Torinese e valli di Lanzo

Balangero (TO) : Castello e Cappella di San Vittore

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Storia e descrizione dei siti:
Il territorio dell’odierna Balangero era probabilmente in antico abitato da tribù celtiche; tuttavia i ritrovamenti della necropoli di Murassi, ora al Museo Archeologico di Torino, e la lapide in pietra murata nella scala d’accesso alla Chiesa parrocchiale indicano una chiara influenza romana e, secondo alcuni studiosi, la probabile origine romana dell’abitato.
Dopo l’invasione dei Longobardi si sarebbe costituito un nucleo di abitazioni conosciute sotto il nome barbarico di “Matingo” (attestato in un documento del 911) i cui abitanti, dopo le invasioni ungare e saracene, si dispersero e fondarono le attuali Balangero, Mathi e Lanzo.
Balangero prende nome, o da “Balantum Geruli” oppure dal nome di Berengario II (attraverso le varianti “Belengerium” e “Ballangerium”), il Longobardo Marchese di Ivrea, successivamente Re d’Italia, poi sconfitto ed esiliato dall’Imperatore Ottone I.

Il CASTELLO
Berengario II visse tra il 900 circa e il 966 e in quegli anni costruì, sulla cima del Truc dietro l’attuale Chiesa Parrocchiale di Balangero, in una zona che era strategicamente importante perché su una delle vie di collegamento tra pianura e valli alpine, un accampamento militare contro le invasioni degli Ungari: il “Castrum Berengarii”.
Questo Castrum viene citato in un documento del 1151. L’edificio fu molte volte danneggiato dalle guerre durante i sec. XIV (in particolare nel 1347) e XV, e più volte ricostruito.
Il Castello ebbe il massimo splendore durante il periodo di Amedeo VI di Savoia detto Conte Verde (1334-1383) che lo dotò di 4 torri dette la Bianca, la Nera, del Visconte (o di Donna Ambrosia) e la Turris Portae. Vi erano alte mura merlate, circondate da un fossato, sotterranei e passaggi che collegavano le torri. Il complesso fortificato era formato da due edifici a quota diversa: quello superiore era il Palazzo del Signore, in quello inferiore l’abitazione del castellano con granai, cucine, forno, mulino, alloggi e cappella.
Il Castello, trasformato in villa signorile, venne distrutto durante la guerra civile tra i Savoia “Madamisti” e “Principisti” nel XVII secolo; una ulteriore demolizione si ebbe in occasione della costruzione della Chiesa Parrocchiale di San Giacomo nel 1771.
Ormai non restano che ruderi, all’interno dei quali, tra giugno e luglio, avviene una rievocazione storica in costume medievale.

LA CAPPELLA DI SAN VITTORE
Non si hanno dati certi sulla data di costruzione, tuttavia la struttura romanica fa ipotizzare il secolo XI.
L’edificio è a pianta quadrata con un corpo centrale ed un pronao, che fungeva da cella campanaria, forse aggiunto nel secolo XV e aperto da una grande bifora.
La cappella viene aperta solo in occasione delle feste dei Coscritti di Balangero (il 1° sabato di Maggio) e di Corio.

Informazioni:
La Cappella si trova sulla cima del Bric Forcola quasi al confine con il comune di Corio, nella zona delle cave di amianto di S. Vittore. (per salire in auto occorre l’autorizzazione). Comune tel. 0123 345611

Links:
http://www.comune.balangero.to.it/Home/Guidaalpaese/tabid/20055/Default.aspx?IDPagina=7841

http://www.comune.balangero.to.it/Home/Guidaalpaese/tabid/20055/Default.aspx?IDPagina=7847

Fonti:
Fotografia dal sito del Comune.

Data compilazione scheda:
10/06/2005 – aggiornam. luglio 2014

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Angela Crosta – G. A.Torinese

Andezeno (TO) : Chiesa di San Giorgio al cimitero

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Storia del sito:
La cappella di San Giorgio al cimitero fu probabilmente la prima curia o parrocchia della curtis di Andisellum. La frequentazione della zona, almeno come luogo cimiteriale, è antichissima, da quanto si può dedurre dall’affioramento, nei terreni adiacenti, di resti laterizi o marmorei appartenenti a sepolture romane e paleocristiane. La chiesa attuale risale alla metà del XII secolo. Quando la popolazione locale si trasferì intorno al castrum, durante la signoria dei Biandrate, San Giorgio conservò il titolo di parrocchia e, soprattutto, gli abitanti di Andesellum mantennero la consuetudine di seppellirvi i loro morti. Solo nel Cinquecento la chiesa di san Pietro, nel recinto del castello, poté strappare all’antica cappella il titolo di parrocchia, ma si piegò dapprima a mutare la sua intitolazione in quella di “San Pietro e Giorgio”, per poi divenire, come è oggi, parrocchia di San Giorgio, rinunciando al suo titolo originale. Ridotta al rango di chiesa cimiteriale, la chiesa iniziò una lenta decadenza, che proseguì fino al 1774, allorché Monsignor Rorengo di Rorà, in occasione di una visita pastorale, avendone constatato il pessimo stato di conservazione, impose o un pronto restauro o la completa demolizione. Nel 1791 la comunità di Andezeno provvide ad un radicale intervento sulla chiesa, demolendola in parte e ricostruendola riutilizzando i materiali recuperati. Nel 1959 un nuovo cantiere di restauro eliminò le sovrastrutture barocche recuperando per quanto possibile la struttura romanica originaria. Elementi in cotto, materiale lapideo ed intonaci storici della facciata sono stati restaurati nel 2008-2009.

Descrizione del sito:
La chiesa si presenta come un edificio a pianta rettangolare, a navata unica absidata, con le pareti esterne in mattoni a vista ed un tessuto murario eterogeneo, in parte con laterizi settecenteschi regolarmente disposti, in parte con ricorsi alterni di blocchi di arenaria gialla e grigia e mattoni, in alcuni tratti con conci disposti a spina di pesce. Il riutilizzo del materiale preesistente (laterizi e marmi provenienti da un adiacente cimitero di origine romana) hanno fatto sì che nella muratura si evidenzino anche mattoni sesquipedali e frammenti di lapidi marmoree.
La facciata della chiesa è completamente rifatta nella parte superiore; in quella inferiore evidenzia ancora i blocchi di arenaria squadrata agli spigoli e una porta, con la cornice in conci di pietra alternati a laterizi, chiusa da un arco falcato. Frutto degli interventi moderni sono le due finestre laterali. La parete a sud si presenta con una muratura eterogenea su cui compaiono, tra l’altro, file di laterizi disposti a spina di pesce e frammenti di marmi, uno dei quali è probabilmente una parte dell’acrotilo di una stele funeraria romana, essendo presente il delfino, che è una figura ricorrente in questi monumenti. Una porticina permette l’accesso alla chiesa da questo lato.
L’abside, nella quale i conci in arenaria prevalgono sui laterizi, è semicircolare con tetto in coppi e si presenta divisa in cinque campiture da quattro colonnine chiuse da una cornice ad archetti semplici a tutto sesto, sostenuti, alternativamente, da colonnine e da mensole. La parte inferiore, ove era il basamento sul quale insistevano le colonnine, è andata distrutta. Due monofore strombate con l’arco formato da un monoblocco di arenaria danno luce all’interno.
La parete settentrionale è disordinata nel tessuto murario e conserva le tracce di monofore tamponate.
L’interno, che misura m 10 x 4,8 è molto semplice e presenta solo resti di due capitelli in corrispondenza dell’arco santo, che collega la navata con la zona absidale. Il tetto, a due falde, è in coppi con orditura in legno.

Informazioni:
All’interno del cimitero, Parrocchia tel. 011 9431104

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Andezeno
http://www.comune.andezeno.to.it/ComSchedaTem.asp?Id=2874

Bibliografia:
VANETTI G., 1995, Chieri ed il suo territorio, Edizioni Corriere

Fonti:
Fotografie archivio  GAT.

Data compilazione scheda:
15 aprile 2004 – aggiorn. marzo 2014 e marzo 2019

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Mauro Marnetto – Gruppo Archeologico Torinese

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Aglié (TO) : Palazzo Ducale – sala Tuscolana

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Storia del Museo:
Alle falde delle colline di Macugnano (forse sede di una statio dal nome di Macugniacum) l’abitato di Agliè (Alliadus) prenderebbe il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, da un colono romano di nome Alliacus, per successive trasformazioni. Altri studiosi, come il Casalis (1883), ritengono Agliè di fondazione medievale. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè.
Il Palazzo Ducale, sede del Museo, è opera dell’architetto Amedeo di Castellamonte che trasformò, tra il 1642 e il 1647, la precedente fortificazione medievale in un fastoso palazzo che, dopo essere passato ai Savoia, pervenne allo StatoAlle falde delle colline di Macugnano (sede di una statio dal nome di Macungiacum) l’abitato prende il nome, secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, dal nome di un colono romano Alliacus, per successive trasformazioni. Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019, ad opera dei Conti San Martino di Agliè. Il Palazzo Ducale è una costruzione che condiziona l’intera vita del paese ed è pervenuto allo Stato dopo essere stato dei Savoia.

Descrizione delle collezioni:
Una delle 365 stanze del palazzo ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti da Tuscolo e da Veio (Roma). Si tratta della cosiddetta “Sala Tuscolana”, arredata con statue, busti, frammenti di pitture parietali ed un sarcofago del II sec. d.C. con Apollo, Atena e le Muse. Gli oggetti sono stati rinvenuti negli scavi promossi da Maria Cristina di Borbone Napoli, moglie del re Carlo Felice, nella proprietà della “Ruffinella” (antica Tuscolo) e qui fatti collocare, verso il 1840. Essa aveva continuato le ricerche iniziate da Luciano Bonaparte all’inizio del secolo scorso.

Informazioni:
Tel. 0124 330102   Ufficio Informazioni Turistiche, tel. 0125 61813

Links:
http://www.ilcastellodiaglie.it/ita/index.htm

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Agliè/Memorie_Storiche

Bibliografia:
M. BORDA, Monumenti archeologici tuscolani nel Castello di Agliè, Roma 1943

Fonti:
Fotografia dal sito www.castellodiaglie.it

Data compilazione scheda:
13/04/2006 – aggiornata maggio 2014 

Nome del rilevatore e associazione di appartenenza:
Feliciano Della Mora – Gruppo Archeologico Torinese