Provincia di Asti

Roccaverano (AT) : Torre del castello e torre di Vengore

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Storia e descrizione dei siti:
Si sono conservati alcuni resti del castello (del 1204) e la TORRE alta quasi 30 metri, con una circonferenza di 26,50 metri e lo spessore del muro alla base di oltre due metri. La sommità è adorna di tre ordini di archetti pensili, sorretti da semplici mensoline, e ogni ordine è sormontato da un motivo ornamentale a denti di sega. La torre presenta un’apertura all’altezza di oltre sette metri, forse collegata da una galleria a volta al secondo piano del palazzo. A ponente c’è un’altra piccola porta che immetteva al primo piano, di più difficile interpretazione per l’assenza di casi analoghi in Piemonte. Il materiale usato per la costruzione è la pietra arenaria, squadrata in blocchi regolari disposti con ordine in file orizzontali. L’elevazione della torre e la sua solidità si giustificano sia come punto di riferimento per i castelli vicini, sia come valido strumento difensivo: all’interno di essa partiva, per i casi disperati, un sotterraneo che conduceva all’aperto. Fra la torre e il muro superstite del castello oggi si estende un parco, ma dal piazzale antistante la facciata si coglie abbastanza bene l’effetto che doveva rendere l’accostamento del massiccio palazzo a pianta rettangolare, lungo e stretto, alla torre cilindrica che lo sovrastava. Il muro rimasto non presenta porte d’accesso, ma soltanto finestre, che ne interrompono la compatta struttura: al piano superiore si aprono sul vuoto tre bifore archiacute con colonnina centrale, sovrastate da cornice in pietra: inferiormente quattro feritoie denunciano l’uso in prevalenza militare del castello. I recenti restauri hanno consentito una fruizione turistica globale dell’edificio, con la possibilità di salire sulla torre e la creazione di una balconata in legno in corrispondenza del primo piano del castello, che permette di affacciarsi alle bifore per una veduta d’insieme e sopraelevata della chiesa parrocchiale e della piazza.

TORRE DI VENGORE, duecentesca, serviva come vedetta verso la valle Bormida di Spigno, il Ponzone e l’Acquese. A base quadrata, alta e possente.

Informazioni:
La torre del castello è nel centro storico, Comune, tel. 0144 93025

La torre di Vengore sorge in mezzo alla campagna, a poche centinaia di metri dal cimitero e dalla chiesa di San Giovanni (vedi scheda).

Link:
http://www.comune.roccaverano.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=16585 Torre del castello

http://www.comune.roccaverano.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=16588 Torre di Vengore
Fonti:
Notizie e fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
28 novembre 2011- aggiornam. luglio 2014 – aprile 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Roccaverano (AT) : Chiesa di San Giovanni

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Storia del sito:
La CHIESA CIMITERIALE DI SAN GIOVANNI, antica parrocchiale, contiene il più completo e imponente ciclo di affreschi gotici dell’Astigiano. Ha la facciata ottocentesca, ma il resto della costruzione ha mantenuto in parte caratteri romanici. Pare che una prima costruzione potesse esistere già prima del 1200, forse addirittura verso il 1000. L’interno, a una sola navata, è decorato con motivi a stella risalenti al secolo scorso, con l’eccezione della zona absidale. L’apertura di alcune finestre ha in parte rovinato gli affreschi, restaurati negli anni Ottanta e Novanta. Discrete porzioni della parete destra del presbiterio sono andate perdute e alcuni lavori di muratura sulla parete destra della navata hanno compromesso altri dipinti. La chiesa romanica originale ha subito in più tempi vari ed importanti rimaneggiamenti, forse anche la demolizione e la ricostruzione. I primi due piani del campanile sono l’unica parte oggi esistente che risalgono sicuramente all’epoca romanica. La parte del presbiterio dovrebbe risalire alla prima metà del XIV secolo.

Descrizione del sito:
Le decorazioni interne, a parte lo splendido velario bianco, legato con anelli a un grosso tronco di legno, sono costituite da fasce vegetali e geometriche che ornano i costoloni della crociera e la parete interna del sottarco. Al di sotto di una serie di Sante, compaiono ripetuti gli stemmi delle famiglie committenti Bruno e Scarampi, il che consente di datare l’opera all’incirca al 1480.
Sulla parete di fondo sono effigiati otto Apostoli, inseriti in finte nicchie con archetti marmorei; gli altri quattro Apostoli sono disposti due per parte sulle pareti laterali dove si susseguono otto pannelli con le storie di san Giovanni Battista patrono della chiesa, tra cui molto particolare per costumi e resa cromatica è la scena del banchetto, in cui è recata la testa mozzata del Profeta. Al di sopra, nella lunetta, troviamo la Crocifissione; il Cristo in croce è andato perduto a causa dell’apertura di una finestra, ma restano la Vergine dolente e san Giovanni. Nella volta le quattro vele contengono una il Cristo Pantocratore, tra Maria e Giovanni Battista, le altre gli Evangelisti, con i loro simboli, seduti su scranni marmorei. Nel sottarco sono raffigurate santa Lucia, sant’Apollonia, sant’Agata, santa Maria Maddalena e, nella parete interna dello stesso, tre Santi non ben identificati entro clipei. Sulla parete della navata destra, probabilmente di altro autore ed eseguita alcuni anni dopo (1502), sono effigiati l’Incoronazione della Madonna, il Cristo di Pietà, alcuni frammenti di Santi, di cui uno forse è san Rocco. Gli autori delle pitture sono probabilmente diversi, ma medesimo è l’ambito culturale: quello della pittura ligure-monregalese di fine Quattrocento.

Informazioni:
Nel cimitero.  Comune, tel. 0144 93025

Link:
http://www.comune.roccaverano.at.it/

Bibliografia:
— San Giovanni di Roccaverano, ediz a cura di: Provincia di Asti, Diocesi di Acqui Terme, Archivio Storico Vescovile di Acqui, Parrocchia di Santa Maria Annunziata di Roccaverano,Astigrafica, Asti 2013

Fonti:
Notizie e fotografie 2, 3, 4, 5 dal sito del Comune. Foto in alto da http://www.vallibbt.com/

Data compilazione scheda:
28 novembre 2011 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Portacomaro (AT) : Chiesa di San Pietro

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Storia del sito:
Questa chiesa fu costruita probabilmente nel XII secolo (c. 1130) e fu la prima parrocchiale del paese. Nel 1345 è citata come dipendente dal monastero di San Bartolomeo di Azzano. Nel 1583 San Pietro fu declassata a chiesa cimiteriale ed era senza pavimento e in rovina, ma nel 1585 risulta restaurata, però è fuori dall’abitato, nel quale si celebrava nella nuova parrocchiale di San Bartolomeo. Nel 1836 era in discrete condizioni e la sua manutenzione era curata dal Comune.
Nel 1910 il cimitero di San Pietro venne chiuso e le salme traslate nell’attuale cimitero di San Rocco: la chiesa fu privata delle maggior parte delle lapidi che erano murate sui suoi fianchi e sconsacrata. Nel 2000 si è provveduto a interventi di consolidamento e al restauro delle coperture, delle vie d’accesso e delle pitture del Quattrocento e del primo Cinquecento.
La parziale ricostruzione della chiesa, nella quale sono stati utilizzati sia i materiali originali che altri di recupero insieme a mattoni, dando origine all’attuale aspetto di “disorganicità” della facciata e dei fianchi, potrebbe essere collocata intorno al XV secolo e le volte a crociera del presbiterio e gli affreschi potrebbero risalire a quel periodo. Questo tipo di intervento è particolarmente evidente sugli archi pensili della facciata dove agli originali archetti monolitici a gradini orizzontali (i due più bassi per ogni lato) fanno seguito archetti rampanti in cotto, a conci laterizi, di epoca successiva.

Descrizione del sito:
La chiesa di San Pietro è un edificio a pianta rettangolare, orientato, di 13,86 metri per 4,80. La facciata è a capanna, con blocchi squadrati di arenaria che si alternano a mattoni. Le uniche decorazioni presenti sono gli archetti pensili rampanti che decorano la facciata e che si ripetono anche sui fianchi, interrotti ogni tre da sottili lesene. Una sottile ghiera in cotto sottolinea l’arco falcato del portale cha appoggia su di una spessa architrave. Sulla facciata, sotto al fregio, si aprono due oculi con i bordi decorati.
La parete sud presenta una porta d’accesso e due finestrelle. La parte della parete verso la facciata, costruita con gli originari blocchi di pietra, ha il coronamento ad archetti pensili, mentre il resto del lato è edificato quasi completamente in mattoni, senza coronamento, segno di una ricostruzione. Un contrafforte di grosse dimensioni e molto sporgente caratterizza l’angolo est della chiesa: potrebbe essere la base di una torre campanaria di piccole dimensioni; la sua struttura costruttiva è uguale a quella della facciata e della parte anteriore della chiesa, dimostra che le dimensioni dell’edificio in origine erano le stesse delle attuali (a parte la possibile presenza di un’abside).
La croce in cotto di stile templare murata nella parete esterna destra potrebbe essere una insegna per i pellegrini, dato che la chiesa si trova su una delle diramazioni della “Via Francigena”.
L’interno è suddiviso in due distinti ambienti divisi da una parete in mattoni in cui si apre un arco ogivale. Il primo ambiente (l’aula) ha forma rettangolare, con le tre capriate in legno di sostegno del tetto in vista. Di fronte al portale si trova la botola che dà accesso ad un locale sotterraneo di 2 x 2 m, una seconda porta, laterale con tre gradini, si apre nella parete destra in prossimità della parete divisoria. Il secondo ambiente (il presbiterio), di forma quadrata, è sopraelevato di un gradino rispetto all’aula ed ha le volte a crociera con costolature pronunciate, tutti segni di una riedificazione gotica o posteriore.
Sulla parete destra si apre una finestra di forma rettangolare. Una seconda finestra, più stretta e più bassa, si apre nella parete rivolta a sud-est, ma essa non trova riscontro all’interno in quanto si apre sull’interno della intercapedine della volta. L’altare è in mattoni, eretto su di una pedana anch’essa in mattoni ed appoggiato alla parete di fondo.
Nel presbiterio sono presenti due AFFRESCHI sulla parete destra, a fianco della finestra, uno raffigurante san Bernardo, l’altro san Sebastiano. Su entrambi gli affreschi sono tracciati numerosi graffiti con date che partono dal 1463. Un foro in corrispondenza del ginocchio sinistro di san Sebastiano è il probabile risultato di una ricerca di oggetti preziosi o antichi.
Sulla parete posteriore all’altare lo spazio è stato tripartito: nel settore centrale (probabilmente più recente dei due affreschi laterali) è dipinta una crocifissione con la Vergine e san Giovanni ai lati della croce, opera di buona fattura e molto realistica. Sulla sinistra sono raffigurati santa Lucia (in ginocchio) e san Pietro. Sulla destra probabilmente san Giovanni Battista, privo di testa per il distacco di una parte dell’intonaco. Tracce di intonaco con decorazioni floreali ad affresco sono visibili sia sulle volte che sui costoloni dell’abside. Si ritiene probabile la presenza di affreschi anche sulla parete sinistra dell’abside. Sul culmine dell’arco nel muro di separazione tra gli ambienti, rivolto verso l’altare, una scritta ad affresco ricorda il restauro (o l’edificazione?) nel 1706 del muro stesso per esaudire un voto.

Nel centro storico del paese, rimangono resti dell’antico RICETTO, in particolare il torrione cilindrico con il basamento a scarpa.

Descrizione dei ritrovamenti:
Una lapide in granito murata sul lato sinistro della facciata della chiesa di San Pietro, riportante una iscrizione in stile lapidario romano di argomento votivo, potrebbe provenire dall’antica chiesa di San Martino, ora scomparsa.

Informazioni:
Si trova ai margini dell’abitato sulla strada che conduce verso Scurzolengo, nel luogo ove anticamente vi era il cimitero. Di proprietà privata, ma data in gestione al Comune, tel. 0141 202128

Links:
http://www.comune.portacomaro.at.it/

http://www.geocities.ws

Fonti:
Fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
27 novembre 2011 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Piovà Massaia (AT) : resti della chiesa di San Martino

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Storia del sito:
Ormai sono rimasti in elevato solo parte dei muri perimetrali della chiesa romanica di San Martino in Castelvero, oggi nel comune di Piovà.
In origine la cappella dipendeva dalla chiesa di Vercelli, che teneva anche il potere temporale sulle terre dei dintorni e ne aveva infeudati diversi signori, tra cui i Radicati di Cocconato. Castelvero chiamavasi allora Castelvecchio, e con questo nome ne fa menzione un diploma di Federico Barbarossa del 5 marzo 1186. Anche la chiesetta di Castelvero faceva parte della Pieve di Meirate e con essa, verso l’anno mille, fu tolta alla chiesa di Vercelli e assegnata alla diocesi di Asti, una delle più antiche, vaste e ricche della regione subalpina, che fin dall’XI secolo confinava a settentrione con la diocesi di Vercelli e s’inoltrava fino a Piovà, Alfiano, Grazano e Altavilla. Sappiamo che l’ufficiatura dell’antica chiesa di San Martino cessò nel 1810, e che nel 1835 venne chiuso l’attiguo cimitero. Nella seconda metà dello scorso secolo la chiesa è parzialmente crollata.

Descrizione del sito:
La costruzione attuale è molto antica, forse dell’XI secolo, nella quale furono utilizzati materiali appartenenti a qualche edificio preesistente com’è dimostrato dai mattoni striati romani che vi affiorano. La sua pianta, un rettangolo di metri 6,75 di larghezza e di metri 11,99 di lunghezza, a una sola navata con due absidi semicircolari, coperte da volte emisferiche a semicatino romanico, è di tipologia molto rara. In origine la chiesa aveva il tetto a vista a due pioventi, che faceva da volta, ma più tardi vi si aggiunse un solaio, formato con gesso tenuto insieme da un traliccio di canne di bambù. L’orientamento è quasi perfetto. La porta principale è rettangolare, piuttosto piccola: m 1,98 x 1,32 con stipiti in pietra senza ornamenti. L’architrave lapideo è sormontato da un arco in cotto a tutto sesto. A destra della porta si apre una piccola e bassa finestra anch’essa rettangolare. Un’altra porticina, attualmente murata, con arco in cotto e chiave di pietra arenaria, era praticata nel fianco destro, dove in alto, esistevano due finestre simili a quella sopra ricordata. Nell’interno, davanti all’altare vi era la cripta. Solamente al disopra dell’altare, si osservavano tracce di decorazione a colori. La volta senza intonaco dell’abside sinistra lasciava chiaramente vedere che il semicatino era formato da blocchi di arenaria, dello spessore quasi uniforme di circa 20-25 centimetri, lavorati sul posto pezzo per pezzo e messi in opera con pochissimo materiale cementizio, e da fasce interposte di mattoni. La volta dell’abside destra, se non costruita con diverso materiale, ebbe forse una lavorazione meno accurata ed era già in rovina. Dalla parte esterna i muri semicircolari, privi di lesene e intonaco, appaiono formati da blocchi, di varia grandezza, della solita arenaria, e da mattoni sottili, disposti a spina di pesce, con interposizione di fasce di pietra o di laterizio.

Per approfondire: resti-chiesa-SanMartino-PiovaM tratto da www.comune.piovamassaia.at.it

Informazioni:
Non confondere con la chiesa attuale di San Martino. I ruderi sono all’ingresso del paese, su un piccolo poggio che è stato rinforzato per impedirne il crollo, accessibili con una scala a pioli. I resti sono coperti dalla vegetazione e attendono di essere restaurati.  Comune tel. 0141 996603

Link:
http://www.comune.piovamassaia.at.it/ (fotografie anche nelle successive pagine della galleria)

https://www.lacabalesta.it/ciraas/testi/discussioni/piovasanmartino.html

https://www.chieseromaniche.it

Bibliografia:
Pittarello L., Le chiese romaniche delle campagne astigiane, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte,Torino (1ª ed. 1991; quarta ed. aggiornata 2002)

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
22 novembre 2011- aggiornam. luglio 2014 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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Moransengo (AT) : Cappella di San Grato

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Storia e descrizione del sito:
Il castello, di antica origine, fu radicalmente ristrutturato nel XVIII secolo, invece la Chiesa di San Grato presenta un’abside che risale al periodo romanico, anche se risulta difficile una datazione precisa. La facciata (portale, oculo) ha subito rimaneggiamenti succesivamente al XIV secolo, probabilmente nel XVIII.
Recentemente restaurata, la chiesa presenta all’interno resti di interessanti affreschi ed è diventata luogo di esposizione di opere di artisti contemporanei e sede di concerti.

Informazioni:
La chiesa è situata nel parco del castello ed è di proprietà privata.  Comune tel. 0141 900223


Links:
http://www.comune.moransengo.at.it/

http://www.lacabalesta.it/testi/comuni/moransengo.html

Fonti:
Fotografia in alto dal sito www.lacabalesta.it; in basso dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
21 novembre 2011 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Montiglio Monferrato (AT) : Castello e cappella di Sant’Andrea

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Storia del sito:
Il borgo di Montiglio nel medioevo fece parte del Comitato del Monferrato e dal 935 al 961 ne fu signore il marchese Berengario che sarebbe poi divenuto re d’Italia. Il castello si erge imponente su un’altura dominando le colline circostanti e a questa posizione probabilmente deve anche la sua denominazione (montellus). Nel 1164 Federico Barbarossa conferì a Guglielmo di Monferrato l’autorità sull’intera valle Versa e quindi l’alta signoria su Montiglio. Da questo momento in poi il borgo e il suo castello divennero teatro degli scontri tra il libero comune di Asti e il marchesato del Monferrato. La lunga guerra (1191-1206) tra le due fazioni si concluse con la vittoria degli astigiani ma il castello di Montiglio rimase al marchesato, e ne seguì le vicende fino alla sua annessione nel 1707, con la pace di Utrecht, ai possedimenti sabaudi. Nel 1305 il castello, originario del XII secolo, fu completamente distrutto e tutto il borgo venne ricostruito nel corso del XV secolo. In origine fu un fortilizio ed in seguito allargato per racchiudere edifici autonomi ognuno destinato ad una famiglia di nobili, riunitesi in un “consortile” rappresentante un’entità giuridica ed economica di maggiore rilevanza. Inizialmente organizzato su tre livelli e difeso da una robusta cinta muraria costruita nel 1481 per ordine del marchese Guglielmo VIII, il castello subì nel XVIII secolo notevoli interventi di ricostruzione: vennero costruiti uno scalone, un elegante salone a pianta ellittica detto “Sala della musica”, un terrazzo sovrastato da una torre e un portico che si apre sul giardino, dove si trova un labirinto disegnato con siepi di alloro e di bosso.
Nel 1869 viene rinnovato il titolo di marchese di Montiglio a Paolo Giovanni Della Rovere, condiviso con i Cocconito. Agli inizi del Novecento il castello fu messo in vendita e acquisito da Walter Levi che iniziò i primi lavori di ristrutturazione. Nel 1997 gli attuali proprietari continuarono i lavori di restauro.

Descrizione del sito:
Il CASTELLO è caratterizzato dalla torre a tre piani che poggia su tre ordini di terrazze e termina con un alto muro di cinta che circonda l’intero maniero. L’edificio oggi, a pianta lineare a “L” irregolare e allungata, è la parte residua di una struttura più complessa che originariamente aveva pianta a “U” e comprendeva un dongione al centro e un avancorpo che si espandeva davanti al ponte per sfruttare al meglio le caratteristiche difensive. I bastioni sono invece opera del XVI secolo.
Una porta ad arco acuto introduce alla “sala delle bifore e del camino”, costituita da due volte a crociera costolonate e archi ad ogiva; caratteristica di questa stanza sono le finestre a bifora strombate, ornate dalla tipica bicromia di cotto e arenaria con colonnine centrali in pietra, da cui è possibile ammirare il panorama delle colline monferrine. La “camera del marchese Borsarelli” presenta arredi d’epoca ed una teca con reperti medievali. La “biblioteca” un tempo custodiva il prezioso fondo archivistico, ora depositato nell’Archivio di Stato di Asti; la “sala della musica”, decorata con motivi neoclassici, fu così chiamata in memoria di Bonifacio I, grande mecenate, che ospitò a Montiglio il celebre trovatore Rambaldo di Vasqueiras. Per i sotterranei, sotterranei Montiglio.pdf

All’ interno del parco del castello sorge la trecentesca CAPPELLA DI SANT’ANDREA che contiene affreschi del “Maestro di Montiglio” (che lavorò anche a Vezzolano) risalenti al 1340 circa: non è nota la data di costruzione di questo edificio, né degli affreschi anche se un documento del 1349 attesta già l’esistenza della cappella. La muratura esterna della parte inferiore della facciata, a larghi conci, costituirebbe la base romanica della chiesa. La facciata dell’attuale ingresso è anonima, con file orizzontali di blocchi squadrati di arenaria nella parte bassa sino all’architrave della stretta porta d’ingresso; più in alto la muratura è costituita pressoché totalmente da mattoni in laterizio. Non sono presenti finestre o fregi. Il coronamento è semplice, e probabilmente frutto di una restaurazione. Si accede alla porta salendo una scala in pietra di 12 gradini. L’abside è rettangolare e presenta due lunghe monofore. Il lato sud presenta una grossa arcata nella zona absidale, poggiata su due colonne in arenaria e laterizio, che è chiusa da una moderna vetrata. Secondo recenti studi recenti si ipotizza che la chiesa fosse stata collegata direttamente al Castello e che l’ingresso in origine fosse proprio attraverso questo arco, mentre la odierna porta e la finestra che le era stata sovrapposta (rimangono tracce all’interno) furono aperte in epoca decisamente successiva, tagliando irreparabilmente il ciclo di affreschi trecenteschi. Si ipotizza che il corpo di fabbrica trecentesco in cui sono gli affreschi sia un’aggiunta o una modifica ad una costruzione preesistente.
Gli AFFRESCHI si susseguono in un andamento “a nastro continuo”, su due ordini, e rappresentano l’intera vita di Cristo. Nell’ordine superiore: l’Annunciazione e la Natività, quindi l’Adorazione dei Magi, un decoro, la strage degli Innocenti, la fuga in Egitto, infine Gesù che insegna nel Tempio. Nel secondo ordine: la Domenica delle Palme, l’Ultima Cena, il Tradimento di Giuda, il Processo, la Salita al Calvario, la Crocifissione, la Deposizione e la scena del “Noli me tangere” con il bellissimo profilo della Maddalena. Al di sotto del ciclo della Passione si snoda la raffigurazione di un velario di stoffa rossa, fissata a tratti alla parete mediante chiodi (decorazione ancora rintracciabile al di sotto della Crocifissione).
Il cattivo stato di conservazione degli affreschi è dovuto all’intonaco sovrapposto durante l’epidemia di peste del ‘600. La superficie delle pareti venne graffiata e martellata, così da far meglio aderire la calce e lì gli affreschi rimasero fino al 1931-3, quando per caso, l’allora marchese Ignazio Borsarelli di Rifreddo scoprì alcune parti delle antiche pitture. Il principale intervento di restauro ebbe inizio nel 1984. La pavimentazione absidale, rialzata rispetto al resto del pavimento, conserva, oltre ad un altare in pietra, le lapidi del marchese Borsarelli, del figlio Luigi e delle vittime della pestilenza. All’interno vi sono anche due semicolonne con capitelli scolpiti.

Informazioni:
Piazza Umberto I, 5 .  Il castello e la cappella sono di proprietà privata. Tel. 0141 994907

Links:
http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=32846

Bibliografia:
Bordone R., Da Asti tutt’intorno, Torino, 1978
Mandrino R., Montiglio, nello spazio, nel tempo, nella storia, Asti, 1989

Fonti:
Fotografia in alto da http://www.monferrato.net; foto n° 2 dal sito del Comune; fotografie 3, 4, 5 GAT.

Data compilazione scheda:
08/01/2009 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Montiglio Monferrato (AT) : Castello di Rinco

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Storia e descrizione del sito:
Rinco è una borgata con abitazioni antiche estremamente curate. Il castello duecentesco, che fu dei Conti Pallio di Rinco presenta una torre quadrata del X secolo. Il resto dell’edificio fu trasformato in residenza signorile nel XV secolo, fu in seguito dotata di un bel giardino e di sale affrescate nel XVII secolo.
Dopo il restauro, è stato suddiviso in varie proprietà immobiliari.

Informazioni:
In frazione Rinco, Via San Bartolomeo. Proprietà privata.

Link:
www.arcase.it

Fonti:
Fotografie tratte nel 2014 dal sito www.ilmonferrato.info.

Data compilazione scheda:
07 giugno 2010 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Montiglio Monferrato – Scandeluzza (AT) : Chiesa di Sant’Emiliano

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Storia e descrizione del sito:
Vedi allegato SantEmiliano SCANDELUZZA tratto nel 2014 dal sito, non più attivo nel 2020, www.valleversa.it

Informazioni:
In frazione Scandeluzza, in una zona boschiva a nord-est dell’abitato. La chiesa è di proprietà privata.

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Links:
http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=32847

Bibliografia:
DE STEFANO L. VERGANO L.,Chiese romaniche nella provincia di Asti,1960
PITTARELLO L., Le chiese romaniche delle campagne astigiane, 1984 – 2002

Fonti:
Fotografia tratta nel 2014 dal sito, non più attivo nel 2020, www.valleversa.it.

Data compilazione scheda:
7 giugno 2010 – aggiornam. luglio 2014 – aprile 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

Montiglio Monferrato – Scandeluzza (AT) : Chiesa dei Santi Sebastiano e Fabiano

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Storia del sito:
Il territorio di Scandeluzza appartenne al Marchesato del Monferrato successivamente fece parte del territorio di Montiglio. Dal 1999 con i comuni limitrofi di Colcavagno e Montiglio forma un unico comprensorio chiamato Montiglio Monferrato.
Nel 1298, nel registro delle chiese della diocesi di Vercelli veniva citata come la chiesa di Santo Stefano di “Caxio”, la quale era sottoposta alla chiesa di “Scandalucia”. L’abitato di Caxium sorgeva dove vi è l’attuale cimitero e venne abbandonato nel 1304, per volere dei signori di Montiglio e del Marchese del Monferrato che fecero trasferire gli abitanti nel nuovo abitato fortificato sorto intorno alla chiesa di Santa Maria di Scandeluzza. Nel 1348 venne nominata come San Sebastiano di Cazia, dipendente da Santa Maria di Scandeluzza.
Nel 1474 la chiesa venne inserita nella nuova diocesi di Casale. Nel 1584 il vescovo di Casale la citò come dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, descrivendola come campestre e inserita nel cimitero. Due lapidi sulle pareti interne dicono che la chiesa fu edificata nel 427, consacrata nel 429 e restaurata nel 1676, cosa che si ripeté nel 1875 per volere di Edoardo Arborio Mella.

Descrizione del sito:
La pianta dell’edificio è rettangolare, con abside circolare; misura circa 10 metri di lunghezza per 5 di larghezza.
La facciata è a capanna, con un rosone sopra il portale ad arco a tutto sesto; due coppie di colonnine con capitelli sono ai lati della porta d’ingresso; varie croci decorano l’area del portale. Nella parete sud si nota un’altra porta con arco a sesto acuto, aperta successivamente e poi tamponata; un capitello scolpito a fogliami che è inserito nella parte alta del contrafforte che separa la parete dall’abside. Il lato nord, all’interno del cimitero, presenta murate sulla parete alcune lapidi funerarie nonché parti di archetti pensili monoblocco murati nel coronamento composto da mattoni.
L’abside: in blocchi di pietra alternati a mattoni, secondo lo stile romanico-monferrino, presenta il coronamento con una doppia serie di archetti pensili in laterizio poggiati su mensoline lavorate diversamente una dall’altra, più sopra una cornice di pietra scolpita a fogliami. Nel semicerchio absidale sono inserite due monofore.
All’interno dell’edificio il tetto è a vista, i travi che lo sorreggono sono decorati. Il catino absidale è affrescato con l’immagine di Cristo con s. Sebastiano e s. Fabiano. Si notano anche i simboli dei quattro evangelisti. In un documento del 1817 sta scritto che l’affresco venne dipinto da un certo De Pillis, ma non si fa menzione della data di esecuzione dell’opera. L’altare è in muratura stuccata ad imitazione del marmo.

Informazioni:
Nel Cimitero della frazione Scandeluzza. Info Comune tel. 0141 994008

Links:
http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=32845

Bibliografia:
Alessio G.P.; Cognasso P.; Fenoglio R.; Schiaffino P., Scandeluzza tra storia e memoria, Espansione Grafica Castell’Alfero AT, 2008

Fonti:
Dati tratti dalla pubblicazione edita dal Comune di Montiglio Monferrato.
Fotografie GAT.

Data compilazione scheda:
8 giugno 2010 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mario Busatto – Gruppo Archeologico Torinese

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Montiglio Monferrato – Colcavagno (AT) : Chiesa dei Santi Vittore e Corona

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Storia del sito:
Già possesso del vescovo di Vercelli, fu l’antica parrocchia di Colcavagno (ora frazione di Montiglio Monferrato) con costruzione anteriore al mille: dai frammenti superstiti incorporati nella struttura si può far risalire al Rinascimento Carolingio. Questa fu ricostruita, forse nel XVIII secolo, usando il materiale della originaria costruzione romanica, costituito da blocchi di pietra ben squadrati e molti elementi di decorazione che furono incastonati qua e la nelle varie facciate esterne e nelle pareti interne durante la riedificazione.
Attualmente dell’antica struttura romanica originale se ne conserva solo qualche tratto e l’edificio appare in barocco piemontese. Dal 1826 al 1827 la chiesa fu interdetta per restauri. Nel 1851 e 1855 la chiesa fu restaurata dal medico Giovanni Anselmo Busto in memoria della figlia Matilde.

Descrizione del sito:
La pianta dell’edificio è rettangolare, con abside rettangolare; misura circa 13 m di lunghezza per 6 di larghezza; il campanile è assente, notevole è l’altezza. La slanciata facciata è a capanna, ai lati della porta d’ingresso ad arco a tutto sesto, due finestrelle con inferriata ed ad arco a tutto sesto anch’esse; sopra la porta d’ingresso molto in alto vi sono una finestra semicircolare; due decorazioni romaniche (nastro con animale e un motivo a scacchi). La parete sud conserva pochi elementi scolpiti romanici, mentre la parete nord ne è ricca: in essa si possono vedere frammenti di archetti pensili con animali, una testa umana scolpita, varie decorazioni floreali.
All’interno dell’edificio murate nelle pareti sud e nord varie belle decorazioni romaniche con simboli sacri.

Informazioni:
La chiesa si trova nel cimitero della frazione di Colcavagno. Info Comune tel. 0141 994008

Links:
http://www.comune.montigliomonferrato.at.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=32848

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2014 dal sito, non più attivo nel 2010, www.valleversa.it.

Data compilazione scheda:
12 novembre 2011 – aggiorn. luglio 2014 – aprile 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

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