musei p. Torino

Moncalieri (TO) : Collezione Archeologica del Real Collegio

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Storia del Museo:
La collezione venne costituita da Padre Bruzza, ad eccezione di alcuni pezzi pervenuti a seguito di successive donazioni di privati. In essa troviamo reperti provenienti da varie parti d’Italia, tra il 1839 ed il 1883.
Dopo la chiusura del Real Collegio e il passaggio dell’edificio  alla fondazione Collegio Carlo Alberto sorta nel 2004 su iniziativa della Compagnia di San Paolo e dell’Università di Torino, le collezioni – di proprietà dei Padri Barnabiti – sono state divise: quelle di storia naturale (mineralogica e malacologica, ornitologica, entomologica; la raccolta di numerosi strumenti scientifici tra cui quelli di meteorologia appartenuti alla specola del Collegio istituita da Padre Denza) sono rimaste nei locali dell’ex Collegio, invece la collezione archeologica, numerosi dipinti, la raccolta numismatica e la biblioteca ricca di 40.000 volumi sono stati trasferiti nella Casa dei Padri Barnabiti.

Descrizione delle collezioni:
Un primo nucleo della collezione archeologica comprende gli oggetti piemontesi provenienti dalla zona vercellese, reperiti da Padre Bruzza durante il suo soggiorno a Vercelli tra il 1839 ed il 1853. Si tratta in maggioranza di balsamari in vetro, collocabili tra il I ed il II sec. d.C., quasi tutti ritrovati in contesti di necropoli romane situate nei territori di Vercelli, Pezzana, Casale Monferrato, Tronzano e Aosta. Sono inoltre presenti oggetti metallici ed in particolare un “piede” (unità di misura romana corrispondente a 289 mm) ritrovato nel 1834 a Pollenzo.
Si registra anche la presenza di una applique da Industria e lucerne, munite di bollo di fabbrica. Il pezzo più importante comunque è costituito da un’epigrafe funeraria proveniente da Monticello.
Il secondo nucleo della collezione è costituito da reperti provenienti dalla zona campana ed apula. Padre Bruzza soggiornò a Napoli dal 1853 al 1856. I vasi di tipo Gnathia (Puglia) sono diciassette e sono su fondo a vernice nera con decorazione a motivi vegetali. I vasi a figure rosse sono ventisette provenienti da Taranto e Ruvo e sette provenienti da Napoli. Alcuni frammenti pittorici provengono da Pozzuoli ed in particolare dalle tombe monumentali lungo la Via Campana che portava a Cuma (I sec. a.C. – II sec. d.C.). A questo nucleo si aggiungono frammenti di vasi aretini e figurine in terracotta.
Da Capo Miseno provengono quattro epigrafi funerarie e da Baia una fistula plumbea con epigrafe.
Il terzo nucleo di reperti proviene da Roma e dintorni e risale al periodo di soggiorno a Roma di Padre Bruzzafra il 1867 ed il 1883.
Reperti provengono dal Testaccio, da Frascati (zona della Villa della Ruffinella al Tuscolo) e da Palestrina e comprendono, tra gli altri, numerose lucerne, dall’epoca tardo-repubblicana sino alla paleocristiana, due epigrafi e dodici vasi attici.
Un quarto nucleo di reperti è costituito da oggetti eterogenei acquisiti per vie diverse e provenienti da varie località (Sulcis – Sardegna, Tarquinia – VT, Chiusi – PG da cui ci giunse un’urnetta funeraria, ecc.). Altri tre pezzi provengono da fuori italia (Tunisi, Alessandria d’Egitto, Filippopoli in Tracia).
Nucleo a se stante fanno una ventina di reperti egizi autentici ed un centinaio di calchi di scarabei, amuleti e gemme. I due ushabti sono uno di legno ricoperto da bitume, mentre l’altro di faience azzurra risalenti ad un periodo compreso fra la XIX e la XXII dinastia. Completano la raccolta frammenti di papiro, due teste ed una mano di mummia proveniente dalla Valle dei Re, frammenti di tele e di bende ad uso funerario.

Informazioni:
Le collezioni sono visitabili  il secondo sabato del mese con visita guidata a cura del GAT, prenotare alla mail: segreteria@archeogat.it; oppure su appuntamento con i Padri Barnabiti, tel. 011 641571

Link:
http://www.archeogat.it/real-collegio-di-moncalieri/
http://www.comune.moncalieri.to.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/134

Bibliografia:
BERTOLOTTO C. (a cura di ),  Il Real Collegio e i Barnabiti a Moncalieri,  Celid Edizioni, Torino 1997

Gruppo Archeologico Torinese, La Collezione Archeologica del Real Collegio di Moncalieri, giugno 2019 in proprio ISBN 978-88-944478-0-4

Fonti:
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
26 ottobre 2000 – aggiornam. a cura del GAT a giugno 2014 – ottobre 2015 – maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese

Ivrea (TO) : Museo Civico “Pier Alessandro Garda”

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Storia del Museo:
Dopo 28 anni di chiusura e importanti lavori di restauro è stato riaperto nel 2014 il Museo Civico “P.A. Garda”.

Descrizione delle collezioni:
Il nuovo allestimento è articolato in tre diverse sezioni:
La COLLEZIONE ARCHEOLOGICA, il cui progetto scientifico è stato curato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e MAE, raccoglie le testimonianze della città e del suo territorio dall’età neolitica fino al periodo basso medievale. Ampio spazio è dedicato in particolare al periodo romano della colonia di Eporedia, documentato da importanti reperti come la “stele del gromatico”, con la raffigurazione dello strumento utilizzato dai Romani per segnare la centuriazione del territorio.
La collezione d’arte orientale è il frutto della raccolta personale di Pier Alessandro Garda (oltre 500 opere provenienti dal Giappone) e della raccolta di Palazzo Giusiana che comprende diversi oggetti cinesi e di altri paesi asiatici.
La collezione Croff si compone di quadri di Giovanni del Biondo, Neri di Bicci, Bergognone, Carracci, Palizzi, Simi, Annigoni, Xavier e Antonio Bueno, De Chirico, pervenuti alla città grazie alle volontà testamentarie della signora Lucia Guelpa.

Informazioni:
Info Assessorato Cultura tel. 0125-4101 oppure 0125 634155; email: musei@comune.ivrea.to.it ; info@museogardaivrea.it

Links:
http://www.museogardaivrea.it/

Fonti:
Fotografia da http://blog.turismotorino.org/scopri-torino-provincia/un-tesoro-ritrovato-il-museo-civico-pier-alessandro-garda-di-ivrea, pagina non più esistente nel 2020.

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Gruppo Archeologico Torinese

Cuorgnè (TO) : Museo Archeologico del Canavese

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Storia del Museo:
Fondato nel 2004, il museo occupa un piano dell’ala sud dell’antica manifattura di Cuorgnè, restaurata per l’occasione. Il percorso museale presenta al pubblico la storia del Canavese dalle origini tardopaleolitiche al Medioevo.

Descrizione del materiale esposto:
L’esposizione si articola in una serie di sale disposte attorno a uno spazio centrale riservato alle mostre temporanee.
La prima sala presenta un plastico del Canavese riprodotto in scala 1:25.000 e raffigurante quello che doveva essere il territorio nella tarda età romana.
Segue la sezione dedicata al Mesolitico: in un’unica vetrina sono esposti un nucleo di materiali in selce grigia e alcuni microliti lavorati da cacciatori del Tardoglaciale (12.000-10.000 a.C.) provenienti dalla Boira Fusca. Significativi i resti di orsi probabilmente cacciati e macellati nella grotta.
Dell’epoca neolitica rimangono i resti di alcune collane in pietra, i resti di una sepoltura dell’età del Rame, un’ascia levigata e una fusaiola finemente decorata.
Tre vetrine conservano inoltre i reperti provenienti dai tre grandi siti di Montalto, Santa Maria di Pont e San Martino, più qualche materiale rinvenuto a Filia di Castellamonte e all’imbocco della valle Orco.
Spicca il bicchiere ritrovato intatto in una tomba del lago di Montalto, oltre alle ceramiche con excisioni meandro-spiraliche da Santa Maria, la testa femminile di una statuetta fittile e la lama di un pugnale in selce da San Martino. Meritano ancora di essere menzionate una pintadera per pitture su pelle e stoffa, i resti di una tomba ad inumazione e un discreto numero d’asce in pietra verde levigata.
La quarta sala, posta a raccordo tra le due maniche del museo, presenta i materiali dell’età del Bronzo, dai resti di ceramica provenienti da Boire (Pont) ai materiali di Uvera (Cuorgnè), tra i quali si riconosce uno stampo in pietra per la produzione di un pettine.
Sono conservati in questa sezione vasi decorati a coppelle e linee incise, grandi ciotole ad ansa lievemente carenate, una lastra incisa proveniente da Navetta (Cuorgnè) e due statue usate come steli in un complesso funerario rinvenuto a Tina (Vestignè).
Una saletta a parte contiene la ricostruzione della tomba del cimitero ad incinerazione del Bronzo finale di Santa Apollonia, a Valperga.
Si entra quindi in una grande sala d’angolo. In cinque vetrine sono raccolti i materiali del Bronzo finale e dell’età del Ferro rinvenuti nel Canavese. Si spazia dalle urne cinerarie di Santa Apollonia all’urna fittile di Santa Maria, dalla copia delle spade in bronzo ricavate dallo stampo scoperto nell’Ottocento a Piverone alle terrecotte transalpine riferibili alla cultura di Hallstatt, dai vasi decorati del Bronzo finale alle terrecotte della seconda età del Ferro.

Con la sala successiva si passa alla prima età romana.
Il visitatore può ammirare le ceramiche grezze di produzione locale, risalenti alla tarda età del Ferro, e le più raffinate ceramiche a vernice nera, diffuse nei primi ambienti urbanizzati.
Una vetrina è dedicata alle attività domestiche e raccoglie diverse fusaiole, i pesi di un grande telaio verticale e alcune macine manuali. Altre due vetrine sono riservate ai materiali provenienti dall’area di Valperga e dalla grande necropoli di strada Borelli. Un’altra, infine, contiene i reperti derivanti dallo scavo dell’abitato di strada Borelli, oltre ad un’anfora vinaria di provenienza incerta, ma sicuramente norditalica.
La sala successiva è riservata alla collezione di lapidi funerarie romane, ventuno delle quali relative ad un’unica necropoli, divise in tre nuclei e presentate in forma analoga alla loro sistemazione originale. Una vetrina centrale presenta le usanze legate al culto e contiene la daga sacrificale rinvenuta nel 1951 al cimitero di Cuorgnè.

L’ultima sala del museo presenta i materiali del tardo Impero e d’epoca ormai barbarica. Dalle fattezze più raffinate di piena epoca romana si passa via via a forme più grezze. Numerosi i vasi in pietra ollare provenienti da Vauda, Belmonte e Cuorgnè.
Di pregio, poi, i grandi bracieri fittili e i resti di uno scarico di fornace per ceramica scoperto negli anni Settanta in località Ronchi di Torre Canavese, che attesta l’origine dell’artigianato ceramico nell’area castellamontese.
La visita al museo si conclude con una vetrina in cui è conservato un tegolone con ogni probabilità proveniente da una tomba, recante inciso il nome del defunto Ursicinus, scoperto a Belmonte nel XIX secolo. La stessa sala espone alcuni capitelli altomedievali provenienti ancora da Belmonte e da Valperga.
In una sala del Museo è conservato il “ CICLO DEI PRODI DI VILLA CASTELNUOVO”, un’opera affrescata databile verso la metà del XV secolo, venuta alla luce nel 1980 nei ruderi di quella che doveva essere la sala di rappresentanza del castello di Villa Castelnuovo nel comune di Castelnuovo Nigra. I dipinti che compongono il ciclo sono stati staccati, trasportati su pannello e restaurati. Per la descrizione dell’opera vedi scheda su Castelnuovo Nigra.

Informazioni:
Tel. 0124 651799 ; email: info@cesmaonline.org

Link:
http://www.cesmaonline.org

http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_del_Canavese

Bibliografia:
SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte. Il Piemonte degli scavi. Siti e musei di antichità
MERCANDO L. (a cura di), 1998, Archeologia in Piemonte, Allemandi

Fonti:
Fotografia in alto da Wikipedia.

Data compilazione scheda:
02/07/2007 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Simona Vigo – G. A. Torinese

Chiomonte – La Maddalena (TO) : Museo Archeologico

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Storia del Museo:
Nel 1984, durante la costruzione dell’Autostrada del Frejus, venne scoperto un importante sito della preistoria alpina in località La Maddalena presso Chiomonte (vd. scheda).
Il sito era dislocato, per buona parte, su un’area destinata a sbancamento per la costruzione della galleria Ramat. Venne così eseguito uno scavo integrale del deposito tra il 1984 e il 1986.
Il Museo nasce nel 1987 nella sede di Palazzo Paleologo-Levis, nel centro di Chiomonte, con lo scopo di rappresentare l’archeologia in chiave didattica ed evidenziare i risultati degli scavi inquadrati nella problematica della colonizzazione preistorica delle Alpi.
Dal 2004 viene trasferito alla Cascina della Maddalena, primo passo per l’apertura dell’intero complesso dell’area archeologica demaniale che copre 12.000 mq.

Descrizione del materiale esposto:
Oltre alla sezione didattica, con un linguaggio semplice e un allestimento di agevole fruizione, il Museo consente di visitare il sito neolitico con i resti della necropoli e il grande abitato rupestre insediato fino al Medioevo. La possibilità di osservare alcuni reperti direttamente sul luogo del ritrovamento e la ricostruzione dell’ambiente antico offrono una prospettiva unica.
L’area archeologica si inserisce in un complesso di ripari sotto roccia ricavati tra grandi massi in un antico deposito di frana frequentati almeno dal Neolitico medio (4500 a.C. circa). Gli scavi hanno messo in luce depositi relativi alla frequentazione nel Neolitico recente/finale (4200-3400 a.C.), nell’età del rame (3400-200 a.C.) e nella media età del Ferro (600-375 a.C.).
Notevole una necropoli di inumati in ciste di lastre di pietra, databile intorno al 3900 a.C. ed una tomba femminile celtica (la cosiddetta “tomba della principessa”) che testimonia la fase di mobilità dei gruppi gallici nella zona alpina nei primi decenni del IV secolo a.C.
Particolari informazioni derivano dalla tecnologia dei manufatti in pietra levigata e dalla circolazione di gruppi e materie prime sin dalla remota preistoria parallelamente alla circolazione stagionale per la transumanza, dall’area provenzale e rodaniana sino al Piemonte.

Informazioni:
Località La Maddalena.  Comune tel. 0122 54104 ; email: info@comune.chiomonte.to.it  TEMPORANEAMENTE CHIUSO

Link:
http://www.museo-lamaddalena.it/

Fonti:
Fotografia tratta dal sito www.museo-lamaddalena.it

Data compilazione scheda:
12/07/2005 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Chieri – Pessione (TO) : Museo Martini di Storia dell’Enologia.

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Storia del Museo:
Nato nel 1960 da un’idea di Lando Rossi di Montelera, allora amministratore delegato della Martini & Rossi ed appassionato di cose antiche, il Museo venne inaugurato nel 1961. Considerato il più importante in Europa nel suo genere, il Museo mira all’essenziale dell’arte enologica attraverso i secoli. Ambientato da Oberto Spinola, suo primo direttore, in 16 sale ricavate dalle antiche cantine della Villa settecentesca che fu sede dei primi stabilimenti Martini a Pessione, il Museo trova la sua sede naturale fra i mattoni a vista delle pareti e delle volte che ancora sprigionano il delicato profumo dei mosti e delle erbe aromatiche.

Descrizione delle collezioni:
I reperti provengono da tre fonti distinte: il nucleo principale, costituito in massima parte da oggetti in terracotta etruschi, attici e apuli, apparteneva alla Collezione privata di Lando Rossi di Montelera; il secondo nucleo, comprendente prevalentemente attrezzi di lavoro (torchi e carri agricoli), fu acquistato da privati; il terzo (anfore vinarie, vetri dell’età imperiale, ecc.) fa parte del patrimonio della Soprintendenza alle Antichità del Piemonte.

Descrizione del materiale esposto:
La raccolta si presenta come un quadro sinottico che delinea la storia del vino attraverso i tempi, fornendo sull’argomento una vasta e rara documentazione: oinokoai etrusche, apule e corinzie (sec. VII-V a.C.); kyatoi, kilikes e khantaroi apuli (sec. VI-IV a.C.); olpai etrusche, corinzie, apule e della Gallia cisalpina (sec. VII a.C. – II d.C.); anfore, crateri, borracce, buccheri etruschi, ciprioti, greci e apuli (sec. VII-II a.C.); skiphoi attici ed apuli (sec. VI-IV a.C.); patere, pelikai del sec. IV a.C.; vetri romani di età imperiale; un bassorilievo marmoreo romano con scene bacchiche (sec. II a.C.); brocche in ceramica del sec. XIV; preziosi servizi da liquore; torchi di varie epoche e provenienze; un bellissimo carro agricolo d’epoca Luigi XV. In particolare, nella parte iniziale della raccolta si nota un plastico della Villa Pisanella di Pompei ed un modellino di torchio di Catone, posti lì per spiegare come avveniva la vinificazione nell’antica Roma. Seguono dolia ed altri medi e piccoli vasi vinari dell’epoca. Nella successiva sala “dei banchetti” risplendono idrie, anfore vinarie, crateri. Qui si può ammirare l’anfora pugliese, detta del pittore greco di Hearst, del IV sec. a.C., e firmata dall’autore: Aristarkos. La successiva saletta “dei filtri” propone attingitoi, olpi falische, bicchieri etruschi, vetri romani, anforette e patere del culto funebre delle genti galliche. Risalta una coppa del V sec. a.C. dedicata ad Ercole. Seguono reperti più recenti di cultura materiale che sono serviti per lavorare l’uva e mescere il vino.

Informazioni:
In frazione Pessione, a circa km 5 da Chieri, tel. 011 94191

Links:
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1629499434.html

https://www.martini.com/

Fonti:
Fotografia tratta nel 2014 dal sito www.martinierossi.it.

Data compilazione scheda:
7 febbraio 2001 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese

Chieri (TO) : Mostra archeologica

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Descrizione del materiale esposto:
La prima sala ospita la ricostruzione dello scavo di un banco di anfore, realizzato da Società Case Manolino.
La seconda sala permette di comprendere le cerimonie che accompagnavano il morto nel suo ultimo viaggio ed il rito della sepoltura. Un primo tratto della necropoli che doveva fiancheggiare la via in uscita da Chieri in direzione sud ovest venne alla luce nel 1960 durante i lavori di sterro per le fondazioni di un nuovo edificio tra viale Cappuccini e viale Fasano. Nel 1993 è emerso in un lotto di terreno adiacente a quello dei rinvenimenti del 1960, un nuovo consistente nucleo di sepolture. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce 47 tombe con corredo, che in diversi casi sono risultati frammenti non databili. In tre corredi erano presenti probabilmente delle cassettine di legno, utilizzate forse come contenitori delle ceneri. Molto interessante il caso della tomba 35, il cui corredo è costituito da ben 19 oggetti, molti dei quali esposti: tre lucerne con disco figurato; due balsamari; tre bottigliette in vetro soffiato; cinque coppette carenate.
Altre indagini archeologiche consentono di definire le caratteristiche delle ceramiche in uso dalla fine del secolo XII, quando lo sviluppo economico e l’espansione urbanistica della città portano alla nascita di manifatture artigianali. Vengono presentati in mostra esemplari di ceramica invetriata, ingobbiata e smaltata.

Informazioni:
Piazza Dante/Via Palazzo di Città 10. Tel. 011 9428342/440 (orario d’ufficio); email: cultura@comune.chieri.to.it

Link:
https://www.comune.chieri.to.it/cultura-turismo/museo-archeologico

Fonti:
Fotografie GAT.

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiornamento giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

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Ceres (TO) : Museo delle genti delle Valli di Lanzo

Storia del Museo:
Il museo venne costituito intorno al 1974 a seguito di una mostra del 1973, e riorganizzato strutturalmente nel 1980 con lo scopo di conservare materiale di interesse etnografico, storico, archeologico e naturalistico. I temi dell’esposizione fissa riguardano il territorio, le sue trasformazioni, l’uomo e le sue attività e si riferiscono all’intera area della Comunità Montana Valli di Lanzo.
La struttura fu inaugurata ufficialmente il 23 luglio 1982. Oggi i temi dell’esposizione permanente riguardano il territorio e le sue trasformazioni, l’uomo e le sue attività, riferendosi nello specifico all’intera area compresa nella Comunità Montana Valli di Lanzo.

Descrizione delle collezioni:
Il museo è articolato su due percorsi tematici principali. Il primo è dedicato alle attività familiari: agricoltura, allevamento, pastorizia e attività di trasformazione del latte. Il secondo si occupa delle attività sociali e dei mestieri specifici di servizio alla comunità quali la filatura di lana e canapa, con produzione di indumenti, le attività legate al forno ed al mulino, la produzione di chiodi, di zoccoli di legno, di canestri, ecc. Oltre agli oggetti vi si conservano vecchie fotografie e riproduzioni di antiche mappe.
Una sezione presenta CALCHI DELLE INCISIONI RUPESTRI DI ETÀ PROTOSTORICA DELLA ZONA.

Le incisioni rupestri sono frequenti nelle Valli di Lanzo: nel comune di Ceres, in frazione Chiampernotto c’è la Roccia del Bric del Selvatico; in località Cernesio vi sono una stele di pietra alta circa m 5 liscia e appuntita alla sommità e rocce incise con pugnali, databile all’età del Rame (III millennio a.C.); altre rocce incise in frazione Bracchiello, sulla montagna di San Giacomo, all’Airetta, a Monastero di Lanzo. A Cantoira sul Rio Combin vi è un piccolo dolmen costruito con lastroni, risalente al III millennio a.C.

Collegamenti con altri Musei:
Il Civico Museo Alpino “A.Tazzetti” di Usseglio, ha una sezione dedicata all’archeologia rupestre. Vedi scheda.

Informazioni:
Comune di Ceres tel. 0123 53316 oppure tel. 333 4825771; email: d.genta@csptorino.it. Il Museo è aperto in estate o su prenotazione.

Links:
http://www.comune.ceres.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=6766

http://www.provincia.torino.it/culturamateriale/musei/m_cer02.htm

Fonti:
Notizie dai siti sopra indicati

Data compilazione scheda:
17/07/2007 – aggiornamento novembre 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Cavour (TO) : Museo archeologico “Caburrum” (dell’Abbazia di Santa Maria)

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Storia del sito:
La romanizzazione del territorio di CABURRUM è fatta risalire alla fine dell’età cesariana, quando l’oppidum viene trasformato nel municipium romano denominato FORUM VIBII o, come ritengono alcuni studiosi, il secondo fu affiancato al primo diventando parte della Transpadana nella Regio XI con il nome di FORUM VIBII CABURRUM (44-45 a.C.), dal nome di CAIO VIBIO PANSA che lo affidò alla tribù Stellatine.
La città divenne un importante centro mercato che conoscerà il suo massimo splendore nell’epoca Augustea (I sec. a.C.-I d.C.).
Numerose scoperte archeologiche nel territorio di Cavour testimoniano questo importante periodo storico: tombe ad inumazione ed incinerazione, necropoli con arredi funebri, vasellame, tratti di acquedotto, fondamenta di siti abitativi, frammenti di ceramica e laterizio, lapidi ascritte. La maggior parte dei reperti è al Museo Archeologico di Torino.
In seguito la città seguirà gradatamente la decadenza di tutto l’Impero.
Nel 568 giungono nell’Italia settentrionale i Longobardi, cui faranno seguito i Franchi ed infine, nel X secolo, i Saraceni: anche Cavour subisce un susseguirsi di distruzioni e di ricostruzioni che troviamo documentate soprattutto nelle strutture dell’ABBAZIA di S. MARIA, costruita nel 1037 su antiche preesistenze (vedi scheda).

Storia del museo:
All’inizio del 1900 la Parrocchia di Cavour possedeva parecchi reperti che negli anni ’70 vennero consegnanti al Comune per esporli in una sede idonea che fu trovata all’interno di uno degli ambienti annessi alla medievale Abbazia di Santa Maria anticamente usato come tinaggio (locale coperto in cui venivano depositati i tini per la pigiatura delle uve). Il Museo  fu risistemato nel 1985.

Descrizione delle collezioni:
Il museo presenta i reperti archeologici recuperati nel corso di rinvenimenti casuali ed indagini mirate nel territorio. Il percorso si articola in varie sezioni, dalla preistoria all’alto Medioevo e costituisce una tappa della visita alla Riserva Naturale Speciale della Rocca di Cavour. La sala al piano terra è dedicata al Municipio romano di FORUM VIBII CABURRUM, fondazione legata alla presenza nell’area di un luogotenente di Giulio Cesare, governatore della Gallia Cisalpina tra il 45 ed il 44 a.C. Caio Vibio Pansa, Console del 43 a.C.
Il Museo stesso sorge sul sito dell’antica città, come ha mostrato il rinvenimento di strutture, presentate al pubblico in occasione della ristrutturazione dell’edificio. Nel Museo sono ospitati numerosi reperti, in gran parte provenienti da corredi tombali, ma anche da strutture insediative recentemente esplorate nell’ambito extra urbano, ed un ampio lapidarium, comprendente iscrizioni a carattere pubblico e privato dall’età romana all’alto medioevo. (I – VI / VII sec d.C.) Un bassorilievo in pietra raffigurante la lupa con Romolo e Remo, proveniente dall’Ospizio di San Giuseppe ed un prezioso cippo in marmo che ha nel mezzo, in bassorilievo, il busto del defunto sul cui petto è apposto un distintivo di ordine torquato circondato da alcune insegne militari, dalla testa di Medusa e da due biscioni. Sotto il busto si legge un’iscrizione che dice “Quinto Mannio, figlio di Rufo, stellatino, lasciò per testamento che fosse eretto per sè e per suo figlio Primo questo monumento”.

Informazioni:
Pro Loco, tel 0121 68194 ; email: procavour@cavour.info

Link:
http://www.cavour.info/viewobj.asp?id=562

Fonti:
Info e fotografia dal sito indicato, cui si rimanda per altre fotografie e approfondimenti.

Data compilazione scheda:
11/07/05 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Aglié (TO) : Palazzo Ducale – sala Tuscolana

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Storia del Museo:
Alle falde delle colline di Macugnano (forse sede di una statio dal nome di Macugniacum) l’abitato di Agliè (Alliadus) prenderebbe il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, da un colono romano di nome Alliacus, per successive trasformazioni. Altri studiosi, come il Casalis (1883), ritengono Agliè di fondazione medievale. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè.
Il Palazzo Ducale, sede del Museo, è opera dell’architetto Amedeo di Castellamonte che trasformò, tra il 1642 e il 1647, la precedente fortificazione medievale in un fastoso palazzo che, dopo essere passato ai Savoia, pervenne allo StatoAlle falde delle colline di Macugnano (sede di una statio dal nome di Macungiacum) l’abitato prende il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, dal nome di un colono romano Alliacus, per successive trasformazioni. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè. Il Palazzo Ducale è una costruzione che condiziona l’intera vita del paese ed è pervenuto allo Stato dopo essere stato dei Savoia.

Descrizione delle collezioni:
Una delle 365 stanze del palazzo ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti da Tuscolo e da Veio (Roma). Si tratta della cosiddetta “Sala Tuscolana”, arredata con statue, busti, frammenti di pitture parietali ed un sarcofago del II sec. d.C. con Apollo, Atena e le Muse. Gli oggetti sono stati rinvenuti negli scavi promossi da Maria Cristina di Borbone Napoli, moglie del re Carlo Felice, nella proprietà della “Ruffinella” (antica Tuscolo) e qui fatti collocare, verso il 1840. Essa aveva continuato le ricerche iniziate da Luciano Bonaparte all’inizio del secolo scorso.

Informazioni:
Tel. 0124 330102   Ufficio Informazioni Turistiche, tel. 0125 61813

Links:
http://www.ilcastellodiaglie.it/ita/index.htm

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Agliè/Memorie_Storiche

Bibliografia:
M. BORDA, Monumenti archeologici tuscolani nel Castello di Agliè, Roma 1943

Fonti:
Fotografia dal sito www.castellodiaglie.it

Data compilazione scheda:
13/04/2006 – aggiornata maggio 2014 

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese