VERBANIA : Museo del Paesaggio – sezione archeologica presso la sede staccata di Ornavasso

Sala-archeologia-1

Storia del Museo:
I materiali provenienti dalle due necropoli di Ornavasso entrarono a far parte del museo in due momenti distinti. Per primi vi giunsero i corredi delle sette tombe rinvenute nel 1941 dal professor Carlo Carducci nei pressi dell’oratorio di San Bernardo. I reperti tuttavia, depositati nei magazzini, non furono mai esposti. La parte numericamente più consistente della raccolta e anche la più importante sotto l’aspetto storico e archeologico (quella cioè proveniente dagli scavi effettuati da Enrico Bianchetti nel 1890-92) fu invece acquisita nel 1961 per merito del professor Vittorio Tonolli che la acquistò dagli eredi dello scopritore per farne dono alla città di Verbania. Di questo secondo lotto, un’ampia scelta di materiali fu esposta al pubblico nel 1963 in due piccole sale del primo piano. Questo spazio, pur essendosi rivelato quasi subito insufficiente in rapporto alle dimensioni e all’importanza della raccolta, rimase invariato per quasi vent’anni.
Nel 1982 la Soprintendenza Archeologica del Piemonte decise la temporanea chiusura di questa sezione del museo, nell’attesa di reperire spazi più adeguati. I reperti archeologici, molti dei quali pesantemente danneggiati dall’usura del tempo o dalle conseguenze di precedenti restauri condotti con metodologie oggi non più accettabili, furono sottoposti ad un attento lavoro di restauro per salvarli da un irreparabile degrado e restituirli al loro aspetto originario. Nel 2000 la sezione archeologica è stata riaperta al pubblico in una veste completamente rinnovata.

LA SEZIONE ARCHEOLOGICA è collocata nella SEDE DISTACCATA DI ORNAVASSO

Descrizione del materiale esposto:
I materiali si distribuiscono all’interno di cinque sale.
Un importante nucleo di reperti è rappresentato dalle armi, provenienti da 60 tombe scavate a San Bernardo e In Persona (vedi scheda necropoli di Ornavasso). L’arte della guerra fu largamente praticata dai Leponti della fase più antica delle necropoli di Ornavasso: i corredi maschili sono caratterizzati dalla presenza della panoplia militare, il cui elemento fondamentale era costituito da una lunga spada sospesa al fianco destro. Al considerevole numero di spade in ferro a doppio fendente, sempre accompagnate da anelli con cui venivano sospese alle cinture in cuoio, si aggiunge un più esiguo numero di punte di lancia a forma molto affusolata e di giavellotto. Il progressivo inserimento nella realtà politica dell’impero romano, portò notevoli cambiamenti nella dotazione di armi dell’aristocrazia. Nelle tombe più antiche di In Persona iniziano a comparire spade sempre più simili al gladio romano: decisamente più corte rispetto alle spade celtiche e atte a colpire l’avversario di punta, dovevano essere custodite in foderi di legno, di cui sono giunte fino a noi solo le guarnizioni metalliche. Le spade scompaiono completamente dalle tombe di piena età romana, molto probabilmente poiché non esisteva più la necessità di presidiare i confini. Continuano invece ad essere attestate fino al I secolo d.C. numerose lance, impiegate per la caccia.
L’elemento ornamentale più diffuso nei corredi funerari è la fibula, fermaglio a molla usato per unire i lembi di tuniche e mantelli. Accanto alle grandi fibule, che per la ricorrenza in questo sito sono state definite tipo Ornavasso, le tombe hanno restituito numerosi altri ornamenti e oggetti da toeletta. Le notazioni degli autori classici, che sottolineano le smodatezze delle popolazioni celtiche, ben si adattano agli antichi Leponti che amavano adornarsi con molti monili, realizzati prevalentemente in argento: bracciali “a spirale”, “a viticci” e “a fiorami”, secondo le denominazioni date da Bianchetti, e diversi tipi di anelli, tra cui particolarmente raffinati erano quelli a castone, ornati da gemme intagliate. Di gusto prettamente celtico erano i bracciali e i vaghi di collana in pasta vitrea, spesso caratterizzati da vivaci decorazioni policrome. Gli oggetti da toeletta rivelano una grande attenzione per la cura del corpo. Non si tratta solo di oggetti femminili; non mancano nei corredi maschili rasoi in ferro, pinzette di bronzo e strigili per detergere il corpo dopo il bagno.
Il defunto era spesso accompagnato nel suo viaggio ultraterreno da oggetti d’uso quotidiano che garantivano la continuità con il mondo dei vivi. Per questo motivo nei corredi tombali compaiono spesso stoviglie e vasellame ceramico utilizzati per la cottura, la conservazione dei cibi e per imbandire riccamente la tavola. Oltre alla ceramica da cucina di tradizione celtica (in gran parte recipienti modellati semplicemente a mano e talvolta rifiniti al tornio lento), i corredi di San Bernardo hanno restituito anche abbondante ceramica fine da mensa a vernice nera. Pur non mancando reperti provenienti dai raffinati atelier etruschi, la maggior parte del vasellame verniciato è da attribuirsi ad una produzione più corrente, locale. L’apice del lusso è rappresentato dal vasellame in bronzo, presente nei corredi più ricchi, appartenuti a guerrieri o a donne di rango.
Una produzione caratteristica dell’artigianato locale erano i vasi a trottola, così chiamati per la particolare forma schiacciata del corpo. Erano destinati a contenere il vino che, verosimilmente, era anche prodotto localmente e non solo importato. I vasi a trottola di Ornavasso si distinguono da quelli affini rinvenuti nei territori confinanti per la fitta decorazione a motivi geometrici dipinti sul corpo. Sono inoltre le forme vascolari su cui ricorrono con maggior frequenza nomi graffiti in alfabeto leponzio, che ne indicavano l’appartenenza.
Molto diffusi nelle tombe di San Bernardo, dove ne sono stati rinvenuti 103 esemplari, sono invece completamente assenti nella necropoli di In Persona, sostituiti dalle olpi, recipienti che avevano la medesima funzione ma appartenevano alla tradizione italica e orientale.
Tra gli oggetti più noti della raccolta Bianchetti, figura il vaso a trottola detto “di Latumaros”, proveniente da una tomba femminile della necropoli di San Bernardo databile al I secolo a.C. Il vaso, di ridotte dimensioni, è decorato sulla spalla con due fasce concentriche bianche; tra le quali sono state graffite, dopo la cottura, cinque iscrizioni che ci permettono di risalire al suo uso. L’iscrizione più lunga, in alfabeto leponzio, ci informa infatti che il vaso conteneva il famoso e squisito vino di Naxos, offerto in dono a una coppia di novelli sposi, Latumaros e Sapsuta.
Copiosa e interessante è la raccolta di monete. L’abbondanza dei ritrovamenti, oltre ad indicare una particolare condizione di ricchezza delle popolazioni stanziate ad Ornavasso, è stata di notevole aiuto agli studiosi per determinare la cronologia dei sepolcreti. Le monete romane, infatti, recano spesso impresso il nome del monetiere, generalmente conosciuto dalle fonti storiche e quindi ben databile. Poiché le monete romane sono piuttosto rare nelle sepolture coeve della valle Padana e completamente assenti in quelle transalpine, i corredi funerari di Ornavasso sono stati per lungo tempo un insostituibile punto di riferimento per la datazione di altri oggetti di larga diffusione, come armi, ornamenti, utensili e vasellame.

In due sale nel piano seminterrato sono inoltre esposte una collezione magnogreca, riunita da don Secondo Falciola di Miazzina e costituita da un nucleo omogeneo di oggetti, databili tra l’VIII e il IV secolo a. C., attribuibile alla necropoli daunia di Ascoli Satriano (Foggia) e la collezione depositata dal C.A.I. di Intra, composta di due parti: un nucleo di oggetti di provenienza verbanese e riferibili all’età romana (I-IV secolo d. C.); una raccolta di vasellame proveniente dall’Italia centrale, le cui forme permettono di ricondurre il materiale a quello che era il territorio dei Falisci, ossia l’estremo lembo meridionale dell’Etruria.

Informazioni:
Ornavasso: presso il Municipio, in Piazza del Municipio 10.
Apertura su prenotazione 333.4844439 / 0323.838300 – mail: archeologia@museodelpaesaggio.it

Sede centrale del Museo -Palazzo Viani Dugnani, Via Ruga, 44 Verbania Pallanza. Tel. 0323.556621 – Fax 0323.507954 – email: segreteria@museodelpaesaggio.it


Link:
http://www.museodelpaesaggio.it/

Bibliografia:
DE MARINIS R., 1988, Liguri e Celto-liguri, in “Italia Omnium Terrarum Alunma”, Milano, pp. 157-259;
RITTATORE E., 1975, La civiltà del ferro in Lombardia, Piemonte, Liguria, in “Popoli e Civiltà dell’Italia Antica”, IV, Roma, pp. 223-328;
TIZZONI M., 1981, La cultura tardo La Tene in Lombardia, in “Studi Archeologici”, I, Bergamo pp. 5-39;
SAPELLI RAGNI M. (a cura di), 2004, Tesori del Piemonte. Il Piemonte degli scavi – Siti e musei di antichità;
GAMBARI, SPAGNOLO, 1997, Il Civico museo archeologico di Arona, Regione Piemonte

Pubblicazioni di Enrico Bianchetti
· Bianchetti E., 1878, L’Ossola inferiore. Notizie storiche e documenti, 2 voll., Torino;
· Bianchetti E., 1892, Ornavasso (NO), Di una antica necropoli scoperta a poca distanza dall’abitato, in Not. Scavi, 1892, pp. 293- 295;
· Bianchetti E., 1895, I sepolcreti di Ornavasso, in Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino, vol. VI;
· Bianchetti E., 1994, Appunti sull’Ossola inferiore e altri scritti, Fond. monti, Anzola;

Sulle necropoli di Ornavasso
· AA.VV., 1998-1999, I sepolcreti di Ornavasso, cento anni di studi, (4 voll.), Università degli Studi di Roma “La Sapienza”;
· Caramella P., De Giuli A., 1993, Archeologia dell’Alto Novarese, Mergozzo;
· Carducci C., Ornavasso (NO), 1950, Tombe d’età repubblicana, in Not. Scavi, pp. 214- 220;
· Graue J., 1974, Die Graberfelder von Ornavasso, Amburgo;
· Lo Porto F. G., Ornavasso (NO), 1954, Nuovi scavi nel sepolcreto di S. Bernardo, in Not. Scavi, pp. 257- 265;
· Piana Agostinetti P., 1972, Documenti per la protostoria della Val d’Ossola, Cisalpino Goliardica, Milano.

Fonti:
Fotografia dal sito del museo, indicato sopra.

Data compilazione scheda:
11/09/2004 – aggiornamenti febbraio 2014, maggio 2024

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Simona Vigo – G. A. Torinese