Trino (VC) : San Michele in insula

insula

Storia del sito:
Nella prima metà del XIII secolo la chiesa è citata per la prima volta esplicitamente come plebana, anche se una plebs, senza l’indicazione del titolo, è attestata a Trino dal X-XI secolo. La chiesa, perdute le sue funzioni plebane nel XIII secolo, era semidistrutta agli inizi del ‘500, quando fu restaurata (accorciata e con proporzioni alterate) e utilizzata nuovamente come chiesa funeraria nel XVI-XVII secolo, come indicano gruppi di tombe in entrambe le navatelle e all’interno della facciata attuale.
Nel ‘700 la chiesa fu trasformata con l’inserimento di volte in stucco, prima sulle navatelle e poi sulla navata centrale, e con la costruzione di un pavimento rialzato in mattonelle nella terza campata della navata centrale. I personaggi sepolti nella chiesa tra IX e XIII secolo appartenevano certamente alla classe dominante, come dimostrano le bende o tessuti di lana con decorazione d’oro sulla testa e intorno al bacino, associate nell’ultima fase a casse con chiodi. Erano quindi presumibilmente membri o dipendenti della famiglia dei domini locali, attestata in un documento della prima metà dell’XI secolo e distinta da quella degli aleramici, capostipiti dei futuri marchesi di Monferrato, che avevano in Trino un proprio castello, con la chiesa di S. Maria in castro (oggi S. Francesco) Nel 1952, a seguito del crollo del campanile settecentesco, si demolì l’edificio addossato alla chiesa e si mise in luce l’architettura romanica (ricostruzione della struttura absidale esterna sinistra).

 Descrizione del sito e dei ritrovamenti:
Uno scavo esteso, nell’ambito di un programma di restauro architettonico della chiesa di S. Michele di Trino, ha offerto un’occasione privilegiata per un’analisi delle vicende insediative e ambientali dell’area intorno alla chiesa, occupata da un insediamento entro cinta fortificata del X-XI secolo, successivamente abbandonato forse per la disfatta politica dei domini di Trino nell’XI secolo, e per la creazione di un borgo nuovo a brevissima distanza nel XIII secolo.
Gli scavi hanno rivelato anche la presenza al di sotto della chiesa e intorno ad essa di strutture tardo-romane, riferibili, in base alla tipologia ceramica, al IV-VI secolo d.C.; una tegola isolata, datata con termoluminescenza, e qualche frammento sporadico di ceramica indicano però una precedente frequentazione dell’area in età imperiale, in accordo con notizie locali di ritrovamento, alla metà del ‘700, di una necropoli con ricchi corredi, comprendenti vetri multicolori e monete, associata con strutture murarie. È attestata inoltre la presenza di un insediamento in età longobarda. Appartengono a questo periodo una parte delle fortificazioni, alcune tombe infantili, due delle quali a cassa di grandi mattoni romani, i cosiddetti sesquipedali e le fondamenta di un edificio dove ora è la chiesa di fondazione medioevale.
Le strutture romane, nell’area ovest del recinto, sembrano costituite in questa zona da edifici staccati, allineati lungo una fonte rettilinea. È stato possibile riconoscere nel 1988 la pianta quasi completa di un’abitazione rettangolare, affiancata a sud da un ampio spazio scoperto, probabilmente un cortile. L’edificio, abbandonato dopo l’ultima fase d’uso e in seguito coperto in parte dal cimitero della chiesa medievale, aveva conservato i tetti crollati e non rimossi e lo scavo, eseguito lasciando sul posto tutte le tracce di crollo, ha permesso di distinguere gli ambienti coperti da quelli scoperti. La casa, che poteva avere anche funzioni di bottega o luogo di lavoro, era organizzata intorno ad un cortile, con ambienti coperti sul lato est, una tettoia o portico su quello nord e un piccolo cortile, con falde di tetto spioventi al centro appoggiate su quattro sostegni lignei, su quello sud. Questo tipo di casa corrisponde a forme d’abitazione d’antica tradizione padana. Lo scavo della fortificazione ha dimostrato – confrontando le caratteristiche di costruzione e le dimensioni del muro di cinta sui diversi lati – che il tratto ovest fu costruito in età altomedievale, tagliando il deposito argilloso che aveva sigillato i tetti di un insediamento romano tardo antico, con riprese e rettifiche di tracciato più tarde, che mantennero tuttavia la caratteristica iniziale di una fitta serie di contrafforti quadrangolari interni a distanza di circa m 2,50 uno dall’altro. II tipo di impianto iniziale trova confronti sporadici, per la presenza della serie regolare di contrafforti, in fortificazioni romane di età imperiale, ma il tracciato e la struttura complessiva, con torri quadrangolari cave interamente aggettanti (quella est forse aggiunta tra le due fasi di spiccato medievale) trovano confronti soprattutto in fortificazioni, anche dell’area alpina, del V-VI secolo. La serie continua dei contrafforti ha confronti per il primo impianto fuori Italia in fortificazioni giustinianee e in Italia, nell’area nord-occidentale, nel castrum ligure di Perti, del VI-VII secolo. Un insediamento altomedievale è venuto alla luce, infine, nella zona a Nord della chiesa. Sono conservate tracce di strutture rettangolari, abitazioni e ambienti d’uso, con pareti in materiale deperibile applicato su uno scheletro di robusti pali piantati nel terreno, dei quali sono rimaste soltanto, come sempre per questo tipo di costruzioni, le tracce dei buchi lasciati dai pali e riempite di materiale diverso dopo la distruzione degli edifici. La pianta meglio conservata presenta un ambiente con divisorio centrale in tavole di legno verticali o due ambienti non comunicanti nel senso della lunghezza e pavimento a doppia pendenza verso l’esterno (misura complessiva m. 1,80x 1,60), circondato da una tettoia o corridoio esterno con perimetro a pali portanti (perimetro esterno m. 3 x 2,80). Tra questa struttura e il muro di cinta sono apparsi altri tratti appartenenti a strutture con alzato in legno, almeno una delle quali era una bottega o officina.

All’interno della chiesa, nella parte absidale, sono visibili alcuni interessanti affreschi medievali, venuti alla luce dopo i restauri del 1955-6. Rappresentano un Crocefisso, una storia di san Michele Arcangelo e l’Ultima Cena.

Informazioni:
Il sito si trova 300 m ad est del centro di Trino Vercellese (VC), in aperta campagna, al margine est dell’abitato. La denominazione “in insula” deriva dal fatto che era circondato da due rami del Po.

La chiesa viene aperta al mattino e chiusa alla sera dalla signora che abita nella casa adiacente; oppure contattare la chiesa parrocchiale di Trino (tel. 0161.801359).  Gli scavi non sono visibili.

Bibliografia:
NEGRO PONZI M., S. Michele di Trino (VC). Dal villaggio romano al castello medievale (volume 1 e 2), All’Insegna del Giglio, Firenze 1999.

ANDREOLI, MONTANARI, 1995, Il bosco nel medioevo, Clue
NEGRO PONZI MANCINI M.M. (a cura di), 1989, S. Michele di Trino, in Studi trinesi, n. 8
BORLA S., 1982, Trino dalla Preistoria al Medioevo, Società di storia e archeologia Tridinum

Fonti:
Il testo è tratto dalle pubblicazioni sopra citate.

Fotografia in alto da www.tridinum.org

Data compilazione scheda:
3 ottobre 2003 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Federico Vigo – Gruppo Archeologico Torinese