Varzo (VB) : siti archeologici del Parco Naturale Veglia Devero Cianciavero e Balm d’la Vardaiola

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Storia del sito:
Nell’Alpe Veglia si trovano siti d’alta quota databili dal Mesolitico (che sulle Alpi si sviluppa tra l’VIII e il VI millennio a.C.) sino all’età medievale. Durante il Mesolitico gli uomini vivevano cacciando, pescando e raccogliendo frutti e radici. Questo tipo di economia prevedeva lo stanziamento estivo in alta quota, mentre l’inverno veniva trascorso nei fondovalle. Per la costruzione dei manufatti taglienti (indispensabili per le operazioni di caccia e per altri svariati usi) veniva utilizzato il cristallo di quarzo ialino, discretamente abbondante nella zona.
Nel 1986 nella conca di Veglia (di fronte alla località CIANCIAVERO) a 1750 m s.l.m., l’archeologo Angelo Ghiretti rinvenne lungo una carrareccia alcuni manufatti in cristallo, chiaramente mesolitici. Questo ritrovamento fortuito condusse all’individuazione di un sito che ospitava un’officina specializzata nella scheggiatura del cristallo. Altre tracce di presenza dei cacciatori mesolitici all’alpe Veglia sono emerse a 2347 m sul Pian d’Erbioi, dove è stato rinvenuto un “trapezio” di cristallo (probabilmente una punta di freccia).
Nell’area del parco è stato identificato un altro sito archeologico importante, sebbene cronologicamente molto più recente: il BALM D’LA VARDAIOLA, che si trova a 1950 m di quota sopra i pascoli di Pian dul Scricc (il Piano dello Scritto, con riferimento a un trattato medievale tra gli Ossolani e le confinanti popolazioni svizzere) alle spalle di Veglia. Nel dialetto locale “Balm” significa riparo sotto roccia e “Vardaiola” significa “guardiola”, ovvero una postazione da cui si osserva. Trovandosi infatti in posizione strategica, per millenni questo sito è stato utilizzato dai cacciatori (fino alla costituzione del Parco) per nascondersi, ripararsi dalle intemperie e, contemporaneamente, controllare gli spostamenti delle prede.

Descrizione del sito:
L’insediamento mesolitico dell’Alpe Veglia-Cianciavero, situato all’aperto, è stato finora esplorato su una superficie complessiva di oltre 100 mq. I reperti sono stati rinvenuti direttamente sotto la superficie erbosa, all’interno di uno strato di sabbie grigie spesso circa 15 cm. Siccome il sito si trova all’interno di un Parco Naturale, alla fine di ogni campagna estiva di ricerca lo scavo viene richiuso e le zolle erbose, temporaneamente deposte da parte e continuamente bagnate per impedirne l’essiccamento, vengono riposte nella posizione originaria in modo da lasciare intatto il terreno e non modificare il paesaggio (la zona è anche adibita a pascolo).
Sulla parete del Balm d’la Vardaiola è stata inoltre individuata da F.M. Gambari una PITTURA RUPESTRE NEOLITICA. Essa sembra raffigurare un ungulato a corna ramificate, forse un cervo, ed è stata dipinta con ocra rossa probabilmente amalgamata con un legante di origine organica. La pittura viene fatta risalire alla metà del IV millennio a.C. (Neolitico finale). Essa poteva far parte di una scena dipinta più ampia, ma con il tempo si è quasi del tutto distaccata dalla parete la patina levigata generata dall’erosione del ghiacciaio preesistente e che consentiva la realizzazione di pitture analoghe. La mineralizzazione nel tempo della pittura su un raro residuo di quell’antica superficie ne ha permesso la conservazione.

Descrizione dei ritrovamenti:
Gli strumenti in pietra del Mesolitico (bulini per bucare oppure raschiatoi e grattatoi per lavorare legno e pelli) hanno una forma geometrica e piccole dimensioni. Vengono chiamati “armature”: venivano incollati con un mastice su un supporto in legno o osso. Gli strumenti più frequenti nel sito di alpe Veglia sono armature ottenute con la tecnica del ritocco. Il cristallo (a differenza della selce che deve essere “preparata” spaccando il ciottolo per ottenere una superficie piana da cui staccare le lame) è già pronto naturalmente per la scheggiatura: usando un percussore (di legno o di corno) vengono staccate a colpi alterni piccole schegge che vengono successivamente lavorate (scorporando da esse schegge più piccole) per ottenere la forma voluta. Questa tecnica è detta del “ritocco”.
In dieci anni di ricerche a CIANCIAVERO sono stati rinvenuti quasi 8 kg di scarti di lavorazione del quarzo, 719 strumenti o frammenti di essi, 39 nuclei e 95 microbulini; 23 strumenti di selce. Il confronto dei tipi di reperti rinvenuti con quelli di altri siti mesolitici permette di datare i quarzi lavorati di Veglia al Sauveterriano (VIII-VII millennio a.C.), una delle fasi più antiche del Mesolitico.

Nel BALM D’LA VARDAIOLA gli scavi archeologici, in successive campagne di scavo (1992-1997), hanno rivelato la presenza di più strati, ovvero momenti diversi di occupazione del luogo, riferibili a diverse epoche: al Basso Medioevo, all’Alto Medioevo, all’Età Romana, all’Età del Ferro. Sotto un tappeto di spinacio selvatico un primo strato, dello spessore di 25 cm, è riferibile al Basso Medioevo (un focolare di un metro di diametro, buche di palo di una struttura in legno che doveva ospitare più persone in piedi e frammenti ceramici di un vaso da fuoco risalenti al XV secolo). Un secondo strato riferibile all’Alto Medioevo viene interpretato come un giaciglio protetto per trascorrervi la notte e formato da grandi pietre disposte a semicerchio contro la parete del Balm.
Lo strato sottostante, relativo ad un’occupazione in età romana, ha dato reperti significativi: una fibula di bronzo (I secolo a.C.), un grosso cristallo usato come percussore da acciarino e un frammento di amo in bronzo. Il ritrovamento dell’amo potrebbe indicare la pesca di pesci di grosse dimensioni nel lago (residuo del ghiacciaio) che anticamente occupava la conca di Veglia.
Un quarto strato ha rivelato un grande focolare dell’Età del Ferro con resti di vasi di ceramica modellata senza l’uso del tornio e lavorati con argilla proveniente dai dintorni del Balm. L’analisi dei carboni con il metodo del C14 ha dato una datazione assoluta al 570 a.C. (con un margine di oscillazione di più o meno 70 anni). È stato anche individuato un muro di recinzione che sosteneva un’alzata in legno.
[La presenza della pittura neolitica, se la datazione verrà confermata da successivi studi, comporta che il sito abbia conosciuto una fase di frequentazione molto più antica di quelle finora rinvenute – n.d.r.]

Luogo di custodia dei materiali:
Una piccola selezione dei materiali mesolitici è visibile presso il Museo di Antichità (archeologico) di Torino nella sala dedicata al territorio piemontese.

Informazioni:
Il Parco è agibile solo durante la stagione estiva. Info: Ente Parco Naturale Veglia Devero tel. 0324 72572;  e-mail: info@areeprotetteossola.it

Links:
http://www.areeprotetteossola.it/it/parco-naturale-veglia-e-devero/presentazione/il-parco

http://www.parks.it/parco.alpe.veglia.devero

www.alpedevero.it

Bibliografia:
GUERRESCHI A., GHIRETTI A., GAMBARI F.M., Archeologia dell’Alpe Veglia, S.E.M.M., Omegna, 1992
GHIRETTI A., GAMBARI F.M., GUERRESCHI A., Armi di cristallo. Dieci anni di archeologia territoriale all’Alpe Veglia, Ed. Parco Naturale Veglia Devero e Comunità Montana Valle Ossola, 1997

Fonti:
Notizie tratte dai siti sopra indicati e dai testi in bibliografia.
Immagine n° 5 tratta dal testo di GHIRETTI A., GAMBARI F.M., GUERRESCHI A. citato in bibliografia. Le altre fotografie sono dell’archivio GAT.

Data compilazione scheda:
17/10/2006 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Fabrizio Diciotti – G. A. Torinese

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