Cavagnolo (TO) : Chiesa di Santa Fede

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Storia del sito:
Il più antico documento che lo riguardi risale al 1281. Nel XIII secolo il prioratus sancte Fidis de Cavagnolio, situato nei territori controllati dai Marchesi di Monferrato, risulta essere soggetto all’Abbazia di Sainte-Foy de Conques (diocesi di Rodez, Francia meridionale) e gode di una buona condizione economica, derivante da numerose donazioni di terreni e fattorie della zona da parte dei marchesi e di altri nobili. Nel 1477 passa dalla giurisdizione del vescovo di Vercelli a quella del vescovo di Casale. Già nella seconda metà del Cinquecento era ormai scaduto da tempo a chiesa campestre e cappella cimiteriale in uno stato di abbandono quasi totale. Tra il 1728 e il 1797 il priorato fu incamerato dalla diocesi di Acqui, con l’utilizzo da parte di monsignor Roero di Cortanze della parte abitativa come residenza estiva. Con papa Pio VI il priorato viene restituito alla diocesi di Casale. Durante lavori di restauro vengono costruiti altri edifici che insistono sulla parte sud della chiesa, compromettendo la vista della parte absidale. Con la soppressione degli ordini religiosi a metà Ottocento il sito diventa proprietà dello stato, in seguito viene messo all’asta e, acquistato da privati, per un certo tempo viene usato come ricovero per animali e magazzino. Si deve a don Frattini, sacerdote del Cottolengo, il primo parziale restauro. Nel 1895 la Congregazione dei Padri Maristi acquista la chiesa e tutto il comprensorio, adibendolo a centro di accoglienza fino al 2010. Attualmente il complesso religioso è della parrocchia di Cavagnolo della diocesi di Casale. La Comunità Siloe ne garantisce l’apertura.

Descrizione del sito:
L’edificio è a forma di rettangolo regolare, orientato, a tre navate, con transetto non sporgente dal perimetro e torre campanaria a pianta quadrangolare impostata all’incrocio di questo con la navata centrale. E’ conservato solo l’abside centrale semicircolare. La tessitura muraria è costituita da blocchi di pietra arenaria e mattoni, ancora visibile nel prospetto nord, mentre il prospetto sud è completamente occultato dalle costruzioni addossate. L’analisi della muratura fa sospettare due fasi distinte: la prima con l’utilizzo come materiale costruttivo di pietra tagliata in blocchi regolari, la seconda con l’utilizzo del laterizio.
La facciata è a salienti. Il portale d’ingresso è sovrastato da un arco a tutto sesto a forte strombatura, impostato su semicolonne. Negli sguinci vi è una serie di colonnine con capitelli scolpiti. L’archivolto è riccamente decorato con fasce di cui quella più esterna è costituita da billettes. La seconda fascia è ad intrecci che creano dodici campi in cui sono scolpite figure zoomorfe, mostruose e geometriche con una croce al colmo dell’arco. Segue una stretta fascia ad intrecci che racchiude, assieme ad un’altra simile, una ghiera più ampia con al colmo un mascherone da cui si dipartono tralci sinuosi che racchiudono elementi fitomorfi e volatili. Altre tre ghiere sono decorate a caulicoli, a fune ritorta e a foglie. L’architrave scolpito a girali è di recupero. Nella lunetta è raffigurato un Cristo pantocratore inserito in una mandorla sorretta da angeli con ali spiegate. Sopra i capitelli delle semicolonne vi sono sculture zoomorfe e ai fianchi dell’arco due busti antropomorfi che alcuni studiosi identificarono con Adamo ed Eva. Sopra questi due grifoni. Il coronamento della facciata è ad archetti pensili in cotto. Nelle zone di facciata corrispondenti ai salienti laterali vi sono una per parte due semicolonne, con capitello scolpito e basamento modanato. Sulle lastre del paramento vi sono diverse iscrizioni, in particolare sul lato sinistro della facciata si riesce ancora a decifrare un nome “ROLANDUS PR(IOR)”.
L’interno. Le elevazioni del transetto e del tiburio della navata principale sono occultate da volte a botte. Le tre navate sono divise in sei campate da pilastri con nucleo quadrangolare su cui si innestano semicolonne con capitelli scolpiti con soggetti a tema vegetale, figure animale e teste umane. L’ambiente è reso particolarmente suggestivo dall’alternanza del bianco della pietra e del rosso del mattone e dalle cornici modanate a billettes o damier.

Informazioni:
Via Santa Fede 92. Si trova a circa 2 Km in direzione sud ovest dall’abitato di Brusasco su una propaggine collinare (195 m. s.l.m.) dai fianchi scoscesi, che si inserisce nella Valle dei Gobbi. Aperta la prima domenica di ogni mese nel periodo da aprile a ottobre, a cura di Rete Romanica di Collina, tel. 3469749680/3478959936.
Comune: www.comune.cavagnolo.to.it

Links:
http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Santa_Fede

https://www.comune.cavagnolo.to.it/463.html

Bibliografia:
APT, pieghevole, a cura di Elena Pianea e M. Sara Inzerra Bracco
Rete Romanica di Collina, pieghevole
PITTARELLO L. (a cura di), 1984, Le chiese romaniche delle campagne astigiane, Asti, pp. 226-231
P. BARTOLOMEO BARDESSONO, Santa Fede di Cavagnolo (Torino): arte, storia, presenza marista, T.L.S., Cavagnolo 1995
Correggia Franco, Alla scoperta del Romanico astigiano, 2017

Fonti:
Fotografie GAT.

Data compilazione scheda:
12 settembre 2001 – aggiornamento maggio 2020

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto e Valter Bonello  – Gruppo Archeologico Torinese

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