BIELLA: La Bessa (Riserva Naturale Regionale Speciale)

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Storia del sito:
Strabone (IV,6,7) riporta, attingendoli da una fonte più antica, avvenimenti molto precedenti, poiché riguardano la spedizione di Appio Claudio Pulcro contro i Salassi, fra il 143 ed il 140 a.C. Per intervenire in questa zona i Romani presero a pretesto le lotte che opponevano i Salassi alle popolazioni che vivevano nella pianura situata a valle e che venivano private dell’acqua per le loro colture, poiché i primi le utilizzavano per lavare l’oro delle miniere. Il generale romano respinse i Salassi sulle montagne ed i loro impianti di lavaggio dell’oro caddero in possesso di Roma, che continuò nello sfruttamento dei giacimenti. Augusto, nel 25 a.C., sottomise definitivamente i Salassi e fondò la colonia di Aosta. In questo periodo si può ricordare un passaggio di Plinio il Vecchio che ricorda l’esistenza di una Lex censoria Ichtimulorum, nel territorio della città di Vercellae, la quale interdiva ai publicani che sfruttavano la miniera di impiegare più di 5.000 lavoranti, per il timore di forti concentrazioni di schiavi.

La sola data che si può oggi assegnare archeologicamente alla Bessa è la fine del II ed il I secolo a.C., ma se la miniera d’oro dei Salassi è quella di cui parla Strabone, bisogna andare ad un’epoca anteriore. La coltivazione del giacimento cessò probabilmente in seguito al progressivo esaurirsi dei materiali auriferi verso la metà del I sec. a.C., soppiantato anche dalle più ricche miniere iberiche.

Descrizione del sito:
Comuni di Borriana, Cerrione, Mongrando e Zubiena (Prov. di BIELLA) Trattasi di un terrazzo alluvionale – 8 km di lunghezza e 1,1 di larghezza massima – allo sbocco della Valle d’Aosta, sulla riva destra del torrente Elvo, ad una cinquantina di km a nord-est di Torino. Ha una superficie di soli 4,4 kmq ma il suo territorio è stato sconvolto dall’intervento dell’uomo a causa dell’oro in esso contenuto. La zona  è inclinata da nord-ovest a sud-est, passando da 400 a 300 m di altitudine circa. È a due livelli separati da un dirupo la cui altezza progredisce da monte a valle, dove raggiunge i 30 m. Il livello superiore è coperto da cumuli di ciottoli e solcato da valloni perpendicolari al suo asse longitudinale; sul livello inferiore, allo sbocco di questi valloni, si espandono conoidi di deiezione giustapposti. La zona termina a punta, alla confluenza dell’Elvo e dell’Olobbia; a questo livello, sulla riva destra di questo stesso corso d’acqua, si notano i lembi di un terrazzo del medesimo aspetto del precedente.

Descrizione dei ritrovamenti:
Fondi di capanne sono stati ritrovati su parecchi cumuli di ciottoli provenienti dallo sfruttamento più antico. Scavi effettuati presso Mongrando e presso Vermogno hanno fornito materiale datato alla fine del II e I secolo a.C. Nell’autunno del 1995 altri resti di questo genere sono stati messi in luce nel settore denominato in dialetto “Ciapej parfondà” (= vano sprofondato): si tratta di un grande vano allungato e di vani più piccoli. Queste costruzioni, le cui pareti erano edificate con ciottoli a secco, sono assai difficili da distinguere poiché erano, almeno in parte, ricavate all’interno di cumuli di ciottoli, di cui erano parimenti ricolmate. Le ricerche archeologiche hanno inoltre portato alla luce reperti di grande interesse comprendenti lapidi, vasellame ceramico lavorato al tornio e modellato a mano, lucerne di tipo romano in cotto, fusaiole, fibule di ferro, una lama, chiodi, chiavi di ferro di tipo romano, un cuneo, monete d’argento.

Luogo di custodia dei materiali:
I materiali rinvenuti sono custoditi nel Museo Civico di Biella.

Informazioni:
Ente di gestione delle Riserve Pedemontane e delle Terre d’Acqua – sede operativa di Cerrione – Via Crosa, 1 – 13882 Cerrione (BI) tel.015677276 e-mail baraggebessabrich@tiscalinet.it
Centro visite : Via ai Monti s.n. – Frazione Vermogno 13888 Zubiena (BI).
Sono cinque gli itinerari, dotati di segnaletica, che permettono di percorrere in sicurezza parte della Riserva Naturale. In comune di Cerrione si trova il primo itinerario del Parco ad essere aperto ai visitatori; interessante per il ritrovamento, avvenuto nel 1977, di una stele ora visibile nella sede del Parco e per le recenti indagini archeologiche riguardanti il sistema di coltivazione del giacimento aurifero. In comune di Morgando il più settentrionale degli itinerari, si snoda dove la Valle Viona sbocca nella pianura; su questo percorso di notevole incontriamo il punto panoramico denominato “Truch Briengo” e l’insediamento del “castelliere” di interesse archeologico. Dal centro visite di Vermogno iniziano tre itinerari: uno dedicato alle incisioni rupestri, gli altri due permettono di visitare resti di villaggi abbandonati da oltre venti secoli e l’area dove maggiormente sono evidenti le testimonianze dello sfruttamento minerario dei Romani.

Links:
http://www.bessa.it

http://www.parks.it/riserva.la.bessa/index.html

www.bessa.it/coppelle (per notizie sulle incisioni rupestri)

Bibliografia:
CALLERI G., La Bessa. Documentazione sulle aurifodine romane nel territorio biellese, Biella, 1985
DOMERQUE C., La miniera d’oro della Bessa nella storia delle miniere antiche, in “Archeologia in Piemonte – l’età romana”, Allemandi Editore, Torino, 1998, pp. 207-222
GIANOTTI F., Bessa, paesaggio ed evoluzione geologica delle grandi aurifodine biellesi, Vigliano Biellese, 1996
SCARZELLA P., Aspetti dell’arte mineraria romana e interpretazione del singolare paesaggio dell’Aurifodina della Bessa, in “Atti e Rassegna Tecnica Società ingegneri e architetti in Torino”, 29/7-8, pp. 74-83

Fonti:
Foto in alto da Wikipedia

Data compilazione scheda:
12/04/2006 -aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese