Provincia di Cuneo

Villar San Costanzo (CN) : Chiesa di San Pietro

spv

Storia del sito:
La chiesa, in località Villare o Villar San Costanzo, già abbazia di San Costanzo, ora è parrocchiale dedicata a San Pietro in Vincoli col patronato dei SS. Vittore e Costanzo. Fu eretta nel 1722-24 da Francesco Gallo sui muri perimetrali della chiesa romanica appartenuta ad un fiorente monastero benedettino, ora distrutto

Descrizione del sito:
Le parti più interessanti sono quella absidale e l’alto campanile romanico-gotico (1294) a tre ordini. Armonioso l’interno a croce greca con bella volta a botte terminante nell’ampio semicatino dell’abside. Nella parete sinistra è murata la pietra su cui, secondo la tradizione, sarebbe stato decapitato San Costanzo. Dall’abside si scende nella cripta (risalente al sec. XI), a tre navate profonde con colonnine reggenti le volte a crociera. Dalla sacrestia si passa nella quattrocentesca cappella di S. Giorgio, adorna di affreschi del 1467 rappresentanti Storie di S. Giorgio e, nella volta a crociera, i Quattro Evangelisti, tardi esempi di pittura gotico-fiorita. A sinistra si trova il sarcofago di Giorgio Costamia, abate dell’antico monastero e costruttore della cappella con l’immagine a rilievo del defunto. La chiesa è documentata solo alla fine del XII secolo ed è giunta a noi in una forma architettonica che interessa ormai l’età romanica, ma che conserva in vista nella muratura esterna delle absidi alcune lastre di marmo di misura particolare che sicuramente sono pezzi di reimpiego, verosimilmente provenienti dalla scomparsa costruzione altomedievale. Solo uno di questi marmi però è stato usato lasciando in vista la decorazione (fregio frammentario con decorazioni a matassa) visibile nella lesena destra dell’abside centrale. Il fregio proviene certamente dall’abbazia altomedievale di San Costanzo preesistente all’attuale chiesa, che nelle sue parti più antiche, come abbiamo visto, risale ad un rifacimento di età romanica. Questa abbazia detta del Villare o di Villar San Costanzo, ricordata già nella sua Cronaca di Saluzzo da Gioffredo della Chiesa all’incirca nel 1450, era costruita in piano, in regione Cannetum, mentre la chiesa di San Costanzo sul Monte San Bernardo (vedi scheda) era la cella che si dice sorta sul luogo del martirio del santo. L’abbazia di San Costanzo, il cui primo documento storico sicuramente autentico è del 1190, è ricordata nel XV secolo quale fondazione di Ariberto I, mentre, a partire dal XVII secolo la tradizione storiografica la attribuisce ad Ariberto II (701-712). Conforta questa attribuzione il ritrovamento di alcuni frammenti scultorei reimpiegati nella parrocchiale del Villar e soprattutto la più ricca messe di marmi conservati nella chiesa dipendente di San Costanzo sul Monte – alcuni certamente relativi al primo decennio dell’VIII secolo – i quali vengono quindi a costituire la prova che la tradizione della nascita dell’abbazia di San Costanzo per opera di Ariberto II è da ritenersi fondata.

Informazioni:
Tel 0171 902087 (segreteria comunale), email: sancostanzo@provillar.it

Links:
http://www.ghironda.com/valmaira/comuni/villa.htm

http://www.provillar.it/abbazia.html

Bibliografia:
ARNAUDO A., 1979, La Cappella di San Giorgio nella ex chiesa abbaziale di Villar San Costanzo, Rotary club; OLIVERO E., 1929, L’antica chiesa di san Costanzo sul monte: in Villar San Costanzo (Cuneo), Lattes; CHIERICI S., 1979, Il Piemonte, la Val d’Aosta, la Liguria, Jaca Book; AA.VV., 1994, Piemonte romanico, Banca CRT; CASARTELLI NOVELLI S., 1974, La diocesi di Torino, C.I.S.A.M., Spoleto

Fonti:
Fotografie dai siti sopra indicati, ultima foto archivio GAT.

Data compilazione scheda:
ottobre 2003 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Emanuela Calvo – Gruppo Archeologico Torinese

Foto-1008cripataspietroVillar

villar_cappella

villar-particolare42

Villar San Costanzo (CN) : Abbazia di S. Costanzo al Monte

absidi

Storia e descrizione del sito:
La chiesa di S. Costanzo al monte è uno dei monumenti romanici più interessanti, e allo stesso tempo uno dei meno conosciuti, della regione La chiesa sorge poco distante dal luogo dove era l’antica abbazia detta del Villare o di Villar San Costanzo, ricordata già nella sua Cronaca di Saluzzo da Gioffredo della Chiesa nel 1450 circa. Quest’abbazia era costruita nel piano, in regione Cannetum (dove oggi è la parrocchiale di Villar), mentre la chiesa di San Costanzo sul Monte San Bernardo era la cella che si dice sorta sul luogo del martirio del santo. L’abbazia di San Costanzo, il cui primo documento storico sicuramente autentico è del 1190, è ricordata nel XV secolo quale fondazione di Ariberto I, mentre, a partire dal XVII secolo, la tradizione storiografica la attribuisce ad Ariberto II (701-712). Conforta quest’attribuzione il ritrovamento di alcuni frammenti scultorei reimpiegati nella parrocchiale del Villar e soprattutto la più ricca messe di marmi conservati nella chiesa dipendente di San Costanzo sul Monte – alcuni certamente relativi al primo decennio del VIII secolo – i quali vengono quindi a costituire la prova che la tradizione della nascita dell’abbazia di San Costanzo per opera di Ariberto II è da ritenersi fondata. Distrutta dai Saraceni nel X secolo, la chiesa primitiva fu ricostruita in diverse riprese fra l’XI e il XIII secolo, e subì aggiunte anche in età posteriori, come la semplice facciata settecentesca. Il motivo di maggior interesse della chiesa è la presenza al suo interno di una cripta d’eccezionale ampiezza, che viene a costituire in pratica una ‘chiesa inferiore’ di dimensioni pari a quelle dell’aula superiore. Appena entrati, infatti, si dipartono due scale: una che sale alla chiesa, l’altra che scende alla cripta. Salendo la prima ci si trova in una vasta aula a tre navate che terminano con tre absidi. La parte anteriore – tre campate che poggiano su tozze colonne in pietra e su pilastri rettangolari – presenta una muratura irregolare in ciottoli e pietrame, ed un tetto a capriate. Le colonne hanno basi e capitelli scolpiti con motivi prevalentemente geometrici. Si tratta del completamento del XIII secolo, che si innesta sulla parte orientale della chiesa, d’età precedente. Venne infatti aggiunto nel XIII secolo un organismo di quattro campate, eccedenti quindi le tre sottostanti, di modo che l’ultima cade oltre la lunghezza della chiesa inferiore e crea una sorta di nartece interno o atrio comune ai due organismi.
I restauri, eseguiti negli anni 50, riportarono il monumento ad una leggibilità sufficiente, dopo che era stato tramezzato e diviso in più parti (un po’ come S. Giustina a Sezzadio). Vennero alla luce sulla parete meridionale della chiesa, all’altezza della prima campata, tracce di affreschi (storie di Adamo e Eva) datati dalla Gabrielli all’XI secolo, il che fa ritenere che a quell’epoca fossero già stati rialzati in gran parte i muri perimetrali dopo la distruzione saracena.
villar_schemaLa parte orientale della chiesa, costruita nel XII secolo avanzato, inizia con la campata che precede il tiburio, e prosegue poi oltre il tiburio stesso con un’altra campata, il presbiterio e le tre absidi. Questa appare immediatamente diversa dalla parte anteriore, per l’impiego di muratura in conci ben squadrati, e per il sistema di coperture a volte a crociera non costolonate. Numerosi sono i particolari che in questa zona richiamano stilemi lombardi. Per esempio il tiburio ottagono su pennacchi a tromba, disposto con l’asse maggiore nord-sud, è un tema architettonico di origine borgognona che trova puntuali riprese in Lombardia e in area basso piemontese a Gavi. Così anche i capitelli finemente scolpiti con temi animali, vegetali, mostruosi, richiamano esemplari lombardi. A questo proposito il Checchi ricorda che nel 1190 il monastero chiese la protezione del vescovo di Milano per sottrarsi al potere dei marchesi di Busca e Saluzzo. Anche la chiesa inferiore rivela diverse epoche costruttive. La parte occidentale presenta le stesse caratteristiche costruttive della corrispondente parte superiore: tozzi pilastri in pietra reggono le basse volte a crociera su cui poggia il pavimento superiore. La zona orientale invece è nettamente più antica, tanto da far ritenere possa trattarsi della cripta dell’antica chiesa distrutta dai Saraceni; nella muratura compaiono spesso elementi in cotto alternati a conci di pietra e alcune lastre scolpite che sono chiaramente databili all’VIII e IX secolo. I pezzi altomedievali sono stati reimpiegati in tutta la chiesa, inferiore e superiore, sia nella parte romanica sia in quella gotica, all’interno come all’esterno, con un criterio non frequentemente riscontrabile nel basso medioevo, in quanto usati in qualità di materiali lavorati, non solo perché lasciati con la faccia operata in vista, ma anche perché collocati in ragione del loro valore ornamentale. A San Costanzo si impongono con forza maestranze non locali che sono state da più parti identificate come lombarde, formatesi direttamente sui cantieri cruciali di Milano (in particolare Sant’Ambrogio) e di Rivolta d’Adda, prima ancora che apparissero all’orizzonte le variazioni più sensibili (ma spesso ridondanti) di Piacenza, Parma e Pavia. Il rapporto con Milano e Rivolta, così come la presenza di scultori ancora di cultura arcaizzante nella zona delle loggette absidali e nella navata meridionale, impongono una data precoce per la parziale ricostruzione di San Costanzo, probabilmente non oltre il primo decennio del XII secolo; anche la qualità molto alta delle soluzioni architettoniche e decorative induce ad anticipare a ridosso dei prototipi lombardi la realizzazione della chiesa che, pur nelle attuali condizioni di abbandono, domina imponente la valle con le absidi luminose, aperte da fornici profondi (come a Rivolta e a Como), e con la superba regolarità del suo apparato murario in pietra locale, gentilmente variato da pochi tocchi cromatici in cotto, questi ritorneranno, all’interno, nel prezioso rosone a commesso bicolore del pavimento sotto il tiburio. Di notevole interesse anche la serie di arcature cieche che percorre le pareti di questa cripta, poggiando su colonne addossate; lo stesso motivo si ritrova nella cripta di S. Anastasio ad Asti, datata pur essa all’VIII secolo. Esternamente la parte che presenta il maggior interesse è quella orientale, che rivela organicità di progettazione e finezza di esecuzione, tanto nell’apparato murario in grossi conci ben squadrati che nella ornamentazione. Le tre absidi si elevano slanciate, solcate da lesene che dividono ciascun cilindro in tre campiture. Fa eccezione l’abside meridionale ove una delle lesene si interrompe a circa un metro e mezzo da terra. Le tre absidi sono coronate da una galleria di fornici larghi e profondi, certamente i più pregevoli visti nella regione piemontese, assai vicini per proporzioni alle più note gallerie milanesi di S. Ambrogio e pavesi di S. Michele. Le colonnine reggono capitelli scolpiti con tratto vivace, e la linea degli archi è animata da tratti in cotto che creano un piacevole effetto cromatico. Il motivo degli archetti compare nella forma più comune sul tiburio, nel quale si aprono anche quattro finestre ad occhio. Sul fianco meridionale infine si conserva, all’altezza della campata antecedente il presbiterio, un tratto dell’antico campanile – demolito alla fine del Settecento – sopra il quale è stato innalzato un piccolo campaniletto a vela. Su quanto rimane dell’antico campanile si può osservare una decorazione con cinque archetti su lesene angolari; la fattura di questi elementi, confrontati con quelli del tiburio, appare chiaramente databile ad epoca anteriore, presumibilmente all’XI secolo

Informazioni:
Seguendo le indicazioni si giunge alla chiesa sul monte S. Bernardo, dopo circa 2 km di strada in parte sterrata. Tel 0171 902087 (segreteria comunale), email:  sancostanzo@provillar.it oppure  info@sancostanzoalmonte.it

Link:
http://www.sancostanzoalmonte.it/

Bibliografia:
ARNAUDO A., 1979, La Cappella di San Giorgio nella ex chiesa abbaziale di Villar San Costanzo, Rotary club
OLIVERO E., 1929, L’antica chiesa di san Costanzo sul monte: in Villar San Costanzo (Cuneo), Lattes
CHIERICI S., 1979, Il Piemonte, la Val d’Aosta, la Liguria, Jaca Book
AA.VV., 1994, Piemonte romanico, Banca CRT
CASARTELLI NOVELLI S., 1974, La diocesi di Torino, C.I.S.A.M., Spoleto

Fonti:
Foto in alto dal sito sopra indicato. Le fotografie in basso sono di proprietà GAT.

Data compilazione scheda:
12/04/2006 aggiornamento giugno 2013

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Emanuela Calvo – Gruppo Archeologico Torinese

scostanzoaffreschi49

scostanzo-capitellorid

scostanzo-esterno

 

 

Villanova Mondovì (CN) : antica parrocchiale di Santa Caterina

Villanova sCaterina

Storia del sito:
Il primitivo borgo e la chiesa vennero distrutti da una inondazione dal fiume Ellero nei primi anni del Duecento. Sulle rovine fu poi edificata una cappella dedicata al Santo vescovo Nicolao, rasa al suolo da un’altra piena dell’Ellero nel 1300. Gli abitanti di Villanova e delle “ville” limitrofe, sia per difendersi dai nemici che per evitare nuove inondazioni, si spostarono sulla collina detta di “Villavecchia”, dove già sorgeva una Chiesetta dedicata a Santa Caterina Vergine e Martire, le cui fondamenta sono state recentemente ritrovate sotto la chiesa attuale. L’importanza del nuovo borgo di Villanova andò via via crescendo, anche per il Castello di cui era munita. Il paese venne poi cinto di mura e, a partire dal 28 aprile 1369, venne dotato anche di una Fortezza detta Bastita. L’accesso alla cittadella era consentito solo attraverso tre porte con ponte levatoio. Nel 1372 Villanova, che nel frattempo era passata sotto la dominazione di Galeazzo Visconti, subì un lungo assedio ed, espugnata, passò insieme con Mondovì, dapprima sotto Amedeo di Savoia, da lui a Ludovico d’Angiò e a Teodoro di Monferrato, per tornare nel 1396 sotto Casa Savoia. Solo alla fine del Seicento divenne comune autonomo da Mondovì.

La Chiesetta di Santa Caterina era troppo piccola per contenere tutta la popolazione, così, a partire dal 1309, venne ampliata allo scopo di contenere non solo gli abitanti del Capoluogo, ma anche quelli del piano e delle frazioni e gli stessi abitanti di Pianfei. Del 1369 è la poderosa torre campanaria (sorta come torre di guardia della Bastita) ornata di cornici ad archetti pensili. Nel XVI secolo la chiesa aveva tre navate e solo quella di destra aveva qualche campata coperta con volte a crociera; nel 1630 venne aggiunta la quarta navata a destra. Nel 1700 vennero costruite le volte alla navata centrale e la sacrestia. Trasferita la parrocchiale nella Confraternita di Santa Croce, opera del Vittone, la chiesa di Santa Caterina venne sempre più trascurata.
Abbandonata nel 1945, allo scopo di utilizzarla come spazio comunale polivalente, dagli anni 80 del secolo scorso venne sottoposta a varie campagne di restauro e di scavi archeologici che hanno riportato alla luce almeno sei fasi costruttive e una notevole quantità di affreschi per lo più nella navata sinistra. In un dipinto vi è la data del 1468.

Descrizione del sito:
VILLANOVA M.SCaterina pianta Il complesso architettonico di Santa Caterina è costituito dall’edificio dell’ex-parrocchiale, dalla canonica e dal giardino a sud della chiesa che, fino al 1803, era il cimitero di Villanova Mondovì. Numerose sono le irregolarità della costruzione medievale della chiesa: nessuna campata ha una pianta regolare; i pilastri non sono allineati; la navata centrale si restringe per le prime quattro campate, poi piega a sinistra; la parete di testa delle navate laterali è obliqua.
Sopra la porta d’ingresso laterale della prima campata della navata a sinistra un finto polittico con la Madonna col Bambini tra due santi in nicchie cuspidate, al di sopra una crocifissione tra l’angelo e l’Annunciata. In altri riquadri a destra e sinistra e nella lunetta le Storie di san Sebastiano la cui figura compare ancora, in elegantissime vesti dell’epoca, alla base del pilastro dell’ultima campata. Sopra due medaglioni con Davide e Salomone.
Nell’ultima campata della navata destra, sulle vele della volta medaglioni con i quattro Evangelisti, attribuiti a Rufino d’Alessandria (1410-15).
Nella parete del battistero, il battesimo di Gesù, con un elegante ibis bianco, affresco attribuito a Rufino, dell’inizio del XV secolo. Sulla parete di controfacciata il Cristo risorto attorniato dagli strumenti della passione, della fine del Cinquecento.
Nella seconda campata frammenti di una Madonna della Misericordia, ai lati un’Annunciazione, un Cristo di pietà assistito da san Grato e da sant’Elena che regge la croce.
Su un pilastro della navata sinistra l’arcangelo Michele e sulla parete laterale una Madonna e san Giovanni battista e san Bartolomeo. Sopra la porta della navata di destra due figure di soldati, nel sottarco i profeti Amos e Samuele e il martirio di santo Stefano, affreschi attribuiti a Rufino.
Nel sottotetto della quarta navata la figura di santa Caterina, priva della parte inferiore a causa della costruzione della volta nel 1630, ferita da strumenti di lavoro (martello, cazzuola…) una rara allegoria della festività domenicale non rispettata.

Nella frazione Pasco di Villanova Mondovì sorge la chiesa della MADONNA DEL PASCO, santuario eretto nel 1700 sulla struttura di un pilone votivo la cui immagine, che è stata posta sull’altare, risale al 1400, opera di un artista umbro. Particolare è l’iconografia: la Madonna offre una ciliegia al Bambino che tiene in mano un uccellino cui dà una ciliegia.

Informazioni:
P.zza S. Caterina o piazza di Villavecchia, dove si trova il Municipio. Parrocchia tel. 0174 699080 o Suore  0174 699043

Link:
http://comune.villanova-mondovi.cn.it/

http://www.artusin.it/territorio.htm

Bibliografia:
BERTONE L., Arte nel Monregalese, L’artistica Editrice, Savigliano CN, 2002
GALANTE GARRONE G., Alla ricerca di Rufino e altro. Affreschi dell’antica parrocchiale di S. Caterina a Villanova Mondovì, in “Le risorse culturali delle Valli Monregalesi e la loro storia, Comunità Montana Valli Monregalesi, Vicoforte CN 1999

Fonti:
Notizie e immagini dai siti e dai testi sopra indicati.

Data compilazione scheda:
3 dicembre 2012 – agiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

VILLANOVASCaterinaaffresco

villanovaPasco16

Vignolo (CN) : cappella di San Costanzo

VIGNOLO, chiesa di san costanzo

Storia e descrizione del sito:
CAPPELLA DI SAN COSTANZO
È attestata sin dal XII secolo come una delle dipendenze che l’abbazia di Saint-Chaffre di Velay aveva lungo la valle Stura. Costruita direttamente sulla roccia, la chiesina conserva ancora intatta la sua veste romanica, resa caratteristica dalla presenza del campanile sulla facciata a capanna, raro in Piemonte. Sopra l’ingresso è visibile, dopo i restauri, la figura di san Costanzo con la palma tenuta in mano. Il campanile presenta finestre a bifora e archetti che ne alleggeriscono la struttura. Appoggiata alla costruzione, dalla parte del campanile, vi è una piccola abitazione ancora saltuariamente utilizzata come ermitaggio. L’interno è molto spoglio.

CAPPELLA CAMPESTRE DI SAN MARTINO
Fondata tra il secondo quarto del XI secolo e il 1179, data in cui è citata tra le dipendenze del monastero benedettino di Cervere, di cui S. Martino risulta priorato nei secoli successivi e a cui è legato fino all XIX secolo. L’importanza storica di questa chiesetta è testimonianza nella memoria popolare, che ricorda cimiteri e case dei frati. Le ristrutturazioni succedutesi nei secoli però, non lasciano più intravedere l’aspetto originario, probabilmente romanico.

Informazioni:
è situata alle spalle dell’abitato, in posizione dominante. Parrocchia tel. 0171 48268 o Comune tel. 0171 48173

Link:
http://www.comune.vignolo.cn.it/

Fonti:
Notizie dal sito sopra indicato; fotografia in alto da http://www.comuniverso.it/index.cfm?comune=004243 ; foto in basso tratte nel 2011 dal sito http://www.scuolacervasca.it/joomla/la_mia_terra_cd/arte/scostanzo.htm, pagina non più reperibile nel 2014.

Data compilazione scheda:
14 dicembre 2011 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta -G.A.Torinese

vignoloscostanzo-abside-2

vignoloscostanzo-affresco

vignolo-martino

Vicoforte (CN) : Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Vicoforte s pietro 1

Storia del sito:
Vicoforte, anticamente “Vico” che deriva dal romano “vicus”(villaggio). Il luogo, tra i più antichi della zona, fu abitato dai Liguri Bagienni, i quali avevano la propria capitale in Augusta Bagiennorum, la attuale Benevagienna. La conquista romana assoggettò poi l’area alla Tribù Camilla; Vico fece poi parte del contado di Bredulo. Nel 1198 alcune famiglie, per sottrarsi all’autorità del Vescovo di Asti, fondarono su una collina chiamata “monte di Vico” un nuovo insediamento: l’attuale città di Mondovì. Poco dopo il territorio di Vico fu assorbito dal nuovo comune, e per due secoli la storia del vecchio borgo si identificò con quella di Mondovì.
Tracce evidenti dell’impianto antico del villaggio restano nella struttura stessa delle case, che formano una doppia schiera lungo la strada centrale che sale lungo il poggio ed un tempo era denominata “Flaminia”, da cui il nome della contrada Fiamenga che si distende tra il capoluogo e il Santuario (costruito alla fine del 1500). Nella parte più alta del borgo si può vedere una torre merlata risalente al medioevo, oggi diventata campanile della chiesa di san Donato. Numerosi reperti dell’epoca romana confermano le antiche origini del luogo, che cambiò il proprio nome da Vico in Vicoforte solo nel 1862, in ossequio ad un passato tanto importante e ad un’epoca nella quale una robusta fortificazione muraria avvolgeva l’intero borgo.
La Pieve di San Pietro, sorse probabilmente sul luogo di una cappella del V secolo. Citata in un documento del 1041 come plebem Sancti Petri de Vico, e in successivi del XII secolo. Era sotto la giurisdizione del Vescovo di Asti perchè apparteneva alla contea di Bredulo. Nel 1345, spostatasi la popolazione nel comune di Mondovì, la pieve venne declassata a “oratorio”.
Non si hanno notizie certe sulla costruzione e sulla ricostruzione dell’edificio che venne consacrato nel 1596; fortunatamente vennero conservati alcuni AFFRESCHI tre-quattrocenteschi. Nel 1686 fu demolito e ricostruito l’antico campanile ed in seguito, verso la fine del ‘600, fu costruita l’attuale canonica. Un intervento straordinario sulla chiesa fu eseguito negli anni 1887-1888 in seguito ai gravi danni causati dal terremoto del 1887: furono rifatte le volte delle navate, riparato il tetto, rifatto buona parte dello stucco e proprio allora si rinvenne l’antico affresco della “Madonna del Soccorso”.

Descrizione del sito:
L’antica Pieve, oggi chiesa Parrocchiale della borgata, nonostante le modifiche, reca i segni dell’origine medievale, con tre navate con absidi piane e due cappelloni laterali che compongono il transetto; pilastri quadrati con paraste reggono volte a botte lunettate.
All’esterno vi sono AFFRESCHI del XV secolo: in facciata, sotto il portico che è largo quanto la navata centrale e rivolto a ponente, ai lati della porta di ingresso, sono raffigurati i santi Pietro e Paolo da un lato e, dall’altro, un san Cristoforo con Gesù Bambino sulle spalle.
All’interno, sulla parete di fondo della navata destra, in una cornice ogivale, vi è l’AFFRESCO di una delicata Annunciazione databile intorno al 1390, uno dei dipinti più antichi della zona.
Sopra l’altare di testa della navata sinistra, in seguito al terremoto, venne alla luce una pala ad affresco raffigurante la “Madonna del soccorso” dell’inizio del 1500, ma in stile ancora gotico. In nicchie con cuspidi e festoni stanno la Madonna col Bambino con ai lati due Santi in piedi. Nella cuspide centrale è raffigurata la Crocifissione, e nelle laterali l’Annunciazione. L’affresco sembra ridipinto su un’opera più antica.
Sulla parete destra dell’ingresso è recentemente venuto alla luce un affresco di pieno Cinquecento con la Madonna in trono tra due santi.

Descrizione dei ritrovamenti:
Una stele romana del I secolo d.C. è murata a destra della porta della chiesa barocca di San Donato e rappresenta due figure sedute di fornte ai lati di uno specchio. L’iscrizione latina cita Lucius Veltius Bassus, il cui nome denota forse un’origine etrusca.

Informazioni:
In contrada Fiammenga o Fiamenga, Via Cap. Bovolo.  Parrocchia tel. 0174563074

Link:
http://www.comune.vicoforte.cn.it

Bibliografia:
Bertone, L. Arte nel Monregalese, L’artistica Editrice, Savigliano CN, 2002

Fonti:
Fotografie e parte delle notizie tratte dal sito del comune. Fotografia annunciazione da http://www.sebastianus.org/
Ultime due fotografie da http://www.turismocn.com

Data compilazione scheda:
15/01/2009 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A. Torinese

vicofimg_86

vicog imm 88r

100_5281-300x225annunc-vicoforte

vicofimg_87

vicof1

vico2

Verzuolo (CN) : Resti del ricetto e Castello

castello verzuolo

Storia e descrizione del sito:
L’antico borgo della Villa si sviluppò soprattutto tra il XIV e il XV secolo in concomitanza con lo sviluppo economico e culturale del Marchesato di Saluzzo. L’ingresso era segnato fino al 1990 – anno in cui venne distrutta – da una caratteristica porta di accesso, chiamata Porta Capala, anticamente costituita da due corpi paralleli con apertura ad arco e sovrastante camminamento abbellito da due ordini di merli ghibellini, la cui prima menzione documentale risale al 1447.
Sono rimaste nel borgo numerose tracce di elementi medievali: una bella cimasa e fregio in cotto marcapiano a motivi floreali e a dentelli della fine del XV secolo; una casa dalla tipica struttura gotica e altri scorci o elementi architettonici particolari che si innestano su strutture di epoche successive.
L’antica casa Comunale presenta in facciata un AFFRESCO raffigurante la “Pietà”, datato 1422 e inserito in un altare barocco.
Il RICETTO è la zona dove nel XI si insediò il primo nucleo abitativo ai piedi di una rocca fortificata, di cui ora rimangono parte delle MURA, una PORTA di ingresso centinata e l’antica parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo (vedi scheda).

Il nucleo originario dell’attuale CASTELLO venne fatto costruire nel 1377 dal marchese Federico II sulle rovine del primitivo fortilizio dell’XI secolo. I successori di questo marchese ingrandirono la costruzione e la resero la più solida roccaforte del Marchesato. Di forma quadrata, rinforzato agli angoli da quattro torri, di cui due quadrate e due rotonde, era circondato da fossati; le mura erano guarnite di merli ghibellini e un ponte levatoio isolava la fortezza principale dal cortile esterno. Nel XV secolo fu trasformato in palazzo di villeggiatura, inaugurando la sua stagione più sontuosa che durò fino alla metà dell’Ottocento. La costruzione fu ristrutturata, il parco abbellito e ingrandito. Le severe stanze dell’antica fortezza furono trasformate in sale e saloni riccamente arredati e decorati e furono costruite due cappelle gentilizie sovrapposte nella torre di Valfrigida.
Nel XVII secolo il castello venne nuovamente ristrutturato e abbellito. In quest’ultima ristrutturazione perse quell’aspetto bellicoso per cui era stato costruito, divenendo luogo saltuario di svago e di riposo. I lavori furono svolti per volontà di Silvestro della Manta, abate di Altacomba ed ambasciatore ordinario del duca di Savoia in Francia e a Venezia. In questa ristrutturazione vennero abbattute alcune importanti strutture del sottotetto, contro la volontà degli architetti del tempo, probabilmente questa fu una delle cause del crollo avvenuto il 8 giugno 1916, quando una delle due torri quadrate per metà crollò e con essa venne distrutta buona parte dell’antico archivio del castello che comprendeva oltre sedicimila lettere riguardanti la storia del Piemonte e della Francia dal 1500 al 1800, migliaia di libri e suppellettili di elevato valore storico.
Nel 1938 venne demolita la rimanente torre quadrata (detta dell’Orologio), la torre del Belvedere e tutta l’ala, cioè sparì tutta la facciata più bella del Castello. In seguito il castello fu spogliato di tutti gli arredi, dei camini e addirittura della ricca fontana e attualmente manca di adeguate opere di manutenzione.

Informazioni:
Salendo su Via al Castello, passata la nuova parrocchiale settecentesca, si giunge al nucleo antico detto “Villa”, sotto il castello che è di proprietà privata. Comune tel. 0175 85181

Link:
http://www.comune.verzuolo.cn.it/archivio/pagine/Il_Borgo_medievale.asp

Bibliografia:
BOERO G., Il castello di Verzuolo, s.n. Verzuolo,1973

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
15/01/2008 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

verzuolo cas1

verzuolo pietà

Verzuolo (CN) : Antica parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo

verzuolo1

Storia del sito:
La chiesa sorge nella zona dell’antico ricetto, di cui sopravvivono ancora l’antica porta e tratti di mura, è detta anche “chiesa in castello” o castellana. Dipendenza dell’abbazia di Fruttuaria dalla metà del XII secolo, nel corso del Quattrocento la chiesa venne ampliata e notevolmente rimaneggiata. Alla fine del XVIII, per richiesta di alcune famiglie trasferitesi vicino alla settecentesca chiesa dei Cappuccini, essendosi l’abitato allargato verso la pianura, fu necessario che quest’ultima divenisse parrocchia traslando così la titolazione della chiesa.
La chiesa conserva il campanile romanico e affreschi quattrocenteschi di più mani sulla facciata e all’interno, originariamente forse tutto affrescato, con l’intervento di Pietro da Saluzzo e di altri maestri. Oggetto di varie campagne di restauri dal 1975 al 2008.

Descrizione del sito:
Il CAMPANILE romanico fu costruito dai Benedettini nel XI-XII secolo e domina la chiesa con i suoi cinque piani segnati da una fila di archetti e da monofore e bifore; termina con un’alta cuspide gotica rivestita da tessere maiolicate (XV sec.).
La FACCIATA a capanna della chiesa, in pietre e laterizi, ornata da una cornice in cotto, presenta al centro il portale che conserva, nella parte superiore, la lunetta gotica con l’AFFRESCO della Madonna con Bambino tra i santi Giacomo e Filippo risalente al terzo decennio del Quattrocento. Alla destra, databili alla stessa epoca, spiccano l’imponente san Cristoforo, che riprende l’iconografia comune e diffusa sulle facciate delle chiese della zona, e santa Barbara, rappresentata con una torre in mano. Alla sinistra è raffigurata una Deposizione dalla croce datata 1472. Facciata e pareti laterali mostrano le tracce degli ampliamenti subiti dall’edificio.
L’INTERNO è costituito da una sola ampia navata, rialzata nel 1615, divisa da quattro campate con volte a crociera costolonate. Gli interventi del 2003-2005 hanno provveduto al consolidamento dell’abside, al rifacimento del tetto in lose e alla sostituzione del pavimento di terra battuta, con uno in cotto.
I restauri, sin dagli anni ’80 dello scorso secolo, avevano portato alla luce tracce degli AFFRESCHI che raffigurano il martirio di san Sebastiano e di san Lorenzo; le storie di sant’Antonio; Maria tra san Cristoforo e san Rocco, san Sebastiano e sant’Antonio Abate e una Natività che richiama i moduli iconografici della chiesa di Stroppo e che probabilmente risale al XIV secolo e un frammento che presenta i muratori al lavoro in una costruzione sullo sfondo di un vasto castello.
I lavori degli anni successivi hanno rivelato, nella prima cappella a sinistra, vari brani pittorici delle storie di sant’Antonio abate e san Paolo eremita e, nella grande lunetta, l’ascensione di Cristo tra gli Apostoli. Con i successivi restauri, terminati nel 2008, sono state rese completamente leggibili le opere quattrocentesche attribuite a Pietro da Saluzzo. Nella seconda cappella a destra è stato completato il recupero delle scene del martirio di san Sebastiano con il Cristo in pietà tra i santi Apollonia, Margherita, Pietro da Lussemburgo, Giuliano e Lorenzo.
La parte più preziosa e antica è costituita però dagli AFFRESCHI ROMANICI che si trovano nella cappella sotto il campanile e sono attribuiti dalla dott.ssa Segre all’inizio del sec. XI. Raffigurano le storie di san Nicola, caratterizzate dal contrastante cromatismo altoromanico e sono collocate in riquadri delimitati dalla tipica decorazione geometrica romanico-bizantina e costituiscono un’importante e rara testimonianza della pittura altoromanica del cuneese.
Nel 2010 è stato terminato il restauro del grande crocifisso quattrocentesco.
Nel presbiterio, murato sulla parete a destra dell’altare, spicca il tabernacolo in pietra verde datato 1473, di elegante forma gotica. Il coro ligneo settecentesco porta all’entrata delle tre sacrestie che si addossano all’abside, la più antica risalente al terzo decennio del Seicento.

Informazioni:
Parrocchia tel. 0175 85181

Links:
http://www.comune.verzuolo.cn.it

Bibliografia:
ANTONIOLETTI L.C (testi); FILANNINO R.(fotografie), L’antica parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Verzuolo, L’artistica Edit. Savigliano CN 2010
PICCAT M., Il ciclo di affreschi romanici di Verzuolo: tracce di una tradizione agiografica, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1992
BOERO G., L’antica chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo in Verzuolo, s.n. Verzuolo, 1975

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito del Comune. Ultima immagine (san Nicola) dal sito www.luoghidelsacro.com/le-chiese/dettaglio/

Data compilazione scheda:
15/01/2008 – aggiornamento 10/ 2012 e 2/2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

verzuolo2 campanile_antica_parr

VerzuoloSFilippoGiac-campanilec

p_db4f64302f

Verzuolo-IMG_1173

Valgrana (CN) : Ospizio della Trinità e Chiesa parrocchiale

VALGRANA-TRINIT~1sito-comune

Storia e descrizione del sito:
L’OSPIZIO DELLA TRINITÀ è considerato l’esempio meglio conservato nella regione di ospizio-ospedale per pellegrini e bisognosi, risalente al XV secolo. Preceduta da un portico, si presenta come una casetta su due piani. L’interno è stato ristrutturato negli anni scorsi e trasformato in locale abitativo, anche se finora l’utilizzo è stato esclusivamente per mostre ed eventi. Sulla facciata, sempre visibili, affreschi di metà Quattrocento attribuiti ai fratelli Biazaci, raffiguranti la Trinità e la Vergine col Bambino in trono. La Trinità rappresenta le tre Persone (Padre, Figlio e Spirito Santo) come tre busti maschili che emergono dal medesimo corpo. Dall’altro lato della porta la figura di sant’Antonio abate.

La CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MARTINO, anteriore al ‘300, conserva una Crocifissione del primo quattrocento, sovrastata da un piccola e bella Madonna del Latte cinquecentesca e un interessante fonte battesimale risalente al 1456 dei fratelli Zabreri.

Informazioni:
Comune telefono 0171 98101

Links:
http://www.comune.valgrana.cn.it

http://architettura.escarton.it/lookfor.php?sito=17

Fonti:
Fotografia in alto tratta dal sito del Comune.
Alcune immagini sono visibili sul sito al n° 2.

Data compilazione scheda:
10 dicembre 2011 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Valgrana -cartelloMISTA

Valgrana (CN) : Cappella dei Santi Bernardo e Mauro e Chiesa di Santa Maria della Valle

 facciatas_maurobernardo.sito comune

Storia e descrizione dei siti:
Sulla strada che porta a Montemale si trova la CAPPELLA DEI SANTI BERNARDO E MAURO affrescata dal pittore Pietro di Saluzzo. A pianta quadrangolare, è preceduta da un portico seicentesco. Gli affreschi presentano una Madonna in trono tra i santi Bernardo da Mentone e Giovanni Battista; nella volta, Evangelisti e Dottori della Chiesa, in facciata una lacunosa Annunciazione: Vennero realizzati nel 1473 e sono attribuiti all’ultima fase dell’opera del pittore, un tempo detto “Maestro del Villar”.

Superata la frazione Cavaliggi, si trova la CHIESA DI SANTA MARIA DELLA VALLE. Documentata sin dal XII secolo, fu costruita nel secolo XI dai monaci benedettini provenienti da Puy en Velay, ma conteneva reperti più antichi tra cui una lapide romana, ora nel museo di Cuneo. Gli absidi affrescati furono abbattuti nell’Ottocento per ingrandire la cascina adiacente. Si nota ancora un campanile a vela. All’interno tre navate separate da archi poggiati su sei colonne rotonde in muratura. Conserva testimonianze che sembrano far propendere per un’origine assai più lontana come la piccola lastra in pietra raffigurante due volti umani ed una croce longobarda murata sopra la porta d’ingresso(forse parte di un sarcofago del VII secolo).
Nella navata sinistra sono emersi dipinti trecenteschi : san Cristoforo con a sinistra san Giacomo e a destra una delicata Madonna con Bambino. A questi è sovrapposta una deposizione dalla croce, attribuita a Botoneri che nel 1574 affrescò il santuario di San Magno. Gli affreschi trecenteschi sono anche sulla parte destra con san Bartolomeo scorticato, san Teofredo (che tiene nelle mani la sua testa decapitata). Nel riquadro successivo vi è san Pietro e forse san Michele, poco identificabile a causa dell’interruzione del muro. In basso, tra san Bartolomeo e san Pietro, è stato successivamente sovrapposto un riquadro, deteriorato, che forse rappresenta la risurrezione di Lazzaro.
Gli affreschi della navata di destra sono probabilmente quattrocenteschi. Sono stati interrotti, ma solo in parte rovinati, dalla costruzione di un soppalco in legno. Vi sono san Leonardo, santa Margherita, san Giorgio in armatura a cavallo che salva la principessa dal drago. In basso una Madonna, assai rovinata.

Informazioni:
Cappella di San Bernado: chiedere le chiavi in Parrocchia tel. 017198198
Chiesa di Santa Maria della Valle: telefonare alla famiglia Gosso, tel. 013198284 oppure al Sig. Molinengo tel. 017198284

Links:
http://www.panoramio.com/user/6122472/tags/Pietro%20da%20Saluzzo

http://architettura.escarton.it/lookfor.php?sito=16

http://architettura.escarton.it  ( fotografie su Su Santa Maria della Valle)

Fonti:
Fotografia dal sito del Comune : http://www.comune.valgrana.cn.it
Molte fotografie degli affreschi della Cappella di San Bernardo sono visibili sui siti sopra indicati.

Data compilazione scheda:
10 dicembre 2011 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Valdieri (CN) : Parco archeologico della necropoli protostorica e museo

 VAldieri-necropoli parks.it

Storia del sito:
A nord-est di Valdieri, presso via Guardia della Frontiera, nel 1993 vennero alla luce tracce di una necropoli protostorica in uso tra il X e il VI secolo a.C. L’indagine di scavo estensivo venne condotta dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte dal 1993 sino all’autunno del 1995.
Dal 2008 la zona è stata sistemata ad “area archeologica attrezzata”, opportunamente protetta da una serie di coperture e dotata di allestimenti che ne spiegano le caratteristiche con un’impostazione didattica rivolta, in particolare, alle scuole.
Nel 2013 è stato inaugurato il Parco Archeologico.

Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
Il sito indagato è posto sul ciglio di un’ampia ed antica superficie terrazzata e presenta le caratteristiche di una piccola necropoli ad incinerazione caratterizzata da una struttura rettangolare allungata, di cui restano murature di circa 90 cm di spessore realizzate con materiale locale e costruite a secco. Tale struttura fu divisa in due ambienti con un tramezzo composto da ciottoli fluviali. A questo vano più antico, nel tempo, vennero addossati altri piccoli recinti funerari di forma quadrangolare. All’interno di ognuno di essi è stata individuata una sepoltura in pozzetto, talora in cassetta litica, con un cinerario biconico d’impasto coperto da una lastra di arenaria. Le tombe più antiche risalgono all’età del Bronzo, nei recinti e all’esterno della struttura vi sono sepolture dell’età del ferro (prima metà VI sec. a.C. con corredi che hanno restituito fibule, bracciali, anelli a globetti in bronzo.

Nei pressi di via delle Ripe, in occasione di lavori stradali, venne individuato il sito di un villaggio protostorico.

Esposizioni temporanee:
Nei locali a fianco del Municipio, in piazza della Resistenza 28, è stata allestita nel 2011 la mostra “Ai piedi delle montagne”, esposizione di reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi. Info: tel. +39 0171 17740046

Informazioni:
Comune tel. 0171 97109

Links:
http://www.comune.valdieri.cn.it/

http://www.parcoalpimarittime.it/la-visita/punti-d-interesse/museo-e-necropoli-di-valdieri

Bibliografia:
VENTURINO GAMBARI M.; FAUDINO V., Necropoli Valdieri, Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e del Museo antichità egizie, Comune di Valdieri, 2011
VENTURINO GAMBARI M.; GIARETTI M., Valdieri, loc. via alle Ripe. Necropoli protostorica ad incinerazione, in “Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte”, 14 (1996), pp. 233-235
BARALE P. Nella valle dei Re: riferimenti archeoastronomici emersi da antiche sepolture di rango della necropoli protostorica di Valdieri (Valle Gesso – CN), Atti del XVIII congresso di storia della fisica e dell‘astronomia, 1998

Fonti:
Info e fotografie dai siti sopracitati.

Data compilazione scheda:
14 dicembre 2011 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

Valdierimostra