Montafia (AT) : Chiesa di San Martino

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Storia del sito:
I due centri di Montafia e Bagnasco ebbero ciascuno storia propria a lungo e solo in epoca moderna furono uniti in un unico comune. Un’antica tradizione vuole che Montafia sia stata fondata da un certo Alfia dei Variselli, e che da lui derivi il nome di Mons Alfiae. Secondo un’altra ipotesi il nome sembra derivare da Montà per la prima parte e da Alphaeus per la seconda: il suo significato andrebbe ipoteticamente inteso come la “salita di Alfeo”.
Il centro del paese è ancora dominato dagli imponenti bastioni su cui sorgeva il castello medioevale, ora scomparso. Lungo i secoli fu più volte distrutto e poi ricostruito (nel 1154 diroccato dall’imperatore Federico I Barbarossa). La più antica notizia dell’esistenza di questo castello risale al 1108 in un documento del Codice Astese, col quale, il 6 settembre di detto anno, Roggero di Montafia, fu Ottone, faceva donazione al Comune di Asti della terza parte del castello. Il feudo di Montafia nel 1191 fu donato alla città di Asti; quindi successivamente passò al Vescovado di Torino. La famiglia dei Variselli, ossia dei Montafia possedette costantemente questo feudo fino al 1577, prendendo le investiture direttamente dal Papa o dai Vescovi di Torino e, negli ultimi anni dai duchi di Savoia, che avevano ottenuto il Vicariato Pontificio. Nel 1577 Emanuele Filiberto avocò a sè il feudo, ma per poco, poichè il papa Gregorio XIII ordinò al vescovo di Cervia di prendere possesso del territorio. Nel XVIII secolo il principe Michele Imperiali acquisì il feudo per ricostruire, sui resti del castello, la propria dimora di campagna.
La chiesa di San Martino era l’antica parrocchiale del borgo di Varisella. La costruzione originaria risale probabilmente alla metà del XII secolo. Il registro diocesano del 1345 indica per la prima volta l’esistenza della chiesa di S. Martino a Montafia e la annovera tra quelle dipendenti dalla pieve di S. Giorgio di Bagnasco (Balneascum in latino) insieme alla Madonna di Vignole e di S. Marzano, site nello stesso territorio. Dopo il trasferimento della popolazione nel sito dell’attuale Montafia, nella chiesa continuarono a farsi sepolture. Nel 1585 monsignor Peruzzi vi compì una visita pastorale e la definì “cappella campestre”, già annessa al cimitero.

Descrizione del sito:
La semplice facciata a capanna è parzialmente coperta da intonaco che ne maschera la struttura. L’edificio è ora ad aula unica ma in origine aveva tre navate. La chiesa subì notevoli rimaneggiamenti nei secoli e conserva strutture originarie romaniche nell’abside, in parte dell’attacco dell’abside all’aula, in parte del lato sud, in parte della base del lato nord e in parte della facciata.
La parte meglio conservata è l’abside, decorata da una fascia bicroma a dente di sega che corre poco sopra la sua base, realizzata in mattoni rossi e arenaria bianca, simili a quelli dell’abside maggiore di S. Secondo a Cortazzone. L’abside è divisa in tre campi da due colonnine, di cui una terminante ancora con un bel capitello. Sotto la cornice a scacchiera corre una serie di archetti pensili molto decorati nella parte superiore. Le sculture del coronamento presentano motivi decorativi a damier e figure classiche dei bestiari medievali quali una fiera che tenta di azzannare la propria coda, capri appesi a testa in giù e cervi accovacciati.
Di grande eleganza sono alcuni elementi scolpiti in pietra, come l’arco che sovrasta la finestrella sul lato sud, e la raffinatissima decorazione a intreccio della monofora che si trova al centro dell’abside.
L’interno della chiesa, notevolmente rimaneggiato, presenta un affresco del XVI secolo raffigurante, in modo semplice e ingenuo, san Martino che dona il suo mantello al povero e tre decorazioni geometrico-floreali.

Informazioni:
La chiesa si trova nel cimitero.  Comune tel. 0141 997003

Link:
http://www.lacabalesta.it/testi/arte/montafiasanmartino.html

Fonti:
Foto G.A.T.

Data compilazione scheda:
20/08/2010 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mario Busatto – Gruppo Archeologico Torinese

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