Pianezza (TO) : Pieve di San Pietro

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Storia del sito:
La tradizione locale colloca le origini della pieve alla nascita del cristianesimo, ritenendola costruita sul sito già occupato da un precedente tempio pagano. Nessuna traccia conforta questa ipotesi. Recenti studi hanno riconosciuto nella pieve almeno quattro grandi momenti costruttivi: le pareti portanti dell’aula centrale di possibile datazione carolingia, la facciata di primitivo stile romanico, le navate laterali di probabile datazione duecentesca, la facciata laterale e la parte absidale di costruzione trecentesca in stile gotico. In capo alla navata destra i Provana realizzarono la cappella gentilizia e il tumulo di famiglia. La decadenza iniziò quando il marchese di Pianezza Giacinto Simiana tolse alla pieve ogni giurisdizione, attribuendo la funzione di chiesa parrocchiale alla chiesa di San Paolo esistente nel paese.

Descrizione del sito:
La facciata della navata centrale fu costruita quando le navate laterali non esistevano ancora. L’arretramento della parte terminale della navata destra fu determinato dal crollo dello spigolo in prossimità del fiume.
La facciata sinistra gotica è chiusa sotto la navata del tetto da una fascia di archetti trilobati in laterizio ornati da rilievi fitomorfi. La ristrutturazione gotica della parte absidale interessò tutta l’ampiezza della chiesa. Nella muratura si trovano inseriti due frammenti marmorei di evidente fattura romana classica, ornati in bassorilievo, e un terzo di origine già cristiana.
GLI AFFRESCHI – In origine la chiesa era completamente affrescata. Ora molta parte della decorazione è andata perduta.

PRESBITERIO – L’arco trionfale che introduce al presbiterio (foto 2) ha l’intradosso dipinto con le immagini dei dodici apostoli ritratti a mezzo busto in tondi. L’Annunciazione, sulla parete in alto, richiama le analoghe scene coeve. La Crocifissione (foto 3 – 4) sulla parete centrale è attribuita a Giacomo Jaquerio e alla sua scuola (primi decenni del Quattrocento), come anche negli sguinci delle finestre immediatamente a destra e a sinistra la figura di Maria dolorosa e piangente e di san Giovanni, assorto nel suo indicibile dolore.
A lato della Crocifissione sono raffigurate a destra Maria Maddalena con il vaso dei profumi e santa Margherita, protettrice delle partorienti, che esce indenne dal drago-demonio. A sinistra santa Lucia e santa Caterina, con la ruota dentata simbolo del suo martirio.
Sulla PARETE DESTRA DELL’ABSIDE della navata centrale vi sono quattro scene della vita di san Pietro: la disputa con Simon Mago, la pesca miracolosa, Pietro che cammina sull’acqua e la consegna delle chiavi. Sotto, racchiuse in cornici ad arco acuto trilobato, sono due figure di santi: san Sebastiano in ricco abito borghese con in mano un fascio di frecce a destra e san Massimo, vescovo di Torino a sinistra. Sul pilastro probabile raffigurazione di san Rocco, rappresentato come un giovane biondo, con il corpo piagato dalla peste avvolto in un mantello rosso.
Sul piedritto dell’arco absidale un’immagine di ben maggiore qualità databile al tardo Quattrocento di un solenne sant’Antonio dalla barba fluente con due campanelle e il bastone a tau.
Sulla PARETE SINISTRA DELL’ABSIDE della navata centrale si trovano quattro scene della vita del Battista, protettore della famiglia Provana. In posizione simmetrica ai santi che si trovano sulla parete destra si trovano san Lorenzo con in mano la grata su cui fu martirizzato e nell’altro angolo san Leonardo con le manette ed i ceppi, patrono dei prigionieri. Sul pilastro una santa martire sconosciuta dal bellissimo volto incorniciato da una elegante pettinatura.
Le VELE DELLA VOLTA contengono le figure dei quattro evangelisti.

NAVATA CENTRALE – Nella PARETE LATERALE SINISTRA IN ALTO resti di un ciclo di affreschi raffigurante le Virtù ed i Vizi, del quale sopravvivono soltanto la “Allegoria dell’Umiltà e della Superbia”.
Sul terzo pilastro sinistro il Beato Amedeo di Savoia. Al ciclo jaqueriano si deve aggiungere l’isolata e incompiuta figura dell’arcangelo Michele intento a pesare le anime sul secondo pilastro verso la navata destra con santi nella parte inferiore.
Sulla controfacciata un Santo guerriero presso una città in fiamme, quasi certamente san Floriano.
Nella PARETE LATERALE DESTRA IN ALTO è presente una scena con ampie cadute d’intonaco, raffigurante il martirio di san Sebastiano (foto 06). Il dipinto è attribuito ad Aimone Dux. Dipinto di acceso cromatismo.
In basso, di altra mano, San Gottardo con il committente inginocchiato. È interessante notare la presenza di due santi estranei alla tradizione piemontese e venerati nei paesi tedeschi, come San Floriano e lo stesso San Gottardo, protettore dei mercanti che attraversavano i valichi alpini.

LA CAPPELLA DI SAN BIAGIO – La cappella si presenta come corpo autonomo, all’inizio della navata sinistra.
La decorazione pittorica eseguita intorno alla metà del XV secolo è opera di un artista, formatosi alla scuola jaqueriana. Il contorno fortemente segnato delle figure richiama alla mente le opere del pittore chierese Guglielmetto Fantini, autore di cicli di affreschi nel Duomo di Chieri, nelle chiesa di San Sebastiano di Pecetto e nella cappella del cimitero di Marentino.
Il maestro della cappella di San Biagio affrescò due miracoli del santo, santa Caterina e sant’Agata (ora perduta) i dottori della chiesa sulla volta, il trigramma cristologico di san Bernardino sorretto da angeli e sulla parete interna della facciata gotica, sotto il rosone luminoso una delicata Annuciazione, con influssi fiamminghi ravvisabili nell’angelo dalle vesti geometrizzate e nella Vergine dai capelli sciolti con il «Libro d’Ore» rimasto aperto.
I motivi a rametti di foglie o a rosette, che completano la decorazione delle pareti e della volta dell’ambulacro, sono prodotti con stampini e si ripetono come disegni di tappezzeria operata.

LA CAPPELLA PROVANA – Al fondo della navata destra troviamo la cappella dedicata a San Giovanni Battista, di patronato dei Provana, il cui stemma è dipinto alla base delle vele della volta, interamente decorata con affreschi appartenenti a due fasi differenti.
Un primo maestro (seconda metà del Quattrocento) eseguì le storie del Santo sulla parete destra (restano i frammenti di due episodi), nella lunetta a sinistra, sulla parete di fondo ai lati della finestra e sulla volta.
A un secondo maestro più tardo (inizio Cinquecento) si attribuiscono le scene della vita del Battista tratte dal Vangelo. La predicazione nel deserto rivolta non a uomini ma ad animali reali o fantastici, che lo circondano. Il Battesimo di Gesù nel Giordano, collocato in un paesaggio toscaneggiante, La predicazione davanti ad Erode, il cui tema è scritto sulla cornice – Non ti è lecito avere la moglie di tuo fratello – si svolge alla presenza di una raffinata corte rinascimentale. La scena del martirio è risolta con la consegna della testa del profeta ad Erodiade, che la riceve porgendo il vassoio. Al centro la Madonna Provana con Gesù Bambino sulle ginocchia, fortunosamente integra e non priva di finezza esecutiva. In secondo piano due angeli, uno intento a suonare il flauto e l’altro nell’atto di deporre nelle mani del Bambino il vassoio vuoto su cui era stata deposta le testa del Battista.

Informazioni:
Fuori dell’abitato, a picco sulla Dora (Via M. Bricca). Comune tel. 011 967000 oppure 320 0393197


Link:

http://www.comune.pianezza.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=4922

Bibliografia:
MONTI L., La Pieve di San Pietro di Pianezza, Tesi di Laurea in Archeologia Cristiana, Relatore G. Wataghin Cantino, Facoltà di Lettere Università di Torino, AA 1980-81
ADORNO G., BERTOLOTTO C., NICOLA A.R., PARODI V., La pieve di San Pietro: scoprire Pianezza, 2003

Fonti:
Fotografie GAT.

Data compilazione scheda:
20/12/2005 – aggiorn. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – G. A. Torinese

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