Bene Vagienna (CN) : Città romana di Augusta Bagiennorum.

3-sito archeologico 1-comune

Storia del sito:
La doppia denominazione della città romana, Augusta Bagiennorum, ci rimanda alla storia delle sue origini: si tratterebbe infatti di un centro sorto nel territorio dei Liguri Bagienni cui si sarebbe sovrapposta una colonia fondata in epoca augustea, intorno al 25 a.C. Il suo territorio si estendeva tra la Stura di Demonte e il Tanaro ed i suoi cittadini erano censiti nella tribù Camilia. L’opinione oggi maggiormente diffusa tra gli studiosi è che la fondazione della colonia non sia da attribuire ad obiettivi militari quanto piuttosto alla volontà di creare un forte polo economico ed insediativo incentrato prevalentemente sulle attività agricole e sulla funzione di transito su vie di una certa importanza, vale a dire quelle di comunicazione tra la Liguria interna e la costa. Sarebbe stata, pertanto, una città caratterizzata da stanziamento sparso e non accentrato in città, come sembrerebbe peraltro dimostrato dalle sue modeste dimensioni. Era collegata tramite la via della valle del Tanaro ad altre due città di più antica fondazione, Pollentia (Pollenzo) ed Alba Pompeia (Alba), con le quali condivise circa tre secoli di vita fiorente. Verso sud si ipotizzano almeno tre collegamenti: due con Pedona ed i valichi alpini del Colle di Tenda, uno con la Liguria, che si congiungeva probabilmente alla via Aemilia Scauri. Forse proprio alla perdita di importanza di queste vie di transito, piuttosto che a specifici eventi storici e bellici, è da imputare la causa della sua decadenza. In effetti, si hanno indizi di graduale spopolamento già a partire dal IV sec. d.C., processo culminato nell’oblio della ubicazione stessa della città romana, anche perché i suoi edifici vennero demoliti e saccheggiati per recuperarne materiali serviti alla costruzione dell’attuale Bene, soprattutto laterizi e marmi. L’interesse per il sito si ridestò sin dal XVII sec., da quando i continui ed occasionali ritrovamenti di reperti di epoca romana fecero supporre l’esistenza nella zona di un antico complesso urbano. Ma fu solo alla fine dell’Ottocento che si giunse alla vera riscoperta di Augusta Bagiennorum, grazie alle campagne di scavi effettuate tra il 1892 ed il 1908 dagli studiosi benesi Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta. Ulteriori scavi vennero effettuati nel secolo scorso e in particolare negli anni ’50, a seguito dell’esproprio ad opera del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali dei terreni su cui attualmente sorge l’area archeologica.

Descrizione del sito:
Il percorso archeologico è lungo circa 800 m ed è supportato da una serie di pannelli didattici sia generali (cartografia degli scavi, storia) che specifici (descrizione degli edifici romani più significativi). L’area oggi visitabile costituisce una minima parte rispetto alla reale estensione della città antica, come evidenziato in tempi recenti anche dalle ricerche effettuate mediante fotografia aerea. In effetti la quasi totalità degli edifici giace a livello di fondazione sotto il piano di campagna; è ancora parzialmente visibile parte dell’area pubblica, la cui analisi fa presupporre un’attenta pianificazione urbanistica e la cui sistemazione monumentale viene fatta risalire alla seconda metà del I sec. a.C.-I sec. d.C. La città presentava una pianta trapezoidale ed una superficie di non elevate dimensioni (circa 21 ettari); l’asse viario principale, il Decumanus Maximus, della lunghezza di 565 m e con orientamento nord-est/sud-ovest, costituiva il prolungamento urbano della via “internazionale” delle Gallie. Della sua cinta difensiva rimangono solo i ruderi delle quattro torri quadrate d’angolo e delle due coppie di torri che fiancheggiavano le due porte agli estremi del decumano massimo, quadrangolari verso l’esterno e semicircolari nella parte interna; si è anche ipotizzato, proprio per l’assenza di resti di mura, che la città fosse circondata da un semplice vallum (fossato), a riprova del suo specifico ruolo economico e non militare.
Dall’esame della pianta si può inoltre rilevare che Augusta Bagiennorum era divisa in due settori diseguali dal complesso del foro; quest’ultimo, riportato alla luce con gli scavi effettuati nel 1941 (poi ricoperti), ha rivelato un fondo selciato, di 36 x 116 m, e un portico che incorniciava i due lati lunghi e su cui si affacciavano alcuni locali intonacati, probabilmente identificabili con botteghe e uffici a conferma della funzione anche commerciale del complesso stesso; le sue dimensioni evidenziano una forma molto allungata e sono all’incirca equiparabili a quelle del foro pompeiano. La funzione politica sarebbe invece attestata dalla presenza, sul lato breve sud-est, della basilica, fabbricato a tre navate dove si amministrava la giustizia, considerato uno dei rari esempi dell’Italia settentrionale seppure di non facile ricostruzione planimetrica. All’estremità opposta del foro, sul lato breve nord-ovest sorgeva un tempio, collocato su un alto basamento, emergente per circa 2 m fuori dal suolo, ed al centro di un triportico, di cui è stata supposta l’identificazione, per la sua posizione preminente, con il Capitolium, il tempio principale delle città romane. Si viene così a determinare un foro diviso in due aree dall’asse del decumano massimo, una civile, con funzioni politiche, amministrative ed economiche nel settore meridionale ed una religiosa in quello settentrionale, ad ulteriore evidenza di scelte urbanistiche non casuali ma derivate da una precisa pianificazione. A nord del foro, cui era collegato in un unico complesso monumentale tramite un largo viale, si colloca il teatro, unico edificio di Augusta Bagiennorum, unitamente all’annesso “tempio minore”, oggi pienamente visibile. Di epoca augustea (I sec. d.C.), utilizzato fino al III-IV sec., poi dimenticato fino agli scavi degli anni Venti, era ubicato presso le porte urbiche, con orientamento sud-est, occupando due isolati contigui, uno per la cavea e uno per l’edificio scenico. La cavea semicircolare, del diametro di 57,50 m e con una capienza di circa 3.000 spettatori, era sorretta da sostruzioni in opera cementizia composte da tre muri semicircolari, dei quali il centrale ed il minore connessi da muri radiali sui quali si impostavano volte coniche, mentre una volta anulare congiungeva il muro centrale a quello esterno; sulle volte poggiavano le gradinate rivestite di marmo. La scenae frons (fondale) presentava quattro lesene, intervallate da tre aperture di cui sono stati rinvenuti stipiti e architravi marmorei.
Attualmente si conserva parte dei venti muri radiali di sostegno della cavea, per un elevato di poco superiore al metro, la prima gradinata semicircolare in pietra, parte della scena, evidenziata da un tavolato in legno, ed ai lati gli ambienti di servizio (para scaenia). Dietro alla scena, larga circa 40 m, si apriva una piazza porticata quadrata di quasi 70 m di lato, che connetteva la struttura con il centro cittadino. Tale struttura è identificabile con la porticus post scaenam, con presumibile funzione di riparo per gli spettatori ed al cui interno si elevava un secondo tempio, forse semplicemente un sacello, più piccolo di quello forense, e per questo definito “tempio minore”, di incerta attribuzione, anche se la connessione con il teatro ha indotto ad ipotizzare che fosse dedicato a Bacco. Questo secondo edificio sacro, di cui restano i muri di fondazione in conglomerato di malta e ciottoli di fiume e la pianta rettangolare con pronao, venne adattato a luogo di culto cristiano, prima con una struttura del IV-V sec. e, successivamente, nel X sec., con una chiesa a tre navate di cui si riconoscono i muri perimetrali con l’abside maggiore tra due minori. Tali evidenze archeologiche documentano sia una precoce cristianizzazione dell’area sia una continuità di insediamento perdurata almeno fino al XV sec., seppure la presunta identificazione con la Pieve di S. Maria di Bene, ipotizzata in passato, non sia tuttora accertata. Completano il quadro dei rinvenimenti relativi al teatro i numerosi frammenti di cornici in marmo bianco variamente sagomate e di lastrine in marmo colorato che hanno indotto gli studiosi ad ipotizzare un ricco apparato decorativo costituito di stucchi e di elementi marmorei, a riprova della rilevanza politica ed economica di Augusta Bagiennorum.
Un altro complesso di strutture forse pubbliche collegato al foro, esteso su un’area di 82 x 32 m, era stato identificato con un edificio termale costituito da un calidarium (vasca con acqua calda) a pianta rettangolare e con abside semicircolare. I resoconti degli scavi riferiscono anche di una grande quantità di cenere accumulata dalla parte del focolare. Venne individuato anche l’hypocaustum (sistema di riscaldamento ad aria calda), con la bocca del focolare, l’intercapedine nelle pareti e la disposizione della griglia di sostegno al combustibile, mentre di un secondo ambiente, di minori dimensioni, si è ipotizzata la destinazione a ninfeo o a piscina estiva dotata di ninfeo. All’esterno delle mura, secondo lo schema di ubicazione extraurbana molto diffusa in area cisalpina, si trova l’anfiteatro; ne è ancora riconoscibile la caratteristica configurazione ellittica lungo l’attuale via della Roncaglia, la strada che in epoca romana conduceva alla città ed oggi all’area archeologica, in un punto nel quale la strada stessa compie un’ampia curva. La costruzione aveva dimensioni notevoli, le stesse di quello di Pollentia (118 x 92 m), e tre anelli di mura concentrici; le gradinate erano sostenute in parte da sostruzioni in muratura e in parte da un terrapieno artificiale ottenuto dal materiale di risulta dello sterro della cavea; oltre a probabili resti della struttura di sostegno alle gradinate già resi noti dalle precedenti campagne di scavi, sono state recentemente riportati alla luce tratti di muri radiali ed alcune strutture accessorie. Sulla base di elementi di confronto con l’anfiteatro di Libarna, la sua datazione è da riportare tra la seconda metà del I e la prima metà del II sec. d.C., ad un’epoca comunque posteriore alla pianificazione urbanistica: risulta infatti parallelo alla “via delle Gallie” e non orientato secondo la rete stradale urbana.
Percorrendo la strada che dalla Cappella di San Pietro conduce all’area archeologica urbana, sulla destra si può osservare quanto resta del muro di sostegno dell’acquedotto, altra struttura significativa, di cui si è ritrovato un tratto di circa 2 km, per metà interrato, proveniente da sud-est e quindi, probabilmente, alimentato dal fiume Stura. La parte visibile è costituita da un muro, della lunghezza di oltre 1 km e della larghezza media di 1,5 m, che corre su contrafforti con direzione nord-sud e che, sino al ritrovamento dello speco, era stato interpretato come fronte occidentale della cinta muraria. Il nucleo in muratura posto al termine della condotta idrica è stato riconosciuto come probabile resto della cisterna che rappresentava il punto di arrivo dell’acquedotto, il castellum aquae; da esso si dipartivano condutture minori in piombo, come testimoniato dal rinvenimento di parti di tubazioni; si ritiene che la distruzione della cisterna sia da attribuire proprio al saccheggio operato dagli abitanti del luogo per recuperare il piombo dei tubi a fini di riutilizzo. Completa il sistema idrico urbano la rete fognaria, rinvenuta per più di 250 m e di cui fanno parte canali profondi e ben conservati, in gran parte praticabili, con botole di ispezione e collegamenti con fognini laterali che in essi si scaricavano. La sua scoperta ha consentito la ricostruzione di parte del tracciato stradale e la delimitazione di alcuni isolati dimostrando così “il notevole sviluppo urbanistico della città, secondo il quale si provvedeva al drenaggio degli scarichi di tutte praticamente le vie cittadine, e non soltanto delle principali” (Sartori, p.117). Gli scavi più antichi testimoniano anche il ritrovamento di complessi sepolcrali, soprattutto a sud-ovest della città e presso il lato orientale dell’acquedotto; di particolare interesse i resti di un probabile edificio monumentale funerario vicino al castellum aquae, di 4,50 x 5,50 m, circondato da una piattaforma e lastricato in mattoni.

Informazioni:
Località Roncaglia, a circa 4 km a nord est dalla stessa Benevagienna. Il sito è inserito nella riserva di Benevagienna, gestita dall’Ente dei Parchi Cuneesi ed estesa per circa 600 ettari, di cui circa l’80% è zona agricola e circa il 20% è occupato da bosco. Tel.  0172 654152; email:  ufficiocultura@benevagienna.it

Links:
http://www.piemonte.beniculturali.it/index.php/it/i-luoghi-della-cultura/aree-archeologiche/augusta-bagiennorum

http://www.comune.benevagienna.cn.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=3

Bibliografia:
BARALE P., Sulle tracce dell’Augusta Bagiennorum, Archea Bene Vagienna CN, 2005
PREACCO M.C. (a cura di), Augusta Bagiennorum. Storia e archeologia di una città augustea, Celid, Torino 2014

Fonti:
Fotografie tratte dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
30 novembre 2003 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Marina Luongo – Gruppo Archeologico Torinese

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