Moncalieri – Testona (TO) : Sito protostorico di Castelvecchio

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Storia del sito:
Mentre l’indagine di superficie (condotta dal Gruppo Archeologico Torinese sotto il controllo della Soprintendenza Archeologica del Piemonte) ha provato che l’area sulla quale poi sorse il castello medievale fu intensamente frequentata tra la fine dell’Età del Bronzo (X secolo a.C.) e tutta l’Età del Ferro (X-I secolo a.C.), non vi sono prove della presunta costruzione di un «castrum» in epoca romana; certo esso risale ad un periodo ben anteriore al mille, dal momento che nei documenti medioevali è già chiamato «castrum vetus».
La prima attestazione documentaria della esistenza di un edificio fortificato a Castelvecchio è contenuta in un diploma datato 1037. Per la storia del castello in epoca medievale si veda la scheda “Moncalieri – Testona (TO) : Castello di Castelvecchio” inserita nel presente sito di Archeocarta.

Descrizione del sito:
Al principio del 1995, nell’ambito del progetto di rivalutazione della Collina Torinese dal punto di vista storico-archeologico, alcuni volontari del GAT hanno rinvenuto i resti di un consistente insediamento archeologico di età protostorica, subito segnalato alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte; la scoperta di una vasta zona che si presentava costellata di frammenti ceramici si deve anche ai crolli e all’intenso dilavamento a cui essa fu sottoposta durante l’alluvione del 1994. L’indagine di superficie (condotta dal Gruppo Archeologico Torinese sotto il controllo della Soprintendenza Archeologica del Piemonte) e i successivi lavori di recupero archeologico hanno provato che l’area sulla quale poi sorse la fortezza medievale fu intensamente frequentata tra la fine dell’Età del Bronzo (XIV sec. a.C.) e tutta l’Età del Ferro (X-I sec. a.C.), In passato, in occasione di interventi occasionali all’interno del castello, erano già stati segnalati sporadici e poco significativi rinvenimenti di ceramica preromana, peraltro scarsamente documentati, ma prima di questo fortunato ritrovamento non era stato possibile comprendere la straordinaria importanza del sito. I sondaggi e le indagini archeologiche effettuate essenzialmente nell’area NE del castello hanno evidenziato l’esistenza di una fase protostorica. Purtroppo il materiale, molto frammentario tranne qualche rarissima e fortunata eccezione, si trova in giacitura secondaria, condizione probabilmente originatasi durante i lavori che, nel Medioevo, interessarono l’area del castello e le sue immediate adiacenze per ricavarne un fossato difensivo. Benché nel caso del sito di Castelvecchio non si possa parlare di “scavo stratigrafico”, essendo il materiale recuperato in crollo, si è comunque deciso di procedere con un approccio di tipo stratigrafico. Questa iniziativa è stata successivamente premiata dai materiali e dai dati rinvenuti.
I lavori sulla scarpata, nel 1995, sono iniziati con la decespugliazione di una vasta area (circa 780 mq) e con la raccolta di superficie di quanto emergeva. Successivamente si è provveduto alla creazione di un percorso e di un sistema di piccole terrazze atte a raggiungere le aree di scavo, a rinforzare la scarpata medesima e a garantire la sicurezza dei volontari. L’area è stata poi suddivisa in quadrati di 4 metri di lato sui quali hanno lavorato i volontari del GAT negli anni dal 1995 al 1998. I reperti protostorici, per lo più ceramici, sono stati recuperati grazie ad alcuni sondaggi aperti lungo la scarpata E-NE, che hanno evidenziato come il materiale, a suo tempo inconsapevolmente “scaricato” lungo la scarpata medesima, scivoli progressivamente verso valle inglobato in numerose piccole conoidi (ossia “colate”), di diversa composizione, le quali hanno conservato i resti archeologici in modo differente a seconda delle dinamiche di crollo (o meglio, di più o meno lenta discesa) che le hanno caratterizzate. Sono state finora analizzate due di tali conoidi: identificate come distinte unità stratigrafiche, hanno restituito anche sporadiche tracce della frequentazione romana (in particolare tegole e laterizi generici) e medievale (frammenti ceramici).
Rari e limitati alla zona alta e superficiale del sito sono i rinvenimenti di epoca sub-recente. L’analisi delle dinamiche di movimento della scarpata ha evidenziato come, nel corso dei secoli, le conoidi abbiano avuto tutte un lento movimento di traslazione, benché la zona superficiale, data la natura argillosa del terreno, sia interessata anche da scorrimento viscoso. Senz’altro non sono mancati, sporadicamente, fenomeni di crollo, che però non paiono aver interessato le aree da noi indagate. Il movimento di traslazione di una delle conoidi (US6) è stato assai breve: infatti, mentre la conoide US3 è distribuita lungo tutta la ripa e giunge fino a lambire il torrente, la US6 si è fermata dopo aver percorso pochi metri. Ciò ha consentito al materiale archeologico in essa contenuto di non disperdersi lungo tutta la scarpata ma di rimanere sufficientemente coeso, tanto da consentire il recupero di svariati frammenti ceramici, anche di grosse dimensioni, che hanno permesso la ricostruzione quasi totale di due vasi e il recupero parziale di un terzo.
Le US indagate (su un’area parziale di soli 64 mq) hanno fino ad oggi restituito circa 30.000 reperti, prevalentemente ceramici ma anche litici, metallici e svariate faune. Tutto il materiale ceramico è stato lavato, schedato, disegnato dai soci del GAT e infine consegnato alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Ma il sito sembra essere ben lungi dall’esaurirsi, tant’è che dalla costante ricognizione superficiale dell’area, al di fuori delle conoidi indagate, continua ad emergere materiale; ciò fa presumere che anche altre conoidi, collocate a NO dell’attuale area di indagine, nascondano strati archeologici.
I volontari del GAT hanno anche partecipato alle operazioni di indagine svolte dalla SAP sulla sommità del sito, ovvero sul pianoro che lo sovrasta; tale indagine, condotta scavando due lunghe trincee, non ha però dato i risultati sperati: non è stato rinvenuto nulla di archeologicamente rilevante. Come nota a margine dei lavori, si rimarca che l’operazione di recupero archeologico ha anche consentito di “bonificare” l’area del torrente sottostante al sito, con la creazione di argini e la copertura di una discarica abusiva, realizzando un intervento archeologico che non ha aggredito l’ambiente circostante ma, anzi, lo ha valorizzato

Descrizione dei ritrovamenti:
L’intervento archeologico sulle pendici del Castelvecchio ha permesso di recuperare informazioni preziose sul sito protostorico. I materiali raccolti, per lo più frammenti ceramici piuttosto piccoli, sono databili entro uno spazio temporale che va dalle fasi finali dell’Età del Bronzo (XIV-X sec. a.C.) a tutta l’Età del Ferro (X-I sec. a.C.). Pochi reperti risalgono all’epoca medievale e pochissimi a quella romana. In particolare, malgrado il sito oggi si presenti in fase di crollo sul versante e dunque non sia possibile (secondo i dati attualmente disponibili) indagare un paleosuolo intatto, il lavoro svolto dai volontari del GAT in stretta collaborazione con la SAP ha consentito di precisare come si trattasse di un sito abitato (non una necropoli, dunque) da popolazioni celto-liguri che si dedicavano anche alla produzione della ceramica in loco. Questa affermazione è avvalorata dal ritrovamento di frammenti di forno e da alcuni reperti che attestano la lavorazione della ceramica (due “brunitoi”, un pettine in bronzo per la decorazione). Il grande numero di frammenti rinvenuti (quasi trentamila in quattro anni di attività) è giustificato anche dalla lunga e pressoché continuativa frequentazione che il sito ha subito in età protostorica.

Luogo di custodia dei materiali:
In qualche caso è stato possibile recuperare abbastanza frammenti da rimettere insieme vasi interi (o quasi); tali vasi sono stati restaurati e oggi si trovano esposti al Museo di Archeologia di Torino.

Informazioni:
Il sito di Castelvecchio nella frazione Testona di Moncalieri, sorge su un’altura all’incrocio fra la strada S. Michele e la strada Castelvecchio a quota metri 360, su una scoscesa propaggine collinare delimitata da due rii denominati di Castelvecchio (o Rulla) l’uno e dei Negri l’altro. Vedi scheda “Moncalieri – Testona: Castello di Castelvecchio”.
Il sito non è visitabile.

Link:
http://www.archeogat.it/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/CVA.htm

Bibliografia:
GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, 1998, La collina torinese. Catalogo della mostra, Torino
OLIVERO E., 1939, Frammenti di sculture romane e preromaniche nel Castelvecchio di Testona, in “BSBS”, XXXVII, pp. 1-31

Fonti:
Il testo è tratto da GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, 1998, La collina torinese. Catalogo della mostra, Torino.  Fotografia archivio GAT e www.archeogat.it

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese