELLEGRINO sorgeva nel villaggio romano di Puliaco, presso Salussola e precisamente nella piana dell’Elvo, tra Vigellio e la strada provinciale per Massazza. San Pellegrino fu la seconda pieve sorta sull’attuale territorio di Salussola e le sue origini vanno collocate nella seconda metà del secolo V d.C. Dovette essere una pieve molto importante se ancora nel XIII secolo estendeva la sua giurisdizione sulle molte chiesa nella zona tra Viverone e Cossato. Il più antico pievano citato negli archivi è Vilielmo, nel 1190. Nominata in tutti gli elenchi delle pievi vercellesi dei secoli XIII, XIV e XV, seguì anch’essa la sorte del villaggio.
Le lotte tra Guelfi e Ghibellini, intorno al 1312, devastarono fortemente l’abitato di Puliaco, tanto che a poco a poco fu abbandonato dai suoi abitanti, come avvenne anche per i villaggi di Private e d’Arro. Anche la chiesa dovette essere lasciata all’abbandono e fu proprio in conseguenza di questi fatti che, l’11 settembre 1413, il Vescovo di Vercelli, Matteo Gisalberti, aggregò la pieve di San Pellegrino, con le chiese vicine di San Lorenzo di Puliaco, di San Giovanni Battista di Private e di Santa Maria di Arro con tutti i loro beni e privilegi, alla chiesa di Santa Maria Assunta, nel borgo di Salussola, trasportando in questa chiesa anche l’esercizio di tutti i diritti plebani.
Da questa data in avanti però, l’antica pieve, officiata solo più nella festa del Santo, iniziò la sua decadenza e la sua rovina. Le bande di Facino Cane ne completarono la distruzione. Nel 1619 si pensò di utilizzare parte delle pietre del campanile per costruire quello di Santa Maria Assunta.

Descrizione del sito:
Della Pieve di San Pellegrino di Puliaco si sono conservati i resti del massiccio campanile e le fondamenta dei muri della chiesa, da cui risulta che doveva essere a tre navate. È ancora intatta la parte inferiore dell’abside della navata laterale a sud, la cui struttura muraria è costituita da ciottoli del torrente Elvo, disposti a spina di pesce, legati da spessi strati di malta, su cui si vedono le incisioni fatte con la punta della cazzuola. All’esterno quest’abside mostra tre strati di lesene, formate da mattoni, intercalati da pochi conci di pietra. Anche della facciata è rimasto un solo tratto di muro, costituito da conci di pietra disposti disordinatamente con al centro l’apertura che un tempo doveva contenere la porta principale della chiesa.
I resti più interessanti sono quelli del campanile, di pianta quadrata, addossato alla chiesa sul lato nord. Muri dello spessore di circa un metro e mezzo alla base, che vanno restringendosi a piani verso la sommità, eseguiti in ciottoli di torrente a spina di pesce, con agli spigoli resti di contrafforti in blocchi di pietra squadrata e mattoni. Una porta con arco romanico dava adito al campanile da una navata laterale della chiesa. Numerosi resti di tegoloni romani attestano quale doveva essere la copertura del campanile e della chiesa. Da questi resti possiamo datare il campanile al secolo XII e la chiesa a pochi decenni prima: si tratta quindi di una ricostruzione della chiesa plebana primitiva.
I resti dell’antico battistero probabilmente sono ancora interrati.

Informazioni:
I resti della pieve di san Pellegrino si vedono transitando sulla strada provinciale per Massazza, in direzione nord-est, oltre il sottovia ferroviario, in un bosco di fitte acacie. Comune, tel. 0161 998124


Link:
http://www.salussola.net/puliaco_-_la_pieve_di_san_pellegrino.html

Bibliografia:
D. LEBOLE, Storia della chiesa biellese, Le Pievi di Vittimulo e Puliaco, Tip.e Lib. Biellese, Biella, 1979

Fonti:
Notizie e fotografia tratte dal sito sopraccitato.

Data compilazione scheda:
8/2/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Salussola (BI) : Porta urbica e resti medievali

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Storia del sito:
La documentazione sulla storia e l’evoluzione delle fortificazioni di Salussola è carente. Nel basso medioevo risultano presenti almeno due fortificazioni distinte, anche se probabilmente collegate: il castello e la cinta muraria urbana.
L’antico CASTELLO era dotato di torri perimetrali e di una torre centrale o mastio; doveva essere di notevoli dimensioni e subì varie volte danni e ricostruzioni nelle guerre del XIV e XV secolo. Il più radicale intervento di rifortificazione fu quello voluto dal vescovo di Vercelli Giovanni Fieschi nel 1375.
Alla fine del Trecento si instaurò la signoria dei Marchesi del Monferrato, allora alleati dei duchi di Milano. Salussola resistette all’assedio dei Savoia nel 1426, ma le trattative di pace tra Visconti e Savoia, portarono la fortezza nei domini sabaudi. Il paese fu occupato dalle truppe francesi nel 1557 e da quelle spagnole nel 1648, con conseguenti danni alle strutture fortificate.
Del castello oggi sopravvivono pochi ruderi. La torre quadrata nei pressi è una ricostruzione avvenuta tra il 1935-36 ed inaugurata nel 1941, su progetto dell’arch. Nigra a imitazione dell’antico mastio.

Poiché la posizione su cui sorgeva il borgo di Salussola era ritenuta, all’epoca, di rilevanza strategica, il vescovo di Vercelli ordinò, nel 1374-75, anche la costruzione o ricostruzione di una CINTA MURARIA che circondava l’attuale monte. Essa aveva due PORTE, una a sud, o inferiore, e una a nord. La porta a sud è stata restaurata negli anni settanta, dato che il lato verso il paese era in parte crollato. Invece la Porta urbica superiore, a nord, fu distrutta nell’Ottocento e ne rimangono scarsissime tracce.

LA PORTA CERRIONE O DEI MAZZUCCHI: a differenza delle altre porte che assolvevano prevalentemente il compito di difesa, questa serviva solo per la riscossione dei pedaggi tra il Comune di Cerrione e quello di Salussola e solo più tardi potrebbe essere stata adibita a chiusura di proprietà terriera. Eretta a ridosso dei contrafforti inferiori delle mura, ma all’esterno della cerchia, poco distante dal bivio per Zimone, segnava l’inizio della vecchia strada romana prima, e strada comunale di Prelle dopo. Ancora ben visibile a metà degli anni 1960, fu demolita per far posto alla nuova strada provinciale di collegamento tra Salussola e Cerrione; insieme ad essa furono demoliti parte dei contrafforti inferiori delle mura di difesa del borgo. Scarsissimi resti della porta, ricoperti di edera e rovi, sono ancora oggi visibili imboccando “La passeggiata Mazzucchi “, sulla sinistra.

Descrizione del sito:
Del CASTELLO sono rimasti solo i ruderi di una torre angolare, i fossati e parti di mura e contrafforti.
CINTA MURARIA. Il tratto maggiore di quello che resta della cinta muraria corre proprio sotto il castello, ma il tratto di mura meglio conservato, scorre a ovest della torre-porta inferiore: la muratura è di ciottoli a spina di pesce (spesso molto regolare), con corsi orizzontali di mattoni. Le mura in alcuni tratti della cerchia erano doppie e in altri erano sostenute da pesanti contrafforti lungo il pendio collinare. Tratti superstiti della cinta muraria sono stati incorporati nei muri di terrazzamento della collina. Ancora meno rimane delle mura a est del borgo; forse ne faceva parte l’alta parete di ciottoli a spina di pesce in fondo al vicolo che parte da via Generale Bignami angolo via Pietro Micca.
LA TORRE-PORTA URBICA INFERIORE. L’esterno verso la pianura ha una zona inferiore di pietre squadrate e, più in su, di ciottoli posti a spina di pesce con due corsi orizzontali di mattoni; l’apertura principale, a sesto acuto, è sormontata da un’altra apertura quadrata. La zona superiore, di mattoni, ha una finestra a tutto sesto e sei beccatelli triplici in pietra sostenenti cinque caditoie che, a partire da quella centrale, più larga, diventano più strette verso i lati. Ancora più in su, una decorazione in mattoni (dentelli su mensole e dente di sega) è sormontata da tre merli guelfi perché la Porta fu fatta ricostruire dal vescovo Fieschi. L’esterno verso monte presenta nella zona inferiore, in mattoni, l’arco leggermente acuto dell’apertura principale, e nella zona superiore un’ampia apertura. Una decorazione in mattoni simile a quella del lato verso valle orna il breve tratto di muro ai lati dell’apertura stessa. L’insieme non ha un aspetto solido, nonostante la trave orizzontale di rinforzo: non stupisce se da questa parte si sia verificato il crollo. Anche il vano interno è aperto verso l’alto, probabilmente frutto di interventi posteriori. L’arco verso valle è sormontato da un altro arco, di rinforzo, poggiante su mensole di pietra; ha un profilo a tutto sesto alquanto irregolare. Le pareti laterali del vano interno hanno ognuna una finestra a pieno centro, molto in alto; quella verso valle è a doppia ghiera. Qui la muratura è di ciottoli a spina di pesce. La parete verso monte presenta, al di sopra dell’apertura principale, tre corsi orizzontali di mattoni. I tre tipi di muratura che si vedono in questa porta potrebbero segnare tre distinte fasi costruttive.
Della PORTA URBICA SUPERIORE rimane solo un contrafforte di mattoni con tratti di muratura in ciottoli posti a spina di pesce. Dai resti si desume uno stile architettonico un po’ diverso dalla Porta Inferiore, più simile alle rovine della Porta Cerrione, probabilmente dovuto a un rifacimento Cinque-Seicentesco.

La CASA-TORRE è un interessante edificio, perfettamente conservato, con un aspetto decisamente militare. D’altra parte non sembra che la cinta muraria si spingesse, verso il paese, fin qui; l’edificio non è stato studiato. È una torre quadrata, massiccia, più alta degli edifici adiacenti. La muratura è di mattoni con tratti di ciottoli disposti a spina di pesce. In buona parte è intonacata. La parte più alta della torre sporge rispetto al resto dell’edificio da tutti i quattro alti, non con caditoie, bensì con due gradini di mattoni. Sotto alla sommità, segnata da cornici in cotto a loro volta leggermente sporgenti, corre una cornice di mattoni a dentelli su mensole, sormontata da un corso a dente di sega. Anche questa decorazione, essa pure di carattere militare, è integra sui quattro lati della costruzione. La simmetria è però rotta sul lato sud, dove a tutto questo si aggiunge, in centro alla parte alta, una finestra cieca rettangolare. L’interno della casa-torre è ora a due piani, ma la volta del piano terreno non è coeva all’edificio. Il muro del fabbricato che a sud si appoggia a questa costruzione presenta in vari tratti una muratura di grossi ciottoli a spina di pesce. La strana casa-torre di Salussola non somiglia ad alcun altro edificio medioevale del Biellese.

LA TORRE DI SAN LORENZO è un rifacimento settecentesco, su resti di una torre medievale d’avvistamento, che ha origini ancora più lontane, riconducibili ai Longobardi. Eretta agli estremi del territorio comunale di Salussola, è ubicata su un’altura boscosa della zona collinare, di proprietà privata, al confine con il Comune di Roppolo, dal quale dista solo qualche metro.

Informazioni:
La Torre-porta urbica inferiore sorge in via Roma, sulla salita anticamente detta “Crosa” che oggi porta a Salussola Monte dalla statale per Torino (detta Portona inferiore o Porta della Crosa).
I resti della Porta urbica superiore sono in via Duca d’Aosta, al termine del paese verso il bivio di Cerrione – Zimone, sulla destra.
La Casa Torre si trova all’interno del borgo, in fondo al cortile di via Canonico Salza 5.
I ruderi del castello, sul crinale sud di Salussola Monte, sono in una zona di proprietà privata, poco visibili. Comune di Salussola, tel. 0161 998124

Links:
http://www.salussola.net/salussola_-_la_porta_urbica.html

http://www.salussola.net/salussola_-_la_torre_di_montalto_o_di_san_lorenzo.html

Bibliografia:
R. RABAGLIO, Castelli del Biellese, Ed Leone Griffa, Pollone BI, 2003
C. GAVAZZI, L’architettura gotica nella diocesi di Biella, Centro studi biellesi, Biella, 1980

Fonti:
Notizie e fotografie sono state tratte dal sito www.salussola.net.

Data compilazione scheda:
28/1/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Salussola (BI) : Chiesa di Santa Maria Assunta

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Storia del sito:
La Chiesa di Santa Maria è nominata in un documento del 1217 e nell’elenco delle chiese Vercellesi del 1298. La vicinanza delle pievi di San Pellegrino di Puliaco e di San Secondo di Vittimulo (vedi schede) fece passare per un certo tempo quasi in second’ordine la chiesa di Santa Maria di Salussola, la quale, per essersi trovata nel borgo fortificato, si conservò intatta tra le molte guerre che devastarono queste località e solo nel 1413 fu elevata al rango di pieve, in sostituzione di quella di Puliaco e con il diritto di amministrare il battesimo. Qualche anno dopo sorse a mezzogiorno della chiesa il cimitero. Sulla pieve la famiglia de Bulgaro aveva diritti che mantenne sino al 1785.
Fu parrocchia sin dalla sua nomina a pieve nel 1413 e fino al 1748 fu l’unica parrocchia sull’intero territorio di Salussola.

Descrizione del sito:
L’edificio del XII secolo della Chiesa di Santa Maria Assunta fu rifatto nel XIV e la sua struttura romanico-gotica è ben visibile ancora oggi anche se aggiunte barocche ne hanno snaturato le caratteristiche.
La pianta è a tre navate, con abside poligonale i cui angoli sono segnati da contrafforti. La facciata è a gradini, esempio unico nel Biellese; sul lato destro però lo spazio fra un gradino e l’altro è stato riempito, ottenendo un unico spiovente. Si vede però bene il profilo dei gradini originari, perché la muratura è diversa. Da questa parte inoltre, facciata e chiesa sono state allargate; nel complesso, l’asimmetria è vistosissima.
La porta, che in origine doveva essere ogivale, è incorniciata da un fregio rettangolare di terracotta con Bacchi e grappoli d’uva, quattro-cinquecenteschi . Il fregio non ha più il dovuto risalto a causa del protiro addossato alla facciata; poiché la chiesa è bassa, questo protiro è enorme e ha qui un effetto deturpante. Sopra la porta sta un rosone, anch’esso decorato in cotto, e ai lati due finestre. Quelle attuali, rettangolari, sono assai più grandi di quelle originali. Anche se restano tracce di due archi ribassati sopra le due finestre rettangolari, si pensa che in origine queste aperture fossero ogivali. I fianchi della chiesa hanno ora un aspetto irregolare per l’apertura di varie cappelle laterali. La decorazione consisteva in due fregi di archetti a tutto sesto incrociati, uno lungo la navata e uno lungo le navatelle, sormontati da corsi di mattoni a dente di sega. Gli archetti sono stati trasformati, intonacandone la parte superiore, in archetti acuti. La decorazione, ora totalmente assente sul fianco destro, è conservata in due lunghi tratti sul sinistro. Essa ornava anche l’abside, dove oggi restano solo le mensoline che sostenevano gli archetti. Quest’abside, ottagonale, è costruita nella parte bassa in pietra, più in su in mattoni; i contrafforti che la sostengono sono un esempio unico nel Biellese. Era aperta da un oculo circolare, ora murato. Ai fianchi dell’abside, la parete terminale delle navatelle conserva gli archetti pensili. Ma, mentre sulla navata sinistra il fregio è obliquo, sulla destra è orizzontale: testimonianza, in quest’area, di un’asimmetria di lunga data, dovuta forse al preesistente campanile. L’interno ha subìto anch’esso trasformazioni rilevanti, specie nella navata centrale. Qui, infatti, gli archi trasversali sono ora a tutto sesto e mancano i costoloni, presenti invece nelle crociere delle navate laterali. In queste ultime gli archi trasversali, come pure gli archi longitudinali che le separano dalla navata principale, hanno profilo acuto. L’interno è decorato da pitture cinquecentesche e ottocentesche.
Il campanile è stato ricostruito nel 1722. Del precedente, che aveva muri spessi ed era poco più alto della chiesa, restano scarsi avanzi, fra cui una bifora con colonna e capitello assai rozzi, visibile nel sottotetto della chiesa stessa, sopra l’ultima arcata della navata destra, dove un tempo sorgeva la cappella di Sant’Emiliano.

Informazioni:
Via Teologo Macchiaiaoli, 12 Parrocchia.
Comune, tel. 0161 998124

Link:
http://www.salussola.net/salussola_-_la_pieve_di_santa_maria_assunta.html

Bibliografia:
D. LEBOLE, Storia della Chiesa Biellese, Le Pievi di Vittimulo e Puliaco, Tip. e Lib. Biellese, Biella, 1979
C. GAVAZZI, L’architettura gotica nella diocesi di Biella, Centro studi biellesi, Biella, 1980

Fonti:
Notizie e fotografia in basso tratta nel 2007 dal sito sopraccitato.
Fotografia in alto di Halzy, tratta da http://rete.comuni-italiani.it/foto/2008/63572

Data compilazione scheda:
9/2/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Salussola (BI) : Valletta di San Secondo – “Victimulae”

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Storia del sito:
La “civitas Victimula…iuxta Eporediam”(o Ichtimulae) è menzionata in un itinerario del VII secolo; è provata la persistenza del toponimo Victimul(ae) in documenti altomedievali e medievali con riferimento ai centri di Bugella (Biella) e Salussola. La donazione dell’826 degli imperatori Ludovico il Pio e Lotario al conte Bosone menziona infatti beni collocati “in pago Victimulensi quod pertinet ad comitatum Vercellensis idest in villa qui dicitur Bugella…”; nella Vita del Beato Pietro Levita, conservata presso l’Archivio Capitolare di Vercelli, si accenna inoltre ad un “Victimul castrum” con riferimento a Salussola. Accertato che la civitas Victimula vada situata in un pagus Victimulensis che corrisponde ad un’area prossima a Biella e Ivrea, con particolare riferimento a Salussola, è molto probabile che il centro abitato in questione sia proprio da collocare nella valletta di San Secondo, la zona da cui provengono i più significativi reperti archeologici.
L’insediamento di Victimulae (o Victumulae) era legato alla presenza delle vicine miniere aurifere a cielo aperto della Bessa, da identificare con le “Ictumulorum aurifodinae” che, sfruttate con metodi idraulici dai Salassi, passarono sotto il controllo di Roma dopo la vittoriosa campagna militare di Appio Claudio Pulcro del 143-140 a.C.
In un recente contributo, L. Brecciaroli Taborelli ha avanzato l’ipotesi che il pagus rientri nella limitatio di Eporedia. Tale ipotesi si basa su dati epigrafici: due iscrizioni rinvenute a Biella e nel territorio di Zubiena (BI) riferibili a personaggi locali che risultano censiti nella tribù Pollia, la stessa a cui erano iscritti i membri della colonia eporediese.
Vista la scarsità di dati di scavo, risulta pressoché impossibile determinare un’ipotetica forma urbis del centro, fermo restando che Victimulae non nacque come città nel senso pieno del termine, ma piuttosto – sembra di poter intuire dai ritrovamenti – come centro di servizi legati all’attività estrattiva. Sulla scorta dei pochi dati disponibili è però possibile tracciare un sommario quadro d’insieme: l’abitato non era cinto da mura, al contrario di quanto ipotizzava Lebole, considerando anche la toponomastica locale (regioni “Porte” e “Murassi”), si estendeva in un’area relativamente ristretta e i principali insediamenti dovevano trovarsi nelle regioni Porte, Murassi e Mercato. Le costruzioni probabilmente erano poste ai lati di una strada di transito, ma non di grande comunicazione. Per la mancanza di dati storici e archeologici sicuri non è possibile ipotizzare una cronologia per l’inizio dell’insediamento romano nella valletta di San Secondo. I materiali più antichi databili con certezza, di cui però abbiamo notizia solo dalle fonti o dalle relazioni di scavo, sono attribuibili al primo periodo imperiale, epoca in cui l’attività estrattiva delle aurifodinae aveva già imboccato una parabola discendente. Quando lo sfruttamento su larga scala delle miniere della Bessa cessò o si ridusse notevolmente, il centro romano mantenne comunque una continuità insediativa: le principali strutture venute alla luce e la presenza di sarcofagi rimandano infatti ad una cronologia bassoimperiale. A questo proposito la recente scoperta di strutture pertinenti ad una villa o comunque ad un edificio di grandi dimensioni potrebbe offrire una nuova chiave interpretativa riguardo all’occupazione del sito, almeno per quanto riguarda il periodo tardo. La frequentazione si protrasse certamente fino all’alto medioevo, come provano l’itinerario del VII secolo e i dati degli scavi condotti nel 1953 e nel 1972 e la complessa topografia cristiana dell’area.
La Vita del Beato Pietro Levita attesta una distruzione del sito durante l’VIII-IX secolo, in seguito alla quale, secondo Lebole, Victimulae sarebbe stata abbandonata e i suoi abitanti si sarebbero trasferiti nel nuovo centro di Salussola. In realtà, se è da ubicare nell’area di San Secondo il “castellum Victimuli” menzionato da documenti d’archivio del X e XI secolo, occorre considerare seriamente l’ipotesi di una sostanziale continuità di insediamento in epoca medievale.

Descrizione del sito:
La valletta di San Secondo di Salussola ha restituito nel corso dei secoli moltissimi materiali archeologici di età romana e medievale, che in parte hanno arricchito le collezioni dei musei di Vercelli, Biella e Torino e in buona parte sono andati dispersi o distrutti.
Nonostante le lacune della documentazione, si può senza dubbio affermare che si tratti di un’area singolare dal punto di vista archeologico anche per la presenza di STRUTTURE MURARIE affioranti, che si possono presumibilmente ascrivere al periodo romano, e che doveva essere, nei secoli scorsi, una caratteristica peculiare della zona, citate dall’arcivescovo di Vercelli G. S. Ferrero nel 1609. L’accenno agli edifici trova inoltre conferma nelle numerose testimonianze otto-novecentesche di contadini che, durante i lavori di aratura nei campi, si imbatterono in resti di pavimenti e di “robuste mura”. Nella valletta sono ancora oggi molto frequenti i ritrovamenti di materiali edilizi romani (frammenti di embrici e mattoni). Le testimonianze locali rivelano d’altronde che, fino al 1950, in primavera i diversi livelli di crescita dell’erba e delle colture facevano riconoscere allineamenti murari. Oggi le tracce non sono più visibili, in quanto il mancato drenaggio del terreno, un tempo assicurato da un efficiente sistema di canali, ha fatto sì che il fondo della valletta si ricoprisse di uno strato alluvionale. Anche i sondaggi condotti nel 1953, sotto la direzione di C. Carducci, nel campo antistante la Cascina S. Giuseppe (regione Murassi) hanno messo in luce resti murari che sono stati interpretati come pertinenti ad un vero e proprio nucleo urbano. Nei sondaggi sono stati inoltre recuperati frammenti ceramici romani, intonaci, frammenti musivi a tessere bianche e nere e una moneta di Antonino Pio. Nel corso dei sondaggi del 1953 è venuto alla luce anche un tratto di CONDOTTO IDRAULICO in muratura ad una quota di 1,20 metri dal piano di campagna; perfettamente conservato, è stato interpretato inizialmente come cloaca e più recentemente come collettore delle acque che sgorgano dalla collina ad ovest dell’abitato di San Secondo. Il fatto che la quota di imposta del condotto sia inferiore a quella delle fondazioni degli edifici scavati ha fatto supporre a Scarzella che quest’opera sia stata realizzata con intenti urbanistici al momento della fondazione del centro abitato. Si tratta in ogni caso di una struttura preesistente alla fase scavata del presunto “nucleo abitato”.
Nel 1994 due sondaggi in corrispondenza dei mapp.127-128 F° 38 del catasto del comune di Salussola hanno messo in luce un tratto murario e una struttura absidata attribuibili ad un edificio di grosse dimensioni, probabilmente una VILLA DI ETÀ BASSOIMPERIALE. La vicinanza topografica farebbe ipotizzare una possibile connessione di queste strutture con quelle venute alla luce durante gli scavi del 1953, implicando forse una revisione dell’interpretazione data da Carducci a queste ultime.

Descrizione dei ritrovamenti:
Lo sfruttamento intensivo delle miniere della Bessa durò fino agli inizi del I sec. d.C. Probante è il ritrovamento avvenuto nel 1819 in regione “Porte” di San Secondo della cosiddetta “ISCRIZIONE DEL PONDERARIO”, attualmente conservata presso il Museo di Archeologia di Torino; l’iscrizione, databile al I-II secolo d.C., attesta l’edificazione di un ponderario da parte di T(itus) Sextius, cittadino iscritto alla tribù Voltinia, che aveva ricoperto ad Ivrea le maggiori cariche. Pare che l’epigrafe potesse appartenere ad un edificio esistente nel vicus di Victimulae e che quindi il centro fosse dotato di una struttura in cui venivano conservati pesi e misure e dove si eseguivano operazioni di pesatura dell’oro estratto nelle miniere e delle derrate necessarie ai lavoranti.

Il cosiddetto “RILIEVO DI DORZANO”, una delle poche sculture di età romana rinvenute nel Biellese-Vercellese e certo la più completa, si colloca cronologicamente in età traianea e, per l’utilizzo di alcune iconografie specificatamente funerarie, va interpretata come elemento originariamente inserito in un monumento sepolcrale, forse riferibile ad un magistrato locale. Presenta un’articolata scena di sacrificio cruento che, nel suo complesso, non trova riscontri nel corpus di rilievi privati di analogo soggetto rinvenuti in area cisalpina. Il rilievo di Dorzano è attualmente esposto al Museo “C. Leone” di Vercelli.

Nell’area della valletta di San Secondo sono state individuate numerose TOMBE ad inumazione a cassa di laterizi, databili fra VII ed VIII secolo d. C., ed è attestata una sepoltura ad incinerazione, il che fa supporre una continuità d’uso fra cimitero pagano e cristiano. Altre tre tombe a cassa in muratura, relative al V-VI secolo, furono rinvenute durante ulteriori scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte nel 1972. I ritrovamenti funerari nell’area appaiono numerosi, anche se è difficile studiarli in modo sistematico, per la casualità dei rinvenimenti. I numerosi sarcofagi con iscrizioni, databili al III sec.d.C, provenienti dalla zona fanno presupporre comunque l’esistenza di una o più Aree Necropolari pertinenti ad un florido abitato.

Informazioni:
L’area archeologica si trova nella valletta di San Secondo, una conca naturale divisa tra i comuni di Salussola e Dorzano. Sono sempre visibili solo i resti di murature romane (e della medievale pieve di S. Secondo nel comune di Dorzano, vedi scheda). Comune di Salussola, tel. 0161 998124

Links:
http://www.salussola.net/vittimulo_-_le_tombe_romane_.html

http://www.salussola.net/vittimulo_-_i_lapidei.html

http://digilander.iol.it/pmassara/lastra.html

http://digilander.iol.it/pmassara/porte.html

http://digilander.iol.it/pmassara/victim.html

Per approfondire, scaricare i documenti  “carta archeologica” e “carta tematica” da   http://www.comune.salussola.bi.it/on-line/Home/articolo43003384.html


Bibliografia:

BRECCIAROLI TABORELLI L., Nuovi documenti epigrafici dal circondario di Victumulae, “ZPE” 74 (1988)
BRECCIAROLI TABORELLI L., Salussola, loc. S. Secondo. Strutture pertinenti ad un edificio di età romana, in “QuadAPiem 13 (1995)
LANGE G., Note di archeologia piemontese, in “BSPABA”, n.s., 1969-70
LEBOLE D., Storia della Chiesa Biellese – Le Pievi di Vittimulo e Puliaco , Tip. E Libreria Biellese, Biella, 1979
MASSARA P., Da Victimulae a Vercelli. Il Rilievo di Dorzano al Museo C. Leone di Vercelli, in “BSV” 53 (1999)
PANTO’ G., Il Biellese tra cristianizzazione e migrazioni barbariche, in “BSPABA”, n.s., XLIV, 1991-92
VIALE, Vercelli e il Vercellese nell’antichità, Milano 1971

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dai siti sopra citati.

Data compilazione scheda:
04/05/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Roppolo (BI) : castello e ricetto

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Storia del sito:
L’esistenza del paese di Roppolo nel sec. X è documentata da un diploma di Ottone I, datato il 30 luglio 963 e siglato a Pavia, con il quale l’imperatore investe il conte Aymone di Cavaglià di diversi beni posti nel contado vercellese, fra cui Roppolo.

CASTELLO. La prima fortificazione costruita fu la torre, probabilmente base dell’attuale, intorno alla quale si sviluppò più tardi il castello, citato in un documento del 1173, ma certamente più antico: era originariamente in legno, con le fondamenta in masselli di granito ancora visibili nelle cantine.
Il Duecento segna la decadenza dei conti di Cavaglià, che vennero sopraffatti dai Bicchieri (o Biccheri) di Vercelli, sotto i quali nel 1221 passarono il castello e tutte le terre di Roppolo che erano state cedute loro dal capitolo della chiesa di S. Andrea di Vercelli. Ancora oggi sulla parete duecentesca del maniero, nel cortile interno, domina lo stemma dei Bicchieri: tre bicchieri riempiti a metà di vino sotto il cappello cardinalizio del cardinale Guala Bicchieri, fondatore dell’Abbazia di S. Andrea a Vercelli (1219-1227) (vedi scheda). Alla fine del XIII secolo il castello venne potenziato con la costruzione di un’ala collegata al primitivo torrione.
Il castello, divenuto consortile per eredità, dopo alterne vicende venne assediato e conquistato dai Savoia nel 1426. Dal 1442 le sorti del castello furono affidate ai potenti Valperga di Masino che, sino al 1460, attuarono una imponente ristrutturazione dell’edificio, costruirono il cortiletto e il porticato est, eliminarono la torre-porta con ponte levatoio, oggi sostituita da un arco barocco. Questa famiglia ne mantenne il possesso fino allo scoppio della Rivoluzione Francese.
Nella terza stanza della torre, si aprì nel 1800 un muro parietale e in una profonda intercapedine si rinvenne una completa armatura con dentro i resti di Bernardo Valperga di Mazzè, murato vivo da Ludovico di Roppolo, forse per vendetta, nel 1457. Il castello è stato ripetutamente rimaneggiato fino al secolo scorso e attualmente ospita l’Enoteca Regionale della Serra, fondata nel 1981.

RICETTO. Risale ai primi decenni del XV secolo ed è un tipico caso di ricetto accluso al castello signorile, col quale ha in comune le strutture difensive esterne (le mura del lato interno) e la torre-porta, ma ne è indipendente come struttura fisica, infatti era situato a sud-ovest del castello.

Descrizione del sito:
Il torrione a pianta quadrata è la parte più antica del CASTELLO, che si distingue sia per gli elementi costruttivi che per i rapporti volumetrici. La parte inferiore, interrata, presenta una volta a botte in pietra. L’aspetto attuale del castello è quattrocentesco con un giro continuo di beccatelli in laterizio e ha caratteristiche di abitazione signorile. Restano traccia delle mura nella direzione sud-ovest.
Le cantine dell’Enoteca sono del XVI secolo, con volte di mattoni a vista e muri di pietra; gli scaffali hanno la caratteristica struttura ad archetti degli antichi “infernotti”.

Il RICETTO è in abbandono e ne restano poche tracce: due cellule vicine all’ingresso, un’altra è vicino alla strada del castello e presenta un portale in cotto.

Informazioni:
Il Castello ospita un museo e una pinacoteca. Info  email: castellodiroppolo@gmail.com

Links:
http://www.comune.roppolo.bi.it/

http://www.castellodiroppolo.it/index.02.html

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Bibliografia:
RABAGLIO R., Castelli biellesi, Edialbra, Pollone BI, 2003
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978

Fonti:
Fotografia da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
14/10/2006 – aggiorn. giugno 2014 e dicembre 2018

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

Quaregna – Cerreto (BI): Ruderi del Castello di Quaregna

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Storia del sito:
Secondo la tradizione il primitivo incastellamento risalirebbe alla fine del XII secolo con l’avvento della signoria degli Avogadro. Un tempo il castello sorvegliava la strada, ormai non più utilizzata, verso la vallata di Bioglio ed i monti di Mosso. Un documento del 1462 dà una descrizione del complesso, un castello consortile, che era formato da una torre, sette caseforti residenze signorili, un torchio per vino, le prigioni, il tribunale e la cappella gentilizia. In posizione sottostante il complesso fortificato, nei pressi del torrente Quargnasca, vi era un mulino a tre ruote (due per cereali ed una per la canapa).
Il castello e i suoi signori furono direttamente coinvolti nelle vicende di Fra Dolcino nei primi anni del 1300. Il possesso feudale di Quaregna restò all’omonimo ramo degli Avogadro sino al 1797.
La distruzione del castello avvenne per opera delle truppe francesi del maresciallo Cossè de Brissac nel 1556.

Il comune di Cerreto Castello dal  1° gennaio 2019 è estinto a seguito di fusione con il Comune di Quaregna; il nuovo comune ha preso la denominazione: Quaregna-Cerreto

Descrizione del sito:
I ruderi sono imponenti e molto suggestivi: si entra attraverso un sottilissimo arco, ultimo residuo di una torre-porta posta sulla prima cerchia di mura. All’interno della seconda cerchia di mura sono visibili vari tratti di mura e intere facciate di case, il tutto coperto da vegetazione. Leggibile è una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

Informazioni:
Lungo la strada per Vallanzego, nei pressi della Parrocchiale voltare a sinistra, aggirare un ex stabilimento, procedere lungo un sentiero che, dapprima pianeggiante, poi sale verso i ruderi.  Comune, tel. 015 93859

Bibliografia:
RABAGLIO R., Castelli del Biellese, Ed. Leone Griffa, Pollone BI,2003

Fonti:
Fotografie dal testo di Rabaglio R., 2003, pp. 99-100.

Data compilazione scheda:
18/04/2007 – aggiornam. giugno 2014 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Ponderano (BI) : torre-porta

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Storia del sito:
Ponderano era probabilmente una località sede di un “ponderarium” romano, ma si hanno scarse notizie del luogo sino al X secolo. Fu feudo degli Avogadro fino al XV secolo, per passare in seguito nelle mani dei Dal Pozzo. Un documento del 1405 cita un “castrum sive receptum”, ma non è chiaro se vi fosse solo un ricetto o un castello con ricetto. Questo sorgeva in un sito – oggi sostituito dalla chiesa – rialzato rispetto all’abitato di circa due metri, aveva forma quadrata ed era circondato da fossato. Di queste fortificazioni si è conservata una torre-porta e una torre che fu poi trasformata nel campanile della seicentesca parrocchiale di San Lorenzo.

Descrizione del sito:
La TORRE-PORTA, con resti delle mura inglobati nei fabbricati adiacenti, documenta la fase quattrocentesca delle strutture difensive del luogo. La torre si presenta come un massiccio parallelepipedo di circa m 6 per m 8, con due accessi, carraio e pedonale; ben visibili i tagli dei bolzoni dei due ponti levatoi, segno della presenza di un fossato. La torre è costruita esternamente in mattoni e poche pietre e presenta caditoie su beccatelli in pietra molto eleganti. L’interno è di pietra per un’altezza di circa m 9, altezza della torre primitiva; attualmente l’edificio è alto m 14,60. Probabilmente la sostituzione del paramento esterno in mattoni è del XV secolo.
La muratura a sinistra della torre è tutta in ciottoli posti con regolarità a spina di pesce. A nord della torre un edificio, molto trasformato, conserva un bel portale in pietra a blocchi sagomati.

__________

Nei pressi del cimitero sorge anche l’oratorio dei Ss. Fabiano e Sebastiano, ricostruito nel ‘600 su un precedente edificio romanico, di cui si conserva testimonianza negli affreschi dei Santi (1460-1470) strappati dall’abside e ora conservati nel Museo del Territorio di Biella.

Informazioni:
Nella parte est dell’antico borgo, presso la Parrocchiale. Piazza Garibaldi.
Comune di Ponderano tel. 0155 41224

Link:
http://web.tiscali.it/comunediponderano/storia.htm

Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
RABAGLIO R., Castelli del Biellese, Ed.Leone Griffa, Pollone BI, 2003

Fonti:
Fotografia dal sito al n°1.

Data compilazione scheda:
10/08/2006 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Netro (BI) : Chiesa cimiteriale di S. Maria Assunta e resti del Castello

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Storia del sito:
Di Netro si hanno scarse notizie. Probabilmente una fortificazione era antecedente al 1170, citata nel 1340, distrutta nel XIV secolo nel conflitto tra Vercelli ed Ivrea. Di questo castello rimane il basamento della torre campanaria dell‘oratorio dedicato a san Rocco, eretto dalla comunità tra il 1602 e il 1620 come voto per aver passato indenne l’epidemia di peste del 1599. La torre venne eretta nel 1688.
L’edificio della chiesa di Santa Maria Assunta fu costruito tra il 1025 e il 1050, anche se il primo documento in cui viene citata è posteriore di un secolo. Antica parrocchiale, chiamata localmente pieve, anche se storicamente non svolse mai questo ruolo, perché dipendeva da S. Stefano di Biella. La chiesa è stata oggetto di un ampio restauro nel 1985.

Descrizione del sito:
La struttura muraria della chiesa cimiteriale di Santa Maria Assunta è tipicamente romanica, sia nella facciata (a capanna con lesene e campaniletto), sia nella zona absidale.
All’interno, nell’abside, un ciclo di AFFRESCHI, purtroppo rovinato, risalente alla prima metà del 1400, attribuito alla bottega di Domenico della Marca di Ancona e raffigurante i dodici Apostoli.

Informazioni:
La chiesa di S. Maria Assunta si trova presso il Cimitero. Info Parrocchia tel. 015 65139
I resti del castello sono alla base del campanile dell’oratorio di San Rocco, via Maestra.

Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_%28Netro%29

Bibliografia:
ASTRUA P., BIANCOLINI D., La chiesa di Santa Maria di Netro. Storia e restauro, in AA. VV., Una storia per immagini, Chieri, 1987.
RABAGLIO R., Castelli biellesi, Edialbra, Pollone BI, 2003

Fonti:
Fotografie da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
09/10/2006 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Mottalciata (BI) : resti del castello e del ricetto

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Storia del sito:
L’antichità del sito di Mottalciata è testimoniata dal ritrovamento nel 1911 di un’arula dedicatoria, che era stata collocata alla base del campanile della chiesa di Santa Maria, datata al I sec. d.C. ed ora conservata a Biella.
Risulta che esistevano in quella località due castelli: uno, quello di “Monte Belluardo” (o Bruardo), nella parrocchia di S. Vincenzo appartenente alla casata dei Biandrate, l’altro di “Motta degli Alciati” ubicato nell’attuale posizione, di pertinenza dei signori di questo nome. Il primo castello venne distrutto dai Visconti nel 1334.
Con il volgere degli anni, invece, il castello di Motta degli Alciati, in seguito a morti, matrimoni, cessioni passò in diverse mani. Nel 1380 una parte venne acquistata dagli Avogadro di Collabiano. Poco più di due secoli dopo, nel 1587, forse per necessità o per altre cause, gli Alciati vendettero quanto ancora loro spettava ai Ferrero di Masserano. Subentrarono in seguito il Conte Arborio di Gattinara ed un altro ramo degli Avogadro. Successivamente il castello fu fortemente modificato e destinato ad insediamento abitativo.
La fondazione del “RICETTO” risale all’accordo tra i Biandrate e gli Alciati del 1335. Il signore di Mottalciata concedette agli uomini del paese due iugeri o modii di terreno oltre il fossato del castello o palazzo di Motta degli Alciati, verso sera e sulla costa, onde costruirvi un “receptum sive fortalicium” in cui ricoverare e conservare sé ed i propri beni in pace ed in guerra (perciò serviva oltre che come “ricetto”, anche come abitazione stabile). Gli edifici, denominati domun o casanum, avevano ciascuno una superficie non maggiore di due tavole e altezza non più di quindici piedi (m 7,70, misura eccezionale per cellule di ricetto, normalmente più basse). Il documento consentiva di erigere uno o due forni da pane il cui ricavato sarebbe stato usato per fornire di mura e fortificazioni il “receptum et fortalicium seu villam predictam”. Venne anche stabilito che nel castello degli Alciati avrebbero potuto rifugiarsi in tempo di guerra signori e uomini già di Monte Bruardo, con i propri beni mobili.
Tra il 1406 ed il 1409 il ricetto ed il castello vennero saccheggiati e rovinati dalle soldataglie del soldato di ventura Bando di Firenze. Una mappa del 1770 mostra un nucleo di costruzioni disposte a corona in un’area a forma di esagono irregolare.

Descrizione del sito:
IL CASTELLO ha una posizione emergente. Alcuni tratti del recinto, forti muraglioni a corsi regolari di ciottoli, alternati in alcuni casi a corsi di mattoni, delimitano i contorni del rilievo. Il lato occidentale del recinto, conservato per una notevole altezza, coincide con uno dei lati di un grosso fabbricato rettangolare, forse un corpo di guardia, che dominava il complesso dall’alto. Forse l’ingresso attuale non è quello primitivo, ma per comodità sarebbe stato creato non molto tempo fa abbattendo la cortina e sostenendola con un arco di mattoni. L’ingresso in antico doveva trovarsi nell’angolo che il recinto forma lungo il lato meridionale; lì probabilmente vi era una torre, contigua all’edificio rettangolare.
Della rocca (che nella mappa del 1770 presentava più edifici) rimangono, in condizioni di conservazione sufficienti, i due fabbricati dell’angolo a sud. Questi hanno subito entrambi successivi sostanziali rimaneggiamenti ma in entrambi è ben visibile alla base, sino all’altezza del primo piano, la muratura con ciottoli a spina di pesce intercalati in molti punti a corsi di mattoni. Il fabbricato posto a sinistra è stato demolito a metà; entrando si incontra un enorme camerone, forse la cucina, con a destra un grande camino con bordi di pietra e sedili di mattoni ai lati. Sul fondo una scala di legno porta al piano primo. Il muro di cortina ad ovest è aperto da finestre e conserva le tracce di antichi balconi (lunghe pietre sporgenti). Più conservato, anche se in gran parte rifatto nella parte che volge a sud, l’altro fabbricato che da questo lato poggia su di un muro di enorme spessore di ciottoli intervallati a mattoni reggente un terrapieno su cui poggia la costruzione.
Degli edifici posti nella parte nord-ovest rimangono solo pochi ruderi. Intatto invece il profondo pozzo situato al centro dello spiazzo.
Una strada costeggia la cinta lungo il lato ovest e prosegue lungo i lati nord e nord-est nei quali la muratura è di ciottoloni spesso disposti a spina di pesce senza più mattoni. Il castello doveva possedere una rete di camminamenti segreti, di cui sono state trovate tracce. Un vasto cortile porta ai due edifici esistenti, di cui uno più piccolo dalla forma rettangolare. Sulla porzione di fabbricato posta a sud vi era un balcone mentre su quella posta ad est un grande arco a tutto sesto ora murato. Interessante è la decorazione in mattoni: un corso a dentelli sormontato da uno a denti di sega. Verso levante vi è una torre quadrata con un’ampia base che, in tempi successivi, è stata rimaneggiata nella parte alta allo scopo di farne un’abitazione e ricoperta da un tetto di tegole. La torre, angolare, sporge notevolmente dal resto della cortina. Nel lato nord si apre nella muratura medievale una porta rinascimentale, decorata in cotto. Il lato verso la pianura è costituito in basso da ciottoli a spina di pesce con corsi di mattoni, mentre più in su è costituito solo da mattoni, ornato da una cornice a dentelli su mensole. La merlatura è stata otturata. Le strutture visibili, complessivamente in cattivo stato, potrebbero risalire al XIII-XIV sec.

Adiacenti al castello, verso ponente, vi sono ancora i resti dell’ORATORIO dei Santi Fabiano e Sebastiano la cui esistenza è ricordata nel 1049. Andò incontro a successivi rifacimenti che hanno cambiato completamente la morfologia originale. Nell’oratorio vi era la cappella gentilizia dei signori del luogo e la sua esistenza è già ricordata nel 1489; probabilmente era anche dedicato a Santa Caterina; sino al 1830 era ancora ufficiato, poi l’oratorio venne trasformato dapprima in magazzino e poi nell’attuale abitazione; rimane in alto solo il piccolo campanile.

IL RICETTO. Della struttura rimane attualmente molto poco: parte di esso deve essere stato demolito per l’ampliamento della strada che costeggia il rilievo. Le case rimaste non sono abitate, si affacciano in un cortile interno ed erano sede di un’azienda agricola. L’edificio che dà sulla strada che porta al castello presenta ancora una serie di feritoie, formate da laterizio in un muro a spina di pesce.
All’esterno non vi sono attualmente tracce del vallo di cui si parla nella convenzione del 1335; evidentemente è stato colmato. È probabile che esistessero anche delle fortificazioni esterne come possono far supporre resti di mura in direzione nord-est e sud-ovest a valle del ricetto.

Informazioni:
I resti del castello sono su un colle in posizione dominante; a valle rimangono frammenti di murature del ricetto. Di proprietà privata.  Pro Loco di Mottalciata tel. 0161 857415 ; email: prolocomottalciata@libero.it

Links:
http://www.comune.mottalciata.bi.it/ComSchedaTem.asp?Id=18897

http://www.comune.mottalciata.bi.it/ComSchedaTem.asp?Id=18903

Bibliografia:
DEAMBROGIO G., Il recetto medioevale, Estratto dal Bollettino Storico per la Provincia di Novara”, Anno LXIII, N. 2, 1972, Tip. La Cupola, Novara, 1972
VIGLINO DAVICO M., I ricetti difese collettive per gli uomini del contado nel piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
RABAGLIO M., Castelli del Biellese, Ediz. Leone Griffa, Pollone BI, 2003

Fonti:
Per ulteriori informazioni sull’arula romana, vedi pagina web del Comune indicata al n° 2.
Fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
17/08/2006 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Masserano (BI) : Chiesa di San Teonesto

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Storia del sito:
Zona abitata fin dal Paleolitico, Masserano è citata in documenti a partire dal X secolo, quando l’Imperatore Ottone I dona la “Corte di Campalona” (area attorno al paese) all’Arciprete Astulfo. Solo nel 1141 appare il termine Messerano (diverrà, poi, Masserano) in un documento di permuta di Corrado III. Nel Medioevo vige la giurisdizione del Vescovo-Conte del libero Comune di Vercelli, finché nel 1394 il Papa Bonifacio IX infeuda terre e castello di Masserano ad Antonio Fieschi. Incomincia la dinastia Fieschi che diverrà poi Ferrero Fieschi dal 1517 con l’adozione di Filiberto Ferrero, e che porterà Masserano al rango di Principato, fino all’avvento dei Savoia nel 1767.
La chiesa è dedicata a san Teonesto che, secondo recenti ricerche, non sarebbe un martire della legione tebea, ma un laico vercellese martire nel 304-6, successivamente sepolto nella antica basilica di sant’Eusebio. Quando nel 999 la basilica vercellese fu incendiata da Arduino, vennero estratti i corpi di san Teonesto, Onorato ed Emiliano. Questo fatto ebbe vasta risonanza, in particolare nel nascente borgo di Masserano che stava costruendo la prima chiesa, edificata tra il 998 e il 1026. Di questa chiesa si sa che aveva un portico ed una rampa di scale, probabilmente situata dove è l’attuale presbiterio.
Più tardi, intorno al XII secolo, venne costruito anche il campanile, indipendente dalla chiesa, che rimane come unica testimonianza del primitivo edificio.
Non si sa quando la primitiva chiesa fu ampliata o ricostruita, forse alla fine del XIII o all’inizio inizio del XIV secolo. Un documento del 1421 parla di un “Clauso”, cioè piazza recintata antistante la chiesa, invece che del portico citato in documenti precedenti. Della nuova chiesa, che fu la parrocchiale di Masserano sino al 1507, si ha una dettagliata descrizione solo nel 1573.
Innocenzo Fieschi iniziò nel 1480 i lavori per la costruzione della nuova Collegiata dell’Annunziata, terminata nel 1485 in tardo stile gotico. Molti beni e proventi da S. Teonesto furono trasferiti alla nuova chiesa.

Successivamente i feudatari di Masserano fecero costruire, accanto alla chiesa di san Teonesto, il convento francescano, eretto tra il 1590 ed il 1592, anno in cui anche la chiesa passò ai Frati Francescani. Nella prima metà del 1600 l’edificio fu dotato di volta in laterizio e fu spostato in basso l’oculo sopra la porta principale. Venne costruita la cappella per l’antica immagine lignea della Madonna abbattendo la parete di fondo della navata sinistra. Tra il 1600 e il 1700 vennero edificate altre due cappelle presso la facciata e fu rinnovato l’arredo internoMasserano_steonesto_piantina.

La chiesa, con l’annesso convento, venne chiusa dai Francesi nel 1802, quando soppressero gli ordini religiosi; poi venne ridata alla cittadinanza. Poiché la chiesa poteva essere aperta solo saltuariamente, la popolazione chiese il trasferimento dell’immagine della Madonna nella chiesa Collegiata.
Tutti gli arredi della chiesa vennero venduti all’asta. Anche chiesa e convento furono venduti dai Francesi a privati. La chiesa rimase chiusa al culto dal 1805 al 1825, ridotta a ripostiglio rurale. Il Comune, nel 1825, acquistò convento e chiesa per insediarvi le scuole e il collegio: fece ristrutturare gli edifici e fece passare due mani di calce su tutte le pitture francescane che decoravano la chiesa!
La chiesa nella seconda metà del 1900 venne chiusa. Recentemente restaurata per adibirla a fini culturali.

Descrizione del sito:
Un ripida rampa in ciottoli conduce al sagrato della chiesa, delimitato da un basso muro. La chiesa presenta una semplice facciata a capanna con due lesene ed un oculo.
CAMPANILE: la muratura della parte inferiore è in pietre, ciottoli con qualche tratto di mattoni posti a spina di pesce; invece nella parte superiore è formato solo da frammenti in cotto disposti in modo disordinato. Il discutibile restauro del 1978, con la copertura in calce, ha nascosto i particolari della muratura. Ai vari piani, scanditi da archetti, si aprono monofore e bifore.

Informazioni:

Piazza San Teonesto . Associazione Turistica Pro Loco Masserano, tel. 015 9517003; email: info@masserano.com

Links:
http://www.masserano.com

https://artbonus.gov.it/1264-chiesa-di-san-teonesto.html

Bibliografia:
BARALE V., La chiesa di San Teonesto a Masserano, Studi e ricerche sul Biellese, Bollettino 1992, DocBi, 1992
GREPPI R., Arte francescana a Masserano : tra le antiche mura di San Teonesto, DocBi – Centro Studi Biellesi, Biella 2009

Fonti:
Fotografia da http://www.mtbsentieribiellesi.it/Web/passato%20e%20presente.htm

Data compilazione scheda:
20/02/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese