Baveno (VB) : Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso e Battistero

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Storia del sito:
Baveno è citato in documenti del 998, 1001, 1014, 1069. La pieve di Baveno è espressamente ricordata nella Bolla di Innocenzo del 1133 (“Plebem Baveni cum capellis suis”) e nei testimoniali del 1157 è contenuta una deposizione del “Preposito” di Baveno.
La chiesa dei Santi Gervaso e Protaso (o Gervasio e Protasio) venne consacrata dal Vescovo Guglielmo Amidano il giorno 13 maggio 1343: ciò risulta da una iscrizione ivi esistente ricordata dal De Vit e dal compilatore di Novara Sacra del 1930. L’abside attuale venne rifatta nel 1607, come risulta da una data graffita all’esterno di essa: altri ingrandimenti di cappelle si ebbero nel sec. XVIII cosicché la chiesa appare ora composta da una navata centrale con due file di cappelle ad ogni lato. La volta della navata è pure opera del periodo barocco e la sacrestia porta la data del 1717. Il porticato di facciata, che sorregge l’organo, venne aggiunto nel 1841. Nel 1926 l’interno venne decorato da pitture d’ornato.

Descrizione del sito:
SS. GERVASO E PROTASO L’architettura, risaltata dal colore chiaro delle pietre squadrate, presenta sul fronte due lapidi murate di origine romana (vedi sotto). La facciata a capanna è un eccelso esempio di architettura romanica (1150-1175) con copertura in beola e il CAMPANILE (1050-1075) slanciato a sei piani con pianta quadrata, monofore murate e muratura in ciottoli disposti in modo irregolare.
L’interno è il risultato di diversi interventi con affreschi del XV secolo, paliotti d’altare nelle cappelle laterali aggiunte nel 1700, dipinti di vari autori del XVI. Sulla volta centrale al pregevole Crocifisso ligneo del XVI secolo fa da sfondo una visione del Golgota affrescata a metà ottocento. Affreschi del XV secolo, lungo due lesene, con sant’Ambrogio e sant’Antonio Abate.
Nella terza cappella sulla destra, la Cappella del Crocifisso, si trovano due dipinti di Defendente Ferrari, probabilmente parte di un polittico: l’Adorazione della Vergine e la Circoncisione.

BATTISTERO La datazione del V secolo, proposta da alcuni autori, deve essere ancora documentata da specifici scavi archeologici. L’esterno si presenta come un edificio settecentesco, preceduto da un portico con colonne di granito La pianta esterna è quadrata cui corrisponde uno spazio ottagonale interno con nicchie alternate rettangolari e semi circolari ricavate nello spessore della muratura. È sormontato da un tiburio ottagonale che mostra all’esterno una volta a spicchi, su arco ribassato e che poggia su mensole in pietrade corate a motivi vegetali stilizzati, probabilmente romanica. Le decorazioni ad affresco della volta, del tiburio e delle pareti sono state realizzate tra il Quattrocento e l’Ottocento.

Descrizione dei ritrovamenti:
Durante la ristrutturazione della canonica è emersa un’interessante stele funeraria scolpita con i ritratti di una famiglia (i volti dei due genitori ai lati e due visi di bambini al centro) d’epoca romana databile al I secolo d.C.
Numerosi i ritrovamenti: le due epigrafi ora inserite sulla facciata della chiesa e quella conservata a Milano; tavelloni e frammenti fittili rinvenuti sotto il Battistero insieme a monete di Arcadio (383-408); la vasta necropoli venuta alla luce nel 1844 e 1868 nel parco della Villa Trotti (poi Adami, ora Galtrucco) e un tratto di muro scoperto insieme a monete del III sec. d.C. durante i lavori per la costruzione delle “Fonti di Baveno”.
La necropoli di villa Galtrucco era un piccolo sepolcreto con tombe e cremazione, databile alla prima età imperiale (I-II sec. d.C.), collocato probabilmente al di fuori dell’abitato e lungo una via di comunicazione. Nel 1844 furono rinvenute tombe con deposizioni in urne cinerarie delimitate da pietre e accompagnate da corredo costituito da balsamari vitrei, oggetti d’ornamento, armi e monete di bronzo, fra cui una “Faustina Augusta”, con ogni probabilità Annia Galeria Faustina (morta nel 175 d.C.). Nel 1868 furono scoperte invece circa quindici tombe con deposizione in urne cinerarie; il corredo era costituito da olpi, balsamari in vetro, oggetti di ornamento (fra i quali una fibula), patere (piatti) e coppette in terra sigillata, una ceramica particolarmente pregiata, prodotta ad Arezzo o in luogo su imitazione di modelli aretini. Le tombe contenevano anche monete di bronzo, alcune riferibili a Tiberio (14-37 d.C.) e Claudio (41-54 d.C.), che, come quelle rinvenute nel 1844, avevano forse la funzione del cosiddetto “obolo di Caronte” e cioè della moneta per pagare il terribile traghettatore di anime. ( Notizie dal sito del Comune)
Ai lati del portale della chiesa dei Santi Gervaso e Protaso sono inserite due epigrafi romane. Quella a sinistra, in marmo di Candoglia, ci fornisce informazioni riguardo alla romanizzazione di questi territori: TROPHIMUS/TI(beri) CLAUDII CAES(aris)/AUGUSTI/GERMANIC(i) SER(vus)/DAP[H]IDIANUS/MEMORIAE/ [Aeternae sacrum] ossia “Trophimus Daphidianus servo di Tiberio Claudio Cesare Augusto. (Questo monumento è) sacro alla Memoria Eterna”. Il nome di stampo greco indica che il nostro non era originario di queste zone; inoltre la definizione di “servus” insieme alla mancanza del praenomen individua una persona di condizione servile, e precisamente di un servo imperiale di Claudio; dal momento che l’imperatore Claudio governò dal 41 al 54 d.C. possiamo datare l’epigrafe intorno a questi anni. Inoltre dall’aggiunta di Daphidianus come secondo nome (gli schiavi solitamente avevano un solo nome) si deduce che era già stato servo di un altro padrone, un certo Daphidius: la terminazione in -anus indica infatti il cambiamento di proprietario per donazione. Il servo dedica questa iscrizione alla Memoria Eterna, una divinità romana. Probabilmente la presenza di uno schiavo imperiale in questa zona è attribuibile a motivi economici o militari.
La seconda iscrizione in gneiss si trova a destra in basso sotto il contrafforte:[—]ALENTIUS/[—]NDORO/[—]RI. A causa della frammentarietà del testo non offre elementi sufficienti per datarla e trarre conclusioni riguardo alla condizione e all’origine del dedicante che si chiamava probabilmente Valentius.

Informazioni:

Link:
http://www.comune.baveno.vb.it

Fonti:
Testi e fotografie dal sito e da depliant del Comune.

Data compilazione scheda:
7 luglio 2012 – aggiornamento febbraio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G.A.Torinese

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