Caltignaga – Sologno (NO) : Oratorio dei Santi Nazaro e Celso

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Storia del sito:
La chiesa, dedicata ai martiri milanesi del IV secolo, Santi Nazaro (o Nazzaro o Nazario) e Celso, nel trecento era una delle cappelle dipendenti dalla pieve di Dulzago. Nel 1461 venne affrescata da Giovanni e Luca De Campo, pittori operanti in area novarese e valsesiana tra il 1440 e il 1483. Alla fine del sec. XVI faceva parte della Parrocchia di Santa Maria di Caltignaga. Nel 1597 venne eretta chiesa autonoma, ma non ebbe mai dignità parrocchiale ed era già definita “campestre”. Nel 1589, anno in cui Sologno divenne parrocchia autonoma, tale dignità fu conferita alla chiesa di Santa Margherita Egiziaca e San Nazzaro e Celso divenne soltanto cappella cimiteriale.
Per il tipo di muratura arcaica, la costruzione è stata attribuita alla fine dell’XI secolo.

Descrizione del sito:
L’edificio è orientato, secondo la tradizione, con la facciata a ovest, a pianta leggermente trapezoidale (i lati minori misurano cm 577 e cm 504); è a nave unica chiusa da abside semicircolare con calotta sferica e coperta da un tetto in coppi sistemato da quattro incavallature lignee. La facciata mantiene la forma a capanna e si presenta intonacata con al centro una porta con archivolto in parte intonacato ed in parte costituito da mattoni a vista molto definiti e ben disposti. Sopra la porta, leggermente disassato, è stato aperto in epoca barocca un oculo ellissoide. Per la diversità della muratura costituita da mattoni disposti in modo regolare, si può presumere che la facciata sia stata rifatta successivamente nel XV secolo.
Ai lati dell’ingresso permangono piccole tracce di affreschi probabilmente coevi a quelli ancora esistenti all’interno. Il lato meridionale presenta il paramento originario in cotto, composto da corsi di mattoni disposti orizzontalmente sui letti di malta, alternati da frammenti di tegole messi a spina di pesce, poco inclinati e legati con giunti di malta non stilata. Le lesene, leggermente pronunciate, suddividono la parete in cinque scomparti praticamente uguali (cm 157-160) che in origine erano collegate da gruppi di quattro archetti pensili dei quali sopravvive solamente qualche peduccio abraso. La porzione terminale della parete sinistra, (cm 391) verso la facciata, risulta di maggiori dimensioni e viene ritenuta un intervento successivo, probabilmente di epoca tardo romanica: è costituita da una muratura di mattoni disposti orizzontalmente, diversa dal restante paramento, e presenta un ispessimento che fa supporre possa trattarsi di un frammento di parete del campanile a base rettangolare ancora esistente agli inizi del XVII secolo. Tra la terzultima e penultima lesena è ancora visibile il profilo di una porta con archivolto formato da rozzi mattoni disposti a raggiera e legati da spessi strati di malta; la porta fu murata verso il 1890. Sopra esiste una monofora a strombo con tracce di archetto soprastante. Sulla parete figurano quattro finestre di cui tre tamponate. L’unica apertura sopravvissuta, di piccole dimensioni, è quella più vicina all’abside; le altre due più ampie, nei comparti successivi, corrispondono a due riquadri intonacati, in precedenza utilizzati come supporto di due dipinti raffiguranti rispettivamente San Bernardo da Aosta e una Madonna col Bambino, come risulta dalla documentazione fotografica del 1920. La quarta finestra più ampia, ad arco ribassato e ubicata presso la facciata, è a sua volta tamponata, ma ancora chiaramente leggibile dall’interno della chiesa. Nella campata adiacente all’abside, quasi sotto la gronda, sono evidenti due archetti a raso muro disposti l’uno accanto all’altro e costituiti da cocci di mattoni di reimpiego messi attorno ad un frammento di laterizio, probabilmente un elemento di colonna romana. Nel paramento soprastante a questi archetti sono murati alcuni mattoni circolari forse suspensurae romane. La parete settentrionale si presenta scandita da leggere lesene disposte simmetricamente a quelle del fianco sud, ma non rivela tracce di aperture. Il tratto conclusivo della parete verso la facciata, fino ad una altezza di circa cm 350, è formato da ciottoli di fiume e da frammenti di pietre di recupero messi irregolarmente su spessi giunti di malta. La parte superiore riprende il paramento spinato formato da corsi di mattoni collocati orizzontalmente e alternati da frammenti di tegole disposti a spina di pesce e conserva tracce di archetti pensili. Sullo spigolo di ponente è ben visibile la muratura di mattoni corrispondente allo spessore del muro di facciata, non immorsata con quella laterale e segnata da una profonda lesione verticale.
L’abside semicircolare, è rinforzata da due alti contrafforti ai lati e da uno basso nella parte centrale, tutti di mattoni pieni, realizzati in epoche diverse. Larga e tozza, è priva di zoccolatura rilevata ed è suddivisa da piatte lesene in cinque campiture coronate ciascuna da tre archetti pensili di discreta fattura, senza peduccio, ma terminanti a punta smussata. L’apparato murario, visibile in corrispondenza di alcuni distacchi di intonaco, sembra anch’esso costituito da laterizi di reimpiego come nelle altre pareti.

Gli AFFRESCHI. LA PARETE SINISTRA. Partendo dall’ingresso si notano alcuni frammenti di affreschi: la Madonna in trono con il Bambino. Segue una Natività: al margine di sinistra è raffigurato san Giuseppe seduto e appoggiato al bastone mentre osserva Maria che tiene in grembo un libro; al centro della scena Gesù Bambino è collocato in una cesta; a destra una donna lava il Bambino e una fanciulla regge un panno. Nel terzo riquadro è raffigurata la Madonna del latte come una giovane donna in abiti damascati con la corona sul capo mentre allatta. Segue san Biagio Vescovo. Da notare, fra i particolari ricorrenti nella pittura che contraddistingue l’opera dei De Campo, il modo di raffigurare le aureole: trattate a pastiglia, com’è tipico della pittura tardo-gotica, presentano un cerchio esterno inciso contenente per lo più dei dischetti e verso l’interno due cerchi incisi delimitano la parte campita da un successione di archetti disposti a raggiera.
Nel riquadro successivo è rappresentato san Bernardino da Siena nell’atto di compiere un miracolo; un riquadro più grande comprende i santi Sigismondo e Bartolomeo con un nobile committente inginocchiato. Successivamente si dispongono san Sebastiano e san Fabiano. Il primo è vestito da cavaliere con la spada al fianco e tiene in mano le frecce simbolo del suo martirio. Viene raffigurato per la seconda volta su questa parete san Bernardino da Siena; nel secondo riquadro san Rocco, con il bastone ed il mantello corto del pellegrino, e san Francesco mentre riceve le stimmate. Conclude la parete il riquadro con san Nazzaro raffigurato come un giovanetto con indosso un’armatura mentre tiene in mano la spada con la quale fu decapitato e il vessillo a fiamma. Poi per la terza volta, un affresco con san Bernardino, a conferma del suo culto ampiamente diffuso nel novarese.
Il CATINO ABSIDALE è diviso in tre registri: nella calotta è rappresentata la maestà di Cristo inserito in una mandorla dai colori dell’arcobaleno e con quattro medaglioni con il trigramma di san Bernardino; attorno al Cristo pantocrator sono i simboli dei quattro evangelisti. Ai lati i santi Nazzaro e Celso, titolari della chiesa: i due santi sono raffigurati come due giovani con la spada ed eleganti abiti di corte. Inginocchiato davanti a san Nazzaro il committente mentre regge il cartiglio che porta una lunga dicitura con le informazioni relative all’identità del committente ed alla data di esecuzione dell’opera: “hoc opus fecit fieri ds presbiter Jacobinus De Frano rector et beneficialis ecclesie Sancte Marie de Caltignaca et Sanctotum Nazzari e Celsi de Solomnio MCCCCVXI de mense sectembris”.
Nel secondo registro sono affrescati i dodici Apostoli. Nel terzo registro, nella parte inferiore, sono dipinte le sette opere di misericordia corporale disposte in riquadri orizzontali da sinistra a destra, con scritte esplicative. Il ciclo di Sologno è il primo eseguito dal pittore in sostituzione della più antica iconografia delle rappresentazioni dei mesi.
Ai lati dell’arco che inquadra l’abside è affrescata, nella collocazione tradizionale, l’Annunciazione.
L’antico altare in muratura è a sua volta affrescato e presenta nel lato verso i fedeli un Cristo in Pietà tutto segnato dalla piaghe della flagellazione ed infatti proprio i flagelli pendono ai suoi lati dai bracci della croce.
La PARETE DESTRA. Nel primo riquadro si possono notare tracce di una figura di cui è visibile il volto di un frate (san Francesco?). Segue un frammento con la parte inferiore di un santo scalzo con bastone, mentre la parte superiore è andata distrutta a seguito dell’apertura di una finestra in epoca seicentesca. Nella parte sottostante dell’opera è stato successivamente aggiunto un dipinto probabilmente un dorsale di un altare. Anche se fatiscente si possono notare al centro Gesù Crocifisso tra Maria e san Giovanni Battista ed ai lati san Bernardino da Siena con le tre mitrie nell’atto di trarre in salvo una fanciulla da una fontana e a destra i santi Francesco e Nazzaro. Nel terzo riquadro è presentato san Marcello I papa. Conclude il ciclo la Madonna in Trono con Bambino, tra san Gregorio Magno e san Defendente (martire della legione Tebea, raffigurato in abiti di cavaliere con la spada al fianco). La controfacciata, intonacata fino all’imposta delle capriate, non mostra apparentemente tracce di decorazione.

Descrizione dei ritrovamenti:
Nella frazione di Sologno è stata scoperta una necropoli utilizzata dal I al VII sec. d.C. con tombe a cappuccina e a fossa in terra, fornite di semplici corredi. Nella necropoli vi è un grande recinto funerario in ciottoli e malta di 7 x 6,2 m di lato, all’interno del quale si trova la base di un’ara.

 Informazioni:
All’interno del Cimitero della frazione Sologno, Via Piemonte. Parrocchia di Sologno tel. 0321 653907

Link:
http://www.comune.caltignaga.no.it/ComSchedaTem.asp?Id=977

Bibliografia:
F. PORTALUPPI, L’oratorio dei santi Nazzaro e Celso di Sbologno, Università di Pavia, Facoltà di ingegneria, 1930, Pavia, ristampa 1997

Fonti:
Notizie e fotografie tratte dal sito sopra indicato.
Altre fotografie da novartestoria.wordpress.com

Data compilazione scheda:
16/1/2007 – aggiorn. marzo 2014

 Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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