Mazzè (TO) : Stele megalitica

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Storia del sito:
L’origine di Mazzè è antichissima, probabilmente risale ai primi stanziamenti Liguri. Reperto notevole di questo periodo è la STELE MEGALITICA datata al VI sec. a.C.
Nel marzo del 1988 veniva effettuato lo svasamento del bacino artificiale del fiume Dora Baltea, a monte della diga di Mazzè, in Regione Benne. Sulla sponda del fiume vi era una sorta di sperone a scarpata, formato da grosse pietre sovrapposte a secco: nella struttura, realizzata allo scopo di limitare i danni derivati dall’erosione della corrente in una zona di ansa esterna, era inserito un grande blocco di forma allungata completamente sommerso dall’acqua. L’Associazione Culturale “Francesco Mondino”, informò la Soprintendenza Archeologica del Piemonte che giudicò autentico ed interessante il reperto. Il blocco venne recuperato, studiato e poi collocato nell’abitato di Mazzè.
Si ritiene che l’ubicazione originaria della pietra non potesse essere quella del rinvenimento e senza dubbio essa fu riutilizzata nei lavori di costruzione dell’invaso della diga di Mazzè nel 1921.
La più probabile ubicazione originaria del megalite, risulta essere sulla cosiddetta “Bicocca”, un’altura prospiciente la Dora. Si pensa che con il tempo la stele possa essere scivolata progressivamente fin sulla sponda del fiume; si può anche ipotizzare un abbattimento intenzionale del megalite, durante una fase storica di intensa cristianizzazione, in quanto simbolo evidente di antichi culti pagani.

Descrizione del ritrovamento:
Il monolite si presenta come una sorta di colonna, lunga m. 4,2 con sagoma lenticolare rastremata verso l’alto. La circonferenza alla base misura m. 2, mentre alla sommità risulta di circa m 1. Il peso stimato supera le due tonnellate e mezzo. La pietra è un blocco di gneiss, con presenza di mica, feldspati, quarzo; la composizione è caratteristica delle rocce di ambiente alpino nord-occidentale.
Il monolite di Mazzè reca evidentissime tracce di accurata e meticolosa lavorazione: il calco realizzato ha permesso di verificare le tracce evidenti di una bocciardatura generalizzata, cioè di una lavorazione sistematica determinata a realizzare compiutamente non solo una forma standard, ma anche una levigatura abbastanza accurata. Su tutta la superficie del monolite si colgono infatti larghe tracce a solco lunghe circa 15 cm e larghe circa 3 cm, realizzate probabilmente con un mazzuolo litico, di sufficiente durezza, grandezza e peso. Le creste tra le diverse tracce sono in molti casi abbattute, levigate o abrase. Importante è comunque sottolineare che il monolite non solo era rifinito, ma aveva anche una superficie principale, rimasta per fortuna contro terra all’interno della massicciata dell’invaso idroelettrico. Su questa si notano alcune piccole coppelle poco profonde e molto usurate. La presenza delle coppelle, realizzate con utensile litico, e la levigatura della superficie dimostrano che il monolite è da considerare più propriamente una stele monumentale, con una faccia principale incisa. Manca qualsiasi traccia di iscrizioni.
Alcune tracce ancora percettibili di una linea di incrostazioni a circa 40 cm dalla base permettono di definire l’originario interramento della stele: essa era dunque in piedi e doveva, nella sua collocazione originaria, avere un’importante struttura di ciottoli e massi di inzeppamento per garantirne la stabilità, certamente altrimenti precaria in nuda terra e con interramento così esiguo in rapporto all’altezza totale.
La semplice analisi tecnica non fornisce comunque indicazioni univoche sul significato della stele di Mazzè; si può ipotizzare sia una stele funeraria dell’Età del Ferro, per approssimazione e in base a confronti (vedi schede sul “lapis longus” di Chivasso e sul monolite di Lugnacco).

Informazioni.
Comune tel. 011 9835901

Links:
http://www.mattiaca.it/stele.htm

http://www.mattiaca.it/mondinonuovmimmo/stele%201a.htm

Bibliografia:
CAVAGLIA G. et al., La stele megalitica di Mazze, Associazione culturale “F. Mondino”, Mazze (TO), 1993
GAMBARI F.M., La preistoria e la protostoria nel bielllese: breve aggiornamento sulle ricerche nel territorio, Bollettino della Società piemontese di archeologia e belle arti, n. XLIV, 1990-1991

Fonti:
Le notizie riportate sono state elaborate da testi presenti nel sito www.mattiaca.it.
Fotografie dal sito www.mattiaca.it

Data compilazione scheda:
15/03/2006 – aggiornam. giugno 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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