Borgosesia (VC) : Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti

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Storia del Museo:
Il Museo è dedicato allo scultore ed Ispettore Onorario della Soprintendenza alla Antichità, Carlo Conti, che nel 1931 con la sua opera “Valsesia Archeologica”, già prefigurava in modo organico un vero e proprio museo archeologico di valle. L’allestimento concreto di un museo doveva essere avviato già dall’autunno del 1932, ma una serie di vicende, anche politiche, determinarono l’accantonamento del progetto, nonostante il fatto che negli anni ’50 ampi scavi fossero condotti dal Conti per la Soprintendenza, soprattutto al Ciutarun, e poi nel 1976 da Alice Freschi alla Ciota Ciara. Dalla metà degli anni ’60 l’azione di sensibilizzazione, protezione e indagine delle grotte del Fenera da parte di Federico Strobino con i volontari del Gruppo Archeo-Speleologico di Borgosesia determinava importanti scoperte, stimolando e sostenendo l’attività di ricerca dagli scavi di Giuseppe Isetti, Francesco Fedele, agli studi di Alberto Mottura e soprattutto di Giacomo Giacobini, agli interventi di sondaggio nella Ciota Ciara della Soprintendenza (diretti da F. M. Gambari). Lo stesso Strobino curava diverse pubblicazioni che rendevano noto il Monte Fenera anche al di fuori dell’ambito locale e realizzava con l’autorizzazione della Soprintendenza e l’appoggio del Comune proprio sopra l’attuale Biblioteca una prima piccola struttura museale didattica, rivolta alle scuole e mantenuta vitale dall’impegno dei volontari.
Il 29 settembre 2007 è stato inaugurato il Museo, nel quadro della definizione di una strutturata rete museale dedicata nella provincia proprio all’archeologia ed in collegamento con altre raccolte minori anche in valle, a partire dal museo di Rimella di prossima riapertura, anche con lo scopo di un rilancio della divulgazione e dell’informazione e per una ripresa delle attività di ricerca al Fenera e nella valle, stimolando le segnalazioni e le consegne di reperti da parte dei cittadini occasionali scopritori e costituendo un punto di riferimento per l’attività dei gruppi di volontariato. Imprescindibili appaiono poi la collaborazione con l’Ente Parco del Monte Fenera (Monfenera) per la valorizzazione di questo eccezionale complesso archeologico e paleontologico ed uno stretto rapporto con Soprintendenza ed Università, che già hanno da tempo in programma una nuova fase di ricerche, scavi, scoperte.

Descrizione del materiale esposto:
Il percorso espositivo, progettato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte – che ha destinato al museo praticamente la quasi totalità dei reperti di proprietà statale provenienti dall’area – con la collaborazione del Laboratorio di Paleontologia Umana dell’Università degli Studi di Torino (Prof. G. Giacobini), punta ad una esposizione semplice e rivolta soprattutto alle scuole, che permette di conoscere l’abbondante repertorio di fauna pleistocenica proveniente dalle caverne del Fenera (con particolare approfondimento per i resti di orso speleo) oltre alle eccezionali tracce ossee e materiali della presenza dell’uomo di Neandertal in questo angolo di Piemonte.
Il Museo di Borgosesia diventa una importante struttura per la conoscenza del paleolitico in Piemonte tra circa 60.000 e 10.000 anni a.C., del neolitico (6.000-3.500 a.C.), con particolare riguardo alla attestazione della Cultura del Vaso a Bocca Quadrata ed alla impressionante testina in pietra raffigurante una divinità femminile, la più antica statua in pietra in Piemonte. Attraverso i ritrovamenti dell’età del Rame (3.500-2.200 a.C.), con punte di freccia e lame di pugnale in selce ed osso, e dell’età del Bronzo (2.200-900 a.C.), in particolare i resti ceramici di offerte per il culto delle acque di stillicidio nella Grottina del Laghetto al Fenera.
Con la Cultura di Golasecca e la prima età del Ferro (900-400 a.C.) emerge la concentrazione demografica nell’attuale Borgosesia, con gli abitati nella zona dell’Ospedale e con le prime tombe nella fascia occidentale della città, a controllo dell’accesso alle importanti risorse minerarie dell’alta valle. Nella seconda età del Ferro (400-89 a.C.) eloquenti corredi tombali femminili mostrano la ricchezza dei gioielli in bronzo e la caratterizzazione prima insubre e poi vallesana della popolazione dell’antica “Seso” fino al progressivo inserimento anche giuridico nel mondo romano, in particolare dall’89 a.C. con la fondazione del centro urbano di riferimento di “Novaria”.
Le tombe da via N. Sottile, i resti dall’insediamento e le epigrafi esemplificano bene la cultura materiale e gli stessi nomi degli abitanti del vicus di Seso in età romana, collocato lungo un primario itinerario stradale (ricordato anche da Tolomeo) che congiungeva Ivrea a Domodossola ed a Locarno, finché a partire dal V sec. d.C. il progressivo disfacimento dell’organizzazione pubblica dell’impero romano porta un piccolo nucleo di abitanti a considerare più sicura una rioccupazione delle grotte del Fenera, ed in particolare del Riparo Belvedere e della Ciota Ciara, che ha restituito importanti reperti tra cui i resti di una fucina del ferro e ad una eccezionale patera con figura di angelo impressa. Completano il percorso museale i reperti delle probabili aree sacre del centro preromano e romano di Borgosesia e le articolate attestazioni medievali dal circondario, a partire da un valido repertorio di vasellame in pietra ollare.

Informazioni:
Info e prenotazioni: Comune di Borgosesia tel 0163.22205, Ufficio Segreteria. E-mail: museo.archeologico.paleontologico.borgosesia@ruparpiemonte.it

Fonti:
Aggiornamento scheda del 23/12/2007 con notizie tratte dal sito del Comune di Borgosesia. Fotografie da materiale illustrativo del Museo.
Una nuova guida del Museo è stata pubblicata nel 2012.

Data compilazione scheda:
16 luglio 2004 – aggiorn. febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Carlo Vigo – Gruppo Archeologico Torinese

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