Moncalieri – Testona (TO) : Castello di Castelvecchio

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Storia del sito:
Per le evidenze archeologiche del sito in epoca protostorica, vedi scheda: «MONCALIERI –TESTONA (TO): sito protostorico di Castelvecchio».

Non vi sono prove dell’esistenza di una fortificazione nel periodo romano o altomedievale.

Nel primo documento pervenutoci (955) in cui si fa menzione di Testona questa viene definita “villa”, cioè piccolo villaggio rurale e successivamente semplicemente “curtem” dall’imperatore Ottone II nel documento in cui la conferma ad Amizone fra i possessi del vescovo di Torino (981). Non vi sono prove documentali quindi della esistenza di un castrum: certo il fatto che già nei documenti medievali il sito sia indicato come “castrum vetus” può far supporre l’esistenza di una fortificazione in un periodo ben anteriore al Mille. La prima attestazione documentaria della esistenza di Castelvecchio è contenuta in un diploma datato 1037 con il quale il vescovo di Torino Landolfo, nel disporre la fondazione dell’abbazia di Santa Maria di Cavour, ricorda i danni subiti dalla sua diocesi negli anni precedenti ed elenca le provvidenze da lui messe in atto. A Testona in particolare il vescovo cinse di mura il castello, ne rafforzò la torre, e sopraelevò la chiesa dedicandola al santo vescovo di Tours Martino. Il documento parla di ben otto costruzioni fortificate, di cui ben quattro sulla collina torinese (Chieri, Testona, Mocoriadum e Tizanum). Si è pensato che il vescovo volesse così attrezzarsi per fronteggiare l’avanzamento sulla collina torinese dei Biandrate, conti di Pombia, che si erano in quell’anno appropriati di molte terre nel chierese, ottenendole dall’abate di Nonantola in cambio di altre terre nel modenese. Ma non bisogna dimenticare che il 1034 è anche l’anno della morte del marchese Olderico e creare un sistema di presenze fortificate significava anche espandere quell’immunità dal potere laico che i possedimenti del vescovo godevano in forza dei diplomi imperiali della fine del X secolo. Sottolineare l’assenza o la latitanza del potere pubblico locale giustificava e legittimava l’intervento vescovile volto non solo a soddisfare necessità religiose ma a svolgere vere e proprie funzioni di supplenza civile. L’immunità dei vescovi cominciava ad essere qualche cosa di più di una semplice esenzione. Era ormai esercizio di un potere signorile di fatto, se pur limitato a nuclei sparsi di ricchezza fondiaria. Nel 1159 nel diploma imperiale con cui Federico I crea intorno a Torino una vera e propria signoria di diritto a favore del vescovo Carlo vengono ancora elencati la curtis di Testona con il suo castello, la torre, la cappella, il diritto del vescovo di riscuotere le imposte sui mercati e un potere di giurisdizione nel territorio circostante dai connotati tipicamente signorili. Fin da Landolfo quindi il castello divenne dimora prediletta dei vescovi di Torino. Fra i più assidui nel cercare riposo e rifugio a Testona vi fu sicuramente Bosone, che vi si ritirò intorno al 1122 in conseguenza di un’azione di forza dei torinesi per il mancato riconoscimento della loro “libertas”, ma soprattutto Arduino di Valperga (1188-1207). Dopo il 1200 infatti, in conseguenza del lento ed irreversibile declino della potenza vescovile di fronte alla politica espansionistica del conte di Savoia ed alla irrequietezza dei comuni collinari, Arduino si trasferì stabilmente nel castello e si limitò a qualche rara puntata a Torino. Scomparso Arduino il castello rimase a lungo abbandonato a se stesso e cominciò un lento abbandono dal momento che il vescovo Uguccione e i suoi successori scelsero come dimora abituale il castello di Rivoli, fatto restaurare nel 1217 dal vescovo Giacomo di Carisio. Abbiamo infatti solo più due testimonianze della presenza vescovile a Testona: Giacomo di Carisio nel 1222 e Giovanni Arborio nel 1252.
Passato in mano ai Savoia venne nel tempo infeudato a varie casate, sino alla fine del Settecento. Tra i feudatari ricordiamo il conte Filippo Vagnone che restaurò il castello nel 1490 trasformandolo in propria residenza e luogo per villeggiatura. La sua famiglia deteneva il feudo dal 1378, ma il vecchio castello dei vescovi di Torino era ormai caduto in rovina; i Vagnoni infatti, a metà Quattrocento vivevano in un palazzo sulla piazza centrale di Moncalieri; a Castelvecchio fino al 1480 secondo alcune fonti non c’erano edifici, eccetto un vecchio torrione in cui abitava un certo Giacometto. Secondo un frate di Moncalieri vi era invece un palacium vetus quasi cadente in cui viveva tal Giacomo Giacomelli con un figlio ed un fratello; presso il palazzo c’era una turris semidiruta circondata di rovi e cespugli. Dopo il 1483 Filippo Vagnone, ereditando dal padre una porzione di quegli edifici, acquistò la restante parte da un parente Antonio Vagnone Fanino e, a detta del già citato testimone, fece allora costruire un’altra torre e altri edifici.
Nel XVII e nel XVIII secolo l’edificio venne adibito a convento da parte dei padri Sacramentini.
Castelvecchio è attualmente un condominio, frazionato in vasti e lussuosi appartamenti.

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
La costruzione si presenta come un corpo di fabbrica quadrangolare, con due torrioni cilindrici, posti sugli angoli sud-est e nord-est. L’odierna sistemazione è senz’altro ben lontana da quella del castello riedificato da Landolfo nel 1037, dell’aspetto del quale non abbiamo notizia alcuna.
castelv_fabbricaA parte le ultime aggiunte, la maggior parte del complesso attuale è databile al tardo secolo XV. Filippo Vagnone fu l’autore del primo restauro, intorno al 1490. La parte più antica è quella meridionale, prospettante verso Testona, con un torrione cilindrico del secolo XI, nel quale, secondo l’Olivero, si scorgevano pezzi di laterizio e mattoni interi di origine romana. Questo è ancor oggi l’elemento forte della costruzione su cui si immorsano i due piani del palazzo e un grande seminterrato affacciato sul lato sud. La manica est non è formata dalla consueta successione di stanze, ma soltanto da un portico largo circa tre metri e dalla soprastante galleria; chiusi verso l’esterno ma dotate di ampie finestre sia verso il cortile sia verso la collina.
Subì interventi la cappella di San Martino ad aula unica e volta a crociera collocata nella torre antica a sud-est. Anche la trasformazione del cortile in un’ampia corte porticata, formata da arcate ogivali a tutto sesto in laterizio, sorretti da esili colonne in pietra locale è dovuta all’umanista piemontese; ancora all’intervento del Vagnone si devono le finestre a crociera decorate da cornici di terracotta, le tonde cornici in cotto contenenti ceramiche colorate, di gusto dellarobbiano, e i busti di imperatori romani.
Ulteriori modifiche sopravvennero nel XVII e nel XVIII secolo, quando l’edificio venne adibito a convento.
Il fronte di ponente si presenta come un grande fabbricato a tre piani con muro rafforzato da 5 grossi speroni, con file di finestre tra le quali sussistono delle caditoie; in alto si trovano alcuni abbaini mascherati da pseudo-merli. Sempre sul lato ovest si trova una sala interrata, con soffitto voltato a crociera, che dà direttamente sul giardino L’interno presenta sale anch’esse dal soffitto voltato a crociera. L’ingresso attuale è posto sul lato nord, rimaneggiato e anzi costruito quasi ex novo tra il 1900 e il 1907 su progetto dell’ing. Enrico Mottura. La torre di nord est in particolare è stata costruita ad imitazione dell’antica solo nel 1907 per accogliervi una cappella.
Il castello ha perduto la sua caratteristica quattrocentesca di piccolo museo privato dei Vagnone: la maggior parte dei marmi romani ed altomedievali, posti sull’antico portone d’ingresso ad est presso la torre antica, così come le terrecotte che ornavano il cortile porticato e i busti romani un tempo posti nel giardino, sono stati da tempo asportati e ora sono conservati nei Musei di Torino.

Informazioni:
In frazione Testona. Sorge su un’altura a quota 360 metri su una scoscesa propaggine collinare delimitata da due rii, denominati di Castelvecchio (o Rulla) l’uno e dei Negri l’altro. Abitazione privata non visitabile.

Links:
http://www.archeogat.it/zindex/Mostra%20Collina/collina%20torinese/pag_html/CVAmedie.htm

quaderni-della-soprintendenza-archeologica-del-piemonte/215-16-1999/TESTO
quaderni-della-soprintendenza-archeologica-del-piemonte/215-16-1999/TAVOLE

Bibliografia:
LA ROCCA C., Da Testona a Moncalieri. Vicende del popolamento sulla collina torinese nel medioevo, Torino, 1986
AA.VV., Ricerche a Testona per una storia della Comunità, s.d.
OLIVERO E., Frammenti di sculture romane e preromaniche nel Castelvecchio di Testona, in “BSBS”, XXXVII (1939), pp. 1-31
CASIRAGHI G. (a cura di.), Il rifugio del vescovo, Scriptorium, 1997
R. COMBA e R. ROCCIA (a cura di), Torino fra Medioevo e Rinascimento. Dai catasti al paesaggio urbano e rurale, Torino 1993

Fonti:
Fotografie archivio GAT.

Data compilazione scheda:
15 aprile 2002 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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