Vigone (TO) : Chiesa di Santa Maria De Hortis

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Storia del sito:
La cappella risale all’anno Mille e poi verosimilmente fu ricostruita e affrescata nel XIV secolo grazie all’interessamento di molte famiglie legate al ramo dei Savoia-Acaia. Gli affreschi sono rimasti occultati almeno dall’Ottocento, ma quasi certamente prima vennero imbiancati e maldestramente ricoperti di calce, usata come disinfettante durante la peste del Seicento. Recentemente sono stati scoperti grazie all’intervento di un’associazione di volontari e accuratamente restaurati a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte

Descrizione del sito:
L’edificio è una cappella a navata unica. Ogni affresco ha uno o più stemmi della famiglia che lo ha commissionato. Sono stati individuate due famiglie e due pittori. Sulla parete destra del presbiterio sono emersi due cicli di affreschi. Il primo dei quali si estende anche sulla volta e rappresenta la morte e la glorificazione della Vergine; a sinistra di questo dipinto è invece raffigurata una crocifissione, in cui figurano, da sinistra, un santo monaco, la Vergine, Gesù e san Giovanni Evangelista. Alla sinistra del presbiterio è raffigurato san Bartolomeo scuoiato, che porta la sua pelle su un bastone; sulla volta, infine, appaiono i quattro evangelisti rappresentati come nell’iconografia canonica, seduti sui troni e con i loro simboli: san Matteo con l’angelo, san Luca con il bue, san Marco con il leone e san Giovanni con l’aquila. Per la sua datazione, il gruppo che raffigura la morte e la glorificazione della Vergine è senz’altro il più interessante. Si vede l’angelo che porta in cielo l’anima della Madonna, raffigurata come una bambina ravvolta in un lenzuolo, poi Gesù che la benedice e l’angelo che le porge la corona. In basso a destra i due committenti protetti da una santa, che potrebbe essere santa Caterina d’Alessandria. A sinistra nella cornice troviamo lo stemma dello sposo (forse la famiglia Opezzi, tra i più importanti feudatari di Vigone). I caratteri stilistici, come il sorriso stereotipato delle figure, tipico del gotico d’Oltralpe, identificano l’artista come un pittore di cultura transalpina, mentre alcuni dettagli di moda, come il taglio delle vesti, fanno collocare l’affresco nell’ultimo quarto del Trecento. L’altro pittore individuato (autore del san Bartolomeo e della Crocefissione risalenti alla fine del XIV secolo) è di area lombarda, probabilmente un artista che lavorava alla corte viscontea. A lato del san Bartolomeo si individua lo stemma (due sbarre oblique su fondo oro) della nobile famiglia dei Della Riva. Gli affreschi sono di altissima qualità come attestano molti dettagli tecnici, quali la ricchezza cromatica e le aureole punzonate, nelle quali venivano incastonate delle foglie d’oro e d’argento, andate purtroppo perse.

Informazioni:
Raggiungibile da V. Santa Maria, 35  .  Comune di Vigone 011 9804269 ; Associazione “Amici della Biblioteca Luisia” tel. 011 9801243 – email: biblioteca.@comune.vigone.to.it

Link:
http://www.comune.vigone.to.it/viewobj.asp?id=2598

Bibliografia:
B.DOLZA, Tornano gli angeli nel cielo di Vigone, in Pagine del Piemonte n.12, dicembre 2000, pp.25-27
— Vigone – Affreschi in Santa Maria de Hortis, 2003

Fonti:
Immagini dal sito del Comune e dall’archivio GAT.

Data compilazione scheda:
17 luglio 2004 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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