Pollenzo (CN) : Città romana di “Pollentia”

pollenzo89

Storia del sito:
Tra la seconda metà del XVIII e i primi decenni del XIX secolo vi fu un forte interesse per le rovine della città e si susseguirono studi e scavi.
In tempi recenti è stato intrapreso un ampio progetto di riqualificazione e salvaguardia del sito e il riallestimento della sezione archeologica del museo di Bra.
Non si hanno dati sicuri sulla fondazione della città, che pare essere avvenuta tra il 179 e il 170 a.C.: sarebbe quindi la più antica colonia della zona, nella IX regio, precedendo Alba Pompeia ed Augusta Bagiennorum. Il nome augurale significa “ricchezza”. È probabile che nel 125 a.C. il console Fulvio Flacco l’abbia riorganizzata.
Nata come oppidum (cioè città fortificata con funzioni militari e non agricole dato che il territorio era paludoso ed insalubre), ricevette in seguito lo stato giuridico di colonia e la assegnazione di terre ai veterani e successivamente la trasformazione in municipium (presumibilmente 90-89 a.C.). Dopo la morte di Giulio Cesare, durante la Guerra di Modena, Cicerone racconta che si ingaggiò una gara tra Marco Antonio e Decimo Bruto per raggiungere Pollentia, nodo strategico per Augusta Taurinorum e i valichi alpini: Decimo Bruto la raggiunse con pochissimo vantaggio e Marco Antonio riparò in Gallia senza assediarla, probabilmente perché difesa da mura, della cui esistenza però mancano le prove archeologiche.
Tra il I sec. a.C. e il II d.C. ebbe il massimo sviluppo e i maggiori interventi di edilizia e urbanistica. Era un centro strategico nella fertile valle del Tanaro, navigabile sin dall’età preistorica, tra pianura padana, valichi alpini e coste liguri; Plinio la cita tra le “nobilia oppida” dell’antica Liguria, tra la via Fulvia e la Aemilia Scauri e documenta che era famosa per la produzione di lane nere e per i vasi di ceramica fine.
Nel IV sec d.C. fu sede di una “Praefecturae Sarmatorium Gentilium” quando l’imperatore Costantino accolse nel territorio i Sarmati in fuga dall’invasione dei Goti.
Nel giorno di Pasqua del 402 d.C. l’esercito romano di Stilicone vinse i Visigoti di Alarico che si erano accampati vicino a Pollentia e li costrinse a riparare nell’Illirico. Il vicino abitato di Santa Vittoria d’Alba (CN), secondo la tradizione, prese il nome da tale episodio.
La città di Pollentia iniziò nel V secolo il proprio declino, quando la popolazione cominciò a trasferirsi sulle alture circostanti, soprattutto dopo il VII sec., quando il territorio fu assoggettato alla dominazione longobarda sotto Rotari. Relativamente al V-VI secolo rimangono tracce di alcune abitazioni lignee, probabilmente insediamenti artigianali.
Incursioni barbare e saracene devastarono il territorio e spinsero la popolazione a trasferirsi ad ovest dove fondarono un nuovo centro, chiamato in seguito Bra.
Nel X secolo gran parte del suo territorio era possesso dell’abbazia benedettina di Breme (Pavia), in seguito fu contesa dal comune di Alba e poi di Asti che nel 1292 distrusse la città, con l’imposizione di non ricostruirla mai più. Nel 1297 i ruderi furono affidati al comune di Bra.
Il territorio fu dominato poi dai Visconti e dagli Sforza; nella prima metà del 1500 Carlo V cedette il feudo di Pollenzo ai Duchi di Savoia e dal 1762 entrò a far parte delle dipendenze della casa sabauda. Nella prima metà del 1800 vennero ristrutturati il castello e il borgo della “tenuta reale”, costruite 14 cascine e l’ “Agenzia” che nelle intenzioni di Carlo Alberto sarebbe dovuta diventare un centro sperimentale sulle attività agricole e sulla vinificazione.
Nel 1999 l’ “Agenzia di Pollenzo S.p.A.”, una società pubblico-privata guidata da Slow Food, ha acquistato l’Agenzia carloalbertina, l’ha restaurata e ne ha fatto sede delle “Banca del Vino”, dell’Università di Scienze Gastronomiche, di un albergo e di un ristorante.

Descrizione del sito:
La città romana si estendeva su un’area che in parte venne occupata dalla tenuta reale di Carlo Alberto; probabilmente era rettangolare e si sviluppava secondo le modalità classiche dell’urbanistica romana lungo il decumano e il cardine con insulae ortogonali; era dotata di un teatro, un anfiteatro, un acquedotto, il foro e templi.
La struttura più significativa ancora percettibile oggi è l’ANFITEATRO che in origine si trovava sul tratto extraurbano del decumano massimo e la cui forma ellittica è rilevabile chiaramente in una foto aerea e nel percorrere a piedi una parte del territorio. Infatti parte delle strutture sono state utilizzate nel 1700 come cantine (coperte con volte a botte) e fondamenta di case che si disposero sui muri radiali della cavea dando al borgo – attualmente chiamato Colosseo – una forma a ellisse. L’arena, incassata rispetto al piano di campagna antico, era formata da 4 anelli concentrici e poteva ospitare circa 15000 spettatori. Sono state ritrovate condutture per l’acqua al suo interno, ciò ha fatto ipotizzare che vi si svolgessero anche delle naumachie, oltre ai giochi gladiatori.
La cavea era realizzata interamente fuori terra in opus incertum mixtum (ciottoli di fiume legati con malta) intervallati da doppie file orizzontali di laterizi. Si ritiene sia stato costruito alla fine del I secolo d.C. Le dimensioni della cavea (m. 132 x 98) e dell’arena (circa m. 82 x 48) rendono questo anfiteatro il più grande del Piemonte e uno dei maggiori nell’area cisalpina.
I reperti di ceramica e di monete arrivano a metà del secolo V- inizi VI secolo d.C., indicando il termine entro il quale venne abbandonato l’anfiteatro pollentino.

Sin dal 1800 erano state individuate varie aree destinate a NECROPOLI: vicino alla cascina Pedaggera; sulla strada tra Pollenzo e Cherasco; presso il rio Laggero e la cascina Regina Margherita; nel parco della tenuta Reale (quest’ultima distrutta da scavi condotti in modo non ortodosso all’inizio del 1800) e, recentemente, sulla Piazza Vittorio Emanuele e nel complesso dell’Agenzia. Nei sotterranei della “Banca del vino” è visibile un monumento funerario di fine I o inizio II secolo d.C.
I reperti più interessanti sono stati datati tra gli ultimi decenni del I secolo, sino al II e III secolo e sono conservati al Museo di Bra (lapide di Castricia Saturnina, del “merkator vinarius”, del “purpurarius” ecc.).
Scarsi i ritrovamenti che hanno restituito un documentazione della presenza “barbara” nella città, tranne uno molto significativo che probabilmente fu uno degli ultimi della necropoli: la cosiddetta “dama di Pollenzo”, una donna di 30-35 anni, sepolta con i suoi gioielli: un coppia di grandi fibule a staffa, orecchini in oro, resti di una collana, frammenti di mantello e abito. Si pensa ad una origine germanico-orientale datata al secondo quarto del V secolo.
Probabilmente nell’area della chiesa di S. Vittore, nelle vicinanze dell’attuale ricostruzione ottocentesca, vi fu un’area cimiteriale utilizzata nell’alto medioevo.

Il TEATRO di Pollentia nel 1800 presentava ancora ben visibili i muri di sostegno della cavea ed era leggibile nella cartografia. Si ritenne fosse scomparso ma, recentemente, nelle cantine di alcune case private, sono stati trovati 5 muri radiali e un tratto del muro esterno della cavea, con struttura simile a quella dell’anfiteatro, databile alla prima metà del I sec. d.C. Il teatro aveva una cavea con due soli meniani, separati da un corridoio anulare, pavimentata probabilmente in cocciopesto. Le misure presunte del diametro esterno massimo sono per la cavea di 74 m e per l’orchestra di 34 m, e lo rendevano il più grande degli edifici conservati in Piemonte, capace di contenere circa 6.000 spettatori. Sono state trovate, sempre in cantine private, strutture murarie di un quadriportico retrostante la scena e di un tempietto, simile al sacello di Augusta Bagiennorum.
Un’insula di età imperiale è stata rilevata sotto l’attuale Via Amedeo di Savoia.

Informazioni:
Associazione Turistica Pro Loco “La Torre”, Via Regina Margherita 28 Tel. 0172 458284

Luogo di custodia dei materiali:
Parte delle fondamenta dell’anfiteatro sono visibili nella base dei muri delle case del Borgo Colosseo; resti di strutture sono visibili all’esterno su Piazza Vittorio Emanuele; altri resti si trovano nelle cantine di case private, alcuni dei quali visitabili con la guida dell’associazione locale.
I reperti sono esposti al museo di Palazzo Traversa di Bra (vedi scheda).

Links:
http://www.comune.bra.cn.it/citta/pollenzo/pagine/libro.htm

http://www.pollenzo.it/visita/index.html

Bibliografia:
BARALE P., Pollentiae Antico crocevia dell’Impero Romano, Ass.turistica Pro loco “La Torre” Pollenzo Cn, 2009
CARITÀ G.( a cura di), Pollenzo: una città romana per una real villeggiatura romantica, L’artistica Editrice, Bra, 2004 reperibile sul web nel sito indicato al n° 1.

Fonti:
Foto in alto da http://www.hevelius.it/webzine/  Foto in basso dal citato testo di Carità.

Data compilazione scheda:
13/04/2006 – aggiornamento ottobre 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A. Torinese

Pollenzo piantina anfit

Pollenzo corrredo dama