Canavese

Settimo Vittone (TO) : Battistero e Pieve di San Lorenzo

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Storia del sito:
Per datare l’edificio all’VIII secolo il Verzone ha proposto un confronto con il battistero di Lomello, non tenendo in gran conto – se non come termine “post quem” – la lapide barocca che ricorda come qui avesse dovuto trovare sepoltura, nell’879, Ansgarda, moglie del re Ludovico il Balbo. Il Kingsley Porter e la critica più recente (Pantò) datano invece l’edificio al IX secolo, soprattutto in base alla citata iscrizione. Il Chierici propone il X e cita il Perogalli che lo vorrebbe addirittura contemporaneo alla chiesa (XI secolo). La Pantò scrive che l’iconografia richiama edifici di età ambrosiana, anche se nessuno dei superstiti è molto vicino a questo e conclude: “La datazione ad età paleocristiana o altomedievale, per quanto riguarda la fase più antica, può essere confermata”.

Descrizione del sito:
L’edificio è costituito da una chiesetta rettangolare e da un battistero ottagonale congiunti da un vano intermedio. Il battistero ha pianta ottagonale con nicchie rettangolari, scavate nello spessore dei muri su ogni lato. Quella orientale più profonda e più larga serve da abside quadrata.
Pianta_1La porta originaria si trovava sul muro occidentale ed era architravata, attualmente è chiusa (forse dall’età romanica) e l’entrata principale è sul lato settentrionale; dalla parte opposta il muro è stato completamente abbattuto per permettere la costruzione di un passaggio diretto con la chiesa. La parte superiore dell’edificio è stata rifatta in età romanica.
Nel tamburo in corrispondenza delle nicchie sono visibili quattro finestre a spalle dritte archivoltate. Originariamente più larghe e più basse delle attuali. La muratura altomedievale è spessa fino a 1,15 m ed è costruita di ciottoli e pietrame a opus incertum. Internamente ha volta a spicchi e l’abside presenta una volta a crociera di età romanica. A quell’epoca risalgono anche la monofora a doppio strombo sulla stessa nicchia e il campaniletto che sorge sopra la cupola; questo è diviso in due piani, ciascuno dei quali presenta sui lati una coppia di archetti ciechi; nel primo piano si aprono quattro feritoie, nel secondo quattro bifore. Manca qualunque tipo di decorazione, così come manca anche nella chiesa.
Quest’ultima è unita al battistero da un passaggio, ma in origine i due edifici erano separati. Oggetto di alcuni interventi di restauro, che hanno comportato fra l’altro la ricostruzione delle finestre, offre i maggiori motivi di interesse nella pianta a croce, frutto di un’aula rettangolare alla quale sono addossate tre cappelle rettangolari più basse, e nel tipo di copertura a botte su tutti e quattro gli ambienti.

All’interno pregevoli AFFRESCHI, vedi descrizione e immagini sui siti sotto indicati.

Nel corso dell’intervento di scavo, attuato nel 2014 all’interno del battistero, sono emerse evidenze relative ad un edificio precedente che hanno imposto l’indagine integrale del vano. Gli scavi archeologici, ancora in corso sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, stanno rivelando l’esistenza di un edificio battesimale, la cui datazione è al momento oggetto di approfondimenti, precedente a quello esistente in elevato. Solo il completamento delle indagini archeologiche e lo studio integrale dei reperti rinvenuti durante lo scavo permetteranno la definizione puntuale della planimetria del complesso più antico e della cronologia dello stesso.

Informazioni:
Si deve salire al castello arroccato sopra il borgo vecchio. Nella corte interna si trova il complesso architettonico composto dal battistero e dalla chiesa di San Lorenzo. Piazza Conte Rinaldo, 7
Proloco e FAI  tel. 0125 48744  oppure 349 559 1345

Links:
http://www.prolocosettimovittone.com/Materiale/SanLorenzo/Pagina_1.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Lorenzo_%28Settimo_Vittone%29

Bibliografia:
PANTÒ G., Settimo Vittone. Pieve di san Lorenzo e Battistero, in Atti del V Convegno Nazionale di Archeologia Cristiana, Roma 1979, pp.157-161;
G. ROMANO (a cura di), Piemonte romanico, Torino 1994;
CHIERICI S., CITI D., Italia Romanica. La Val d’Aosta, la Liguria, il Piemonte, 1994.

Fonti:
Info e piantina dal sito www.prolocosettimovittone e pagine successive cui si rimanda per approfondimenti. Foto in alto da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Settimo_Vittone_Pieve_San_Lorenzo_3.JPG .  Foto in basso archivio GAT.

Data compilazione scheda:
20/08/2004 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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Bifora

Settimo Vittone (TO) : Ruderi del castello di Cesnola

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Storia del sito:
I primi riferimenti a “Cisnolis” (probabile diminutivo di Cesinola da Cesina che significa “bosco tagliato”) si trovano in un documento datato 1042, la dote dell’abbazia di Santo Stefano di Ivrea, in cui si fa menzione di un “massaritium unum cum sedimine, casis, cascinis, campis, vineis, pratis, boschis, buscaleis, cum omne onore et integritate in Cisnolis”. Questo territorio fu sottoposto ai signori di Settimo Vittone.
Nel 1180 Vercelli infeudò Roberto di San Martino del cosiddetto Castelletto, con l’obiettivo di evitare la tassa sulle macine da mulino che imponeva Ivrea, facendo passare quelle destinate al suo territorio attraverso questo castello e poi direttamente a Bollengo, dove si trovava un altro castello di proprietà dei vercellesi. Ma l’espediente non ebbe fortuna per molto tempo e la questione delle “molarie” ritornerà a pesare negativamente sui rapporti dei due comuni.
La parte più antica della struttura è il grande torrione di pietra (dongione), risalente all’XI secolo circa. Attorno a questa torre si formò il primo nucleo del castello, che poi venne ampliato e fortificato durante i tre secoli successivi, sino a raggiungere un perimetro di 175 metri.
I feudatari del castello avevano diritto di esigere il pedaggio da chi transitava per le loro terre, diritto che venne revocato da un editto imperiale nel XIII secolo. Questo fatto potrebbe aver costretto i signori del luogo ad estorcere denaro in modo meno legale; la rapina divenne poi nuovamente diritto, quando nel 1313 una commissione inviata dai Savoia – che avevano allargato il loro dominio fino alla Marca d’Ivrea – appurò lo stato di bisogno del feudo e la conseguente necessità di esigere pedaggio.
Gli ultimi signori di Cesnola furono i Palma, tra cui il conte Luigi (1832-1904) che fu console statunitense a Cipro, archeologo e direttore del Metropolitan Museum of Art di New York. Infine le rovine passarono di proprietà del beneficio parrocchiale della pievania di Settimo Vittone.

Descrizione del sito:
Del castello è rimasto parte del dongione a pianta quadrata, di cinque metri di lato ed oltre un metro di spessore, la cui porta d’accesso, voltata a tutto sesto, si trova a diversi metri dal suolo.
Si nota ancora la trasformazione dei merli da ghibellini a guelfi, mediante il riempimento della ‘coda di rondine’ con sassi che appaiono disposti in modo meno preciso, almeno a paragone del resto dell’opera.

Informazioni:
I ruderi del castello, detto anche Castelletto, sono nella frazione  Cesnola; dalla piazzetta con la fontana parte un sentiero che, in circa 20 minuti di cammino, sale alle rovine.  Comune di Settimo Vittone, tel. 0125 658409

Link:
http://www.comune.settimovittone.to.it

Fonti:
Fotografia in alto di Luciano Bertolo.
Notizie e fotografie in basso tratte nel 2007 dal sito http://www.ncc1701a.polito.it/trekking/castelli/scheda.asp?id=13&car=1&cnt=1 , non più attivo nel 2014.

Data compilazione scheda:
05/09/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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Settimo Vittone – Montestrutto (TO) : Chiesa di San Giacomo

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Storia e descrizione del sito:
La chiesa romanica, che risale al secolo XI, molto visibile perché posta sulla rupe, era una tappa importante per i pellegrini che percorrevano la via francigena: di ciò è indizio il campanile in facciata che s’incorpora con il lato meridionale, seguendo così i dettami dell’architettura itinerante europea.
Vicino ad essa, nel XII secolo, sorse il castello vescovile, di cui si conservano scarsi resti nell’edificio ricostruito nell’ottocento in stile neogotico.
La chiesa di San Giacomo conserva la facciata originale e gli antichi affreschi che ornano la prima parte della navata interna. La chiesa subì, infatti, un’opera di ampliamento nel corso del XV secolo, alla quale si devono l’innalzamento del campanile e il prolungamento della navata.

Informazioni:
Via Vittorio Emanuele, 34.   Comune, tel. 0125 658409

Fonti:
Fotografia da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Settimo_Vittone_Montestrutto_Chiesa_SanGiacomo.JPG

Data compilazione scheda:
5/9/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

Scarmagno (TO) : Resti della Cappella di San Giacomo

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Storia del sito:
Costruita prima del 1000, dai ruderi esistenti tutt’ora si vede che furono riutilizzati materiali di un più antico edificio. Probabilmente era una chiesa plebana, anche perché era in parte circondata da un cimitero. La porta di ingresso, alla quale si accedeva per mezzo di una scala o di una rampa, si trovava sulla parete nord.

Descrizione del sito:
L’edificio, in parte crollato, si presenta a pianta rettangolare ad una sola navata, in testa alla quale era l’abside semicircolare di 2,20 m di raggio. L’orientamento della chiesa è sull’asse est-ovest. La muratura è molto rozza, con grossi blocchi di pietra squadrata e pietre disposte a spina di pesce intervallate da corsi di embrici che formano strisce orizzontali sulle pareti esterne. L’apparato murario dell’abside, su cui si aprivano probabilmente tre monofore a doppia strombatura, di cui quella nord-occidentale ancora visibile, non presenta alcun ornamento anche se, da un disegno eseguito nel 1913 da Alfredo D’Andrade, sembra che ci fosse un coronamento a cornice sostenuta da dentelli.
Essendo la chiesa situata quasi totalmente su un pendio, con il piano di calpestio a livello del terreno a occidente, ora pianeggiante, è ancora possibile notare parte dello zoccolo rinforzato di fondazione che fuoriesce consunto e sbrecciato in corrispondenza dell’abside e dei lati nord e sud. Internamente la copertura era a nude tegole.
Una particolarità di questa chiesa è la presenza all’interno, nei muri laterali, di piccole cavità quadrate rivestite di embrici. La loro funzione, confermata dalla visita pastorale di mons. Asinai del 1652, era quella di servire da supporto alle lucerne che illuminavano la chiesa. Le nicchie nel presbiterio (presenti anche in S. Pietro in castro a Pavone, S. Lorenzo a Settimo Vittone, nel Gesion di Piverone e in altre) dovevano avere anche altri utilizzi, particolarmente se poste sulla sinistra (“in cornu Evangelii”) per riporre le ampolline, il campanello e a volte anche il calice.
Un frammento di affresco, ormai illeggibile, si trova ancora sulla parete sud, a sinistra della finestrella a feritoia.

Descrizione dei ritrovamenti:
Una pietra, collocata nello stipite della porta, reca le lettere “ROMAVAV”; un piccolo frammento di cippo funerario romano con incise le lettere “L • COR///”, che il Cavaglià ha attribuito al I sec. d.C.
L’altro stipite della porta era formato anche da un frammento (menzionato dal Boggio e disegnato dal D’Andrade nei suoi appunti) su cui era incisa la scritta “RIMIGAV”. Questo reperto col tempo era scomparso dal suo posto originario a causa del crollo del muro e venne ritrovato nel 1974 tra le macerie della chiesa; subito dopo venne trasferito nel lapidario del palazzo vescovile di Ivrea. Presumibilmente risale ai secoli VIII-X.

Informazioni:
I resti dell’edificio, nascosti dalla vegetazione, sono su terreno di proprietà privata, all’ingresso sud del paese, nei pressi di via Màsero, non lontano dal Municipio. Comune, tel. 0125 739153

Link:
http://www.comune.scarmagno.to.it

Fonti:
Notizie e fotografie tratte nel 2007 dalla pagina del sito del Comune di Scarmagno.

Data compilazione scheda:
16/05/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

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Scarmagno (TO) : Cappella di Sant’Eusebio al Màsero

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Storia del sito:
La chiesa di Sant’Eusebio venne costruita tra la fine del X secolo e i primi anni dell’XI. Secondo alcune testimonianze orali, vicino alla chiesa furono rinvenuti delle sepolture con grossi mattoni o lastre di cotto, che farebbero pensare un antico cimitero, forse anche altomedievale; non lontano dalla chiesa, a ovest, è stato rinvenuto recentemente un insediamento rustico con attività metallurgica datato ad un periodo compreso tra l’avanzata età imperiale e il IV-V secolo d.C. Controverso è il motivo della dedicazione a sant’Eusebio.
Esternamente fu rifatta la facciata, mentre sui due lati e nell’abside sono conservate le forme romaniche.
La chiesa conserva un pregevole affresco di Domenico della Marca di Ancona del 1424.

Descrizione del sito:
La chiesa è abbastanza ben conservata. Ha una sola navata rettangolare con al fondo l’abside semicircolare e si presenta ancora con il soffitto a capriate, anche se fu sopraelevato successivamente. L’abside è scompartita in tre campi divisi a paraste e con una coppia di archetti pensili per ciascun campo. I due lati della chiesa sono decorati dalla successione di cinque coppie di archetti pensili separati da lesene. Al centro della navata sul lato sud, in corrispondenza esterna della mancanza della specchiatura con archetti, si trovava in origine una porta; lo prova la lunga e spessa soglia in pietra rimasta ancor oggi murata nel suo luogo originale. Inoltre sulla specchiatura alla sua sinistra è possibile intravedere attraverso l’intonaco il tamponamento di una monofora.
Internamente l’abside era affrescata e, attraverso il bianco della calce, si notano macchie di affreschi dove al centro vi potrebbe essere la figura di un vescovo.
Un AFFRESCO opera di Domenico Pago della Marca d’Ancona, ben conservato e delle dimensioni di m 2,68 x 1,56 è dipinto sulla parete destra: composto da cinque riquadri, è contornato da una cornice sulla quale si possono leggere alcuni nomi dei santi raffigurati e la data in cui fu eseguito (MCCCCXXIIII). Nel riquadro centrale è la Madonna che allatta il Figlio, in quelli a sinistra si trovano un Santo martire (san Defendente?) il cui nome è indecifrabile e san Sebastiano, nei due a destra sant’Eusebio e sant’Antonio Abate. L’opera presenta elementi tipici della pittura gotica.

Informazioni:
Provenendo da Scarmagno, prima di entrare nella borgata Màsero. Comune di Scarmagno, tel. 0125 739153

Links:
http://www.comune.scarmagno.to.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_sant%27Eusebio_al_Masero

Bibliografia:
FERERO F.; FORMICA E., Arte medievale in Canavese, Priuli e Verlucca, Torino, 2003
C. Boggio, Ivrea 1910, p. 11; R D’Andrade, Lisbona 1957, p. 274; G. Forneris, Ivrea 1969; D. Brancolini Fea, Milano 1975, p. 382; P. Ramella, Pavone C. 1980, p. 242; C. Caramellino, Lyon, p. 187-191; C. Caramellino, 1981-83, p. 15 sgg.; P. Venesia, Ivrea 1989, p. 249-250; M. Baldi, Turbigo 1991, p. 143; L. Brecciaroli Taborelli – M. Cima, Torino 1998, p. 245-248; G. Cavaglià, Chivasso 1998, p. 139, 219; C. Tosco, Roma 1998, p. 672, 684; A. Diano, Treviso 1999, p. 263.

Fonti:
Fotografie in alto e in basso  da Wikipedia, ultima in basso dal sito del Comune .

Data compilazione scheda:
16/5/2007 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese

 

 

 

 

 

 

 

 

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Salerano Canavese (TO) : Complesso di Sant’Urbano

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Storia del sito:
Il paese è citato – come “Salerana”- nel diploma del 999 di Ottone III a favore della chiesa di Vercelli.
La TORRE circolare è di stile preromanico – carolingio e, per le dimensioni ridotte, si suppone fosse un posto di segnalazione o di vedetta, annesso al complesso del castello, costruito intorno al mille nel luogo dove esisteva già una comunità di Monaci Ambrosiani.
Il maniero fu acquistato nel 1142 dalla Città di Ivrea per poi farne omaggio nel 1181 al comune di Vercelli, creando così secolari rivalità. Ogni decennio i Signori di Mercenasco e Valperga prima, i Consoli di Ivrea poi, dovevano prestare giuramento di fedeltà a Vercelli. Il maniero venne distrutto molto probabilmente nel periodo del tuchinaggio, verso la fine del secolo XIV, e si salvò solo la torre che subì poi alcuni restauri. Poco si sa della Torre nei secoli successivi, tranne che sicuramente fu adibita a torre campanaria probabilmente nel 1200, epoca in cui venne eretta la chiesa presso le rovine del castello. Restaurata nel 1935; nel 1961 il Genio Civile dichiarò la Torre pericolante, invitando a non suonare le campane. Nel luglio del 1976 un fulmine provocò gravi lesioni alla torre, richiamando l’attenzione della Soprintendenza che, a seguito di sopralluogo, ne constatò il valore storico-artistico e paesaggistico e rilevò la necessità di provvedere con opportune opere di consolidamento e di restauro, che furono realizzate nel 1987.

CHIESA: si hanno notizie di un primo edificio realizzato intorno al 1200 in onore di Sant’Urbano Papa. Una sommaria descrizione è contenuta in una relazione presentata da Monsignor Asinai nel 1652: “In luogo alto et claro ai confini di Banchette, Samone e Salerano, fu costruita questa cappella sotto il titolo di Sant’Urbano Papa”. La chiesetta nel 1699 fu visitata da Monsignor Le Sorier che la descrisse minuziosamente rivelando che “aveva la facciata rivolta verso mattina e un’unica navata lunga 14 passi e larga 8”. Nel 1788 Salerano entrò a far parte della Parrocchia di Banchette, e la chiesetta venne intitolata a San Defendente, ma continuò ad avere molta importanza presso la popolazione. Essa fu definitivamente posta in secondo piano nel 1844 quando venne eretta la Chiesa Parrocchiale. A partire dal Settecento, nella Chiesa furono celebrate le messe solo in rare circostanze e fu amministrata da monaci eremiti che alloggiavano nel romitorio. Ma è solo nel XIX secolo che si parla della chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi costruita (o ristrutturata?) “… per voto e dalla popolazione su proprietà comunale…” come attesta una lettera al Pretore di Ivrea datata 1931.
Non si sa con certezza quando venne eretto il ROMITORIO tra la chiesa e la torre, ma si sa che, nella visita pastorale del 1730, si precisa che la casa dell’eremita è distribuita su sei stanze, di cui due adibite a cucina e camera e le altre a magazzino, deposito e cantina.
Solo recentemente è stato avviato il progetto di restauro e risanamento conservativo del complesso di Sant’Urbano.

Descrizione del sito:
La TORRE di SANT’URBANO è a base circolare, originariamente presentava una copertura a volta di cupola, in mattoni pieni e calce, alla sommità della quale si accedeva mediante una scala di legno interna, ancorata al muro. La torre presenta una incorniciatura alla sommità alta circa due metri e, in origine, era completata da una corona di merli. La muratura è di pietrame di varia pezzatura e calce, alternata da due legamenti circolari simmetrici, costituiti da mattoni pieni. Essa ora è inaccessibile perché le aperture sono state murate, la struttura rinforzata esternamente mediante cinture di ferro che ne contengono l’intera circonferenza; la sua copertura è stata rifatta utilizzando coppi ed eliminando anche i due merli superstiti su cui poggiava la campana.

Su una piccola altura, quasi a dominare l’unica piazza del paese, si erge una TORRE QUADRATA di epoca medioevale di cui mancano notizie precise. Si sa che esisteva già nel 1338, ma non si conoscono le vicende della torre nei secoli seguenti; comunque si è mantenuta in discreto stato di conservazione.

Informazioni:
Sopra l’abitato si erge un rilievo collinare detto colle di Sant’Urbano, al quale si accede per mezzo di una stretta strada. Sulla sua sommità sorge l’omonimo complesso di Sant’Urbano costituito dalla cappella della Madonna della neve, dalla Torre di Sant’Urbano e dal Romitorio.

Links:
http://www.comune.saleranocanavese.to.it

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/geo/001233  (Fotografie della torre quadrata)

Fonti:
Notizie e fotografia tratta dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
03/02/2008 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

San Ponso Canavese (TO) : Chiesa e Battistero

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Storia del sito:
All’interno del battistero, che sorge nella parte meridionale del complesso parrocchiale (già datato al X-XI secolo e poi ritenuto ripresa protoromanica di un edificio paleocristiano) saggi del 1977 hanno permesso di accertare l’esistenza di un precedente battistero (con fonte battesimale ad immersione) databile al V secolo. L’edificio paleocristiano appare sostituito (nell’VIII-IX secolo) da quello sul cui tessuto murario attorno al Mille si eresse l’edificio attualmente visibile. Non sono state individuate tracce della relativa chiesa paleocristiana

Descrizione del sito:
La pianta – quattro absidi rettangolari e quattro semicircolari alternate che si innestano su un organismo ottagonale – ha analogie con quella di altri battisteri dell’area lombarda, ma caratterizzato da una pianta irregolare e spropsan-ponso_piantaorzionata: troppo piccole le absidi semicircolari, più che altro delle nicchie, rispetto ai vani rettangolari. Lo spessore dei muri, in media superiore al metro, è un indice di arcaicità che lo accomuna con gli edifici di Settimo Vittone. All’esterno compare un motivo decorativo a coppie di archetti su lesene. Gli archetti sono irregolari, spesso di ampiezza e di quota diverse. Anche la linea delle finestrelle, dallo strombo profondo e pronunciato che serra un’apertura strettissima, è di modello arcaico. Non v’è traccia di decorazione alcuna, né scolpita né affrescata all’interno dell’edificio, la cui parte superiore fu modificata in età barocca innalzando il campanile sulla cupola.

Solo la lastra di pietra che funge da architrave alla porta d’ingresso porta scolpita una figura di donna supina con le mani che stringono al petto un oggetto – secondo il Porter una borsa – con un’iscrizione su due righe: SECVND/AEBV. Nella zona «inter Durias duas» il cognome Ebuzio ricorre più volte in rozze steli trovate nelle località di Alpignano e Pianezza, e nelle vicinanze della cascina Vescovo presso Ciriè.

Informazioni:
Via Ferreri Noli 2.  Info tel. 0124 36262

Links:
http://www.comune.sanponso.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=4562

http://it.wikipedia.org/wiki/Battistero_di_San_Ponso

http://www.corsac.org/parliamda1.html   (per le epigrafi)

Bibliografia:
ROMANO G. (a cura di), 1994, Piemonte romanico, Torino
CHIERICI S., CITI D., 1994, Italia Romanica. La Val d’Aosta, la Liguria, il Piemonte
PEJRANI BARICCO L., 1982, San Ponso Canavese. Antica pieve e battistero, in Atti del V Congresso di Archeologia Cristiana, p. 151-156

Fonti:
Foto in alto da Wikipedia. Foto in basso archivio GAT.

Data compilazione scheda:
21 luglio 2004 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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San Maurizio Canavese (TO) : Chiesa vecchia del Cimitero (antica Pieve)

Storia del sito:
Nella zona occupata un tempo dal vecchio borgo e dal castello, ora scomparsi, adiacente al cimitero, troviamo l’antica pieve, la cui costruzione risale al sec. XI, probabilmente ad una navata.
La chiesa romanica fu ampliata con le due navate laterali gotiche, poi ancora rimaneggiata in epoca rinascimentale per adattarla alle esigenze liturgiche.
Anche il campanile fu modificato e intonacato, ma risultano evidenti nella parte inferiore i segni delle bifore antiche.
La Chiesa conserva all’interno un prezioso ciclo di affreschi sulla vita di Cristo (nell’archivio storico del Comune è conservata la pergamena, stilata il 5 dicembre 1495, nella quale è documentato il pagamento al magister Sebastiano Serra di cinquanta fiorini “ad pingendum Passionem Domini Nostri Yhesus Christi in ecclesia parrochiali dicti loci”) e altri affreschi e dipinti del XVI secolo.
Le antiche Confraternite, che avevano qui i loro sepolcreti, furono le promotrici della nuova chiesa, costruita all’interno dell’abitato nel XVIII secolo, che divenne la nuova parrocchia. La Pieve fu destinata alle cerimonie funebri con la denominazione di “CHIESA VECCHIA DEL CIMITERO”.
L’edificio è stato dichiarato monumento nazionale nel 1922.
L’edifico è stato riaperto al pubblico nel 2007 dopo che sono stati eseguiti lavori di recupero e consolidamento architettonico, a partire dalla copertura fino alle pavimentazioni, passando per le murature, gli intonaci esterni e interni non affrescati, i serramenti e il plafone ligneo. E proprio durante l’operazione di restauro è stato anche portato alla luce un lacerto di volta a botte a sesto leggermente ribassato, impostato nella porzione ovest della sacrestia, che lascia supporre l’esistenza di una cappella di impianto medievale al termine della navata destra. Sono anche stati restaurati gli affreschi. Vedi testo di Restaldi in bibliografia e RESTALDI_Le campagne decorative della chiesa riscoperte dai restauri.

Descrizione del sito:
All’interno della Chiesa si possono osservare gli affreschi in ordine cronologico, iniziando dalla cappella sul lato sinistro del presbiterio, ove pittori del sec. XV hanno illustrato il martirio di santa Margherita, santa Caterina e santa Lucia; soprattutto quest’ultima figura si avvicina ai migliori esempi del gotico internazionale.
La navata centrale, coperta da un soffitto ligneo, conserva sulla parete sinistra un magnifico ciclo pittorico illustrante 24 episodi della vita di Cristo. Gli affreschi risalgono agli ultimi anni del ‘400 e sono opera dei pittori Bartolomeo e Sebastiano Serra. È evidente lo scopo didattico che ispirò gli ideatori delle scene, destinate all’istruzione di fedeli, quasi tutti illetterati. Seguendo schemi di gusto tardo-gotico la narrazione pittorica illustra brani dei Vangeli e delle pie leggende, con un risultato che si fa ancora apprezzare anche per la conservazione molto buona.
Ad un’epoca poco più tarda (inizi del XVI sec.) appartengono gli affreschi della Madonna della Misericordia (nella cappella a lato dell’altare) e i ritratti di Profeti che si vedono nel primo sottarco di destra.
All’epoca del Concilio di Trento (prima metà del ‘500), quando vennero emanate nuove norme per il decoro degli edifici sacri, venne modificato l’altare maggiore, sul quale spicca un trittico su tavola di scuola vercellese del XVI sec. (bottega del Giovenone). La tavola centrale raffigura l’Adorazione dei Magi; la parte sinistra il patrono della comunità, san Maurizio; a destra san Francesco che presenta il pievano don Lavoretto, appartenente ad una nobile famiglia di Moncalieri. L’altare è decorato con stucchi e pitture ed è stato terminato nel periodo barocco, quando si pensò di costruire la nuova sacrestia.

Informazioni:
Email: associazione@amicidisanmaurizio.it  (Visite guidate gratuite a cura dell’Associazione Amici di San Maurizio)
Comune, tel. 011 9263211

Links:
http://www.comune.sanmauriziocanavese.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=4866
https://www.amicidisanmaurizio.it/arte-storia-e-tradizioni/antica-chiesa-plebana/
http://www.percorsiartestoriafede.it/it/antica-plebana-san-maurizio
http://albyphotogallery.altervista.org/italia-piemonte/san-maurizio-canavese/chiesa-del-cimitero/  (fotografie degli affreschi)
https://www.chieseromaniche.it/Schede/331-SAN-MAURIZIO-CANAVESE-SAN-MAURIZIO.htm altre fotografie da Fondazione Isper)

Bibliografia:
AA.VV, Antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese. Il restauro integrato, Araldo De Luca Editore, Roma, 2017
ANTONETTO B., I Serra certificati per la Bibbia dei poveri: San Maurizio Canavese, “Il Giornale dell’arte”, 22/2004 No. 237, p. 54
BALMA MION G., Muri, archi, colori: l’antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese, Melli, Borgone di Susa TO, 2001
RESTALDI S. , Le campagne decorative della chiesa riscoperte dai restauri, in Antica chiesa plebana di San Maurizio Canavese. Il restauro integrato,  Araldo De Luca Editore, Roma 2017, pp. 65-73

Fonti:
Fotografie dai siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
20/07/2005-aggiorn. 2007 – giugno 2014 – maggio 2021

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

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San Martino Canavese (TO) : Torre-porta e resti del castello “di re Arduino”

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Storia dei siti:
LA TORRE-PORTA, ORA CAMPANARIA E LE MURA DEL BORGO
La torre-porta è la principale delle quattro costruite, un tempo, a difesa del Borgo vecchio, insieme alle mura che lo contornavano e delle quali restano alcune testimonianze nella parte a nord-est dell’abitato del capoluogo (Couriau).
La Torre risulta datata al secolo XI e l’inizio della sua edificazione risale verosimilmente all’epoca in cui si svolsero i lavori di costruzione del fortilizio con castello, situato sulla collina. In occasione di lavori eseguiti nell’abitato del capoluogo, sono emersi alcuni cunicoli sotterranei che fanno pensare all’esistenza di collegamenti tra la Torre-porta, il Borgo e il castello. La torre è stata oggetto di vari interventi di sopraelevazione, realizzati in tre fasi e con una riduzione dello spessore della muratura perimetrale in progressione con l’altezza, diventando campanile fin dal 1587, se si fa riferimento alla data incisa sull’architrave in legno della porta situata sul lato sud, o dal 1557, stando alla citazione dell’allora Pievano Don Silvio Tapparo nella sua monografia “a gl’irti colli” del 1989. La successione dei lavori di innalzamento è ben leggibile guardando i contorni delle finestre distribuite sui quattro lati, anche se quelle sottostanti le bifore terminali attuali sono state chiuse. Un prezioso riscontro documentale circa la nuova destinazione a Torre campanaria si ha qualche decennio più tardi nella relazione sulla prima visita pastorale del Vescovo di Ivrea Monsignor Ottavio Asinari avvenuta nel 1652, dalla quale risulta che “supra Turrim portae huius loci” esistevano tre campane. Verosimilmente l’attuale e definitiva altezza di m. 19,50 venne raggiunta nel 1680 (data incisa sul lembo curvo del cornicione nord del tetto e scoperta durante i lavori di consolidamento e restauro realizzati nel 2007-2008). In mancanza di informazioni più certe, questa ipotesi sembra essere suffragata dal fatto che in quell’epoca era in corso la costruzione della Chiesa Parrocchiale e che i Sanmartinesi abbiano voluto innalzare la torre a servizio del nuovo edificio di culto, rispetto al quale risultava più bassa, intonacando anche le pareti esterne. Risulta plausibile ritenere che sia coevo anche l’orologio murale circolare del diametro di circa 2,20 metri, con il centro collocato a circa 16,00 metri di altezza lungo la facciata sud.
L’edificio è stato recentemente restaurato (vedi pagina internet del Comune).

Storia e descrizione dei siti:
RESTI DEL CASTELLO DI RE ARDUINO
Secondo la tradizione popolare, le origini del Castello verrebbero fatte risalire al Re Arduino, il quale vi avrebbe temporaneamente soggiornato nell’anno 1002. Anche se questa circostanza può non essere accompagnata da riscontri storici, risulta confermata l’esistenza delle fortificazioni del Castello, a partire dal secolo XII. Da allora, questa fortificazione fu al centro di tante vicende e battaglie, divenne di proprietà dei Conti di San Martino, fu distrutta, nel 1364, come raccontato da Pietro Azario nel “De bello Canepiciano”, venne nuovamente ricostruita per essere poi distrutta definitivamente nel 1543, durante le guerre franco-spagnole.
Il castello aveva quattro torri, di una, ancora in piedi nell’Ottocento, ci sono rimasti i ruderi da cui si rileva che la base è di metri 5,6 x 5,2 e l’altezza di metri 12; le mura dell’edificio sono spesse un metro. Dell’edificio centrale del castello ci sono ancora, a sud dei resti della torre, un muro in pietra, lungo 14 metri e alto circa 8 metri; questa costruzione è spessa alla base m 1,20-1 e al primo piano m 0,80. e altri tratti di mura e fondazioni.
Per approfondire vedi l’ALLEGATO sanmartino-castello tratto nel 2011 dal sito del Comune.

TORRE-PORTA
L’edificio è una costruzione massiccia che presenta una sezione in pianta di circa 6,50 x 6,20 m e un’altezza originaria di circa 14 m, elevata poi agli attuali 19 verso la metà del XVII secolo. La torre-porta fungeva da passo carraio con una doppia chiusura. A a Sud con ponte levatoio – del quale sono visibili le feritoie per lo scorrimento delle catene e delle funi. A Nord con antoni di legno, dei quali sono visibili i cardini, costituiti da due lastre di pietra dotate di fori di incernieramento, murate ai lati dell’arco in cotto di stile tardo romanico.
Quando venne trasformata in campanile, le due porte vennero trasformate nell’attuale configurazione che consiste nel tamponamento parziale con muratura della porta Sud e nella creazione di una scala in pietra di accesso ai piani superiori -sede delle campane- sul lato Nord.

Informazioni:
La torre-porta è nel centro storico, i resti della fortificazione sulla collina nei pressi dell’abitato.  Comune tel. 0125 739121

Links:
https://www.comune.sanmartinocanavese.to.it

Fonti:
Notizie e fotografie dal sito del comune.

Data compilazione scheda:
20 dicembre 2011 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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San Benigno Canavese (TO) : Torre-porta

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Storia del sito:
La storia del borgo si identifica con quella dell’abbazia di Fruttuaria; risulta fortificato nel 1318 e il ricetto, sito ai confini del monastero, pare già esistente come entità autonoma, con strutture difensive, ponti, fossati, mura ecc. Nel 1340 San Benigno venne espugnato dalle truppe assoldate dai Valperga. Il ricetto venne ampliato alla metà del XV secolo; infatti risultano concessioni e franchigie concesse a San Benigno per i danni bellici subiti e per l’ampliamento del ricetto nel 1408 e nel 1443.
All’inizio del XVII secolo il ricetto era un nucleo stabile di residenza interno al borgo, probabilmente nell’area poi occupata dalla Parrocchiale settecentesca, che si era sviluppato intorno al perimetro delle mura. Si pensa che le strutture conservatesi siano quelle del borgo, che nel XVI secolo aveva assunto per estensione la denominazione di ricetto. La struttura emerge da mappe del 1750: due torri-porta quadrate a nord e ad est (quella ancora esistente) e due torri circolari agli estremi del fronte verso la piazza, di cui e rimasta quella sul fronte occidentale.

Descrizione del sito:
Del ricetto rimangono la forma pentagonale e l’assetto delle vie; una parziale struttura medievale si può ancora notare in alcune cellule edilizie nell’area più prossima al campanile dell’Abbazia. Su alcune facciate si possono ancora vedere tracce di finestre bifore.
La TORRE-PORTA rimasta risale alla seconda metà del XV secolo, ed era l’ingresso a est del borgo-ricetto. È in laterizi; ha forma di parallelepipedo con arco ogivale; presenta tracce dei bolzoni del ponte levatoio, due fasce di decoro a dentelli in cotto e feritoie. Verso l’interno la torre era aperta; negli ultimi secoli fu chiusa e riutilizzata anche come prigione. Oggi è proprietà privata.
La TORRE CIRCOLARE è monca ed ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo.

Informazioni:
Gli edifici e le torri sono di proprietà privata. Comune di San Benigno Canavese, tel. 011 9880100

Link:
http://www.comune.sanbenignocanavese.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=4823

Bibliografia:
VIGLINO DAVICO M., I Ricetti, Edialbra Regione Piemonte, Torino, 1979

Fonti:
Fotografia da http://it.wikipedia.org/wiki/Battifredo_%28torre%29#mediaviewer/File:San_Benigno_Canavese_Torino_-_Porta_Ricetto.jpg

Data compilazione scheda:
27/05/2006 – aggiornamento maggio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – Gruppo Archeologico Torinese