Pecetto Torinese (TO) : Bric San Vito

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Storia del sito:
Il sito, in cima a un’altura presso Pecetto Torinese, immerso nella vegetazione, è stato individuato nel 1991 dai volontari del Gruppo Archeologico Torinese (GAT), a seguito di una ricognizione occasionale (G. Zucco) basata sulle indicazioni dello storico Aldo Settia, e subito segnalato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte.
La locale tradizione storiografica e le voci popolari avevano erroneamente identificato il sito della antica chiesa dedicata a San Vittore, citata dalle fonti, con la sommità del Bric omonimo (in dialetto: Bric San Vitèr); ad esempio, in un testo del 1962 lo storico locale Nicolao Cuniberti afferma che tale edificio sorgeva su un colle dominante Pecetto, detto appunto dalla sua chiesa “Bric San Viter” (italianizzato in “Bric San Vito”). Le ricognizioni del GAT hanno invece sin da subito evidenziato che i ruderi presenti sulla sommità non hanno nulla a che vedere con la chiesa di S. Vittore ma sono riferibili a una costruzione fortificata medievale della quale, tuttora, non si hanno notizie documentarie. Nelle vicinanze, peraltro, sono state individuate le mura di una struttura absidata che è riconducibile alla chiesa citata.
Nel 1584, a seguito di una visita apostolica, Monsignor Peruzzi scrive che l’edificio religioso si trovava in pessime condizioni, senza citare la vicina fortificazione che, plausibilmente, doveva essere già in rovina. Nel corso del XVI secolo, inoltre, l’abitato circostante (del cui nome non abbiamo certezza) viene indicato come ridotto a qualche casolare sparso sulla collina, mentre andava sempre più ingrandendosi il borgofranco di Pecetto.
Nel 1606, con la venuta dei Camaldolesi all’Eremo, la chiesa di San Vittore venne abbandonata, diroccò e con il tempo si ridusse in rovina.
La presenza di un castrum (sinora non rintracciato nei documenti noti), di strutture verosimilmente abitative, e dei resti della chiesa dei Santi Vittore poco più a valle, sembra delineare una situazione insediativa la cui complessità non si rileva dall’analisi delle fonti scritte a noi pervenute.

Descrizione del sito:
Sin dalle prime attività ricognitive le strutture murarie, una volta liberate dalla vegetazione, risultarono palesemente appartenere ai resti di un castrum medievale. Alla scoperta del sito sono seguiti anni di lavoro, prestato volontariamente dai soci del GAT, in accordo con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte, al fine di valorizzare l’area e preparare lo scavo che venne effettuato tra il 1994 e il 1996 sotto la direzione della dott.ssa G. Pantò. Tuttora il G.A.T. prosegue nell’opera di valorizzazione e tutela di questo importante sito archeologico, l’unico visitabile nell’area della collina prospiciente Torino.
L’indagine del sito ha interessatopianta-Bric_san_Vito-GAT il castrum che occupa la parte sommitale del bric, fortificata da una cortina muraria continua che ne segue il profilo, disegnando un poligono di poco meno di 600 mq. L’area così delimitata è circoscritta da un fossato artificiale con andamento a spirale, che sale verso la porta d’ingresso. La struttura comprende anche due torri, una delle quali, la cosiddetta “torre grande”, sembra essere la struttura più antica del sito, mentre l’altra, la “torre piccola”, situata presso l’ingresso, si direbbe più che altro un rinforzo difensivo posto nella zona strategicamente più delicata.

Ben prima che sorgesse la struttura medievale, l’area del Bric San Vito fu sicuramente abitata e frequentata almeno fin dalla seconda età del Ferro, quando qui esisteva un piccolo insediamento dei Taurini con funzioni di emporio. Di questo villaggio sono state trovate notevoli evidenze archeologiche.

Descrizione dei ritrovamenti:
Il materiale raccolto in superficie, nell’area sommitale e lungo le pendici fino al vallo, e nel corso delle campagne di scavo attesta diverse fasi di frequentazione a partire dalla tarda età del Ferro. La presenza di materiali ceramici d’uso comune e nobiliari, tra i quali alcune pedine del gioco degli scacchi, confermano l’occupazione dell’area almeno fino al XIV secolo. Nel corso delle ricerche di superficie sono state rettificate le pareti di uno scavo circolare (forse un intervento clandestino, forse il risultato della rimozione di una postazione contraerea), profondo quasi due metri, che ha permesso di osservare in anteprima la situazione stratigrafica del terreno: negli strati sovrapposti, visibili in sezione, si potevano infatti distinguere livelli preistorici, romani e medievali.

Nel 1992 si diede inizio alla decorticazione dell’area compresa entro il perimetro della struttura. Tra i ritrovamenti più significativi realizzati in questa fase preliminare dai soci del GAT, in depositi superficiali o comunque rimaneggiati, si annoverano:
– due selci ritrovate in superficie e risalenti genericamente all’epoca preromana;
– una moneta romana recante sul rovescio due grandi lettere “SC” (Senatus Consultus), databile al I sec. d.C., ovvero al periodo in cui ebbe a svilupparsi la colonia romana di Iulia Augusta Taurinorum;
– un frammento di lucerna romana che presenta una bugnetta rilevata, particolare che la ascrive alla categoria delle “firmalampen”. La ceramica è d’impasto fine (tipo sigillata), databile al II-III sec. d.C.
– un fondo di ceramica “sigillata” romana, con bollo inciso “in planta pedis”, forato al centro e trasformato in un ciondolo;
– un piccolo frammento di ceramica con decorazione cruciforme impressa “a crudo”, di fattura longobarda;
– una punta di freccia a tre alette di tipo “àvaro”
– chiodi d’epoca medievale usati per ferrare cavalli;
– alcune punte di freccia per balestra, in ferro;
– parti di varie placchette ossee decorate con il metodo degli archi di cerchio e delle circonferenze, alcune probabilmente pertinenti a rivestimenti di oggetti quali scatole eccetera; in particolare si cita una lamina ossea integra, di fattura molto raffinata, a forma di triangolo fortemente isoscele, quasi certamente la copertura per un fodero di pugnale. La decorazione raffigura un serpente rampante che sviluppa le sue spire a partire dalla base del reperto; è sormontato da una cosiddetta “ruota carolingia” formata da due circonferenze inscritte l’una nell’altra, fra le quali corre una fila di “occhi di dado” e al cui interno è inscritto un motivo grafico che può ricordare i raggi del sole od anche i petali di un fiore;
– un gioiello bronzeo placcato in oro, di forma circolare, munito di un occhiello a mo’ di pendente. La decorazione dell’oggetto raffigura un volatile;
– una pedina da gioco ossea, a base quadrata e decorata con tacche e lineee, d’epoca basso-medievale;
– una moneta medievale, tagliata intenzionalmente a metà e ripiegata, forse per essere usata come correggia;
– frammenti di recipienti in pietra ollare;
– un tondello metallico forato, di forma circolare, decorato su entrambi i lati con sferette del medesimo materiale (di epoca imprecisata);
Fra i reperti rinvenuti dai soci GAT a Bric S. Vito è da sottolineare, per la sua importanza, una pedina da scacchi, realizzata con la parte apicale di un corno. Il pezzo è analogo all’attuale “cavallo”. Perfettamente conservato, misura circa cm 3,5 in altezza e cm 1 di diametro alla base. Levigato, di ottima fattura, il pezzo presenta un elemento zoomorfo che ne caratterizza la fronte e una decorazione a gruppi di tre e quattro incisioni orizzontali parallele che delimitano un campo di decorazioni a cerchio regolari (diametro circa 4 mm) ottenuti tramite un compasso. Il confronto con pezzi di uguale fattura, quali ad esempio il “cavallo di Saint Genadio” in avorio, conservato nel monastero di Penalba de Santiago, e il “cavallo di Venafro”, consente di datare il manufatto intorno all’XI secolo. L’esiguo numero di reperti simili – probabilmente poco più di una decina sparsi fra Europa e Russia – conferma l’eccezionalità del ritrovamento e testimonia la diffusione del gioco degli scacchi in Piemonte in epoca molto antica.

Molto altro materiale è ovviamente emerso dalle campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza tra il 1994 e il 1996; una selezione dei ritrovamenti protostorici e medievali è visibile presso il Museo di Antichità di Torino.

I reperti protostorici, relativi alla popolazione celto-ligure dei Taurini (in particolare alcuni elementi metallici quali un’armilla e una fibula), hanno rivelato che essi erano affini alla popolazione celtica dei Taurisci, stanziatasi nell’area dell’attuale Belgrado.
Il villaggio taurino, dotato di robuste capanne lignee e che doveva avere funzione di emporio con le popolazioni vicine, fu abbandonato repentinamente all’inizio del III secolo, forse a seguito del passaggio di Annibale.

Luogo di custodia dei materiali:
Museo di Antichità (Archeologico) di Torino (via XX Settembre)

Informazioni:
Il Bric domina l’abitato di Pecetto Torinese (m 624 s.l.m.).  Il Gruppo Archeologico Torinese effettua periodicamente visite guidate: segreteria@archeogat.it – www.archeogat.it
Scarica:  Come _raggiungere_Bric_San_Vito

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Links:
http://www.archeogat.it/zindex/BSVpassatopresente/BricSanVito-mostra.htm

http://www.archeogat.it/zindex/file/GAT_siti/BSV/BSV_primeindagini.pdf

http://www.museotorino.it

Bibliografia:
Aldo A. Settia, Il colle di San Vittore e il Monferrato torinese: ritorni alle fonti, in Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino, CVIII, fascicolo II, 2010
Filippo M. Gambari (a cura di), Taurini sul confine – Il Bric San Vito di Pecetto nell’età del Ferro, Torino 2008
Gruppo Archeologico Torinese (AA.VV.), La collina torinese. Quattro passi tra storia, arte e archeologia, Torino 1998, riedizione nel 2003, pp. 42-44
Gabriella Pantò, Pecetto, Bric San Vito. Castrum di Monsferratus in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, XIII, 1995, pp. 370-372
Gabriella Pantò, Resti del Castrum di Monsferratus. Restauro conservativo delle strutture in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte, XII, 1994, pp. 340-342
Cristina La Rocca Hudson, Le vicende del popolamento in un territorio collinare: Testona e Moncalieri dalla preistoria all’Alto Medioevo, in “BSBS”, LXXXII, 1984, pp. I- 86
Aldo A. Settia, Insediamenti abbandonati sulla collina torinese, in Archeologia Medievale, II, Torino 1975, pp. 237-328
Aldo A. Settia, “Villam circa castrum restringere”: migrazioni e accentramento di abitati sulla collina torinese nel basso medioevo, in M. Quaini (a cura di) Archeologia e geografia del popolamento [Quaderni Storici, 24], Urbino 1973, pp. 905-944, ristampato in Proteggere e dominare. Fortificazioni e popolamento nell’Italia medievale, Roma 1999
Nicolao Cuniberti, Storia di Pecetto Torinese “paese delle ciliegie”, Pinerolo 1962

Fonti:
Immagini a cura del GAT.

Data compilazione scheda:
10 ottobre 2003 – aggiorn. luglio 2014 (verifica sul campo)

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese ; Fabrizio Diciotti – Gruppo Archeologico Torinese

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