Ciriè (TO) : Chiesa di San Martino

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Storia del sito:
La chiesa di San Martino di Ciriè è indicata in alcuni testi come “di Liramo”, ma tale denominazione non è corretta, perché Liramo era una località posta tra Ciriè, Nole e Grosso, con una pieve-prevostura dedicata a S. Martino, di cui si hanno documenti dal 1185 e che oggi si trova nel territorio del comune di San Carlo Canavese. La confusione tra le due chiese risale alle errate conclusioni tratte dal canonico Giachetti nel testo del 1924 “Notizie storiche di Ciriè”.
La Chiesa di San Martino venne costruita tra la fine del secolo X e l’inizio dell’XI. Inizialmente venne edificata una chiesa ad una navata con un breve presbiterio coperto a botte, conclusa da un’abside.
Una seconda fase costruttiva si ebbe probabilmente tra la fine dell’XI e il XII secolo, quando alla prima chiesa, sul lato sud, si affiancò una seconda navata più bassa e poco più corta, anch’essa absidata. Le due navate vennero rese comunicanti con una grande arcata ottenuta abbattendo parte del muro perimetrale a mezzogiorno. Qualche decennio prima di questa modifica era stato costruito sul lato nord il campanile.
La chiesa, che fin dal 1158 fu affidata ai canonici di San Bernardo, non presentava decorazioni scultoree, ma era riccamente ornata di affreschi, spesso nel tempo sovrapposti e attualmente rovinati anche per cadute di intonaco.
L’edificio subì pesanti rimaneggiamenti nel 1754 quando venne costruita una strana abside sul lato occidentale al posto della facciata e si aprì una porta di ingresso demolendo parte dell’antica abside. In parte si rimediò a questi danni nei restauri eseguiti all’inizio del 1900, quando si riportò la costruzione alla situazione originale, con l’accesso dal lato meridionale. Fu dichiarata monumento nazionale nel 1910. Gli affreschi furono restaurati nel 1920; dal 1977 al 1999 è stato eseguito un nuovo intervento secondo gli attuali criteri di recupero.

Descrizione del sito:
La Chiesa sorge su una piazza dominata dal campanile, è priva di facciata e vi si accede da una porta sul lato sud.
La muratura delle pareti e dell’abside maggiore è in ciottoli e pietrame curato nella lavorazione, con alcune file di laterizio. L’abside maggiore esternamente è divisa in campi da lesene che sorreggono ampi archetti binati; vi si aprono tre strette monofore asimmetriche, spostate sulla sinistra rispetto al punto mediano. Il rivestimento dell’abside minore, in mattoni con lesene che sorreggono gruppi di tre archetti pensili, è frutto dei restauri.

Il CAMPANILE, cui si accede da una porta sul lato nord del presbiterio dalla navata maggiore, è costruito per la maggior parte di pietrame ben lavorato, con pochi ciottoli e mattoni, in alcuni tratti a spina di pesce, con muratura simile a quella della navata maggiore. Il campanile, molto ben conservato, si eleva per sette piani ornati da cornici di cinque archetti nella parte bassa e sei negli ultimi piani. Ogni piano è sormontato da un fregio di mattoni a dente di sega. Nei primi tre piani si aprono strette feritoie, nel quarto una larga monofora, nel quinto e sesto una bifora su colonna e capitello a stampella, nel settimo una trifora. La cuspide è moderna.

Gli AFFRESCHI più antichi si trovano nell’abside maggiore: risale ai secoli XI–XII il frammento nel sottarco a sinistra con Eva e a destra un mostro infernale che inghiotte i dannati; al di sopra di Eva una resurrezione dei morti del XIII–XIV secolo; nel catino absidale l’immagine, assai rovinata, di un grande “Cristo Pantocratore” in mandorla, attorniato dai simboli degli Evangelisti; sotto, nel cilindro absidale, figure frammentarie della teoria dei dodici Apostoli, una composizione simile a quella di San Ferreolo a Grosso Canavese (vedi scheda) databili al XIII–XIV secolo.
Nell’abside minore gli strati sovrapposti rendono la lettura poco agevole: vi è un ciclo dedicato a Maria (simile a quello cristologico dell’abside maggiore), databile al XIV secolo, che rappresenta nel sottarco l’assunzione e l’incoronazione della Vergine con al centro un Cristo in mandorla; nel catino absidale è rappresentata una Pietà (o Compianto del Cristo) con Maria che tiene in grembo il Cristo morto; in basso vi è una Sacra Famiglia. Più tardi sono i frammenti in stile gotico che raffigurano san Secondo, sant’Antonio abate, un personaggio inginocchiato e la data del 1481. Invece alla metà del 1400 appartiene la figura di san Martino. La figura frammentaria del santo monaco, sulla parete divisoria, è degli inizi del 1500. Nelle due absidi catino e cilindro sono separati da una fascia decorata che imita un fregio di mattoni a dente di sega.

All’interno della chiesa sono conservate cinque LAPIDI DI EPOCA ROMANA, una databile al I secolo, le altre più incerte, rinvenute alcune in terreni della zona, altre nel greto del fiume Stura, piuttosto rozze, con scritte frammentarie, presumibilmente opera di scalpellini locali.

Informazioni:
Comune tel. 011 9218111

Link:
http://www.cirieturismo.it/cosa_vedere/chiesa_di_san_martino.htm

Bibliografia:
CAVALLARI MURAT A., Lungo la Stura di Lanzo, Torino, 1973
CHIERICI S., CITI D., Italia romanica: il Piemonte, la Val d’Aosta, la Liguria, Jaca Book, Milano, 1979
SISMONDA A., Notizie storiche di Cirié con note ed aggiunte del teol. Giachetti E., Bottega di Erasmo, Torino, 1972, facsimile dell’edizione di Ciriè del 1924.

Fonti:
Foto archivio GAT.

Data compilazione scheda:
21/11/2005 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

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