TORINO : Chiese di S. Salvatore, S. Giovanni, S. Maria de Dompno

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Storia e descrizione del sito:
Nel 1490 iniziarono i lavori di demolizione delle chiese medievali di S. Salvatore, S. Giovanni e di S. Maria de Dompno per costruire su quest’area un Duomo nuovo in forme rinascimentali. Il committente (cardinale Della Rovere) affidò a Meo del Caprina la direzione dei lavori. Il 22 luglio venne posta la prima pietra del nuovo edificio, la cui navata centrale si sovrappose all’antica chiesa di S. Giovanni (A), la navata sinistra occupò la navata meridionale e parte della centrale di S. Salvatore (B) e la navata destra venne a coincidere con l’area di S. Maria de Dompno (C). Le tre chiese medievali facevano parte di un’area curiosa ed articolata che occupava due insulae ed era compresa fra le mura romane, l’attuale Palazzo Reale e via XX Settembre. A nord del S. Salvatore era un chiostro (D) che, costruito la prima volta nel IX secolo, venne ricostruito o restaurato dal vescovo Landolfo (1010-1038). Infine nel XIV secolo vi fu la costruzione di un maggior chiostro che sostituì l’antico. Parte di questo (una porzione di due archi poggianti su colonna e capitello) venne alla luce alla fine dell’Ottocento durante la demolizione di un muro. Tra il chiostro e la cinta muraria erano le case dei canonici (E). Dietro le case vi erano il chiostro e il S. Salvatore sino a raggiungere la torre (F) che stava tra l’abside del S. Salvatore e l’abside del S. Giovanni era il cimitero dei canonici (G) . Nel 1843 in quest’area vennero alla luce tombe senza corredo “triangolari, formate da grossi mattoni di fabbrica romana, alcuni dei quali con impugnatura ma senza bollo”. Nello stesso cimitero fu ritrovata la lapide sepolcrale dell’infante Anteria, morta all’età di due anni nel 523 e quella spezzata ma completa del vescovo Ursicino “insieme con le sue ossa benissimo conservate”. Il cimitero è documentato sino alla fine del XV secolo. Sul lato meridionale, dove oggi è Palazzo Reale, vi era il palazzo del vescovo (H) affiancato da una torre (I) divisa in cinque ordini con due finestre per lato in ogni ordine e con cuspide ancora visibile nella cartina del Carracha del 1572. Dietro il palazzo vescovile erano orti, granai, abitazioni e un deposito detto il Paradiso dove veniva conservato il vino dei canonici. Fra la torre e il lato meridionale di S. Maria de Dompno era probabilmente un chiostro (L). In fronte al S. Salvatore venne costruito nel 1468 dal vescovo di Torino Giovanni di Compeys un possente campanile (M) a tre ordini con cella campanaria e munito nel 1485 di ‘ugla’ cioè di guglia o cuspide, coperta di lamiere (“tolle”) stagnate e fornita di un pomo e una gran croce. Sul campanile è stata murata, come architrave di una finestra una lastra marmorea romanica. L’intera area fu oggetto a metà del XVI secolo di una profonda ristrutturazione. Il palazzo vescovile, usato dalla corte già nel XV secolo come dependance per supplire alle carenze strutturali del castello di Porta Phibellona, venne riattato e destinato a funzioni burocratiche e residenziali, contemporaneamente si demolirono le case dei canonici, al fine di costruire un palazzo “detto di S. Giovanni” che Emanuele Filiberto volle dignitoso ma non magniloquente. Castrum Phibellone, palazzo del vescovo e palazzo S. Giovanni erano inoltre comunicanti per mezzo di porticati. Il primo, documentato nel 1497, correva affiancato alle mura e univa il castello di Porta Phibellone con il palazzo del vescovo; il secondo correva dietro l’abside del S. Giovanni e univa il palazzo del vescovo con il palazzo di S. Giovanni. L’area in seguito a tali lavori perse la connotazione religiosa per divenire spazio del potere laico.

S. SALVATORE Durante scavi effettuati nel 1909 nella piazzetta del Duomo vennero alla luce i resti di una basilica del VI secolo a tre navate suddivise da pilastri molto ravvicinati di un metro di lato. Notizie degli scavi ricordano che il pavimento della chiesa era formato da un consistente strato di coccio pesto e cemento su un letto di ciottoli. L’interno dell’edificio misurava circa 17 metri di cui 10 nella navata centrale e 3 e mezzo in quelle laterali. Il muro perimetrale del lato settentrionale (verso il teatro romano) misurava un metro di spessore, mentre quello di facciata, che mostrava una sola apertura centrale, si avvicinava ad uno spessore di circa 60 centimetri. Alla fine dell’VIII secolo o all’inizio del IX sul tracciato della prima si ricostruì una nuova basilica, ancora divisa da pilastri ma più distanziati fra loro. Fu inoltre costruita una cripta al termine della navata maggiore e si sopraelevò di alcuni scalini il presbiterio. Un successivo rimaneggiamento, nell’XI-XII secolo, riguardò l’anticipazione e l’ulteriore sopraelevazione del presbiterio al quale si accedeva attraverso una scala di sette scalini e la cui decorazione era costituita da un grande mosaico a tessere marmoree bianche e nere ravvivate da tessere di terracotta rosse. “Al centro del mosaico – scrive Costanza Segre Montel – è l’immagine della fortuna, raffigurata in atto di far girare una ruota che determina le sorti dell’uomo. La ruota è addentata da grandi mascheroni e circondata da una serie di cerchi contenenti animali vari, a loro volta cinti dal gran cerchio ondulato dell’oceano, punteggiato dalle isole (restano la Britannia, la Scozia, le Orcadi e la remota Tule), mentre ai quattro angoli del quadrato esterno soffiano i venti”. Le iscrizioni sono tratte dalle Etymologiae e dal De Natura Rerum di Isidoro di Siviglia. Rimosso dopo la scoperta, il mosaico è conservato a Palazzo Madama dove sono anche custoditi i fregi decorativi altomedievali (lastre e capitelli) provenienti dal S. Salvatore e facenti parte della collezione Vagnone di Castelvecchio. La basilica era chiesa parrocchiale ma “ridotta ad esiguo numero di anime” fu soppressa nel 1443 e unita a quella di S. Maria de Dompno.

S. GIOVANNI A sud della basilica del S. Salvatore, entro la stessa insula, sorgeva nel VII secolo la cattedrale ariana di S. Giovanni. La chiesa aveva forma basilicale probabilmente a tre navate e al centro della navata maggiore era, come ricorda Paolo Diacono nella Historia Longobardorum, un battistero dal cui fonte battesimale si ergevano colonne che sostenevano una cupola. Un battistero con queste caratteristiche, dedicato a S. Callisto, è custodito nel Museo Cristiano di Cividale del Friuli. La cattedrale fu ricostruita in forme romaniche per volere del vescovo Landolfo (1010-1038) la cui iniziativa si inserì in un panorama regionale più vasto che vide sorgere dopo l’anno mille numerose fondazioni religiose ad opera vescovile (S. Solutore a Torino, S. Maria a Cavour, S. Stefano a Ivrea), marchionale (S. Maria di Caramagna, S. Maria di Pinerolo, S. Giusto di Susa) e monastica. Gli edifici ristrutturati o ricostruiti ex-novo dal vescovo Landolfo furono caratterizzati dalla presenza di cripta (S. Maria di Testona e S. Maria di Cavour), da pianta basilicale a tre navate divisa da possenti pilastri e da abside semicircolare (S. Giovanni di Piobesi). Nelle opere landolfiane è altresì evidente un intenso riutilizzo delle strutture presenti in loco al fine di sopperire alla scarsità di mezzi e di materiali pregiati. Nelle alterne fortune della città, il S. Giovanni era centro di fede, di pietà religiosa, ma anche luogo d’incontro per la comunità. “Manifestazione caratteristica di questa devozione – scrive Giampiero Casiraghi – era la grandiosa distribuzione di grano e di vino, che si faceva il 24 giugno nella solennità di S. Giovanni Battista. Un carro dipinto a vivaci colori, ornato di spighe e carico di grano, di segale e di fusti di vino veniva trainato nella cattedrale da bianchi buoi. Dopo la benedizione del vescovo e l’offerta di un cero, il priore della festa dava inizio alla distribuzione ai poveri. Svuotato del suo contenuto, il carro era poi trascinato di corsa per le vie della città, fra gli applausi della folla”. Nei secoli XIV e XV la cattedrale fu oggetto di interventi conservativi e innovativi (abside e presbiterio) che non modificarono di molto la struttura originaria. Il 25 ottobre del 1443 il titolo parrocchiale passò alla vicina chiesa di S. Maria de Dompno. Sfortunatamente il ricco corredo della cattedrale medievale è andato per lo più distrutto o disperso. Tra i reperti ancora visibili è un arcangelo Michele attribuito ad uno scultore di formazione lombardo-veneto, datato intorno al 1480, murato nella controfacciata destra del Duomo. Conservata nel primo altare a destra è una Madonna in terracotta datata 1460-1470 conosciuta come Madonna Grande o Madonna delle Grazie. Nella sagrestia del Duomo è conservato un dipinto raffigurante S. Anna attribuito al tolosano Antoine de Lonhy, immigrato ad Avigliana nel 1462. Nella parrocchiale di Vinovo sono due grandi figure in pietra di Cristo e della Vergine realizzate a cavallo fra il XII e il XIII secolo e facenti parte della statuaria dell’antica cattedrale. Sempre di tale provenienza é, molto probabilmente, un busto femminile conservato all’interno della casa parrocchiale della chiesa di S. Maria di Pozzo Strada attigua, in età medievale, al monastero ospedale dei Gerosolimitani del S. Sepolcro.

S. MARIA DE DOMPNO La più antica e sicura notizia della chiesa risale al 1228 ma in virtù della sua titolazione si ipotizza che l’edificio sia stato costruito su iniziativa del vescovo Claudio (817-827). Una datazione altomedievale della chiesa di S. Maria de Dompno, citata in documenti antichi come “cappella del vescovo”, è verosimile in quanto il vescovo Claudio, persona di grande cultura e rigore intellettuale, venne preposto alla cattedra di Torino direttamente dall’imperatore Ludovico il Pio, il quale a Metz e a Reims, edificò cattedrali doppie dedicate a S. Salvatore e a S. Maria de Doms. La parrocchia di S. Maria sorgeva nel quartiere di Porta Doranea che occupava l’area compresa fra corso Regina Margherita, piazza Castello, via Milano e via Garibaldi. La chiesa, leggermente arretrata rispetto al S. Giovanni, aveva pianta basilicale a tre navate e in documenti della metà del XIII secolo è attestato un portico. Nella chiesa si trovava un altare dedicato alla Vergine sotto il titolo di S. Maria ad Nives. “Secondo un’antica consuetudine – scrive Giampiero Casiraghi – ogni domenica i canonici del capitolo cattedrale andavano in processione dalla chiesa del Salvatore all’altare di S. Maria delle Nevi e se ne tornavano, dopo appropriate preghiere, alla chiesa del S. Salvatore per la messa solenne. Dinanzi alla sua statua stava continuamente acceso un grande lampadario per conto dei canonici del capitolo. Anche in seguito, nella nuova chiesa cattedrale, a ricordo di tale devozione, certamente più antica di quella che i torinesi riservano oggi alla Consolata, fu eretta la cappella della Madonna delle Grazie detta anche Madonna Grande”

Informazioni:
I resti si trovano sotto l’attuale Duomo di Torino. Tel. 011 4361540

Links:
http://www.archeogat.it/torinomedievale/percorsoTAPPE/05MONduomo.htm

http://www.museotorino.it/view/s/c31347e011504ee48069d9d2ad893944

http://www.comune.torino.it

Bibliografia:
GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, Guida Archeologica di Torino, Savigliano (CN), 2010, Terza Ediz., 2° vol., pp.72-88
AA.VV., 2003, Archeologia a Torino. Dall’età preromana all’alto medioevo, Allemandi, Torino
AA. VV., 1993, Torino fra Medioevo e Rinascimento, Archivio Storico della Città di Torino, Torino
AA. VV., 1988, Archivi di Pietra, Assessorato ai servizi demografici della Città di Torino, Torino
BRUNO G., 1911, Il campanile di S. Giovanni e gli scavi della piazzetta, Torino CASARTELLI NOVELLI S., 1974, Corpus della scultura altomedievale – La Diocesi di Torino, Centro Italiano Studi sull’alto Medioevo, Spoleto
CASARTELLI NOVELLI S., 1970, Le fabbriche della cattedrale di Torino dall’età paleocristiana all’altomedioevo, in Studi Medievali S. Ili, XI, 2
GRIBAUDI P., 1933, Lo sviluppo edilizio di Torino dall’epoca romana ai giorni nostri, in Torino, n. 8, Torino
GRIBAUDI P., 1911, Un mosaico cosmografico medioevale scoperto a Torino, Roma PALETTA F., 1917, A proposito di un mosaico medievale scoperto a Torino nel marzo del 1900, Atti SPABA, Torino
RONDOLINO F., 1898, Il duomo di Torino illustrato, Torino

Fonti:
Il testo della presente scheda è tratto dalla Guida Archeologica di Torino, a cura del Gruppo Archeologico Torinese.  Immagine in alto dal testo: GRUPPO ARCHEOLOGICO TORINESE, Guida Archeologica di Torino, vol 2, p. 72.  Foto in basso GAT.

Data compilazione scheda:
29 marzo 2004 – aggiorn. marzo 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

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